48529–48544 di 65579 risultati

La Magia delle Erbe

Il manuale perfetto per le streghe moderne: storia, segreti e antiche conoscenze per scoprire tutta la magia nascosta nella natura che ci circonda.

Un affascinante viaggio tra i culti e le credenze pagane che nel corso dei secoli hanno esplorato il potere curativo delle erbe magiche. Una saggezza profonda capace di elaborare rimedi efficaci e di teorizzare incantesimi raffinati e sorprendenti, oggi purtroppo quasi del tutto dimenticati.

Un classico dedicato a chi vuole andare oltre le apparenze per instaurare un dialogo intimo e profondo con la natura e con lo spirito del nostro pianeta, un legame capace di aprire la porta su un mondo dal fascino incantato.
(source: Bol.com)

I maghi del brivido

Tredici racconti del mistero scelti da Alfred Hitchcock.
Contiene:
I misteri della scatola cinese
La preda pericolosa
Gli uccelli
Enigma per Poppy
Testimone oculare
L’uomo del Sud
Magia nera
Il tesoro ritrovato
Cordialmente
Caccia al tesoro
L’uomo che sapeva come
Il dilemma di nonno Dubois
P. Moran cacciatore di diamanti

Maghi

L’AVVENTURIERO NELLA FORTEZZA di W. Wade Wellmann. Suonatore d’arpa, spadaccino, ultimo sopravvissuto di Atlantide… sarebbe mai stato capace di scoprire quel segreto che mai nessuno prima di lui era riuscito a scoprire, ossia la chiave per la cittadella segreta del Mago…?
E I MOSTRI CAMMINANO di John Jakes. Vagano per le strade di Londra, resuscitati da un antico incantesimo di origine diabolica. Chi mai avrebbe offerto il suo aiuto ad un uomo privo di qualsiasi potere magico per porre fine a quel regno di terrore…?
LA PARETE INTORNO AL MONDO di Thedore Cogswell. Stava lì da tanto tempo che nessuno era in grado di poter ricordare quale fosse stata la sua origine. Ma era stata eretta per impedire che qualcuno potesse entrare oppure per impedire a quelli che vi erano racchiusi dentro di poter uscire…?
Questi sono solo alcuni degli stupendi racconti e romanzi presenti in questo nuovo affascinante volume de I MAGICI MONDI Dl ASIMOV.
I MAGHI di Isaac Asimov
MAZIRIAN IL MAGO di Jack Vance
PER FAVORE AIUTAMI di Ron Goulart
A CHE SERVE UN PUGNALE DI VETRO? di Larry Niven
L’OCCHIO DI TANDYLA di L. Sprague de Camp
IL BAMBINO DEL CAVALLO BIANCO di Greg Bear
LA COLLANA DI SEMLEY di Ursula K. Le Guin
E I MOSTRI CAMMINANO di John Jakes
L’AVVENTURIERO NELLA FORTEZZA di Manly Wade Wellman
I VEGGENTI NERI di Robert E. Howard
LA PARETE INTORNO AL MONDO di Theodore Cogswell

