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La rondine fuggita dal paradiso

Hyok vive nel villaggio di Unsong, in Corea del Nord. È un ragazzino sveglio e vivace, un piccolo scavezzacollo che fa la vita di tutti i suoi coetanei: va a scuola, canta le canzoncine della propaganda di regime, viene obbligato a presenziare alle esecuzioni pubbliche, lavora, assiste alle più maniacali forme di repressione, viene punito per ogni cosa, anche per la sua passione per il disegno. Eppure non c’è dubbio, quello che l’onnipresente Kim-il-Sung, “Il Cervello Perfetto”, “Il Sole”, ha creato per loro è “Il Paradiso”: lo ripete senza sosta la radio, bloccata sui programmi di Radio Pyongyang, lo ripetono a scuola i maestri e gli altoparlanti nelle piazze. Intanto, Hyok fa la fame. La sua classe si è dimezzata a causa della mortalità da denutrizione. Si mangia quello che si può e più spesso quello che non si dovrebbe: corteccia di pino bollita, erba, funghi tossici, a volte ratti. Il Paradiso ormai trabocca di “rondini”, di bambini che cercano per terra briciole e chicchi di riso. Fino al giorno in cui, con la sua famiglia, Hyok non decide di scappare. Via, lungo il confine, verso un mondo sconosciuto che gli avevano insegnato a temere e disprezzare, in fuga dal Paradiso. Per conquistarsi quel che resta dell’infanzia. Per trovare davvero una vita.

Romanzo russo

**Fiutando i futuri supplizi** , scrisse il poeta Mandel’stam negli anni Trenta, prima di scomparire nelle galere staliniane. Quel verso, rivelatosi allora tragicamente profetico, rischia di esserlo ancor oggi? C’è da chiederselo quando osserviamo dall’esterno le cose di Russia, cercando disperatamente di capirci qualcosa, e col sospetto di non riuscirci granché, come da secoli capita agli occidentali. Ecco, allora, perché uno scrittore italiano puó scrivere un “Romanzo Russo”: per ripercorrere gli anni cruciali in cui l’Unione Sovietica sprofondava, la mafia russa cominciava ad allargare i suoi tentacoli, mentre alla periferia dell’Impero l’Islam sostituiva il marxismo come ideologia capace di mobilitare le masse, e le raffiche dei kalashnikov coprivano il suono dell’Internazionale. Ma il romanzo racconta anche la lotta di chi, con le armi dell’intelligenza, resiste alla corrente e continua a cercare la verità, anche quando alle vecchie menzogne si sostituiscono le nuove: Tanja, la storica, e Nazar, il giudice, le cui indagini in apparenza così diverse sono destinate imprevedibilmente ad intrecciarsi e influenzarsi a vicenda. Sullo sfondo, ad alimentare la moltitudine dei personaggi e la lingua stessa del narratore, la grande letteratura russa dell’Otto e del Novecento, a cui “Romanzo Russo” vuol essere anche un appassionato atto d’omaggio. ( Alessandro Barbero)

Romanzo rosa

Un libro originale e divertente che ha la freschezza di una rosa.
Anzi, di un rosa.
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Olimpia fa la bibliotecaria, è un’amante del cappuccino al bar, e la vera passione – la passione che tutto travolge – l’ha provata solo per tre giorni, nel 1977. Paola è avvocato, si è lasciata un matrimonio alle spalle e indossa vistosi giubbotti da aviatore. Nicola, invece, è un tipo che non si fa notare: brunetto, sui trenta, è anche carino, ma bisogna guardarlo sette o otto volte per accorgersi di lui. Manuela, poi, ha quarant’anni ed è disoccupata, ma investe i cento euro di un Gratta e Vinci per partecipare al corso in cui tutti questi personaggi s’incrociano: Come scrivere un romanzo rosa in una settimana, che Leonora Forneris, insegnante spinosa e scrittrice di fama, tiene al Circolo dei Lettori. Con la ricetta giusta e i trucchi del mestiere per confezionare, lezione dopo lezione, pagina dopo pagina, giorno per giorno, un Melody di sicuro successo.
Tra passioni di carta e flirt reali, marmellate alle arance amare e misteriose limousine, uomini che amano i cani e donne che amano i gatti, Stefania Bertola ci trasporta con ironia e intelligenza in un universo dalle tinte pastello, creando un romanzo che sa di rosa. In ogni senso.
(source: Bol.com)

