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La morte della pubblicità. La stupidità nell’epoca della sua riproducibilità tecnica

“All’inizio, era il verbo. Poi, il verbo si nascose e la persuasione divenne occulta…”. Questo provocatorio saggio, scritto da un pubblicitario “pentito”, è diventato un vero e proprio cult negli anni Novanta. Tutte le profezie in esso contenute si sono avverate. Contiene un lungo elenco di quesiti cui il mondo della comunicazione deve ancora rispondere. Ma è anche il manifesto di una nuova ecologia mentale per sopravvivere a quello che l’autore definisce Media Evo, fornendo tutti gli strumenti per comprendere dall’interno i segreti della comunicazione pubblicitaria e diventarne possibilmente immuni. Dalle vecchie tecniche di persuasione ai nuovi scenari che si stanno aprendo, con la denuncia di un gravissimo pericolo: se tutta la comunicazione tende al modello pubblicitario, dovranno esserne ridefiniti al più presto i metodi altrimenti, per dirla con McLuhan, la sua intrinseca stupidità si diffonderà a velocità elettronica. Per questo e per molti altri motivi la vecchia pubblicità, se non è ancora morta, deve morire. Questa nuova edizione è arricchita da sezioni dedicate all’analisi della comunicazione, al digitale e alle sfide che verranno. Se, dopo il Media Evo, ci sarà un nuovo Rinascimento.
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Morte dei Marmi

Crescendo in Versilia, un bambino impara subito che al mondo esistono differenze clamorose. Differenze tra le stagioni – in un paese che d’estate è Las Vegas e nel resto dell’anno ricorda Bucarest – e differenze sociali, sbattute in faccia senza pietà dalle sfarzose vite dei bambini villeggianti, biondi e viziati e senza dubbio migliori di noi. Una cosa deve essere chiara da subito, sennò di questo posto non si capisce nulla. Perché uno dice Versilia e pensa al lusso sfrenato, alle ville con la pista per gli elicotteri, ai furgoni con scritto “caviale”, agli hotel cinque stelle per cani e al citofono per ordinare lo champagne senza doversi alzare dalla sdraio. Ma non è sempre stato così. Mio babbo faceva l’idraulico, e andava a lavorare a casa di Mina. Cioè, il mio babbo era l’idraulico di Mina. E certe volte, siccome lui si chiama Giorgio, lei passando gli cantava Giorgio, Giorgio del lago di Como… Il mio babbo aggiustava lo scarico della fognatura e intanto Mina cantava per lui. Una volta l’ho raccontato a un arredatore di Bologna e si è dovuto mettere a sedere perché sveniva. E invece il massimo commento del mio babbo, quando gli chiedo di quei giorni, è “Mi pare che cantava bene”. Dire che vivi qua è una scelta abbastanza impegnativa. Va tutto liscio se stai a Roma o Milano o Ponte Biscottino. Ma se dici che vivi a Forte dei Marmi la gente va fuori di testa e non ti lascia più andare. Perché al Forte ci sono stati tutti, almeno una volta. Però d’estate, per le vacanze.
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La morte corre sul fiume

Anche in assenza di precise notizie, non è difficile immaginare che nella sua carriera di pubblicitario Davis Grubb mai avesse lanciato un prodotto con un accorgimento efficace come quello con cui nel 1953, al suo esordio, presentò Harry Powell alias il Predicatore, cioè lo psicopatico più seducente e abominevole che si ricordi: quattro lettere tatuate sulle dita della mano sinistra (hate) e quattro su quelle della destra (love). Il resto – e si intende la costruzione di un gotico tutto americano, dove le luci dell’espressionismo proiettano lunghe ombre sul paesaggio spettrale del Midwest – lo ha fatto il film diretto due anni dopo da Charles Laughton e interpretato da Robert Mitchum: ogni scena sembra girata per imprimersi, come in effetti è avvenuto, nella memoria. Tanto più sorprendente sarà allora tornare al testo d’origine: la storia, scopriremo, è qualcosa di più, se possibile, dei fatti che la compongono (e che ruotano intorno a un bottino di cui solo i bambini nelle mani del Predicatore conoscono il nascondiglio), è un’omelia nera, una lunga e cupa ballata atroce almeno quanto le filastrocche infantili che di tanto in tanto la interrompono, risuonando nel vuoto.