Il maestro di setticlavio: Novelle veneziane

Camillo Boito (Roma, 30 ottobre 1836 – Milano, 28 giugno 1914) è stato un architetto e scrittore italiano.
Figlio dell’artista Silvestro Boito e fratello maggiore del famoso letterato e musicista Arrigo Boito, Camillo studia a Padova e all’Accademia di Venezia, dove è allievo di Pietro Selvatico (1803-1880) e nel 1856 è nominato professore aggiunto di architettura. Dal 1860 al 1908 insegna all’Accademia di Belle Arti di Brera e, dal 1865, per 43 anni, è docente all’Istituto Tecnico Superiore di Milano. Nel 1862 si sposa con la cugina Celestina, dalla quale si separerà poco dopo. Nel 1887 si unisce in seconde nozze con la contessa Madonnina Malaspina dei marchesi di Portogruaro, che lo aveva soprannominato “Casamatta”.
La sua attività principale rimane l’architettura: tra i suoi progetti ricordiamo l’intervento nell’area medievale del Palazzo della Ragione di Padova, con la progettazione del Palazzo delle Debite; la realizzazione di una scuola-modello; la sistemazione del convento antoniano a sede del Museo Civico; l’ampliamento del camposanto e gli interventi sulla basilica di Sant’Antonio a Padova, tra cui un controverso restauro dell’altare di Donatello; il restauro della Pusterla di Porta Ticinese e il progetto per la Casa di riposo per Musicisti «Giuseppe Verdi» a Milano; il progetto della facciata della chiesa di Santa Maria Assunta e dell’ospedale di Gallarate in provincia di Varese.
Partecipa al movimento letterario della Scapigliatura, l’equivalente milanese della Bohème parigina, debuttando con Storielle vane (Milano 1876) e seguite nel 1883 da Senso. Nuove storielle vane, (dalla novella Senso Luchino Visconti ha tratto la sceneggiatura per il suo famosissimo omonimo film, che però non ha nulla a che fare con la trama originale, tutt’altro che patriottica), il Maestro di Setticlavio del 1891 e comparso sulla rivista Nuova Antologia. Sono presenti in questi racconti temi fantastici e macabri che risalgono ad E.T.A. Hoffmann, Edgar Allan Poe ed Iginio Ugo Tarchetti, ma essi invece di assumere caratteri ossessivi e allucinati sono esorcizzati da tendenze raziocinanti ed estetizzanti. Inoltre scrisse Gite di un artista e Scultura e pittura d’oggi. Ricerche di Camillo Boito. Fu recensore artistico di ben note riviste dell’epoca tra le quali: Lo Spettatore, Il Crepuscolo, Illustrazione Italiana, il Politecnico, la Nuova Antologia.
Costante della narrativa di Camillo Boito è infatti il tema della bellezza in tutte le sue forme, soprattutto quella femminile, ma anche quella musicale e artistica. Lo stile limpido e rigoroso, lontano dagli eccessi e dalle sbavature di tanta prosa scapigliata tardo ottocentesca, rese le sue opere molto amate soprattutto dai lettori che si affacciavano per la prima volta alla letteratura: l’ultima opera da lui scritta fu Il maestro di setticlavio, una raccolta di racconti pubblicata nel 1891.
Boito fu anche, dal 1898, il secondo direttore del Museo Poldi Pezzoli.
**
### Sinossi
Camillo Boito (Roma, 30 ottobre 1836 – Milano, 28 giugno 1914) è stato un architetto e scrittore italiano.
Figlio dell’artista Silvestro Boito e fratello maggiore del famoso letterato e musicista Arrigo Boito, Camillo studia a Padova e all’Accademia di Venezia, dove è allievo di Pietro Selvatico (1803-1880) e nel 1856 è nominato professore aggiunto di architettura. Dal 1860 al 1908 insegna all’Accademia di Belle Arti di Brera e, dal 1865, per 43 anni, è docente all’Istituto Tecnico Superiore di Milano. Nel 1862 si sposa con la cugina Celestina, dalla quale si separerà poco dopo. Nel 1887 si unisce in seconde nozze con la contessa Madonnina Malaspina dei marchesi di Portogruaro, che lo aveva soprannominato “Casamatta”.
La sua attività principale rimane l’architettura: tra i suoi progetti ricordiamo l’intervento nell’area medievale del Palazzo della Ragione di Padova, con la progettazione del Palazzo delle Debite; la realizzazione di una scuola-modello; la sistemazione del convento antoniano a sede del Museo Civico; l’ampliamento del camposanto e gli interventi sulla basilica di Sant’Antonio a Padova, tra cui un controverso restauro dell’altare di Donatello; il restauro della Pusterla di Porta Ticinese e il progetto per la Casa di riposo per Musicisti «Giuseppe Verdi» a Milano; il progetto della facciata della chiesa di Santa Maria Assunta e dell’ospedale di Gallarate in provincia di Varese.
Partecipa al movimento letterario della Scapigliatura, l’equivalente milanese della Bohème parigina, debuttando con Storielle vane (Milano 1876) e seguite nel 1883 da Senso. Nuove storielle vane, (dalla novella Senso Luchino Visconti ha tratto la sceneggiatura per il suo famosissimo omonimo film, che però non ha nulla a che fare con la trama originale, tutt’altro che patriottica), il Maestro di Setticlavio del 1891 e comparso sulla rivista Nuova Antologia. Sono presenti in questi racconti temi fantastici e macabri che risalgono ad E.T.A. Hoffmann, Edgar Allan Poe ed Iginio Ugo Tarchetti, ma essi invece di assumere caratteri ossessivi e allucinati sono esorcizzati da tendenze raziocinanti ed estetizzanti. Inoltre scrisse Gite di un artista e Scultura e pittura d’oggi. Ricerche di Camillo Boito. Fu recensore artistico di ben note riviste dell’epoca tra le quali: Lo Spettatore, Il Crepuscolo, Illustrazione Italiana, il Politecnico, la Nuova Antologia.
Costante della narrativa di Camillo Boito è infatti il tema della bellezza in tutte le sue forme, soprattutto quella femminile, ma anche quella musicale e artistica. Lo stile limpido e rigoroso, lontano dagli eccessi e dalle sbavature di tanta prosa scapigliata tardo ottocentesca, rese le sue opere molto amate soprattutto dai lettori che si affacciavano per la prima volta alla letteratura: l’ultima opera da lui scritta fu Il maestro di setticlavio, una raccolta di racconti pubblicata nel 1891.
Boito fu anche, dal 1898, il secondo direttore del Museo Poldi Pezzoli.