Il romanzo di Ramses: La battaglia di Quadesh

Il viaggio di Ramses come custode del destino dell’Egitto non è iniziato che da poco tempo, ma sembra che i suoi nemici siano sempre più intenzionati a soverchiarlo. In una lotta che si preannuncia impari, perché tali e tanti sono gli avversari che, anche nell’ombra, lo ostacolano…

Il Romanzo Di Excalibur Il Tradimento

Si scopre che in realtà Mordred non è morto e che è stato artefice di loschi complotti. I capi di Britannia decidono quindi di togliergli il governo del paese affidandolo ad Artù. Costui manda Derfel a liberare Ginevra, ritenuta ostaggio di Lancillotto, ma la donna si è in realtà alleata all’usurpatore, al quale pensa di portare aiuto grazie ai poteri dei Tesori della Britannia, dei quali si è impadronita. Artù si sente un uomo finito e, anche se trova la forza di ripudiare la moglie in nome dell’onore e di imprigionarla nell’Isola di Cristallo, non è in grado di fermare l’imminente offensiva dei sassoni. Perciò Merlino, tornato in possesso dei Tesori, prepara un rito propiziatorio nel corso del quale Nimue tenta di sacrificare agli dei i figli di Mordred e Artù. I due riescono a impedirlo, guadagnandosi l’odio eterno della sacerdotessa. Artù, ripudiata Ginevra, sposa la principessa irlandese Argante. Intanto sono riprese le ostilità con i sassoni. Derfel, in viaggio con le truppe e con Ginevra, viene accerchiato dai nemici in un’antica fortezza, il Monte Baddon…

Il Romanzo Di Excalibur Il Cuore Di Derfel

La situazione in Dumnonia è sempre più grave e Artù, dopo aver negoziato una breve tregua con il re dei sassoni Aelle, decide di rischiare le forze residue in una disperata offensiva nella Valle di Lugg, al confine del regno di Powys. La lunga e sanguinosa battaglia si conclude con il trionfo di Artù, che decide di sancire la ristabilita unità dei britanni con il matrimonio di Ceinwyn, principessa del Powys e già promessa di Artù, con Lancillotto. Ma anche questa volta il matrimonio della bella principessa non ha luogo: durante la cerimonia di fidanzamento, Ceinwyn abbandona il promesso sposo e fugge con Derfel, di cui si è innamorata. Dopo pochi giorni, la coppia si unisce a Merlino e Nimue, che con alcuni uomini armati stanno partendo per l’Isola di Mon. Scopo della spedizione è recuperare il più grande Tesoro della Britannia: il Calderone donato agli uomini dagli dei. La pericolosa missione, in territorio occupato dagli irlandesi, si risolve in un successo. Trovato il prezioso simbolo, il gruppo sfugge all’assedio dei nemici protetto da una fitta e magica nebbia evocata da Merlino…

