48273–48288 di 63547 risultati

Le avventure di Nicola Nickleby

###
Tradotto in Italiano da Silvio Spaventa Filippi (Avigliano, 31 agosto 1871 – Milano, 21 ottobre 1931) Che è stato un giornalista, traduttore e romanziere italiano.
Nicholas Nickleby, pubblicato in Italia anche con i titoli Nicholas Nickleby e il signor Squeers, Vita e avventure di Nicholas Nickleby (Nicholas Nickleby), è il terzo romanzo di Charles Dickens, pubblicato originariamente in capitoli sul settimanale edito da Chapman and Hall tra l’aprile del 1838 e l’ottobre del 1839.
Come usa spesso Dickens la storia si svolge in un tempo contemporaneo all’autore, la maggior parte delle scene si svolgono a Londra e alcune a Portsmouth.
Il tono della narrazione è ironicamente critico, volto a sottolineare ciò che lui interpreta come ingiustizie sociali. Sebbene Nicholas Nickleby sia un romanzo scritto in contemporanea con il più celebre Oliver Twist e composto con una gravità minore rispetto a quello, conserva comunque la qualità di essere altrettanto commovente e significativo.
La storia di Nicholas Nickleby è degna degli intrecci e delle complicazioni umane, tipici, nella letteratura di Charles Dickens. Il giovane Nicholas Nickleby si trova, in giovane età, a dover sostenere la sua famiglia, dopo la perdita del padre. La famiglia, trasferitasi nella caotica Londra, del 1800, cerca appoggio nella figura del fratello del defunto, Ralph Nickleby, che si rivelerà, ben presto, nella sua natura perfida ed egoistica. Fondendo drammaticità, spunti critici (si pensi alla situazione di Dotheboys Hall, in cui i bambini, giunti lì da famiglie benestanti, per apprendere le arti e le scienze, vengono ridotti in una semiprigionia, dai coniugi Squeers; od agli spunti descrittivi della Londra benestante, se non avvolte nel mantello dell’egoismo, almeno ridotte nel banale costruttivismo di opportunità effimere e lontane dall’umanità che ci si aspetta), satira e avventura, Dickens costruisce una trama ricca di fascino, con personaggi psicologicamente intensi, sebbene, a volte, stereotipati (si ricordi, oltre al protagonista omonimo, Smike, il giovane, prima schiavo degli Squeers, e poi amico del liberatore Nicholas, anche Ralph Nickleby, il perfido zio), e con ambientazioni ricche di particolari.
(source: Bol.com)

Le avventure dell’ateismo. Religione e materialismo oggi

Mentre il dialogo filosofico fra atei e credenti ha già alle spalle una lunga e dignitosa storia, le condizioni presenti di questo dialogo appaiono completamente inedite. Il linguaggio dell’assoluta immanenza economica sembra aver sostituito il vecchio linguaggio della trascendenza religiosa come base ideologica per la legittimazione dello sfruttamento sociale. Una scristianizzazione implicita e silenziosa ha sostituito il vecchio laicismo esplicito e rumoroso. Da un lato, l’ateismo ha assunto da almeno due secoli un doppio aspetto: una professione di “fede” materialistica ed immanentistica ed una interpretazione filosofica della caduta di interesse per la fede nella verità e nella divinità. Dall’altro, la fede religiosa oscilla fra una dimensione privata, che accetta integralmente l’universo borghese e capitalistico, ed una dimensione pubblica che deve invece fare i conti con la natura globalmente falsa dell’intero legame sociale capitalistico. La situazione attuale presenta elementi contraddittori, che questo breve saggio cerca almeno di portare alla luce. Il linguaggio della trascendenza ed il linguaggio dell’immanenza sembrano acquistare un carattere circolare e non più opposizionale, in un apparente gioco delle parti che nasconde un comune anelito verso la verità filosofica. Da un lato, l’immanentismo marxista è morto di eccessivo immanentismo scientistico, ed ha bisogno di riacquistare un orizzonte trascendentale. Dall’altro, l’ammirevole ritorno alla filosofia, evidente nella nuova enciclica cattolica Fides et Ratio, sembra purtroppo arrestarsi all’enigma della falsità del presente legame sociale capitalistico. In questo modo, tutte le vie di una nuova discussione sono aperte.

