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Il guardiano del faro

Il destino fa incontrare ai piedi di un faro abbandonato il saggio Ammiraglio, che un tempo ne era Guardiano, il surfista Martin, la bella Paola. Persone diverse per età, sesso, tradizioni, ma unite dagli stessi sogni e dall’immenso affetto per quella sentinella, l’antica torre, che ha visto amori, amicizie, ardori, paure e dubbi di anime alla deriva nell’infinito oceano della vita. Solo superando i muri di cristallo che si trovano nella loro mente e nel loro cuore, i tre personaggi potranno assaporare il piacere regalato da un incontro d’amore, da uno sguardo che si perde sull’orizzonte.

I guardiani

“Non è stata colpa nostra. Sarebbe stato questo, per anni, il nostro ritornello inespresso. Ma quanti imputati lo hanno ripetuto, senza convincere nessuno, nemmeno se stessi, della propria innocenza?” Trevor, Randy, Ben, Carl: amici da una vita, fratelli di sangue. Uniti dai colori della squadra di hockey in cui giocavano, i Guardians, dalle risse con gli avversari, dalle tante stronzate dette e fatte da ragazzini. E dagli interminabili pomeriggi passati a sognare di fuggire dalla loro città di provincia. Vent’anni dopo, il bilancio della loro vita adulta non è esaltante come se lo immaginavano, anche se sono riusciti ad andarsene. Tutti, tranne Ben. Che ha trascorso quegli anni alla finestra, a osservare una casa disabitata, proprio di fronte alla sua. Una casa in cui, vent’anni prima, era successo qualcosa, di cui i quattro amici hanno sempre custodito il segreto. Quando vengono a sapere che Ben si è suicidato, gli altri tre tornano in città. Ma tornare a casa significa fare i conti con ricordi che non hanno mai saputo cancellare, con un orrore che affonda gli artigli nel presente e di cui tutti loro portano addosso un marchio indelebile. Una verità di cui sono ancora gli unici guardiani.

I guardiani della notte

La notte di Mosca è pericolosa. Criminali e assassini si aggirano per le strade e si mescolano agli Altri: vampiri e mutanti, stregoni e fattucchiere che escono in caccia dopo il tramonto. La loro forza è immensa, ma non bastano le armi tradizionali per combatterli. Solo Anton e quelli come lui possono riconoscerli, perché compito dei Guardiani e quello di far rispettare l’antica tregua stipulata tra le Forze della Luce e le Forze delle Tenebre. Ma qualcosa nella pace millenaria che divide il popolo della Notte da quello del Giorno sì e incrinato, e il destino dell’umanità ora è legato a quello di un ragazzo che non sa di possedere un enorme potere. Comincia così una guerra senza esclusione di colpi, tra macchine di lusso e una civetta parlante, mafia russa e minacce apocalittiche, vodka e sortilegi.
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I GUARDIANI DEL MONDO

Se i nostri sono tempi turbolenti, se l’ordine mondiale è costantemente minacciato, se gli Stati Uniti si sentono investiti (ma è una loro antica fissazione) del ruolo di poliziotti del mondo, nel futuro prossimo avremo bisogno di risorse davvero speciali per fare in modo che il pianeta non esploda fra le nostre mani. E così ecco nascere l’IPF, un’agenzia internazionale che controlla gli armamenti di tutte le nazioni e tiene d’occhio i satelliti messi in orbita attorno alla Terra. Ma nemmeno l’IPF può fare molto se un terrorista deciso a tutto si appropria di cinque o sei testate nucleari: per casi di emergenza come questi bisogna chiamare i mercenari della pace, un corpo sceltissimo pronto a mettersi al servizio della giustizia. E se il loro nome vi sembro un po’ ambiguo, non pronunciatevi senza prima aver letto questo appassionante thriller del futuro, che riconferma Ben Bova come uno dei grandi ” realisti ” della fantascienza.
Copertina: Oscar CHICONI

I guardiani del mare

Un uomo nello spazio che non può più staccarsi dalla Terra, che non può più guardare il vuoto perchè una spaventosa avventura gliene ha dato il terrore. Un uomo del mare che vive nel ristretto mondo della sua Subvedetta immersa in quell’altro immenso e imprevedibile mondo che è l’oceano. E le creature del mare, gli abissi del mare, i pericoli sempre presenti nel mare, e sempre pronti a ostacolare l’uomo che nel futuro immaginato da Arthur Clarke dipende dal mare, e a contestargli il diritto di percorrere le sue profondità per ricavarne il cibo che gli serve per sopravivere. E l’astronauta che ha paura dello spazio troverà nella sfida continua dell’elemento liquido un nuovo scopo alla sua vita, ma prima di affrontare coscientemente l’ignoto dovrà vincere la diffidenza dei compagni, strani cow-boy delle acque, e vincere se stesso. Questo, secondo Arthur Clarke, il mondo del ventunesimo secolo, e questi gli uomini che hanno offerto allo scrittore-scienziato ampia materia per un romanzo rigorosamente fantascientifico.
Copertina: Karel Thole

