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Gli anni del precursore

L’anno è il 2700 e Leif Barker è Primario chirurgo nel più importante ospedale di Parigi. E’ anche l’ispiratore e il principale esecutore del progetto Tarma e Ruggine, teso alla totale destabilizzazione dell’Unione Haijac: ma l’incontro con l’insolito cadavere di una splendida donna in una sala di autopsia è destinato a cambiare in modo radicale la sua duplice esistenza e il precario equilibrio del mondo che lo circonda.
Copertina di Marco Patrito

Gli anni del nostro incanto

Una domenica di aprile, una Vespa, a Milano, negli anni Sessanta: un padre operaio, una madre parrucchiera, un figlio di sei anni e una bimba che non ne ha ancora compiuto uno. Vengono dalla periferia, sembrano presi dall’euforia del benessere che ha trasformato la loro cronaca quotidiana in una vita sbarluscenta. Qualcuno scatta una foto a loro insaputa. Vent’anni dopo, nei giorni in cui la Nazionale di calcio italiana vince i Mondiali di Spagna, una ragazza si trova al capezzale della madre che improvvisamente ha perso la memoria. Il suo compito è di ricordare e narrare il passato, facendosi aiutare da quella foto. Prende così avvio il racconto di una famiglia nell’Italia spensierata del miracolo economico, una nazione che si lascia cullare dalle canzoni di Sanremo, sogna viaggi in autostrada, si entusiasma con i lanci nello spazio dei satelliti americani e sovietici, e crede nel futuro, almeno fino a quando non soffia il vento della contestazione giovanile e all’orizzonte si addensano le prime ombre del terrorismo. Dopo la strage di piazza Fontana finisce un’epoca favolosa e ne comincia un’altra. La città simbolo dello sviluppo industriale si spegne nel buio dell’austerity, si sporca di sangue e di violenza, mostra il male che si annida e lascia un segno sul destino di tutti. Con un romanzo dalla scrittura poetica e struggente, forte nei sentimenti ed evocativo nello stile, Giuseppe Lupo ci racconta il periodo più esaltante e contraddittorio del secolo scorso – gli anni del boom e quelli di piombo – entrando nei sogni, nelle illusioni, nelle inquietudini, nei conflitti di due generazioni a confronto: quella dei padri venuti dalla povertà e quella dei figli nutriti con i biscotti Plasmon.

(source: Bol.com)

Gli anni al contrario

essina, 1977. Aurora, figlia del fascistissimo Silini, ha sin da piccola l’abitudine di rifugiarsi in bagno a studiare, per prendere tutti nove immaginando di emanciparsi dalla sua famiglia, che le sta stretta. Giovanni è sempre stato lo scavezzacollo dei Santatorre, ce l’ha con il padre e il suo ”comunismo che odora di sconfitta”, e vuole fare la rivoluzione. I due si incontrano all’università, e pochi mesi dopo aspettano già una bambina. La vita insieme però si rivela diversa da come l’avevano fantasticata. Perché la frustrazione e la paura del fallimento possono offendere anche il legame più appassionato. Perché persino l’amore più forte può essere tradito dalla Storia.

Messina, 1977. Aurora, figlia del fascistissimo Silini, ha sin da piccola l’abitudine di rifugiarsi in bagno a studiare, per prendere tutti nove immaginando di emanciparsi dalla sua famiglia, che le sta stretta. Giovanni è sempre stato lo scavezzacollo dei Santatorre, ce l’ha con il padre e il suo ”comunismo che odora di sconfitta”, e vuole fare la rivoluzione. I due si incontrano all’università, e pochi mesi dopo aspettano già una bambina. La vita insieme però si rivela diversa da come l’avevano fantasticata. Perché la frustrazione e la paura del fallimento possono offendere anche il legame più appassionato. Perché persino l’amore più forte può essere tradito dalla Storia.
(source: Bol.com)

