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Siberiana

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Sulla linea ferroviaria più lunga del mondo, che da Mosca arriva al Mar del Giappone, un gruppo di scrittori e giornalisti italiani attraversa la Russia asiatica. In occasione della Fiera del libro di Mosca, la delegazione viene accompagnata attraverso i profondi cambiamenti della Russia, dal centro alle periferie dell’impero, cinque fusi orari e seimila chilometri da Mosca. La convivenza nei vagoni della Transiberiana, affacciati per centinaia di chilometri sui boschi di betulle, trasforma presto gli ospiti in una brigata allegra che colora il viaggio dei toni di un’inattesa gita scolastica. La cronaca di Luciana Castellina ha la ricchezza di uno scavo archeologico – e come quello riserva molte sorprese – attraverso i diversi strati che l’aspra terra siberiana rivela allo sguardo acuto della scrittrice: all’esplorazione di un presente aperto e contraddittorio si sovrappongono la memoria personale di una testimone appassionata e la storia di popoli, avvenimenti e personaggi scoperti tra le pieghe del passato. Al ritorno, restano alla viaggiatrice un agrodolce “mal di Russia” e il “rovello che ti lascia una società difficile da capire. E infatti, poi, non si smette di cercare”.

Siamo solo amici

Giacomo è un portiere d’albergo veneziano. Rafael è un ex portiere di calcio brasiliano. L’essere stati davanti a una porta è l’unica cosa che hanno in comune: lontani di età, di carattere, di trascorsi. Ma sono entrambi a un appuntamento con il destino. Il primo sta per rivedere quella che crede la donna della sua vita, dopo cinque anni di attesa: una signora di Torino sposata e benestante – il suo mantra è “non si bada a spese” – eternamente in conflitto tra i precetti religiosi e quelli astrali. Il secondo è all’inseguimento di un’attrice di telenovela in fuga dal personaggio che le ha rubato l’anima: Carmelinda Dos Santos.
In un incontro casuale, e a volte surreale, Giacomo e Rafael si aiuteranno a vicenda a capire chi sono veramente e cosa desiderano, instaurando un rapporto speciale e a tratti equivoco, in cui entrambi dovranno mettere in discussione se stessi e le proprie certezze. A sparigliare i piani, in una storia di sapore squisitamente teatrale, ci si metteranno una prostituta d’alto bordo che pensa di assomigliare a Gesù e una giovane cassiera ostaggio della famiglia meridionale e dei look di Lady Gaga. Sullo sfondo, oltre il viavai dei clienti che transitano dall’hotel, una Venezia tratteggiata come un acquerello, lontana dalle vedute da cartolina, in cui la gente parla ancora in dialetto, ha paura degli stranieri e non sa rinunciare a un prosecco prima di cena.
*Siamo solo amici* è una commedia agrodolce sulla difficoltà di comunicare e sulle possibilità di amare. E mentre la memoria si diverte a giocare brutti scherzi ai protagonisti, sarà solo l’istinto a salvarli, tra sorrisi e lacrime.

Si vede che era destino

”Stamattina mi sono svegliato con un’idea folle,

inattuabile. Fare una festa per il mio quarantesimo

compleanno e invitare tutte le donne che

ho avuto. Tutte. Ma proprio tutte.”

Michele sta per compiere quarant’anni. è Ferragosto,

fa caldo. Lui è rimasto in città perché

deve consegnare un lavoro. È un lavoro importante,

a cui tiene. Ma non riesce a concentrarsi,

la distrazione è la più irresistibile delle

tentazioni. Soprattutto da quando gli è venuta

questa idea della festa. Folle, inattuabile. Ma

se gli è venuta ci sarà un perché.

Allora si mette a fare un elenco, una lista. Fa

un po’ squallido, è vero, ma è necessario. Quella

della prima cotta al mare, Linda di Città

di Castello, quella della prima volta e basta,

quella che gli ha spezzato il cuore, quella che

sembrava quella giusta, tutti dicevano che era

quella giusta… Michele si perde, ricorda, racconta.

