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La candidata perfetta

« *Hendricks & Pekkanen sanno giocare con l’amore per il rischio dei loro personaggi, portandoli sull’orlo del disastro e sfidandoli a saltare giù.*» **the New York Times Book Review**
« *Suspense pura.* » **Publishers Weekly**
« *Due autrici al massimo della loro bravura. Non indovinerete mai il finale.* » **People Magazine**
*Eminente psichiatra di New York cerca donne tra i 18 e i 32 anni per uno studio su etica e morale.
Compenso generoso. Anonimato garantito.
Una sola richiesta: sincerità assoluta.*
Quando Jessica Farris, make-up artist squattrinata, accetta di partecipare a uno studio condotto da un certo dr. Shields, misterioso psichiatra della New York University, non sa bene cosa immaginarsi. Ma in fondo a lei interessa più che altro il compenso “generoso”, e forse il brivido della novità: la sua vita è fatta di corse su e giù per Manhattan a truccare studentesse per le loro notti pazze, di tranquille serate in compagnia del suo cane e poco altro.
Eppure, nel momento in cui mette piede nell’aula 214 – una stanza asettica con soltanto un computer accesso, su cui lampeggia un: *Benvenuta, Soggetto 52* \- qualcosa le dice che forse è stata troppo avventata. Sincerità assoluta: ne sarà capace?
*Ti senti in colpa se dici una bugia? Hai mai fatto molto male a qualcuno a cui tieni? Spieresti i messaggi del tuo partner?*
Pian piano, le domande del fantomatico dr. Shields si fanno più incalzanti, più personali, più pericolose. È come se avesse capito tutto di Jess: quello che pensa, quello che nasconde. E quando le chiederà di passare dall’aula 214 al mondo reale, per lei sarà già troppo tardi per sottrarsi al gioco.
Perché Jessica Farris è la candidata perfetta per quello che il dr. Shields ha in mente. Almeno finché, ormai prigioniera di una sottile rete di lusinghe, dipendenza, e ossessione, Jess non scoprirà che la stessa sorte è toccata a qualcun’altra prima di lei
Il romanzo più intrigante ed esplosivo dell’anno, numero uno assoluto delle classifiche americane, consacra la coppia Hendricks & Pekkanen nell’Olimpo delle star del thriller.

La Bibbia ha sempre ragione

Che rivelazione, la Bibbia. Uno crede di conoscerla, più per sentito dire che – ammettiamolo – per averla letta direttamente. E magari non si è accorto che è un libro bellissimo di storie, amori, avventure, colpi di scena e di personaggi affascinanti, buffi, incoerenti, invidiosi, deboli o irascibili. Insomma, molto simili a noi. Dio compreso. Gioele Dix, comico colto e raffinato, racconta alcune di queste storie in maniera assieme lucida e ludica, con un’ironia che sa sollecitare l’intelligenza. Racconta il Dio geniale ma svogliato della Creazione, l’Adamo spaesato dei primi giorni nell’Eden, le peripezie di Giona, le perplessità di Abramo sulla circoncisione. Per finire con le visioni da poeta psichedelico del profeta Gioele, al quale l’autore è, per ovvi motivi, molto affezionato. **

