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Il napoletano che domò gli afghani

Nel primo Ottocento, Peshawar era circondata da magnifiche, verdi campagne e abitata dai più riottosi, im-prevedibili, anarchici, pericolosi individui, pronti a tagliare la gola per mezza rupia. Polverosa e caotica all’interno, la città era, esattamente come oggi, assolutamente ingovernabile.
Un giorno, il geniale Ranjit Singh, il fondatore dell’impero sikh, pensò bene di nominare governatore della turbolenta città Abu Tabela, e per gli abitanti di Peshawar fu come essere governati di colpo da un Tamerla-no, un Barbablù e un impalatore turco messi insieme. I ladri sparirono, i rapinatori furono squartati, gettati dai minareti o impiccati agli alberi fuori le mura e i cittadini benestanti torturati perché mollassero il gruzzolo grande o piccolo che fosse.
Centocinquant’anni dopo, per frenare i loro figli troppo vivaci, le madri di Peshawar e di altre città pakistane minacciano ancora di chiamare Abu Tabela.
L’aspetto più incredibile di questa vicenda, che pure presenta più di un lato stupefacente, è che Abu Tabela non è il nome di un crudele capo uzbeko o di un capobanda patano, ma la traslitterazione, più o meno fedele, di Paolo Avitabile, napoletano, ex cannoniere borbonico, passato a Murat, ripassato ai Borbone, assoldato dallo shah di Persia per far pagare le tasse ai kurdi e, infine, finito a Lahore, alla corte di Ranjit Singh. Un napoletano che divenne una figura leggendaria anche per gli inglesi, i quali sostenevano che gli afghani guardavano Avitabile con la paura e la reverenza con cui gli sciacalli guardano la tigre.
Per raccontare una simile storia, ci voleva un narratore straordinario come Stefano Malatesta, sulle tracce di Avitabile da anni. Ricostruendo la stupefacente vita dell’avventuriero napoletano, Malatesta ci offre un ri-tratto incomparabile del nord dell’India quando era ancora in mano agli indiani: una terra immensa, affasci-nante, percorsa da eserciti che si danno battaglia, guidati da ufficiali europei che avevano combattuto a Wa-terloo, dove si parlano tutte le lingue, dove i maharaja sono ricoperti dei gioielli più costosi del mondo, dove gli esploratori sono anche spie e il più grande viaggiatore del secolo, Alexander Gardiner, è anche il più grande bugiardo. Dove gli inglesi sono ovunque, fingendo, ancora per poco, di essere capitati lì per caso.
«Un libro che si fa leggere d’un fiato e che finisce con la punizione del cattivo».
Raffaele La Capria
«Una storia esemplare d’orrori e rapacità ricostruita con l’accuratezza degli storici e la leggerezza del buon cronista».
Il Sole 24 Ore
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### Sinossi
Nel primo Ottocento, Peshawar era circondata da magnifiche, verdi campagne e abitata dai più riottosi, im-prevedibili, anarchici, pericolosi individui, pronti a tagliare la gola per mezza rupia. Polverosa e caotica all’interno, la città era, esattamente come oggi, assolutamente ingovernabile.
Un giorno, il geniale Ranjit Singh, il fondatore dell’impero sikh, pensò bene di nominare governatore della turbolenta città Abu Tabela, e per gli abitanti di Peshawar fu come essere governati di colpo da un Tamerla-no, un Barbablù e un impalatore turco messi insieme. I ladri sparirono, i rapinatori furono squartati, gettati dai minareti o impiccati agli alberi fuori le mura e i cittadini benestanti torturati perché mollassero il gruzzolo grande o piccolo che fosse.
Centocinquant’anni dopo, per frenare i loro figli troppo vivaci, le madri di Peshawar e di altre città pakistane minacciano ancora di chiamare Abu Tabela.
L’aspetto più incredibile di questa vicenda, che pure presenta più di un lato stupefacente, è che Abu Tabela non è il nome di un crudele capo uzbeko o di un capobanda patano, ma la traslitterazione, più o meno fedele, di Paolo Avitabile, napoletano, ex cannoniere borbonico, passato a Murat, ripassato ai Borbone, assoldato dallo shah di Persia per far pagare le tasse ai kurdi e, infine, finito a Lahore, alla corte di Ranjit Singh. Un napoletano che divenne una figura leggendaria anche per gli inglesi, i quali sostenevano che gli afghani guardavano Avitabile con la paura e la reverenza con cui gli sciacalli guardano la tigre.
Per raccontare una simile storia, ci voleva un narratore straordinario come Stefano Malatesta, sulle tracce di Avitabile da anni. Ricostruendo la stupefacente vita dell’avventuriero napoletano, Malatesta ci offre un ri-tratto incomparabile del nord dell’India quando era ancora in mano agli indiani: una terra immensa, affasci-nante, percorsa da eserciti che si danno battaglia, guidati da ufficiali europei che avevano combattuto a Wa-terloo, dove si parlano tutte le lingue, dove i maharaja sono ricoperti dei gioielli più costosi del mondo, dove gli esploratori sono anche spie e il più grande viaggiatore del secolo, Alexander Gardiner, è anche il più grande bugiardo. Dove gli inglesi sono ovunque, fingendo, ancora per poco, di essere capitati lì per caso.
«Un libro che si fa leggere d’un fiato e che finisce con la punizione del cattivo».
Raffaele La Capria
«Una storia esemplare d’orrori e rapacità ricostruita con l’accuratezza degli storici e la leggerezza del buon cronista».
Il Sole 24 Ore