Annamaria Ludmann. Dalla scuola svizzera alle Brigate Rosse

Scrive don Gallo nella prefazione: “Questo libro, a mio parere indica al lettore una strada perché non si rimuova un pezzo doloroso di storia del nostro paese…”
…si tratta di un lavoro onesto, imparziale, pacato. L’autore si mette in condizione umile di chiedere e ascoltare per non invilupparsi nella immobilità delle proprie ragioni per non accontentarsi di risposte uniche e assolute.
Emergono tra le righe interessanti interrogativi: “chi è questa giovane incensurata?” Come è stata arruolata nelle Brigate Rosse?” Quale “ruolo” rivestiva nel vasto movimento della lotta armata? Qual è la vera versione dello “scontro” in via Fracchia?
…rimane fortissima la domanda cruciale: “come mai una ragazza “normale” come Annamaria Ludmann, e tanti altri giovani sono entrati nella lotta armata?”
…aleggiano nuovamente il ’68, gli anni Settanta e Ottanta, i cortei, le università occupate, scontri, uccisioni, leggi speciali, il caso Moro, i processi, i pentiti, i dissociati, gli irriducibili, i latitanti, i detenuti e infine i Servizi segreti più o meno deviate le sanguinose stragi…
regalando a un vecchio democratico, la sua profonda aspirazione alla verità, alla giustizia, alla democrazia… per scegliere decisamente il sentiero della cultura della non violenza per una impostazione della vita, del nostro quotidiano.
(dalla prefazione di Don Andrea Gallo, della Comunità San Benedetto al Porto di Genova)
La “lotta armata” non ha rappresentato la follia di donne e uomini incapaci di vivere serenamente il proprio tempo. Non si è neppure rivelata la disperata condotta di persone alla deriva di sé stesse. Pensarlo significherebbe sottrarre da responsabilità una società in seno alla quale lo spaventoso feto fu concepito. Interpretare quegli anni con le semplificazioni in uso al nostro tempo non facilita la comprensione, in sostanza. Ecco perché interpretazioni quali “scritti farneticanti” o “tesi deliranti” circa il materiale prodotto dalle Br paiono perlomeno superficiali. Chiamarli “terroristi” identifica un soggetto, ma non ne spiega la genesi. Prima che divampasse la “lotta armata” le persone che ne avrebbero animato gli intenti vivevano in famiglia, in fabbrica, a scuola o all’università. In una parola animavano un tessuto sociale comune a milioni di individui. Tra questi Annamaria Ludmann, militante “irregolare”delle Brigate rosse morta a Genova in via Fracchia il 28 marzo 1980.
I documenti ufficiali riferirono un conflitto a fuoco con i carabinieri, versione subito posta in forte dubbio da alcuni organi di stampa. Annamaria Ludmann, una cattolica per nulla incline alla violenza politica, disse chi ne condivise per qualche tempo la quotidianità. Eppure, nel suo appartamento sulle alture di Oregina transitarono i capi delle Br, rivelano i verbali di interrogatorio a Patrizio Peci.
A margine delle vicende genovesi la descrizione di un “Collettivo politico” che si tenne nel novembre 1969 a Chiavari, all’interno di locali incredibilmente concessi per “errore” dalla Curia Vescovile cittadina, scrisse il generale Dalla Chiesa. Tra i presenti, Renato Curcio e Margherita Cagol. Chiavari, la città dove tornò la stessa Annamaria Ludmann al termine di un “viaggio” senza ritorno.
In appendice, copie fotostatiche del “Fascicolo via Fracchia”, uscito dal Tribunale di Genova vent’anni dopo quei drammatici eventi.
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### Sinossi
Scrive don Gallo nella prefazione: “Questo libro, a mio parere indica al lettore una strada perché non si rimuova un pezzo doloroso di storia del nostro paese…”
…si tratta di un lavoro onesto, imparziale, pacato. L’autore si mette in condizione umile di chiedere e ascoltare per non invilupparsi nella immobilità delle proprie ragioni per non accontentarsi di risposte uniche e assolute.
Emergono tra le righe interessanti interrogativi: “chi è questa giovane incensurata?” Come è stata arruolata nelle Brigate Rosse?” Quale “ruolo” rivestiva nel vasto movimento della lotta armata? Qual è la vera versione dello “scontro” in via Fracchia?
…rimane fortissima la domanda cruciale: “come mai una ragazza “normale” come Annamaria Ludmann, e tanti altri giovani sono entrati nella lotta armata?”
…aleggiano nuovamente il ’68, gli anni Settanta e Ottanta, i cortei, le università occupate, scontri, uccisioni, leggi speciali, il caso Moro, i processi, i pentiti, i dissociati, gli irriducibili, i latitanti, i detenuti e infine i Servizi segreti più o meno deviate le sanguinose stragi…
regalando a un vecchio democratico, la sua profonda aspirazione alla verità, alla giustizia, alla democrazia… per scegliere decisamente il sentiero della cultura della non violenza per una impostazione della vita, del nostro quotidiano.
(dalla prefazione di Don Andrea Gallo, della Comunità San Benedetto al Porto di Genova)
La “lotta armata” non ha rappresentato la follia di donne e uomini incapaci di vivere serenamente il proprio tempo. Non si è neppure rivelata la disperata condotta di persone alla deriva di sé stesse. Pensarlo significherebbe sottrarre da responsabilità una società in seno alla quale lo spaventoso feto fu concepito. Interpretare quegli anni con le semplificazioni in uso al nostro tempo non facilita la comprensione, in sostanza. Ecco perché interpretazioni quali “scritti farneticanti” o “tesi deliranti” circa il materiale prodotto dalle Br paiono perlomeno superficiali. Chiamarli “terroristi” identifica un soggetto, ma non ne spiega la genesi. Prima che divampasse la “lotta armata” le persone che ne avrebbero animato gli intenti vivevano in famiglia, in fabbrica, a scuola o all’università. In una parola animavano un tessuto sociale comune a milioni di individui. Tra questi Annamaria Ludmann, militante “irregolare”delle Brigate rosse morta a Genova in via Fracchia il 28 marzo 1980.
I documenti ufficiali riferirono un conflitto a fuoco con i carabinieri, versione subito posta in forte dubbio da alcuni organi di stampa. Annamaria Ludmann, una cattolica per nulla incline alla violenza politica, disse chi ne condivise per qualche tempo la quotidianità. Eppure, nel suo appartamento sulle alture di Oregina transitarono i capi delle Br, rivelano i verbali di interrogatorio a Patrizio Peci.
A margine delle vicende genovesi la descrizione di un “Collettivo politico” che si tenne nel novembre 1969 a Chiavari, all’interno di locali incredibilmente concessi per “errore” dalla Curia Vescovile cittadina, scrisse il generale Dalla Chiesa. Tra i presenti, Renato Curcio e Margherita Cagol. Chiavari, la città dove tornò la stessa Annamaria Ludmann al termine di un “viaggio” senza ritorno.
In appendice, copie fotostatiche del “Fascicolo via Fracchia”, uscito dal Tribunale di Genova vent’anni dopo quei drammatici eventi.