L’uomo Che Scambiò Sua Moglie Per Un Cappello

Oliver Sacks è un neurologo, ma il suo rapporto con la neurologia è simile a quello di Groddeck con la psicoanalisi. Perciò Sacks è anche molte altre cose: «Mi sento infatti medico e naturalista al tempo stesso; mi interessano in pari misura le malattie e le persone; e forse anche sono insieme, benché in modo insoddisfacente, un teorico e un drammaturgo, sono attratto dall’aspetto romanzesco non meno che da quello scientifico, e li vedo continuamente entrambi nella condizione umana, non ultima in quella che è la condizione umana per eccellenza, la malattia: gli animali si ammalano, ma solo l’uomo cade radicalmente in preda alla malattia». E anche questo va aggiunto: Sacks è uno scrittore con il quale i lettori stabiliscono un rapporto di tenace affezione, come fosse il medico che tutti hanno sognato e mai incontrato, quell’uomo che appartiene insieme alla scienza e alla malattia, che sa far parlare la malattia, che la vive ogni volta in tutta la sua pena e però la trasforma in un «intrattenimento da “Mille e una notte”». Questo libro, che si presenta come una serie di casi clinici, è un frammento di tali “Mille e una notte” – e ciò può aiutare a spiegare perché abbia raggiunto negli Stati Uniti un pubblico vastissimo. Nella maggior parte, questi casi – ma Sacks li chiama anche «storie o fiabe» – fanno parte dell’esperienza dell’autore. Così, un giorno, Sacks si è trovato dinanzi «l’uomo che scambiò sua moglie per un cappello» e «il marinaio perduto». Si presentavano come persone normali: l’uno illustre insegnante di musica, l’altro vigoroso uomo di mare. Ma in questi esseri si apriva una voragine invisibile: avevano perduto un pezzo della vita, qualcosa di costitutivo del sé. Il musicista carezza distrattamente i parchimetri credendo che siano teste di bambini. Il marinaio non può neppure essere ipnotizzato perché non ricorda le parole dette dall’ipnotizzatore un attimo prima. Che cosa vive, se non sa nulla di ciò che ha appena vissuto? Rispetto alla normalità, che è troppo complessa per essere capita, e tende a opacizzarsi nell’esperienza comune, tutti i «deficit» o gli eccessi di funzione, come li chiama la neurologia, sono squarci di luce, improvvisa trasparenza di processi che si tessono nel «telaio incantato» del cervello. Ma queste storie terribili e appassionanti tendono a rimanere imprigionate nei manuali. Sacks è il mago benefico che le riscatta, e per pura capacità di identificazione con la sofferenza, con la turba, con la perdita o l’infrenabile sovrabbondanza riesce a ristabilire un contatto, spesso labile, delicatissimo, sempre prezioso per i pazienti e per noi, con mondi remoti altrimenti muti. Questo è il libro di un nuotatore «in acque sconosciute, dove può accadere di dover capovolgere tutte le solite considerazioni, dove la malattia può essere benessere e la normalità malattia, dove l’eccitazione può essere schiavitù o liberazione e dove la realtà può trovarsi nell’ebbrezza, non nella sobrietà». “L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello” è stato pubblicato per la prima volta a Londra nel 1985. **
### Sinossi
Oliver Sacks è un neurologo, ma il suo rapporto con la neurologia è simile a quello di Groddeck con la psicoanalisi. Perciò Sacks è anche molte altre cose: «Mi sento infatti medico e naturalista al tempo stesso; mi interessano in pari misura le malattie e le persone; e forse anche sono insieme, benché in modo insoddisfacente, un teorico e un drammaturgo, sono attratto dall’aspetto romanzesco non meno che da quello scientifico, e li vedo continuamente entrambi nella condizione umana, non ultima in quella che è la condizione umana per eccellenza, la malattia: gli animali si ammalano, ma solo l’uomo cade radicalmente in preda alla malattia». E anche questo va aggiunto: Sacks è uno scrittore con il quale i lettori stabiliscono un rapporto di tenace affezione, come fosse il medico che tutti hanno sognato e mai incontrato, quell’uomo che appartiene insieme alla scienza e alla malattia, che sa far parlare la malattia, che la vive ogni volta in tutta la sua pena e però la trasforma in un «intrattenimento da “Mille e una notte”». Questo libro, che si presenta come una serie di casi clinici, è un frammento di tali “Mille e una notte” – e ciò può aiutare a spiegare perché abbia raggiunto negli Stati Uniti un pubblico vastissimo. Nella maggior parte, questi casi – ma Sacks li chiama anche «storie o fiabe» – fanno parte dell’esperienza dell’autore. Così, un giorno, Sacks si è trovato dinanzi «l’uomo che scambiò sua moglie per un cappello» e «il marinaio perduto». Si presentavano come persone normali: l’uno illustre insegnante di musica, l’altro vigoroso uomo di mare. Ma in questi esseri si apriva una voragine invisibile: avevano perduto un pezzo della vita, qualcosa di costitutivo del sé. Il musicista carezza distrattamente i parchimetri credendo che siano teste di bambini. Il marinaio non può neppure essere ipnotizzato perché non ricorda le parole dette dall’ipnotizzatore un attimo prima. Che cosa vive, se non sa nulla di ciò che ha appena vissuto? Rispetto alla normalità, che è troppo complessa per essere capita, e tende a opacizzarsi nell’esperienza comune, tutti i «deficit» o gli eccessi di funzione, come li chiama la neurologia, sono squarci di luce, improvvisa trasparenza di processi che si tessono nel «telaio incantato» del cervello. Ma queste storie terribili e appassionanti tendono a rimanere imprigionate nei manuali. Sacks è il mago benefico che le riscatta, e per pura capacità di identificazione con la sofferenza, con la turba, con la perdita o l’infrenabile sovrabbondanza riesce a ristabilire un contatto, spesso labile, delicatissimo, sempre prezioso per i pazienti e per noi, con mondi remoti altrimenti muti. Questo è il libro di un nuotatore «in acque sconosciute, dove può accadere di dover capovolgere tutte le solite considerazioni, dove la malattia può essere benessere e la normalità malattia, dove l’eccitazione può essere schiavitù o liberazione e dove la realtà può trovarsi nell’ebbrezza, non nella sobrietà». “L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello” è stato pubblicato per la prima volta a Londra nel 1985.