Le avventure del topino Desperaux

Fin dal giorno in cui era venuto al mondo, Lester e Antoinette avevano capito subito che Despereaux, il loro figlio, era un topo diverso dagli altri: troppo piccolo per le sue enormi orecchie, troppo curioso per nascondersi, troppo coraggioso per scappare… Ora che è cresciuto, poi, le cose sono peggiorate: Despereaux rifiuta di comportarsi come gli altri topi e, invece di rosicchiare i libri, li legge e ne rimane affascinato. Ma Lester e Antoinette non sanno il peggio, e cioè che Despereaux ha infranto la regola più importante di tutte: ha parlato con un essere umano, una bella principessa, e se ne è perdutamente innamorato. La punizione prevista per questo genere di violazione è l’esilio nelle oscure segrete del castello, da cui nessuno ha mai fatto ritorno. E una volta che si ritrova laggiù, Despereaux comincia a dubitare che ogni storia abbia il suo lieto fine…
**

Avventura nell’iperspazio

Continuano, in questo romanzo, le avventure di Aarn Munro, l’eroe della trilogia il cui primo volume abbiamo pubblicato il mese scorso (I figli di Mu, Urania n. 366). John Campbell, che è laureato in fisica nucleare, è sempre rimasto fedele al significato letterale, tradizionale, della parola “fantascienza”: le sue invenzioni più strabilianti, le sue ipotesi più vertiginose, i suoi mondi più mostruosi, le sue più audaci esplorazioni, hanno tutti una solida base scientifica che dà a queste peripezie cosmiche un sapore, se non di probabile, di possibile.
Copertina: Karel Thole

Un’avventura molto seria

Thor Spicer voleva scoprire a tutti i costi chi fosse quella ragazza che si chiamava Pepper e che aveva pubblicato quello stranissimo annuncio sul giornale.
Quando la conobbe capì di essersi cacciato nei guai.
Quella biondina tutto pepe, munita di un dobermann alto quasi un metro, non si limitò a portare lo scompiglio nella sua vita di scapolo, ma gli lanciò una sfida singolare.
Lei amava i rapporti stabili, mentre Thor era il tipo d’uomo che non tollera legami di nessun genere.
Se avesse vinto lui, Pepper se ne sarebbe andata senza dire una parola, nè spremere una lacrima.
Ma Pepper non è una donna abituata a perdere…

Un’avventura galante del conte Cavour

Marcello Baraghini ha il sangue che gli ribolle quando parla di letteratura e lo dimostra anche il suo recente post Scrittori e no sul blog Riaprire il fuoco che cura insieme a Ettore Bianciardi. In quel testo, a titolo di esempio di scrittore vero e sanguigno, ripesca Tripeleff che, partecipando a un concorso lanciato da Stampa Alternativa, se ne uscì con il racconto Un’avventura galante del Conte di Cavour diventato anche un Millelire.
**
### Sinossi
Marcello Baraghini ha il sangue che gli ribolle quando parla di letteratura e lo dimostra anche il suo recente post Scrittori e no sul blog Riaprire il fuoco che cura insieme a Ettore Bianciardi. In quel testo, a titolo di esempio di scrittore vero e sanguigno, ripesca Tripeleff che, partecipando a un concorso lanciato da Stampa Alternativa, se ne uscì con il racconto Un’avventura galante del Conte di Cavour diventato anche un Millelire.

L’avventura dell’universo. Da Aristotele alla teoria dei quanti e oltre: una storia senza fine

Il genere umano non ha mai smesso di indagare i misteri dello spazio cosmico e del tempo, dividendosi tra lo stupore e la sete di conoscenza, cercando di definire il proprio posto nell’universo. La storia di questa indagine, epica e costellata di personaggi straordinari, è anche la storia del pensiero scientifico e del suo accidentato percorso, tracciato nella lotta secolare contro i pregiudizi della politica e delle religioni. Pubblicato per la prima volta nel 1988, *L’avventura dell’universo* è ora un classico della divulgazione scientifica, un’introduzione essenziale alle scoperte della fisica, della cosmologia e dell’astronomia, attraverso gli uomini e gli eventi che le hanno rese possibili. A guidarci sono le parole di Timothy Ferris, non un semplice divulgatore, ma uno scrittore che sa unire all’esattezza scientifica dell’esposizione la seduzione di uno stile avvincente e, a tratti, poetico. L’autore illustra le sfere cristalline di Aristotele, la rivoluzione di Copernico e Galileo, le teorie moderne del Big Bang e delle supersimmetrie, e intreccia i paradossi e i progressi della ricerca scientifica alle evoluzioni della cultura, dell’arte e della Storia. Una materia vastissima per un libro straordinario e appassionante, come le domande che, per quanto possano estendersi le nostre conoscenze, continueremo a porci di fronte ai misteri del cosmo.

L’avventura del mostruoso Blob

**LA VISTA DI ALEX CHE VENIVA AVVOLTA DALLA LINGUA BAVOSA DEL MOSTRO MI PARALIZZÒ.**
La preda venne sollevata dal pavimento e io assistetti alla scena inorridito e incapace di reagire. Alex agitò le braccia e scalciò disperatamente. Dibattendosi, afferrò la lingua, la strinse come per strozzarla e la strattonò con tutte le sue forze.

