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I fisici

Scritta nel 1962 e ambientata nel salotto di una sofisticata
clinica elvetica per malattie mentali, questa commedia in due
atti viene condotta con le armi della farsa e di un grottesco
tinto di cabarettismo. Durrenmatt vi affronta, attraverso un
continuo capovolgimento dell’azione scenica, rivelazioni e
sempre nuovi personaggi, il tema epocale della responsabilità
dello scienziato di fronte al genere umano. Formalmente “giallo
poliziesco” con tanto di cadaveri e poliziotti – solidi poliziotti
svizzeri che puzzano di vino e tabacco – sul palcoscenico, la
pièce è di fatto una sapiente metafora della nostra condizione
nell’èra nucleare.Muovendo infatti dalla considerazione che
“un dramma che tratti di fisici deve essere paradossale”,
Durrenmatt avverte che se “il contenuto della fisica riguarda
solo i fisici, i suoi effetti riguardano tutti”, ma “ciò che riguarda
tutti può essere può essere risolto solo da tutti”. In questa
pièce dagli incalzanti sovvertimenti “siamo sempre ad un passo
da Hitchcock”, notava Ladislao Mittner, siamo cioè
nell’inquietante condizione di chi non sa sino alla fine da
che parte stia la verità.

La fisica del Karma – Seconda parte

Nota: seconda parte di “The Karma Affair”, la prima è in “[La fisica del Karma – prima parte](https://www.goodreads.com/book/show/15829436.La_fisica_del_Karma___prima_parte “La fisica del Karma – prima parte”)”
La dottrina indiana del Karma corrisponde a ciò che i Greci chiamavano palingenesi o metempsicosi ovverossia reincarnazione delle anime. Secondo filosofi come Schopenhauer, psicologi come Jung e fisici teorici come Pauli, questa dottrina non è così pazzesca come sembra. Ma se allora qualcuno proprio in base al principio di Pauli e alle esperienze sul neutrino scoprisse un modo per impedire agli spiriti di reincarnarsi? Se laboratori e depositi nucleari si trasformassero in un diabolico strumento per bloccare la legge cosmica del Karma? Il grandioso, stupefacente romanzo di Arsen Darray che presentiamo diviso in due fascicoli, si fonda appunto su questa possibilità e la sviluppa fino alle sue più inimmaginabili conseguenze.
Indice della Prima parte:
I Nascita di una tecnologia
II I fatti del 1992
III La cattura degli spiriti
Indice della Seconda parte:
IV Le carovane
V Plutonium
VI L’ultima battaglia
Attenzione – Questa seconda parte della Fisica del Karma può essere studiata anche da chi, eventualmente, avesse mancato la prima. Basti sapere che Aspic, l’eterno nemico di Jack, è il fisico che ha tentato di fermare la legge del Karma e la reincarnazione delle anime.
Copertina di Karel Thole

Firmino

Sinossi
Firmino è un topo nato in una libreria di Boston negli anni Sessanta. È il tredicesimo cucciolo della nidiata, il più fragile e malaticcio. La mamma ha solo 12 mammelle e Firmino rimane l’unico escluso dal nutrimento. Scoraggiato, si accorge che deve inventarsi qualcosa per sopravvivere e comincia ad assaggiare i libri che ha intorno. Scopre che i libri più belli sono i più buoni. E diventa un vorace lettore, cominciando a identificarsi con i grandi eroi della letteratura di ogni tempo. In un finale di struggente malinconia, Firmino assiste alla distruzione della sua libreria ad opera delle ruspe per l’attuazione del nuovo piano edilizio.

Firelight. La ribelle

Discendiamo dai draghi. Siamo dei mutaforma che hanno sviluppato la capacità di apparire umani per sfuggire ai Cacciatori. Viviamo nascosti nelle foreste remote, volando solo di notte, dispiegando le ali quando nessuno può vederci. Siamo Draki. Io mi chiamo Jacinda e sono il tesoro del mio branco, l’unica capace di soffiare ancora fuoco. Ma dopo aver infranto per l’ennesima volta le regole che proteggono la vita della nostra comunità, sono stata costretta a fuggire insieme a mia madre e mia sorella. Ci siamo sepolte vive in un’anonima cittadina, dove sono costretta a mantenere l’aspetto umano con il rischio di dimenticare la mia vera natura. Finché non mi sono ritrovata nella stessa scuola del mio Cacciatore. È possibile una simile coincidenza? Oppure questo bellissimo e pericoloso ragazzo non è quello che la sua famiglia vorrebbe far credere?