Il romanzo della nazione

“Un’oralità istintiva e musicale avversa a ogni dettame letterario” Remo Ceserani
Siamo storie, siamo le storie a cui abbiamo appartenuto, siamo le storie che abbiamo ascoltato. E infatti Maggiani ascolta. Ascolta il fiume di voci che si leva nel canto della nazione che avremmo potuto essere e che non siamo, le voci di un popolo rifluito dentro l’immaterialità della memoria. Si insinua nelle pieghe della vita apparentemente ordinaria dei suoi personaggi e racconta. Racconta di una madre e di un padre che si spengono portando con sé, prima nella smemoratezza e poi nella morte, un mondo di certezze molto concrete: la cura delle cose, della casa, dei rapporti parentali. Rammenta la fatica giusta (e ingiusta) di procurarsi il pane e di stare appresso a sogni accesi poco più in là, nella lotta politica, nella piana assolata quando arriva la notizia della morte di Togliatti. Racconta, allestendo un maestoso teatro narrativo, della costruzione dell’Arsenale Militare: un cantiere immenso, ribollente, dove accorrono a lavorare ingegneri e manovali, medici e marinai, ergastolani e rivoluzionari, cannonieri e fonditori, inventori e profeti, cuoche e ricamatrici, per spingere avanti destini comuni, avventure comuni, speranze in comune. Racconta di come si diventa grandi e di come si fondano speranze quando le speranze sono finite. Nella mitica contea di Maurizio Maggiani ci siamo tutti, a misurare quanto siamo stati, o meno, “fondatori di nazioni”.
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### Sinossi
“Un’oralità istintiva e musicale avversa a ogni dettame letterario” Remo Ceserani
Siamo storie, siamo le storie a cui abbiamo appartenuto, siamo le storie che abbiamo ascoltato. E infatti Maggiani ascolta. Ascolta il fiume di voci che si leva nel canto della nazione che avremmo potuto essere e che non siamo, le voci di un popolo rifluito dentro l’immaterialità della memoria. Si insinua nelle pieghe della vita apparentemente ordinaria dei suoi personaggi e racconta. Racconta di una madre e di un padre che si spengono portando con sé, prima nella smemoratezza e poi nella morte, un mondo di certezze molto concrete: la cura delle cose, della casa, dei rapporti parentali. Rammenta la fatica giusta (e ingiusta) di procurarsi il pane e di stare appresso a sogni accesi poco più in là, nella lotta politica, nella piana assolata quando arriva la notizia della morte di Togliatti. Racconta, allestendo un maestoso teatro narrativo, della costruzione dell’Arsenale Militare: un cantiere immenso, ribollente, dove accorrono a lavorare ingegneri e manovali, medici e marinai, ergastolani e rivoluzionari, cannonieri e fonditori, inventori e profeti, cuoche e ricamatrici, per spingere avanti destini comuni, avventure comuni, speranze in comune. Racconta di come si diventa grandi e di come si fondano speranze quando le speranze sono finite. Nella mitica contea di Maurizio Maggiani ci siamo tutti, a misurare quanto siamo stati, o meno, “fondatori di nazioni”.

Il romanzo dell’impero romano

Un successo scritto nella storiaImperator – Gli ultimi fuochi dell’impero romano – 476 A.D. L’ultimo imperatoreLa trilogia definitiva dell’impero romano3 romanzi in 1C’è stato un tempo in cui i vessilli di Roma annunciavano al mondo un dominio immortale.Ora quel tempo è finito e i confini della città sono stati oltraggiati da torme di barbari. Ma Giulio Valerio Maggioriano, Imperator per acclamazione e quasi contro la sua volontà, è pronto a consacrare la sua intera esistenza al riscatto di Roma. Infinite battaglie si prospettano nel suo futuro: intrighi interni, spedizioni in Gallia, Spagna e Africa, distruggendo i complotti dei finti amici e affrontando a viso aperto gli eserciti avversari. Il v secolo è un’epoca di decadenza, di sangue, cospirazioni e violenza: in un impero ormai disgregato e corrotto, tra intrighi di palazzo, complotti, assedi e passioni, rivivono personaggi immortali come l’ambigua Galla Placidia, il prode Ezio, il devastatore Attila, l’astuto Genserico, il potente papa Leone Magno, la seducente Licinia Eudoxia. Con fantasia, ritmo e rigore storico, Castelli ci accompagna in un passato pieno di ombre e di gloria, fino a un’ultima, epica battaglia… In un unico volume la trilogia dedicata alla caduta dell’impero romano’Straordinario e vivace affresco capace di miscelare il rigore della ricostruzione storica, fondata su un accurato studio delle fonti, con i sapori forti dell’avventura e della fiction.’ il Messaggero’Un’epoca in cui campeggia l’immagine di una Roma decadente, ma ancora piena di fascino e mistero.’AdnKronosGiulio CastelliNarratore, saggista e giornalista professionista, è studioso di storia tardo-antica e medievale. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo il romanzo Il fascistibile, il pamphlet Il Leviatano negligente. Potere e inefficienza in Italia e Il Piccolo dizionario 2005. Con la Newton Compton ha pubblicato Imperator, Gli ultimi fuochi dell’impero romano, 476 A.D. L’ultimo imperatore e Il diario segreto di Marco Aurelio.
(source: Bol.com)

