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Le pianure del passaggio

Lasciando i Cacciatori di Mammut, Ayla e Giondalar stanno per intraprendere un viaggio che nessuno ha mai tentato: attraversare un intero continente per raggiungere, forse, quell’insediamento dal quale anni prima Giondalar era partito… Li attendono lande desolate, abitate da tribù violente e animali feroci, solcate da fiumi tumultuosi, segnate da imponenti montagne e immani ghiacciai. Oltre tutto questo la promessa di un luogo che potrà essere la loro dimora. Riusciranno a giungervi?
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Il pianoforte impazzito

Giravano strane storie sulla scuola di musica…
Trovai lo spartito e lo aprii sul leggio. Poi appoggiai le dita sulla tastiera e mi preparai ad attaccare.
Ma prima che potessi suonare una sola nota, una cascata di accordi bassi si sprigionò dalla tastiera.
Sembrava che qualcuno stesse pestando violentemente sui tasti.
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Un piano semplice

In una grigia giornata d’inverno, due fratelli e un loro amico trovano uno stupefacente bottino – ben quattro milioni di dollari – accanto al relitto di un aereo misteriosamente precipitato. Abbagliati dall’idea di cambiare vita decidono di nascondere i soldi per goderseli in tutta tranquillità. Il più semplice dei piani. Ma anche l’inzio di un incubo senza fine, di un crescendo inarrestabile di violenza e di orrore.

Un piano perfetto

Dodici anni di prigione per un omicidio che non ha commesso: Rachel Beckett si è sempre professata innocente, sostenendo di non aver ucciso il marito Martin e indicando nel cognato Daniel il vero colpevole. Ma nessuno le ha creduto. Così per dodici lunghissimi anni a Rachel è stato negato tutto, persino la possibilità di veder crescere l’adorata figlia Amy, che col tempo si è convinta della colpevolezza della madre ed è decisa a non rivederla mai più.
Ma tutti quegli anni non sono passati invano: hanno infatti permesso a Rachel di raggelare la rabbia e l’odio per Daniel, rendendoli strumenti della sua volontà di vendicarsi. E adesso, finalmente, la donna è fuori, di nuovo libera, pronta a muoversi nella sua città, Dublino, come su un terreno di caccia, pronta a mettere in atto il piano perfetto che ha architettato: scoprire dove vive Daniel, spiarlo, insinuarsi nell’esistenza tranquilla dell’uomo e della sua famiglia e poi tessere, con pazienza e determinazione, una tela di vendetta per imprigionarlo. Ma ben presto Rachel scoprirà che quella tela, così abilmente ordita, rischia di lacerarsi, generando altri orrori e nuove, più agghiaccianti, paure.
Dopo il successo internazionale dell’Ultima vendetta e dell’Entomologa, Julie Parsons si conferma un’autrice di gialli psicologici di grande impatto, caratterizzati da personaggi femminili forti e tormentati, da una suggestiva ambientazione irlandese e da una straordinaria abilità nel «costruire» la suspense.

Piano meccanico

In un futuro non troppo lontano, dopo l’ultima guerra, l’America vive nel benessere grazie all’impiego su vasta scala della meccanizzazione. La società è divisa in due. Da un lato un pugno di tecnici e manager, che proprio durante l’ultima guerra hanno imparato a produrre senza le maestranze richiamate sotto le armi. Dall’altro tutti coloro che il basso quoziente d’intelligenza condannava a un lavoro manuale che oggi non esiste più. L’americano medio vive una vita senza scopo. È un rottame, uno scarto del processo industriale e più nessuno sembra aspettarsi da lui un gesto di ribellione. Sarà il tecnocrate più giovane e promettente, Paul Proteus, il primo ad avere qualche dubbio sulla validità della propria missione…
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Il piano infinito

Il racconto di un’esistenza – ci rammenta Isabel Allende – esige tempo e passione – questo lo spirito del romanzo. Mentre la figura del gringo Gregory Reeves si staglia contro il vasto cielo della sua avventura umana, le vicende si intrecciano ai luoghi, i luoghi alla storia del mondo – il teatro umano di Isabel Allende s’arricchisce di sapori nuovi, di una profonda tensione epica che incatena il lettore. ‘Il Piano infinito’ č un romanzo che riesce a parlare al cuore a essere intimo e seduttivo, senza trascurare temi come l’emarginazione sociale e il razzismo, il contrasto tra opulenza e miseria, le contraddizioni che hanno segnato la trasformazione della famiglia, l’urgenza dell’assoluto.

