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L’orizzonte (L’Arcipelago Einaudi Vol. 195)

Jean Bosmans ha l’abitudine di annotare su un taccuino tutti i frammenti di memoria che si affacciano alla sua mente. Cosí, a partire da un nome di donna, ricorda l’incontro avvenuto a fine anni Sessanta con Margaret Le Coz, una ragazza ventenne frequentata a Parigi e amata intensamente per alcuni mesi. Con Margaret, Jean ha condiviso il sentimento di essere seguito, spiato, aspettato ogni giorno, o meglio braccato. Lei da un uomo dal viso magro, gli zigomi butterati e un abito sempre troppo stretto: un certo Boyaval; lui da una donna crudele dai capelli rossi, forse sua madre.
Margaret è una giovane donna bella e misteriosa, vulnerabile, segreta, silenziosa. Di lei si sa soltanto che è nata a Berlino, che è arrivata in Francia con la madre, che non ha mai conosciuto il padre e che è cresciuta in vari collegi. È una donna che fugge. E durante una delle sue fughe incontra Boyaval che inizia a perseguitarla. Fugge ancora, ma l’uomo non le dà tregua, cosí come la incalzano alcuni misteri che provengono dal suo profondo passato, zone d’ombra che di punto in bianco la convincono a nascondersi, ad abbandonare tutto senza avvertire nessuno. Una sera Margaret non si sente piú sicura, abbandona precipitosamente Parigi e parte per Berlino dove sparisce senza lasciare traccia.
Quarant’anni dopo la partenza di Margaret, Jean Bosmans, diventato nel frattempo uno scrittore, decide di ritrovarla: parte per Berlino dove un ragazzo incontrato per caso gli conferma che una donna con quel nome possiede una libreria lí vicino. Jean si siede in un caffè all’aperto prima di andare a incontrarla. Le ultime pagine sono splendide e sembrano sollevate da un vento venuto da chi sa dove.
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### Recensione
In uno tra i saggi più celebri di Angelus Novus, Walter Benjamin racconta come in ogni grande città “muoversi attraverso il traffico comporti per il singolo una serie di choc e di collisioni”. Agli incroci, sui marciapiedi, per Benjamin – che qui legge Baudelaire che a sua volta legge Poe – il passante è continuamente sottoposto a improvvise accelerazioni del battito cardiaco. L’uomo della metropoli è immerso nella folla “come in un serbatoio di energia elettrica”. Naturalmente lo choc primario è costituito dalle macchine, dai tram che nella neonata epoca della riproducibilità tecnica benjaminiana appartengono ancora al regno del mostruoso, dell’incongruo. Ma non solo. Lo choc e la collisione non scaturiscono soltanto dall’incontro tra natura e artificio. Lo choc e la collisione sono anche di chi cammina in mezzo ai propri simili. La folla urbana – la folla di Londra, di Parigi – sembra essere un agglomerato vibrante animato da continue tensioni. Un urto sul marciapiedi all’uscita del teatro, un incontro di sguardi subito distolto, il bagliore improvviso di un cappotto poi inghiottito nel buio dei Boulevards. Nelle città bruciano tutti i giorni, in ogni istante, migliaia di incontri, migliaia di tracce elettriche governate dall’infinita possibilità combinatoria dei grandi numeri. L’orizzonte, ultimo romanzo di Patrick Modiano, parla esattamente di questo. La Parigi degli anni Sessanta cui si muovono i personaggi è in tutto e per tutto una “città della