48513–48528 di 72034 risultati

Quel fantastico giovedì

John Steinbeck torna nei luoghi di “Vicolo Cannery” per raccontare il mondo allegro di barboni, ubriachi e prostitute che anima le strade di Monterey, California, subito dopo la seconda guerra mondiale. La città saluta con euforia il ritorno del biologo Doc dal fronte, ma i suoi occhi hanno perso la leggerezza del passato, la sua generosità verso gli altri nasconde ora una tristezza da cui cerca di fuggire dedicandosi ai propri studi. Intorno a lui, personaggi vecchi e nuovi si rincorrono tra amori, risate e lacrime: Fauna, la proprietaria del bordello, Hazel, che si esercita da Presidente, e soprattutto la giovane e testarda Susy, che si troverà sospinta tra le braccia di Doc con il difficile compito di fargli tornare il sorriso. Nel ritratto potente di una scanzonata provincia americana, Steinbeck intesse da maestro una vicenda universale, la ricerca della normalità dopo il trauma della guerra, la voglia di vivere “quel fantastico giovedì” in cui nulla di male può accadere.
**

Quel che c’è nel mio cuore

Camila, cilena di nascita e rifugiata da anni negli Stati Uniti, ha appena perso il figlio. È disperata, in crisi con il marito e incapace di accettare l’aiuto della madre perché nutre nei suoi confronti un devastante senso d’inferiorità. Malgrado il suo malessere, Camila accetta di fare un reportage in Messico. Giunge a San Cristobal de las Casas, una sperduta cittadina i cui abitanti sostengono il mitico subcomandante Marcos. Qui incontra Reina Barcelona che, inconsapevolmente, riapre in lei antiche ferite. Reina aveva infatti conosciuto sua madre nelle prigioni di Pinochet. Camila aveva cercato una precaria sicurezza nell’esilio, nel matrimonio e nella maternità; la madre invece aveva voluto restare in Cile a battersi contro il regime. Anche Reina è a fianco dei ribelli messicani. La vicenda di queste due donne coraggiose suscita in Camila una profonda riflessione e, dopo alcune titubanze, si lascia coinvolgere nella lotta politica, anche per fare i conti con il passato e le proprie origini.Quel che c’è nel mio cuore, frase tipica delle donne maya per concludere i propri racconti, offre il ritratto vivace e intenso di una donna che conquista la volontà di sopravvivere al suo terribile dolore..
(source: Bol.com)

Quel brutto delitto di Campo de’ Fiori

Dall’autrice di Il giallo di Ponte Vecchio La maestra del giallo italiano Un’indagine di Giuliano Neri Roma, marzo 1967. Arianna Baltusi, una ragazzina di dieci anni, esce per recarsi a una lezione di musica, nella zona di Campo de’ Fiori. Non farà mai ritorno a casa. Prove e testimonianze portano all’arresto di un amico di famiglia: l’artista Ottavio Conti, che dopo poco tempo si impicca in carcere, senza aver mai confessato il delitto e senza che il cadavere sia stato ritrovato. Circa vent’anni dopo, Giuliano Neri, restauratore fiorentino dalle capacità investigative fuori dal comune, si stabilisce per un paio di mesi a Roma, per soddisfare la richiesta di un amico di vecchia data, il giudice Lapo Treschi. Si dedicherà al restauro di un affresco conservato nella chiesa di Sant’Angelo in Porta Paradisi, vicino a Campo de’ Fiori. L’autore dell’opera è Matteo Baltusi, padre della piccola Arianna, morto in un tragico incidente d’auto nel 1972. Proprio mentre sta lavorando al dipinto, Neri si accorge di qualcosa di artefatto, uno strano stucco sulla superficie e con l’aiuto del giovane critico d’arte Anand Pietracola, farà una macabra scoperta. Questo è solo l’inizio di un’indagine ad alta tensione e ricca di colpi di scena che li porterà a districarsi in un groviglio di ricordi. Che cosa accadde davvero in quel lontano pomeriggio di marzo? Una bambina scomparsa nel nulla. Un pittore sotto accusa. Una scomoda verità che torna a galla dopo vent’anni. Il giallo italiano ha una nuova, straordinaria voce. Hanno scritto di Il giallo di Ponte Vecchio: ‘Un’indagine del professor Giuliano Neri, straordinario, impareggiabile restauratore? Ebbene sì!’ ‘La capacità del restauratore di scavare nel dettaglio con meticolosa precisione sarà la chiave di volta di questo giallo.’ Letizia TrichesÈ nata e vive a Roma. Docente e storico dell’arte, ha pubblicato numerosi saggi sulle riviste ‘Prometeo’ e ‘Cahiers d’art’. Autrice di vari racconti e romanzi di genere giallo-noir, ha vinto la prima edizione del Premio Chiara, sezione inediti, ed è stata semifinalista al Premio Scerbanenco. Per la Newton Compton ha pubblicato Il giallo di Ponte Vecchio, che ha ottenuto un notevole successo di pubblico, e Quel brutto delitto di Campo de’ Fiori.

