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Buchi neri e universi neonati

I saggi raccolti in questo volume costituiscono la “summa” delle più recenti posizioni di Hawking e introducono idee nuove e ipotesi ancora al vaglio della comunità della scienza (come il concetto di “tempo immaginario” e la sua funzione nella vita dell’universo), discutono la possibilità che proprio nei buchi neri stia racchiuso il segreto della nascita del cosmo, e offrono una panoramica degli sforzi della scienza contemporanea per raggiungere il suo obiettivo più ambito: l’elaborazione di un’unica teoria che dia ragione di tutti i fenomeni osservati nell’Universo, dalla vita delle galassie a quella delle particelle subatomiche.

Bubba Ho-Tep

Elvis Presley, invecchiato e moribondo, passa le sue giornate in un ospizio, dove tutti lo credono Sebastian Haff, un sosia di Elvis. In realtà il vero Elvis, stanco del successo e di tutto ciò ad esso legato, anni addietro aveva stretto un patto proprio con Haff: si sarebbero scambiati le vite, ma in ogni momento potevano riprendersele. Il patto, però, non venne mai rescisso, perché alla morte del falso Elvis, il vero venne ritenuto solo un mistificatore.
All’ospizio Elvis conosce Jack, un vecchio di colore che si crede il presidente John Fitzgerald Kennedy, scampato all’attentato subìto e chiuso in quella casa di degenza per nascondersi. I due legano subito perché, in un certo modo, sono sinceri l’un l’altro.
Ma strani avvenimenti turbano la pace dell’ospizio, troppi vecchi muoiono in circostanze misteriose. Nessuno però indaga, vista l’avanzata età delle vittime.
Ma Jack ha trovato sulla porta di un bagno dei geroglifici, rivelatesi ingiurie egizie, che dopo uno studio attento fanno pensare ad una mummia passata per la città proprio alcuni anni prima. Questa mummia, infatti, si è risvegliata dal lungo sonno maledetto dal Faraone, ed ora si aggira per l’ospizio “succhiando” le deboli anime dei degenti.
Elvis e Kennedy dovranno unire le loro ben misere forze per porre fine alle scorribande della mummia, che per l’occasione ribattezzano Bubba Ho-Tep.

Brutti

Tally è una ragazza normale. Ma essere normali, nel suo mondo, equivale a essere brutti. Brutti solo fino a sedici anni, fino a quando non si è sottoposti per legge a un’operazione di chirurgia estetica che rende bellissimi e uguali a tutti gli altri “perfetti”. Ecco perché Tally non vede l’ora di compiere sedici anni. Ma poco prima del giorno fatidico incontra Shay, che le fa scoprire il brivido dell’imprevisto e il fascino dell’imperfezione e la mette al corrente di un’inquietante versione dei fatti. Tally adesso non vede l’ora di conoscere la verità. E sarà più difficile e pericoloso di un’operazione… Età di lettura: da 14 anni.

Una brutta storia

Una saga che ha per protagonisti una banda di poliziotti che si muovono ai confini della legge; un romanzo che getta coraggiosamente luce su un argomento tabù come quello della corruzione nelle forze di polizia. “Una brutta storia” è un dramma poliziesco corale che trasuda passioni, richiamando il pathos delle tragedie unito all’epica narrativa delle serie tv americane. Quella dell’ispettore Biagio Mazzeo non è una famiglia normale. È una famiglia composta solo da poliziotti. Un clan molto unito. Un branco dove si combatte insieme contro il crimine. Ma Mazzeo e i suoi ragazzi non sono poliziotti comuni: sono una banda di sbirri corrotti in seno alla Narcotici, che hanno preso il controllo delle strade col pugno di ferro. Mazzeo guida i suoi come se fosse un patriarca mafioso e farebbe qualsiasi cosa pur di salvaguardare l’integrità della sua famiglia: anche andare contro i suoi superiori o uccidere. Quando si presenta loro il colpo della vita, quello che potrebbe renderli tutti dei milionari, Mazzeo e la sua squadra non si tirano indietro. Ma il caso vuole che sulla loro strada spunti il cadavere di un criminale ceceno, non un delinquente qualsiasi, bensì il fratello di Sergej Ivankov, un potente mafioso ex leader della guerriglia di liberazione della Cecenia. Ivankov e il suo clan si recano in Italia in cerca di vendetta: quella che scateneranno contro Mazzeo e i suoi uomini sarà una guerra senza pietà.
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Bruciano i ricordi

Quattordici racconti sferzanti e introspettivi – in cui il malessere sociale e la ribellione sanno diventare provocazione e diario generazionale allo stesso tempo.