folla”. L’orizzonte del titolo è un orizzonte fatto di piccoli choc urbani, persone che emergono dall’opacità del proprio passato, illuminandosi nella luce intermittente dell’incontro fortuito per poi ritornare nel cono d’ombra da cui erano uscite. Esattamente così avviene tra i due protagonisti. Lui, un libraio, discreto in modo quasi patologico, inseguito da una donna dai capelli rossi in impermeabile verde bottiglia, probabilmente la madre in continua ricerca di soldi. Lei, una ragazza di cui non si sa quasi nulla se non che è in fuga da un corteggiatore non corrisposto e da un segreto di cui non è possibile avere la chiave. Esattamente così avviene con tutti i personaggi. Sagome appena intraviste. Porte subito richiuse su un’ intimità familiare mai rivelata fino in fondo. In mezzo a loro, la città. Una città invece perfettamente determinata nella sua ragnatela topografica di strade, negozi e caffè, come se solo allo spazio geografico spettasse, nel libro, il dono della chiarezza e della verità della scrittura. Una scacchiera di luce su cui si gioca, in sintesi, una partita di ombre. Una partita d’amore tra l’uomo e la ragazza. Una partita tra loro due e i loro pedinatori, sempre all’angolo ad aspettarli, sempre riconoscibili – tra la folla – nel colpo al cuore di un impermeabile verde bottiglia o di un cappello da uomo su un volto butterato. Una partita tra Colpa e Persecuzione che fa di L’orizzonte ben più di un semplice romanzo giallo, portandolo direttamente a toccare – attraverso l’opacità dei suoi non-detti – le radici più dolorose e intimamente riposte del nostro inconscio.
recensione di “www.bookdetector.com”
### Sinossi
Jean Bosmans ha l’abitudine di annotare su un taccuino tutti i frammenti di memoria che si affacciano alla sua mente. Cosí, a partire da un nome di donna, ricorda l’incontro avvenuto a fine anni Sessanta con Margaret Le Coz, una ragazza ventenne frequentata a Parigi e amata intensamente per alcuni mesi. Con Margaret, Jean ha condiviso il sentimento di essere seguito, spiato, aspettato ogni giorno, o meglio braccato. Lei da un uomo dal viso magro, gli zigomi butterati e un abito sempre troppo stretto: un certo Boyaval; lui da una donna crudele dai capelli rossi, forse sua madre.
Margaret è una giovane donna bella e misteriosa, vulnerabile, segreta, silenziosa. Di lei si sa soltanto che è nata a Berlino, che è arrivata in Francia con la madre, che non ha mai conosciuto il padre e che è cresciuta in vari collegi. È una donna che fugge. E durante una delle sue fughe incontra Boyaval che inizia a perseguitarla. Fugge ancora, ma l’uomo non le dà tregua, cosí come la incalzano alcuni misteri che provengono dal suo profondo passato, zone d’ombra che di punto in bianco la convincono a nascondersi, ad abbandonare tutto senza avvertire nessuno. Una sera Margaret non si sente piú sicura, abbandona precipitosamente Parigi e parte per Berlino dove sparisce senza lasciare traccia.
Quarant’anni dopo la partenza di Margaret, Jean Bosmans, diventato nel frattempo uno scrittore, decide di ritrovarla: parte per Berlino dove un ragazzo incontrato per caso gli conferma che una donna con quel nome possiede una libreria lí vicino. Jean si siede in un caffè all’aperto prima di andare a incontrarla. Le ultime pagine sono splendide e sembrano sollevate da un vento venuto da chi sa dove.

