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La colubrina ovvero L’assedio della fortuna

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E’ il 1422, guerra dei Cent’anni. Durante l’assedio delle truppe inglesi al castello di Clericourt, due uomini si incontrano e si affrontano. Una strana partita a scacchi, una grossa parrucca bionda, una misteriosa colubrina (un cannone a mano) e un pestifero ragazzo in grado di compiere miracoli giocano ruoli importanti nella sfida avvincente e simbolica che ne scaturisce. Ma i veri eroi di questa avventura si riveleranno la fortuna e il caso. Nello stile elegante, semplice ma immaginifico di Michel Tournier, un racconto filosofico che ha la leggerezza di una favola.
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Un colpo di vento

Cosa spinge uno stimato e irreprensibile medico di paese ad ammazzare la moglie a colpi d’ascia dopo quarant’anni di matrimonio? E come si può consumare un delitto tanto efferato in un’atmosfera di calma apparente? Muove da qui il racconto di Ferdinand von Schirach, da situazioni di normalità in cui un colpo di vento può scatenare una follia criminale. Dalla sua posizione privilegiata di avvocato penalista, l’autore osserva quotidianamente gli orrori e le violenze della vita di tutti i giorni. Spacciatori, prostitute, skinhead, ma anche famiglie aristocratiche, ricchi uomini d’affari e insospettabili guardiani di museo diventano così i protagonisti di vicende semplicemente inspiegabili dalla ragione. L’avvocato von Schirach rivela un eccezionale talento narrativo: entrando in punta di piedi nelle vicende che racconta, riesce a mostrarcele sotto una nuova luce, invitandoci a rivedere i pregiudizi sui criminali e sulle cause delle loro azioni, e a riflettere sul labile confine fra il bene e il male.
(source: Bol.com)

Un colpo di fortuna

Robb è un giovane insegnae squattrinato, ma la tragica perdita dei genitori in un incidente gli permette – grazie al premio dell’assicurazione – di realizzare il suo sogno: diventare avvocato. In pochi anni, la sua vita si trasforma radicalmente: ha sposato la dolce e sofisticata figlia del proprietario dello studio legale in cui lavora, vive nella spaziosa casa del suocero, ha una bella bambina e gli affari vanno a gonfie vele. Ma all’improvviso la fortuna gli volta le spalle, presentando un conto molto salato da pagare…

I colpevoli hanno paura

In I colpevoli hanno paura è evidente una certa parentela di Chase con Raymond Chandler, evidente soprattutto nella protagonista e in Lew Brandon, l’investigatore di Los Angeles che sembra un Philip Marlowe nel quale si sia spento l’ultimo bagliore di fiducia nel genere umano. Chiamato a Saint Raphael dal socio Jack Sheppey, Brandon viene invitato dalla polizia a identificare un uomo che è stato trovato in una cabina, sulla spiaggia, ucciso con un uncino da ghiaccio. Il morto è Sheppey, e da questo momento Lew si tuffa nelle indagini, facendone un caso personale, tanto più accanitamente, in quanto sente l’ostilità della polizia in una città dominata da persone e interessi che non hanno nulla a che fare con la giustizia. Spericolato e sottile insieme, Brandon è un personaggio fatto per piacere tanto ai fans di Mike Hammer, quanto ai nostalgici di Sherloch Holmes: i suoi ardimenti mozzano il fiato, le sue deduzioni non fanno una grinza, e la conclusione della vicenda, se pure un po’ amara, lascia pienamente convinti.
Copertina di Oliviero Berni

Colpevole o innocente

Avvocato penalista specializzata in casi insabbiati dalla polizia, Bennie Rosato ha avuto modo di conoscere anche i più devianti aspetti della natura umana. Ma niente l’ha preparata a quel che l’aspetta dietro le sbarre della prigione di massima sicurezza di Filadelfia. Accusata di aver ucciso il suo compagno, poliziotto pluridecorato, Alice Connolly da anni si dichiara innocente e, soprattutto, è l’esatta copia di Bennie. E quel che la donna dice all’avvocato al momento dei saluti è davvero sconvolgente: “Sono felice di conoscerti, sorella… gemella”. Sarà vero? Lisa Scottoline, avvocato e autrice di legal thriller, è stata insignita dell’Edgar Allan Poe Award.