(source: Bol.com)

Quattro tazze di tempesta

Viola vive in un paesino del Sud della Francia, in una grande casa che divide con la sua cagnolina Chai. Ha un negozio di tè provenienti da tutto il mondo. La sua passione è trovare la miscela giusta per le emozioni di ogni cliente. C’è un infuso per ogni stato d’animo, e lei li conosce tutti: strappa-sorrisi, leva-paura, anti-malinconia, sveglia-passione, porta-gioia, tè abbraccio…
Per il suo compleanno, Viola raduna sempre a La Calmette le sue tre amiche storiche per un rendez-vous a base di chiacchiere, relax, bagni di sole e profumo di lavanda. Quest’anno, però, è diverso. Viola è tormentata dal dolore per la morte del marito. Mavi, l’unica mamma del gruppo, è perennemente stressata. Chantal, insegnante di yoga in cerca del suo posto nel mondo, è insicura del compagno, molto più giovane di lei. E Alberta, un architetto in carriera, è distante, troppo presa dal lavoro e da un nuovo, misterioso amore. Nessuna delle quattro donne sembra essere la stessa che le altre conoscono, o credono di conoscere. Ognuna cova dentro di sé un’inaspettata inquietudine, che monta di ora in ora come una tempesta, fino a scoppiare all’improvviso. Tra illusioni e delusioni, lacrime e risate, le quattro donne si confronteranno con i loro sogni di ragazzine e le realizzazioni più o meno mancate dell’età adulta. E attraverseranno la tempesta per uscirne trasformate e più forti.
**
### Sinossi
Viola vive in un paesino del Sud della Francia, in una grande casa che divide con la sua cagnolina Chai. Ha un negozio di tè provenienti da tutto il mondo. La sua passione è trovare la miscela giusta per le emozioni di ogni cliente. C’è un infuso per ogni stato d’animo, e lei li conosce tutti: strappa-sorrisi, leva-paura, anti-malinconia, sveglia-passione, porta-gioia, tè abbraccio…
Per il suo compleanno, Viola raduna sempre a La Calmette le sue tre amiche storiche per un rendez-vous a base di chiacchiere, relax, bagni di sole e profumo di lavanda. Quest’anno, però, è diverso. Viola è tormentata dal dolore per la morte del marito. Mavi, l’unica mamma del gruppo, è perennemente stressata. Chantal, insegnante di yoga in cerca del suo posto nel mondo, è insicura del compagno, molto più giovane di lei. E Alberta, un architetto in carriera, è distante, troppo presa dal lavoro e da un nuovo, misterioso amore. Nessuna delle quattro donne sembra essere la stessa che le altre conoscono, o credono di conoscere. Ognuna cova dentro di sé un’inaspettata inquietudine, che monta di ora in ora come una tempesta, fino a scoppiare all’improvviso. Tra illusioni e delusioni, lacrime e risate, le quattro donne si confronteranno con i loro sogni di ragazzine e le realizzazioni più o meno mancate dell’età adulta. E attraverseranno la tempesta per uscirne trasformate e più forti.