Orion e la morte del tempo

Orion non è un uomo come tutti gli altri: tanto per cominciare, è immortale. Scelto dai Creatori per essere il loro campione nei frangenti più pericolosi e contro nemici insidiosissimi, è costretto ad andare alla deriva nel tempo per battersi contro i pericoli che si annidano in epoche e secoli nascosti. Insieme ad Anya, una ragazza che condivide la sua sorte, è costretto questa volta a lottare non solo contro le forze ostili ai Creatori, gli enigmatici esseri che reggono le fila del suo destino, ma contro i Creatori stessi per riconquistare la libertà. E la partita si decide in un’era lontanissima, dove la morte del tempo non è più metafora ma realtà.

Orion (Urania)

Alle tre del pomeriggio, John O’Ryan è seduto in un ristorante di Manhattan senza un pensiero al mondo. Dopo aver notato una splendida ragazza dagli occhi grigi e un paio di bizzarri individui molto interessati a lei, si vede recapitare un insolito dessert sotto forma di una bomba a mano pronta a esplodere. John sospetta di essere coinvolto in una lotta senza quartiere, e ha ragione: solo che non si tratta di nemici ordinari ma di due entità millenarie che si disputano il futuro del genere umano. Per fortuna, neanche John O’Ryan è solo quel che sembra: quando deciderà di scoprire il segreto della sua vera identità, dovrà tuffarsi in varie epoche del passato fino a dare un senso al conflitto che vorrebbe vederlo come una semplice pedina, mentre lui si sente un semidio. Orion è uno dei più bei romanzi d’azione della fantascienza americana.

Le origini della seconda guerra mondiale

Il primo settembre 1939 le truppe tedesche attaccavano la Polonia, due giorni dopo Francia e Gran Bretagna dichiaravano guerra alla Germania. Iniziava un conflitto europeo che due anni dopo, con l’ingresso di Urss, Giappone e Stati Uniti, avrebbe raggiunto le dimensioni di una guerra mondiale. Il volume ricostruisce puntualmente le ragioni all’origine del conflitto, mettendo in luce come esso non fu soltanto la “guerra di Hitler”, ma più in generale l’esito di una fondamentale instabilità del quadro internazionale che vedeva il declino dei vecchi imperi coloniali di Gran Bretagna e Francia e l’emergere di nuove potenze ambiziose e aggressive come la Germania, l’Italia e il Giappone.
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L’origine della politica. Hannah Arendt o Simone Weil?

Da dove nasce la politica? Cosa la lega alla terribile guerra – quella intorno a Troia – che la precede e in qualche modo la determina? Qual è il suo rapporto con la libertà e con il male, con la giustizia e con il potere? Sono le domande essenziali che attraversano questo libro di Roberto Esposito, che ora viene riproposto con una nuova introduzione. Qui la ricerca sull’origine della politica fa tutt’uno con quella sul suo destino. Ma l’elemento di particolare interesse è che tali domande sono poste alle due maggiori pensatrici del XX secolo, Hannah Arendt e Simone Weil, da uno dei loro più sensibili interpreti. Da questo punto di vista il libro costituisce il primo “corpo a corpo” tra due pensieri che della politica hanno fatto il loro oggetto privilegiato. E tuttavia, nonostante la loro singolare prossimità spirituale e anche biografica – entrambe donne, entrambe ebree, entrambe segnate dall’esperienza della persecuzione e dell’esilio -, Hannah Arendt e Simone Weil danno risposte profondamente diverse ai grandi interrogativi che ancora ci inquietano. La Grecia, Roma, la tradizione cristiana, la modernità, il totalitarismo novecentesco sono i “luoghi del tempo” in cui si snoda questo appassionante confronto a distanza.
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Origin

Edizione speciale con la firma dell’autore

Chiunque tu sia.
In qualunque cosa tu creda.
Tutto sta per cambiare.
Robert Langdon, professore di simbologia e iconologia religiosa a Harvard, è stato invitato all’avveniristico museo Guggenheim di Bilbao per assistere a un evento unico: la rivelazione che cambierà per sempre la storia dell’umanità e rimetterà in discussione dogmi e principi dati ormai come acquisiti, aprendo la via a un futuro tanto imminente quanto inimmaginabile. Protagonista della serata è Edmond Kirsch, quarantenne miliardario e futurologo, famoso in tutto il mondo per le sbalorditive invenzioni high-tech, le audaci previsioni e l’ateismo corrosivo. Kirsch, che è stato uno dei primi studenti di Langdon e ha con lui un’amicizia ormai ventennale, sta per svelare una stupefacente scoperta che risponderà alle due fondamentali domande: da dove veniamo? E, soprattutto, dove andiamo?

