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Insolito e crudele

Mentre Ronnie Joe Waddell sta per salire sulla sedia elettrica, la dotoressa Kay Scarpeta sta preparando i materiali che saranno usati nell’autopsia. Ma questo non è tutto quello di cui Kay debba occuparsi. Poche ore prima è stato ritrovato un bambino di tredici anni col corpo orribilmente mutilato – un episodio di violenza sessuale che mostra inquietanti affinità con l’assassino per cui Waddell è stato condannato. Ma allora, chi è salito sulla sedia elettrica? Cosa lega questi due fatti? Chi è lo spietato assassino? E perché Kay è la principale sospettata? Questa volta neppure la scienza sembra in grado di fornirle la prova in grado di scagionarla…

Le insidie di Tschai

Il pianeta Tschai è quello che i nostri uomini politici chiamerebbero un mondo pluralistico. Le razze e sotto-razze sono innumerevoli, gli incroci, gli ibridismi, le degenerazioni, le mutazioni non si contano; un precario equilibrio si è stabilito tra società diversissime, che vanno dalla più raffinata tecnologia al nomadismo, da condizioni barbariche a rigide gerarchie di tipo medioevate. Adam Reith, il naufrago terrestre, continua la sua lunga marcia per questo formicolante labirinto, dove un gesto, una parola sbagliata, possono significare la morte. Ma per lui non si tratta soltanto di sopravvivere giorno per giorno, né di imparare e scoprire, come Marco Polo. Il suo scopo, cui resta disperatamente attaccato a ogni nuova svolta avventurosa, è quello di procurarsi con ogni mezzo un’astronave e ripartire per la Terra.
Copertina di Karel Thole

Inseguiti dagli Hetwan

> * Siamo vicinissimi alla città di Ka Anor – annunciò Dioniso, e se fossi stato un po’ più lucido, avrei probabilmente colto il tono di avvertimento nella sua voce.
Ma ero troppo occupato a correre. Tutti quanti, al galoppo, niente sacche di cibo, niente cavalli, niente di niente, sola la pura adrenalina. Via, via di corsa.
E poi all’improvviso la terrà finì.
*Christopher*

Innocente

“Un uomo è seduto sul letto. È mio padre. Il corpo di una donna è sotto le coperte. Era mia madre. Non è qui che inizia la storia. Né è così che finisce. Ma è il momento che mi torna in mente, il modo in cui li vedo sempre.” Rusty Sabich, sessant’anni appena compiuti, presidente della Corte d’Appello della Kindle County e in corsa per un posto alla Corte Suprema statale, è accusato di omicidio. Una mattina, al risveglio, trova la moglie Barbara morta nel letto accanto a lui. Aspetta però quasi un giorno prima di chiamare la polizia e i soccorsi, e non avverte nemmeno suo figlio Nat. Perché? Vuole forse cancellare tracce compromettenti? Vent’anni prima lo stesso uomo, allora viceprocuratore, era stato processato per l’omicidio di Carolyn Polhemus, sua collega e amante, e aveva avuto in Tommy Molto il suo più acerrimo accusatore. Rusty era stato infine prosciolto, ma le turbolente vicende legate al processo avevano avuto ripercussioni diverse sulla carriera dei due uomini. Il nome di Molto era stato trascinato nel fango, mentre la carriera di Rusty aveva ripreso a salire. Ma ora per lui si aprono le porte di un nuovo incubo. Le circostanze della morte di Barbara si prestano a varie interpretazioni, anche se tutto pare condurre alla sua colpevolezza, e in Tommy Molto la voglia di rivincita non si è mai sopita. Sarà un sfida senza esclusione di colpi quella che li vedrà di nuovo contrapposti in un’avvincente partita psicologica nel tentativo di catturare una verità tanto ambigua quanto sfuggente. Ventidue anni dopo Presunto innocente, romanzo che ha segnato la nascita di un nuovo genere letterario, il legal thriller, destinato nel tempo ad avere un’immensa popolarità, Scott Turow riprende i personaggi di Rusty Sabich e Tommy Molto, ancora una volta protagonisti di una storia che tiene il lettore incollato alla pagina fino alla sorprendente conclusione.