Le colpe dei padri

Wendy Hanniford era una giovane, attraente prostituta, trovata morta in un appartamento del Greenwich Village: tutti gli indizi portano all’uomo con cui divideva l’appartamento, trovato in strada coperto del suo sangue; il giovane si toglie la vita in carcere dopo l’arresto, e il caso, per la polizia di New York, è chiuso. Ma il padre della ragazza vorrebbe riaprirlo: così si rivolge a Scudder. Il suo intento non è quello di inchiodare il presunto colpevole, ma di indagare sulla vita della figlia scomparsa, che ormai gli appare come un’estranea. Il detective si profila subito come un personaggio atipico.
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Colossus

Gli uomini non sono perfetti: i generali possono fare un colpo di stato il Presidente può impazzire il pilota di un bombardiere atomico può interpretare male un ordine gli addetti alle stazioni radar possono perdere la testa. L’ideale sarebbe dunque affidare tutti i complicatissimi e delicatissimi problemi della “difesa” a un cervello che non conosce paura, incertezza, rimorso, pietà, a una macchina infallibile a Colossus…

La colonia dei micronauti

Quando la popolazione della Terra è ridotta alla fame da una serie di disastri ecologici, un gruppo di scienziati inventa la miniaturizzazione umana. L’idea è che dei corpi 35 volte più piccoli del normale troveranno abbondantemente di che vivere in un orto, un frutteto, un giardino. Ora quel tema affascinante (Micronauti in giardino, Urania 748) viene ripreso e sviluppato in una sorta di odissea lillipuziana, dove un gruppo di uomini e donne tentano di sottrarsi al controllo dittatoriale del laboratorio grande, per creare una microsocietà di liberi pionieri e coloni. È una sfida non solo contro le autorità, ma contro la natura stessa, che a questi livelli minimi ridiventa spietata, feroce, irta di trappole mortali e di nemici giganteschi e terrorizzanti.
Copertina di Karel Thole

I coloni di Morrow

Nel corso della Seconda Espansione, quando l’Uomo non aveva ancora imparato a dominare le velocità maggiori della luce, molte astronavi si persero ai remoti confini della Galassia; e i loro equipaggi, atterrando su pianeti sconosciuti, fondarono colonie che restarono per secoli e secoli ignote al resto dell’umanità. Ancora oggi accade perciò che astronavi mercantili, o della Flotta da Guerra, o del Servizio di Esplorazione Spaziale, scoprano una di quelle “Colonie Perdute” e si trovino di fronte a problemi umani (o sovrumani… o sub-umani…) di soluzione particolarmente difficile. Ma il ben noto comandante John Grimes una soluzione finisce per trovarla sempre: contro tutti e – a volte – contro tutte…
Copertina di Karel Thole

La colomba pugnalata. Proust e la «Recherche»

Citati è un incisore che s’incanta del lavoro del suo bulino, un gioielliere che incastona pietre preziose, un intarsiatore che conosce tutte le sfumature dei legni …, un mosaicista che trae da un testo, come da un casellario infinitamente ricco, tessere luminose per combinarle in un modo sintetico, un miniaturista che inserisce colori sulla foglia d’oro della pagina. Ne risulta un’opera dedalea, rabescata, che richiama le miniature Moghul, i mosaici minuti, miracoli dei mosaicisti romani del primo Ottocento: son colori assortiti a colori, pietruzze sapientemente selezionate

La collina di Hawotack

Samy Fayad possiede un’abilità poco comune: riesce a far sorridere anche nelle situazioni più tragiche senza che per questo il dramma perda pathos. Uniamo quest’abilità a una fantasia ben guidata, alla capacità di tratteggiare personaggi vivissimi anche quando si tratta di “generici” e “comparse”, per usare definizioni cinematografiche, a un linguaggio sciolto e di piacevolissima lettura, e avremo un romanzo di Samy Fayad. Nel caso specifico abbiamo un gioiello dal titolo “La collina di Hawotack”. Hawotack è un ridente villaggio americano, con le sue zitelle, il suo sceriffo, il suo vicario, la sua maestrina, a alcuni cani. Ad Hawotack c’è anche un giovane disegnatore. E c’è la collina. Sulla collina, una villetta che ospita uno scienziato incompreso. Uno scienziato che non inventa niente di utile per una eventuale guerra. Lui si limita a cambiare il colore del pelo dei cani. Ma questa e altre sue invenzioni del genere non interessano il Pentagono. Ecco perchè in quel mattino, cominciato come ogni altro mattino, ad Hawotack succedono tante e tali cose che se non impazziscono tutti è un vero miracolo. Ed ecco perchè la notte di quel giorno ad Hawotack nessuno dorme. Nemmeno i lettori dormiranno, finché non avranno saputo come si conclude l’avventura di Hawotack, della maestrina, del disegnatore, del cane del disegnatore, e di quel bellimbusto del nonno del disegnatore. Copertina: Ferenc Pintér

Collezione di sabbia

Libri, oggetti antichi, luoghi lontani… Cose osservate e immaginate, pensieri e riflessioni, viaggi e contatti con altre civiltà, spiragli d’altre dimensioni della mente in un’affascinante raccolta di articoli di Calvino.
(source: Bol.com)

Coldheart Canyon

Film’s most popular action hero needs a place to heal after his surgery has gone terribly wrong. His fiercely loyal agent finds him just such a place in a luxurious forgotten mansion high in the Hollywood Hills. But the original owner of the mansion was a beautiful woman devoted to pleasure at any cost, and the terrible legacy of her deeds has not yet died. There are ghosts and monsters haunting Coldheart Canyon, where nothing is forbidden . . .