Un poco, forse senza volere, si vanta (è

un uomo, gli scappa). Rachele, Melissa, Luce,

Thea. E poi Sandra. Che da quanto ci pensa,

da come gli ritorna sempre in mente, si capisce

subito che ha qualcosa di diverso dalle altre.

L’idea gli sembra sempre meno folle, questa festa

dopo tutto si potrebbe pure fare per davvero.

Basta mettersi a cercarle, scoprire che fine

hanno fatto, come sono diventate dopo tanti

anni. Basta mettersi in gioco, ammettere che

nella vita non tutto si riesce a pianificare, che

certe volte è il destino che comanda.

Chi legge si diverte, si commuove, si emoziona.

Entra dentro la testa di un uomo, entra dentro

il suo cuore. E ci trova le sue paure, i suoi

vizi, le sue debolezze, il suo modo di amare.

(source: Bol.com)

Si spengono le stelle

* York è un’inquieta città di frontiera da poco annessa alla Colonia della Massachusetts Bay, dove la legge è esercitata secondo una rigida morale puritana.

Primogenita di Mary e Robert Walcott, capo della corporazione commerciale, Susannah è tormentata da un selvaggio bisogno d’indipendenza che la rende insofferente alle autorità e la porta a rifugiarsi negli antichi insegnamenti della sua vecchia nutrice indiana, Nagi, dalla quale ha imparato a scorgere in ogni cosa la profonda armonia del cosmo. Ma proprio il forte legame con la cultura dei nativi costa a Suze l’avversione dei suoi coetanei, che la accusano di essere strana, pericolosa, e per questo la schivano. Tutti tranne uno, il fragile e misterioso Angus Stone, che appare determinato a sfidare qualunque pregiudizio pur di averla.

Le cose cambiano quando Robert viene inviato a Boston per presiedere il Congresso coloniale: mentre a York le stelle della ragione cominciano a spegnersi, Rob realizza di trovarsi nel mezzo di una spietata cospirazione tesa a inasprire odio e paura verso i ”selvaggi”. Il conflitto tra coloni e nativi assume così il valore di uno scontro fra bene e male che coinvolgerà proprio Susannah, ignara custode di un grande segreto.

Si spengono le stelle è un thriller stupefacente sulla Nuova Inghilterra di fine Seicento, che indaga uno dei periodi più cupi della storia americana a colpi di miracolose incursioni nei temi classici della letteratura fantastica. Ne emerge una grandiosa allegoria della civiltà contemporanea, che rivela una nuova, formidabile e poliedrica voce della narrativa italiana, capace di scolpire magistralmente luoghi e personaggi, di esplorare le terre di confine tra i generi e di intrecciare passato e presente, modernità e tradizione, racconto individuale e Storia collettiva in una miscela esplosiva.

(source: Bol.com)

Lo show dei tuoi sogni

Lo show dei tuoi sogni è la storia di un uomo che riesce a ipnotizzare una nazione intera facendole sognare quello che vuole lui. Sarà possibile uscirne e suonare la sveglia?

(source: Bol.com)