L’estate del bene e del male

Dopo aver vinto una borsa di studio per un college prestigioso dell’East Coast, l’intelligente ma ordinaria Mabel Dagmar si trova a essere compagna di stanza della ricca e capricciosa Genevra Winslow. Mabel viene subito stregata dal mondo aristocratico di Ev e, contro ogni previsione, tra le due ragazze nasce una forte amicizia. Così quando Ev invita Mabel a passare l’estate a Winloch, la centenaria proprietà di famiglia affacciata su un lago del Vermont dove il potente clan Winslow ama radunarsi, Mabel accetta senza pensarci due volte. Lì, tra bagni di mezzanotte, gite in barca, feste e fuochi d’artificio, Mabel si rende conto di avere trovato tutto ciò che ha sempre desiderato: l’amicizia, l’amore, il lusso e, soprattutto, per la prima volta nella sua vita, la sensazione di far parte di qualcosa di bello e felice. Tuttavia, a mano a mano che l’estate avanza, Mabel avverte che sull’abbagliante perfezione dei Winslow si allungano ombre inquietanti che affondano le radici in un tempo lontano. Mentre indaga sui loro segreti, Mabel si ritrova a lottare con i demoni del suo stesso passato e scopre che a volte il Bene non è altro che una maschera. E che nell’eden di Winloch si nasconde un Male che forse solo lei è in grado di fermare. La ragazza dovrà scegliere: affrontare l’orrore che batte nel cuore del clan e farsi cacciare da quel paradiso, oppure lasciarsi sedurre dallo splendente futuro che le viene offerto. Narrato con uno stile elegante, vivace e fluido, L’estate del bene e del male è un avvincente suspense psicologico, un gotico contemporaneo che affascina, mentre accompagna il lettore dalla luce di un’estate perfetta alle oscure profondità dell’animo umano. **
### Sinossi
Dopo aver vinto una borsa di studio per un college prestigioso dell’East Coast, l’intelligente ma ordinaria Mabel Dagmar si trova a essere compagna di stanza della ricca e capricciosa Genevra Winslow. Mabel viene subito stregata dal mondo aristocratico di Ev e, contro ogni previsione, tra le due ragazze nasce una forte amicizia. Così quando Ev invita Mabel a passare l’estate a Winloch, la centenaria proprietà di famiglia affacciata su un lago del Vermont dove il potente clan Winslow ama radunarsi, Mabel accetta senza pensarci due volte. Lì, tra bagni di mezzanotte, gite in barca, feste e fuochi d’artificio, Mabel si rende conto di avere trovato tutto ciò che ha sempre desiderato: l’amicizia, l’amore, il lusso e, soprattutto, per la prima volta nella sua vita, la sensazione di far parte di qualcosa di bello e felice. Tuttavia, a mano a mano che l’estate avanza, Mabel avverte che sull’abbagliante perfezione dei Winslow si allungano ombre inquietanti che affondano le radici in un tempo lontano. Mentre indaga sui loro segreti, Mabel si ritrova a lottare con i demoni del suo stesso passato e scopre che a volte il Bene non è altro che una maschera. E che nell’eden di Winloch si nasconde un Male che forse solo lei è in grado di fermare. La ragazza dovrà scegliere: affrontare l’orrore che batte nel cuore del clan e farsi cacciare da quel paradiso, oppure lasciarsi sedurre dallo splendente futuro che le viene offerto. Narrato con uno stile elegante, vivace e fluido, L’estate del bene e del male è un avvincente suspense psicologico, un gotico contemporaneo che affascina, mentre accompagna il lettore dalla luce di un’estate perfetta alle oscure profondità dell’animo umano.