Naked heat

Quando viene ritrovato il cadavere di Cassidy Towne, la giornalista di gossip più temuta e velenosa di Manhattan, Nikki Heat, punta di diamante della squadra omicidi di New York, scopre che i potenziali assassini della donna sono molti, ciascuno con un ottimo movente. Le indagini subiscono tuttavia una battuta d’arresto quando la poliziotta si vede nuovamente costretta a lavorare al caso con il giornalista premio Pulitzer Jameson Rook. Il ricordo della breve, disastrosa relazione tra Nikki e Jameson renderebbe pressoché impossibile ogni rapporto tra di loro, ma gli omicidi nel frattempo si moltiplicano, rivelando complicità e connivenze tra la mafia newyorkese e il jet-set. Il tempo stringe, e la collaborazione tra i due sembra rivelarsi più efficace che mai… **

N come nodo

Kinsey avrebbe dovuto fare inversione e tornare a casa. Invece finisce per cacciarsi in un caso molto pericoloso. Tom Newquist era un poliziotto di Nota Lake, Nevada, un uomo forte e onesto. La sua improvvisa morte per infarto non stupisce nessuno: a sessantré anni lavorava troppo. Ma cosa turbava Tom nelle ultime settimane di vita? Dove andava ogni notte? Incaricata di trovare la risposta Kinsey Millhone ribalta la cittadina in cerca di indizi. Sotto la patina della tranquilla vita di campagna emerge un fosco vespaio di doppi giochi, conflitti di famiglia e misteriosi omicidi. Kinsey scopre presto che cercare un ago in un pagliaio può portare a spargimenti di sangue, soprattutto il suo.