I quattro giusti (eNewton Zeroquarantanove)

I quattro giusti è il primo romanzo giallo scritto da Wallace. Quando uscì in Inghilterra, nel 1905, sollevò un grande scalpore, anche per via del premio di mille sterline offerto a chi avesse risolto l’enigma racchiuso nel romanzo. I Giusti in realtà sono tre: Leon Gonsalez, George Manfred e Raymond Poiccart. Questa volta la loro intenzione è di colpire un membro del Parlamento britannico che ha proposto una legge liberticida. Per l’occasione si alleano con un quarto «giusto» , il terrorista spagnolo Thery. Riusciranno nell’intento? E come? Trucchi, misteri, intrighi… Il risultato è un romanzo straordinario, da leggere tutto d ‘un fiato, come tutti gli altri di questo autore.
Edgar Wallace
nacque nel 1875 a Greenwich (Londra). Cominciò a lavorare giovanissimo, a diciott’anni si arruolò nell’esercito ma nel 1899 riuscì a farsi congedare. Fu corrispondente di guerra per diversi giornali. Ottenne il suo primo successo come scrittore con I quattro giusti, nel 1905. Da allora scrisse, in ventisette anni, circa 150 opere narrative e teatrali di successo. Tradotto in moltissime lingue, ha influenzato la letteratura gialla mondiale ed è considerato il maestro del romanzo poliziesco. È morto nel 1932.
**
### Sinossi
I quattro giusti è il primo romanzo giallo scritto da Wallace. Quando uscì in Inghilterra, nel 1905, sollevò un grande scalpore, anche per via del premio di mille sterline offerto a chi avesse risolto l’enigma racchiuso nel romanzo. I Giusti in realtà sono tre: Leon Gonsalez, George Manfred e Raymond Poiccart. Questa volta la loro intenzione è di colpire un membro del Parlamento britannico che ha proposto una legge liberticida. Per l’occasione si alleano con un quarto «giusto» , il terrorista spagnolo Thery. Riusciranno nell’intento? E come? Trucchi, misteri, intrighi… Il risultato è un romanzo straordinario, da leggere tutto d ‘un fiato, come tutti gli altri di questo autore.
Edgar Wallace
nacque nel 1875 a Greenwich (Londra). Cominciò a lavorare giovanissimo, a diciott’anni si arruolò nell’esercito ma nel 1899 riuscì a farsi congedare. Fu corrispondente di guerra per diversi giornali. Ottenne il suo primo successo come scrittore con I quattro giusti, nel 1905. Da allora scrisse, in ventisette anni, circa 150 opere narrative e teatrali di successo. Tradotto in moltissime lingue, ha influenzato la letteratura gialla mondiale ed è considerato il maestro del romanzo poliziesco. È morto nel 1932.

Le quattro cose ultime

Per dieci anni ha vissuto nel Santuario dei Redentori. Per dieci anni ha patito la fame e il freddo. Per dieci anni ha subito terribili punizioni e atroci torture. E, per tutto quel tempo, ha avuto un unico obiettivo: fuggire. E ci è riuscito. Eppure, dopo aver conosciuto il mondo al di fuori del Santuario – un mondo in cui l’amicizia si è rivelata una trappola e l’amore si è trasformato in una menzogna -, Cale è tornato, pronto a obbedire al proprio destino: diventare la Mano Sinistra di Dio e redimere i peccati dell’umanità. Annientandola. Investito di un potere pressoché assoluto, Cale arruola i detenuti del Purgatorio, le carceri del Santuario dove sono rinchiusi i nemici dell’Unica Vera Fede, e li invia subito in battaglia: decine, centinaia, migliaia di uomini mandati consapevolmente al massacro come monito per il resto dell’esercito. Per i Redentori, è la prova della sua risolutezza e il primo passo verso la vittoria finale. Per lui, invece, è il primo passo verso la vendetta. Sotto quella maschera di spietata ferocia, infatti, Cale nasconde una tempesta di emozioni contrastanti. Proprio lui che ha imparato a non provare benevolenza o rimorso, paura o pietà, è in realtà lacerato da sentimenti così impetuosi da sfuggire persino al controllo dei Redentori. Sentimenti che lo costringeranno a fare una scelta. Perché lui è l’Angelo della Morte. Lui è la Mano Sinistra di Dio. Ma, forse, la sua strada deve essere ancora tracciata…

