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Letteratura russa contemporanea

Un blocco di carta gialla sbiadita. Da leggere tutto in una notte. Perché leggere è un crimine, e domani il manoscritto aspetta un altro lettore complice. Questo libro è l’avventura del lettore ideale e della parola poetica, protagonisti essenziali della resistenza all’omologazione culturale sovietica. Li seguiremo attraverso cucine come salotti letterari, registratori umani di decine di migliaia di versi, nuovi raffinati modelli di scrittura, analisi monografiche dei testi di massima densità formale (da Brodskij a Venedikt Erofeev, Sokolov, Dovlatov). Per giungere dopo il crollo dell’Urss al fatidico incontro con il mercato editoriale e il mainstream davanti ai quali, nell’ombra della dittatura light putiniana, la parola d’ordine poetica continua a essere ‘resistere resistere resistere’.

Approfondimenti on-line Consulta in lingua originale i brani poetici citati nel volume e una versione più estesa della bibliografia.

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La letteratura come menzogna (Saggi. Nuova serie)

Quando apparve “La letteratura come menzogna” (1967), la scena letteraria italiana si presentava piuttosto agitata. Lo spazio era diviso fra i difensori di un establishment che vantava come glorie opere spesso mediocri e i propugnatori della «neo-avanguardia», i quali non si erano accorti che la parola «avanguardia» era stata appena colpita da una benefica senescenza. Per ragioni di topografia e strategia letteraria, Manganelli fu assegnato (e si assegnò egli stesso) a quest’ultimo campo. Nondimeno, sin dall’apparizione dei suoi primi scritti, si capì che la letteratura di Manganelli non apparteneva a quella battaglia dei pupi, ma rivendicava un’ascendenza più remota e insolente: quella della letteratura assoluta. Che cosa si dovrà intendere con questa espressione? Tante cose diverse quanti sono gli autori che, esplicitamente o no, la praticano. Ma un presupposto è per tutti comune: si è dato, a un certo punto della nostra storia, un singolare fenomeno per cui tutto ciò che era rigorosa ricerca e acquisizione di un vero – teologico, metafisico, scientifico – apparve innanzitutto interessante in quanto materiale per nutrire un falso, una finzione perfetta e onniavvolgente quale è, nella sua ultima essenza, la letteratura. A questo dio oscuro e severo andava offerto tutto ciò che sino allora aveva presunto di essere giustificato in se stesso. Di questa ambiziosa eresia si può supporre fossero cultori, in secoli lontani, Callimaco o Góngora o fors’anche Ovidio. Ma rimane il fatto che nessuno osò formularla sino a tempi recenti, quando i romantici tedeschi cominciarono a disarticolare con mano delicata ogni presupposto dell’estetica. Come il surrealismo non può dirsi assente anche da letterature lontane, e tuttavia occorreva che un giorno André Breton scrivesse il “Manifesto del surrealismo” perché la parola si divulgasse; così è accaduto che l’essenza menzognera della letteratura sia serpeggiata per anni in tante opere, sinché Manganelli decise, con gesto brusco e quasi burocratico, di presentarla allo stato civile. È dunque molto grave la responsabilità che si prese, dando quel titolo a una raccolta di saggi dove si parla di Carroll e di Stevenson, di Firbank e di Nabokov, di Dickens e di Peacock, di Dumas e di Rolfe. Ma era un gesto doveroso: lo avvertiamo tanto più oggi, a distanza di quasi vent’anni, constatando che certe argomentazioni non hanno più bisogno di essere confutate. Già le aveva infilzate il cavalier Manganelli con la sua lancia. È accaduto perciò a questo libro, in breve tempo, qualcosa di simile a quello che avviene a tanti bei libri in tempi più lunghi. Nascere come scandalo e sorpresa, e vivere poi tranquillamente con la forza silenziosa dell’evidenza.
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### Sinossi
Quando apparve “La letteratura come menzogna” (1967), la scena letteraria italiana si presentava piuttosto agitata. Lo spazio era diviso fra i difensori di un establishment che vantava come glorie opere spesso mediocri e i propugnatori della «neo-avanguardia», i quali non si erano accorti che la parola «avanguardia» era stata appena colpita da una benefica senescenza. Per ragioni di topografia e strategia letteraria, Manganelli fu assegnato (e si assegnò egli stesso) a quest’ultimo campo. Nondimeno, sin dall’apparizione dei suoi primi scritti, si capì che la letteratura di Manganelli non apparteneva a quella battaglia dei pupi, ma rivendicava un’ascendenza più remota e insolente: quella della letteratura assoluta. Che cosa si dovrà intendere con questa espressione? Tante cose diverse quanti sono gli autori che, esplicitamente o no, la praticano. Ma un presupposto è per tutti comune: si è dato, a un certo punto della nostra storia, un singolare fenomeno per cui tutto ciò che era rigorosa ricerca e acquisizione di un vero – teologico, metafisico, scientifico – apparve innanzitutto interessante in quanto materiale per nutrire un falso, una finzione perfetta e onniavvolgente quale è, nella sua ultima essenza, la letteratura. A questo dio oscuro e severo andava offerto tutto ciò che sino allora aveva presunto di essere giustificato in se stesso. Di questa ambiziosa eresia si può supporre fossero cultori, in secoli lontani, Callimaco o Góngora o fors’anche Ovidio. Ma rimane il fatto che nessuno osò formularla sino a tempi recenti, quando i romantici tedeschi cominciarono a disarticolare con mano delicata ogni presupposto dell’estetica. Come il surrealismo non può dirsi assente anche da letterature lontane, e tuttavia occorreva che un giorno André Breton scrivesse il “Manifesto del surrealismo” perché la parola si divulgasse; così è accaduto che l’essenza menzognera della letteratura sia serpeggiata per anni in tante opere, sinché Manganelli decise, con gesto brusco e quasi burocratico, di presentarla allo stato civile. È dunque molto grave la responsabilità che si prese, dando quel titolo a una raccolta di saggi dove si parla di Carroll e di Stevenson, di Firbank e di Nabokov, di Dickens e di Peacock, di Dumas e di Rolfe. Ma era un gesto doveroso: lo avvertiamo tanto più oggi, a distanza di quasi vent’anni, constatando che certe argomentazioni non hanno più bisogno di essere confutate. Già le aveva infilzate il cavalier Manganelli con la sua lancia. È accaduto perciò a questo libro, in breve tempo, qualcosa di simile a quello che avviene a tanti bei libri in tempi più lunghi. Nascere come scandalo e sorpresa, e vivere poi tranquillamente con la forza silenziosa dell’evidenza.