Myricae

Myricae è una raccolta di poesie di Giovanni Pascoli, pubblicata in successive edizioni tra il 1891 e il 1911. L’opera rappresenta l’ultimo esempio di poesia lirica “classica” prima della stagione delle Avanguardie poetiche del Novecento. Il titolo della raccolta pascoliana deriva dal verso della IV Bucolica di Virgilio «arbusta iuvant humilesque Myricae», cioè “piacciono gli arbusti e le umili tamerici”. Questa frase è utilizzata dal poeta anche nell’epigrafe dei Canti di Castelvecchio e, in forma più completa (non omnes arbusta…) o insieme al verso precedente variamente “tagliato”, come introduzione ad altre sue raccolte poetiche.
Come accaduto per altri grandi raccolte, a cominciare dal Canzoniere di Petrarca, essa si stende per quasi tutto l’arco della produzione poetica dell’autore, così che la storia compositiva di Myricae si può dire coincida con lo sviluppo stesso della coscienza poetica di Pascoli. Per queste ragioni, l’identificazione di una unità strutturale della raccolta non può che essere il risultato di una interpretazione che prenda in considerazione, accanto alla lettura dei testi, degli eventi e delle esperienze psicologiche che segnarono l’esistenza del poeta.
Nota: gli e-book editi da E-text in collaborazione con Liber Liber sono tutti privi di DRM; si possono quindi leggere su qualsiasi lettore di e-book, si possono copiare su più dispositivi e, volendo, si possono anche modificare.
Questo e-book aiuta il sito di Liber Liber, una mediateca che rende disponibili gratuitamente migliaia di capolavori della letteratura e della musica.
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### Sinossi
Myricae è una raccolta di poesie di Giovanni Pascoli, pubblicata in successive edizioni tra il 1891 e il 1911. L’opera rappresenta l’ultimo esempio di poesia lirica “classica” prima della stagione delle Avanguardie poetiche del Novecento. Il titolo della raccolta pascoliana deriva dal verso della IV Bucolica di Virgilio «arbusta iuvant humilesque Myricae», cioè “piacciono gli arbusti e le umili tamerici”. Questa frase è utilizzata dal poeta anche nell’epigrafe dei Canti di Castelvecchio e, in forma più completa (non omnes arbusta…) o insieme al verso precedente variamente “tagliato”, come introduzione ad altre sue raccolte poetiche.
Come accaduto per altri grandi raccolte, a cominciare dal Canzoniere di Petrarca, essa si stende per quasi tutto l’arco della produzione poetica dell’autore, così che la storia compositiva di Myricae si può dire coincida con lo sviluppo stesso della coscienza poetica di Pascoli. Per queste ragioni, l’identificazione di una unità strutturale della raccolta non può che essere il risultato di una interpretazione che prenda in considerazione, accanto alla lettura dei testi, degli eventi e delle esperienze psicologiche che segnarono l’esistenza del poeta.
Nota: gli e-book editi da E-text in collaborazione con Liber Liber sono tutti privi di DRM; si possono quindi leggere su qualsiasi lettore di e-book, si possono copiare su più dispositivi e, volendo, si possono anche modificare.
Questo e-book aiuta il sito di Liber Liber, una mediateca che rende disponibili gratuitamente migliaia di capolavori della letteratura e della musica.