Shooting up: Storia dell’uso militare delle droghe

Tutte le storie di guerra, dall’antichità ai giorni nostri, sono anche storie di droga. Quasi senza eccezioni, combattenti e soldati, governi e organizzazioni militari, nel corso dei secoli, hanno sfruttato il potenziale bellico di alcol e sostanze stupefacenti.
I primi furono gli opliti omerici in viaggio verso Troia, poi le truppe di Annibale, i guerrieri dell’Amazzonia e i berserker vichinghi. Nel mondo antico, oppio, funghi allucinogeni o piante con poteri energetici sono spesso parte dei riti tribali, delle cerimonie per risvegliare lo spirito guerriero. Con la nascita della “guerra moderna” e lo sviluppo degli eserciti nazionali, l’uso di droghe diventa un’abitudine diffusa. I soldati al fronte assumono calmanti per tenere a bada gli incubi e il dolore, e stimolanti per dominare la paura e trovare la forza per andare all’attacco. I vertici militari spesso fingono di ignorare o addirittura agevolano la diffusione di sostanze psicotrope tra le truppe. La droga diventa un’arma a tutti gli effetti.
Dalla diffusione della cocaina tra i piloti francesi e tedeschi durante la prima guerra mondiale, all’utilizzo del Pervitin con cui la Wehrmacht sbaragliò le resistenze di mezza Europa con incursioni lampo, dall’abuso di psicofarmaci ed eccitanti dei marines in Vietnam, agli esperimenti con l’LSD durante la guerra fredda, fino ai miscugli di polvere da sparo ed eroina sniffati dai soldati bambino in Africa, Łukasz Kamieński osserva i campi di battaglia da un’inedita prospettiva. Un punto di vista tanto eccentrico quanto imprescindibile per comprendere le dinamiche di ogni conflitto armato. Shooting Up è il primo libro che esplora gli infiniti modi in cui le droghe vengono utilizzate dagli stati e dai loro eserciti nella storia.
«Questa analisi approfondita dello “sballo” al fronte è in larga parte una storia mai raccontata. La storia del ruolo giocato dalla droga attraverso i secoli a supporto di truppe e battaglioni, e quella del ruolo che avrà nelle battaglie di domani. Shooting up è indubbiamente destinato a diventare un classico.» – Christopher Coker, professore di relazioni internazionali alla London School of Economics
«Kamieński dimostra una notevole capacità di approfondimento, riuscendo allo stesso tempo a coinvolgere il lettore… il risultato è un’indagine solida e avvincente.» – *Publishers Weekly*
«Affascinante, ricco di dettagli e sorprendentemente sobrio…uno studio accurato e completo.» – *The Sunday Times*
«In Shooting up Kamieński analizza la devastazione provocata tra i civili dall’uso militare della droga. Non ci sono espliciti messaggi pacifisti ma la sua posizione è chiara: “la guerra può essere considerata come un narcotico, e parteciparvi o avervi partecipato può portare a una dipendenza dalle vere droghe”.» – *The Guardian*
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### Sinossi
Tutte le storie di guerra, dall’antichità ai giorni nostri, sono anche storie di droga. Quasi senza eccezioni, combattenti e soldati, governi e organizzazioni militari, nel corso dei secoli, hanno sfruttato il potenziale bellico di alcol e sostanze stupefacenti.
I primi furono gli opliti omerici in viaggio verso Troia, poi le truppe di Annibale, i guerrieri dell’Amazzonia e i berserker vichinghi. Nel mondo antico, oppio, funghi allucinogeni o piante con poteri energetici sono spesso parte dei riti tribali, delle cerimonie per risvegliare lo spirito guerriero. Con la nascita della “guerra moderna” e lo sviluppo degli eserciti nazionali, l’uso di droghe diventa un’abitudine diffusa. I soldati al fronte assumono calmanti per tenere a bada gli incubi e il dolore, e stimolanti per dominare la paura e trovare la forza per andare all’attacco. I vertici militari spesso fingono di ignorare o addirittura agevolano la diffusione di sostanze psicotrope tra le truppe. La droga diventa un’arma a tutti gli effetti.
Dalla diffusione della cocaina tra i piloti francesi e tedeschi durante la prima guerra mondiale, all’utilizzo del Pervitin con cui la Wehrmacht sbaragliò le resistenze di mezza Europa con incursioni lampo, dall’abuso di psicofarmaci ed eccitanti dei marines in Vietnam, agli esperimenti con l’LSD durante la guerra fredda, fino ai miscugli di polvere da sparo ed eroina sniffati dai soldati bambino in Africa, Łukasz Kamieński osserva i campi di battaglia da un’inedita prospettiva. Un punto di vista tanto eccentrico quanto imprescindibile per comprendere le dinamiche di ogni conflitto armato. Shooting Up è il primo libro che esplora gli infiniti modi in cui le droghe vengono utilizzate dagli stati e dai loro eserciti nella storia.
«Questa analisi approfondita dello “sballo” al fronte è in larga parte una storia mai raccontata. La storia del ruolo giocato dalla droga attraverso i secoli a supporto di truppe e battaglioni, e quella del ruolo che avrà nelle battaglie di domani. Shooting up è indubbiamente destinato a diventare un classico.» – Christopher Coker, professore di relazioni internazionali alla London School of Economics
«Kamieński dimostra una notevole capacità di approfondimento, riuscendo allo stesso tempo a coinvolgere il lettore… il risultato è un’indagine solida e avvincente.» – *Publishers Weekly*
«Affascinante, ricco di dettagli e sorprendentemente sobrio…uno studio accurato e completo.» – *The Sunday Times*
«In Shooting up Kamieński analizza la devastazione provocata tra i civili dall’uso militare della droga. Non ci sono espliciti messaggi pacifisti ma la sua posizione è chiara: “la guerra può essere considerata come un narcotico, e parteciparvi o avervi partecipato può portare a una dipendenza dalle vere droghe”.» – *The Guardian*