Mentre Langdon e centinaia di altri ospiti sono ipnotizzati dall’eclatante e spregiudicata presentazione del futurologo, all’improvviso la serata sfocia nel caos. La preziosa scoperta di Kirsch, prima ancora di essere rivelata, rischia di andare perduta per sempre. Scosso e incalzato da una minaccia incombente, Langdon è costretto a un disperato tentativo di fuga da Bilbao con Ambra Vidal, l’affascinante direttrice del museo che ha collaborato con Kirsch alla preparazione del provocatorio evento. In gioco non ci sono solo le loro vite, ma anche l’inestimabile patrimonio di conoscenza a cui il futurologo ha dedicato tutte le sue energie, ora sull’orlo di un oblio irreversibile.

Percorrendo i corridoi più oscuri della storia e della religione, tra forze occulte, crimini mai sepolti e fanatismi incontrollabili, Langdon e Vidal devono sfuggire a un nemico letale il cui onnisciente potere pare emanare dal Palazzo reale di Spagna, e che non si fermerà davanti a nulla pur di ridurre al silenzio Edmond Kirsch. In una corsa mozzafiato contro il tempo, i due protagonisti decifrano gli indizi che li porteranno faccia a faccia con la scioccante scoperta di Kirsch e con la sconvolgente verità che da sempre ci sfugge.

Dan Brown ha ambientato la nuova, emozionante avventura del suo personaggio di maggior successo, Robert Langdon, nelle suggestive cornici di Bilbao, Barcellona e Madrid, fra capolavori dell’arte, edifici storici, testi classici e simboli enigmatici. Brillante riflessione sull’eterno conflitto tra scienza e fede e sulle sfide che le nuove tecnologie e l’intelligenza artificiale ci pongono quotidianamente, Origin è un romanzo ricco di spunti colti e di invenzioni narrative, in cui passato e futuro si incontrano in una contemporaneità sorprendente.

(source: Bol.com)

Orgoglio ferito

Renford Kline è etero… giusto? Ha smesso di sperimentare al college ed è andato avanti. Non riesce però a spiegarsi le fantasie indecenti su Brian Daystar, che lo colgono proprio quando dovrebbe concentrarsi sul passaggio della sua carriera da avvocato a professore. Quando Brian arriva a New York, Renford sa di essere nei guai: tutto del ragazzo lo attrae – dal corpo tonico ai bellissimi capelli neri – ma Renford è etero… giusto?
Brian Daystar ha bisogno di una pausa. Sta lavorando senza sosta per trasformare il suo ranch in Montana in un posto sicuro per i giovani a rischio. È così assorbito dal progetto che nemmeno gli importa che il suo ragazzo, una giovane star del country, lo stia tradendo. Il loro rapporto è finito da tempo, ma forse serviranno i sentimenti che prova per Renford a fargli accettare la fine di quella relazione.
Entrambi dovranno prendere una decisione. Renford dovrà imparare ad accettare chi è davvero e Brian dovrà scegliere se rinunciare alla possibilità di essere felice o afferrarla.
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### Sinossi
Renford Kline è etero… giusto? Ha smesso di sperimentare al college ed è andato avanti. Non riesce però a spiegarsi le fantasie indecenti su Brian Daystar, che lo colgono proprio quando dovrebbe concentrarsi sul passaggio della sua carriera da avvocato a professore. Quando Brian arriva a New York, Renford sa di essere nei guai: tutto del ragazzo lo attrae – dal corpo tonico ai bellissimi capelli neri – ma Renford è etero… giusto?
Brian Daystar ha bisogno di una pausa. Sta lavorando senza sosta per trasformare il suo ranch in Montana in un posto sicuro per i giovani a rischio. È così assorbito dal progetto che nemmeno gli importa che il suo ragazzo, una giovane star del country, lo stia tradendo. Il loro rapporto è finito da tempo, ma forse serviranno i sentimenti che prova per Renford a fargli accettare la fine di quella relazione.
Entrambi dovranno prendere una decisione. Renford dovrà imparare ad accettare chi è davvero e Brian dovrà scegliere se rinunciare alla possibilità di essere felice o afferrarla.