Lettera ai contadini sulla povertà e la pace

In questo scritto vibrante e poetico, troviamo nella sua forma più limpida e completa il pensiero morale che sottende a tutta l’opera di Jean Giono: la superiorità della natura sulla tecnologia, la salvezza dell’uomo attraverso un lavoro naturale, la celebrazione dell’individualismo spinto fino all’anarchia. Scritto alla vigilia del secondo conflitto mondiale, questo accorato appello costituisce un tentativo disperato da parte di Giono di opporre le armi della semplicità, del buon senso e della poesia a un mondo che stava evidentemente prendendo la direzione opposta: quella del profitto e della guerra. L’appello, com’è ed era ovvio, non fu ascoltato. Rilette a più di mezzo secolo di distanza, le parole che Giono indirizza ai suoi ‘amici’ fanno pensare a una grande occasione perduta, nell’ultimo momento in cui forse era ancora possibile non compiere la svolta che avrebbe cancellato per sempre il modo di vivere, la cultura e la saggezza dei contadini. L’ultimo momento in cui i contadini sapevano ancora ‘far festa’, vivevano ‘alla misura dell’uomo’, conoscevano ‘l’abbondanza di una ricchezza commestibile destinata a soddisfare l’appetito di tutti i sensi’ e ‘quella povertà che è la ricchezza legittima e naturale: la gloria dell’uomo’. Mai come oggi questo scritto di Giono si presenta attuale e urgente, se è vero che non è mai troppo tardi, e che nella mente e nelle mani dell’uomo non esiste solo il potere di distruggere, ma anche quello di crearsi la felicità.

