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Castaneda e le streghe del Nagual

=Castaneda and the witches of the Nagual. Interviews and conversations with Florinda Donner, Taysha Abelar, Carol Tiggs, Carlos Castaneda
Le streghe sono ritornate. Non sulla scena sociale e femminista, ma di fianco a sciamani e stregoni. Florinda, Taisha e Carol in queste conversazioni raccontano del loro lungo rapporto con don Juan, con Castaneda e gli altri apprendisti.
E offrono una nuova visione del femminile: per le donne la realizzazione non è nel procreare, ma nel sognare ed essere nel sogno consapevolmente.
Castaneda mette in luce il senso profondo di alcune tecniche sciamaniche, ripercorrendo le tappe del suo viaggio iniziatico nel mondo della stregoneria.

La casta. Così i politici italiani sono diventati intoccabili

Aerei di Stato che volano 37 ore al giorno, pronti al decollo per portare Sua Eccellenza anche a una festa a Parigi. Palazzi parlamentari presi in affitto a peso d’oro da scuderie di cavalli. Finanziamenti pubblici quadruplicati rispetto a quando furono aboliti dal referendum. “Rimborsi” elettorali 180 volte più alti delle spese sostenute. Organici di presidenza nelle regioni più “virtuose” moltiplicati per tredici volte in venti anni. Spese di rappresentanza dei governatori fino a dodici volte più alte di quelle del presidente della Repubblica tedesco. Province che continuano ad aumentare nonostante da decenni siano considerate inutili. Indennità impazzite al punto che il sindaco di un paese aostano di 91 abitanti può guadagnare quanto il collega di una città di 249mila. Candidati “trombati” consolati con 5 buste paga. Presidenti di circoscrizione con l’autoblu. La denuncia di come una certa politica, o meglio la sua caricatura obesa e ingorda, sia diventata una oligarchia insaziabile e abbia allagato l’intera società italiana. Storie stupefacenti, numeri da bancarotta, aneddoti nel reportage di due famosi giornalisti.

Il caso Sofri: Dalla condanna alla «tregua civile»

Questo libro rievoca la vicenda di Adriano Sofri, dagli anni della Normale di Pisa alla fondazione di Lotta continua, dal Sessantotto fino alla tragica spirale del rapimento Moro e degli anni di piombo. Ma l’analisi dell’autore si focalizza, com’è naturale, sull’omicidio Calabresi, che è all’origine della condanna di Sofri. Cazzullo esamina in particolare il contesto politico di quell’episodio, forse mai pienamente compreso, i legami con la morte di Pinelli e di Serantini, le divisioni interne a Lotta continua nella dura primavera milanese del 1972. Ricostruisce le ragioni dell’accusa e quelle della difesa, i riscontri e le ombre della confessione di Marino, e indica, infine, le ragioni per cui va concessa la grazia.

