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Le dodici domande

Da questo romanzo è stato tratto il film The Millionaire vincitore di ben 8 premi Oscar, 7 British Academy Film Awards e 4 Golden Globe. Colpevole di aver risposto correttamente a tutte e dodici le domande di un quiz televisivo, e di aver vinto un miliardo di rupie, il cameriere diciottenne Ram Mohammad Thomas viene arrestato. Un goffo paria di Mumbai come lui, che non è mai andato a scuola e non legge i giornali, non poteva conoscere le risposte. Per questo i produttori della trasmissione sono convinti che abbia imbrogliato. Ma c’è una debole speranza di salvezza: rivelare a un avvocato in che modo la vita gli ha insegnato tante cose… Inizia così un caleidoscopico racconto in cui va delineandosi uno spaccato contraddittorio dell’India di oggi, denso di orrori e meraviglie. Una storia dolceamara, comica e al tempo stesso drammatica, raccontata con voce fresca, scanzonata e autentica da un narratore indiano di indubbio talento. (source: Bol.com)

La dodicesima carta

Harlem, biblioteca del Museo afroamericano. La sedicenne Geneva Settle sta cercando notizie di un suo antenato vissuto nella metà dell’Ottocento che, ex schiavo, si era battuto per i diritti civili della gente di colore per poi finire misteriosamente in carcere. Mentre la ragazza è concentrata nella ricerca, un uomo si avventa alle sue spalle e tenta di violentarla. Nonostante sembri un tentativo di stupro, Lincoln Rhyme inizia a indagare con l’aiuto di Amelia Sachs. In effetti, l’uomo ha un obiettivo più impegnativo: uccidere la povera Geneve. E per far questo non esita a uccidere il bibliotecario che forse ha visto qualcosa. Il primo indizio che Rhyme ha a disposizione? La dodicesima carta dei tarocchi, l’Impiccato.

Dizionario universale di mitologia

Spaziando dalle leggende greche, romane e celtiche a quelle scandinave e slave, dal mondo africano e arabo fino all’Estremo Oriente, dalle credenze dei Pellerossa e dei Messicani ai miti tribali dell’Oceania, senza trascurare i siti archeologici di civiltà scomparse, i luoghi di culto, le caste e i lesti sacri le cui origini misteriose si perdono nella storia delle diverse etnie, questo *Dizionario universale di mitologia*, la prima enciclopedia originale e completa sul “pensiero mitico” espresso dalle culture primigenie, introduce allo studio dei miti di tutto il mondo, i quali, malgrado tutto ciò che si è detto e scritto da due secoli a questa parte, serbano pressoché intatto il loro misterioso fascino. L’autrice non considera il patrimonio della mitologia come un materiale archeologico muto, aridamente fissalo nel tempo, ma come oggetto di studio ancora vivo e operante: e lo documenta efficacemente, attraverso l’analisi delle rispondenze simboliche che fanno da ponte fra gli albori della Storia e i nostri giorni e il repertorio delle tradizioni fabulatorie, che esprimono le “verità” rivelate all’inizio dei tempi, quando i racconti di dèi ed eroi rappresentavano il modello sacrale, la norma da non trasgredire, la risposta al Caos primordiale. Con le sue migliaia di voci divise in tre sezioni dedicate rispettivamente alle mitologie indo-europea, afro-asiatica e americana-oceaniana, il Dizionario di Giuseppina Sechi Mestica si propone così come agile strumento informativo, ma anche come ideale, veicolo d’inlerpretazione fantastica e antropologica della realtà che ci circonda.