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Lettera a mia figlia che vuole portare il velo

Aicha è una donna franco-algerina che si è battuta per l’integrazione e la libertà: indossa i jeans ed è orgogliosa della sua emancipazione. Nawel è una ragazza di diciassette anni che riscopre testardamente la tradizione: per ribellione, rivalsa, bisogno di protezione. E di colpo ha deciso: “Voglio portare il velo”. Pronunciate sottovoce, le parole della figlia tagliano l’aria, paralizzano i preparativi per la cena, fanno crollare le certezze. La madre inghiotte la rabbia, trova la forza di dominare la delusione, rinuncia a proibire. E, invece, scrive. La sua è una lettera intima, che ribalta i luoghi comuni e rifiuta gli stereotipi. Una fiction-verità che illumina i grandi temi del rapporto uomo-donna, dell’indipendenza, dell’integralismo, della fede.
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Lettera a Berlino

Berlino, inverno 1955: il tempo della guerra fredda, il tempo delle spie. Nelle viscere della città devastata si lavora all”Operazione Oro’, lo scavo di un tunnel al confine con la zona russa, allo scopo di immettersi sulle frequenze telefoniche sovietiche e intercettarne i messaggi operativi: un progetto ardito e pericoloso a cui collaborano la Cia e l’M16, i due servizi segreti alleati e al tempo stesso rivali. In un simile clima di tensione e sospetto prende avvio la vicenda di Leonard, timido tecnico inglese coinvolto nel progetto spionistico, e Maria, donna tedesca esuberante e desiderosa di vivere: una struggente storia d’amore e di iniziazione ai sensi e alle emozioni.

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Leslie Blount il messaggero

Lo spunto di questo libro è tratto da un celebre film, quel “Viaggio fantastico” all’interno di un uomo, che parlava di medici miniaturizzati che venivano iniettati nel cervello di uno scienziato per guarirlo di un embolo. Barry Malzberg riprende questa situazione e la esamina dal punto di vista del suo ‘messaggero’: l’uomo che viene ridotto all’altezza di pochi millimetri e che penetra nel corpo dei pazienti per guarirli. Ma più che il trionfo scientifico di una simile possibilità chirurgica, a Malzberg interessa descrivere i sentimenti che animano il suo protagonista e che lo rendono incapace di vivere sia nel mondo normale, sia nel mondo contorto dei suoi colleghi. Un’opera che rinnova in modo originale una vecchia tematica e che tiene legato il lettore sino all’ultima parola sul filo di una narrazione piena di tensione e di colpi di scena.

Il leone di Macedonia

Cresciuto in una città di eroi, Parmenion è stato costretto in tutti i modi a mettere a repentaglio la propria vita e a dimostrare il proprio coraggio. Tuttavia è sempre riuscito a superare queste prove, meritandosi l’appellativo di strategos per il suo genio militare, e presto lascerà Sparta, destinato a diventare il più temibile guerriero del mondo antico.
Tuttavia Parmenion è ignaro che la sua vita è in balìa di un’invisibile dimensione di magia e di mistero: una forza malefica sta cercando di farsi strada nel mondo e un’anziana veggente sta manipolando il destino dei mortali, quindi Parmenion, il Leone di Macedonia, terrore di tutte le nazioni, è chiamato a una duplice impresa: trasformare il corso della storia e affrontare la furia di un potere infernale.

Lenin

La Rivoluzione russa del 1917 ha destabilizzato l’assetto politico dell’Europa e del mondo intero, e oggi tutti conoscono gli sconvolgimenti che ha provocato. Le interpretazioni storiografiche sono state molteplici. Il giudizio storico sulla personalità di Lenin, sulle sue motivazioni e le sue intenzioni, ha subito una sorta di congelamento. Si considerava un idealista, scrive Sebestyen, e nei rapporti personali si comportava nel modo in cui era stato educato: come un gentiluomo dell’alta borghesia. Non era interessato ai dettagli della morte delle sue vittime, le soppressioni erano politicamente necessarie e gli individui nient’altro che dei numeri. Guidato dall’idea che il fine giustifica i mezzi, pur di rimanere ben saldo al potere mentì senza vergogna, offrendo al suo popolo soluzioni semplici a questioni complesse. Voleva il potere e voleva cambiare il mondo. Dopo il crollo dell’URSS, il dibattito si è fatto meno politicizzato, ma è in questo libro che si indaga il ruolo di Lenin e della Rivoluzione alla luce dell’enorme mole di nuove informazioni emerse su di lui in seguito all’apertura degli archivi segreti dell’ex Unione Sovietica: dalla Russia violenta, tirannica e corrotta in cui visse agli scritti di filosofia ed economia marxista, fino alla relazione con le donne della sua vita.
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Lei vuole tutto