Organi senza corpi. Deleuze e le sue implicazioni

The latest book by the Slovenian critic Slavoj Zizek takes the work of French philosopher Gilles Deleuze as the beginning of a dazzling inquiry into the realms of radical politics, philosophy, film (Hitchcock, *Fight Club*), and psychoanalysis. Of *Organs without* *Bodies* Joan Copjec (*Imagine There’s No Woman*) has written: “With all his ususal humor and invention, Zizek — the acknowledged master of the 180 degree turn — here takes a trip into “enemy” territory to deliver Deleuze of a marvelously rebellious child, one that seriously challenges Deleuze’s other progeny with a surprising but convincing bid for succession. Those who thought Deleuze’s forward march into the future would follow a straight path are forced to rethink their stance. From now on all readings of Deleuze will have to take a detour through this important — even necessary — book.” Eric Santner (*On the Psychopathology of Everyday Life*) describes *Organs without Bodies* as offering “an entirely new degree of conceptual clarity and political urgency. Through his deep engagement with the logic of Deleuze’s project, Zizek opens up new possibilities of thought beyond the terms of the current political debates on globalization, democratization, war on terror. Once again, Zizek has produced an utterly timely and radically untimely meditation.” Recently profiled in *The New Yorker*, and hailed by the *Village Voice* as “the giant of Ljubljana,” Zizek is one of the most provocative and entertaining thinkers at work today.

L’orecchio e la vita

Ricercatore, teorico, Alfred Tomatis è soprattutto terapeuta: rasserena gli angosciati, calma i nervosi, dona equilibrio agli instabili, combatte il surmenage, ma insegna anche a leggere bene, a non stonare, a recuperare la memoria, e tante altre cose ancora. Il campo della sua ricerca, la sua passione è l’orecchio. Ricomponendo l’universo sonoro, Tomatis ha fatto scoperte essenziali che ha riportato nei suoi libri, ha suscitato polemiche, ha imposto la realtà dei risultati.

Ore 15:17 attacco al treno

Nelle prime ore della sera del 21 agosto 2015, il mondo assiste stupefatto alla notizia di un attacco terroristico sul treno Thalys n. 9364 diretto a Parigi, sventato da tre giovani americani in viaggio attraverso l’Europa. Spencer Stone, sergente dell’Air Force, Alek Skarlatos, soldato della Guardia nazionale dell’Oregon reduce da una missione in Afghanistan, e Anthony Sadler: tre amici con la fissazione per la storia militare cresciuti insieme, che proprio in una vita di lealtà e di sostegno reciproco hanno trovato il coraggio di agire in quei momenti fatali. Le intenzioni di Ayoub El-Khazzani, marocchino di ventisei anni, erano chiare: aveva con sé un Kalashnikov AK-47, una pistola, un taglierino e una quantità sufficiente di munizioni per uccidere tutti i passeggeri a bordo. L’ISIS era pronto a colpire ancora una volta. ”Non appena realizza ciò che succede sul treno, Anthony sente il suo corpo cambiare. Rilascio di sostanze chimiche, vasocostrizione, sospensione dei sistemi non essenziali. Gli zuccheri affluiscono dove necessario: la sua sensazione è quella di poter disporre di un’energia sovrumana. Il suo corpo si sta alleggerendo dei sensi che non sono coinvolti nel compito che deve affrontare. È una cosa difficile da spiegare: i loro corpi si trasformano.” A quel punto i tre ragazzi ”fanno solo il loro dovere”, come ripetono quasi ossessivamente nelle interviste dei giorni successivi. La storia che raccontano in questo libro dimostra come gli eroi non siano che uomini normali, che fanno la migliore delle cose nella peggiore delle circostanze.