Dizionario delle cose perdute

C’era una volta… già, cosa c’era una volta? Una volta, c’era la banana: non il frutto amato dai bambini, bensì l’acconciatura arrotolata che proprio i bimbi subivano e detestavano ma che veniva considerata imprescindibile dai loro genitori. I quali, per bere un buon espresso, dovevano entrare al bar e chiedere un “caffè caffè”, altrimenti si sarebbero trovati a sorbire un caffè d’orzo. Una volta, per scrivere, non c’erano sms o e-mail, ma si doveva dichiarare guerra ai pennini e uscire da scuola imbrattati d’inchiostro da capo a piedi. Una volta, si poteva andare dal tabacchino, comprare una sigaretta – una sola – e fumarsela dove meglio pareva: non c’erano divieti, e i non fumatori erano una gran brutta razza. Una volta, i bambini non cambiavano guardaroba a ogni stagione, andavano in giro con le braghe corte anche d’inverno e – per assurdo contrappasso – col costume di lana d’estate. Una volta, la Playstation non c’era, si giocava tutto il giorno per strada e forse ci si divertiva anche di più. Una volta, al cinema pioveva… Con un poco di nostalgia, ma soprattutto con la poesia e l’ironia della sua prosa, Francesco Guccini posa il suo sguardo sornione su oggetti, situazioni, emozioni di un passato che è di ciascuno di noi, ma che rischia di andare perduto, sepolto nella soffitta del tempo insieme al telefono di bachelite e alla pompetta del Flit. Un viaggio nella vita di ieri che si legge come un romanzo: per scoprire che l’archeologia “vicina” di noi stessi ci commuove, ci diverte, parla di come siamo diventati.

Dizionario dei luoghi comuni – Album della Marchesa – Catalogo delle idee chic

A nove anni, Flaubert scriveva in una lettera dall’ortografia incerta: «siccome c’è una signora che viene da papà e ci racconta sempre delle sciocchezze le scriverò». La morte lo avrebbe colto mentre continuava ancora a trascrivere le gesta della Stupidità nell’incompiuto “Bouvard e Pécuchet”. E durante tutta la vita di Flaubert l’immagine della Stupidità, sotto la possente spinta dei tempi, si era continuamente dilatata dinanzi ai suoi occhi: non più soltanto attributo inestirpabile della specie umana ma Potenza Cosmica, l’etere che ormai avvolgeva qualsiasi parola fosse pronunciata: le chiacchiere della comare e le relazioni dell’accademico, gli appelli del politico e le sentenze del farmacista, le similitudini dei lirici e i protocolli degli scienziati. Si trattava ormai di una nuova Lingua Universale, tutta composta di Frasi Fatte, cui mancava però ancora un dizionario. Flaubert per decenni sognò di scriverlo egli stesso. Così descriveva il progetto, in una lettera del 1852 a Louise Colet: «Credo che l’insieme sarebbe formidabile come il piombo. Bisognerebbe che in tutto il libro non ci fosse una parola mia, e che, una volta letto il dizionario, non si osasse più parlare, per paura di dire spontaneamente una delle frasi che vi si trovano». Di quell’immenso progetto, che doveva confluire nella seconda parte del “Bouvard e Pécuchet”, rimane il prezioso frammento che qui pubblichiamo, insieme con altri due ad esso affini: l’”Album della Marchesa” e il “Catalogo delle idee chic”. La traduzione e l’introduzione sono di uno scrittore singolarmente congeniale a Flaubert: J. Rodolfo Wilcock.

Divorzio a Buda

Giudice integerrimo, marito esemplare, strenuo censore di tutti gli aspetti della vita moderna che minacciano di sovvertire l’ordine sociale: all’apparenza Kristof Kömives, il protagonista di questo romanzo del 1935 che anticipa alcuni dei temi del successivo ”Le braci”, sembra essere un uomo privo di difetti. Sotto a questa superficiale sobrietà covano però inconfessabili pulsioni, pronte a venire a galla quando un ex compagno di scuola chiede a Kömives di sciogliere il suo vincolo matrimoniale con la moglie Anna. Una donna che il giudice conosce molto bene…
(source: Bol.com)

