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La vita oltre la vita

Con una prefazione di Eben Alexander, a quarant’anni della prima edizione viene ripubblicato il libro di Raymond Moody, che ha milioni di lettori in tutto il mondo. Raymond Moody è il «padre» della moderna teoria sulle esperienze di premorte e il suo “La vita oltre la vita” ha rivoluzionato il modo in cui pensiamo alla morte, a ciò che essa significa e al fine ultimo della nostra vita. Apparso la prima volta nel 1975, La vita oltre la vita raccoglie decine di testimonianze di persone che sono uscite da uno stato di «morte clinica» e che hanno raccontato con le loro parole che cosa c’è oltre la morte e come da quel momento la loro esistenza è spiritualmente cambiata. Con i suoi studi pioneristici Raymond Moody ha ispirato un nuovo modo di intendere la scienza, la filosofia e la religione, e ha dato l’avvio a ricerche nuove sulla vita, sulla morte e sul significato dell’esistenza umana.

La vita moderna

È il 1880 a Parigi e Pierre-Auguste Renoir, i pennelli nella mano destra e l’astuccio ereditato da Claude Monet nella sinistra, è appena giunto sulla terrazza della Maison Fournaise, una locanda amata dagli artisti dove si può mangiare, dormire o affittare una barca. Alphonsine Fournaise, la figlia del padrone della locanda, l’ha condotto fin lì per mostrargli un tratto della Senna dove le due rive offrono un paesaggio incomparabile allo sguardo di un pittore. La blusa a righe e il costume da bagno aderente sulle sue curve procaci, Alphonsine allarga le braccia davanti alla meraviglia che si spalanca non appena scosta la tenda a righe grigie e rosso corallo. Le canoe affiancate lungo la riva spiccano sul verde scuro dell’acqua. Sulla riva orientale una locanda, con i muri bianchi e il tetto di tegole rosse, è illuminata dal sole pomeridiano. Più a valle, un cantiere si allunga sul fiume circondato di barche, e qua e là si vedono case di contadini accoccolate accanto ai loro orti. In che modo Renoir potrebbe ritrarre quel magnifico luogo in cui la città incontra la campagna? Dipingendo alla maniera degli impressionisti una scena da ballo su una delle rive? Oppure una gita in barca con poche, veloci pennellate? Non darebbe, in questo modo, ragione a Émile Zola che accusa lui, Pissarro, Sisley, Caillebotte e gli altri impressionisti, di creare ‘bozzetti ancora freschi di pittura’, opere incomplete e strampalate? No, sulla terrazza della Maison Fournaise, Auguste cercherà di creare il suo capolavoro, la grande opera che sogna da anni: un inno alla vie moderne, un quadro che rappresenti l’ebbrezza e l’allegria che caratterizzano il nuovo stile di vita nelle grandi metropoli europee, Parigi innanzi tutto… Così Susan Vreeland immagina, nelle pagine che seguono, la nascita di una delle opere fondamentali dell’impressionismo, Il pranzo dei canottieri, un quadro in cui Renoir celebra se stesso come il pittore per eccellenza della joie de vivre, del sentimento gioioso della vita. Monsieur Fournaise e la bella Alphonsine, il barone Barbier, la seducente Angle, Lestriguez, l’ipnotizzatore affascinato dall’occultismo, Paul Lhote, l’instancabile rubacuori, Jeanne Samary, Gustave Caillebotte, il pittore che amava dipingere barche, Ellen Anurie, Maggiolo, e soprattutto Aline Charigot, la donna che avrebbe stregato Renoir, tutti i personaggi del Pranzo dei canottieri rivivono magnificamente in questo romanzo destinato a diventare un classico della narrativa dedicata all’arte.