L’assassino Del Martedì Sera

La storia di John Oxenham (1853-1941) e del suo L’assassino del martedì sera è un piccolo giallo di per sé. Il racconto, scritto nello stile giornalistico dell’epoca e pubblicato a puntate, a partire dal febbraio 1897, sul settimanale To-Day diretto dall’umorista Jerome K. Jerome, terrorizzò a tal punto i londinesi che viaggiavano in metropolitana che dopo la quarta puntata la società dei trasporti scrisse una formale lettera di protesta al giornale. Restio a interrompere la pubblicazione visto l’enorme incremento delle vendite, Jerome decise di consultarsi col suo direttore amministrativo, William Alfred Dunkerley. Questi, che era un ex droghiere di Manchester amante della carta stampata, lo convinse a pubblicare altri tre episodi. Solo due anni dopo Jerome avrebbe scoperto che l’autore era lo stesso Dunkerley e non, come aveva creduto, un anonimo scrittore che inviava i pezzi dalla Scozia. La grande popolarità del racconto diede la fama a Oxenham/Dunkerley che nei successivi quarant’anni produsse più di trenta romanzi e diversi libri di poesia e di soggetto religioso. **
### Sinossi
La storia di John Oxenham (1853-1941) e del suo L’assassino del martedì sera è un piccolo giallo di per sé. Il racconto, scritto nello stile giornalistico dell’epoca e pubblicato a puntate, a partire dal febbraio 1897, sul settimanale To-Day diretto dall’umorista Jerome K. Jerome, terrorizzò a tal punto i londinesi che viaggiavano in metropolitana che dopo la quarta puntata la società dei trasporti scrisse una formale lettera di protesta al giornale. Restio a interrompere la pubblicazione visto l’enorme incremento delle vendite, Jerome decise di consultarsi col suo direttore amministrativo, William Alfred Dunkerley. Questi, che era un ex droghiere di Manchester amante della carta stampata, lo convinse a pubblicare altri tre episodi. Solo due anni dopo Jerome avrebbe scoperto che l’autore era lo stesso Dunkerley e non, come aveva creduto, un anonimo scrittore che inviava i pezzi dalla Scozia. La grande popolarità del racconto diede la fama a Oxenham/Dunkerley che nei successivi quarant’anni produsse più di trenta romanzi e diversi libri di poesia e di soggetto religioso.

L’uomo che non sapeva dimenticare

L’uomo che si crede una tigre, la donna priva del senso dell’orientamento tanto da perdersi perfino a casa sua, e quella che ha costanti allucinazioni uditive: sono tutti disturbi del cervello che un tempo sarebbero stati classificati come forme di isteria o pazzia. Ma non alla luce della scienza moderna: questi rarissimi disordini diventano straordinarie finestre per capire come funziona la nostra mente. Per esempio, il caso del produttore che non ha mai dimenticato un giorno della sua vita porta una nuova prospettiva sul concetto di memoria: come si formano i ricordi e come vengono selezionati? Perché siamo programmati per cancellare gli eventi minori? Come possiamo, al contrario, rafforzarli? Il medico che soffre di una sinestesia così acuta da avvertire il dolore degli altri rimette in discussione l’idea stessa di individuo: quali sono i confini che separano noi e gli altri? Dove finisce la nostra coscienza? E cosa succede quando è proprio la coscienza a ingannarci, convincendoci che siamo morti o ci stiamo trasformando in animali, come succedeva ai licantropi? In questo affascinante libro – paragonato per completezza e profondità a Oliver Sacks – la pluripremiata giornalista Helen Thomson ci conduce in un viaggio straordinario nella mente umana: attraverso gli incontri con nove pazienti che da anni convivono con le loro anomalie, dimostra che il cervello è una macchina delicatissima e imperfetta, che talvolta ci illumina e talvolta ci illude, forgiando convinzioni su noi, gli altri e il mondo assai meno affidabili di quanto crediamo.

L’Ultimo Viaggio Di Roald Amundsen

Il 25 maggio 1928 il dirigibile Italia, tornando da una spedizione al Polo Nord, si schianta sulla banchisa a nord delle isole Svalbard. Il generale Umberto Nobile e gli altri otto sopravvissuti, malati, affamati e sull’orlo della follia, resistono quasi cinquanta giorni in un deserto di ghiaccio, chi aspettando i soccorsi, chi tentando una marcia disperata verso la terraferma. Per salvarli, ma anche per difendere interessi politici e territoriali, si mobilitano Italia, Norvegia, Svezia, Finlandia, Francia e Unione Sovietica, dando inizio a una complessa e spettacolare operazione di soccorso seguita da reporter e cineoperatori di tutto il mondo. Il 18 giugno, a bordo di un idrovolante francese, parte anche il grande eroe polare norvegese Roald Amundsen. Con Nobile, nel 1926, aveva compiuto il primo sorvolo del Polo Nord a bordo del dirigibile Norge. Tra loro era esploso subito uno scontro di personalità e di potere, lasciando poi strascichi di offese reciproche. Eppure Amundsen è impaziente di volare a salvare il rivale, forse anche per il timore di essere stato messo in ombra dalle esplorazioni dei tempi nuovi, ormai in mano agli eroi dell’aria. Ma il Latham 47, che è solo un prototipo mai collaudato, una volta partito scompare per sempre. Amundsen si rendeva conto del rischio che correva? E cos’è successo all’aereo e al suo equipaggio? Monica Kristensen mette in campo sia le sue competenze scientifiche sia la sua esperienza di narratrice per ricostruire la vicenda con commossa accuratezza, arrivando, ragionamento dopo ragionamento, ad avanzare una sua originale interpretazione. E ci regala il ritratto emozionante di un grande eroe al tramonto.