Myra Logan

Chi ha ucciso Nora? E perchè Kate continua ad avere il suo spaventoso incubo ricorrente? Cosa desidera lo spettro senza pace?
Dall’autore di Incubus, Anime Tormentate e Orrore, il nuovo romanzo thriller/horror
Breve estratto:
La giovane donna attraversò l’aia di corsa. Girò attorno al fienile immerso nel buio e si diresse verso il fitto bosco alla sua destra.
Una folgore lacerò il cielo, come una mano scheletrica protesa sopra alle Montagne Rocciose.
Si strinse lo scialle attorno alle spalle e percorse gli ultimi metri che la separavano dalla radura. Sopra di lei, un nuovo lampo graffiò il ventre livido delle nubi e scrisse il suo spettrale nome attraverso il cielo.
Respirando affannosamente si guardò intorno.
Riprese fiato appoggiata allo steccato, con la lampada che oscillava al suo fianco. La pioggia era nell’aria, appesa alle nubi con un ultimo filo sottile. Ansimando risalì il dolce declivio e giunse sotto al portico fatiscente, proprio mentre le prime gocce di pioggia iniziavano a tempestare il terreno come dita possenti.
Spinse la vecchia porta di legno e, compiuti due passi, si fermò.
Estrasse dei fiammiferi dalla tasca del soprabito ed accese la lampada ad olio. Tenendola davanti al volto s’inoltrò nel vecchio ranch.
L’odore di muffa e di legno marcio investì le sue nari.
Nora emise un singulto di puro disgusto.
Avanzò di qualche passo, enormi ragnatele erano appese come autentici festoni al soffitto di legno.
A quella vista, un brivido le percorse la schiena sudata.
Con la pioggia che tamburellava il tetto incessantemente, decise di posare la lampada sul tavolo posto al centro della stanza ed attendere il suo amore.
Alla sua destra, una scalinata di legno, conduceva al piano superiore. Nel riverbero dei fulmini, appariva e spariva continuamente.
«  Ti prego amore, sbrigati… »  sussurrò raccogliendo da terra un piccolo bastone; iniziò a giocarci nervosamente, mentre le ombre – ingigantite – dalla lampada, strisciavano sulle pareti di legno come enormi creature fatte di tenebra. La giovane donna represse un gemito di raccapriccio.
Era ancora immersa nei suoi tetri pensieri, quando improvvisamente, la porta alle sue spalle si spalancò.
Un guizzo di piacere e sollievo accese i suoi occhi.
Con la gioia nel cuore si voltò verso la porta.
«  Finalmente sei arriv… »  si ammutolì. La felicità le venne strappata dal volto come una maschera grottesca. Una mano gelida le accarezzò il viso e gettò quella maschera ai suoi piedi.
L’uomo avvolto nel lungo soprabito la osservò con un ghigno ferino e colmo di autentico piacere. Ai suoi piedi, le gocce di pioggia iniziarono a maculare il polveroso pavimento.
«  Ciao Nora, »  esordì avanzando e richiudendo la porta. «  Credevi davvero che non ti avrei ritrovata?! »  Dopodiché emise una sardonica risata. Nora sgranò gli occhi. Il terrore vi prese dimora.
«  Oh Dio, no! »  gemette, arretrando di alcuni passi.
«  La scongiuro non mi faccia del male. »  disse portandosi le mani alla bocca. L’uomo non replicò, avanzò lentamente. Per tutta risposta estrasse un lungo coltello da caccia. La lama scintillò nel riverbero della lampada ad olio.
La ragazza percepì la forza defluire dal suo corpo. Con gambe molli fece l’unica cosa che la sua mente terrorizzata le consigliò: salì le scale e corse al piano superiore.
L’uomo sorrise.

My Passion (Vol. 2) (Serie My)

Il tempo e la distanza non sono serviti a tenere Ricky lontano dal cuore di Mary. I giorni sono trascorsi senza notizie, senza colori e, soprattutto, senza di lui. Quando le speranze di rivederlo sembrano vane, tramite il telegiornale Mary scopre che Ricky è tornato a Catania. Travolta dall’entusiasmo si illude di riabbracciarlo ma cade di nuovo nello sconforto quando scopre che lui non vuole vederla e che è intenzionato a troncare il loro rapporto. Adesso è tornato un nuovo Ricky, è un uomo glaciale, insensibile, deciso a ferirla nel peggiore dei modi. Mary non può credere a quel cambiamento e si ostina a non lasciarlo andare, trattenendolo nel suo cuore e promettendogli di esserci sempre, nel bene e nel male, ma proprio quando le cose sembrano girare per il verso giusto, ecco che arriva Salvo. La gelosia di Ricky si rivelerà un vero e proprio male per il loro rapporto e quando sarà costretto a recitare ancora una volta la parte del boss allontanandosi da lei, una sconcertante verità turberà la sua vita già burrascosa. Il loro amore potrà essere vissuto alla luce del giorno? Ricky riuscirà a tenere Mary al sicuro dalla sua doppia vita?
SERIE MY:
My Boss #1
My Passion #2
My Love #3
My Life #4
My Secret #5 (Spin off)
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### Sinossi
Il tempo e la distanza non sono serviti a tenere Ricky lontano dal cuore di Mary. I giorni sono trascorsi senza notizie, senza colori e, soprattutto, senza di lui. Quando le speranze di rivederlo sembrano vane, tramite il telegiornale Mary scopre che Ricky è tornato a Catania. Travolta dall’entusiasmo si illude di riabbracciarlo ma cade di nuovo nello sconforto quando scopre che lui non vuole vederla e che è intenzionato a troncare il loro rapporto. Adesso è tornato un nuovo Ricky, è un uomo glaciale, insensibile, deciso a ferirla nel peggiore dei modi. Mary non può credere a quel cambiamento e si ostina a non lasciarlo andare, trattenendolo nel suo cuore e promettendogli di esserci sempre, nel bene e nel male, ma proprio quando le cose sembrano girare per il verso giusto, ecco che arriva Salvo. La gelosia di Ricky si rivelerà un vero e proprio male per il loro rapporto e quando sarà costretto a recitare ancora una volta la parte del boss allontanandosi da lei, una sconcertante verità turberà la sua vita già burrascosa. Il loro amore potrà essere vissuto alla luce del giorno? Ricky riuscirà a tenere Mary al sicuro dalla sua doppia vita?
SERIE MY:
My Boss #1
My Passion #2
My Love #3
My Life #4
My Secret #5 (Spin off)

