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I fantasmi della casa maledetta

Romanzo giallo ricco di atmosfera, I fantasmi della casa maledetta è ambientato nella New Orleans dell’Ottocento, città bella e misteriosa che farà da sfondo a questa affascinante storia dove il delitto si intreccia al mistero: case stregate e porte cigolanti, decrepiti palazzi nel quartiere Vieux Carré, balli in maschera di “cocotte” mulatte, giocatori d’azzardo e pistoleri a bordo di battelli che navigano il Mississippi, magia nera e magìa bianca…

I fantasmi dell’Impero

Etiopia, Africa Orientale, 1937. Da un anno Benito Mussolini ha proclamato l’Impero. Ma la propaganda tace che il popolo e il territorio sono tutt’altro che sottomessi. Più di prima infuria la guerra coloniale, anche con l’impiego dei gas, contro gli arbegnoch, i patrioti, ed è tanto più feroce quanto più incapace di successi. Dietro la brutalità degli occupanti e contro il vertice del regime coloniale serpeggia una trama oscura. Ciò che rende “I fantasmi dell’Impero” qualcosa di più di un romanzo storico è il modo in cui l’intreccio è costruito, dando la sensazione di una cronaca in presa diretta. E un miscuglio di finzione e storia che usa tutti i mezzi letterari disponibili: la narrazione immaginaria assieme al documento, le lettere e i telegrammi, il rapporto militare, l’informativa dei servizi, sigle protocolli e gerarchie, verbali di dialoghi e interrogatori. Una polifonia di testi che riproduce tutta la tensione della contemporaneità: attesa, affetto, paura, pena, rifiuto, raccapriccio. E insieme offre – attraverso crimini, sconfitte tenute nascoste, viltà e sadismi burocratici, ma anche gesti generosi e nobili persone – il quadro e il sentimento della mortificazione nazionale che fu la costruzione, irrealizzata, dell’«Impero». La storia si dipana seguendo l’inchiesta di Vincenzo Bernardi. Magistrato militare integerrimo, è lì per capire qualcosa delle azioni, da criminale di guerra, di un ufficiale, un certo Corvo. C’è stato l’attentato al viceré d’Etiopia Rodolfo Graziani, a cui gli italiani hanno risposto con una violentissima rappresaglia. Sulla scia della repressione, si è saputo di eccessi, in lontane province, che rinfocolano e rafforzano la tenace resistenza etiope. Seguendo le tracce di villaggio in villaggio, cercando i colpevoli, Bernardi entra nel cuore di tenebra del colonialismo italiano; ne conosce gli orrori, le bassezze, il conflitto sotterraneo che oppone la milizia fascista agli ufficiali dell’esercito. «Lei era dalla parte sbagliata, Bernardi». I fatti, i personaggi con i nomi cambiati, i nomi autentici, i luoghi, le battaglie, gli agguati, le esecuzioni e il resto, tutto quanto è vero, in questo romanzo; ma al centro è una finzione. Una congettura che però tracce d’archivio, coincidenze, atmosfere e certi esiti nel dopo fascismo rendono quasi plausibile.
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I fantasmi del castello

Lorenzo eredita a sorpresa un castello in una città, Tarliera, dove il tempo sembra essersi fermato al Medioevo più cupo. Anzi, il maggiordomo che lo accoglie dichiara di avere più o meno settecento anni. Il castello è popolato da centinaia di fantasmi, più o meno strani e nevrotici, accomunati dal fatto di essere stati tutte vittime di un tradimento. Quindi Lorenzo rischia di fare una brutta fine. Prima edizione nel 1997, nella collana “Le letture”, Edizioni EL. Età di lettura: da 8 anni.
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Il fantasma esce di scena

Nathan Zuckerman ritorna a New York, la città che ha lasciato undici anni prima. Durante quel lungo isolamento sui monti del New England, Zuckerman non è stato altro che uno scrittore, niente di cui occuparsi a parte il lavoro e la vecchiaia da sopportare. Vagando per le strade come un fantasma che torna da una lunga assenza, Nathan Zuckerman fa tre incontri che in breve tempo spazzano via la solitudine gelosamente custodita. Il primo è con una giovane coppia alla quale offre uno scambio case: i due lasceranno Manhattan per il suo rifugio di campagna, e lui ritornerà alla vita cittadina. Ma, dall’istante in cui li incontra, Zuckerman desidera anche un altro scambio: la sua solitudine per la sfida erotica rappresentata dalla giovane Jamie, il cui fascino lo riattrae verso tutto ciò che credeva dimenticato. Il secondo contatto lo stringe con una figura del suo passato, Amy Bellette, musa e compagna del primo eroe letterario di Zuckerman, E. I. Lonoff. Amy, un tempo irresistibile, è ormai una vecchia stremata dalla malattia. Infine il terzo incontro, quello con l’aspirante biografo di Lonoff, un giovane segugio letterario. Di colpo invischiato – come mai avrebbe voluto o previsto – nelle trame dell’amore e della perdita, del desiderio e dell’animosità, Zuckerman mette in scena un dramma interiore di vivide e intense possibilità.