Romanzi. Peter Camenzind-Gertrud-Rosshalde-Demian

La vicenda di un giovane sognatore che, dopo aver frequentato il mondo del decadentismo parigino, trova nello spirito di san Francesco d’Assisi l’intima unione con la natura cui aspirava. La storia di un timido amore nato dalla comune passione per la musica. Il rapporto conflittuale d’un pittore con il mondo borghese, nella coscienza di una frattura non ricomponibile. L’evoluzione spirituale d’un adolescente che, attraverso la ribellione e la solitudine, giunge infine a essere se stesso. I romanzi raccolti in questo volume sono tutti percorsi dal motivo della ricerca interiore, attuata con l’acutezza e la sensibilità caratteristiche della scrittura di Hesse.

Romanzi brevi

Questo volume raccoglie quattro romanzi brevi, che hanno grande importanza nell’opera di Roth. I primi tre (*La tela di ragno*, *Hotel Savoy* e *La ribellione*) sono quelli con cui Roth si è rivelato come scrittore, fra il 1923 e il 1924, con straordinaria felicità e sicurezza nel cogliere «l’aria del tempo» e, insieme, alcuni dei propri temi essenziali. Il quarto, *Il peso falso*, che apparve nel 1937, appartiene invece all’ultima stagione di Roth e va considerato – accanto alla *Leggenda del santo bevitore* e al *Leviatano* – come uno di quegli apologhi narrativi, in certo modo testamentari, nei quali lo scrittore ha racchiuso il senso segreto della sua opera. Si sfiora dunque, in queste pagine, l’intera tastiera di Roth: c’è il romanzo politico (*La tela di ragno*, stupefacente prefigurazione non solo del nazismo, ma di tutte le trame occulte che continuano a tessersi intorno a noi); la raffigurazione di un mondo dalle molte voci (*Hotel Savoy*, dove il protagonista è l’albergo stesso con le sue 864 stanze, luogo affascinante, sordido e misterioso come la vita); la storia di un singolo (*La ribellione*, in cui troviamo il Roth più aspro, che rifiuta ogni ordine oppressivo); infine la grande visione metafisica (*Il peso falso*, storia di un verificatore dei pesi e delle misure, che si trova a vivere in un mondo dove tutti i pesi sono falsi). Nei primi romanzi prevale un timbro acido e asciutto, e sul fondo si avverte un pathos di rivolta sociale: sono testi mirabilmente intonati agli anni di Weimar, alla loro torbida caoticità, carica di risentimenti e di violenza. Nel Peso falso, invece, l’occhio di Roth si fissa sui temi perenni della giustizia, della passione e della colpa. E, soprattutto, si sofferma a evocare una sorta di primordiale scenario della sua arte: l’Osteria della Frontiera, dove si aggirano la bella zingara Euphemia e l’infido contrabbandiere Kapturak, dove la legge e il delitto giocano una interminabile partita di tarocchi. In quel luogo di continuo passaggio, che sa di fumo, di alcol e di letti sfatti, dove gli avventori portano quasi sempre nomi falsi, si consuma il destino del verificatore dei pesi e delle misure Eibenschütz. Ma si direbbe anche che a uno di quei tavoli sia stata scritta tutta l’opera narrativa di Joseph Roth, testardamente devota all’inesauribile impresa di «stabilire e verificare … misura e peso degli eventi». *La tela di ragno* fu pubblicato a puntate sul quotidiano del partito socialista austriaco. La prima edizione in volume apparve postuma, nel 1967. *Hotel Savoy* e *La ribellione* furono pubblicati a Berlino nel 1924. *Il peso falso* apparve ad Amsterdam nel 1937.