Una mutevole verità

Un buon investigatore deve essere capace di costruire una storia, immaginare che cosa è successo prima e dopo il crimine, come in un romanzo. Poi, costruita la storia, deve andare in cerca di ciò che la conferma e la contraddice.

Cosí pensa il maresciallo dei carabinieri Pietro Fenoglio, piemontese trapiantato a Bari, che si trova a indagare su un omicidio dove tutto appare troppo chiaro fin dall’inizio. Non fosse che al principale sospettato, su cui si concentra ogni indizio, mancava qualsiasi movente per commettere il delitto. In un folgorante romanzo breve, Gianrico Carofiglio orchestra una storia perfetta e dà vita a un nuovo personaggio: malinconico e lieve, verissimo, indimenticabile.

***

‘Ottimo, quando un’indagine prende un’accelerazione cosí immediata e rapida. Però il rischio, in questi casi, è di mettere a fuoco una cosa soltanto, e di tralasciare ogni altro dettaglio, che magari è importante o addirittura decisivo. E lí c’era qualcosa fuori posto, che non era riuscito a identificare. Un’incoerenza, un elemento dissonante. La dote fondamentale dello sbirro è proprio questa, Fenoglio lo aveva sempre pensato. Andare alla ricerca delle discontinuità, delle note dissonanti’.

(source: Bol.com)

Mussolini l’alleato

La monumentale biografia mussoliniana di De Felice si conclude con questo volume, che affronta il periodo compreso fra i giorni immediatamente successivi al 25 luglio 1943 e la primavera del 1944. Sono le ultime pagine lasciate da De Felice al momento della sua prematura scomparsa. In questi capitoli finali, la figura di Mussolini si intreccia con i drammatici eventi che preludono alla fine della sua vita e della ventennale esperienza del fascismo; e la biografia, il ritratto dell’uomo, si trasforma nella rappresentazione corale degli italiani in un periodo cruciale della loro storia. Dopo una prima analisi dedicata alla prigionia del duce e alle manovre dei tedeschi per la sua liberazione, alle iniziative e alle motivazioni che portarono alla nascita della Repubblica sociale, De Felice esamina, nella parte centrale di questa sua ultima fatica, le origini e il carattere di quella che viene ormai riconosciuta come una “guerra civile”. Ma, accanto alle vicende politico-militari del Rsi e delle forze della Resistenza, trova qui spazio la voce del popolo italiano, di quella maggioranza che, dopo il crollo dello Stato nazionale l’8 Settembre, non fece una precisa scelta di campo e si trovò a dover sopravvivere in una situazione di incertezza e di confusione. Con il quarto capitolo, De Felice si dedica in modo specifico all’organizzazione interna della Rsi nei suoi primi mesi di vita, ai rapporti tra le varie componenti del fascismo repubblicano e alle complesse relazioni con l’alleato tedesco. Il volume è infine corredato di dieci documenti inediti di grande interesse, tra cui i verbali delle riunioni del Consiglio dei ministri di Salò e alcuni passi di lettere censurate che testimoniano lo stato d’animo della popolazione.