Pianeti allo specchio

“Tutti i personaggi di questo romanzo sono immaginari, tranne forse i Marziani”, avvertiva Pangborn venticinque anni fa, nella prima edizione del libro. E oggi, nel senso che il lettore vedrà, quest’avvertenza è più valida che mai, malgrado i risultati delle sonde americane e sovietiche. Allo stesso modo resta valida la definizione wonderful, meraviglioso, che il New York Times dette allora del volume, come questo giudizio del San Francisco Chronicle: “Una vivacità di stile e una profondità di visione quali raramente si riscontrano nel campo sia fantascientifico sia di tutta la narrativa in generale.”
Copertina di Karel Thole

Pianeta stregato

Quando la scialuppa della missione scientifica atterra sul pianeta dove vive Lant, il suo pilota (chiamiamolo Purple) non sospetta che i nativi lo scambieranno per uno stregone piovuto dal cielo, né che il locale sciamano tenterà di distruggere l’astronave dalla simbolica forma a uovo. Segue una piccola esplosione atomica e addio navetta: per sopravvivere, l’antropologo venuto da un altro mondo dovrà adattarsi a fare il mago presso una delle tribù, avendo come principale alleato il peloso Lant. Ma il suo obiettivo è un altro, tornare sul luogo dell’atterraggio e comunicare con l’astronave madre, in modo da poter essere salvato. Tra scienza e magia, anzi, ai confini di una scienza tanto avanzata da poter essere scambiata per stregoneria, torna il brillante romanzo scritto a quattro mani da Niven e Gerrold, veri “maghi” della moderna sf americana.
Copertina di Franco Brambilla

Pianeta senza nome (Prima parte)

Eric e Arla sono due disperati avventurieri provenienti dal Pianeta Senza Nome: lui è un ex sacerdote, ora pirata informatico, lei una ragazza con poteri-psi. I due dovranno scoprire cosa effettivamente vogliono i Vitae, la razza che li ha messi in contatto fra loro e che ha un disegno ben preciso per la riconquista – anzi, la ristrutturazione – di un certo settore della galassia. Sullo sfondo, il mistero del mondo su cui ha avuto origine la vita umana, ormai dimenticato da secoli. Che i potentissimi extraterrestri abbiano delle mire proprio sul Luogo Originario?
Copertina di Franco Brambilla

Il pianeta proibito

Quando l’astronave C-57-D avvista il pianeta Altair-4, il comandante Adams e i suoi uomini pensano di dover compiere una missione umanitaria: rintracciare e riportare sulla Terra gli eventuali superstiti della spedizione precedente. Ma Altair-4 è diventato il paradiso privato di un uomo scaltro e pericoloso, il professor Morbius, che lo abita con la figlia e un robot. Non è solo la diffidenza di Morbius a mettere in allarme i terrestri: l’enigma più inquietante è costituito dalla scienza krell, sviluppata dalla razza avanzatissima che un tempo abitò quel mondo. Un allarme giustificato perchè presto una creatura tremenda emerge dalla notte di Altair, cominciando inesorabilmente a uccidere…
Copertina di Franco Brambilla

Pianeta in via di sviluppo

Alan Green non era precisamente un eroe: per dire la verità, Green era un uomo che amava la pace e la tranquillità sopra ogni altra cosa.
Non che quel pazzo mastino sanguinario gli facesse davvero paura, per non parlare della bellissima padrona del cane, la fin troppo generosa Duchessa Zuni, per la quale era lecito
e morale fare all’amore con uno schiavo… bastava tenere un anello al naso per salvare le apparenze. Dopotutto, queste faccende erano comprensibili su quel pianeta sottosviluppato (o per usare il termine prescritto dall’Atto Anticoloniale Galattico, pianeta ‘in via di sviluppo’), violento e singolare, e un uomo poteva cavarsela, a patto di restare in
guardia per ventiquattro ore al giorno. E la grande pianura piatta come un tavolo di biliardo, sulla quale vagavano velieri a ruote, isole fantasma, mercanti astuti e pirati
sanguinari, capitani-mercanti e tutta la fauna stravagante di quella landa vasta diecimila miglia, era un fenomeno abbastanza interessante da suscitare l’interesse di un plotone di etnologi terrestri… con l’unico, sgradevole particolare che la Terra era distante molti anni-luce, Green era un naufrago dello spazio, e tutta la grande prateria pareva considerarlo con un’ostilità testarda, unilaterale, e snervante. Ma il problema più grosso (in tutti i sensi) era costituito da Amra, la moglie-schiava che lo adorava, aveva il carattere di un ciclone, un piccolo plotone di cinque scatenati figlioli e, soprattutto, si era fissata in testa l’idea che Alan doveva diventare un eroe. E malgrado i demoni e gli angeli, i sacerdoti e gli dei, i principi e gli schiavi, i pirati e i maggiordomi, i marinai di terra
e i molto onorevoli membri della Corporazione dei Ladri, doveva essere Amra a vincere.