Guardiamarina e tenente Hornblower

Ai tempi in cui Napoleone dominava l’Europa, solo la Royal Navy di Sua Maestà Britannica sfidava la potenza francese. Forrester volle impersonare lo spirito dei suoi uomini in un personaggio indimenticabile: Orazio Hornblower, un antieroe ostinato, taciturno, a disagio in società ma imbattibile al comando della sua nave.
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Guarda ancora

I thriller di Lisa Scottoline -americana di origini marchigiane, vincitrice dell’Edgar Allan Poe Award e definita “il John Grisham in gonnella” dal Time- hanno scalato le classifiche di vendita statunitensi e la sua serie di Bennie Rosato ha conquistato milioni di lettori. Per mesi al secondo posto nella classifica del New York Times, Guarda ancora è il primo volume di una nuova quadrilogia (prima tiratura negli Stati Uniti di 500.000 copie) in cui l’autrice si cimenta nel genere del thriller psicologico.
“Guarda ancora è probabilmente il miglior romanzo di Lisa Scottoline. È un libro emozionante, con dei personaggi autentici a cui ci si affeziona e che si ricorderanno molto tempo dopo aver terminato questa incredibile storia”. James Patterson
Philadelphia. Rientrando a casa dal lavoro, Ellen Gleeson trova nella cassetta della posta una cartolina con una foto segnaletica di Timothy Braverman, un anno di età, scomparso. Incuriosita, scopre che il bambino era stato rapito due anni prima in Florida, la sua tata uccisa sul posto, il rapitore fuggito con il piccolo e con il riscatto. Capita. Sono brutte storie, e il paese ne è pieno. Ma poi Ellen osserva quella foto una seconda volta, analizza meglio i lineamenti e le linee di quel volto: in pochi secondi la vita fa un ampio giro, niente è più dove dovrebbe essere. Quel bambino ha un viso familiare, somiglia in maniera inquietante al suo figlio adottivo, Will. Gli somiglia talmente che la donna inizia a fare delle ricerche su Timothy Braverman: chi erano i suoi genitori, chi il rapitore. Le coincidenze iniziano così, a poco a poco, a moltiplicarsi: la storia di Will si sovrappone sempre più a quella del bambino rapito, la storia di Ellen a quella della famiglia del suo bambino adottivo. Un puzzle frammentato, ricostruito tra inciampi e false piste, sempre nel dubbio lacerante che Will non sia al posto giusto, che qualcosa, tragicamente, non torni. Lentamente, con fatica, ripercorrendo i sentieri di quella ricostruzione documentaria che abitualmente frequenta nel suo lavoro di giornalista, Ellen riuscirà ad arrivare alla verità. Il conflitto che abita la sua mente, tra ricerca della verità e dramma personale, è un filo rosso teso lungo tutta la narrazione che Lisa Scottoline riesce a ordire con l’incomparabile maestria di chi, da sempre, ha fatto del thriller il proprio dominio. Ma Guarda ancora è anche altro: è un chirurgico studio psicologico del rapporto tra madre e figlio, uno scanner sensibilissimo sui lessici familiari, sulle minime ma inesorabili tensioni che costellano le nostre vite private, firmato da una delle più amate scrittrici americane, i cui romanzi ogni anno scalano le classifiche di vendita.

Guanciale d’erba

Guanciale derba narra di un giovane artista, pittore e poeta, che si avventura per un ameno sentiero di montagna di un piccolo villaggio giapponese. Lungo il cammino, in unatmosfera incantata, incontra viandanti solitari, contadini, paesani, nobili a cavallo e ogni specie dumanità, finché, sorpreso dalla pioggia, si rifugia in una piccola casa da tè tra i monti. Qui, dalla dolce voce della vecchia tenutaria, apprende la storia della fanciulla di Nakoi, che ebbe la sfortuna di essere desiderata da due uomini e andare in sposa a quello che lei non amava. Il giorno in cui partì, il suo cavallo si arrestò sotto il ciliegio davanti alla casa da tè, e dei fiori caddero qua e là, come macchie sul suo candido vestito Come un viandante qualsiasi, col suo guanciale derba insieme, il cuscino di chi va per il mondo e una grande metafora del viaggio di ogni uomo alla ricerca di se stesso lartista raccoglie questa e altre meravigliose storie lungo il suo peregrinare, semplicemente per ubbidire al suo modesto e sublime compito: «rasserenare il mondo e arricchire il cuore degli uomini». Dallautore di Io sono un gatto una delle opere fondamentali della moderna letteratura giapponese. «Una vetta tra le grandi pagine lasciate da passeggiatori solitari e viandanti letterari: da Rousseau fino a Walser o Jünger o Giono». Panorama «Qual è il suo libro preferito?» «Guanciale derba di Soseki». Da unintervista a Glenn Gould