La macchina televettrice

Scandalo alla Casa Bianca. L’assistente speciale del Presidente è vittima di un misterioso, inesplicabile incidente. Può essere un caso, può essere l’errore di una macchina elettronica. Ma c’è chi pensa che quella macchina non può sbagliare, e non rinuncia a far svolgere una discreta e pericolosa indagine intorno a un’altra ben più straordinaria macchina nella quale il governo degli USAC (Stati Uniti e Canada unificati) ha investito ingenti somme, il suo grande prestigio, le sue vaste speranze e ambizioni. Entrano in scena i C-men, la polizia speciale addetta a tutti i casi in cui ci siano di mezzo dei computers.
Copertina di Karel Thole

La macchina magica

Keerg, il valoroso guerriero che già una volta aveva salvato le Terre Note ( ne Il mondo rubato), è chiamato ad affrontare nuove sfide in nome dell’Imperatore. Forze maligne si celano al di là delle Grandi Montagne di Ghiaccio e misteriosi nemici sono all’opera per dare ai Laztebi – i crudeli, deformi ed enigmatici barbari dalla pelle verde – il dominio sul regno dell’uomo.
Lasciato il suo volontario isolamento al Forte di Rohna, Keerg mette insieme un esercito di coraggiosi nani combattenti e di temerarie donne guerriere. Attraverso un mondo di selvaggia bellezza e spaventosi terrori, Keerg guiderà l’armata nel cuore del territorio nemico, preparandosi ad affrontare la Macchina Magica in quella che potrebbe diventare l’ultima guerra dell’uomo.
Copertina: Victor Togliani
* Supplemento a Urania #1394

La macchina di Lord Kelvin

Californiano, amico e discepolo di Philip K. Dick, artefice con K. W. Jeter e Tim Powers di un nuovo movimento fantascientifico (il cosiddetto steampunk), James Blaylock è uno scrittore che sfida in realtà ogni classificazione. La macchina di Lord Kelvin, uscito nel 1992, non è solo uno dei suoi romanzi più recenti, ma anche uno dei più brillanti e riusciti: una storia che prende le mosse dall'insospettabile ambiente scientifico vittoriano e sfocia poi in un'avventura che è un vero caleidoscopio di trovate. Lo spazio, il tempo, i misteri della terra cava e una macchina rivoluzionaria fanno da sfondo a un testo sovversivo che rappresenta un omaggio alla tradizione eroica della fantascienza: da Wells e Conan Doyle fino a Gibson e Sterling.

La macchina della fortuna

Il nostro pianeta, e anzi l’universo intero, è circondato da intangibili, invisibili energie di cui non conosciamo le leggi. Controlliamo l’elettricità, un tempo ritenuta una “grande magia”, ma nulla sappiamo, per esempio, del magnetismo, della gravitazione, salvo il fatto che si tratta di forze naturali. E se ciò che chiamiamo “fortuna” fosse anch’essa una forza naturale, in fin dei conti? Se il gioco elusivo e casuale della buona e della cattiva sorte fosse in realtà regolabile con un preciso congegno, con una macchina? Su questa affascinante ipotesi E. C. Tubb, autore della celebre serie televisiva Spazio 1999, ha costruito un ameno romanzo, molto “inglese” nell’ambiente e nello spirito, e molto “latino” nella dialettica tra “fortuna” e “scarogna”, dove amuleti, scongiuri, jettature ecc. trovano una loro impensata giustificazione scientifica.
Copertina di: Karel Thole

La Macchina Dei Delitti

Seguendo le avventure dell’agente 007 e ammirando il suo mirabolante arsenale, milioni di spettatori hanno pensato alla F.S.. Ma che cosa direbbero, allora, delle avventure, dei trucchi, dei colpi di scena, della caccia all’uomo, anzi, allo scienziato, che tengono col fiato sospeso tutti i servizi segreti americani, nel caso di questa sensazionale “Macchina dei delitti”? Non c’è dubbio che si tratti del più bel “thriller” fantascientifico che sia mai stato scritto, e non c’è dubbio che i produttori di James Bond ci abbiano già messo su l’occhio. Eccolo in anteprima, per i lettori di Urania. 

La macchia umana

Il professor Coleman Silk da cinquant’anni nasconde un segreto, e lo fa cosí bene che nessuno se n’è mai accorto, nemmeno sua moglie o i suoi figli. Un giorno però basta una frase (anzi una sola parola detta per sbaglio, senza riflettere) e su di lui si scatenano le streghe del perbenismo, gli spiriti maligni della political correctness. Allora tutto il suo mondo, la sua brillante vita accademica, la sua bella famiglia, di colpo crollano; e ogni cosa che Coleman fa suscita condanna, ogni suo gesto e ogni sua scelta scandalizzano i falsi moralisti. Non c’è scampo perché “noi lasciamo una macchia, lasciamo una traccia, lasciamo la nostra impronta. Impurità, crudeltà, abuso, errore, escremento, seme: non c’è altro mezzo per essere qui”.
Come ha scritto Robert Stone, «Philip Roth è sempre teso, furioso, divertente, pericoloso come quarant’anni fa».

