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C’era una volta

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Le fiabe del siciliano Capuana si inseriscono a pieno titolo nella tradizione novellistica di stampo popolare italiana, quella “nobilitata” da Italo Calvino con il suo leggendario “Fiabe Italiane” (che analizzando il lavoro di Capuana aveva parlato di “eccezionale riuscita poetica”), e che ha notevoli esponenti nell’Ottocento italiano in scrittori come Renato Fucini, Emma Perodi, Carlo Collodi e più tardi soprattutto in Federigo Tozzi. Oggi queste fiabe in gran parte di tradizione popolare si propongono come dei piccoli gioielli narrativi capaci anche di offrire una innegabile ricchezza letteraria.
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C’era una principessa

C’era una volta una principessa. Una bellissima principessa. A differenza delle altre principesse, però, non viveva in un grande castello circondata da premurosi servitori, bensì in una squallida taverna dove era costretta da un manesco e irascibile padrone a servire equivoci clienti. Anzi, la principessa non sapeva neppure di essere tale, ma credeva di essere una povera orfana caritatevolmente adottata dal violento taverniere e dalla sua ormai defunta moglie. E poiché la vita di taverna nel secolo scorso non era facile, soprattutto per le donne giovani e belle, la nostra eroina di sangue blu era assai più abile a maneggiare coltelli per placare risse tra ubriachi che non a impugnare le posate in pranzi di gala.
C’era una volta un principe. Un bellissimo principe. A differenza degli altri principi, però, non ne voleva sapere della vita di corte, ma preferiva girovagare per il mondo con gli amici e la sua ultima, capricciosa amante. Anzi, quando il re suo padre, ormai gravemente malato, decise di abdicare in suo favore, il principe, pur accettando per amor filiale, considerò la notizia una vera e propria condanna. E poiché tra i desideri del padre morente v’era pure quello che egli mantenesse fede alla promessa di matrimonio stipulata anni prima con una principessa a lui sconosciuta e ora lontana, il nostro nobile eroe partì alla ricerca della futura sposa ben determinato a non nasconderle neanche un aspetto del suo impossibile caratteraccio.

C’è sempre una guerra

Sta succedendo agli scrittori di fantascienza quello che sembra sia successo agli strateghi del Pentagono. Per quasi vent’anni dopo Hiroshima, la loro attenzione è stata, come si dice, «polarizzata» dalla guerra nucleare totale, ossia, in pratica, dalla fine istantanea cataclismatica, della civiltà, o addirittura di ogni forma di vita sul pianeta. E su questo tema – che fa ormai parte dei temi tradizionali, obbligati, della f.s., al pari della cronomacchina e della telepatia – sono stati scritti innumerevoli romanzi e racconti, dal capolavoro all’apologo bene intenzionato. Sennonché, col passare del tempo, si è visto che la catastrofe atomica presenta dal punto di vista narrativo un serio inconveniente: dura poco. Ci si può dilungare, naturalmente, sui precedenti e sulle conseguenze, ma resta il fatto che il dramma vero e proprio, il grande bagliore l’enorme fungo, si consuma in cinque righe. Di qui dunque, come per i generali di Washington, la necessità di riprendere in considerazione la guerra “minore” cioè quella guerreggiata, sia in cielo sia in terra. Con quali sensazionali innovazioni il lettore (o il critico militare) potrà vedere nei tre esemplari di “studi bellici” che abbiamo raccolto in questa antologia.
Indice:
Walter Frank MOUDY – Pro video mori (The Survivor, 1965)
Poul ANDERSON – I re(Kings Who Died, 1962)
Piers ANTHONY, Andrew J. OFFUTT e Robert E. MARGROFF – Gli A (Mandroid, 1966)
Copertina di: Karel Thole

Buskashì: Viaggio dentro la guerra (Universale economica)