Innamorarsi all’altare

Gyles Rawlings è determinato a tenere sotto controllo il proprio destino. Per questo ha deciso che sposerà una lady docile e con una discreta dote, che gli assicuri una discendenza e chiuda un occhio sulle sue infedeltà. E una lontana cugina, che lui non ha mai incontrato, sembra incarnare tutte queste qualità. Intanto, però, incontra una splendida sirena dal temperamento passionale e irresistibile: l’ultima donna da sposare ma la prima di cui fare un¿amante perfetta. Peccato che il giorno del matrimonio tutti i piani di Gyles andranno in fumo, quando all’altare si accorgerà che la Francesca Rawlings che sta per sposare non è affatto quella che lui credeva…

Ingredienti per una vita di formidabili passioni

«Un grande narratore capace di cogliere i dettagli più profondi nel magistrale artigianato del raccontare.»La Stampa«Sepúlveda ha il senso della narrazione concisa ed efficace, il gusto delle immagini finemente cesellate, un grande dono dell’evocazione che gli permette di rendere semplici, stilizzandoli, gli esseri e gli avvenimenti più complicati.»Le MondeLa scrittura, l’impegno politico, le amicizie, l’esilio, il viaggio: elementi indissolubilmente intrecciati nel racconto di una vita avventurosa e affascinante come quella di Luis Sepúlveda. Da quando, ragazzino, i primi amori lo inducono a trascurare la passione calcistica e a coltivare quella per la poesia, Sepúlveda scopre che la letteratura che vale è quella che riesce a dar voce a chi non ha voce. Ripercorrendo una vocazione dalle molte sfaccettature, queste pagine intrecciano racconti di vicende personali, storie di lavoratori e delle loro lotte, grida di dolore per lo sfruttamento criminoso dell’ambiente, riflessioni sferzanti sulla crisi economica che ha investito l’Europa e rievocazioni di momenti condivisi con amici e «maestri» – tra gli altri Neruda, Saramago, Tonino Guerra. Emerge soprattutto il Sepúlveda uomo: i ricordi mai sopiti del difficile passato cileno, i destini dei compagni dispersi dall’esilio che si ritrovano su una piccola baia del Pacifico, un viaggio nel deserto di Atacama, ma anche squarci di vita domestica, il ricordo di un nobile amico a quattro zampe, la gioia di riunire intorno a un tavolo una meravigliosa famiglia allargata da cui farsi chiamare con l’epiteto di «vecchio». E su tutto la consapevolezza, sempre e comunque, di aver vissuto «una vita di formidabili passioni».

L’inganno del mago

> Ero vivo, ma forse avrei preferito non esserlo. Ero a terra, buttato su un fianco. Accanto a me, il corpo scomposto e senza vita di un uomo. due folletti morti, uno addosso a me. Morti ovunque.
Mi avevano creduto morto e mi avevano buttato nel mucchio dei cadaveri. E in quel momento un druido e un servo del castello si avvicinarono trascinando un ennesimo corpo senza vita. Erano controllati da un brutto ceffo tronfio e ghignante, uno che non avevo mai visto prima. Aveva un kalashnikov appoggiato al fianco.
*Christopher*

Inganno

Al centro di Inganno ci sono due adulteri nel loro nascondiglio. Lui è uno scrittore americano di mezza età che vive a Londra, di nome Philip. Lei è una donna inglese spigliata, intelligente e colta, compromessa da un matrimonio umiliante a cui, a poco piú di trent’anni, è già a malincuore rassegnata. L’unico ingrediente del libro, e l’unico di cui si senta il bisogno, sta nelle loro conversazioni, per lo piú schermaglie amorose prima e dopo aver fatto l’amore: un dialogo acuto, ricco, scherzoso, inquisitorio, che presenta il mondo circoscritto dell’intimità adulterina con una schiettezza senza eguali.

(source: Bol.com)

L’informazione

Ancora alla soglia degli anni quaranta Claude Shannon usava intelligence per parlare di informazione – un termine che avrebbe cominciato davvero a diffondersi solo qualche anno più tardi, con la sua Teoria matematica delle comunicazioni, insieme a una parolina, bit, destinata a diventare una delle più pervasive dell’ultimo mezzo secolo. Amata e vituperata, quella parolina segna un punto di passaggio fondamentale: quando l’informazione diventa una grandezza quantificabile e misurabile. Difficile valutarne davvero l’importanza, ma James Gleick ci prova (con successo), raccogliendo i fili sparsi di una storia che parte da lontano, dai poemi omerici e dall’invenzione della scrittura e dell’alfabeto, passando per la lessicografia e i dizionari, i codici crittografici e le moderne tecnologie della comunicazione (il telegrafo, il telefono, il calcolatore). E lungo la strada si incontrano figure chiave, talora insospettate: i compilatori di antichi dizionari, come l’inglese Robert Cawdrey, o i curatori dell’Oxford English Dictionary; l’inventore del primo calcolatore, Charles Babbage; la sua musa, Ada Byron, figlia dell’illustre poeta; e una serie di altre personalità fondamentali come Samuel Morse con il suo codice telegrafico, il matematico Alan Turing (con il suo calcolatore universale ma anche con i suoi lavori di crittanalisi durante la seconda guerra mondiale), il creatore della teoria dell’informazione Claude Shannon o il fondatore della cibernetica Norbert Wiener. Conclude con la vera e propria epoca dell’informazione, il mondo contemporaneo dove tutti sono, volenti o nolenti, esperti di bit e byte. Sotto un diluvio di segni e segnali, notizie e immagini, blog e tweet. L’informazione, fondendo con grande sapienza narrativa divulgazione scientifica, racconto biografico, storia delle idee, delle scoperte e della tecnica, ci dice come siamo arrivati fin qui e quel che ci attende in futuro.