Se potesse, Krum ucciderebbe il ricordo di Ambra. Se potesse, Krum smetterebbe di… Non lo sa. Krum non sa più cosa prova. Una cosa è certa: deve trovarla e riportarla al Tempio. Deve seguire gli ordini della Setta. Deve seguire gli ordini del suo cuore. L’unica persona che era riuscita a sciogliere il gelo della sua anima, è la stessa che lo tormenta da sedici giorni. Sedici giorni di vuoto e lontananza. Quando i loro destini si incrociano ancora, tutte le torture che Krum desiderava infliggere ad Ambra, svaniscono. Desidera solo stringere tra le braccia quella donna potente. Potente per lui e per la Setta del Tempio. Per Ambra, fare i conti con le proprie origini si rivelerà più difficile di quanto aveva previsto. Ciò che scoprirà le cambierà la vita e metterà scompiglio all’interno della società segreta che teme tanto. Il ruolo di Ambra non verrà ben visto dal terzo membro fondatore, il quale tramerà alle loro spalle superando tutti i limiti. E quando i limiti vengono superati, il guardiano non perdona nessuno. Led diventa solo Krum. Per entrambi non ci sono più confini, ma attimi da vivere. Sanno che ogni istante può essere infinito, anche se dovesse essere l’ultimo. Nella vita non sempre si va verso la luce, a volte, si sceglie il lato oscuro.

Lehane Dennis – 2008 – Quello era l’anno

Luther Laurence è nero ed è in fuga dall’Oklahoma, cuore dell’America razzista, perché ha ucciso un uomo in un regolamento di conti. Danny Coughlin è bianco, di origini irlandesi, e lavora come agente alla polizia di Boston. Ed è lì che si incontrano, nella città che, nel 1918, al termine della prima guerra mondiale, è un crocevia di idee e nazionalità diverse. Anarchici italiani, rivoluzionari russi, immigranti a caccia di lavoro, mafiosi della nascente Cosa Nostra americana e gangster in lotta per la supremazia nel crimine organizzato. Un contesto carico di fermenti, che esploderanno in una serie di attentati e nel primo sciopero nazionale delle forze di polizia. L’insolita amicizia fra i due, avversata dalla famiglia e da molti dei colleghi del padre di Danny, capitano di polizia molto stimato a Boston, sarà la forza che riuscirà a salvare entrambi dall’incombere degli eventi. Sullo sfondo, il grande baseball americano, l’infuriare della pandemia di influenza spagnola, l’avvento del proibizionismo e un cast di personaggi indimenticabili: la giovane irlandese di cui Danny è perdutamente innamorato, la famiglia nera pronta a tutto per difendere la vita di Luther, il poliziotto cattivo e privo di scrupoli deciso a incastrarlo. Un romanzo che cattura l’inquietudine politica e sociale di una nazione colta in un momento cruciale della sua crescita, dilaniata tra passato e presente, dove tutti sembrano impegnati in una lotta senza quartiere per la sopravvivenza e il potere.
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La legione dello spazio

Definito un monumento d’avventure e di misteri scientifici, questo romanzo si svolge nel 30° secolo, tra i vari pianeti – che l’Uomo ha colonizzato – della Via Lattea. Ma un segreto più tenebroso e affascinante degli stessi cieli cosmici domina LA LEGIONE DELLO SPAZIO è AKKA, l’ultima enigmatica speranza per l’umanità del 3000! E il segreto è custodito dalla bellissima Aladoree Anthar, la maliarda del cosmo… L’allegro e grasso Giles Habibula, lo scaltro Jay Kalam, il titanico Hal Samdu sono gli uomini che popolano l’universo nel 30° secolo; e volano su astronavi immense, signori dei più grandi segreti della scienza, ma non più felici dell’uomo del 1950… *La Legione dello Spazio* è un romanzo che si ricorda per tutta la vita.
Copertina di Curt Caesar.

