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Gli esseri viventi esibiscono una straordinaria diversità di forme, dalle strisce della zebra ai disegni simmetrici sulle ali di una farfalla alle spirali della chiocciola. Come può una tale variegata modulazione di forme sbocciare da un grumo di cellule embrionali? Carroll, con Infinite forme bellissime, introduce una nuova disciplina che ha fatto il suo ingresso nel panorama scientifico contemporaneo: l’Evo-Devo, abbreviazione di Evolutionary Developmental Biology (“biologia evolutiva dello sviluppo”), rappresenta oggi una nuova frontiera della ricerca, in grado di interrogarsi sui rapporti tra sviluppo embrionale ed evoluzione delle specie.
Da un lato le strutture della vita si riformano ad ogni nuova nascita di organismo con grande fedeltà, grazie a meccanismi sofisticati, e ancora poco conosciuti, di regolazione genica e differenziazione cellulare. Viceversa, alcune mutazioni intervenute nella storia naturale hanno modificato questi piani di sviluppo corporeo, incidendo profondamente su alcune svolte cruciali dell’evoluzione, come la diversificazione dei mammiferi e la nascita del genere Homo.
Sean Carroll, con una scrittura chiara e divulgativa, accompagna il lettore alla scoperta di questa autentica rivoluzione culturale, zona calda in cui si sta sviluppando il dibattito scientifico del XXI secolo.

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E se in un giorno del nostro passato, nell’epoca in cui pirati e bucanieri solcavano i mari d’Europa, dalle immensità profonde degli spazi astrali fossero giunti esseri alieni provenienti da mondi senza nome? Che cosa sarebbe accaduto, quale mistero del tempo e dello spazio avrebbe trovato una soluzione diversa da quella che la nostra storia afferma?… Questa è la storia di un’astronave giunta dagli spazi siderali… in un’epoca nella quale neppure nei sogni più audaci dei romanzieri l’idea di un’astronave avrebbe potuto turbare i sogni dei lettori… ed è la storia di una missione considerata assolutamente priva di senso, ma allo stesso tempo disperata e urgente per salvare la vita e lo scopo di esseri molto più progrediti degli abitanti della Terra di quei tempi. E’ la storia di un nodo temporale nascosto in una regione impervia del nostro mondo conosciuto, ed è anche la storia di una donna che si oppone agli intrighi e ai misteri che giungono da regioni insospettate degli spazi siderali. È, in breve, il più affascinante romanzo di Alfred Elton van Vogt scritto negli ultimi venti anni… un romanzo che lo stesso autore, nell’introduzione a questa unica edizione italiana integrale e completa, dedica in maniera particolare ai lettori degli Slan, la collana che prenda il nome dal più famoso romanzo di questo grande scrittore. Incontro con l’infinito è il romanzo che van Vogt ha scritto e presentato appositamente per i lettori della nostra collana… ed è, di conseguenza, il più affascinante e prestigioso tra i libri usciti negli ultimi anni di questo grande autore.

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Benvenuti a Cedar Cove, un luogo adorabile. Qualcuno a volte lo lascia, ma nessuno riesce a dimenticarlo.Beth Morehouse per Natale si aspetta il pacchetto completo di felicità. Il suo vivaio di abeti sta andando a gonfie vele, le sue figlie e i suoi cani stanno bene e sono felici e la sua relazione con il veterinario Ted Reynolds diventa ogni giorno più coinvolgente. Ma non sarà tutto rose e fiori: qualcuno le lascia sull’uscio un cesto pieno di cuccioli da accudire e le figlie hanno invitato il padre per le feste, sperando in una riconciliazione. La vita a Cedar Cove è come sempre piena di sorprese, ma quale sarà il lieto fine sotto il vischio?Un romanzo imperdibile per riempire il periodo natalizio di calore e gioia. Un finale di tutto rispetto per l’affiatata comunità di Cedar Cove.

