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Il candelaio

Commedia in cinque atti scritta probabilmente a Parigi nel 1582. La commedia, nella sua storia iniziale e nell’apparato di cui si circonda, pare un episodio della guerra condotta dal Bruno contro l’accademismo, il conformismo e la pedanteria. La trama si annoda su tre motivi: “sono tre materie principali, spiega l’autore, intessute insieme… l’amor di Bonifacio, l’alchimia di Bartolomeo et la pedanteria di Manfurio; però per la cognizion distinta de’ soggetti, ragion dell’ordine et evidenza dell’artificiosa stesura, rapportiamo prima da per lui l’insipido amante, secondo il sordido avaro, terzo il goffo pedante”. **

Il Candelabro Sepolto

Che fine ha fatto la Menorah, il simbolo per eccellenza del popolo ebraico che illuminava l’arca del Tempio di Gerusalemme? Dopo la distruzione del tempio e il saccheggio della città, nel 70 d.C., fu portata a Roma, in trionfo da Tito insieme agli altri tesori trafugati agli ebrei, un bottino talmente prezioso da essere raffigurato sull’Arco dell’imperatore. Per anni il candelabro fu conservato insieme con le altre spoglie della prima guerra giudaica, finché a Roma arrivarono i Vandali di Genserico che ne fecero ancora bottino di guerra portandola a Cartagine, di nuovo in trionfo. Ma solo finché Giustiniano non riuscì a recuperarla per trasferirla a Bisanzio, poi chissà… Stefan Zweig racconta il suo vagare come metafora stessa del popolo errante, pochi anni prima di porre fine alla propria esistenza di esiliato, in fuga dall’oppressione nazista. In una scintillante postfazione Fabio Isman si mette a sua volta alla ricerca della Menorah per scoprire che potrebbe trovarsi ancora a Roma… Roma, 455 d.C.: durante il saccheggio i Vandali trafugano come bottino di guerra la Menorah (l’antico candelabro a sette braccia) del Tempio di Gerusalemme, portata a Roma da Tito. Tra la comunità ebraica si diffonde ungrande scoramento: il simbolo più antico, il fondamento stesso dell’identità del popolo ebraico è andato perduto e deve essere recuperato a ogni costo. Con il suo stile cristallino Stefan Zweig ricostruisce una vicenda che è per molti versi un vero e proprio mito fondativo del popolo ebraico, e poco importa se a volte il suo racconto ceda il passo alla leggenda. “Le leggende fiorite sulla scomparsa della Menorah sono quasi infinite” si legge nella postfazione di Fabio Isman. “E tutte, come anche il racconto di Stefan Zweig, hanno un unico obiettivo: mantenerla in vita.”
(source: Bol.com)

CANALI DI MORTE

Trasformare Marte in un pianeta abitabile è da molti anni il sogno di buona parte del genere umano, e la meta che alcune grosse multinazionali si sforzano di rendere sempre più prossima. Gli interessi in gioco sono enormi, gli intrighi politici e finanziari non si contano, ma ormai i primi risultati incoraggianti sono a portata di mano. Per Dan Kettering, però, tutto questo non ha molta importanza. Ha visto morire suo fratello su Marte, e lo ha visto morire nel corso di un incredibile incidente trasmesso in diretta da una squadra di tempestivi teleoperatori. Un grosso scoop, certo, ma perfino la polizia sospetta che si sia trattato di un assassinio: il primo delitto della storia compiuto sotto gli occhi di milioni di testimoni… e forse per mano della stessa rete televisiva che ha ripreso l’accaduto. A Dan non rimane che partire per Marte, e sperare che gli indici di gradimento gli siano favorevoli.
Copertina di Karel Thole