Anna dai capelli rossi. La casa dei salici al vento

Anna dai capelli rossi, noto anche come Anna dei Tetti Verdi (Anne of Green Gables), è un romanzo della scrittrice canadese Lucy Maud Montgomery, pubblicato per la prima volta nel 1908. Venne concepito come romanzo per lettori di ogni età, ma con gli anni è diventato un classico della letteratura per ragazzi. Montgomery trovò l’ispirazione per il romanzo in un biglietto che aveva scritto anni prima in cui descriveva la storia di una coppia a cui era stata erroneamente affidata una ragazzina orfana, anziché un maschio, ma che aveva deciso di tenerla ugualmente. La Montgomery inserì nella storia anche le proprie esperienze infantili nella zona rurale dell’Isola del Principe Edoardo. L’ispirazione per il personaggio di Anne Shirley invece le fu dato da una fotografia di Evelyn Nesbit.

Anime morte

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Che cosa si nasconde dietro l’inspiegabile, plateale suicidio di Jim Margolies, giovane promessa del reparto investigativo di Edimburgo, buttatosi dalla rupe che domina la città? E perché un pedofilo appena scarcerato è stato alloggiato in un complesso popolare con vista sul parco-giochi? Le chance di successo per un ispettore cinico, antisociale, colmo di rabbia a stento repressa e ossessionato dal senso di colpa per la morte del suo più caro amico e collega, non sembrano numerose, ma John Rebus è un mastino, un osservatore attentissimo, un investigatore indomito. E scoprirà la verità, anche se gli costerà molto cara.