Il fantasma di Manhattan

Il romanzo è il remake del “Fantasma dell’opera” di Leroux. Il mostro, dopo essere vissuto in stato selvaggio nei sotterranei di Parigi, viene aiutato da una signora e fugge su una nave. A New York organizza a poco a poco un luna park e diventa nel giro di pochi anni ricchissimo. Tormentato per il suo aspetto orribile, continua ad amare la cantante di cui si era innamorato in gioventù. Ma una lettera della sua benefattrice gli rivela un segreto: il figlio della giovane cantante che lui ama è frutto di quell’unico rapporto che i due ebbero 10 anni prima. Il desiderio di riprendersi suo figlio strazia il mostro e lo porta alla rovina.

Il Fantasma Di Canterville

Da oltre tre secoli, nelle antiche e sinistre sale del castello di Canterville si aggira inquieto lo spettro di Sir Simon. Terrificante e diabolico, non c’è efferatezza che non abbia compiuto pur di terrorizzare tutti gli abitanti del castello. Ma, all’arrivo di un’incauta famiglia di americani, il destino del povero fantasma, sopraffatto dalla stanchezza e dalla malinconia, verrà irrimediabilmente cambiato.

Il fantasma di Canterville e altri racconti

EDIZIONE REVISIONATA 10/11/2015.

Il volume è composto da cinque racconti scritti da Oscar Wilde tra il 1887 e il 1888.
Ne IL FANTASMA DI CANTERVILLE una famiglia proveniente dagli Stati Uniti acquista un castello in Inghilterra per trascorrervi le vacanze, ma il luogo è infestato dal fantasma di Sir Simon, un gentiluomo del Cinquecento… Ironico e spiritoso, il testo affronta le differenze tra la nuova cultura americana e l’antica civiltà inglese. IL PRINCIPE FELICE , splendido racconto amato da grandi e piccini, narra la storia della profonda amicizia tra una statua e una rondine, mentre ne L’USIGNOLO E LA ROSA Wilde compie una violenta critica nei confronti della mentalità dell’epoca, descrivendo l’inutile sacrificio del dolce usignolo; IL GIGANTE EGOISTA è invece una bellissima fiaba che insegna come la bontà d’animo possa riuscire a riscaldare anche il cuore più gelido. Molto diverso dagli altri racconti, IL DELITTO DI LORD ARTHUR SAVILE è dedicato alla capitale inglese e alla sua vita mondana e denuncia il vuoto e l’ottusità che si nascondono dietro la frivolezza dei salotti dell’alta società. Questo volume ripropone alcune delle più belle pagine di Oscar Wilde, in cui lo scrittore unisce all’intento educativo la critica alla morale borghese dell’Inghilterra di fine Ottocento: alla rigidità e alla severità della società vittoriana egli si oppone con narrazioni originali e fantasiose, simbolo dell’anelito alla libertà assoluta che ha caratterizzato tutta la sua vita.

(source: Bol.com)

Il fantasma dal passato (eNewton Zeroquarantanove)