I quattro canti di Palermo

Primi anni Ottanta. Un giovane cronista di “nera” cerca di sopravvivere nella Palermo della mattanza mafiosa utilizzando le sole armi che ha a disposizione: l’amore e il sesso. Le sue giornate sono in equilibrio tra sangue pubblico – delitti, indagini, scoop – e sentimenti privati – conquiste rapinose, notti di musica, letture. Intorno a lui si dipanano quattro storie crudeli che lo condurranno ai confini di un mondo fatto di violenza, speranze frustrate, illusioni: un mafioso che non vuole diventare killer; una modella impreparata all’urto della vita; un padre immerso nell’odio; una figlia in cerca del proprio onore. Quattro storie che agli occhi del protagonista, “occhi di sonno” per via delle tanti notti perse, diventano “canti” di una città disperata e seducente, dove si combatte una battaglia antica di buona e mala carne. Nello sguardo del narratore c’è l’innocenza di una generazione cresciuta, suo malgrado, durante una guerra, ma che continua a vivere il sogno di una vita libera.
(source: Bol.com)

I quattro cadaveri

È carnevale e le strade della piccola località di Douarnenez sono popolate da maschere
di ogni sorta. Mentre il commissario Colin si prepara come ogni anno a godersi la festa, il cadavere di una persona anziana viene rinvenuto in una mansarda. Causa del decesso: il freddo assassino dell’inverno bretone. Ma se nella stessa stanza i morti sono quattro forse è necessario indagare e chi meglio della piccola Mary Lester può fare luce su un caso così complicato? Ancora una volta il giovane ispettore, che nelle precedenti avventure si è imbattuta in clochard, cacciatori, marinai e gioiellieri, cercherà di scoprire chi, nel mezzo di quel baccanale festoso e inquietante, porta la maschera della morte.

Quasi quasi ti amo

Come reagireste se vi dicessero che siete diventati gli eredi di un castello?
È quello che succede ad Anna Doyle quando viene contattata da un notaio che la informa della prematura morte del padre che non ha mai conosciuto e dell’ingente eredità che le ha lasciato.
Seppur con reticenza, Anna fa i bagagli e parte per la Scozia credendo di riuscire in pochi semplici mosse a sbarazzarsi dell’ingombrante eredità per intascare i soldi e tornare in Italia, peccato che si troverà presto a fare i conti con una realtà alquanto scomoda.
A quanto pare, infatti, lei non è l’unica erede del castello, che è anche uno degli hotel più rinomati di Dornie, una pittoresca cittadina vicina all’isola di Skye.
Si troverà così nel bel mezzo di un’avventura insolita e stravagante, tra un ragazzo misterioso e dei bizzarri fantasmi scozzesi ai quali proprio non riesce a credere.
Chi è realmente Kaiden e quali son le sue vere intenzioni?
Selvaggi come il vento della Scozia, irriverenti e divertenti, Kai e Anna avvicineranno pericolosamente le loro vite sino a legarle o ad allontanarle per sempre.
Una commedia romantica, magica e divertente, avvolta da una meravigliosa cornice Scozzese.

Quasi per caso una donna

**DOPO IL SUCCESSO DI LA FIGLIA DEL PAPA, ****NEL SUO ULTIMO ROMANZO DARIO FO RACCONTA LA VITA TUMULTUOSA E RIBELLE **DI UNA REGINA MOLTO SPECIALE

Colta e ribelle, ammirata e avversata, imprevedibile e coraggiosa. L’ultima eroina narrata da Dario Fo è una ‘regina impossibile’: Cristina di Svezia. Nata e cresciuta in un’Europa travolta dalla Guerra dei Trent’anni, Cristina si troverà più volte al crocevia di questioni religiose e di potere, di politica e di sesso, dando prova di essere una spericolata protagonista del suo tempo. Educata dal padre per sostenere il peso e le responsabilità di un ruolo tipicamente maschile, Cristina sceglierà di assumere atteggiamenti e abiti da uomo e amerà soprattutto le donne. Si circonderà di filosofi e artisti, da Cartesio a Pascal a Molière. Lasciato il trono di Svezia si convertirà al cattolicesimo per trasferirsi a Roma, dove darà vita al movimento artistico che, alla sua morte, nel 1689, porterà alla fondazione dell’Accademia dell’Arcadia. Dario Fo, dopo La figlia del papa, si dedica a un’altra grande figura femminile, una donna emancipata, che ha molto da raccontare al mondo di oggi. Fo le dà voce esaminando i testi storici, osservando i dipinti che la ritraggono, riprendendo le cronache dell’epoca, e soprattutto immaginandola, per farla rivivere in tutta la sua straordinaria unicità: indipendente e insofferente a ogni vincolo, in piena sintonia con la sua stessa, vulcanica vita.