La buskashi è il gioco nazionale afghano: due squadre di cavalieri si contendono la carcassa di una capra decapitata. È violento, senza regole. L’unica cosa che conta è il possesso della carcassa, o almeno di quello che ne resta al termine della gara. È come il tragico gioco a cui partecipano i numerosi protagonisti del conflitto afghano. Una partita ancora in corso, solo che al posto della capra c’è il popolo dell’Afghanistan.Buskashi è la storia di un viaggio dentro la guerra, che inizia il 9 settembre 2001 con l’assassinio del leader Ahmad Shah Massud, due giorni prima dell’attentato di New York. Un viaggio “clandestino” per raggiungere l’Afghanistan nel momento in cui il paese viene abbandonato da tutte le organizzazioni internazionali e si chiudono i confini. L’arrivo nella valle del Panchir, l’attraversamento del fronte sotto i bombardamenti per raggiungere Kabul alla vigilia della disfatta dei Talebani, la conquista della capitale da parte dei mujaheddin dell’Alleanza del Nord, la Kabul “liberata”: l’esperienza della guerra vista dagli unici testimoni occidentali della presa di Kabul.Un viaggio nella tragedia delle vittime, e insieme una riflessione sulla guerra, sulla politica internazionale, sull’informazione e sul mondo degli aiuti umanitari.
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### Sinossi
La buskashi è il gioco nazionale afghano: due squadre di cavalieri si contendono la carcassa di una capra decapitata. È violento, senza regole. L’unica cosa che conta è il possesso della carcassa, o almeno di quello che ne resta al termine della gara. È come il tragico gioco a cui partecipano i numerosi protagonisti del conflitto afghano. Una partita ancora in corso, solo che al posto della capra c’è il popolo dell’Afghanistan.Buskashi è la storia di un viaggio dentro la guerra, che inizia il 9 settembre 2001 con l’assassinio del leader Ahmad Shah Massud, due giorni prima dell’attentato di New York. Un viaggio “clandestino” per raggiungere l’Afghanistan nel momento in cui il paese viene abbandonato da tutte le organizzazioni internazionali e si chiudono i confini. L’arrivo nella valle del Panchir, l’attraversamento del fronte sotto i bombardamenti per raggiungere Kabul alla vigilia della disfatta dei Talebani, la conquista della capitale da parte dei mujaheddin dell’Alleanza del Nord, la Kabul “liberata”: l’esperienza della guerra vista dagli unici testimoni occidentali della presa di Kabul.Un viaggio nella tragedia delle vittime, e insieme una riflessione sulla guerra, sulla politica internazionale, sull’informazione e sul mondo degli aiuti umanitari.

Il burattinaio

Michael Turner è un giovane e promettente avvocato: lavora in uno dei più prestigiosi studi legali di Londra e ha una fidanzata che lo adora. Non è poco per chi, come lui, è orfano, cresciuto solo e senza affetto. Gli incubi del passato sembrano definitivamente sopiti. Quando Mike e Becky traslocano nell’appartamento di Max Somerton, un affascinante uomo di mondo, non sanno però, che qualcosa sta per sconvolgere irreparabilmente le loro esistenze, che da questo momento qualcuno si insinuerà subdolo e sottile fra loro. Il burattinaio è un thriller psicologico in cui i dettagli ambientali fanno da sfondo alla caratterizzazione e all’introspezione dei personaggi, fondendosi in un’atmosfera inquietante e ambigua.
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Buone notizie dal Vaticano

RACCONTO (14 pagine) – FANTASCIENZA – Un classico ironico, dissacrante e satirico che propone una soluzione originale per l’elezione del prossimo papa – PREMIO NEBULA 1971

Un racconto breve, ma un grande classico della fantascienza. Robert Silverberg nella sua vena più brillante affronta con satira tagliente il tema dell’elezione di un nuovo papa, in un futuro in cui forse occorrerà andare oltre l’essere umano per trovare il vero successore di Pietro.