Quale segreto si nasconde tra le mura della residenza del Sindaco Packard? E quale legame esiste tra la moglie di Packard e l’ambigua figura del segretario di lui? Un poliziesco ricco di atmosfera e colpi di scena, tra antichi misteri, passaggi segreti, piccoli e grandi ricatti…
**Anna K. Green**
Anna Katharine Green nacque nel 1846; figlia di un noto avvocato penalista di New York, ricavò dall’ambiente familiare una dimestichezza con il codice penale e l’ambiente giudiziario che le tornò molto utile nei suoi romanzi. Laureatasi in lettere a Pultney, nel Vermont, la Green fu la prima donna a scrivere un importante romanzo poliziesco e fu lei a coniare, per indicare un preciso genere letterario, l’espressione *detective story*, che aggiunse al titolo del suo famoso *Il mistero delle due cugine* (1878). Autrice di più di trenta opere, anche al di fuori del campo poliziesco, la Green morì a Buffalo nel 1935, un anno dopo che *Il mistero delle due cugine* era stato ristampato con l’entusiastica prefazione di S.S. Van Dine.
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### Sinossi
Quale segreto si nasconde tra le mura della residenza del Sindaco Packard? E quale legame esiste tra la moglie di Packard e l’ambigua figura del segretario di lui? Un poliziesco ricco di atmosfera e colpi di scena, tra antichi misteri, passaggi segreti, piccoli e grandi ricatti…
**Anna K. Green**
Anna Katharine Green nacque nel 1846; figlia di un noto avvocato penalista di New York, ricavò dall’ambiente familiare una dimestichezza con il codice penale e l’ambiente giudiziario che le tornò molto utile nei suoi romanzi. Laureatasi in lettere a Pultney, nel Vermont, la Green fu la prima donna a scrivere un importante romanzo poliziesco e fu lei a coniare, per indicare un preciso genere letterario, l’espressione *detective story*, che aggiunse al titolo del suo famoso *Il mistero delle due cugine* (1878). Autrice di più di trenta opere, anche al di fuori del campo poliziesco, la Green morì a Buffalo nel 1935, un anno dopo che *Il mistero delle due cugine* era stato ristampato con l’entusiastica prefazione di S.S. Van Dine.

Fang

Max, Fang, Iggy, Nudge, Gasman e Angel sono stati le cavie di un esperimento genetico che ha mutato per sempre il loro DNA, rendendoli al novantotto per cento umani e al due per cento uccelli. Fuggiti dal laboratorio in cui sono cresciuti, e costantemente braccati dai loro stessi creatori, i ragazzi sono costretti a combattere non solo per se stessi, ma anche per la salvezza del mondo intero…
Max è abituata a stare costantemente all’erta, pronta a radunare lo stormo e a volare via al minimo segnale di pericolo. Tuttavia persino lei è paralizzata dalla paura quando la piccola Angel, la più dotata del gruppo, ha un’agghiacciante premonizione: Fang sarà il primo di loro a morire. Confusa e sconvolta, Max non può nemmeno immaginare una vita senza di lui: Fang è il suo braccio destro, il suo migliore amico, la sua anima gemella… Nel disperato tentativo di proteggerlo, quindi, è costretta per qualche tempo ad abbandonare lo stormo che, istigato da Angel, inizia a mettere in dubbio il suo ruolo di capo. E tutto ciò accade proprio mentre i ragazzi devono affrontare una nuova, spaventosa minaccia. Il dottor Hans, proprietario di un avanzatissimo laboratorio di ricerca, ha infatti una terribile sorpresa in serbo per loro: Dylan, un quindicenne alato creato con l’unico scopo di diventare il consorte di Max. E, per realizzare il piano, Fang deve essere eliminato.

Una Famiglia Per Natale

Zac non ha mai avuto una famiglia tutta sua, ma Rudy ne ha una così grande da poterla condividere.
Rudy, timido e senza esperienza, ha una cotta per Zac fin dal momento in cui il suo nuovo collega è entrato dalla porta dell’ufficio. Una sera in ufficio prima di Natale, Rudy trova il coraggio di farsi avanti, e iniziano a legare. Quando scopre che a Natale Zac sarà completamente solo, lo invita a passarlo a casa sua.
Zac preferisce tenere le persone a distanza, eppure quando Rudy gli offre un Natale in famiglia resistere è impossibile. Lui è orfano, e rimane piacevolmente sorpreso dal modo in cui viene accolto a casa di Rudy. L’unico inconveniente è che tutti danno per scontato che loro siano una coppia. Non volendo deludere la madre di Rudy e trasformare il Natale in una situazione imbarazzante, decidono di non negarlo.
Per Zac non è certo difficile fingersi il fidanzato di Rudy, ma la recita gli fa desiderare cose che lo spaventano… per esempio avere davvero una relazione con lui. Ha già subìto abbastanza rifiuti nella sua vita, e ha paura di mettere a rischio il suo cuore. Se riesce a superarli, e a lasciar entrare Rudy nella sua armatura, per Natale potrebbe ricevere più di quanto avesse mai immaginato.
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### Sinossi
Zac non ha mai avuto una famiglia tutta sua, ma Rudy ne ha una così grande da poterla condividere.
Rudy, timido e senza esperienza, ha una cotta per Zac fin dal momento in cui il suo nuovo collega è entrato dalla porta dell’ufficio. Una sera in ufficio prima di Natale, Rudy trova il coraggio di farsi avanti, e iniziano a legare. Quando scopre che a Natale Zac sarà completamente solo, lo invita a passarlo a casa sua.
Zac preferisce tenere le persone a distanza, eppure quando Rudy gli offre un Natale in famiglia resistere è impossibile. Lui è orfano, e rimane piacevolmente sorpreso dal modo in cui viene accolto a casa di Rudy. L’unico inconveniente è che tutti danno per scontato che loro siano una coppia. Non volendo deludere la madre di Rudy e trasformare il Natale in una situazione imbarazzante, decidono di non negarlo.
Per Zac non è certo difficile fingersi il fidanzato di Rudy, ma la recita gli fa desiderare cose che lo spaventano… per esempio avere davvero una relazione con lui. Ha già subìto abbastanza rifiuti nella sua vita, e ha paura di mettere a rischio il suo cuore. Se riesce a superarli, e a lasciar entrare Rudy nella sua armatura, per Natale potrebbe ricevere più di quanto avesse mai immaginato.