Mussolini il duce. Gli anni del consenso (1929-1936)

In questo primo volume della biografia di Benito Mussolini, vengono affrontate le questioni relative alla politica estera e alla guerra d’Etiopia, l’impatto della “grande crisi” sull’economia italiana e le sue ripercussioni sui programmi di politica economico-sociale del regime e, soprattutto, sulla questione del consenso. Largo spazio viene poi dedicato alle vicende interne del fascismo in questi anni (1929-1936), al conflitto con la Santa Sede e al significato che le varie componenti del regime e del fascismo dettero alla politica corporativa.
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Mussolini e il fascismo

Ha 39 anni Benito Mussolini, è deputato soltanto da un anno, quando diviene il più giovane presidente del Consiglio nella storia dell’Italia unita. Sono tutti più anziani di lui i leader che lo hanno preceduto: Giolitti quando arriva al governo di anni ne aveva 50, era deputato da 10, era stato già ministro. E più anziani sono gli altri leader europei. Lo stesso Lenin al comando arriva a 48 anni, e Stalin a 45. L’età di Mussolini è una rivoluzione generazionale, rivoluzionario è il modo in cui assume il potere, rivoluzionario il suo stile. Mai il governo parlamentare era stato affidato al duce di un partito milizia. Mai un primo ministro aveva dichiarato che il suo potere era irrevocabile, lo Stato liberale superato, il parlamentarismo morto. Mai un partito aveva assunto il governo di un regime parlamentare, arrogandosi il monopolio della politica, eliminando le opposizioni, imponendo la propria ideologia come una religione. È la prima realizzazione nell’Europa occidentale di un nuovo tipo di regime, il totalitarismo, fondato sul partito unico, sulla organizzazione delle masse, sul culto del capo come un nume vivente. Il duce è il primo dittatore carismatico nella storia del Novecento. Il suo stile di potere diviene un modello per altri duci nazionalisti aspiranti a diventare dittatori, in Europa e nel mondo. Forse anche nella Russia di Stalin.
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### Sinossi
Ha 39 anni Benito Mussolini, è deputato soltanto da un anno, quando diviene il più giovane presidente del Consiglio nella storia dell’Italia unita. Sono tutti più anziani di lui i leader che lo hanno preceduto: Giolitti quando arriva al governo di anni ne aveva 50, era deputato da 10, era stato già ministro. E più anziani sono gli altri leader europei. Lo stesso Lenin al comando arriva a 48 anni, e Stalin a 45. L’età di Mussolini è una rivoluzione generazionale, rivoluzionario è il modo in cui assume il potere, rivoluzionario il suo stile. Mai il governo parlamentare era stato affidato al duce di un partito milizia. Mai un primo ministro aveva dichiarato che il suo potere era irrevocabile, lo Stato liberale superato, il parlamentarismo morto. Mai un partito aveva assunto il governo di un regime parlamentare, arrogandosi il monopolio della politica, eliminando le opposizioni, imponendo la propria ideologia come una religione. È la prima realizzazione nell’Europa occidentale di un nuovo tipo di regime, il totalitarismo, fondato sul partito unico, sulla organizzazione delle masse, sul culto del capo come un nume vivente. Il duce è il primo dittatore carismatico nella storia del Novecento. Il suo stile di potere diviene un modello per altri duci nazionalisti aspiranti a diventare dittatori, in Europa e nel mondo. Forse anche nella Russia di Stalin.

Mussolini

Questa è una biografia politica di Benito Mussolini, non una storia dell’Italia fascista. Mussolini non nacque grande, né la grandezza gli fu imposta dal corso degli eventi. La strada che lo portò fuori dall’oscurità dovette aprirsela con la sua ambizione, traendo il massimo partito dalle occasioni che la fortuna pose sul suo cammino.
Morendo, nel 1945, lasciò il suo Paese distrutto dalla sconfitta militare e dalla guerra civile; per sua stessa ammissione, era divenuto l’uomo più odiato d’Italia.
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### Sinossi
Questa è una biografia politica di Benito Mussolini, non una storia dell’Italia fascista. Mussolini non nacque grande, né la grandezza gli fu imposta dal corso degli eventi. La strada che lo portò fuori dall’oscurità dovette aprirsela con la sua ambizione, traendo il massimo partito dalle occasioni che la fortuna pose sul suo cammino.
Morendo, nel 1945, lasciò il suo Paese distrutto dalla sconfitta militare e dalla guerra civile; per sua stessa ammissione, era divenuto l’uomo più odiato d’Italia.