Groviglio di vipere

Nella provincia francese, un celebre avvocato consuma la propria vita nel disprezzo per la religione e nell’odio per il prossimo.
Abbandonato da tutti, il vecchio, in una lettera aperta alla moglie, ricorda con sarcasmo le tappe fondamentali della sua «brillante» esistenza: successi professionali, ricchezza, evasioni extraconiugali. In realtà quello che doveva essere un atto d’accusa è una confessione che rivela nell’uomo ormai stanco e ammalato una vittima, illusa nella prima giovinezza di trovare sincera corrispondenza di affetti nelle persone che più gli erano vicine. Per vendicarsi, egli costruisce giorno per giorno un piano sottilmente malvagio: diseredare quella coalizione avida di figli e nipoti dai quali non è mai venuta una parola di comprensione a sciogliere il «groviglio di vipere» del suo cuore. Ma all’odio subentra gradatamente una stanca condiscendenza, quasi un barlume di amore per quegli esseri che, in ultima analisi, hanno sofferto con lui.

Il grido dei morti: La prima guerra mondiale: il più atroce conflitto di ogni tempo

Porta d’accesso al «secolo breve», guerra che avrebbe dovuto porre fine a tutte le guerre, «inutile strage »: il primo conflitto mondiale fu una tragedia che costò la vita a oltre nove milioni di persone e inferse all’Europa della Belle Époque una ferita profonda che ne trasfigurò per sempre il ruolo sul palcoscenico della storia mondiale. La Grande guerra fu lo sbocco finale della corsa agli armamenti perseguita dalle principali potenze europee (in particolare dalla Germania), il frutto avvelenato dell’imperialismo, l¿esito dell’azione di forze storiche talmente potenti e vaste che nessun politico, diplomatico o militare fu in grado di contrastarla. In breve, una sorta di fatale e ineluttabile Armageddon.
Sono queste le interpretazioni che gli storici hanno dato delle origini e delle cause della prima guerra mondiale. Ma davvero il Reich tedesco rappresentava una minaccia per l’ordine e la stabilità dell¿Europa? Davvero si trattò di un conflitto inevitabile? A queste e altre domande risponde lo storico Niall Ferguson. Muovendosi in una interdisciplinare «terra di nessuno», confrontando dati economici e finanziari, rileggendo i testi dei «poeti di guerra», gli articoli dei principali quotidiani dell’epoca, come pure i libri di memorie o i documenti diplomatici, Ferguson fa piazza pulita di tanti miti e luoghi comuni e solleva questioni cruciali che intaccano alla radice la nostra percezione e conoscenza della prima guerra mondiale: è vero che l’opinione pubblica accolse la guerra con entusiasmo, come spesso è stato scritto? E quale peso ebbe la propaganda nei paesi belligeranti? Se le condizioni di vita nelle trincee erano così spaventose, se le armi impiegate erano così micidiali, perché gli uomini continuarono a combattere e non disertarono o non si ammutinarono? Chi vinse la pace, o meglio, a chi toccò di pagare il prezzo della guerra? E soprattutto: ne valse la pena? Alla fine* Il grido dei morti*, nelle sue conclusioni provocatorie e sconcertanti, originali e controcorrente, ci consegna un’unica, terribile verità: la prima guerra mondiale non fu soltanto una tragedia. Fu il più grave errore della storia moderna.
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### Sinossi
Porta d’accesso al «secolo breve», guerra che avrebbe dovuto porre fine a tutte le guerre, «inutile strage »: il primo conflitto mondiale fu una tragedia che costò la vita a oltre nove milioni di persone e inferse all’Europa della Belle Époque una ferita profonda che ne trasfigurò per sempre il ruolo sul palcoscenico della storia mondiale. La Grande guerra fu lo sbocco finale della corsa agli armamenti perseguita dalle principali potenze europee (in particolare dalla Germania), il frutto avvelenato dell’imperialismo, l¿esito dell’azione di forze storiche talmente potenti e vaste che nessun politico, diplomatico o militare fu in grado di contrastarla. In breve, una sorta di fatale e ineluttabile Armageddon.
Sono queste le interpretazioni che gli storici hanno dato delle origini e delle cause della prima guerra mondiale. Ma davvero il Reich tedesco rappresentava una minaccia per l’ordine e la stabilità dell¿Europa? Davvero si trattò di un conflitto inevitabile? A queste e altre domande risponde lo storico Niall Ferguson. Muovendosi in una interdisciplinare «terra di nessuno», confrontando dati economici e finanziari, rileggendo i testi dei «poeti di guerra», gli articoli dei principali quotidiani dell’epoca, come pure i libri di memorie o i documenti diplomatici, Ferguson fa piazza pulita di tanti miti e luoghi comuni e solleva questioni cruciali che intaccano alla radice la nostra percezione e conoscenza della prima guerra mondiale: è vero che l’opinione pubblica accolse la guerra con entusiasmo, come spesso è stato scritto? E quale peso ebbe la propaganda nei paesi belligeranti? Se le condizioni di vita nelle trincee erano così spaventose, se le armi impiegate erano così micidiali, perché gli uomini continuarono a combattere e non disertarono o non si ammutinarono? Chi vinse la pace, o meglio, a chi toccò di pagare il prezzo della guerra? E soprattutto: ne valse la pena? Alla fine* Il grido dei morti*, nelle sue conclusioni provocatorie e sconcertanti, originali e controcorrente, ci consegna un’unica, terribile verità: la prima guerra mondiale non fu soltanto una tragedia. Fu il più grave errore della storia moderna.