(source: Bol.com)

Quasi arzilli

Nello storico bar La Rambla, nel cuore dell’Appennino Reggiano, la mano di briscola è più triste del solito. Nemmeno i caffè alla sambuca di Elvis riescono a tirare su il morale. Ermenegildo, infatti, non ha lasciato solo una sedia libera, ma anche un grande vuoto nel cuore dei suoi amici e uno spettro con cui fare i conti: dopo la vecchiaia c’è la morte. E dopo la morte? Ognuno cerca di reagire a modo suo: Ettore non riesce più a dormire e tutte le mattine, puntuale come un orologio, si presenta con un nuovo sintomo nello studio del povero dottor Minelli. Gino, detto “Apecar” per via dello sgangherato mezzo con cui circola, non vuole abbandonare la guida nonostante non ci veda e sia un autentico pericolo pubblico. Basilio, ex comandante della 26a Brigata Garibaldi, si scaglia contro il “nemico”, un ragazzo bosniaco che ha preso in gestione il negozio di frutta e verdura appartenuto al compianto Ermenegildo. Nel frattempo, però, sulla scombinata combriccola incombe un’ulteriore minaccia. Corrado, il giovane agente della polizia municipale, sembra avere un’unica missione: spedire tutto il gruppo alla Villa dei Cipressi, la nuova casa di riposo che sta per essere inaugurata nel paesino…
Una commedia dall’atmosfera inconfondibile dove si ride fino alle lacrime con una punta di malinconia. Un’Italia in via di estinzione, ma tanto cara, vivace ed emozionante da non volerla abbandonare mai.
**
### Sinossi
Nello storico bar La Rambla, nel cuore dell’Appennino Reggiano, la mano di briscola è più triste del solito. Nemmeno i caffè alla sambuca di Elvis riescono a tirare su il morale. Ermenegildo, infatti, non ha lasciato solo una sedia libera, ma anche un grande vuoto nel cuore dei suoi amici e uno spettro con cui fare i conti: dopo la vecchiaia c’è la morte. E dopo la morte? Ognuno cerca di reagire a modo suo: Ettore non riesce più a dormire e tutte le mattine, puntuale come un orologio, si presenta con un nuovo sintomo nello studio del povero dottor Minelli. Gino, detto “Apecar” per via dello sgangherato mezzo con cui circola, non vuole abbandonare la guida nonostante non ci veda e sia un autentico pericolo pubblico. Basilio, ex comandante della 26a Brigata Garibaldi, si scaglia contro il “nemico”, un ragazzo bosniaco che ha preso in gestione il negozio di frutta e verdura appartenuto al compianto Ermenegildo. Nel frattempo, però, sulla scombinata combriccola incombe un’ulteriore minaccia. Corrado, il giovane agente della polizia municipale, sembra avere un’unica missione: spedire tutto il gruppo alla Villa dei Cipressi, la nuova casa di riposo che sta per essere inaugurata nel paesino…
Una commedia dall’atmosfera inconfondibile dove si ride fino alle lacrime con una punta di malinconia. Un’Italia in via di estinzione, ma tanto cara, vivace ed emozionante da non volerla abbandonare mai.