Anime gemelle

L’amore non ha confini per un angelo caduto in volo
Tornato nel mondo dei vivi come angelo dopo aver perso la vita in un terribile e misterioso incidente, il giovane Tristan cerca disperatamente di entrare in contatto con Ivy, il suo grande amore. Grazie all’aiuto di Lacey, un angelo femminile, Tristan scopre la tremenda verità che si nasconde dietro il suo incidente. Qualcuno ha rotto i freni della sua macchina: è stato un omicidio, non una fatalità. E il colpevole è una persona di cui nessuno può sospettare, che nasconde dietro un caldo sorriso e un affettuoso abbraccio la follia che divampa nella sua mente. L’assassino è ormai fuori controllo, i suoi piani sono sempre più deliranti, colpisce senza pensare, risucchiato in una spirale di odio e pazzia. C’è in ballo l’eredità del patrigno di Ivy, una fortuna che vale milioni. E adesso che il cerchio si stringe intorno a Ivy, solo un angelo può salvarla, proteggerla dai pericoli che incombono. Ma Tristan sa che il suo tempo sta per scadere, perché nessun angelo può rimanere sulla Terra per sempre. L’oscurità, il grande buio in cui prima o poi cadrà per non tornare più, lo chiama, cerca di catturarlo. Ma Tristan non può cedere, non può lasciarsi andare. L’amore della sua vita ha bisogno di lui.

L’anima gemella

Miss Solitudine, così l’aveva soprannominata. Anche se non le aveva mai parlato, nell’Harmony Café, dove la vedeva ogni giorno, sapeva che c’era qualcosa che li avrebbe legati per sempre. E così, quando lei si era tolta la vita, si era accorto che doveva scoprire il perché a tutti i costi

Anima e iPad

Che cosa c’entra l’anima con l’iPad? In apparenza, niente. La prima è quella fitta di rimorso che ci avvisa che siamo vivi e coscienti, il secondo è l’assoluto tecnologico del momento. Tuttavia, questa strana coppia ha una affinità profonda, perché la tecnica non è aberrazione, ma rivelazione e, come in un corteo, porta alla ribalta una moltitudine di cose antichissime. Quali? Anzitutto la scrittura. Tanto l’anima quanto l’iPad hanno memoria da vendere e sono dei blocchi su cui si legge, si scrive e si archivia. Sì, perché non solo il ‘pad’ di iPad ci ricorda il blocco di carta gialla e rigata reso familiare dai legal thriller, ma la più antica immagine dell’anima, da Platone a Freud, è stata quella della tavoletta di cera, gialla anche lei, la tabula su cui si scrive e si cancella. Questa scrittura, dentro e fuori della mente, è l’origine della coscienza e del mondo sociale. Perché la scrittura è insieme la base della realtà sociale (è impossibile pensare a una società senza una qualche forma di memoria, dal rito al computer passando per l’archivio e il portafogli) e la base della nostra coscienza e del nostro pensiero, il cui spettro peggiore è proprio l’Alzheimer, la perdita della memoria vissuta come perdita del pensiero. Ecco perché la grande svolta tecnologica che ha caratterizzato gli ultimi trent’anni ha riguardato proprio la scrittura, e il suo emblema è oggi l’iPad. Anima e iPad sono dunque gemelli. E l’iPad, che quando è spento, con il suo schermo lucido, può servire come specchio per pettinarsi o rifarsi il trucco, quando è acceso, con la sua memoria attivata, diviene letteralmente lo specchio dell’anima.
(source: Bol.com)

L’anima del fuoco. La spada della verità

Per salvare Richard dalla peste, Kahlan è stata costretta a richiamare dal Mondo Sotterraneo i tre Rintocchi, Vasi, Sentrosi e Rechani. Queste creature magiche possiedono un potere molto particolare, che gli permette di prosciugare la magia presente nella dimensione in cui sono state liberate. Ma ora, a causa della loro presenza, i popoli delle Terre Centrali rischiano di perdere i poteri magici, e ciò non solo mette in pericolo la vita di ognuno ma favorisce anche l’oscuro disegno di Jagang, il malvagio imperatore dell’Ordine Imperiale, dominato da un odio assoluto e irrefrenabile per la magia. Kahlan e Richard sono gli unici in grado di fermare e rispedire nell’aldilà i tre Rintocchi.