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Se Dante dovesse riscrivere oggi la *Divina Commedia* non avrebbe che l’imbarazzo della scelta per popolare l’Inferno, ma chi potrebbe ospitare invece nel suo Paradiso? Dovrebbe cercare le versioni moderne dei santi o dei teologi e li troverebbe forse negli scienziati applicati o teorici, le cui invenzioni o scoperte ci permettono di vivere meglio la vita e di comprendere meglio il mondo. E se gli autori dei programmi televisivi dovessero spopolare i talk show dai nani e le ballerine che li affollano, per ripopolarli di giganti dell’intelletto e di acrobati del pensiero, dove mandarebbero i loro agenti a reclutarli? Alla cerimonia dei Nobel, dove ogni anno vengono assegnati i premi per l’economia, la medicina, la chimica e la fisica, o ai quadriennali Congressi Internazionali in cui vengono invece assegnate le medaglie Fields per la matematica.
Poiché ad aspettare c’è rischio di invecchiare, Piergiorgio Odifreddi ha collezionato per sei anni, in giro per il mondo, interviste con premi Nobel e medaglie Fields, allestendo un suo personale programma di incontri con cinquanta menti straordinarie che hanno cambiato la scienza e il mondo, e che qui raccontano a un «matematico impertinente» che li solletica e li stuzzica le loro storie, le loro scoperte e i loro pensieri.

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Dopo essere sfuggita a un assalto durante il viaggio verso l’India, Emily Ensworth riesce a raggiungere la residenza del governatore. Con sé ha una lettera che potrebbe contenere informazioni sull’identità del criminale conosciuto come Cobra Nero. Durante il soggiorno in Oriente, Emily conosce il maggiore Gareth Hamilton e si convince di aver incontrato l’uomo della sua vita, tanto che quando lui lascia il paese decide di inseguirlo. Impegnato in una pericolosa missione e braccato dal nemico, Gareth non si aspettava certo di incontrarla di nuovo, rendendosi ora conto che la vita di Emily è a rischio quanto la sua…

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“Curiosità, inquietudine, fede religiosa, desiderio di avventura, volontà di conoscere, necessità materiali, esigenze di lavoro sospingono continuamente questo mondo in movimento. Nessun resoconto di viaggio, per quanto fedele possa essere, è in grado di descriverci l’intensità della circolazione di esseri comuni sulle strade medievali”
Nel Medioevo si viaggia per ragioni politiche, per lavoro, per pregare o per studiare: sulle strade si incontrano re e mercanti, pellegrini e fuorilegge, chierici e giullari, emarginati e cavalieri erranti. Si naviga nei fiumi, nei laghi, nei canali, nei mari e nell’oceano. Nell’osservare da vicino questa variegata umanità itinerante, il libro la raffigura mentre attraversa paesi e continenti, ne ricostruisce i percorsi, le fatiche, le paure, le emozioni. Che cosa significava mettersi per strada lasciando la propria casa alle spalle, come si viaggiava in concreto, quali erano le conoscenze geografiche e le rappresentazioni fantastiche, quali i paesi conosciuti, quale il rapporto con le genti straniere?

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Il racconto di Marco e dei suoi trent’anni tiene insieme la storia di una «generazione smarrita» e quella del Novecento: il secolo di cui tutti siamo figli. Mi ha cercata un giorno per farmi conoscere la sua battaglia, la stessa di tanti suoi coetanei. La sensazione di non trovare un posto in una famiglia in cui ognuno, quel posto, giusto o sbagliato che fosse, l’aveva trovato. Un bisnonno partigiano, un nonno comunista e uno professore. Una nonna «santa», l’altra medico. I genitori nelle milizie degli anni di piombo, poi riparati nella vita dei boschi, infine in una setta. L’elenco degli eserciti è completo, a contare tre generazioni dalla sua.E lui? «Io sono nato in un tempo di guerra mascherato da tempo di pace», mi ha detto: «Quando dico *noi* , non so chi siamo, *noi*. Siamo una moltitudine di solitudini. Non c’è niente che possiamo cambiare». E invece sí. Invece questa storia mostra che c’è sempre un luogo dove andare. Qualcosa che cambia. Anche quando fuori c’è nebbia e nessuno ti indica la strada. La vita corre e chiama, bisogna saperla ascoltare.
**Concita De Gregorio**
A volte basta fare un passo, dire una parola, spostare appena lo sguardo per vedere il mondo, come una sorpresa, con occhi diversi. È quello che accade a un ragazzo di trent’anni quando inizia a ripensare alla propria vita: Marco è alla ricerca di una strada e si è sempre sentito estraneo a una famiglia, la sua, che riassume le contraddizioni del secolo scorso. Una famiglia in cui ognuno crede in qualcosa, sia un’idea, un partito, una chiesa. Lui, invece, si sente in lotta contro tutto: il soldato di un esercito invisibile. Ed è nel pieno di un’età cruciale, di cui nessuno parla – la guerra dei trent’anni, tempo di primi bilanci e culla di molti congedi. Qui comincia una storia dalle tante anime, piena di slanci di dolori di dubbi, e di ironia. Il racconto di un ragazzo che, cucendo insieme i pezzi del proprio passato, prova a capire chi è davvero. Marco ama la musica e i numeri. Fa tornare i suoi conti, sa ascoltare. La cosa fondamentale è stare a tempo. Anche nel dialogo con la sorella amatissima, con l’amico, con una fidanzata che come tutte le donne «gli mette ansia», coi nonni. Cerca un vero padre, scopre di non essere, come credeva, un alieno in questo mondo. Una storia che è la nostra, quella dei nostri figli che provano a darsi un futuro. Lo faranno. Nel gioco del mondo, si perde solo quando si rinuncia a giocare. Marco – le tasche piene di tutto quello che manca – va e ci porta con sé. È magnifico tirare il sasso e saltare con lui.