(source: Bol.com)

Morte accidentale di un anarchico

“Come ci è venuto in mente di allestire uno spettacolo legato al tema della strage di Stato? Anche in questo caso siamo stati spinti da una situazione di necessità. Durante la primavera del ’70 gran parte del pubblico che assisteva ai nostri spettacoli […] ci sollecitava a scrivere un intero testo sulla strage alla Banca dell’Agricoltura di Milano e sull’assassinio di Pinelli, che ne discutesse le cause e le conseguenze politiche. […] Passato lo shock iniziale, la stampa taceva […] Si aspettava che “luce venisse fatta”. Aspettare, purché non si facesse caciara. Ma qual è la vera ragione del grande successo di questo spettacolo? Non tanto lo sghignazzo che provocano le ipocrisie, le menzogne organizzate – a dir poco – in modo becero e grossolano dagli organi costituiti e dalle autorità ad essi preposte […], quanto soprattutto il discorso sulla socialdemocrazia e le sue lacrime da coccodrillo, l’indignazione che si placa attraverso il ruttino dello scandalo, lo scandalo come catarsi liberatoria del sistema. Il rutto liberatorio che esplode spandendosi nell’aria quando si viene a scoprire che massacri, truffe, assassinî sono organizzati e messi in atto proprio dallo Stato e dagli organi che ci dovrebbero proteggere”. Questa edizione ripropone il primo finale scritto da Dario Fo nel 1970, messo in scena nel 2002 per la regia di Ferdinando Bruni e Elio De Capitani.
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Morte a Firenze

Firenze, ottobre 1966. Non fa che piovere. Un bambino scompare nel nulla e per lui si teme il peggio, forse un delitto atroce. Dopo giorni di indagini a vuoto, Bordelli individua un piccolo indizio al quale si attacca con tenacia, un indizio che porta a un appartamento. Bisognerebbe perquisirlo, ma nessun magistrato emetterà mai un mandato su elementi così vaghi. E mentre Bordelli prosegue a cercare, chiedere, indagare, accade l’inaspettato: la notte del 4 novembre l’Arno cresce, si ingrossa, va a lambire gli archi di Ponte Vecchio, supera gli argini e la città è travolta dalla furia delle acque. Mentre la città è alle prese con quella inimmaginabile tragedia, il delitto sembra destinato a rimanere impunito, ma la tenacia di Bordelli non viene meno… Sarà un altro caso a riportare il commissario sulla pista giusta: bisogna mettere sotto sorveglianza quattro sospetti, anche se gli indizi sono sempre labili e intorno a lui si infittisce la trama di omertà e mistero che circonda tutta la storia. E quando finalmente il commissario arriva a individuare l’anello debole della catena nel più giovane dei sospettati, un colpo di scena ribalta di nuovo la situazione.

Morte a Berlino

Miranda Brand fa un viaggio di piacere nella Berlino del dopoguerra, ancora segnata dalle cicatrici dei bombardamenti. Quando un vecchio generale le racconta una strana storia di diamanti scomparsi, la ragazza non si rende conto che un ciondolo portafortuna di cui è in possesso può essere la chiave per ritrovare il favoloso tesoro. Un tesoro per il quale qualcuno è disposto anche a uccidere. La prima vittima è il vecchio generale, poi tocca a una cameriera, poi a una governante dal passato oscuro, poi…

M.M. KAYE
nata nel 1909 in India, trascorse la maggior parte della sua infanzia e l’inizio della sua vita coniugale in quel paese, a cui restò sempre profondamente legata. Quando l’India ottenne l’indipendenza, suo marito si unì alla British Army e per i successivi diciannove anni vissero in esotici paesi stranieri che ritornano nelle ambientazioni dei suoi gialli: il Kenya, per esempio, l’Egitto, Zanzibar, Cipro e la Germania. La scrittrice si è dedicata inoltre con successo a romanzi storici, fra i quali citiamo “Padiglioni lontani”.

Morsi di ghiaccio

È un anno difficile per Rose all’Accademia dei Vampiri. Il suo grande amore Dimitri sembra preferirle un’altra; l’amica Lissa passa tutto il tempo libero con il suo ragazzo. E come se non bastasse, ecco arrivare la guardiana Janine, madre sempre assente con cui Rose ha un legame complicato. Nel frattempo i temibili Strigoi sono alle porte. Una vacanza sulla neve regala a tutti l’illusione di essere al sicuro, ma è proprio allora che Rose corre i rischi più gravi.