Influssi maligni

In una tranquilla cittadina inglese, Alison – insieme al marito e alla figlia Rowan – vive con la sorella Hermione nella vasta dimora di un’anziana zia. Immobilizzata a letto da tempo, la donna conserva però intatta la sua forte, tirannica personalità, che condiziona e domina l’intera famiglia, soprattutto Rowan, per cui nutre una particolare predilezione. Alla sua morte, la casa resta alle nipoti, ma ben presto l’eredità assume sinistri connotati: un’escalation di strani e terrificanti eventi sconvolge la serenità domestica, sulla quale la zia sembra esercitare terribili «influssi maligni». La spirale di terrore inizia con la misteriosa morte di Hermione e con l’agghiacciante trasformazione di Rowan. Oscure, arcane presenze si sono infatti insinuate nella bambina, stravolgendone il carattere e l’aspetto. Ma questo è solo l’inizio di un lungo, angoscioso incubo, un itinerario della paura che mette a dura prova l’equilibrio e gli affetti di quanti ne sono coinvolti. La defunta si è forse
impossessata delle sue giovani eredi? Influssi maligni è un romanzo inquietante e ingegnoso. Pagina dopo pagina, Ramsey Campbell s’inoltra in un labirinto dove la ragione è impotente e ‘irrazionale regna incontrastato. Ma è soprattutto a sua visione dell’ignoto, intessuto di cupi presagi a risvegliare in chi legge antiche, ancestrali paure.

Le influenze celesti

Quest’opera è un tentativo di dare un volto all’interpretazione della storia, della fisiologia, dell’astrologia, della medicina, della cosmogonia, dello spazio, del tempo , del diritto , della polemologia. Al cultore di esoterismo vengono offerte ipotesi di lavoro che possono condurre ad una comprensione di diversi temi: le basi dell’astrologia, la reincarnazione, il destino dell’uomo, la liberazione dal ciclo delle nascite e delle morti.
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Un infinito numero

Timodemo, ex schiavo di origine greca, racconta di quando accompagnò il suo padrone e Mecenate in terra etrusca per scoprire le origini di Roma, che Virgilio, per volere di Augusto, avrebbe dovuto immortalare in un grande poema. Giunti nella città sacra di Sacni, i due cives romani e il liberto riescono a essere ammessi nei sotterranei del tempio di Mantus. Attraverso un rito esoterico, in una sola notte rivivono circa mille anni di storia: lo sbarco nel Lazio degli scampati da Troia, gli eccidi, gli stupri e i tradimenti del sanguinario Enea e dei suoi uomini, la mescolanza etnica che diede vita alla civiltà etrusca, la nascita delle dodici città confederate e della tredicesima, Roma, mai riconosciuta dalle altre in quanto fondata da ladri, banditi e da tutti i peggiori scarti sociali. Le voci degli uomini del passato, famosi o anonimi, si accavallano in un flusso vorticoso, si presentano e si perdono. Le violenze disumane che raccontano, eseguite o subite da una generazione, vengono dimenticate da quelle successive. Le strategie politiche, gli odi personali, le perplessità morali dei singoli, come centrifugati dal tempo, entrano a far parte di un corpo unico; di un organismo vivente piú forte delle ferite che possono colpire singole cellule. Il mondo etrusco è ormai alla fine, spodestato dalle armi e dalla cultura della nuova potenza romana, ma le civiltà, come gli uomini, si accavallano le une alle altre morendo ogni volta senza morire mai.
Tornati a Roma, Mecenate, Virgilio e Timodemo si disperderanno. Il primo andrà incontro al declino politico e verrà dimenticato da tutti. Il secondo scriverà l’Eneide ribaltando in senso edificante e moralistico tutte le storie che aveva rivissuto, ma poi, forse memore della tradizione etrusca di non lasciare tracce letterarie, di non costringere le storie (e la vita) in una forma, cercherà di distruggere la sua opera prima di morire. Timodemo, infine, riuscirà a ripetere in senso inverso il viaggio nel tempo, e arriverà alle soglie del Duemila con il suo carico di saggezza e di verità.