Robert Silverberg è unanimemente riconosciuto come uno dei massimi autori della fantascienza contemporanea. Nato a Brooklyn (New York) il 15 gennaio del 1935, iniziò a scrivere SF d’avventura negli anni ’50, diventando ben presto uno degli autori più famosi e prolifici e ottenendo il premio Hugo come autore più promettente del 1956. Durante la metà degli anni sessanta però, spinto dal desiderio di dimostrare a se stesso e agli altri le sue capacità di vero scrittore, e di essere in grado di realizzare anche opere di qualità, Silverberg impresse una svolta decisiva allo stile dei suoi romanzi, iniziando a produrre opere di maggiore impegno umano e letterario. Tra gli scritti più importanti di questo secondo periodo ricordiamo ”Ali della notte” (con cui vinse anche un premio Hugo), ”Brivido crudele”, ”Torre di cristallo”, forse la sua opera più completa e riuscita, ”Vertice di immortali”, ”Paradosso dei passato”, e ”Mutazione”, che si inserisce in quel gruppo di romanzi dedicati da Silverberg alla descrizione e all’esplorazione dell’esperienza mistica della trascendenza.

(source: Bol.com)

Buon viaggio bastardo

Humanitron è il nome della macchina che regala la morte a chi la cerca. Ma chiviene ritrovato senza vita nel congegno, questa volta, non è uno dei tantimalati terminali cui l’apparecchio è destinato: è invece il dottor Mate, aliasDottor Morte, l’inventore del fatale strumento nonché strenuo difensoredell’eutanasia. Troppe persone volevano eliminarlo e ognuna di queste portacon sé un pesante bagaglio di psicosi e ossessioni. Il detective Sturgis,chiamato a risolvere il caso, cerca la consulenza dello psicologo infantileDelaware; ma questi cade in un ambiguo conflitto di interessi che metterà inserio pericolo le indagini.

Il buio

Vigilia di Natale a Newcastle. Fervono i preparativi per la santa ricorrenza.Frenetico andirivieni nei negozi del centro: regali, tacchini, brindisi,cori, scambio d’auguri, generosità, altruismo d’obbligo… È lo Spirito del Natale – emanazione di santità a scadenza annuale. Il rituale celebrativo è al suo culmine quando tuoni e fulmini bombardano la città. La Tempesta si abbatte su Newcastle… e cala il Buio. Per l’ispettore Cardiff, un “perdente” al bivio tra la rassegnazione a una squallida solitudine e un risolutivo suicidio, il Natale si prospetta assai bizzarro: gli occupanti di un intero palazzo di uffici scompaiono in massa nel bel mezzo di allegri festini natalizi. A segnalarlo è un altro “perdente”, Alec Beaton, addetto alla manutenzione dell’edificio, ubriaco full-time. Sembra che ci sia rimasto soltanto lui li dentro… oltre a una mano segata via dal corpo di chissà chi. Non è lo scherzo di un mentecatto, né il delirio di un ubriacone. La polizia avvia le indagini di routine. Intanto,in altri punti della città,e persino a Londra, i festanti desaparesidos cominciano a riapparire sulla scena del reale. Ma sono cambiati… Il caso passa a una squadra speciale comandata dal misterioso Rohmer, un inquietante personaggio scortato da un’accolita di scienziati. L’Operazione Darkfall ha cosi inizio. Per Cardiff tutto ciò ha il sapore di una sfida. Con l’aiuto del balordo Jimmy Delvin, suo amico-nemico, tenterà di capire chi si celi dietro l’algida purezza ariana del biondo Rohmer. Insieme affronteranno la Tempesta e tenteranno di squarciare la nera cortina del Buio. Il Buio che oscura le menti, che stravolge le stesse cognizioni del Tempo e dello Spazio, il Buio che dissacra e distrugge…

Buio profondo

Nick Stone, ex operatore del SAS britannico, ora agente K incaricato delle missioni più pericolose, sembra un uomo distrutto. Dopo la morte della figlia adottiva Kerry e di una collega con la quale aveva sperato di iniziare una nuova vita, è rimasto solo. Lo tormentano i ricordi di vecchie missioni in cui non ha potuto salvare vittime innocenti. Ma un’esistenza trascorsa a sfidare la morte gli ha insegnato a sopravvivere. Sempre. Per la nuova missione deve rintracciare un uomo nella Baghdad di oggi. Una figura enigmatica che Nick ha incontrato in Bosnia e che, ora, potrebbe rappresentare una svolta nei rapporti tra islamici moderati e occidentali. Una speranza di pace.
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Buio