Shirley

Traduzione di Fedora Dei Edizione integrale Pubblicato nel 1849, due anni dopo il clamoroso successo di Jane Eyre, Shirley è ambientato durante le guerre napoleoniche, nello Yorkshire del primo Ottocento, percorso dai fervori dell’industrializzazione e da profonde tensioni sociali. È la storia di due donne, Shirley Keeldar e Caroline Helstone. Ricca ereditiera la prima, orfana nullatenente la seconda: a legarle sono una profonda amicizia e un uomo, Robert Moore, spietato imprenditore tessile oberato dai debiti. Caroline lo ama, ricambiata; Shirley no, ma è a quest’ultima che Mr Moore chiede la mano, per salvarsi dalle difficoltà economiche. In uno straordinario intreccio di romanticismo e analisi delle lotte di classe, Charlotte Brontë delinea il ritratto preciso e particolareggiato di un mondo in drammatica mutazione, e lo fa attraverso gli occhi di una protagonista forte e orgogliosa: il risultato è una modernissima riflessione sulla condizione femminile, che ancora oggi non ha perso nulla della sua lucidità. Charlotte Brontë(Thornton 1816 – Haworth 1855) trascorse nello Yorkshire la propria vita funestata da malattie e disgrazie familiari. Fu autrice di romanzi che hanno per protagoniste delle drammatiche figure di donne: oltre a Villette (1853), scrisse Jane Eyre (1847), Shirley (1849) e Il professore (1857). La Newton Compton ha pubblicato Jane Eyre e Villette.
(source: Bol.com)

Shirley

Traduzione di Fedora Dei Edizione integrale Pubblicato nel 1849, due anni dopo il clamoroso successo di Jane Eyre, Shirley è ambientato durante le guerre napoleoniche, nello Yorkshire del primo Ottocento, percorso dai fervori dell’industrializzazione e da profonde tensioni sociali. È la storia di due donne, Shirley Keeldar e Caroline Helstone. Ricca ereditiera la prima, orfana nullatenente la seconda: a legarle sono una profonda amicizia e un uomo, Robert Moore, spietato imprenditore tessile oberato dai debiti. Caroline lo ama, ricambiata; Shirley no, ma è a quest’ultima che Mr Moore chiede la mano, per salvarsi dalle difficoltà economiche. In uno straordinario intreccio di romanticismo e analisi delle lotte di classe, Charlotte Brontë delinea il ritratto preciso e particolareggiato di un mondo in drammatica mutazione, e lo fa attraverso gli occhi di una protagonista forte e orgogliosa: il risultato è una modernissima riflessione sulla condizione femminile, che ancora oggi non ha perso nulla della sua lucidità. Charlotte Brontë(Thornton 1816 – Haworth 1855) trascorse nello Yorkshire la propria vita funestata da malattie e disgrazie familiari. Fu autrice di romanzi che hanno per protagoniste delle drammatiche figure di donne: oltre a Villette (1853), scrisse Jane Eyre (1847), Shirley (1849) e Il professore (1857). La Newton Compton ha pubblicato Jane Eyre e Villette.
(source: Bol.com)