Divorziare con stile

Ci sono personaggi che continuano a camminarci in testa anche a libro chiuso, tanto vivi che sembra d’incontrarli in giro. Vincenzo Malinconico è cosí, funziona per contagio. Spara battute a mitraglia e ci costringe a pensare ridendo. Per questo lo seguiamo ovunque senza stancarci mai: mentre pontifica sotto la doccia o mentre esercita (si fa per dire) la professione di avvocato nel suo loft Ikea. Fino al ristorante dove incontra Veronica Starace Tarallo, bella da stordire e per nulla disposta a darla vinta al marito nella causa di separazione. E siamo con lui anche quando esce dalle battaglie sconfitto ma fedele a se stesso: quasi geniale, quasi risolto, quasi felice. Un uomo a cui manca sempre tanto cosí. Mentre vive, Vincenzo Malinconico cerca di capire come la pensa. Per questo discetta su tutto, benché nessuno lo preghi di farlo. Abilissimo nell’analizzare i problemi ma incapace di affrontarli, dotato di un’intelligenza inutile e di un umorismo autoimmune, si abbandona alla divagazione filosofica illuminandoci nell’attimo in cui ci fa saltare sulla sedia dal ridere. Malinconico, insomma, è la sua voce, che riduce ogni avventura a un racconto infinito, ricco di battute fulminanti e di digressioni pretestuose e sublimi. Puri gorgheggi dell’intelletto. Questa volta Vincenzo e la sua voce sono alle prese con due ordini di eventi: il risarcimento del naso di un suo quasi-zio, che in un pomeriggio piovoso è andato a schiantarsi contro la porta a vetri di un tabaccaio; e la causa di separazione di Veronica Starace Tarallo, sensualissima moglie del celebre (al contrario di Malinconico) avvocato Ugo Maria Starace Tarallo, accusata di tradimento virtuale commesso tramite messaggini, che Tarallo (cinico, ricco, spregiudicato e cafone) vorrebbe liquidare con due spiccioli. La Guerra dei Roses tra Veronica e Ugo coinvolgerà Vincenzo (appartenente da anni alla grande famiglia dei divorziati) molto, molto piú del previsto. E una cena con i vecchi compagni di scuola, quasi tutti divorziati, si trasformerà in uno psicodramma collettivo assolutamente esilarante. Perché la vita è fatta anche di separazioni ricorrenti, ma lo stile con cui ci separiamo dalle cose, il modo in cui le lasciamo e riprendiamo a vivere, è – forse – la migliore occasione per capire chi siamo. E non è detto che sia una bella scoperta.

Il divoratore

Denny ha solo sette anni, una madre tossica, un padre folle e alcolizzato, dei compagni di scuola che lo maltrattano e lo considerano pazzo. Quando è solo, per vincere il terrore inventa filastrocche inquietanti. Ha un unico amico, che si fa chiamare Uomo dei Sogni: è un vecchio crudele, trasandato, con un bastone in mano. Se qualcuno fa del male a Denny, l’Uomo dei Sogni non perdona. Arriva e vendica. Pietro di anni ne ha quattordici. È un autistico geniale col dono del disegno. Unico testimone oculare delle aberranti sparizioni di alcuni ragazzini, Pietro fa la sola cosa che gli riesce in modo esemplare: disegna ciò che ha visto. E ciò che ha visto è agghiacciante. Nessuno gli crede, nessuno tranne la sua educatrice professionale. Alice: quei disegni le tolgono il sonno e la precipitano nell’incubo, le ricordano qualcosa che molti anni prima aveva cercato di rimuovere… Ma ora il passato ritorna e travolge. E deve essere fermato.

La distrazione

Ventitré anni dopo il primo successo di De Crescenzo, “Così parlò Bellavista”, torna il suo personaggio più amato. Il professore Bellavista, settantenne, è in pensione come il suo amico Cazzaniga, milanese ormai diventato napoletano. Ma per arrotondare la magra pensione insegna filosofia all’attento e studioso Giacomo, al primitivo ma intuitivo Peppino, e alla bellissima Jessika, liceale al mattino e cubista alla sera. E sarà proprio Jessica a causare la distrazione del professore e a indurlo in tentazione. **