Il caso Genchi. Storia di un uomo in balìa dello Stato

Luglio 1992, la Sicilia è dilaniata dalle stragi. In città c’è un poliziotto maledettamente bravo con le tecnologie. Ha lavorato con Falcone e sono tre anni che si occupa dei misteri di Palermo. Si chiama Gioacchino Genchi: è a lui che chiedono di scoprire qualcosa sulle agende elettroniche del giudice. E di capire dai telefoni se qualcuno spiasse Paolo Borsellino. E lui qualcosa scopre. Scova file cancellati e li ritrova. Poi ipotizza una pistaper via D’Amelio: date, nomi, luoghi. Diventa vice del gruppo Falcone-Borsellino. Ma quell’indagine non la finirà mai. Una mattina, mentre l’Italia esulta per l’arresto dei killer, all’improvviso sbatte la porta. E se ne va. Da allora non ne ha mai parlato. Lo chiamano nei processi più delicati: le talpe nel Ros di Palermo, il caso Dell’Utri. I capi di Cosa Nostra e i colletti bianchi. La vicenda Cuffaro e la sanità siciliana. Le sue consulenze sui telefoni ribaltano giudizi, fanno condannare centinaia di persone e assolvere miriadi di innocenti. Da vent’anni è considerato il più abile consulente telematico delle Procure. Ogni anno la polizia stila graduatorie e gli assegna un punto più del massimo per le «eccezionali doti morali» e il prestigio che ne consegue.
Finché approda a Catanzaro, per la Why Not di Luigi de Magistris. Una mattina accende il pc, guarda i tabulati telefonici. E all’improvviso sbianca. Ma non fa in tempo a stendere una relazione: revocato l’incarico, indagato e perquisito, sequestrato l’«archivio» con tutti i dati fin dal 1992. Attaccato da ogni parte politica. Sospeso dalla
polizia. E altrove quattro magistrati perdono il posto. E allora cosa c’era in Why Not, cosa c’era in quei tabulati?
C’erano giudici a contatto con boss, magistrati amici degli indagati e dei loro avvocati. Ma c’era soprattutto un intreccio telefonico economico politico giudiziario che da Catanzaro saliva a Roma, incrociando i processi sulle scalate bancarie, la vicenda Umts, i crac Cirio e Parmalat e lo spionaggio Telecom, incuneandosi indietro nel
tempo all’origine e al declino di Tangentopoli e a tante, troppe inchieste di cui si era occupato. E agli stessi nomi su cui indagava per via D’Amelio, quando se ne andò sbattendo la porta. E ora che per difendersi ha depositato in tribunale le sue scoperte, può finalmente raccontarlo: perché lasciò allora, perché è stato fermato adesso.
Con nomi, date e luoghi. Perché questo lungo e complesso racconto non è la storia di un’inchiesta bloccata a Catanzaro. Questa è la storia della seconda Repubblica.

Il caso è aperto

L’ispettore Wexford ricorda molto bene il caso Painter. Forse per i colleghi si trattava di un caso qualunque, ma per lui era stato importante: il primo omicidio, la prima indagine della sua vita. E per Painter era stato decisivo: lo aveva condotto al patibolo. Nessun mistero, Painter era il colpevole. Nessun dubbio, tutti ne erano certi. Quindici anni dopo, il caso deve essere riaperto. Per qualcuno il passato è morto e dimenticato, per altri non è ancora stato sepolto. Adesso quella vicenda deve essere riesaminata e bisogna dimostrare che Wexford aveva torto.

Il caso di Charles Dexter Ward

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Quali strani rumori, voci e odori provengono dal laboratorio di Charles Dexter Ward? A cosa è dovuto l’inquietante cambiamento in atto nel suo corpo? Perché i suoi lineamenti sono precocemente invecchiati, la voce è divenuta roca, la grafia ricorda quella di un uomo morto ormai da secoli? Cosa significano le litanie simili a formule magiche che Charles costantemente ripete? Si tratta davvero di pazzia come molti sostengono? Il Dr Willet, medico di famiglia, viene chiamato a indagare sul caso e a ricomporre i vari tasselli di un intricato puzzle che sembra avere radici nella passione del protagonista per il lontano passato. Il caso di Charles Dexter Ward, come sottolinea Valerio Evangelisti nell’ampia introduzione al volume, è tra le opere migliori di Lovecraft per il suo potere suggestivo ed evocativo e per la capacità di risvegliare nel lettore paure ancestrali.