L’ultimo giorno di un condannato

È anonimo l’autore che, nel 1829, dà alle stampe questo piccolo, gigantesco libro. Ma è inconfondibilmente Victor Hugo. Sono anni in cui il progresso sembra trasportare l’umanità intera, sul suo dorso poderoso, verso un futuro di pace, prosperità, ricchezza e fratellanza. Ma negli stessi anni si tagliano ancora teste davanti a un pubblico pagante, si marcisce in carcere, ci si lascia morire per una colpa non sempre dimostrata oltre ogni ragionevole dubbio. Hugo parla a nome dell’umanità, come sempre, e lo fa attraverso la voce di un uomo qualunque, di un condannato qualunque, di un miserabile che rappresenta tutti i miserabili di tutte le nazioni e tutte le epoche. Un crimine di cui non conosciamo i dettagli lo ha fatto gettare in una cella. Persone di cui non conosciamo il nome dispongono della sua vita, come divinità autoproclamate. Un’angoscia di cui conosciamo fin troppo bene la lama lo tortura, giorno dopo giorno, e gli fa desiderare che il tempo corra sempre più veloce. Verso la fine dell’attesa, venga essa con la liberazione o con l’oblio.

L’ultima India

Ayyappam sorride come sorridono i semplici. E scuote la testa con quel movimento dolcissimo, da cane di pezza nel vetro posteriore, che hanno gli indiani per dire sì. È ad Ayyappam, l’allegro-dentro, la guida coi pantaloni occidentali, la camicia candida e i piedi nudi, che si addormenta sempre sorridendo sul pavimento dei templi, che Sandra Petrignani svela, nelle prime pagine di questo libro, il senso del suo viaggio in India. È da quando ha letto Kim, a dodici anni, che, come il vecchio lama Teshu, ha deciso di recarsi nel paese di Shiva a cercare il Fiume della Salvezza nato là dove cadde la freccia lanciata dal giovane Buddha per liberarsi dalla Ruota degli Accadimenti. Trovare il Fiume della Salvezza è, per Sandra Petrignani, liberarsi dalla libertà dal dio dell’Occidente, allontanarsi dal regno dove la natura è ormai una belva addomesticata e dio è morto. Dalla giungla del Periyar a Benares, dal favoloso parco dei templi di Khajuraho a Bombay, da Pondicherry all’agognato incontro con Sai Baba, da Cochin a Sarnath, da Matangesvara alla città-utopia di Auroville, Ultima India descrive le tappe simboliche di un soggiorno spirituale che ci restituisce tutto il fascino dell’India, innanzi tutto la vertigine che, nel «paese dell’anima», afferra il viaggiatore occidentale «nell’abbandonare la presa, nel lasciarsi spogliare di tutto, nel diventare agnello». E, parallelamente alla descrizione reale dei luoghi, si confronta con le mille stratificazioni culturali, da Kipling a Hesse, da Henri Michaux a Pasolini, da Manganelli a Tabucchi, a Moravia che hanno creato un’India parallela, un’India dell’immaginario altrettanto reale di quella vera. Ricognizioni, colloqui, insegnamenti, cedimenti, attese, impressioni, sensazioni, rimpianti, immagini terribili e lievi, Ultima India è uno straordinario intreccio di riflessione letteraria e reportage che appartiene alla grande narrativa di viaggio, capace di muoversi tra fascinazione e tenera ironia, voglia di abbandono a risposte rassicuranti e l’imperativo del dubbio, ultimo ma irrinunciabile retaggio della cultura occidentale.

L’ultima Fata 2: La Corte Malvagia

Eira e William tentano di raggiungere Glencoe in cerca di aiuto, ma il viaggio si rivelerà insidioso e si ritroveranno in situazioni pericolose che metteranno a rischio la loro vita e non solo. Lachlan e Maeve iniziano a dar forma alla loro vendetta e i Campbell sono più che mai determinati a non farsi sconfiggere dai loro nemici.
E nell’ombra i sussurri del bardo Enoch sembrano risvegliare i più pericolosi demoni del Piccolo Popolo
La Corte Malvagia è il secondo volume di una saga che vi farà immergere in oscure lotte di potere tra i clan, seguendo le orme del Piccolo Popolo e di un amore complicato e testardo come la Scozia.  **
### Sinossi
Eira e William tentano di raggiungere Glencoe in cerca di aiuto, ma il viaggio si rivelerà insidioso e si ritroveranno in situazioni pericolose che metteranno a rischio la loro vita e non solo. Lachlan e Maeve iniziano a dar forma alla loro vendetta e i Campbell sono più che mai determinati a non farsi sconfiggere dai loro nemici.
E nell’ombra i sussurri del bardo Enoch sembrano risvegliare i più pericolosi demoni del Piccolo Popolo
La Corte Malvagia è il secondo volume di una saga che vi farà immergere in oscure lotte di potere tra i clan, seguendo le orme del Piccolo Popolo e di un amore complicato e testardo come la Scozia.