Grido D’Onore

“L’ANELLO DELLO STREGONE ha tutti gli ingredienti per un successo immediato: intrighi, complotti, mistero, cavalieri valorosi, storie d’amore che fioriscono e cuori spezzati, inganno e tradimento. Vi terrà incollati al libro per ore e sarà in grado di riscuotere l’interesse di persone di ogni età. Non può mancare sugli scaffali dei lettori di fantasy.”
–Books and Movie Reviews, Roberto Mattos
In Grido D’onore (Libro #4 in L’Anello dello Stregone), Thor è tornato dal Cento ed è ora un guerriero più forte. Adesso deve imparare cosa significhi combattere per la propria madrepatria, battersi per la vita o la morte. I McCloud si sono addentrati di molto nel territorio dei MacGil, andando oltre quanto fossero mai arrivati nella storia dell’Anello, e quando Thor incappa in un’imboscata starà a lui respingere il loro attacco e salvare la Corte del Re.
Godfrey è stato avvelenato da suo fratello, che si è servito di una sostanza molto rara e velenosa, e il suo destino si trova ora nelle mani di Gwendolyn che farà tutto il possibile per salvarlo dalla morte.
Gareth è sempre più succube della paranoia e dell’insoddisfazione e assolda una tribù di selvaggi come forza militare personale, cedendo loro il campo dell’Argento, che viene così espulso. La conseguenza immediata è una profonda frattura nella Corte del Re, che minaccia di diventare una guerra civile. Gareth trama anche perché il feroce Nevaruns si prenda Gwendolyn in sposa anche senza il di lei consenso.
Le amicizie di Thor diventano sempre più salde mentre viaggiano in luoghi nuovi, affrontano mostri inimmaginabili e combattendo fianco a fianco in incredibili battaglie. Thor torna alla sua terra natale e, in un epico confronto con suo padre, apprende un grande segreto del suo passato. Scopre chi è, chi sia sua madre e capisce il suo destino. Con la miglior preparazione in assoluto, ricevuta da Argon, inizia a utilizzare poteri che neanche sapeva di avere, diventando giorno dopo giorno sempre più forte. Mentre anche il suo rapporto con Gwen si fa più profondo, torna alla Corte del Re con la speranza di chiederla in moglie, ma potrebbe essere già troppo tardi.
Andronico, ricevute le debite informazioni, conduce il suo esercito di un milione di uomini dell’Impero nell’ennesimo tentativo di oltrepassare il Canyon e invadere l’Anello.
E proprio mentre le cose sembrano non poter andare peggio alla Corte del Re, la storia subisce una svolta scioccante.
Godfrey sopravviverà? Gareth verrà cacciato? La Corte del Re si dividerà in due? L’Impero invaderà? Gwendolyn si unirà a Thor? E Thor capirà finalmente il segreto del suo destino?
Con la sua sofisticata costruzione e la sua caratterizzazione, GRIDO D’ONORE è un racconto epico di amicizia e amore, di rivali e seguaci, di cavalieri e draghi, di intrighi e macchinazioni politiche, di maturazione, di cuori spezzati, di inganno, ambizione e tradimento. È un racconto di onore e coraggio, di fato e destino, di stregoneria. È un fantasy capace di portarci in un mondo che non dimenticheremo mai, capace di essere apprezzato a ogni età. Con 85.000 parole è il libro più lungo della serie!
“Mi ha preso fin dall’inizio e non ho più potuto smettere…. Questa storia è un’avventura sorprendente, incalzante e piena d’azione fin dalle prime pagine. Non esistono momenti morti.