(source: Bol.com)

Morfisa (o l’acqua che dorme)

Teofanès Arghìli, pavido e velleitario poeta bizantino, che in mancanza di storie proprie si ostina a ricopiare quelle degli scrittori classici che più ammira, è stato inviato, suo malgrado, nella Napoli pagana e pericolosa dell’anno Mille dalle Imperatrici di Bisanzio per una delicata missione diplomatica: condurre in sposa la figlia del Duca napoletano a Costantinopoli.
Al suo approdo Teofanès – smanioso di tornare a casa, diventare famoso come ha sempre sognato e riabbracciare l’uomo che ama, Michele Psello – viene accolto da una macabra sorpresa: la testa della giovane duchessa è stata ritrovata nelle reti di un pescatore.
Chi l’ha uccisa? E perché?
Come Teofanès scoprirà, i partiti a Napoli sono più d’uno: c’è chi giura fedeltà all’Impero e chi trama in segreto, ci sono i Normanni, barbari e ambiziosi, gli invidiosi Salernitani, i potenti e rozzi Longobardi, i Mori, che dalle coste siciliane risalgono il Tirreno. E ci sono anche contrapposti partiti di donne, chi fedele a san Gennaro, chi a Virgilio Mago.
Eppure, della morte della giovane duchessa il popolo incolpa una misteriosa balena che di notte naviga al largo di Napoli. Sarà vero che la balena nasconde una bambina magica, capace di mutare forma?
È qui che entra in scena Morfisa, protettrice di Napoli e della creatività celata nel cuore degli umani: è a lei, e a un misterioso Uovo capace di salvare Napoli e insieme di suggerire storie, che Teofanès cercherà di rubare il segreto per diventare un grande poeta. L’avidità e l’ossessione precipiteranno Teofanès in un vorticoso viaggio attraverso i secoli e i continenti, fino alla Napoli contemporanea sull’onda di una incombente apocalissi.
Con maestria Antonella Cilento, voce originalissima nel panorama italiano contemporaneo, ci guida in un romanzo che s’ispira alla storia e la tradisce, che gioca con il fantastico e la magia in omaggio all’inesauribile capacità umana di inventare trame e personaggi.
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### Sinossi
Teofanès Arghìli, pavido e velleitario poeta bizantino, che in mancanza di storie proprie si ostina a ricopiare quelle degli scrittori classici che più ammira, è stato inviato, suo malgrado, nella Napoli pagana e pericolosa dell’anno Mille dalle Imperatrici di Bisanzio per una delicata missione diplomatica: condurre in sposa la figlia del Duca napoletano a Costantinopoli.
Al suo approdo Teofanès – smanioso di tornare a casa, diventare famoso come ha sempre sognato e riabbracciare l’uomo che ama, Michele Psello – viene accolto da una macabra sorpresa: la testa della giovane duchessa è stata ritrovata nelle reti di un pescatore.
Chi l’ha uccisa? E perché?
Come Teofanès scoprirà, i partiti a Napoli sono più d’uno: c’è chi giura fedeltà all’Impero e chi trama in segreto, ci sono i Normanni, barbari e ambiziosi, gli invidiosi Salernitani, i potenti e rozzi Longobardi, i Mori, che dalle coste siciliane risalgono il Tirreno. E ci sono anche contrapposti partiti di donne, chi fedele a san Gennaro, chi a Virgilio Mago.
Eppure, della morte della giovane duchessa il popolo incolpa una misteriosa balena che di notte naviga al largo di Napoli. Sarà vero che la balena nasconde una bambina magica, capace di mutare forma?
È qui che entra in scena Morfisa, protettrice di Napoli e della creatività celata nel cuore degli umani: è a lei, e a un misterioso Uovo capace di salvare Napoli e insieme di suggerire storie, che Teofanès cercherà di rubare il segreto per diventare un grande poeta. L’avidità e l’ossessione precipiteranno Teofanès in un vorticoso viaggio attraverso i secoli e i continenti, fino alla Napoli contemporanea sull’onda di una incombente apocalissi.
Con maestria Antonella Cilento, voce originalissima nel panorama italiano contemporaneo, ci guida in un romanzo che s’ispira alla storia e la tradisce, che gioca con il fantastico e la magia in omaggio all’inesauribile capacità umana di inventare trame e personaggi.