L’orribile attesa del giudizio universale

L’esuberante Marie ha un talento innato: innamorarsi sempre degli uomini sbagliati. Alla soglia dei trentacinque anni, non può fare a meno di constatare che la sua vita sentimentale è stata un susseguirsi di esperienze fallimentari, ai limiti del tragicomico. Quando tutto sembra perduto, incontra Sven: dolce, sensibile, onesto – magari un po’ sfigato – ma talmente innamorato da non vedere cellulite né chili di troppo. Ci sono tutti i presupposti perché Marie possa finalmente coronare il suo sogno e fare il grande passo. Non è mai stata particolarmente religiosa, ma “in bianco davanti all’altare” è un must, perciò decide di sposarsi nella chiesa del suo paese. Senza immaginare che, il giorno delle nozze, in bianco ci andrà davvero, e in tutt’altro senso. Al momento fatidico, infatti, Marie si rende conto che amare Sven “finché morte non li separi” è un lasso di tempo obiettivamente troppo lungo per lei, e manda tutto all’aria.
Di lì a poche ore, di nuovo single e determinata a chiudere con l’altro sesso una volta per tutte, si imbatte in un tipo a dir poco affascinante. Si chiama Joshua, fa il falegname, ha occhi penetranti, una voce profonda e un sorriso angelico. Un’apparizione miracolosa, da far impallidire George Clooney, se non fosse che Joshua è un po’ strano: sembra davvero arrivare da un altro mondo. Quando, al loro primo appuntamento, le rivela di essere Gesù, nel cervello di Marie scatta l’allarme rosso: a quanto pare, il suo diabolico karma stavolta le ha fatto addirittura incontrare un pazzo fanatico religioso! Finché non scopre che Joshua è veramente il Messia, tornato sulla terra per il Giudizio Universale. E, mentre lo aiuterà a salvare l’umanità, dovrà riconoscere di essersi perdutamente innamorata del più divino degli uomini in assoluto.
Dopo lo straordinario successo de *L’orribile Karma della Formica* , Safier ci regala un’altra esilarante commedia con una trama altrettanto originale, piena di sorprese, trovate geniali, situazioni insolite e battute memorabili. Un romanzo semplicemente irresistibile, che parla di tolleranza, speranza e amore.