(source: Bol.com)

L’Ora Prima Dell’alba

L’ora prima dell’alba by Michael Ondaatje, Stefania Cherchi
Colombo, Sri Lanka, anni Cinquanta. È una notte piovosa. Michael ha undici anni ed è chiuso in un silenzio imbronciato mentre trascina i piedi nelle pozzanghere sulla banchina del porto. Ma non può trattenere un sussulto di emozione quando solleva lo sguardo verso l’alto e vede la Oronsay, la grande nave di linea su cui sta per imbarcarsi. Una nave gigantesca, su cui il ragazzino deve salire per andare in Inghilterra, dove lo aspetta sua madre. Nei grandi saloni tutto è luccicante e sfarzoso, i pomoli delle porte, i distintivi del capitano, i vestiti eleganti delle donne durante le feste. Ma il ventre della nave nasconde un segreto. Un uomo, in catene. Ogni notte, nelle ore prima dell’alba, quando la nave deve ancora svegliarsi e nessuno è sul ponte, l’uomo viene portato dai suoi due carcerieri a prendere aria. Michael lo scopre durante le sue scorribande per la nave, e il prigioniero diventa la sua ossessione. Chi è? Cosa ha fatto? E perché viene portato proprio in Inghilterra, invece di essere processato nel suo paese? Gli interrogativi del bambino si rincorrono senza sosta durante le interminabili giornate che sembrano non scorrere mai, mentre la nave attraversa tre continenti. Fino alla notte che cambierà per sempre la sua vita, quando uno sparo squarcerà il cielo stellato e il velo di mistero che avvolge il prigioniero?Michael Ondaatje si riconferma uno dei più grandi narratori contemporanei. L’ora prima dell’alba è un romanzo dalla rara intensità emotiva che, raccontando un’esperienza che ha profondamente segnato la vita dell’autore, dipinge l’infanzia e lo sbarco nell’età adulta in maniera mirabile. E la pagina è illuminata da una scrittura poetica, che rifulge dorata come il mare al sorgere dell’alba.

L’ora più buia

L’ora più buia by Anthony McCarten
Eroe di guerra. Patriota. Ubriacone. Imperialista. Politico. Depresso. Scrittore. Visionario. Aristocratico. Voltagabbana. Pittore. Nel maggio del 1940 queste erano solo alcune delle «credenziali» con cui Winston Spencer Churchill si presentava alla Camera dei Comuni per assumere l’incarico di primo ministro del Regno Unito. La nazione era in guerra da otto mesi e le cose non stavano andando affatto bene. Più che un nuovo capo del governo, il paese invocava un condottiero, e pochi, in quei giorni cupi, avrebbero scommesso sull’ormai sessantacinquenne primo lord dell’Ammiragliato. Bastarono invece quattro settimane perché i sudditi di Sua Maestà scoprissero in lui il grande leader, l’uomo capace di commuovere e spronare, il comandante in grado di salvare l’esercito britannico dalla catastrofe di Dunkerque e di decidere così le sorti del conflitto.
Eppure, nei giorni drammatici in cui le inarrestabili armate tedesche si impossessavano dell’Europa occidentale e sembravano pronte a sferrare il colpo finale contro la Gran Bretagna, nella sala del Gabinetto di guerra Churchill meditava seriamente sulla possibilità di avviare trattative di pace con Hitler. Ma fino a che punto il leader britannico si spinse sulla via di un accordo con il Führer? Fino a un punto pericoloso, come sembrano rivelare i verbali delle riunioni del Gabinetto di guerra conservati presso i National Archives di Londra. In quelle ore fatali di incertezza ed esitazione, Churchill parve davvero a un passo dal prendere una decisione che avrebbe cambiato i destini del mondo. Perché non lo fece? Perché non diede ascolto a quanti ritenevano che quella fosse l’unica strada per evitare la disfatta?
Con *L’ora più buia* lo scrittore e sceneggiatore Anthony McCarten ricostruisce gli eventi di quelle settimane, restituendoci un’immagine di Winston Churchill del tutto inedita, lontana dall’icona dello statista sicuro di sé e certo della vittoria. Da queste pagine emerge invece un uomo lacerato dal dubbio, quasi schiacciato dal peso della responsabilità e ridotto all’angolo dall’incalzare degli eventi, ma che, nonostante tutto, seppe trovare il coraggio di presentarsi davanti al proprio paese, per convincere, ispirare, instillare nel cuore del popolo britannico sentimenti che esso stesso non sapeva di possedere. Fu in quei giorni tormentati che Churchill ruppe gli indugi, respinse ogni ipotesi di trattativa e rivolse alla nazione uno dei discorsi più celebri di tutti i tempi, utilizzando quella che allora sembrava essere l’unica arma a sua disposizione: le parole. Si dice infatti che nell’ora più buia egli seppe mobilitare e mandare in battaglia la lingua inglese. Non è solo una bella metafora. Quel discorso fu indubbiamente un magnifico saggio di arte oratoria, un’arte che Churchill aveva appreso dai greci e latini, in particolare da Cicerone. Ma, soprattutto, fu il suo modo di restare dalla parte giusta della Storia.