Shift

Cosa faresti se fossi costretto a sopravvivere mentre tutti coloro che hai amato sono morti? E se l’unico luogo sicuro fosse sepolto metri e metri sottoterra? Siamo all’inizio del silo, prima di “Wool”. In un futuro a meno di cinquant’anni da noi, il mondo è ancora come lo conosciamo. Il tempo continua a scivolare tranquillo, ma la verità è che sta per scadere. In pochi sanno quello che il futuro ha in serbo: solo gli uomini al potere, che si stanno preparando in segreto per qualcosa di terribile. Due invenzioni fondamentali cambiano il corso della storia: una tecnologia in grado di rallentare l’invecchiamento e una pillola capace di eliminare ogni brutto ricordo. L’umanità, nello stesso momento, scopre i mezzi per causare la propria disfatta totale e il modo per dimenticarsene. È un percorso che porterà alla distruzione, un percorso che ci porterà sotto terra. La storia del silo sta per essere scritta, il nostro futuro sta per iniziare. Claustrofobico e inquietante, “Shift” si immerge sempre più nelle profondità dei silos, guidandoci fino alle loro origini. In un susseguirsi di rivelazioni, le domande di “Wool” trovano qui una risposta. O meglio, una delle tante possibili. In attesa di “Dust”, capitolo conclusivo del mondo creato da Hugh Howey.

Shadowmere

Un accordo tra Sithias e Daemionis, permette di far costruire un nuovo tempio e Kyrin ottiene il permesso di restare nella dimensione, senza dover compiere altre missioni per un po’.

Lo sguardo della tigre

In viaggio verso Londra, lady Isabella St. Just, contessa di Blakely, viene proditoriamente rapita. Rinchiusa in una baracca nella brughiera, Isabella non tarda a rendersi conto che i malviventi, una volta ottenuto il riscatto, non hanno affatto intenzione di liberarla. Il suo tentativo di fuga la porta però fra le braccia di un personaggio ancora più pericoloso: Alec Tyron, signore indiscusso dei bassifondi londinesi. Tanto temuto quanto affascinante, Alec è comunque l’unico in grado di proteggere Isabella. E di amarla davvero.

Gli sfiorati

Nel cuore di questo romanzo dorme una bomba a orologeria di nome Belinda, la ragazza bionda di 17 anni consegnata al fratellastro Mète perché la custodisca. Nello scenario di una Roma asfissiante sono loro gli ”sfiorati”, giovanissimi eroi di una generazione che ha avuto ogni cosa senza possederla veramente, che ha visto tutto senza capire nulla: lo sperpero, il ballo, il caos allo stato fluido e puro, le rincorse metropolitane, il televisore perennemente acceso che lancia i suoi riflessi azzurri in stanze piene di fumo. Sandro Veronesi mette in campo i suoi sbandati fratelli minori, ne fissa il carattere fuggevole e volubile e ne accelera il destino fino alla distruzione della loro ambigua innocenza.
(source: Bol.com)

La sfida finale

In un mondo dove per una ragione ignota gli uomini assumono nomi formati da sole tre lettere seguite dal nome dell’arma con la quale combattono (Sos della Corda – Bog della Clava – Neq la spada, etc.) un grande e imbattibile guerriero conosciuto col nome di “Sol di tutte le Armi”, sogna di fondare una sua tribù di guerrieri. Gli uomini si possono aggregare solo in un modo: sconfiggerli in un combattimento del Grande Cerchio della battaglia, così Sol, uomo dopo uomo, tribù dopo tribù, riunisce intorno a sé migliaia di guerrieri e aiutato dal suo grande amico Sos, insegna loro a combattere, a leggere, scrivere e a far di conto. Non nutre propositi di conquiste territoriali, non vuole essere il dominatore di tutto il mondo, ma non volendo getta le basi di un grande Impero che viene visto con preoccupazione da un altro genere di persone: i “pazzi”, come vengono chiamati dai guerrieri, coloro che hanno ereditato la tecnologia e le scienze della Terra e che agiscono indisturbati dispensando ai guerrieri tutto ciò di cui hanno bisogno, dal cibo alle armi, senza apparentemente chiedere niente in cambio. Quali sono le regole del gioco? Cosa si nasconde nella grande Montagna dalla quale nessuno ha mai fatto ritorno, tanto che coloro che desiderano morire la considerano l’unica via onorevole per ritirarsi dal mondo?