La famiglia dell’antiquario

La famiglia dell’antiquario (Venezia, teatro Sant’Angelo, carnevale 1750) è la prima commedia di Goldoni a trasmetterci il senso di una crisi imminente: una crisi delle strutture sociali e dei relativi modi di comportamento. E’ una commedia attraversata da una serie di contrasti che, invece di comporsi in lieto fine, restano aperti, irrisolti. Da un lato, una nobiltà che ha già abdicato, che riconosce alla borghesia il primato e il diritto al governo (della famiglia, e, presto, della società); dall’altro, una borghesia che esita a prendere saldamente in pugno la situazione, perché non ancora perfettamente consapevole di sé.
(source: Bol.com)

La famiglia Benade

Sudafrica, 1994. Al 127 di Marta Street, nel sobborgo di Triomf, alla periferia di Johannesburg – un quartiere operaio popolato esclusivamente da bianchi indigenti – abita la famiglia Benade. Pop, il pater familias, bretelle ciondoloni sulle ginocchia, capelli bianchi arruffati e dritti sulla testa, a quasi ottant’anni non si alza ormai più dalla poltrona davanti al televisore. Anche Mol, sua moglie, non scherza. Se ne sta seduta con le gambe larghe sotto la vestaglietta che non toglie mai, facendo dondolare su e giù il dente finto e fumando una sigaretta dietro l’altra. Entrambi cercano di tenersi alla larga da Lambert, il figlio quarantenne, epilettico e affetto da disturbi della personalità che lo rendono pericoloso per se stesso e gli altri. E poi c’è Treppie, il fratello di Mol, che si è assunto il ruolo di provocatorio filosofo della famiglia e quando la mette giù dura dice cose davvero meschine e cattive. Trent’anni prima, all’epoca della sua costruzione, Triomf era pieno di gente nuova, erano tutti giovani e pieni di belle speranze. I Benade se lo ricordano ancora il giorno in cui il Community Development annunciò la costruzione di abitazioni per i ‘bianchi bisognosi’ proprio lì, dove una volta c’era Sophiatown. Il terreno era stato spianato dai bulldozer e i “cafri” se n’erano andati. Triomf, sarebbe diventato un quartiere pieno di ‘belle casette per bianchi’. Il quartiere dove i Benade sarebbero diventati ricchi. Non lo sono diventati. La casa in cui vivono, con due cani che non la piantano di abbaiare e fanno i loro bisogni ovunque, è fatiscente. L’inverno ha reso l’erba del giardino simile a paglia. Le lastre di lamiera sul tetto si sono allentate. Il legno si sta scrostando, in certi punti è proprio marcio e pende a brandelli dal tetto. Solo la cassetta della posta viene tenuta come un gioiello, perché di questi tempi bisogna avere una cassetta della posta decente a Triomf. Siamo infatti alla vigilia delle prime elezioni democratiche del Paese, elezioni da cui Mandela uscirà vincitore, e i Benade, come gli altri abitanti di Triomf, sono stufi delle promesse della politica. Così come sono stufi dei picchiatori razzisti del National Party, dei testimoni di Geova e della città che incombe su di loro come un gigante vendicativo. L’unico modo che hanno per sopravvivere è ripetersi l’un l’altro che non hanno altro che la famiglia, per quanto sgangherata sia, e un tetto sopra la testa. Con una prosa impeccabile, Marlene van Niekerk è riuscita a forzare il varco del pregiudizio e del tabù dipingendo un memorabile affresco del Sudafrica e degli effetti dell’apartheid sugli afrikaner, la popolazione di boeri bianchi che colonizzò il paese al seguito della Compagnia Olandese delle Indie Orientali. La famiglia Benade è stato acclamato come uno dei migliori romanzi mai scritti in afrikaans, un’indagine tragicomica sullo sforzo umano di dare un senso alla vita, anche nella più misera e abietta delle circostanze. ‘Crudele paradosso: da un lato un Paese che finalmente si affaccia alla democrazia, e dall’altro il naufragio morale di una famiglia descritto con terribile violenza. Ma anche con empatia straziante, con una compassione che trasforma l’allegoria politica in parabola evangelica’. L’Express ‘Una pietra miliare per la letteratura del Sudafrica’. Daily Telegraph ‘Scritto in maniera splendida’. The Economist ‘Un grande romanzo. Uno spaccato devastante di un sottoproletariato chiuso in un circolo vizioso di povertà e disperazione’. The Observer
(source: Bol.com)