Dall’autore di “Attraverso la notte” una nuova raccolta di cinquantacinque brevi composizioni, a metà tra il racconto e la riflessione blog-like. Tantissimi i temi sociali e personali trattati – con uno stile diretto e pungente, che non disdegna l’uso di un linguaggio forte, e le tematiche del sesso e della violenza. Dice lo stesso autore: “un quadro di questi nostri miseri giorni.”

Buick 8

Fa la sua comparsa nel lontano 1979 e continua la sua presenza sorniona in un capannone dietro la stazione di polizia della squadra D. E’ una macchina, una Buick blu notte, dentro sembra un giocattolo, ma un fatto è certo: dai copertoni sui quali non si posa mai un grammo di polvere, alla carrozzeria che si guarisce da sola, è viva come un animale… uno strano essere animato che a lunghi periodi di letargo alterna brevi, violenti attimi di attività.
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Bugs

Tempi duri per Fred Jones, tecnico inglese approdato negli Stati Uniti in cerca di fortuna. Rapinato, abbandonato dalla moglie, viene assunto per errore come ingegnere per lavorare al progetto di un super-robot. Ma la ditta che lo assume, specializzata in ciberbetica e idraulica d'avanguardia, è guidata da uno scienziato folle. Così come folle è il mondo in cui Fred si ritrova: ristoranti che vengono smantellati mentre si mangia, spie russe e serial killer in libertà, gente che vuole ucciderlo o pagarlo per ragioni egualmente oscure. Un mondo insensato in cui tutto, e tutti, sono in vendita. Ambientato in un'America del futuro fin troppo simile alla presente, questo irresistibile romanzo è insieme una serrata avventura tecnologica e un folle divertissement come solo l'autore del Sistema riproduttivo (Classici Urania) ci poteva offrire.

Bugie, fossili e farfalle

Sacerdoti della verità, gli scienziati? Gli annali della scienza sono pieni di falsi d'autore: topi colorati a mano, farfalle dalle ali corrette con l'inchiostro, crani comuni gabellati per antichissimi, fossili finti, tabelle dai numeri inventati, percentuali con il maquillage. In pensieri, parole, opere e omissioni lo scienziato non ha nulla da invidiare al peccatore comune. Sia troppo amore per le proprie ipotesi, che i fatti si ostinano a non confermare, o ricerca di una scorciatoia per la gloria, o gusto puro per la truffa, come di chi bara al solitario, sia insomma ingenuità o furbizia, la frottola è un genere che nella scienza annovera esempi preclari e numerosi: tutti qui messi alla berlina dalla penna irriverente di Celli. Se il sonno della ragione genera mostri, occorre concludere, anche la veglia non scherza.

Budda e Cristo

Gesù di Nazareth è il portatore del Cristo. Chi saprà ascoltare e partecipare a queste verità con profondità interiore imparerà a raffrozare il suo spirito ed acquisterà il dominio sulle sue parti istintive.

Buchi neri evanescenti. Stephen Hawking e la scommessa perduta

Il 18 luglio 2004, astronomi e matematici si riunivano a Dublino per la conferenza internazionale di Relatività Generale e Gravitazione. Qualche giorno prima, il grande astrofisico Stephen Hawking, affetto da malattia gravissima che lo condanna a un’immobilità assoluta, aveva chiesto di partecipare. Disse di voler intervenire per aver perso la scommessa contro John Perskill, formulata negli anni Settanta, sull’evaporazione dei buchi neri. Che uno studioso della fama di Hawking si presentasse al mondo per ammettere di avere sbagliato, colpì tutti. Monica Colpi – docente di Fisica stellare e Astrofisica relativistica – spiega questo straordinario evento in una lingua semplice e metaforica. Con una nota di Margherita Hack.
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