Avorio e pietra

Arjun, quattordici anni, appartiene a una famiglia nobile e può sperare in un futuro ben diverso da quello che, nell’India del XVII secolo, attende molto suoi coetanei di casta inferiore. Ma ecco che il suo destino cambia all’improvviso: rapito e venduto come schiavo, il ragazzo diventerà il miglior addestratore di elefanti che l’esercito abbia mai avuto. E poi la guerra esige un terribile tributo di sangue e la sorte di Arjun cambia di nuovo: di avventura in avventura, approderà in un luogo di pace e di bellezza, dove meravigliose sculture si levano verso il cielo come preghiere di pietra…
Uno splendido romanzo che racconta i misteri e le meraviglie di un mondo lontano, ricostruito con sapiente suggestione.

Ave Mary

La chiesa è ancora oggi, in Italia, il fattore decisivo nella costruzione dell’immagine della donna. Partendo sempre da casi concreti, citando parabole del Vangelo e pubblicità televisive, icone sacre e icone fashion, encicliche e titoli di giornali femminili, questo libro dimostra che la formazione cattolica di base continua a legittimare la gerarchia tra i sessi, anche in ambiti apparentemente distanti dalla matrice religiosa. Anche tra chi credente non è. Con la consapevolezza delle antiche ferite femminili e la competenza della persona di fede, ma senza mai pretendere di dare facili risposte, Michela Murgia riesce nell’impresa di svelare la trama invisibile che ci lega, credenti e non credenti, nella stessa mistificazione dei rapporti tra uomo e donna.

Avamposto su Venere

L’invasione dei Ladri di Mente è stata stroncata, ma altri pericoli si profilano all’orizzonte per Perry Rhodan e la sua Milizia dei Mutanti. E’ ora che la Terza Potenza cerchi una base definitiva fuori della Terra e la troverà esattamente su Venere. Una vera fortezza cosmica funzionante alla perfezione, già esistente da secoli immemorabili e governata da un perfetto cervello elettronico. Qual è il mistero di quella base segreta e soprattutto chi ne sono i costruttori e proprietari?

L’autorità perduta

Bambini maleducati, adolescenti senza regole, ragazzi ubriachi e indifferenti, giovani senza occupazione che, invece di prendere in mano la propria vita, vegetano senza studiare né lavorare. Genitori che si lamentano di una generazione arresa e senza passioni, che sembra aver perso anche la capacità di stupirsi.
Ma ad arrendersi per primi sono stati proprio i genitori, che con la loro accondiscendenza hanno sottratto ai figli l’essenziale, ossia il desiderio, salvaguardando un quotidiano quieto vivere privo di emozioni e ambizioni dove rimbomba soltanto l’elenco delle lamentele contro la società e la politica. Come se questo mondo non l’avessero creato proprio loro.
Un pamphlet severo ma anche pieno di speranza, con cui Crepet ribadisce tenacemente che educare significa soprattutto preparare le nuove generazioni alle difficili, ma anche meravigliose, sfide del futuro.

‘La responsabilità di tale degrado educativo ricade indubbiamente sugli adulti che scelgono il ruolo piú facile, quello di mantenere i figli a vita, ma anche i giovani fanno la loro parte: accettano di essere pagati, rinunciano ai sogni per una manciata di euro o qualche metro quadro di appartamento.
Qualcuno ha proposto una sorta di terrificante patto faustiano: i genitori garantiscono ai figli denaro e un po’ di libertà (rubando però loro il futuro) in cambio della firma di un ”armistizio sociale”; i figli ottengono un beneficio economico in cambio della rinuncia alla libertà.
Per la prima volta nella storia non ci sarà confronto tra generazioni, ma pace: ciascuna delle parti otterrà ciò che vuole sottoscrivendo un dannato e miserabile accordo’.

(source: Bol.com)