Canale zero

Un’adolescente che uccide i genitori. Tipologia da cronaca nera ormai non tanto originale. Che anzi si ripete con fin troppa frequenza. E questo romanzo potrebbe sembrare un instant book tra i tanti, un noir che prende spunto dalla cronaca o, peggio, che si addentra in tesi psichiatriche e psicosociologiche. Invece “Canale zero” è un preciso congegno narrativo, che denota una raffinata conoscenza dell’universo giovanile, una non comune sensibilità interpretativa e una padronanza della scrittura che si fa arte visiva. Daria, la ragazza protagonista, che dapprima si chiude in un ostinato isolamento, si rivela poi, a poco a poco, nelle sue lettere verso il ‘mondo esterno’. Il linguaggio schietto e semplice mette a nudo il disagio di un intero contesto con inconsueta lucidità e potenza, tallonando da vicino i labili confini tra follia e poesia, con brani di sconvolgente disperazione ma anche con levità di canzone. Con una lettera di Vittorio Andreoli. **

Canada

“Prima di tutto parlerò della rapina commessa dai nostri genitori. Poi degli omicidi, che avvennero più tardi.” Ai nostri giorni, a distanza di mezzo secolo dai fatti, il professor Dell Parsons, americano trapiantato in Canada e alla vigilia della pensione, ricorda i due avvenimenti che hanno impresso una svolta decisiva alla sua vita e a quella di Berner, la sua gemella. Nel 1960, l’anno dei fatti criminosi, Dell e Berner hanno quindici anni e i Parsons sono una famiglia americana assolutamente normale, da cui sarebbe stato assurdo aspettarsi cose simili. Ma, come scrive Richard Ford, “il preludio a cose molto brutte può essere ridicolo, ma può anche essere casuale e insignificante. Cosa che merita di essere riconosciuta perché indica il punto da cui possono originarsi eventi disastrosi: a un pelo dalla vita di tutti i giorni”.
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Il campo degli spettri

Sopravvivere, qualunque sia l’opinione dei fatalisti e dei martiri, è sempre la cosa più importante. Anche a costo di trasformarsi in duende, creature di energia organica più simili a spettri che a esseri umani, ma capaci di vivere all’interno della solida roccia. Oggi, seicento anni dopo l’olocausto nucleare, l’esistenza dei duende rintanati nelle viscere del Kansas procede lungo binari abituali. Finché un giorno, durante una prova di risalita, Preston Kitteridge emerge alla superficie e invece di una landa desolata scopre un immenso campo di grano… percorso da titaniche trebbiatrici adorne di falce e martello. L’America è ormai popolata da pacifici agricoltori sovietici. Cosa diavolo è successo in quei seicento anni? E chi sono, adesso, i veri abitanti del continente nordamericano che, secondo gli antichi calcoli, dovrebbe essere ancora un inferno radioattivo?
Copertina di Karel Thole

Il campione delle Highlands

Keira Murray MacKail ha perduto tutto: marito, castello, terre. Suo ultimo rifugio è un remoto monastero, che diventa ultimo rifugio anche di Liam Cameron, guerriero gravemente ferito di cui Keira non esita a prendersi cura. Tornato in forze, Liam accetta di diventare il suo campione per la riconquista di Ardgleann. Ma nel cuore del conflitto per riprendere le terre, Liam e Keira affronteranno ben altro conflitto: quello del cuore…

Il campeggio degli orrori

Potevo fuggire! Era un pensiero così scioccante e al tempo stesso così reale, che impiegò un po’ prima di prendere forma. Potevo nascondermi nel bosco. Potevo scappare dallo zio Al e dal suo campeggio degli orrori. Età di lettura: da 8 anni.

Le campane di Bicêtre

Quando comincia a riprendere conoscenza in una delle uniche due camere singole dell’ospedale di Bicétre, Rene Maugras, direttore del principale quotidiano parigino, di quanto è avvenuto la sera precedente ricorda poco o nulla: sa che era a cena, come ogni primo martedì del mese, nella saletta privata del Grand Véfour (uno dei più antichi ristoranti della capitale, e anche uno dei più esclusivi) con un gruppo di amici i quali, come lui, possono considerarsi a giusto titolo, ciascuno nel proprio campo, dei personaggi molto, molto importanti – degli uomini arrivati, come si dice. A un certo punto era andato alla toilette, e lì (come scoprirà più tardi) lo avevano trovato, privo di sensi, un quarto d’ora dopo. Sa quindi di essere vivo, e dai luminari convocati al suo capezzale si sente dire che guarirà, che ricomincerà a muovere il braccio destro, che potrà di nuovo parlare. Ma Rene Maugras sa anche un’altra cosa: che non gli importa. A poco a poco, attraverso il groviglio di pensieri gli affollano la mente, si fa strada una domanda: “A che scopo?”. A che scopo essere diventato un personaggio importante, a che scopo essersi dato tanto da fare – a che scopo vivere, in definitiva? Mentre tutti si chiedono che cosa gli passi per la testa, Maugras, con la lucidità di una solitudine interiore spogliata da ogni maschera, fa un bilancio impietoso della propria esistenza, interrogandosi sul senso di quanto hanno fatto lui e quelli come lui per per diventare ciò che sono.
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Il Cammino di Santiago