Macabri resti

Di mestiere, Jack Solomon, fa il messaggero di morte. Nell’ex Iugoslavia dilaniata dalla guerra, il suo compito è identificare le vittime della pulizia etnica – o quanto ne rimane – e informare le famiglie. È un lavoro lacerante, ma gli anni trascorsi tra corpi smembrati e lo strazio dei parenti non sono passati invano e Solomon si è come assuefatto a quell’orrore. Fino a quando, dalle acque di un lago vicino a Pristina, riemerge un furgone con a bordo i cadaveri di ventisei persone. Jack rimane sconvolto. Sono tutti morti soffocati nella cella a tenuta stagna e i corpi sono intatti. L’immagine di una bambina di tre anni che aspetta la morte abbracciata al suo orsacchiotto è la molla che spinge Jack a indagare.

Ma vuoi scherzare?

Ken Brandon, assicuratore, si è preso un grosso rischio nella sua quieta esistenza di marito e impiegato modello. La promozione a direttore di una nuova filiale è la parte buona della notizia. Quella cattiva è che deve dividere l’ufficio con Karen, la sensuale e disinibita figlia del suo capo. La routine coniugale non può competere con le promesse di quel corpo da favola. Karen gli legge negli occhi il desiderio, del resto lei vuole la stessa cosa. Basta approfittare della prima occasione per rifugiarsi in una casetta sulla spiaggia e dare libero sfogo alle passioni. Purtroppo per loro, qualcuno ha dato sfogo nei paraggi a un altro genere di impulso. E di fronte al cadavere orrendamente mutilato di una ragazza, il sogno d’amore proibito di Ken Brandon si trasforma in un incubo di morte.

Ma l’amore no

Sull’onda degli ultimi, straordinari successi del Pansa saggista, la proposta, in una nuova edizione, del primo romanzo da lui dedicato agli anni cruciali tra il ’43 e la fine del secondo conflitto. In pagine di grande freschezza e sensibilità, l’autore racconta l’infanzia di un bambino piemontese: i genitori, la nonna, le ragazze e le prime domande importanti mentre intorno infuria la guerra civile.
**

Ma che pianeta mi hai fatto?

Urania è giunta al suo quindicesimo anno di vita, al suo cinquecentesimo numero. È costume che le riviste celebrino questo genere di anniversari vantando i propri meriti, riepilogando i propri successi, sottolineando la propria eccellenza e superiorità. Ma Urania (che pure, sia detto tra parentesi, di meriti ne ha) preferisce in questa festosa occasione ringraziare il suo pubblico, tanto vario e composito quanto fedele e unanime nell’attaccamento alla prima rivista di fantascienza italiana. Ai nostri lettori, dunque, dedichiamo, con la promessa di arrivare al numero 1000, gli ultimissimi racconti dell’autore che senza dubbio è il più degno di coronare questo numero 500.
Indice:
Ma che pianeta mi hai fatto? (Budget Planet, 1968)
Mondo pietrificato (The Petrified World, 1968)
Lotto a ostacoli (The People Trap, 1968)
L’uovo di Ganzer (Midswap, 1965)
La città premurosa (Street of Dream, Feet of Clay, 1968)
Il morso della seggiola (I See a Man Sitting on a Chair and the Chair Is Biting His Leg, 1968)
Copertina di Karel Thole

Ma bravo, sergente!

Dean Crockett II, rampollo milionario (ma di uno certa età) dell’Alta Società statunitense, si strappa i capelli per… la disperazione: gli hanno rubato un budda di giada con rubino e una cerbottana che appartenevano alla suo ragguardevole raccolta di cimeli d’ogni dove, in quanto lui è un esploratore e un collezionista disgustosamente ricco. Ecco, sintetizzato in chiare lettere, (o stato d’animo degli spassosi investigatori Donald Lam e Bertha Cool nei riguardi del loro cliente «disperato», il quale li ha ingaggiati per ritrovare i cimeli, scoprirne il trafugatore e per un paio di altre cosette. Non sa, il milionario, che, tra quelle cosette, una lo riguarda molto, e pericolosamente, da vicino. Non lo sanno, a dire il vero, nemmeno Bertha e Donald, i quali quando si troveranno in pasticci grossi così, si daranno un gran daffare per scodellarvi la soluzione del «caso». Anche se poi, molto modestamente, lasciano a un poliziotto lo gloria di aver risolto tutto lui con il suo acume.