I GREKS PORTANO DONI

Quando la gigantesca astronave dei Greks spunta da dietro la Luna, l’umanità è presa dal panico. Ma l’allarme, a quanto sembra, è ingiustificato, non c’è, a quanto pare, niente da temere. I Greks, socialmente e tecnologicamente avanzatissimi, sono come gli antichi Greci rispetto ai barbari: il loro scopo ultimo è di diffondere nei pianeti “sottosviluppati” la loro superiore forma di civiltà; la missione dell’astronave è di portare agli uomini degli spendidi regali energetici che trasformeranno la Terra in un paradiso. Per fortuna Jim Hacket, esperto in fisica moderna ma anche in storia antica, si ricorda dell’antico detto secondo cui bisognava “temere i Greci anche quando portano doni”, e si chiede, tra l’altro, cos’abbiano messo i Greks nella profonda buca che dopo l’atterraggio hanno scavato di nascosto sotto l’astronave.

Il gregge alza la testa

Ecco tutta la verità su un futuro possibile. L’esportazione del sistema di vita americano incontra ampi ostacoli tutt’intorno al globo, ma è stato appena eletto un nuovo Presidente, simpatico, piacevole, di una rassicurante stupidità, e capace di pronunciare giudizi lapidari e orecchiabili. Spetta a lui portare il popolo degli Stati Uniti alle soglie dell’anno 2000: “Padre Nostro che sei a Washington…” Le grandi società industriali e finanziarie, ivi compreso il Sindacato (che ricicla in attività lecite il denaro accumulato un tempo con il gangsterismo), tengono saldamente le leve del potere. I giovanotti di buona famiglia, usciti brillantemente dall’accademia militare fanno rapida carriera presso i generali che formano la “diga del Pacifico”, cioè un’alleanza bianca, comprendente l’Australia, la Nuova Zelanda e le superstiti dittature di destra dell’America Latina. La popolazione americana continua ad adattarsi alla normalità di condizioni di vita sempre meno, nonostante i cibi adulterati, l’insicurezza drammatica dell’ordine pubblico, l’aria e il mare e il suolo inquinati, la brusca caduta dell’indice medio della durata della vita, l’alta percentuale di neonati malformati. Ma altrove, specialmente nei paesi sottosviluppati, la situazione precipita. Sulle rive del Mediterraneo, ridotto a una fogna, è scoppiata una crisi che tra l’altro ha spinto le popolazioni dell’Africa settentrionale a una disastrosa guerra con i vicini a sud. In questo mondo che diventa, con progressione geometrica, sempre più ingovernabile, i fatti privati e quelli pubblici s’intrecciano in una fitta rete d’influssi reciproci, di corresponsabilità, di errori di giudizio, in cui persino alle vittime ed agli alleati accade di sterminarsi fra loro, in cui le verità sono, a conti fatti, delle bugie e in cui certe menzogne sono tuttavia veritiere. Il cataclisma è clamoroso, inarrestabile, un vero crepuscolo degli dèi che travolge i duecento milioni di esemplari più stravaganti e nocivi della nostra specie.

I greci hanno creduto ai loro miti?

Come ci ha insegnato Foucault, non sono soltanto le «verità» o le idee ad avere una storia, ma il criterio stesso di vero e di falso. Né logica elementare di una umanità fanciulla, né ricordo leggendario di fatti realmente accaduti nel più lontano passato, il mito è soltanto una vecchia «verità» che è stata sostituita da una nuova, con la quale intrattiene solo labili analogie. Il volume racconta la storia di alcune di queste «verità» nel contesto di quel pensiero greco in cui i moderni hanno riconosciuto la nascita della storia, della ragione, della scienza. Veyne ritiene che la «verità» sia l’effetto mutevole del variare dei rapporti di potere e degli interessi: nessuna «verità» è migliore o più giusta di altre, è semplicemente incommensurabile con le precedenti o le successive perché i suoi orizzonti sono cambiati e ancora cambieranno. È più proficuo allora indagare il «programma di verità» della cultura greca: è quanto fa Veyne, attingendo a Platone, Aristotele, Pausania, Cicerone, Eusebio.