Leggi Super Veloce

Apprendere lo Speed Reading (lettura rapida) è uno dei migliori investimenti che possiate fare per voi stessi. Avere la capacità di muoversi in modo rapido all’interno di un testo grazie ad una nuova attitudine mentale e tecniche che vi permetteranno di assorbire conoscenza in modo rapido e beneficiarne sia a livello personale sia in quella professionale.
Innanzitutto dovrete perdere le vostre cattive abitudini. La maggior parte delle persone leggono ancora alla stessa velocità di quando avevano dodici anni. Le abitudini che abbiamo sviluppato erano buone a quei tempi, ma non ci sono più utili.
Se volete aumentare in modo rapido la vostra produttività riducendo il carico di lavoro e apprendendo come immagazzinare più conoscenza, questo è il libro che fa per voi.
Grazie a Leggi Super Veloce, apprenderete come superare le vecchie abitudini, come vocalizzare mentre si legge o rileggere e grazie a nuove tecniche come il Pre-Reading (pre-lettura), l’Indenting (imprimere) o lo Z Method (il metodo Z). Il tutto integrato a nuovi metodi di studio e trucchi per la memorizzazione che vi aiuteranno a raggiungere il vostro obbiettivo.
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### Sinossi
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Innanzitutto dovrete perdere le vostre cattive abitudini. La maggior parte delle persone leggono ancora alla stessa velocità di quando avevano dodici anni. Le abitudini che abbiamo sviluppato erano buone a quei tempi, ma non ci sono più utili.
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La leggenda di Druss. Il ciclo dei Drenai: 6

Adesso che l’impero di Ventria è sull’orlo di una guerra che sì annuncia lunga e spietata, l’imperatore Gorben sa che il suo trono è in pericolo. Le ultime speranze del regno risiedono in un’arma prodigiosa dotata di un potere smisurato, unica salvezza per Gorben e i suoi sudditi. Ma l’imperatore sarà in grado di proteggere se stesso da tanta ancestrale potenza? Nel frattempo, le terre dell’impero sono afflitte da bande di violenti che spogliano i villaggi rendendo schiavo chi vi abita. Quando a cadere nelle mani dei terribili predoni è Rowena, donna affascinante e determinata, comincia per il leggendario eroe Druss un viaggio avventuroso attraverso le terre dei Drenai, in compagnia del saggio poeta Sieben. Ritrovare Rowena sarà la sua missione, sconfiggere creature mostruose e demoniache quello che lo aspetta lungo lande dominate dalla magia più nera e pericolosa. Druss sa che il destino a cui è votato è affrontare battaglie proibitive contro forze soverchianti. La sua unica certezza è la consapevolezza di dover combattere. Nessuno, invece, può sapere se riuscirà a vincere la sfida.
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La leggenda di Druss

Adesso che l’impero di Ventria è sull’orlo di una guerra che si annuncia lunga e spietata, Gorben sa che il suo stesso trono è in pericolo. Per questo, ripone le ultime speranze del regno in una spada incantata. L’arma è dotata di un potere smisurato e può rappresentare la salvezza per Gorben e i suoi sudditi. Ma questa scommessa nasconde altre difficoltà: l’imperatore sarà in grado di proteggere anche se stesso da tanta ancestrale potenza? Le terre di Vagriam, intanto, sono afflitte da bande di scorridori che depredano i villaggi e intimoriscono la popolazione. Durante una di queste incursioni, insieme ad altre giovani dello stesso villaggio, viene rapita Rowena, l’affascinante e determinata donna di Druss. Quest’ultimo, deciso a liberare la sua compagna, parte per un viaggio avventuroso attraverso le terre dei Drenai, in compagnia del saggio e poeta Sieben. Una missione, questa, che Druss il guerriero affronterà con quell’audacia e quella forza che lo rendono unico e invincibile.

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La leggenda del cavaliere dei draghi

Quando gli umani minacciano di invadere la valle dove dimora la sua stirpe, Lung, giovane drago argentato, decide di partire alla volta dell’Himalaya. Su quelle vette, secondo le leggende, si cela l’antico paradiso dei draghi. Nessuno sa se questo luogo esiste davvero, ma è l’unica speranza per i suoi simili di poter vivere in pace. Insieme alla sua inseparabile cobolda Fiore di Zolfo e al giovane cavaliere Ben, Lung affronterà un lungo e pericoloso viaggio…