Firdaus. Storia di una donna egiziana

Il Cairo, 1974. In una cella del carcere di Qanatir, una donna attende impassibile il momento dell’impiccagione. Il suo nome è Firdaus, la sua professione prostituta, il suo delitto l’assassinio di un uomo. Fiera e sprezzante, dicono di lei che abbia persino rifiutato la grazia, determinata a decidere da sola il proprio destino. Nata in una famiglia contadina, a diciannove anni viene data in sposa a un uomo anziano, che la sottopone a ogni genere di violenza. Fuggita dalla casa del marito, scoprirà ben presto che la propria bellezza può aprirle le porte della libertà: Firdaus non avrà mai più un padrone, sarà l’unica proprietaria del suo corpo. Diventa così una prostituta di successo, sceglie da sola i suoi clienti e può ormai permettersi vestiti, profumi e gioielli preziosi. Ma quando ancora una volta si troverà di fronte alla crudeltà maschile, l’unica scelta possibile sarà farsi giustizia da sola.
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Fiori rossi per belle

Colt è uno psicopatico, un assassino sanguinario e un commerciante di morte, al punto da essere stato definito il “male assoluto” dall’ultimo agente federale che ha provato a catturarlo, senza successo. Adesso tocca a Belle White cercare di incastrarlo e sa che si tratta della missione più pericolosa della sua vita. Pericolosa perché Colt potrebbe scoprirla e ucciderla… oppure pericolosa per il motivo esattamente opposto. Inoltre, una volta entrata nel mondo spietato e seducente del killer, Belle riuscirà a uscirne? Si troverò invischiata in una relazione disturbante e pericolosa, ad alto tasso di adrenalina e seduzione. Perché anche il male assoluto ha una sua terribile attrattiva, come Belle scoprirà presto.
“«Mi fai paura. Cioè… non sono mica scema, mi fai una paura fottuta».
«Ti ho detto che non ti ammazzo».
«Non è per quello».
«Vieni qua» concluse Colt.
Belle si sdraiò su di lui e lui la circondò con le braccia. Belle era convinta che sentisse il suo cuore battere all’impazzata sotto al maglione e il suo respiro troppo veloce.
Colt le accarezzò la schiena prima sopra poi sotto al maglione.
«Shh…» le sussurrò. «Ti verrà un infarto».
Belle emise una risatina nervosa. Lui sorrise.
«Dunque… c’erano una volta una lepre e una tartaruga…» mormorò, facendo camminare le dita sulla sua schiena. «…La lepre prendeva sempre in giro la tartaruga…». Le slacciò il reggiseno. «…Perché era leeenta…». Si voltò e aspettò finchè lei non fu sdraiata su un fianco vicino a lui.
«Un bel giorno la tartaruga si stancò…». Le sfilò il maglione.
«E disse: forse sarò lenta, ma scommetto che se facciamo una gara io arriverò prima di te…».
Le slacciò i pantaloni e le sfilò anche quelli.
«La lepre rispose: non è possibile, come pensi di fare?».
La accarezzò sul collo, poi la baciò nello stesso punto. «Ma la tartaruga le chiese se non aveva per caso paura di perdere, e la lepre accettò la sfida…»
Colt sorrise e le mostrò le mani.
«Una lepre e una tartaruga. Non sono sicuro di ricordare proprio tutto» annunciò, appoggiandole entrambe sulle sue spalle.”
CONTIENE SCENE ESPLICITE – CONSIGLIATO A UN PUBBLICO ADULTO
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### Sinossi
Colt è uno psicopatico, un assassino sanguinario e un commerciante di morte, al punto da essere stato definito il “male assoluto” dall’ultimo agente federale che ha provato a catturarlo, senza successo. Adesso tocca a Belle White cercare di incastrarlo e sa che si tratta della missione più pericolosa della sua vita. Pericolosa perché Colt potrebbe scoprirla e ucciderla… oppure pericolosa per il motivo esattamente opposto. Inoltre, una volta entrata nel mondo spietato e seducente del killer, Belle riuscirà a uscirne? Si troverò invischiata in una relazione disturbante e pericolosa, ad alto tasso di adrenalina e seduzione. Perché anche il male assoluto ha una sua terribile attrattiva, come Belle scoprirà presto.
“«Mi fai paura. Cioè… non sono mica scema, mi fai una paura fottuta».
«Ti ho detto che non ti ammazzo».
«Non è per quello».
«Vieni qua» concluse Colt.
Belle si sdraiò su di lui e lui la circondò con le braccia. Belle era convinta che sentisse il suo cuore battere all’impazzata sotto al maglione e il suo respiro troppo veloce.
Colt le accarezzò la schiena prima sopra poi sotto al maglione.
«Shh…» le sussurrò. «Ti verrà un infarto».
Belle emise una risatina nervosa. Lui sorrise.
«Dunque… c’erano una volta una lepre e una tartaruga…» mormorò, facendo camminare le dita sulla sua schiena. «…La lepre prendeva sempre in giro la tartaruga…». Le slacciò il reggiseno. «…Perché era leeenta…». Si voltò e aspettò finchè lei non fu sdraiata su un fianco vicino a lui.
«Un bel giorno la tartaruga si stancò…». Le sfilò il maglione.
«E disse: forse sarò lenta, ma scommetto che se facciamo una gara io arriverò prima di te…».
Le slacciò i pantaloni e le sfilò anche quelli.
«La lepre rispose: non è possibile, come pensi di fare?».
La accarezzò sul collo, poi la baciò nello stesso punto. «Ma la tartaruga le chiese se non aveva per caso paura di perdere, e la lepre accettò la sfida…»
Colt sorrise e le mostrò le mani.
«Una lepre e una tartaruga. Non sono sicuro di ricordare proprio tutto» annunciò, appoggiandole entrambe sulle sue spalle.”
CONTIENE SCENE ESPLICITE – CONSIGLIATO A UN PUBBLICO ADULTO