Moonlight Mile

‘Ti ricordi di me?’ Così la voce al telefono si rivolge a Patrick Kenzie svegliandolo nel cuore della notte. Una voce di donna. Nessuna presentazione, nessun giro di parole. Solo un imperativo, che suona come una minaccia: ‘L¿hai trovata una volta. Trovala di nuovo. Me lo devi’. Forse un incubo, si dice il detective al risveglio. Ma se ne scorderà presto, pensa. Invece, il mattino dopo, lei è lì, sulle scale della metropolitana, ad aspettarlo. Un volto segnato dal tempo e dalla mano dura del destino. Un volto che Kenzie aveva sperato di non vedere più. Perché, dodici anni prima, la stessa donna gli aveva chiesto di trovare sua nipote: una bambina di nome Amanda, scomparsa nel nulla. Lui e la sua partner, Angie Gennaro, l¿avevano ritrovata, restituendola alla madre, che beveva e la trascurava. E sbattendo in carcere i rapitori: persone che non volevano farle del male, bensì darle una famiglia stabile e serena. Un caso strano, in cui i colpevoli non coincidevano con i cattivi, e la cui soluzione non era stata un lieto fine. Al punto che Kenzie se l¿era sempre portato dentro con angoscia. Per questo, ora che Amanda, ormai diciassettenne, pare essere scomparsa di nuovo, il detective non può tirarsi indietro. Soprattutto adesso che anche lui sa cosa significa avere una figlia. La sua ricerca sarà l¿inizio di un viaggio nel cuore di un mercato squallido, dove identità e adozioni sono oggetto di traffici illeciti. Un mondo dove il bene può assumere i contorni del male, e il male quelli del bene. Un gorgo, in cui, a volte, sarebbe meglio non andare a cercare ciò che vi è sprofondato.
(source: Bol.com)

Monza delle delizie

La facciata scintillante di vetrocemento: un palazzo, un centro direzionale, un’azienda. Una macchina da soldi. Manager in gessato, segretarie eleganti e la forza di vendita che pompa business. Oggi come oggi, il massimo. Ma anche un mondo dove tutti imbrogliano le carte. Dove conti solo se sei funzionale al gioco. Una inquietante vicenda ambientata nel mondo dei manager e delle grandi aziende. E un vice commissario idealista.Che, in un mondo dove tutti fottono tutti, qualcosa vorrà pur dire.
“Una storia dura, estrema, spietata eppure così reale. E Federico Marini è l’uomo giusto per scoprire certe verità”. (Massimo Carlotto)

Montecristo

La storia di un cittadino smarrito nei labirinti del capitale. Un thriller ambientato nel mondo delle banche, che racconta la sconcertante fragilità del sistema finanziario. «Nei romanzi di Suter sempre prevalgono l’ironia, il fascino, una indiscutibile eleganza. Probabilmente uno dei migliori autori contemporanei» (Le Nouvel Observateur).
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### Sinossi
La storia di un cittadino smarrito nei labirinti del capitale. Un thriller ambientato nel mondo delle banche, che racconta la sconcertante fragilità del sistema finanziario. «Nei romanzi di Suter sempre prevalgono l’ironia, il fascino, una indiscutibile eleganza. Probabilmente uno dei migliori autori contemporanei» (Le Nouvel Observateur).

Il monte del Cattivo Consiglio

Gerusalemme alla vigilia di quel fatidico 1948 che segnò la nascita dello stato ebraico è la vera protagonista di queste tre novelle racchiuse sotto il titolo de Il monte del Cattivo Consiglio e unite da un sapiente filo conduttore.Oz evoca qui, infatti, l’atmosfera tutta particolare che animava la città ebraica in quel periodo, e la narra attraverso lo sguardo di sé bambino, incarnato in diversi personaggi. Nella prima novella, che dà il titolo al libro, c’è una piccola famiglia gerosolimitana, con un bambino timido, un padre veterinario e una madre enigmatica che alla fine abbandonerà tutti e tutto. Uri, il protagonista della seconda novella, Il signor Levi, si guarda intorno nel suo colorito quartiere popolato di personaggi strani, a volte misteriosi. La guerra d’indipendenza è alle porte. Questo lo sa anche il dottor Emanuel Nussbaum, che in Nostalgia scrive lunghe e struggenti lettere a Mina, una donna che ha molto amato. Lui è malato, sa che vedrà solo una piccola porzione di futuro. Intanto le racconta il presente convulso, trepidante e pure carico di malinconia che Gerusalemme viveva in quei giorni.
(source: Bol.com)