La musica segreta

**’Con ferocia, violenza, istinto tragico, John Banville racconta in bellissime pagine la vita di Copernico.’**
Pietro Citati
Erede designato dell’impresa commerciale paterna, un labirinto di uffici e magazzini affacciato sul brulicante porto fluviale di Toruń, Nicolaus Koppernigk avverte ben presto, con un misto di terrore ed ebbrezza, che lo attende un destino più grande. Sensibile, brillante, infinitamente più dotato dei fratelli, come pure di compagni e professori, è attratto dalle stelle e dal funzionamento della ‘macchina del mondo’. Alle prese con uno dei più grandi scienziati di tutti i tempi, John Banville compie in questo romanzo il felicissimo azzardo di non fermarsi ai fatti, alle circostanze storiche, ma di servirsene per forzare e sondare dall’interno il mistero di una mente e di un’esistenza del tutto singolari. Così, in uno stile immaginoso e pittorico, prendono forma con straordinaria vividezza paesaggi esteriori ‒ la cittadina natale; l’Italia con le sue università: Bologna, Padova, Ferrara; il rifugio di Frauenburg ‒ e dilemmi interiori. Se fuori infuriano guerre e congiure, dentro si fronteggiano con esiti incerti la consapevolezza e l’imbarazzo di un’intelligenza superiore, il disperato bisogno d’amore e l’incapacità di viverlo fino in fondo, la visione folgorante di un sistema e lo sgomento umanissimo di fronte alle conseguenze delle proprie scoperte: il peso, troppo grande da reggere da soli, di dover scacciare la Terra, e dunque l’uomo, dal centro di un universo di cui si ha il raro privilegio di sapere ascoltare la ‘musica segreta’.
(source: Bol.com)

Musica per un incendio

Tornano Paul ed Elaine, gli “adulti da soli” nevrotici e insicuri che abbiamo conosciuto nella raccolta “La sicurezza degli oggetti”. I figli sono cresciuti, ma i genitori sono sempre più impantanati nella fatica di essere normali. Un po’ per scherzo e un po’ per non morire, alla ricerca di una via di fuga, credono di trovarla dando fuoco alla loro stessa casa. Ma si sa, il fuoco è difficile da controllare: se pure i danni alla proprietà sono esigui, il loro atto innesca una serie di conseguenze impreviste e imprevedibili, che spaziano dal ridicolo al grottesco, dalla commedia alla tragedia, e tengono il lettore con il fiato sospeso fino all’ultima riga. Con questo intenso e drammatico romanzo, A.M. Homes torna a puntare il suo sguardo spietato e la sua scrittura al vetriolo sulla periferia suburbana newyorkese: tra un barbecue con gli amici e una recita scolastica, si celano solitudini e nevrosi che troppo spesso sfociano nella pura follia.

Musica per camaleonti

«È un distillato di tutto quello che so sulla scrittura: scrittura di racconti, di sceneggiatura cinematografica, giornalismo… tutto.»
Truman Capote
Truman Capote è uno dei maggiori scrittori americani del Novecento e al tempo stesso un insuperabile maestro del reportage. Nella sua opera il confine tra la letteratura e il giornalismo è spesso labile, indefinibile: Musica per camaleonti, pubblicato per la prima volta nel 1980, riesce a essere insieme grande letteratura e grande giornalismo. Al centro del libro è Bare intagliate a mano, un thriller con tutti i crismi che racconta un fatto vero e terribile: un delitto sadico perpetrato con l’aiuto di serpenti drogati con anfetamine.
Un altro pezzo forte di Musica per camaleonti sono gli incontri con personaggi che vanno da Marilyn Monroe a un membro della Banda Manson, passando per due gemelle siamesi che raccontano le loro esperienze sessuali. Condotte con crudele e tenera complicità, queste conversazioni sono sedimentate in interviste-ritratto di terrificante efficacia.
Cangiante e mutevole come un camaleonte, Capote entra in sintonia con i suoi interlocutori, spingendoli a disegnarsi in autoritratti involontari dallo stile vivido e raffinatamente mimetico. Raccontando pezzi di vita quotidiana e pettegolezzi, sregolatezze e bizzarrie, passando con naturalezza dallo snervante chiacchiericcio del jet-set ai riti della provincia più dimenticata e profonda, Truman Capote riesce a mettere a nudo tutta l’innocenza e la violenza dell’anima americana.