Il Fiore di Plastica

 Sedici nuovi racconti per l’autore de “Bruciano i ricordi” e di “Stanze di Gloria”

Il fiore delle perle

Scampata miracolosamente alla morte, Than-Kiù il Fiore delle Perle, vive una sofferta guarigione nel ricordo del fratello Hang-Tu caduto per la libertà e del mancato amore di Romero che ha seguito Teresita. Inutilmente consolata dai fedeli Pram-Li e Sheu-Kin, riceve la visita di Hong, valoroso capo degli insorti. Dallo stesso apprende che la nave su cui erano imbarcati Romero e la bella rivale, preda dei pirati, risulta arenata sulle coste di Mindanao. Forte di un debito di gratitudine verso colui che non era mai riuscita a distogliere da Teresita, Than-Kiù decide di portare loro aiuto. Dopo inutili tentativi di dissuasione, Hong e i due fedeli decidono di seguirla. Il viaggio, in incognito verso Mindanao, non è scevro di di pericoli e oltre gli spagnoli di cui devono eludere la sorveglianza dovranno scontrarsi coi terribili pirati malesi ed i ferocissimi tagliatori di teste. Fra mille pericoli e difficoltà, Il Fiore delle Perle avrà modo di apprezzare il valore e l’abnegazione di Hong che non nasconde la sua passione per lei. Liberati Romero e Teresita, Than-Kiù nel congedarsi da loro confesserà apertamente il suo amore per Hong.

Fiore d’Arabia

Il principe Harres Aal Shalaan è un uomo con una missione: salvare un ostaggio dalle mani di una pericolosa tribù, ostile alla famiglia reale, e ottenere da lui informazioni utili per la sopravvivenza del regno. L’operazione ha solo parzialmente successo, dato che, nonostante l’incredibile coraggio, Harres viene ferito ed è costretto a vagare tra le dune arroventate dal sole. Per fortuna il prigioniero è salvo e ora anche libero. Unico particolare, non si tratta di un uomo, ma della più eccitante creatura che lo sceicco abbia mai visto. Talia Burke, però, non dimostra troppa gratitudine al suo salvatore; è diffidente, e turbata dalla insopprimibile attrazione che prova per il fiero principe. E quando, come un miraggio, un’oasi lussureggiante li accoglie, i sensi si risvegliano al piacere.
(source: Bol.com)