La Distanza Fra Noi

Dopo dieci anni insieme, Ethan Mallory e Rhett Solomon si sono lasciati e sono pronti ad andare avanti con le loro vite. Ma, a causa della crisi del mercato immobiliare di Seattle, sono costretti a vivere da coinquilini, con un consistente mutuo sulle spalle. Per cercare di accelerare le cose, decidono di guadagnare un po’ di soldi extra affittando la camera degli ospiti.
Quando Kieran Frost, barista da Wilde’s, si trasferisce da loro, improvvisamente l’unica cosa che Ethan e Rhett vogliono più di stare alla larga l’uno dall’altro è avvicinarsi al loro coinquilino, giovane, single e sexy. A Kieran non dispiacciono le loro attenzioni, e non gli dispiace certo condividere.
La chimica che c’è fra loro accende qualcos’altro che Ethan e Rhett pensavano fosse morto da tempo… l’attrazione reciproca che li aveva fatti mettere insieme anni prima.
Ma l’aspra gelosia che provano per Kieran potrebbe allontanarli ancora di più…
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### Sinossi
Dopo dieci anni insieme, Ethan Mallory e Rhett Solomon si sono lasciati e sono pronti ad andare avanti con le loro vite. Ma, a causa della crisi del mercato immobiliare di Seattle, sono costretti a vivere da coinquilini, con un consistente mutuo sulle spalle. Per cercare di accelerare le cose, decidono di guadagnare un po’ di soldi extra affittando la camera degli ospiti.
Quando Kieran Frost, barista da Wilde’s, si trasferisce da loro, improvvisamente l’unica cosa che Ethan e Rhett vogliono più di stare alla larga l’uno dall’altro è avvicinarsi al loro coinquilino, giovane, single e sexy. A Kieran non dispiacciono le loro attenzioni, e non gli dispiace certo condividere.
La chimica che c’è fra loro accende qualcos’altro che Ethan e Rhett pensavano fosse morto da tempo… l’attrazione reciproca che li aveva fatti mettere insieme anni prima.
Ma l’aspra gelosia che provano per Kieran potrebbe allontanarli ancora di più…

Disposta a tutto per averti (I Romanzi Classic)

Per ottenere la tutela dell’amato nipote, Mia Carrington deve trovare un marito al più presto e l’unica soluzione per lei possibile sembra Evander Septimus Brody, duca di Pindar, uomo che in passato l’aveva pubblicamente umiliata! Mia non avrebbe mai pensato di dover sposare quell’essere insopportabile, ma sa di poterlo costringere ad accettare la sua audace proposta. Vander si trova così obbligato a subire i piani della giovane per il bene del suo ducato. A una condizione, però: concederà alla sposa solo quattro notti d’amore all’anno e solo quando lei lo supplicherà di concedergliele

(source: Bol.com)

Disobbedienza civile

Tre motivi per leggerlo: Perché è un libro che non ti aspetti:una meditazione sul dissenso, che parla però molto di consensoe propone una collocazione costituzionale dei gruppidi protesta.Perché Hannah Arendt racconta di Socrate, Thoreau e dellaRivoluzione americana per tracciare la differenza che corre tradisobbedienza civile e obiezione di coscienza.Perché è un piccolo, prezioso manifesto sulla partecipazioneattiva, contro la dittatura dei politici e le prepotenze dei governi.“Chi sa di poter dissentire sa anche che, in qualche modo, quando non dissente esprime un tacito assenso.”Hannah Arendt

Il disegno del piviere

Il giovane Kikuji ha da poco sposato Yukiko dopo aver rotto con il suo passato peccaminoso. Il sacrificio di Fumiko, la donna che per amor suo ha deciso di sparire dalla sua vita, lo spinge a ricercare l’amore ideale, puro e inconsumabile. Kikuji non vuole fare l’amore con la sua sposa proprio perché la ama e, paradossalmente, nel matrimonio ritrova la propria castità, anche se con non pochi tormenti. Fumiko continua ad amarlo, lontano e irraggiungibile, come appare dalle sue lettere che costituiscono il nucleo centrale di questo poema in prosa di acuta e raffinata sensibilità.

Disegno a Matita: Corso Rapido

Immagina il disegno come navigare nella nebbia. All’inizio quello che riesci a vedere degli oggetti è solo la loro dimensione e la proporzione tra la loro altezza e la larghezza. A mano a mano che ti avvicini, cominci a scorgerne prima il contorno, poi sempre più particolari, fino ad avere una visione chiara e dettagliata di ciò che hai davanti.
Come si acquisisce questa capacità di visione? Naturalmente con l’esercizio. Con l’esercizio e con una guida che passo dopo passo ti mostri come fare per acquisire le giuste abilità nel disegno a matita.
Ecco cosa imparerai leggendo questo libro.

Disegnare il vento

‘Sin da ragazzo gli piaceva disegnare navi, vascelli alberati, cutter, brigantini, e più c’erano alberi e vele e sartie più godeva, specie a tratteggiare battaglie navali, le nuvolette che fanno i cannoni quando sparano.
– Mi piaceva disegnare il vento, – ha detto quasi commosso, come scoprisse qualcosa di sé che prima non sapeva. – Era un po’ come disegnare la libertà, la forza. La vita. Rendere visibile l’invisibile’.