L’ordine morale del Paradiso

È la storia di un giovane uomo, Daniele Machello, che cerca di affrancarsi dal nascondimento e di donarsi al mondo per quello che è. Spera in un universo senza discriminazioni di sorta, in cui ognuno ha il diritto di essere rispettato nella diversità che lo caratterizza.
Daniele sta vivendo un profondo disagio. Trovato un paziente ascoltatore, si lascia andare ai ricordi e riporta alla luce fatti intimi mai confessati: intraprende un cammino verso la consapevolezza. L’esistenza del protagonista si delinea sotto gli occhi del lettore nella sua irripetibile singolarità. Alcuni fatti sono ritenuti di fondamentale importanza: la morte, che giunge inattesa in un rannuvolato pomeriggio d’estate; la fede, che conduce all’azione; infine, l’incontro, risolutivo, con l’amore e il sesso.
Il fil rouge del romanzo è l’amore con la sua grazia, la sua libertà, la sua funzione formativa proprio in quanto non ubbidiente che a se stesso.
L’assunto su cui si basa una tale libertà è l’innocenza dell’atto sessuale quando condiviso e vissuto con consapevolezza piena: tutti gli amori raccontati in questo romanzo si nutrono di gesti delicati, accadono dentro la bellezza della natura, sono traboccamenti di gioia e di amicizia, sembrano alonarsi di qualcosa di mistico, una volta caduta la separazione fra la realtà carnale e la dimensione dello spirito.
L’ordine morale del Paradiso è un romanzo caratterizzato da una struttura complessa e suggestiva, all’interno della quale convivono dialoghi, riflessioni, lettere, pagine di diario, brani descrittivi e narrativi, che si alternano e si intrecciano fino alla strabiliante esperienza vissuta da Daniele durante un temporaneo stato comatoso, e che pure vi s’inserisce con tale veritiera immediatezza da non incrinare la serietà delle tesi esposte e la normalità della trama.
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### Sinossi
È la storia di un giovane uomo, Daniele Machello, che cerca di affrancarsi dal nascondimento e di donarsi al mondo per quello che è. Spera in un universo senza discriminazioni di sorta, in cui ognuno ha il diritto di essere rispettato nella diversità che lo caratterizza.
Daniele sta vivendo un profondo disagio. Trovato un paziente ascoltatore, si lascia andare ai ricordi e riporta alla luce fatti intimi mai confessati: intraprende un cammino verso la consapevolezza. L’esistenza del protagonista si delinea sotto gli occhi del lettore nella sua irripetibile singolarità. Alcuni fatti sono ritenuti di fondamentale importanza: la morte, che giunge inattesa in un rannuvolato pomeriggio d’estate; la fede, che conduce all’azione; infine, l’incontro, risolutivo, con l’amore e il sesso.
Il fil rouge del romanzo è l’amore con la sua grazia, la sua libertà, la sua funzione formativa proprio in quanto non ubbidiente che a se stesso.
L’assunto su cui si basa una tale libertà è l’innocenza dell’atto sessuale quando condiviso e vissuto con consapevolezza piena: tutti gli amori raccontati in questo romanzo si nutrono di gesti delicati, accadono dentro la bellezza della natura, sono traboccamenti di gioia e di amicizia, sembrano alonarsi di qualcosa di mistico, una volta caduta la separazione fra la realtà carnale e la dimensione dello spirito.
L’ordine morale del Paradiso è un romanzo caratterizzato da una struttura complessa e suggestiva, all’interno della quale convivono dialoghi, riflessioni, lettere, pagine di diario, brani descrittivi e narrativi, che si alternano e si intrecciano fino alla strabiliante esperienza vissuta da Daniele durante un temporaneo stato comatoso, e che pure vi s’inserisce con tale veritiera immediatezza da non incrinare la serietà delle tesi esposte e la normalità della trama.
### L’autore
Roberto Maggiani è nato a Carrara nel 1968, laureato in Fisica all’Università di Pisa, vive a Roma, dove insegna. Ha fondato, insieme a Giuliano Brenna, la rivista letteraria libera on line LaRecherche.it, di cui è coordinatore di Redazione, e per la quale cura la collana di e-book “Libri liberi”; è Presidente dell’omonima Associazione culturale. Ha pubblicato alcune raccolte di versi, le più recenti sono: “Scienza aleatoria”, LietoColle (2010); “La bellezza non si somma”, italic (2014); “Marmo in guerra”, Edizioni La Grafica Pisana (2014). Suoi testi e traduzioni dal portoghese sono pubblicati su varie riviste letterarie e antologie. È presente in “Lo Specchio – Storia letteraria del ‘900 e del 2000”, a cura di Annamaria Vanalesti, Società Editrice Dante Alighieri. È Premio LericiPea 2014 per la poesia inedita. È Presidente del Premio Letterario “Il Giardino di Babuk – Proust en Italie”. “L’ordine morale del Paradiso” è il suo primo romanzo. Per contatti: E-mail: [email protected] Web: www.robertomaggiani.it

L’Ordine È Già Stato Eseguito

Qual è il significato delle Fosse Ardeatine? Quale memoria ha lasciato la strage nazista compiuta a Roma il 24 marzo 1944, come rappresaglia dell’attentato partigiano di via Rasella, in cui il giorno prima erano morti trentatré tedeschi? E quale rapporto si può istituire tra il ricordo di quella strage e l’identità collettiva di un’intera città? L’eterogeneità sociale e politica delle 355 persone uccise fa delle Fosse Ardeatine un avvenimento emblematico, che lega insieme “tutte le storie” di Roma: a cadere sotto il piombo tedesco furono infatti generali e straccivendoli, operai e intellettuali, commercianti e artigiani, un prete e settantacinque ebrei; monarchici e azionisti, liberali e comunisti, ma anche persone prive di appartenenza politica. Protagonista assoluta del libro è la voce diretta dei portatori della memoria: duecento intervistati, di cinque generazioni, e di estrazione sociale e politica diversissime (compresi fascisti ed ex fascisti). Le vicende personali dei superstiti e dei protagonisti (e a sopravvivere e a ricordare sono soprattutto donne) mostrano come tutti abbiano convissuto, e convivano ancora, con una drammatica eredità. Ancora oggi, in modo singolare, le Fosse Ardeatine rappresentano un banco di prova della coscienza delle nuove generazioni. Raccolte da Alessandro Portelli, con uno scrupolo che è pari alla passione civile e alla tensione letteraria, le voci di questo libro danno adito a una ricostruzione di grande respiro corale, che si struttura attorno alla elaborazione e alla fissazione di un linguaggio. Ed è il linguaggio, alla fine, a farsi storia: una storia parlata; parlata a Roma.