Il fioraio di Peron

L’Argentina di ieri e quella di oggi, unite da una storia che, tra crisi e trasformazioni, resta pervicace nelle sue linee di fondo e in cui il peronismo riemerge periodicamente quale collante politico e culturale di una nazione. Nazione ben strana, del resto, in cui apparente spensieratezza italiana e apparente tragicità spagnola hanno dato luogo a una curiosa sintesi, che differenzia il paese da tutto il resto dell’america latina. Il romanzo narra episodi in gran parte veri, ma ciò è irrilevante: ciò che è vero al di là di ogni dubbio è il contesto umano e sociale che emerge nel narrare la vicenda di un fioraio italiano giunto vicino alle sedi del potere, e quella parallela di un erede che ne cerca le tracce. Il simbolo più significativo di tutto ciò è la casa rosada, così chiamata – impariamo – perché tinta con sangue bovino all’epoca della costruzione. Un colore tenue e piacevole, dunque, che allude a una crudeltà sempre pronta a trasudare, fatta di prepotenza e pulsioni autoritarie.
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Fino a prova contraria

Bennie Rosato, giovane avvocato, è abituata a muoversi con sicurezza in tribunale come nelle strade malfamate di Philadelphia e nei file dei computer. Ma rimane sconvolta quando apprende che Mark, suo socio ed ex amante, è stato ucciso e che lei è l’indiziata principale. Di sicuro qualcuno vuole incastrarla, sfruttando la mancanza di un alibi e la presenza di un valido movente.

Le finestre di fronte

“Scritto intorno agli anni Trenta da un genio, questo breve capolavoro è il romanzo della polizia, del controllo, dell’annullamento totale dell’uomo sotto la più potente, importante e demiurgica dittatura poliziesca che l’uomo moderno abbia mai conosciuto. Ha un predecessore altrettanto profetico: Franz Kafka… Simenon con pochi tratti, come un grande pittore appunto, costruisce scene, costumi e nomi e personaggi che paiono coperti dalla cipria bianca della pittura surrealista e metafisica. La sua semplice chiara prosa di umile scrittore di gialli è percorsa dal vento dei Balcani, evoca, con la sola parola Mar Nero, un mare nero, descrive gli uomini a due dimensioni: una di faccia e l’altra di profilo.” (Goffredo Parise)

Una finestra sul domani

Basta una notte perché un matrimonio all’apparenza perfetto si trasformi in una crisi irreversibile: Hyacinth lo ha scoperto sulla propria pelle. In quella notte fatidica, lei, aspirante pittrice, ha avuto le prove del tradimento del marito Gerald, chirurgo plastico divorato dall’ambizione. E in quella stessa notte, lo studio che conteneva le prove viene distrutto da un incendio. Divorziare significa per Hyacinth rinunciare alla custodia dei suoi due bambini, poiché Gerald l’accusa di aver provocato il rogo per vendetta e minaccia di denunciarla. Tutto sembra perduto: famiglia, futuro, ricchezza.

La finestra dei Rouet

Un lento, soffocante pomeriggio estivo. In un modesto appartamento di Faubourg Saint-Honoré, una donna sta ricucendo un vecchio vestito. Al di là della sottile parete che divide la sua stanza da quella attigua, due corpi giovani si stiracchiano voluttuosamente dopo aver fatto l’amore. La donna sente tutto, immagina ogni gesto, come se li vedesse: nudi, «carne contro carne, avvinghiati, con la pelle luccicante di sudore … si crogiolano in quel colore, in quell’odore di bestia umana». Nel lungo specchio rettangolare dell’armadio, prima di provarsi il vestito, si guarda i seni, li prende in mano, li stringe: nessuno sa quanto siano belli, ancora adesso che sta per compiere quarant’anni, nessuno sa che il suo corpo – mai sfiorato dalla mano di un uomo – è lo stesso di quando ne aveva sedici. Poi, come fa sempre, si avvicina alla finestra. Dall’altra parte della strada vive la ricca famiglia dei Rouet, proprietari non solo del palazzo in cui abitano, ma di buona parte dei palazzi intorno. Per ore e ore, da dietro le persiane accostate, la donna spia la loro esistenza: quella dei vecchi, al piano di sopra, e quella del giovane Hubert e della sua bella, irrequieta moglie Antoinette, al piano di sotto. Sarà lei, in questo assolato pomeriggio di luglio, l’unica testimone di qualcosa che potrebbe anche essere un omicidio. E da ora in poi la donna comincerà a vivere per procura la vita di Antoinette: una vita «fervida, invadente, in tutta la sua spaventosa ferocia», una vita «proibita», che a poco a poco diventerà la sua. Con *La finestra dei Rouet*, storia di una torbida ossessione, Simenon ha scritto uno dei suoi romanzi più sottilmente perversi.