(source: Bol.com)

Una vita meno ordinaria. Diario di una domestica indiana

In una grande casa di Delhi, una domestica sta spolverando i libri dell’imponente biblioteca di un docente di antropologia in pensione. Comincia a sfogliarne uno, a leggere le prime pagine, quando il vecchio professore la sorprende. Ma invece del temuto rimprovero, arriva un incoraggiamento a continuare la lettura, e il regalo di un quaderno e di una penna su cui scrivere i propri ricordi. A volte basta così poco per cambiare una vita. Davanti a Baby Halder si spalanca un mondo nuovo: scopre che affidare alla carta un passato di maltrattamenti, disgrazie e umiliazioni è un’esperienza liberatoria, ma non può immaginare che nel giro di qualche mese i suoi scritti diventeranno il caso letterario più amato e discusso dell’India, oltre a venir tradotti in dieci lingue. Ad avere toccato una corda profonda nei lettori di tutto il mondo è l’autobiografia di una bambina abbandonata dalla madre, costretta a sopportare prima l’indifferenza della matrigna e di un padre assente, poi la brutalità di un uomo sposato a dodici anni e di quattordici più vecchio di lei. Una donna che un giorno ha deciso di fuggire con i suoi figli, tentando la fortuna nella grande città per riscattarsi dall’infimo livello della gerarchla sociale indiana e dal destino di rinuncia e sottomissione cui sembrava condannata. Una storia vera che ha il sapore di una favola moderna sulla speranza, il coraggio, il riscatto e il potere della letteratura.
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Vita di Napoleone

Nessun generale dei tempi antichi o moderni ha vinto così tante battaglie importanti in così poco tempo, con mezzi così limitati e su nemici così potenti. Un ragazzo di ventisei anni si trova ad aver oscurato in un anno gli Alessandro, i Cesare, gli Annibale, i Federico. Una biografia del massimo condottiero dei tempi moderni scritta poco dopo la sua eclissi: quando Stendhal inizia a comporre la Vita di Napoleone, infatti, il vincitore di Marengo si trova ormai relegato in mezzo all’Oceano, mentre l’autore è agli esordi. Eppure, l’opera rivela un dinamismo e un talento che inutilmente si possono cercare in lavori più attendibili ed equilibrati, scritti da storici di professione. Stendhal esprime tutta la sua ammirazione per uno dei massimi geni che il mondo abbia mai avuto, pur non perdendo capacità di giudizio: non manca infatti di cogliere, con osservazioni puntuali e divertenti, le debolezze dell’eroe, i suoi errori nella sfera pubblica e privata, gli eccessi di un accentratore che l’overdose di successi ha reso troppo sicuro di sé e, quindi, vulnerabile. L’interpretazione personale dell’ascesa e della decadenza, dei tradimenti e delle sorprendenti intuizioni di Napoleone redatta in uno stile ancora acerbo ma che già preannuncia i baluginanti tratti della scrittura stendhaliana, ancora oggi capaci di incantare il lettore.
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La vita di Cechov

Cresciuto in una famiglia di umili origini, sovrastato da un padre autoritario, Anton Cechov ha avuto un’infanzia che ha profondamente segnato la sua vita e condizionato la sua intera produzione letteraria. Un’infanzia «senza infanzia», come disse lui stesso, vissuta nella consapevolezza di una condizione miserabile e nel terrore della violenza. In una lettera a un amico scrisse: «Mio padre cominciò a educarmi, o più semplicemente a picchiarmi, quando non avevo ancora cinque anni. Ogni mattina, al risveglio, il mio primo pensiero era: oggi sarò picchiato?». Eppure, nel mondo angusto e nuvoloso della sua giovinezza, il piccolo Anton seppe trovare le sue briciole di felicità – «come una pianta che attiri a sé dal terreno più ingrato il nutrimento che le consente di sopravvivere» – e nelle sue opere ricorderà quegli anni come il tempo perduto dell’innocenza, come il momento in cui il sublime e il misero furono capaci di andare assieme. Irene Némirovsky è sempre stata affascinata dalla figura di Cechov, morto un anno prima della sua nascita. L’autore di Zio Vanja fu per lei un riferimento costante, una sorta di padre intellettuale a cui ha dedicato questa straordinaria biografia romanzata. Per la prima volta tradotto in italiano, La vita di Cechov è un viaggio nella letteratura russa, nella vita privata di uno dei più importanti scrittori dell’Ottocento e al tempo stesso la testimonianza dell’incontro tra due anime, così stranamente, inspiegabilmente vicine.