Ora o mai più

“Nadine Gordimer scava nell’esperienza comune del matrimonio dei protagonisti, studia una relazione che ha resistito ai pericoli della rivoluzione e che affronta le sfide della libertà… Nel mondo di valori degli ex rivoluzionari della Gordimer, una vita nuova è al tempo stesso una promessa e la più grande infedeltà.” The New Yorker”Nadine Gordimer scrive di neri e di bianchi, ma il suo sguardo scrutatore, fisso, attentissimo, vede del grigio lì. Lo potreste chiamare natura umana, e avreste ragione.” Daily TelegraphSudafrica del dopo apartheid. Jabu e Steve hanno vissuto in prima linea la Lotta al vecchio regime, pagando con il carcere e la clandestinità un impegno politico che è un imperativo morale. Lei nera, zulu, cresciuta in un villaggio tribale, lui bianco di famiglia benestante, Jabu e Steve abbracciano la differenza e si sposano quando ancora i matrimoni misti sono illegali.Ma come riconciliare l’esperienza di una normalità prima impensabile con la realtà di una giovanissima democrazia afflitta da povertà, violenza, tensioni sociali e già inquinata da corruzione, scandali e giochi di potere? Accettare la disillusione degli ideali e scegliere l’emigrazione è davvero l’unica soluzione percorribile? E in questa nuova realtà, come riconciliare le scelte private con l’impegno politico? In Ora o mai più, il premio Nobel sudafricano dimostra ancora una volta di essere una narratrice magistrale, all’apice delle sue capacità.

(source: Bol.com)

L’ora della verità

Da quando l’ex marine Ethan Kelly ha appreso la notizia della morte di sua moglie Rachel in un incidente aereo, la sua vita è precipitata nella disperazione. Sopraffatto dal senso di colpa per non averle dimostrato quanto l’amava, Ethan si è chiuso in sé stesso. Ma un giorno riceve un pacchetto con una mappa e delle foto che gli dimostrano che Rachel è viva; è in ostaggio in uno sperduto villaggio al confine tra la Colombia e il Venezuela. Rabbia e speranza insieme lo travolgono e gli unici a cui può chiedere aiuto per un’operazione militare così temeraria sono i suoi fratelli. Né i proiettili, né la giungla, né le minacce di morte di uno dei più potenti cartelli della droga potranno fermarli. Dopo la liberazione rimarrà la parte più dolorosa della missione: convincere Rachel a ritrovare i suoi ricordi, quelli dell’ora più buia della sua cattura, che dovrà avere il coraggio di rivivere se vuole salvare le loro vite e il loro amore.