Pianeta difficile

Quando un uomo d’affari è nei pasticci non ha che da rivolgersi alla Doncaster. La Doncaster offre sempre una via d’uscita, una soluzione molto ingegnosa che non lascia tracce né strascichi sulla Terra. Certo il prezzo è un po’ alto, ma nessuno dei clienti che si sono serviti della Doncaster è mai tornato a reclamare. Mai.
Copertina: Karel Thole

Pianeta di frontiera

Macklin e Doris non sono alieni, anche se lavorano per una civiltà interstellare. Sono umani come noi e tengono d’occhio benevolmente la Terra, considerata un selvaggio pianeta di frontiera. Poi l’astronave dei Monitori viene attaccata dai Kra’agh e Macklin precipita sulla Terra perdendo la memoria. Doris ha il compito non facile di rintracciarlo e ricordargli chi è, perchè Macklin sembra essersi sistemato fin troppo bene nella città di Tombstone, Arizona, dell’anno di grazia 1881. Peccato che non sappia niente dell’imminente sfida all’OK Corral, né che i Kra’agh, sotto mentite spoglie, si sono arruolati nella spietata banda Clanton… Pianeta di frontiera è un pirotecnico romanzo d’azione scritto da Bruce Boxleitner, il Capitano Sheridan della serie TV “Babylon 5”.
Copertina Piero Barbieri

Pianeta dell’esilio

Le esperienze dell’ultima guerra ci hanno reso familiare la parola “resistenza”; di una Resistenza americana, però, nessuno ha mai sentito parlare; gli Stati Uniti, nei due secoli della loro esistenza, non hanno mai provato l’amarezza della dominazione nemica. Ma cosa riserba l’avvenire? Jerry Sohl non è ottimista a questo riguardo, non si fida che degli uomini possano servirsi delle loro meravigliose scoperte solo a scopi pacifici e prevede una guerra breve ma disastrosa in cui gli Stati Uniti e i loro alleati avranno la peggio. Il nemico è duro e spietato e il suo giogo è pesante. Inoltre come si può sperare di liberarsene quando esso ha cosparso l’atmosfera terrestre di un terribile virus che ucciderebbe tutti se ogni mese ciascuno non si sottoponesse all’inoculazione di un vaccino? Ma Emmet Keyes è miracolosamente immune al morbo, e decide di fuggire da casa, nella speranza di trovare qualcuno insofferente come lui del dominio del nemico e che abbia il desiderio di liberare la sua terra. Emmet è giovane e ingenuo, e incappa in tremende avventure e in rischi d’ogni genere, ma è anche testardo e deciso, e riesce a trovare quello che cercava: un’organizzazione di resistenza che si prepara a liberare il mondo: E’ un’organizzazione nuova, inimmaginabile, quale solo un’ardita ma intelligente fantasia poteva inventare, pur restando nel contempo umanissima e possibile.

Il pianeta del miraggio

Escursionisti inter-dimensionali, attenzione: basta imboccare una volta sola il bivio sbagliato del tempo, e la Terra si trasforma in un vero e proprio pianeta-miraggio, sempre elusivo, anche se apparentemente a portata di mano. Si può finire, per esempio, in un mondo dove il famoso presidente americano William Jennings Bryan, la personalità cruciale della Grande Guerra 1912-17, non è stato eletto, con la conseguenza che laggiù l’intera civiltà è arretrata di settant’anni, la tecnologia degli anni Novanta è ancora quella degli anni Venti e i gangster alla Al Capone la fanno da padroni. E i rischi non finiscono qui. Se a questo punto, volendo tornare indietro, si imbocca il bivio giusto e Bryan è stato regolarmente eletto nel 1896, la situazione può addirittura peggiorare, perché quel mondo è dominato da un puritanesimo pettegolo e invadente, e le Chiese Unite per la Decenza ne bandiscono con uguale severità le parolacce e le minigonne, la narrativa d’evasione e i liquori, le sigarette e il baltabarin. Ma forse il bivio giusto non esiste più: muovendo un altro passo, si può finire in un mondo di computer e di stazioni orbitanti o in uno ancora fermo ai carri a cavalli. Oppure si può essere catapultati da una Terra all’altra, senza poter fare nulla per opporsi, costretti a fermarsi per poche ore in ciascuna, a cambiare mondo tutti i giorni, a fare il pendolare tra gli universi. E quanto capita ad Alex Hergensheimer, a partire dal momento in cui, durante una crociera in Polinesia, comincia ad avere il sospetto che qualcosa non quadri: la sua austera motonave è diventata un’allegra Love Boat, gli ultimi novant’anni di storia sono cambiati, e lui stesso ha ora un altro nome, Graham e in tasca un milione di dollari di dubbia provenienza. Che cosa mi è successo? si chiede l’imbarazzatissimo Alex. È finito in un altro universo? Si è spezzato qualcosa nella trama della realtà e il mondo è prossimo alla fine? Qual è il mondo “giusto” e come arrivarci? E, soprattutto, dov’è finito il vero Graham?
Copertina di: Michael Whelan