Il caso di Charles Dexter Ward

“Muti e stupefatti, si trovavano di fronte all’ignoto e scoprirono che non esistevano emozioni adatte a esprimerlo”.
Il Caso di Charles Dexter Ward, scritto da Lovecraft nel 1927, ha inizio con la misteriosa fuga di Charles dalla clinica psichiatrica in cui i genitori, a seguito del manifestarsi nel giovane di una vera e propria furia visionaria, lo avevano fatto rinchiudere. L’ultima persona che il pa-ziente aveva incontrato era il dottor Marinus Bicknell Willett, medico di famiglia, che venne prontamente incaricato di indagare sul caso. Sarà lui a sciogliere l’enigma, scoprendo una realtà di un inimmaginabile orrore.
A quanto il medico rivelò, le ricerche antiquarie e scientifiche che il giovane Ward conduceva rinchiuso nel suo laboratorio lo avevano condotto a soffermarsi sulla figura di Joseph Curwen, un suo antenato, ricordato con terrore dalla gente del posto come uno stregone, e a dedicarsi con assiduità alle scienze occulte.
Dopo indagini e ricostruzioni che metteranno a dura prova il suo equilibrio mentale, il dottore verrà a capo della faccenda, svelando pratiche ancestrali di resurrezione dei morti e oscure forze soprannaturali.
Una lettura imperdibile per tutti coloro che intendano avvicinarsi a uno dei più grandi autori della letteratura fantastica del Novecento.
Howard P. Lovecraft (1890-1937), considerato, insieme a E.A.Poe, il padre della narrativa gotica, ha scritto, tra gli altri Storia e cronologia del Necronomicon ( 1927); La maschera di Innsmouth (1931); I sogni della casa stregata (1932); Alle montagne della follia (1936).
(source: Bol.com)

Un caso di censura: il Rigoletto

Solo ciò che è conforme alla legge può essere liberamente detto. La censura rappresenta ed esprime un potere, che concede o nega la licenza di parlare, ma soprattutto limita e forgia l’espressione. Lungi dall’esaurirsi in un intervento che incide solo sulla superficie del testo, la censura letteraria genera infatti revisioni e patteggiamenti, agisce sui contenuti come sulla forma e partecipa della realizzazione di ogni opera fin dalle sue fasi iniziali, così da trasformarsi in uno dei fattori che collaborano alla sua stessa genesi e ne determinano il funzionamento complessivo. Il caso esemplare indagato in questo volume è quello del Rigoletto, andato in scena l’11 marzo 1851. Il libretto nasce dalla rielaborazione di un testo modello, “Le Roi s’amuse” di Victor Hugo, attraverso un percorso di condizionamenti dove si intersecano spinte diverse, dalla tensione preventiva del librettista verso un testo che soddisfi il sistema di attese codificato degli spettatori alla continua necessità di ri-creare un equilibrio drammatico a seguito degli interventi via via imposti dalla censura. L’analisi di un frastagliato processo creativo si trasforma così in un capitolo di storia dei rapporti tra letteratura e potere.

Il caso della ragazza mascherata

Maestosa e scintillante, la stazione spaziale galleggia lassù, nel grande buio. Il tenente Corriston, venuto a vederne le meraviglie, si trova presto intrappolato nei suoi insospettati terrori. Sulla grande base americana tutto sembra normale; ma la scomparsa di una ragazza segna l’inizio di una serie di misteri che dal più classico suspense poliziesco passano, con lo svolgersi dei fatti, alla meglio documentata fantascienza astronavale.
Copertina: Karel Thole

Il caso Collini

Una grande occasione si presenta al giovane avvocato Caspar Leinen quando viene nominato difensore d’ufficio di un omicida reo confesso: può finalmente esercitare la professione che ama, indossare la toga ed entrare nell’austero tribunale del Moabit, a Berlino. In un primo momento sembra che si tratti di una causa di routine: dopo una vita tranquilla e interamente dedicata al lavoro in fabbrica, l’irreprensibile italiano Fabrizio Collini ha ucciso con quattro colpi di pistola un ricco industriale ottantenne noto in tutto il Paese, Hans Meyer. Quello che l’avvocato Leinen ancora non sa è che in questa storia nulla è come appare. Mentre l’imputato si chiude nel silenzio, rifiutando ogni difesa, Leinen scopre che la vittima era il nonno di un suo amico dei tempi del liceo. Benché il ricordo di quell’uomo ricco e potente, ma anche affettuoso e gentile, sia ancora vivo nella sua memoria, il giovane avvocato decide di non rinunciare all’incarico e di cercare in tutti i modi di far luce sul movente. Solo scavando nel passato di Meyer, Leinen riesce a trovare una traccia che lo riporta a un episodio accaduto in Italia durante la seconda guerra mondiale. Da qui avrà inizio un dibattimento teso e serrato che metterà i protagonisti, ma anche i lettori, davanti ai sottili e incerti confini della giustizia. Con una scrittura secca e implacabile, Ferdinand von Schirach riesce a farci sentire il dolore di una ferita mai rimarginata, un passato con cui non abbiamo ancora chiuso tutti i conti.