Una famiglia americana

Tutti ammirano i Mulvaney, tutti li invidiano. Sono un clan chiassoso e allegro, una famiglia perfetta; la loro fattoria nel nord dello stato di New York è una casa da fiaba abitata da uno stuolo di cani, gatti, cavalli, mucche e pecore, sempre piena di amici e parenti. Michael, il padre, ha un’impresa edile ben avviata, è conosciuto, rispettato, membro orgoglioso del country club. Sua moglie Corinne è una donna “nervosamente allegra”, visceralmente anticonformista, con una solida fede religiosa, la mente sempre in fermento, la passione per l’antiquariato e la politica. I figli conoscono soltanto valori saldi e fiducia nella vita: Mike junior è un campione di football, Patrick un genio in erba delle scienze naturali, il piccolo Judd l’adorante mascotte dei fratelli maggiori. Poi c’è Marianne, bella, dolcissima, sempre attenta agli altri, che si affaccia con un po’ di ingenuità ai suoi sedici anni. Ma nel giorno di san Valentino del 1976, dopo il ballo della scuola, le accade qualcosa di terribile. Un “incidente” innominato e innominabile che avvelena la serenità della famiglia, spezza quei codici di comunicazione che permettevano ai Mulvaney di capirsi senza fatica, di riconoscersi come parte di un tutto. È un incantesimo malvagio, la famiglia perfetta non esiste più. L’affetto che li lega non riesce più a scorrere; l’evento drammatico li trasforma, li allontana; ciascuno combatte la sua lotta in nome della giustizia, della vendetta, o del perdono.
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I falsi protocolli: Il “complotto ebraico” dalla Russia di Nicola II a oggi

Nei primi anni del Novecento cominciò a circolare – dapprima in Russia, poi nell’Europa occidentale e negli Stati Uniti – un libro dal titolo apparentemente neutro, I Protocolli dei Savi Anziani di Sion (il cui testo è qui riprodotto in appendice), che descrive in ogni particolare la strategia messa in atto dagli ebrei per conquistare il mondo. Riconoscendovi il plagio di un pamphlet contro Napoleone III e di altri coevi testi antisemiti, nel 1921 il Times dimostrò che i Protocolli erano un falso, ed erano stati scritti probabilmente a Parigi da agenti dell’Ochrana (il servizio segreto zarista) per fomentare i pogrom che insanguinavano il declino dell’impero. Nonostante la comprovata falsità, i Protocolli sono in seguito riaffiorati periodicamente a sostegno di ogni campagna antiebraica: nella Germania hitleriana e nell’Italia fascista, in Medio Oriente (dove arrivarono «nei bagagli della propaganda di Goebbels») e nella Russia dei nostri giorni. Sergio Romano non solo ripercorre in modo capillare i retroscena delle vicende legate a questa colossale mistificazione, ma indaga anche gli scopi cui essa è servita e gli orrori che ha contribuito a provocare nel secolo scorso.

False coscienze

L’apparente inaugurazione di una casa, tra vecchi amici e intellettuali velleitari, mette alla prova un amore al capolinea che si sbriciola davanti a una piccola tragedia stradale, protagonisti due anziani inquilini, una macchina e un cane. L’inspiegabile ascesa di Lojacono, stolido e verboso studente trasformato di colpo in autore di best-seller, rivela ai suoi compagni le ambiguità del loro cenacolo letterario e del loro mentore Astolfo Bordiga. Il ritorno di Pietro dalla madre malata sfocia in un’ultima, fatale replica del consueto corpo a corpo astioso e ricattatorio. Sullo sfondo una Bologna sporca e scura, che non perdona alla giovinezza di svanire, e in primo piano i rapporti di coppia, le ambizioni culturali e le relazioni famigliari di chi è diventato adulto a cavallo tra i due secoli.
Da una voce giovane ma già autorevole della narrativa e della critica italiana.
(source: Bol.com)