‘Il padre degli eroi’, Emilio Salgari, è lo scrittore che ha infiammato generazioni di italiani creando centinaia di personaggi avventurosi sospinti dalla forza travolgente d’una eterna giovinezza. Ma il vero eroe è lui, il giornalista veronese appassionato di ciclismo e di scherma, pessimo scolaro e lettore onnivoro, che insegue tormentosi sogni di rivincita scrivendo romanzi d’appendice.
Nominato cavaliere dalla Regina Margherita perché sa ‘istruire dilettando’, vive con la moglie, quattro figli e una pittoresca corte di animali in un caseggiato popolare ai piedi della collina torinese, sfiancato dai ritmi di un lavoro forsennato.
Chi è davvero l’uomo che tiene ad essere chiamato capitano, sostenendo d’aver navigato tutti i mari del mondo? Da dove prende il favoloso repertorio di piante e animali con cui ricrea l’essenza stessa dell’esotismo? Perché i suoi personaggi sono agitati da una ossessiva sete di vendetta?
A cent’anni dalla sua morte (un suicidio degno di un samurai) il romanzo di Ernesto Ferrero va oltre la biografia accostando documenti autentici e d’invenzione, e orchestrando le voci di un coro di testimoni: la moglie Ida, l’ex attrice da lui chiamata Aida, minacciata dalla follia; i figli, i vicini di casa, i pochi amici, i compagni di una bohème più sognata che praticata, esploratori, medici, giornalisti, pittori; ma soprattutto un’intrepida ragazza, Angiolina, che vorrebbe farsi insegnare da lui i segreti della scrittura e lo accompagna nell’ultimo viaggio con una tenera pietà tutta femminile.
Tra Verona, Venezia, Genova e la Torino di Lombroso e De Amicis si consuma il destino paradossale di un uomo solo, prigioniero dei mondi che lui stesso ha creato. La sua vicenda è strettamente intrecciata con le passioni di un’epoca lanciata nelle sue sfide tecnologiche: l’automobile, il cinema, i viaggi in pallone, i primi aerei, l’avveniristica Esposizione Universale che celebra i cinquant’anni dell’Unità d’Italia.
Il ‘forzato della penna’ getta la sua morte in faccia a un mondo da cui si sente escluso.

(source: Bol.com)

Disegnare con la parte destra del cervello. Guida allo sviluppo della creatività e delle doti artistiche

Per molti aspetti, insegnare a disegnare è come insegnare ad andare in bicicletta. È molto difficile da spiegare a parole. Quando si cerca di insegnare a una persona ad andare in bicicletta, si dice: «Devi salire, spingere sui pedali, mantenerti in equilibrio, ed ecco che ti trovi ad andare». Naturalmente, questa non è affatto una spiegazione e probabilmente si finirà col dire: «Aspetta, ora salgo io in bicicletta e ti faccio vedere: guarda come faccio». Così è per il disegno. Saper disegnare dipende dal saper vedere nel modo in cui vede l’artista, e questo modo di vedere arricchisce straordinariamente la nostra vita.TRADOTTO IN TREDICI LINGUE, CON OLTRE DUE MILIONI E MEZZO DI COPIE VENDUTE, TORNA, IN UN’EDIZIONE COMPLETAMENTE RIVISTA E AGGIORNATA, IL MANUALE PIÙ USATO AL MONDO PER IMPARARE A DISEGNARE.Seguendo il rivoluzionario approccio al disegno che l’ha resa celebre, Betty Edwards ha aggiornato il suo notissimo manuale, migliorandolo in base ai recenti sviluppi della ricerca scientifica sul cervello e aggiungendo nuovo materiale sulle tecniche di disegno. Grazie a una serie di immagini esplicative, di suggerimenti pratici e di esercizi intesi a sviluppare la capacità di «vedere artisticamente», ossia di percepire la realtà non secondo gli schemi precostituiti della mente razionale (gestita dall’emisfero sinistro del cervello), bensì attraverso lo sviluppo delle categorie intuitive e della creatività (cui presiede l’emisfero destro), tutti, anche chi è convinto di non avere talento artistico, riusciranno a disegnare. E, soprattutto, impareranno a sviluppare il potenziale creativo e le innate doti artistiche di cui dispongono, mettendo a frutto capacità che potranno rivelarsi utili in ogni ambito della loro vita.