“Quando si va verso un obiettivo, è molto importante prestare attenzione al Cammino. È il Cammino che ci insegna sempre la maniera migliore di arrivare, e ci arricchisce mentre lo percorriamo.”
“Lo Straordinario risiede nel Cammino delle Persone Comuni.”
Il Cammino di Santiago racconta il viaggio del narratore Paulo lungo il sentiero dei pellegrini che conduce a Santiago di Compostela, in Spagna. In compagnia della sua guida spirituale, il misterioso ed enigmatico Petrus, Paulo affronta una serie di prove ed esercizi, incontra figure che mettono a repentaglio la sua determinazione e la sua fede, schiva insidiosi pericoli e minacciose tentazioni, per ritrovare la spada che gli permetterà di diventare un Maestro Ram. Il Cammino, realmente percorso da Paulo Coelho nel 1986, diventa così luogo letterario di un ispirato romanzo d’avventure che è nello stesso tempo una affascinante parabola sulla necessità di trovare la propria strada nella vita. Composto nel 1987, Il Cammino di Santiago occupa un posto peculiare nell’opera di Paulo Coelho, non soltanto perché è il suo primo romanzo – cui farà seguito L’Alchimista – ma soprattutto perché rivela pienamente l’umanità del suo messaggio e la profondità della sua ricerca interiore.
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### Sinossi
“Quando si va verso un obiettivo, è molto importante prestare attenzione al Cammino. È il Cammino che ci insegna sempre la maniera migliore di arrivare, e ci arricchisce mentre lo percorriamo.”
“Lo Straordinario risiede nel Cammino delle Persone Comuni.”
Il Cammino di Santiago racconta il viaggio del narratore Paulo lungo il sentiero dei pellegrini che conduce a Santiago di Compostela, in Spagna. In compagnia della sua guida spirituale, il misterioso ed enigmatico Petrus, Paulo affronta una serie di prove ed esercizi, incontra figure che mettono a repentaglio la sua determinazione e la sua fede, schiva insidiosi pericoli e minacciose tentazioni, per ritrovare la spada che gli permetterà di diventare un Maestro Ram. Il Cammino, realmente percorso da Paulo Coelho nel 1986, diventa così luogo letterario di un ispirato romanzo d’avventure che è nello stesso tempo una affascinante parabola sulla necessità di trovare la propria strada nella vita. Composto nel 1987, Il Cammino di Santiago occupa un posto peculiare nell’opera di Paulo Coelho, non soltanto perché è il suo primo romanzo – cui farà seguito L’Alchimista – ma soprattutto perché rivela pienamente l’umanità del suo messaggio e la profondità della sua ricerca interiore.

Il Cammino dell’ Arco

“Il Cammino Dell’Arco” narra la storia di Tetsuya, il miglior arciere del paese, che cerca di trasmettere i suoi insegnamenti ad un ragazzo del suo villaggio. Gli sforzi giornalieri, il lavoro, il superamento delle difficoltà, la determinazione , il coraggio di prendere decisioni rischiose sono tra le qualità che emergono da questo racconto. Paulo Coelho ha saputo esprimere in queste poche pagine molti di quei valori che ispirano il nostro lavoro giorno dopo giorno: innovazione, flessibilità, saperci adattare ai cambiamenti, entusiasmo, lavoro di squadra, tutte qualità che mettiamo a disposizione per cercare di perfezionare il nostro “Cammino Dell’Arco”.