La vita di Castruccio Castracani e altri scritti

L’opera, in cui i dati storici si compongono sul modello delle grandi biografie del passato eroico, delinea la figura di un rapporto fra Virtù e Fortuna che Machiavelli assume a fondamento interpretativo della dinamica storica. Nella parabola del condottiero, signore di Lucca dal 1316 al 1328, troncata dalla morte nel momento di più fulgida ascesa, l’incidenza negativa della Fortuna appare sottolineata con accenti di amara solidarietà che svelano la declinante fiducia dello scrittore nelle possibilità autonome dell’agire individuale.

La vita della mente

È questo non solo l’ultimo libro di Hannah Arendt ma anche il coronamento finale della sua “vita activa”. Rimasto incompiuto, si sarebbe dovuto comporre di tre parti: restano le prime due e un abbozzo della terza. La prima, dedicata al Pensare, si domanda dove si trovi l’io che pensa, quali siano il suo spazio e il suo tempo, concludendo che esso si pone tra passato e futuro, tra la memoria del non più e l’attesa del non ancora. Qui, nel presente del pensare, l’angelo della storia ferma talvolta il suo volo e ci fa essere liberi. Ed è proprio alla libertà che è dedicata la seconda parte, quella che studia una nozione sconosciuta ai greci antichi: il Volere. Solo il cristianesimo si pose infatti il problema di come conciliare la fede in un Dio onnipotente con le esigenze del libero arbitrio. E dal cristianesimo tale questione arriva sino all’epoca moderna, allorché la volontà si scontra con la legge di causalità, o quando ci si sforza di farla convivere con le leggi della storia. In appendice gli appunti della terza parte, dedicata al Giudicare.

Una vita da paura

Poter fare a meno delle donne per un romagnolo è assolutamente inconcepibile. I problemi con la patacca cominciano da ragazzino col catalogo Postal Market aperto alla pagina dell’intimo. I primi traumi sono impossibili da dimenticare. Oggigiorno quello che ci vuole per conquistare la patacca è il look del romagnolo doc: sguardo ammaliante dietro gli irrinunciabili Ray-Ban, capelli in stile mi ha leccato una mucca, ditoni sbriciolati contro i bordi del marciapiede (con ‘ste ciabatte di merda). Per conquistarti la tua patacca devi fare lo sguardo da imprenditore, usare paroloni globalizzati, essere sempre pronto a pagare gli aperitivi. E se sei davvero bisognoso, sei disposto ad attenderla in macchina per ore anche quando licheni e muschi cominciano a crescerti addosso. E tutto per una donna che poi, quando la sposi, il generale Rommel in confronto è un bignè. A volte però mette su quella vocina da pappagallino inseparabile che svolazza. E allora ti arrendi, ti lasci portare ovunque e compri, a rate, tutto. Eccoti in gita all’Ikea, o all’Ipercoop tra file alla cassa e carrelli sghembi (dove scopri di contare meno di un paguro sulla corsia di sorpasso dell’autostrada). Dovunque tu vada, i tuoi mitici sandali dalla suola liscia non ti deluderanno mai. …Il fatto è che il romagnolo non pensa: fa e basta. Col suo sorriso tra il simpatico e la paresi, rimane sempre un grande sburone!
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Vita agra di un anarchico. Luciano Bianciardi a Milano

“Alla fine gli anni macinano coincidenze. Siamo a quarantanni dall’addio di Luciano Bianciardi al mondo. A quasi venti dalla prima edizione di questo libro che gli tolse la polvere della dimenticanza, restituì un posto ai suoi romanzi e luce al suo viaggio solitario, scoperto da migliaia di nuovi lettori, incantati dalla sua ironia, dalla sua rabbia, ma anche dalla sua eccentrica preveggenza. Con questa nuova edizione, Luciano torna a casa, più o meno dove tutto cominciò, casa editrice Feltrinelli appena nata, anno 1954, lui redattore fresco di Maremme e minatori, sceso da uno dei tanti treni che in quei mesi, in quegli anni, stavano portando le braccia e le teste che avrebbero fabbricato a Milano il miracolo economico. Era il tempo giovane del dopoguerra. Il futuro declinato per una volta al presente. Nascevano non solo i palazzi e le fabbriche dalle macerie. Ma anche le case editrici, i giornali, le agenzie di pubblicità e naturalmente la televisione, che in una decina di anni avrebbero svezzato l’italiano medio dandogli uno specchio, una lingua, quattro ruote, una cucina americana, e qualche volta persino una rotonda sul mare. Tutti (o quasi tutti) ne cantavano le lodi, tranne lui. Il provinciale, il guastafeste che di tante addizioni conteggiava quel che andava perduto, a cominciare dai sogni per una Italia diversa, un po’ più giusta, non arresa alla religione del conformismo, del guadagno, dell’arrivismo, del piccolo e del grande potere.”