Anharra: Il santuario delle tenebre

Richiamato alla vita dal ritorno della stella Nester, Vemerin il Re pazzo dilaga con la sua armata di vivi e di morti verso delle terre dell’impero, per rivendicare il suo antico dominio. Sono con lui le Tenebre, esseri misteriosi e maligni che conoscono i segreti di ciò che è stato e di ciò che sarà. Vargo, il giovane eroe perseguitato, e i compagni con cui ha cercato inutilmente di trattenere il re nella sua tomba ad Anharra, lo precedono. Portano con sé il più prezioso tesoro della città: la figlia del Re, ancora in preda alle visioni del suo sonno secolare, sul cui corpo è tatuato l’indecifrabile trentesimo Canto.
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L’angolo del diavolo

“Vicki Allegretti si era sempre chiesta come ci si sente a guardare nella canna di una pistola carica, e ora lo sapeva. La pistola era una Glock nera, nove millimetri, e mirava direttamente al suo occhio destro.” Quando Vicki raggiunge il suo appuntamento con un informatore, si accorge infatti di essere nel posto sbagliato al momento sbagliato. Qualcuno la stava aspettando e per poco non viene assassinata da un colpo di pistola. Anche questa volta Vicki riesce a portare a casa la pelle, ma non può salvare altre due vittime, uccise davanti ai suoi occhi. Sconvolta, cerca di capire come è possibile che un normale incontro per un caso minore sia diventato un omicidio. Anzi un doppio omicidio. Ma con Vicki nessun killer ha vita facile, tantomeno questa volta che lei stessa l’ha visto in faccia. Giustizia sarà fatta.
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Anghelos

Benevento, anno Domini 999.
Una città sanguinaria, ideale per chi pratica il delitto.
Con la devozione di un’antica sacerdotessa, Sirene si avvicinò al Vampiro e disse: “Ecco il Libro Oscuro e il Serpente Occhio di Lamia. Ti restituisco ciò che ti appartiene, Nikefòros Ánghelos”.
È una notte di nuvole nere che straziano un cielo rossi di sangue. Il servo Raphael cammina scortando una carrozza antica e sporca in un bosco fatto di rocce, fango e alberi neri che sembrano spezzarsi sotto le sferzate del vento. L’essere che si nasconde oltre la feritoia della carrozza ha fame. L’essere è il Vampiro.
Alto, bellissimo, occhi che sembrano d’acqua, il Conte Nikefòros vive da sempre nell’ombra del suo segreto di non-morto. Lui è discendente della temutissima stirpe degli Ánghelos ed era dovuto fuggire anni prima dall’isola greca di Thera per non cadere vittima dell’ambizioso vescovo Aléxandros che vuole sottrarre dalle mani di Nikefòros il Libro Oscuro, testo che nasconde segreti così terribili da non poter essere nemmeno immaginati. Proprio a Benevento il Conte spera di trovare un rifugio sicuro perché Aléxandros è di nuovo sulle sue tracce, caparbiamente determinato a raggiungerlo.
Aiutato in parte dal monaco Ándreas e dalla misteriosa Sirene, Nikefòros inzia a leggere il Libro mentre Lilith, prigioniera nella Cripta da un tempo immemorabile, si adopera affinché il Conte la faccia uscire. In cambio gli rivelerà quel passato che qualcuno ha cancellato dalla sua mente. Ma la Prima Guardiana della Porta non può permetterlo: è lei che deve guidarlo nella lettura del Libro. Se Lilith riuscisse a parlargli, per il Vampiro sarebbe la distruzione.
Ánghelos – con un’indagine documentata accuratissima – conferisce alla figura del Vampiro una dimensione che è insieme storica e mitologica. Una parabola affascinante che ha inizio con le origini dell’umanità e inchioda alla pagina con la capacità visionaria e la ricchezza di emozioni proprie del grande narratore.