Il quarto complice

Il terzo caso di Gunnarstranda e Frølich Elisabeth ha i capelli neri e gli occhi di un blu profondo, le mani sottili avvolte in guanti di pelle lucida. È così che la ricorda l’ispettore Frank Frølich, un’immagine che si è radicata nel suo inconscio dal giorno in cui si è gettato su di lei per proteggerla da una sparatoria. Ma Elisabeth ha un fratello che nel mondo della malavita della capitale norvegese tutti conoscono, e il problema è che non gliene ha mai parlato. Accecato dalla passione, Frølich si lascia trascinare in un gioco molto pericoloso e finisce per essere lui stesso coinvolto in un caso di omicidio. Prima di potersi liberare dalle accuse, e dall’ossessione per una donna che continua a sfuggirgli, dovrà vivere sulla sua pelle la violenza e la desolazione dei bassifondi di una Oslo insolita, questa volta non solo per fare giustizia, ma anche chiarezza dentro di sé. Con questo caso di Gunnarstranda e Frølich, Kjell Ola Dahl, esponente della più raffinata tradizione del giallo scandinavo, ha scritto una versione contemporanea del classico hard-boiled, dove spogliarelliste ciniche, gangster, uomini d’affari corrotti e una indimenticabile femme fatale arricchiscono la trama di un poliziesco degno di Hammett e Chandler.

(source: Bol.com)

Quarantuno colpi (Supercoralli)

Nella Cina dei primi anni Novanta, il giovane Luo Xiaotong decide di rifugiarsi in un tempio abbandonato e diventare il discepolo del Grande monaco Lan. In un monologo irrefrenabile, viscerale, violentemente comico, Luo Xiaotong racconta al maestro il passaggio dal pauperismo maoista all’ingordigia dell’economia di mercato, dipingendo un affresco straordinario della modernizzazione cinese.
Per espiare i suoi peccati e pervenire, attraverso l’adesione al buddhismo, alla suprema saggezza, il giovane Luo Xiaotong racconta, costantemente distratto dall’arrivo di una fantasmagoria di persone e dalla rutilante Sagra della carne che si sta organizzando all’esterno del tempio, la propria vita al Grande monaco Lan.
È in primo luogo la storia della rovina della sua famiglia, con il padre che, dopo essere scappato con un’altra donna, torna a casa pentito ma finisce per uccidere la moglie quando scopre che è diventata l’amante di Lao Lan, il capo villaggio. Ma è al contempo, e soprattutto, la testimonianza del degrado morale che ha comportato il passaggio, in Cina, dall’economia socialista a quella di mercato. Il mito della prosperità ha trasformato la macellazione, un’attività tutto sommato artigianale e tradizionale alla base dell’economia del posto, in una carneficina industriale che non si ferma nemmeno davanti a metodi illegali e atrocemente crudeli.
E Luo Xiaotong, benché ancora bambino, è parte attiva in questo processo, perché l’idea di rendere accessibile a tutti la carne, di cui è patologicamente ingordo, gli stimola uno spirito imprenditoriale che fa di lui l’eroe della zona, osannato come un santo, elevato a divinità. Ma quando la madre muore, il padre finisce in prigione e la fabbrica è messa sotto processo per frode, è costretto a vagare per le campagne chiedendo l’elemosina. Nel momento in cui però trova i proiettili di un vecchio mortaio nasce in lui il desiderio di vendetta nei confronti di Lao Lan, l’artefice dell’arricchimento degli abitanti (oltre che della sua rovina).
Partendo da suoi temi fondanti – la fame, il sesso, la mutazione della società contadina e lo stravolgimento dello stato di cultura e natura che ha comportato – Mo Yan inscena, con ironia e senso del grottesco, l’esito della modernizzazione cinese, carnevalesco contrappasso di un pauperismo estremizzato dalle dissennate politiche maoiste.
**