L’isola pianeta

Per anni, quando i suoi viaggi erano soprattutto quelli dell’autobus romano 60, da via Nomentana a piazza San Silvestro, Manganelli coltivò un sogno temerario: spingersi fino alle isole Fær Øer. Nel 1978, vincendo timori e angosce, con una valigia munita di tutto quanto a un frequent flyer non potrebbe che apparire inessenziale – un Dickens come amuleto e «blande mani chimiche» che sappiano confortare nei momenti difficili –, lo scrittore partì alla volta dell’arcaica Islanda, prima tappa della sua incursione nel grande Nord. L’esito è un reportage indimenticabile, che suscita nel lettore euforia e insieme turbamento: lo sguardo di Manganelli sembra infatti misteriosamente capace di svelare la segreta essenza dell’«isola pianeta», dove il mondo fisico – simile a un gigantesco cadavere pietrificato – è preumano, folle, criptico, quasi appartenesse alla «misteriosa araldica delle origini», e ispira dunque sgomento e paura; dove la solitudine è l’esperimento di «una infinita prigione senza via d’uscita», di una «perdita irreparabile»; dove l’ultima tribù europea, chiusa nel forziere di una lingua infrangibile, offre asilo agli indovini e alle fate. E un paesaggio sognato e folto di simboli è anche quello delle isole Fær Øer, finalmente visitate nel 1983: terra, come disse Auden a proposito dell’Islanda, non toccata dalla volgarità, votata al culto della solitudine, dei «popoli grigi» che vivono sottoterra, dei sogni premonitori, delle visioni profetiche.

L’invasione degli Skaar

Le Quattro Terre sono sotto assedio. In possesso di un’abilità magica praticamente incontrastabile, i misteriosi invasori sconfiggono ogni oppositore, dai più temibili eserciti Troll all’Ordine dei Druidi. Provenienti da una lontana nazione chiamata Skaar, i feroci aggressori riveleranno presto un volto più umano, che tuttavia non attenuerà in alcun modo la brutalità delle loro azioni. Dar Leah, un tempo la Lama del Druido Supremo, ha incrociato in precedenza le strade – e le spade – del leader degli Skaar Ajin d’Amphere, e sa bene che se esiste qualche speranza di vittoria, questa è riposta nelle mani del Druido Drisker Arc, ora intrappolato all’interno di Paranor, la fortezza scomparsa nel primo capitolo della saga. Mentre Drisker tenta di trovare l’«antica conoscenza» che potrebbe liberarlo, Dar va in cerca di Tarsha Kaynin, la giovane donna con il dono del Canto Magico, il cui potere potrebbe riportare Drisker nel mondo reale. Ma ben presto scopriranno che ciò che già sembrava una terribile invasione, è solo l’avanscoperta di un esercito immenso, il cui unico intento è la conquista totale. *L’invasione degli Skaar* è il secondo capitolo della nuova tetralogia “La Caduta di Shannara”, con la quale Terry Brooks concluderà per sempre l’epopea di Shannara che lo ha reso uno dei maestri indiscussi del genere fantasy. **
### Sinossi
Le Quattro Terre sono sotto assedio. In possesso di un’abilità magica praticamente incontrastabile, i misteriosi invasori sconfiggono ogni oppositore, dai più temibili eserciti Troll all’Ordine dei Druidi. Provenienti da una lontana nazione chiamata Skaar, i feroci aggressori riveleranno presto un volto più umano, che tuttavia non attenuerà in alcun modo la brutalità delle loro azioni. Dar Leah, un tempo la Lama del Druido Supremo, ha incrociato in precedenza le strade – e le spade – del leader degli Skaar Ajin d’Amphere, e sa bene che se esiste qualche speranza di vittoria, questa è riposta nelle mani del Druido Drisker Arc, ora intrappolato all’interno di Paranor, la fortezza scomparsa nel primo capitolo della saga. Mentre Drisker tenta di trovare l’«antica conoscenza» che potrebbe liberarlo, Dar va in cerca di Tarsha Kaynin, la giovane donna con il dono del Canto Magico, il cui potere potrebbe riportare Drisker nel mondo reale. Ma ben presto scopriranno che ciò che già sembrava una terribile invasione, è solo l’avanscoperta di un esercito immenso, il cui unico intento è la conquista totale. *L’invasione degli Skaar* è il secondo capitolo della nuova tetralogia “La Caduta di Shannara”, con la quale Terry Brooks concluderà per sempre l’epopea di Shannara che lo ha reso uno dei maestri indiscussi del genere fantasy.