La musica è pericolosa

Quella di Nicola Piovani è una vita nel segno della musica, e degli incontri che la musica ha reso possibili: con Ennio Morricone, Manos Hadjidakis; con il pubblico che lo ha ascoltato dal vivo negli auditorium, nei teatri, nei cabaret; con i registi come Federico Fellini e Mario Monicelli, per i quali ha scritto alcune delle colonne sonore che hanno segnato quarant’anni di cinema. Ma se «la musica è pericolosa», come diceva Fellini, è un pericolo che vale la pena correre perché regala inaspettati scampoli di divinità. In queste pagine, Nicola Piovani, uno dei musicisti più noti e amati nel mondo, ricorda com’è cambiata la sua vita con l’arrivo in casa della rivoluzionaria Lesaphon Perla, la fonovaligia acquistata per le feste da ballo di suo fratello e su cui lui ascoltava insaziabilmente Bach e Beethoven. Racconta come sono nate molte delle sue musiche prendendo ispirazione anche dalla sua infanzia, come La banda del pinzimonio composta per Roberto Benigni, la combinazione mi-fa-sol di Il bombarolo scritta per Fabrizio De André o la canzone Quanto t’ho amato, scritta con l’amato amico Vincenzo Cerami, al fianco del quale ha lavorato per tanti anni. Ma racconta anche gli scherzi goliardici che si concedeva con Gigi Magni, come quello di approntare un testo provvisorio per la metrica di una nuova lirica di I sette re di Roma usando il turpiloquio al posto dei numeri, che si usano normalmente. Prende forma così una «vita cantabile» dove la musica diventa un pretesto per parlare della vita, e dove la vita si lascia agganciare proprio in quei momenti in cui un’aria, una combinazione di suoni, il fragore di una banda o l’audacia di un’orchestra hanno saputo toccarci il cuore e dirci qualcosa di più su questa rocambolesca avventura di essere musicalmente al mondo.
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### Sinossi
Quella di Nicola Piovani è una vita nel segno della musica, e degli incontri che la musica ha reso possibili: con Ennio Morricone, Manos Hadjidakis; con il pubblico che lo ha ascoltato dal vivo negli auditorium, nei teatri, nei cabaret; con i registi come Federico Fellini e Mario Monicelli, per i quali ha scritto alcune delle colonne sonore che hanno segnato quarant’anni di cinema. Ma se «la musica è pericolosa», come diceva Fellini, è un pericolo che vale la pena correre perché regala inaspettati scampoli di divinità. In queste pagine, Nicola Piovani, uno dei musicisti più noti e amati nel mondo, ricorda com’è cambiata la sua vita con l’arrivo in casa della rivoluzionaria Lesaphon Perla, la fonovaligia acquistata per le feste da ballo di suo fratello e su cui lui ascoltava insaziabilmente Bach e Beethoven. Racconta come sono nate molte delle sue musiche prendendo ispirazione anche dalla sua infanzia, come La banda del pinzimonio composta per Roberto Benigni, la combinazione mi-fa-sol di Il bombarolo scritta per Fabrizio De André o la canzone Quanto t’ho amato, scritta con l’amato amico Vincenzo Cerami, al fianco del quale ha lavorato per tanti anni. Ma racconta anche gli scherzi goliardici che si concedeva con Gigi Magni, come quello di approntare un testo provvisorio per la metrica di una nuova lirica di I sette re di Roma usando il turpiloquio al posto dei numeri, che si usano normalmente. Prende forma così una «vita cantabile» dove la musica diventa un pretesto per parlare della vita, e dove la vita si lascia agganciare proprio in quei momenti in cui un’aria, una combinazione di suoni, il fragore di una banda o l’audacia di un’orchestra hanno saputo toccarci il cuore e dirci qualcosa di più su questa rocambolesca avventura di essere musicalmente al mondo.