Il broglio

È davvero possibile che sondaggi ed exit poll falliscano completamente le loro previsioni? Dopo una campagna elettorale allo spasimo, i risultati delle elezioni 2006 smentiscono clamorosamente ciò che tutti si aspettavano. Data per trionfatrice, la Sinistra ha quasi perso. Dato per sconfitto, il Tycoon ha quasi vinto. Ma cosa è accaduto in realtà? Sulla scia della rivelazione di un investigatore privato, un giornalista cerca di venire a capo di una ipotesi inquietante. Il grande broglio è stato compiuto dal Tycoon e dai suoi.Una macchinazione per cambiare l’esito del voto popolare. Un complotto basato su un trucco vecchio come il mondo: le schede bianche…

Brivido eterno

Tayla è una cacciatrice di demoni che non ha mai scoperto il piacere vero, quello che fa perdere i sensi, e teme che questo sia un privilegio che le verrà negato per sempre. Finché non viene portata incosciente in un ospedale sotterraneo, nel quale tutto il personale medico è costituito da esseri sovrannaturali: vampiri, licantropi, demoni. È lì che per la prima volta viene scossa da un brivido sottile e insistente che le dischiude le porte del desiderio più nascosto e totalizzante. Eidolon, un demone centenario alla ricerca della donna che lo accompagni per l’eternità, non riesce a resistere a questa splendida cacciatrice che provoca in lui una passione incontenibile. Nessuno dei due potrà opporsi a un’attrazione profonda che sembra essere scritta nel loro destino, nonostante siano nemici, nonostante l’istinto li spinga ad annientarsi a vicenda. Nel frattempo Tayla viene travolta dagli indizi di un passato che la guidano verso la sua reale identità, rivelandole segreti che nessuno ha mai osato confessarle. In questo primo titolo della serie “Demonica”, Larissa Ione crea un mondo articolato e altamente suggestivo, pervaso da presenze oscure e sensuali come poche, ma anche da legami indissolubili e indimenticabili.

I briganti del Riff

Le tribù gitane della Spagna e dell’Africa hanno sempre avuto un capo supremo, la cui carica era simboleggiata dal possesso di un “totem”. La giovane Zamora vuole ritrovare questo totem, nascosto sulle cime del Gurugù, in Marocco. Accanto a lei ci sono due amici, Carminillo e Pedro, che, attratti dall’avventura e dalla bellezza di Zamora, hanno promesso di aiutarla, e Janko, anch’esso segretamente innamorato della giovane ma accanto a lei per spiarla e per impedirle di raggiungere i suoi scopi, essendo egli agli ordini di un capo zingaro che aspira anch’egli al dominio delle altre tribù. Il mondo gitano è qui tratteggiato in tutta la sua vivezza.