Le montagne ghiacciate di Kolyma

Uno scienziato morente, imprigionato in un laboratorio sovietico perduto in un’immensa e desolatissima Siberia, fa pervenire un disperato messaggio in codice a Johnny Porter, indigeno canadese del popolo Gitskan, erudito, scienziato e profondo conoscitore dei dialetti siberiani: lo supplica di raggiungerlo in segreto, a tutti i costi, lui, lui solo. E Porter, agente dei servizi segreti americani, accetta la sfida; compie un viaggio impensabile, rischia la vita per un segreto cifrato e poi tenta la più grande fuga di tutti i tempi, quasi impossibile. Andata e ritorno perciò, non diversamente da tanti altri romanzi. Ma pochi sono gli scrittori che, come Davidson, riescono a incastrare i dettagli nella storia con tanta intelligenza, passione e necessità. Basta leggere di come Porter riesce a infiltrarsi su una nave giapponese sostituendosi a un marinaio coreano – la sua bravura nel parlare esattamente quel particolare dialetto coreano, la sua capacità di imparare a memoria le mappe della nave, come si sostituisce in modo perfettamente plausibile, invisibilmente, al marinaio di cui prende il posto e di come, infine, si procura i documenti e i falsi permessi senza lasciare tracce, senza che nessuno si accorga di nulla… E ancora di come Porter si procura il mezzo per percorrere le migliaia di chilometri della fuga. Una jeep che si costruisce da solo in una caverna di ghiaccio a 50 gradi sotto zero, nella desertica regione di Kolyma, lavorando giorno e notte e rischiando di morire.
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La montagna

«La natura sta correndo un grosso rischio. Il rischio di piegarsi su se stessa e morire avvelenata come un fiore annaffiato da varechina. L’acido dell’inquinamento, dello sfruttamento, della superproduzione, del consumismo ad oltranza, della conquista dell’inutile, sta intossicando il pianeta. Cercare di opporsi al disastro che si profila è compito di tutti. Questo libro è dedicato ai ragazzi, perché saranno loro in futuro a proteggere la salute del creato».
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La montagna nuda

IL NANGA PARBAT, LA MONTAGNA NUDA, 8125 METRI, È DA DECENNI IL SACRO GRAAL DELL’ALPINISMO MONDIALE. Negli anni Trenta Willy Merkl tentò la salita e morì. Il fratellastro, Karl Herligkoffer, ne raccolse l’eredità spirituale e organizzò alcune spedizioni in memoria di Merkl, fra cui la spedizione del 1970 alla quale presero parte Reinhold Messner e il fratello Günther, che aveva come scopo la salita alla vetta da versante Rupal, una parete di ghiaccio e roccia che piomba nel vuoto per più di 4500 metri. Reinhold e Günther per primi salirono lungo quella via ma, temendo il maltempo, decisero di scendere dal versante opposto, il Diamir, una via sconosciuta dove Günther perse la vita travolto da una slavina. Il ricordo della tragedia non abbandonerà mai più Reinhold Messener che però, solo ora, a trent’anni di distanza e dopo essere stato oggetto di critiche e polemiche per le scelte compiute in quell’occasione, decide di raccontare la sua versione dei fatti e lancia pesanti accuse ai membri della spedizione di cui lui e il fratello avevano fatto parte. ‘La Montagna Nuda’ è il libro migliore del più grande scalatore vivente. Per tutti gli amanti dell’alpinismo e per quanti desiderano comprendere l’uomo che sta dietro al mito.
(source: Bol.com)

La montagna di sale

È notte fonda. Un pullman si ferma in fondo alla piccola strada di campagna, ai margini di un frutteto senza foglie nel quale però alcune mele continuano a luccicare dai rami. Ne scende una famosa cantante lirica, reduce dall’ultima trionfale tournée autunnale. Sono passati molti anni da quando se ne è andata dal piccolo villaggio in cui è nata. Un villaggio dove l’inverno è perenne, anche nell’animo degli abitanti, e in cui la montagna di sale incombe ogni giorno, minacciosa e oscura. La donna è tornata solo per rivedere un’ultima volta sua madre, ma appena comincia ad aggirarsi per le strette viuzze di pietra si rende conto quello non è più il luogo della sua infanzia, il luogo sereno e gioioso dei suoi ricordi. Perché tutti i bambini sono scomparsi, svaniti nel nulla, inghiottiti dalla montagna di sale e dal triste destino che affligge coloro che vi si avvicinano. Ma forse c’è ancora una speranza, perché Andrea, l’ultimo bambino, è scomparso da poco e la cantante vuole ritrovarlo a tutti i costi. Per farlo deve però affrontare una vera e propria discesa agli inferi che le farà scoprire qualcosa che è stato sepolto nel silenzio per troppi anni, ma anche un segreto che riguarda proprio lei e i ricordi felici della sua infanzia. Ricordi ingannevoli, su cui sta forse per franare una nuova verità, pesante come un macigno… Peter Handke ci regala un piccolo gioiello, una favola dalle reminescenze grimmiane ma che indaga in profondità i dubbi sul senso del mondo moderno. Perché la fiaba, in cui tutto è possibile, è stata ormai superata dalla realtà.