La sfida di Chanur

Unico superstite di un’astronave finita nelle grinfie dei perfidi Kif, Tully aveva colto al volo l’unica occasione che gli si era presentata: rifugiarsi a bordo de l’Orgoglio di Chanur, un’astronave della razza leonina degli Hani, comandata dalla coraggiosa Pyanfar. Così Pyanfar Chanur aveva conosciuto l’umano Tully e ciò significa l’inizio della più sfrenata e rischiosa avventura che Pyanfar e la sua astronave abbiano mai affrontato

La sfida della tigre

Sul finire del XVIII secolo, l’India è terreno di lotta tra francesi e inglesi che, da sempre acerrimi nemici, si disputano il favore dell’una o dell’altra fazione indigena per indebolire l’avversario, in una sorta di interminabile partita a scacchi. Nel regno del Mysore, nel sud della grande penisola, i protagonisti di questo subdolo gioco sono Tippu Sahib, il sultano che ha occupato la capitale Seringapatam rovesciandone la dinastia indù, e la “carne da cannone”, vale a dire i soldati inglesi, mercenari sottoposti a una rigida disciplina. Il giovane Richard Sharpe, arruolatosi da poco, già medita di disertare per sottrarsi alle angherie del sadico sergente Hakeswill, che si accanisce contro di lui per motivi del tutto estranei all’ambito militare, fino ad accusarlo d’insubordinazione e farlo condannare a una pena che equivale alla morte: duemila colpi di frusta. L’esecuzione viene però interrotta perché il tenente Lawford vuole proprio Sharpe, inesperto ma audace, per una missione di spionaggio dentro le mura di Seringapatam, che gli inglesi si preparano ad assediare. I due si fingono disertori per avere accesso alla reggia del sultano, che vive circondato dai crudeli servi jetti e dalle amatissime tigri mangiatrici di uomini. Ricorrendo a tutta la sua astuzia per superare le varie prove cui Tippu, sospettoso per natura, lo sottopone, Sharpe riesce a conquistarne la fiducia, ma soprattutto a scoprire che un terribile pericolo incombe sulle truppe inglesi. L’occasione del riscatto sembra dunque finalmente arrivata, ma la cattura dell’odiato sergente Hakeswill sconvolge piani e propositi di Sharpe e Lawford, lasciandoli in balia del crudele sultano, assetato di vendetta. Sarà la sfida della tigre a decidere, una volta per tutte, il loro destino…
(source: Bol.com)

La sfera di Dyson

Il capitano Kirk, Comandante dell’Enterprise, decide che per la sua astronave, per il suo equipaggio e per lui stesso, c’è una sola speranza di salvezza: dovrà parlare personalmente con Dio, con l’oscuro e tremendo Dio della sfera di Dyson. Il dottor Leonard McCoy, medico di bordo, ha i suoi dubbi. “E se fallisci?” chiede. Ma il capitano ha già riflettuto. “Se fallisco” risponde “ho paura che tutti noi dovremo sperimentare sulla nostra pelle che cosa significhi precipitare in un buco nero…” Dopo James Blish e Joe Haldeman, un altro tra i più sofisticati autori d’oggi s’ispira a una popolarissima saga spaziale per portare l’invenzione fantascientifica al di là di ogni conosciuto livello di guardia.
Copertina di Karel Thole