Romanzi

Luigi Di Ruscio è stato poeta e narratore. Dagli anni cinquanta è stato subito riconosciuto come un talento violento, dissacrante, che si è presto smarcato dall’etichetta sbrigativa di poeta-operaio per costruire una possente, vorticosa avventura letteraria che comincia dentro l’Italia ferita del dopoguerra. Quando Di Ruscio, nel 1957, lascia le Marche per trasferirsi in Norvegia, dove ha lavorato e costruito una famiglia, le sue prose si fanno ancora più intense e febbricitanti. La sua lingua, esiliata, si apre, si scardina, si reinventa. Il ritmo si fa convulso e netto. Non meno di scrittori come Gadda, D’Arrigo, Roversi e Pagliarani, Di Ruscio finisce per dare corpo a opere che, come dice Andrea Cortellessa, “recano su di sé le macchie, gli urti, le ferite della storia: termometri sempre in azione, segnavento che non si fermano mai; e che, così a lungo esposti all’infuriare degli eventi, si rivelano anche accumulatori, giacimenti, immensi archivi viventi d’una storia che continua a passare senza essere mai passata del tutto”. Palmiro, Cristi polverizzati, Neve nera e Apprendistato, raccolti per la prima volta insieme in questo volume, ben corrispondono a quelle che l’autore ha chiamato “memorie romanzesche” − una complessa, beffarda immagine dell’Italia degli anni cinquanta, l’unica Italia che lo scrittore ha di fatto conosciuto, una provincia che diventa mondo e che soprattutto diventa fisicità di scrittura, stordimento, illusione di tempi che non si aprono, e ulcere che non si chiudono, blasfemia e rigore demoniaco, verbale non chiuso di una rivoluzione in atto. Di Ruscio tenta strade che tutte tornano alla sua memoria “romanzesca” e a quell’enunciato che più segna i suoi Cristi polverizzati: “La mia infanzia divenne sempre più totalmente infanzia”.
(source: Bol.com)

Romanus

Quando, in una calda notte d’estate, Mason James si ferma per prestare soccorso, non sa ancora quali cambiamenti porterà quel semplice atto di gentilezza. Dopo aver dato un passaggio a casa a un uomo anziano, Mason scopre un mondo nuovo, magico e a tratti pericoloso, un mondo che non riesce a capire. Ma incontra anche Luc Toussaint, ed è passione a prima vista. Nemmeno il segreto che Luc custodisce potrà tenere Mason lontano dalla verità circa il suo passato e il loro amore.

Romantiche vacanze a Virgin River

VIRGIN RIVER 17
La vita a Virgin River scorre come in un’altra dimensione, avvolta nell’abbraccio protettivo dei boschi che la circondano. Il luogo ideale per trovare rifugio e rigenerarsi.
I fratelli Riordan hanno la reputazione di cattivi ragazzi, ma Patrick fa eccezione. Di indole gentile, in quest’ultimo periodo la sua vita è stata messa a dura prova a causa del lavoro super impegnativo come pilota della Marina. Se a questo poi si aggiunge l’incontro con Angie, l’affascinante nipote di Jack Sheridan, la situazione diventa davvero complicata e i suoi nervi rischiano davvero di saltare.
Angie Le Croix è venuta a Virgin River per trascorrere un periodo di vacanza lontana dalla presenza ingombrante di sua madre, ma invece di trovare quiete e libertà, si trova a fronteggiare il testardo zio che vuole dire la sua anche sul tipo di uomo con cui Angie dovrebbe uscire. Ovviamente il bello e carismatico Patrick non è compreso nella lista, ma Angie sa bene che tipo di uomo vuole e che tipo di Natale ha deciso di trascorrere… in pieno stile Virgin River!
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### Sinossi
VIRGIN RIVER 17
La vita a Virgin River scorre come in un’altra dimensione, avvolta nell’abbraccio protettivo dei boschi che la circondano. Il luogo ideale per trovare rifugio e rigenerarsi.
I fratelli Riordan hanno la reputazione di cattivi ragazzi, ma Patrick fa eccezione. Di indole gentile, in quest’ultimo periodo la sua vita è stata messa a dura prova a causa del lavoro super impegnativo come pilota della Marina. Se a questo poi si aggiunge l’incontro con Angie, l’affascinante nipote di Jack Sheridan, la situazione diventa davvero complicata e i suoi nervi rischiano davvero di saltare.
Angie Le Croix è venuta a Virgin River per trascorrere un periodo di vacanza lontana dalla presenza ingombrante di sua madre, ma invece di trovare quiete e libertà, si trova a fronteggiare il testardo zio che vuole dire la sua anche sul tipo di uomo con cui Angie dovrebbe uscire. Ovviamente il bello e carismatico Patrick non è compreso nella lista, ma Angie sa bene che tipo di uomo vuole e che tipo di Natale ha deciso di trascorrere… in pieno stile Virgin River!