L’autobiografia di Giuliano di Sansevero

La storia si svolge fra il 1903 e il 1957, attraversa luoghi e città italiane ed europee in un vasto arco di tempo che va dagli inizi del Novecento agli anni del secondo dopoguerra e, attraverso le vicende del suo protagonista – il nobile Giuliano di Sansevero – giunge a restituire un affresco grandioso di epoche, luoghi, persone e avvenimenti della grande storia e della cronaca quotidiana. Accanto al quadro storico di un cinquantennio decisivo per l’Italia e l’Europa, l’autore descrive il percorso di maturazione psicologica, umana e culturale del suo protagonista, le sue esperienze e l’influenza esercitata su di lui dagli innumerevoli personaggi secondari che popolano le pagine. L’opera fu concepita in cinque sezioni, a partire dall’infanzia e giovinezza del protagonista, il quale, in crisi di identità, si distacca dalla famiglia per tentare di ricostruire la propria esistenza in armonia con se stesso e con gli altri, per giungere verso la fine della propria vita con la riconquista della verità e della libertà, inutilmente inseguite per anni. Come dichiarò più volte Giovene, l’Autobiografia – che egli suddivise in cinque parti – non voleva riflettere la vita reale dell’autore ma quella del suo personaggio, in una sintesi immaginaria di avvenimenti che appartengono a tutti e a nessuno. Cionondimeno le vicende personali del suo autore costituirono una solida base di conoscenza diretta degli eventi narrati, riportati alla luce dalla memoria di Giuliano/Andrea in un flusso narrativo imponente, ricco e preciso nel dettaglio descrittivo e di ampio respiro nelle riflessioni umane del personaggio. Frutto di lunghi anni di lavoro, anche la storia editoriale di questa opera così complessa nello stile, nella struttura e nel contenuto contribuì alla creazione di un mito letterario: stampato prima all’estero (in Finlandia e Svezia) e poi in Italia da Rizzoli, che lo pubblicò in cinque volumi a partire dai primi due nel 1966 e proseguendo fino all’ultimo, uscito nel 1970, il libro ottenne una larghissima attenzione della stampa dell’epoca, come testimoniano recensioni e articoli firmati da critici come Carlo Bo, Giulio Nascimbeni, Corrado Stajano, Alberto Bevilacqua.

(source: Bol.com)

L’ autobiografia di Bertrand Russell ( Vol. I – II – III )

Questo è l’ultimo volume di quella che è stata universalmente riconosciuta come la più significativa tra le biografie del nostro tempo, soprattutto perché, attraverso le vicende personali di Bertrand Russell e dei suoi rapporti con i protagonisti dei vari periodi storici, ci dispiega quasi un secolo di mutamenti sociali e intellettuali. I primi due volumi concernevano il mondo che finiva con la seconda guerra mondiale e le battaglie ideologiche e politiche vinte o parzialmente vinte. Il terzo, tuttavia, può venire considerato più importante degli altri, specie per la nuova generazione di lettori, poiché è impostato soprattutto sulla lotta, ancora non terminata, che ha occupato completamente Lord Russell negli ultimi ventanni e che ha trascinato le masse dei giovani al fianco del più vecchio e più illustre tra i filosofi: la lotta per la pace mondiale e per il disarmo nucleare. Sempre attraverso la corrispondenza scambiata con personaggi di primo piano, quali Kruscev, Kennedy, Castro, Nehru, Papandreu, eccetera, la terza parte di questa autobiografia, comparsa poco prima della morte del grande filosofo, giunge alle sue logiche conclusioni già in nuce sin dal principio. L’uomo che ha perseguito la verità filosofica con una chiarezza di pensiero e di linguaggio mai sorpassata nel suo tempo, che nella sua vita privata e pubblica ha combattuto l’ipocrisia e l’imbroglio, che ha iniziato e incoraggiato nuovi movimenti in sfere tanto diverse e che ha sfidato più di una volta la reazione dei così detti benpensanti per difendere le idee in cui credeva, è qui ancora presente, sempre alacre a un’età quando la maggior parte degli altri si è già rassegnata a tacere o a mettersi in disparte. Le sue marce per la pace, le sue famose «sedute» sui marciapiedi, i raduni a Trafalgar Square che lo portarono davanti a un tribunale sono soltanto la parte più evidente della vigorosa attività del filosofo che forse ha avuto la maggiore influenza sul mondo d’oggi.

Autobiografia

Un corpo a corpo, durato quasi quarant’anni: questo è stato il rapporto tra Twain e la sua autobiografia. Risale infatti al 1870 la prima decisione di mettere nero su bianco la sua vita. Proposito naufragato nel giro di qualche infruttuoso tentativo. Da allora fino al 1905, quel tarlo portò Twain ad accumulare una quarantina di “false partenze” e una montagna di scartafacci, frammenti, appunti, scalette e capitoli, via via cestinati. Verità e franchezza – questi gli scogli contro cui s’infrangeva ogni tentativo, poiché “con una penna in mano, il libero fluire dei ricordi si ritrova imbrigliato, misurato, e si fa ipocrita”. Finché all’alba del gennaio 1906, ecco la svolta: Twain cominciò a dettare a una stenografa quella che finirà per approvare come la sua definitiva autobiografia. Tre anni più tardi, dopo 250 dettature e oltre mezzo milione di parole, l’opera poteva dirsi compiuta, ma a una condizione: la pubblicazione sarebbe avvenuta solo cent’anni dopo la sua morte. “Scrivere un libro destinato alla pubblicazione un secolo dopo consente una libertà senza pari. Solo così puoi parlare apertamente di chiunque, senza timore di ferire i suoi sentimenti, né quelli dei figli o dei nipoti”.
**