Quarantuno colpi

Nella Cina dei primi anni Novanta, il giovane Luo Xiaotong decide di rifugiarsi in un tempio abbandonato e diventare il discepolo del Grande monaco Lan. In un monologo irrefrenabile, viscerale, violentemente comico, Luo Xiaotong racconta al maestro il passaggio dal pauperismo maoista all’ingordigia dell’economia di mercato, dipingendo un affresco straordinario della modernizzazione cinese.
Per espiare i suoi peccati e pervenire, attraverso l’adesione al buddhismo, alla suprema saggezza, il giovane Luo Xiaotong racconta, costantemente distratto dall’arrivo di una fantasmagoria di persone e dalla rutilante Sagra della carne che si sta organizzando all’esterno del tempio, la propria vita al Grande monaco Lan.
È in primo luogo la storia della rovina della sua famiglia, con il padre che, dopo essere scappato con un’altra donna, torna a casa pentito ma finisce per uccidere la moglie quando scopre che è diventata l’amante di Lao Lan, il capo villaggio. Ma è al contempo, e soprattutto, la testimonianza del degrado morale che ha comportato il passaggio, in Cina, dall’economia socialista a quella di mercato. Il mito della prosperità ha trasformato la macellazione, un’attività tutto sommato artigianale e tradizionale alla base dell’economia del posto, in una carneficina industriale che non si ferma nemmeno davanti a metodi illegali e atrocemente crudeli.
E Luo Xiaotong, benché ancora bambino, è parte attiva in questo processo, perché l’idea di rendere accessibile a tutti la carne, di cui è patologicamente ingordo, gli stimola uno spirito imprenditoriale che fa di lui l’eroe della zona, osannato come un santo, elevato a divinità. Ma quando la madre muore, il padre finisce in prigione e la fabbrica è messa sotto processo per frode, è costretto a vagare per le campagne chiedendo l’elemosina. Nel momento in cui però trova i proiettili di un vecchio mortaio nasce in lui il desiderio di vendetta nei confronti di Lao Lan, l’artefice dell’arricchimento degli abitanti (oltre che della sua rovina).
Partendo da suoi temi fondanti – la fame, il sesso, la mutazione della società contadina e lo stravolgimento dello stato di cultura e natura che ha comportato – Mo Yan inscena, con ironia e senso del grottesco, l’esito della modernizzazione cinese, carnevalesco contrappasso di un pauperismo estremizzato dalle dissennate politiche maoiste.
(source: Bol.com)

Le quaranta porte

Ella Rubinstein ha quarant’anni, una famiglia e una casa perfette, e da tempo ha dimenticato che gusto ha l’amore. Non può immaginare che qualcosa sta per sconvolgere la sua esistenza immobile come le acque di un lago: un libro. Si intitola “Dolce eresia”, l’autore è uno sconosciuto, e l’agenzia letteraria con cui Ella collabora glielo ha inviato per un parere. È così che la storia della fenomenale amicizia tra il poeta Rumi, lo “Shakespeare dell’Islam”, e il derviscio Shams, l’uomo che viveva di amore mistico, entra come un vento caldo nella vita di Ella, per spalancare porte che sembravano chiuse per sempre. Leggendo, Ella si lascia trasportare nella Turchia del XIII secolo, sulle ali di quella “religione dello spirito” che ispirò a Rumi i versi d’amore più belli di tutti i tempi, e impara le famose “quaranta regole dell’Amore”, che Shams insegnò a Rumi dischiudendo per lui le inaspettate meraviglie del cuore. E quando Ella incontra Aziz Z. Zahara, autore del libro e ormai suo maestro di emozioni, l’amore per cui ora è finalmente pronta diventerà, infine, realtà…
**

QUANTUM

Un giovane profugo porta a due medici operanti in Organizzazioni Non Governative stanziate in Darfur uno strano cilindro metallico trovato in un sedimento roccioso di una zona desertica. Per studiare meglio l’oggetto i due decidono di tornare a Londra dove si fanno raggiungere da altri quattro colleghi scienziati, tutti esperti nel loro campo di studi. Dopo aver eseguito alcuni esami sull’oggetto i sei spariscono improvvisamente non prima però di aver inviato espliciti messaggi ai propri familiari di non tentare di rintracciarli per nessuna ragione. Ma l’unico dei sei senza famiglia contatta un amico rabbino confidandogli alcuni particolari relativi al cilindro. Questi ne parla con i vertici religiosi di Gerusalemme ed il Mossad, il potentissimo servizio segreto israeliano, viene incaricato di recuperare l’oggetto. Nel frattempo un milionario inglese legato ad una delle donne del gruppo di fuggitivi, incarica un amico fidato, esperto d’arte orientale, di ritrovare la sua fidanzata ad ogni costo. In un crescendo di azione e colpi di scena, in cui s’inserisce la C.I.A. con alcuni dei suoi uomini migliori, la caccia si scatena negli Stati Uniti dove il gruppo dei fuggitivi scopre una drammatica verità legata all’oggetto che potrebbe cambiare il mondo per sempre.