(source: Bol.com)

Le Case Di Iszm

Che cosa darebbero gli architetti, gli urbanisti, i pianificatori, gli uomini politici per avere una delle case che si seminano, che nascono e crescono come una pianta qualsiasi? E chi avesse in esclusiva i semi di una simile pianta, quale gigantesca speculazione edilizia potrebbe organizzare? Su questo tema così attuale per noi, Jack Vance ha costruito un piacevole e movimentato romanzo, in cui le straordinarie “case” di Iszm sono oggetto di una guerra segreta fra i desperados di mezza galassia.

Le case dell’uomo

Soffermarsi su che cosa rappresenti oggi la casa in varie parti del mondo, su come stia cambiando, o sull’importanza di “fare casa”, ci obbliga a riflettere su noi stessi, sulle nostre radici e sul rapporto coi nostri vicini, soprattutto con quelli costretti a risiedere ai “margini”. Intersecando le diverse e complementari prospettive dell’antropologia, dell’architettura, della psicologia e della filosofia, Le case dell’uomo. Abitare il mondo indaga molti aspetti dell’abitare umano. Ne emerge uno scenario eterogeneo, che spazia dai “nonluoghi” delle città occidentali individuati da Marc Augé, al “cosmopolitismo indigeno” dei nativi dell’Oceania descritto da Adriano Favole; dall’opposizione radicale tra la socialità e l’intimità della casa raccontata da Francesco Remotti, alle tecnologie on-line che, come mostra Daniel Miller, collegano in modo immediato l’interno delle abitazioni con il mondo esterno. Completano il quadro le “case emozionali” di Alessandro Mendini, le “case della psicoanalisi” di Giuseppe Civitarese e Sara Boffito, le tane e i rifugi animali illustrati da Felice Cimatti e gli “slum” africani, le case-baracche descritte da Renato Kizito Sesana. Attraverso otto agili ma dense variazioni sul tema dell’abitare, questi saggi ci aiutano a definire i contorni entro cui si muove un concetto complesso come quello della casa, che da un lato implica l’innata ricerca individuale della protezione e dell’intimità, ma dall’altro fa riscoprire il bisogno umano di condividere spazi e di convivere, che è anche quello, significativo, di saper accogliere l’altro. Interventi nel libro: MARC AUGÉ La fine della preistoria dell’umanità come società planetaria FELICE CIMATTI Case e tane. Luoghi animali GIUSEPPE CIVITARESE, SARA BOFFITO Intime stanze. La casa della psicoanalisi ADRIANO FAVOLE Punti d’approdo: sull’abitare molteplice ALESSANDRO MENDINI La casa emozionale DANIEL MILLER Interni domestici off-line e on-line FRANCESCO REMOTTI Abitare, sostare, andare: ricerche e fughe dall’intimità RENATO KIZITO SESANA Abitare ai margini

(source: Bol.com)

La casa sul canale

Rimasta orfana a sedici anni, Edmée arriva alle Irrigations, l’immensa proprietà dello zio materno a Neeroeteren, nella provincia belga del Limburgo: “terre basse, con filari simmetrici di pioppi interrotti qua e là dalla macchia nera di un bosco di abeti”; anche il cielo è basso e grigio, e in fondo, lungo i canali, scivolano lentamente le chiatte. Edmée è graziosa, minuta, pallida, quasi anemica e non parla una parola di fiammingo – ma ha una volontà di ferro, ed è abituata a farsi obbedire. Non ci vorrà molto perché entrambi i cugini si lascino ammaliare dal fascino acerbo, ambiguo, di quella creatura inquietante e dominatrice, così diversa da loro. E il dissidio tra i fratelli rivali non potrà che sfociare in tragedia.
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