Colazione al Cairo

Doha è una donna bella e altolocata, una stilista di successo, abituata a far valere i suoi privilegi. Le sue serate scorrono tra feste esclusive ai piani alti dei grattacieli, lontane anni luce dagli avvenimenti politici che scuotono il Cairo. Quando una mattina resta bloccata nel traffico a causa dei disordini di piazza Tahrir, va su tutte le furie: che diavolo vuole quella folla urlante che rischia di farle perdere l’aereo? Quell’aereo deve portarla in Italia, dove presenterà la sua nuova collezione al jet-set internazionale. Ma è sufficiente una telefonata al marito perché la polizia apra subito un varco e faccia passare l’auto su cui viaggia. Doha non sa ancora che entro poche ore non guarderà più quella piazza allo stesso modo, come non sa che l’uomo seduto accanto a lei sull’aereo, quell’uomo con la barba nera che la tempesta di domande, è un leader dell’opposizione, un uomo magnetico, pieno di forza e di slancio, disposto a tutto pur di difendere quello in cui crede. E quando a Roma, prima di salutarla davanti all’albergo, lui le regala una rosa rossa, Doha sente che quel fascino sta per risvegliare qualcosa in lei, mettendo in discussione tutto: il suo stile di vita, la sua carriera, il suo matrimonio.
Travolgente come un fiume in piena, Colazione al Cairo è la storia meravigliosa di una passione: di una donna per un uomo, di un uomo per il suo Paese e di tutti coloro che durante la Primavera araba si sono battuti per la libertà.
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### Sinossi
Doha è una donna bella e altolocata, una stilista di successo, abituata a far valere i suoi privilegi. Le sue serate scorrono tra feste esclusive ai piani alti dei grattacieli, lontane anni luce dagli avvenimenti politici che scuotono il Cairo. Quando una mattina resta bloccata nel traffico a causa dei disordini di piazza Tahrir, va su tutte le furie: che diavolo vuole quella folla urlante che rischia di farle perdere l’aereo? Quell’aereo deve portarla in Italia, dove presenterà la sua nuova collezione al jet-set internazionale. Ma è sufficiente una telefonata al marito perché la polizia apra subito un varco e faccia passare l’auto su cui viaggia. Doha non sa ancora che entro poche ore non guarderà più quella piazza allo stesso modo, come non sa che l’uomo seduto accanto a lei sull’aereo, quell’uomo con la barba nera che la tempesta di domande, è un leader dell’opposizione, un uomo magnetico, pieno di forza e di slancio, disposto a tutto pur di difendere quello in cui crede. E quando a Roma, prima di salutarla davanti all’albergo, lui le regala una rosa rossa, Doha sente che quel fascino sta per risvegliare qualcosa in lei, mettendo in discussione tutto: il suo stile di vita, la sua carriera, il suo matrimonio.
Travolgente come un fiume in piena, Colazione al Cairo è la storia meravigliosa di una passione: di una donna per un uomo, di un uomo per il suo Paese e di tutti coloro che durante la Primavera araba si sono battuti per la libertà.

Col fuoco non si scherza

La fama non ha sempre una misura perfettamente giusta nella distribuzione de’ suoi favori. Non sempre i più meritevoli sono i suoi prediletti, e i suoi errori, ai tempi nostri, son forse più frequenti e più gravi che nel passato. Per essere uditi in mezzo al frastuono da cui è assordato il mondo moderno, bisogna farsi annunciare da squilli di tromba ed aver un accompagnamento di cori. Chi parla solitario deve rassegnarsi talvolta a lasciare che la sua voce sia soffocata dall’onda tumultuosa dei suoni che le si innalzano intorno. Emilio De Marchi, artista nel senso più genuino e più dignitoso della parola, ch’altro non amava se non l’arte e la verità, non apparteneva a nessuna consorteria letteraria; egli faceva parte per sè stesso, non andava in cerca dell’applauso e del successo, rifuggiva da ogni artifizio da cui potesse venire al suo nome un bagliore fallace. Da qui la conseguenza che Emilio De Marchi non ebbe in vita il posto che gli spettava nella gerarchia degli scrittori italiani nell’ultima parte del secolo decimonono, mentre gli stranieri lo accoglievano con una larghezza di spontanea ammirazione che era il più chiaro indizio del suo grande valore.

Col cavolo

In principio furono le single frollate, sole come i gambi di sedano; poi le principesse sul pisello, rassegnate a principi azzurri sbiaditi. Adesso, con un volume che chiude la «trilogia vegetale», tocca alle coppie in crisi. Ai lui e alle lei che, innamorati sull’onda di un cavallone ormonale, poi si spannano gli occhiali e si scoprono vicendevolmente insopportabili.
*Col cavolo* è una nuova esilarante rassegna di tipi e situazioni della vita quotidiana, infilzati dalla penna mordace di una Littizzetto più scatenata che mai. L’ultimo, irresistibile capitolo della sua divina commedia della femminilità.