Il Brick Maledetto

Si credeva che Emilio Salgari, nei suoi racconti, mettesse dei cenni autobiografici descrivendo nei dettagli gli innumerevoli viaggi che lo avevano reso protagonista. Questo, soprattutto, per la dovizia di particolari con cui descriveva i posti e le abitudini dei luoghi di cui scriveva. Non tutti sanno, però, che l’autore, nonostante avesse studiato alla scuola di navigazione di Venezia, non si era mai allontanato dal Mar Adriatico.
Emilio Salgari viene oggi considerato come uno scrittore onnivoro. Questo perché, grazia alla sua fantasia potente ed allucinatoria, riusciva a creare dei racconti in grado di coniugare luoghi immaginari con le vicende di cronaca e gli spunti dell’epoca in cui viveva. La fine dell’Ottocento fu costellata da diversi problemi quali l’imperialismo e la schiavitù. Quest’ultima, la cui fine era ancora lontana, prevedeva, in particolare, la tratta dei neri dalle coste dell’Africa e degli uomini gialli verso le Americhe. Ad aggiungersi la voglia di attraversare i continenti che, però, realizzate con barche non proprio eccellenti, portavano spesso a ammutinamenti, cannibalismo e difficile possibilità di salvezza in caso di incidenti. Senza dimenticare le isole flagellate nei mari lontani atte a diventare semplici fari isolati oppure dei penitenziari oppure le spedizioni ai poli, la corsa all’oro e alle terre dei diamanti con i sogni e le conflittualità connesse.
Non c’è libro di Emilio Salgari che non possa essere ricollegato a questi eventi storici e che, comunque, risentono tutti dell’esotismo che iniziò a diffondersi in quell’epoca. Per cui si possono richiamare i nomi di molti autori pure importanti di quel periodo come Gustave Flaubert e Gabriele D’Annunzio. La lotta della cultura popolare contro i potenti è ben evidente nella letteratura slagariana non priva di realismo inventivo. Le sue storie si contaminano di guerre che possono sembrare quelle che segnarono effettivamente alcuni continenti. Ad esempio, quella russo-giapponese o l’ispano-americana che avrebbero determinato l’equilibrio del mondo.
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### Sinossi
Si credeva che Emilio Salgari, nei suoi racconti, mettesse dei cenni autobiografici descrivendo nei dettagli gli innumerevoli viaggi che lo avevano reso protagonista. Questo, soprattutto, per la dovizia di particolari con cui descriveva i posti e le abitudini dei luoghi di cui scriveva. Non tutti sanno, però, che l’autore, nonostante avesse studiato alla scuola di navigazione di Venezia, non si era mai allontanato dal Mar Adriatico.
Emilio Salgari viene oggi considerato come uno scrittore onnivoro. Questo perché, grazia alla sua fantasia potente ed allucinatoria, riusciva a creare dei racconti in grado di coniugare luoghi immaginari con le vicende di cronaca e gli spunti dell’epoca in cui viveva. La fine dell’Ottocento fu costellata da diversi problemi quali l’imperialismo e la schiavitù. Quest’ultima, la cui fine era ancora lontana, prevedeva, in particolare, la tratta dei neri dalle coste dell’Africa e degli uomini gialli verso le Americhe. Ad aggiungersi la voglia di attraversare i continenti che, però, realizzate con barche non proprio eccellenti, portavano spesso a ammutinamenti, cannibalismo e difficile possibilità di salvezza in caso di incidenti. Senza dimenticare le isole flagellate nei mari lontani atte a diventare semplici fari isolati oppure dei penitenziari oppure le spedizioni ai poli, la corsa all’oro e alle terre dei diamanti con i sogni e le conflittualità connesse.
Non c’è libro di Emilio Salgari che non possa essere ricollegato a questi eventi storici e che, comunque, risentono tutti dell’esotismo che iniziò a diffondersi in quell’epoca. Per cui si possono richiamare i nomi di molti autori pure importanti di quel periodo come Gustave Flaubert e Gabriele D’Annunzio. La lotta della cultura popolare contro i potenti è ben evidente nella letteratura slagariana non priva di realismo inventivo. Le sue storie si contaminano di guerre che possono sembrare quelle che segnarono effettivamente alcuni continenti. Ad esempio, quella russo-giapponese o l’ispano-americana che avrebbero determinato l’equilibrio del mondo.

Brhadaranyka Upanisad

“La suprema felicità umana è di esser ricco e di aver successo tra gli uomini, di imperare sugli altri e largamente disporre di tutti gli umani godimenti. Orbene, cento gioie umane equivalgono a una sola gioia dei Mani che hanno raggiunto la loro sede, e cento gioie dei Mani giunti alla loro sede equivalgono a una sola gioia del mondo dei Gandharva. Cento gioie dei Gandharva equivalgono a una sola gioia degli dèi per merito, in quanto ottengono la divinità in virtù delle buone opere, e cento gioie degli dèi per merito equivalgono a una sola gioia degli dèi per nascita, (la quale è premio) del brahmano sincero e privo di desideri. Cento gioie degli dèi per nascita equivalgono a una sola gioia del mondo di Prajàpati, (la quale è premio) del brahmano sincero e privo di desideri, e cento gioie del mondo di Prajàpati equivalgono a una sola gioia del mondo del brahman, (la quale è parimenti premio) del brahmano sincero e privo di desideri. E questa è la suprema beatitudine, o gran re; questo è il mondo del brahman”.
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Breviario di soto zen