Visto per Shanghai

Feng Dexiang, arrestato negli Stati Uniti, promette alle autorità americane di testimoniare in un processo contro un capo di una Triade cinese, a patto che la moglie, Wen Liping, possa lasciare la Cina e raggiungerlo in America. Il governo cinese cede a malincuore alla richiesta, ma quando l’ispettrice Catherine Rohn arriva a Shanghai per prelevare la donna e scortarla oltreoceano, Wen è misteriosamente scomparsa. Vittima di un rapimento organizzato dalla Triade? O il governo cinese ha cambiato idea a proposito della cooperazione con gli Stati Uniti? All’ispettore Chen Cao viene affidato l’incarico di indagare sulla scomparsa di Wen e di accompagnare l’ospite americana per la città, illustrandole quanto di meglio la sua terra ha da offrire.
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Viso negato

Latita è nata a Kabul nel 1980. La sua è una famiglia della media borghesia afgana, colta e benestante. Ultima di cinque figli, la sua più grande aspirazione di adolescente è quella di diventare giornalista. Come molte coetanee occidentali, dopo la scuola ama frequentare gli amici, leggere un buon libro, fare un po’ di sport, andare al cinema: è una ragazza allegra, piena di gioia di vivere. Poi, il 27 settembre 1996, la fine di tutto. La setta fondamentalista islamica dei talebani con un colpo di Stato prende il potere in Afghanistan. Le strade si svuotano. Il telefono non suona più. La radio tace. Improvvisamente, anche le cose più normali per una ragazza di sedici anni diventano proibite: cancellato il suo diritto a studiare, a lavorare, a uscire senza la scorta di un parente maschio. Cancellata addirittura la sua identità, con l’obbligo di indossare il “chadri”, abito-armatura che la imprigiona dalla testa ai piedi trasformandola in un fantasma. Ovviamente non è la sola. I talebani cominciano ben presto a emanare editti che se non fossero drammatica mente reali sembrerebbero usciti da un incubo medievale: le donne non possono più lavorare, andare a scuola, frequentare i bagni pubblici, calzare scarpe che facciano il minimo rumore, ridere ad alta voce, incontrarsi in occasioni di festa, affacciarsi alle finestre, nemmeno essere ritratte in fotografia. Non possono essere assistite da un medico di sesso maschile. E allo stesso modo anche a sua madre, una ginecologa, è vietato visitare le pazienti. Ben presto, all’incredulità si sostituisce la paura. In una delle rare passeggiate in città, Latita è testimone diretta di una scena agghiacciante: una ragazza della…………

Una visita a Jules Verne

Nell’estate del 1895 lo scrittore Edmondo De Amicis, accompagnato dai suoi due figli, fece visita al mostro sacro della letteratura Jules Verne, autore, tra le altre opere, di Ventimila leghe sotto i mari e Il giro del mondo in ottanta giorni. L’autore francese passò un’intera giornata coi De Amicis e, Edmondo, decise di raccontare quell’irripetibile esperienza.

Visioni digitali: Video, web e nuove tecnologie

Qualcosa di nuovo e straordinariamente vitale ha colonizzato i media digitali e il web negli ultimi dieci anni. Le forme che eravamo abituati a considerare cinema, televisione, giornalismo, editoria, collocandole in campi specifici, oggi non solo tendono a coesistere nello stesso ambiente mediale, ma si incrociano e ibridano in modi inediti e profondi. Dai video di YouTube, Vimeo e Facebook a Instagram, dalle web serie ai tutorial ai film in Realtà Aumentata e al «postcinema»… Si tratta di una vera e propria galassia di fenomeni ed esperienze che rifiutano di farsi catalogare in modi tradizionali e che rivelano i caratteri e le tendenze più sorprendenti della società digitale contemporanea e futura, protagonisti di un sistema economico in tumultuosa espansione nel quale è impensabile prescindere dal software e dagli audiovisivi.