Lo Shobogenzo zuimonki è una raccolta di discorsi del grande maestro e filosofo giapponese Dogen Zenji (1200-1253), fondatore della scuola zen soto, attiva ancora oggi in Giappone insieme alla scuola rinzai. Questi discorsi furono trascritti da Ejo, uno dei suoi primi discepoli, e dai discepoli di quest’ultimo e pubblicati solo nel diciassettesimo secolo. Come una sorta di introduzione ‘semplificata’ (zuimonki) allo Shobogenzo, l’opera monumentale di Dogen la cui traduzione integrale è tuttora inedita in italiano, essi hanno un interesse altissimo per lo studio del pensiero di un filosofo riconosciuto come una delle menti più eccelse della spiritualità orientale e mondiale. Se la fama di Dogen dipende soprattutto dal suo intelletto eccezionale, queste pagine rivelano invece la sua forza di carattere, la volontà di combattere la corruzione del buddhismo giapponese, ridotto a strumento per l’acquisizione di prestigio e poteri politici, ripristinandone il vero carattere di via per l’illuminazione. Tra gli aneddoti, le istruzioni per la meditazione, le esortazioni ai discepoli, i commenti su famosi episodi e dialoghi zen, emergono i temi fondamentali del pensiero di Dogen: la ‘mente della Via’, l’abbandono del sé, la povertà, la meditazione seduta come spina dorsale del buddhismo, la determinazione di mettere realmente in pratica con tutto il proprio essere gli insegnamenti.
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Breve storia di chiunque sia mai vissuto. Il racconto dei nostri geni

Questo libro parla di te, proprio di te in prima persona. Di te e di tutti i cento e più miliardi di esseri umani che sono nati dall’inizio dei tempi. Il DNA – il nostro codice genetico, quella lunghissima stringa di A, T, G e C variamente alternate che portiamo nel nucleo di ogni nostra cellula – viene qui letto da Adam Rutherford come un libro di storia. Oggi si può fare. A saperlo leggere, infatti, il DNA racconta molte cose: nascite, morti, malattie, guerre, carestie, migrazioni e tanto, tanto sesso. Per anni abbiamo letto il DNA solo come un manuale di istruzioni, il codice sorgente della vita. Lo abbiamo studiato, lo abbiamo modificato, abbiamo sperimentato con le sue sequenze e continuiamo a farlo. Ma dal 2001, da quando cioè è stato per la prima volta pubblicato il risultato del Progetto Genoma Umano, ci siamo trovati tra le mani uno strumento fenomenale, che ci ha permesso di fare una cosa inaspettata e nuova: studiare la nostra storia. Poco tempo dopo, grazie agli avanzamenti tecnici della genetica degli ultimi anni, siamo persino stati in grado di studiare il DNA antico, quello rimasto intrappolato in quantità infinitesime nei resti di esseri umani morti da secoli o millenni, e in qualche caso persino decine di migliaia di anni. E abbiamo potuto confrontarlo col nostro e vedere da quello che era rimasto impresso nelle sequenze genetiche tutto ciò che è accaduto all’umanità nel frattempo. Dimenticate l’algoritmo della vita, il DNA che “determina” la nostra natura o l’evoluzione lineare e inesorabile dalla scimmia verso l’uomo (per non dire della supposta divisione della nostra specie in “razze”). Dimenticate tutto, perché ora sappiamo che il DNA è una cosa molto più complessa, affascinante e molto, ma molto più fluida e mutevole di quanto si sospettasse. Adam Rutherford ci racconta in maniera brillante una bella storia – la nostra storia – correggendo errori ancora troppo diffusi, e per la strada ci narra di Riccardo III d’Inghilterra e delle sue ossa, dell’origine dei capelli rossi, della “love story” coi neandertaliani e delle immense migrazioni compiute dai nostri avi, miglio dopo miglio, dall’Africa a ovunque nel mondo, fino a casa nostra.
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