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Un altro anno scolastico sta per cominciare e Laurel è finalmente felice. La sua storia d’amore con David procede a gonfie vele da quando lei ha rinunciato a vivere ad Avalon, tra le fate, per stargli accanto. Certo, non è stato facile dire addio a Tamani, ma Laurel è sicura di aver fatto la scelta giusta. Il primo giorno di scuola, però, accade qualcosa che turba la serenità appena conquistata: mentre attraversa il corridoio affollato di compagni, Laurel si ritrova a fissare un paio di occhi verdi e misteriosi, che conosce fin troppo bene. È lui, Tamani. In un istante il sentimento che credeva di aver dimenticato la travolge, insieme con il ricordo dei brividi e delle emozioni che solo lui riusciva a farle provare… Ma le notizie che porta Tamani interrompono bruscamente i suoi sogni a occhi aperti: la sua vita, e il regno di Avalon, sono di nuovo in pericolo. La minaccia, questa volta, viene da un nemico oscuro e potente, un nemico contro cui gli incantesimi delle fate potrebbero non bastare. Per Laurel è un momento cruciale: ignorerà la sua vera natura per restare con David, oppure combatterà per proteggere Avalon al fianco di Tamani? Il tempo stringe, perché il pericolo potrebbe essere ovunque. E anche le persone più insospettabili potrebbero nascondere segreti sconvolgenti. Come Yuki, la nuova studentessa dai delicati tratti orientali che sembra apparsa dal nulla… **

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Nel giro di pochi minuti, i telefoni di tutte le agenzie stampa del mondo cominciarono a squillare: il famoso pilota di Formula 1 Manuel Fangio era stato rapito da un commando rivoluzionario del Movimento 26 Luglio. Intorno a questo rapimento anomalo si snoda la storia di Yara Gutierrez, la bella ereditiera di una delle famiglie più ricche dell’isola, tra una lunga scia di sangue, la violenza della corruzione della mafia italoamericana, la ferocia della dittatura, le passioni, i tradimenti, le vendette e il vento della rivoluzione. Tra le luci sfavillanti de L’Havana della fine degli anni ’50, i chiaroscuri di un intricato gioco di maschere, un giallo storico che conclude la saga che ha raccontato un secolo e mezzo di rivoluzioni nell’isola dei Caraibi. Il “Vento prima del vento” è il quarto e ultimo episodio della saga dei Gutierrez e svela la forza del movimento castrista e le debolezze del regime del dittatore Batista che di lì a pochi mesi sarebbe caduto per mano dell’esercito rivoluzionario.

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Nel 2003 usciva Mi Fist, un disco che avrebbe cambiato per sempre le sorti della musica italiana; i suoi artefici sono i Club Dogo, un gruppo che, con il suo talento e il suo immaginario, è ormai entrato nella storia della musica.
Con un linguaggio inedito e coraggioso, un sound senza compromessi e una eccezionale originalità e credibilità, il collettivo ha aperto la strada a generazioni di rapper e producer. Ma come si arriva a rivoluzionare un genere musicale e, con esso, la cultura stessa di un Paese tradizionalista e restio alle novità come il nostro? A raccontarlo è Don Joe, che dei Club Dogo è il produttore e con le sonorità da lui create ha gettato le fondamenta per un cambiamento epocale. Dalla scoperta dell’hip hop ai primi passi nel music business, dall’incontro con Gué Pequeno e Jake La Furia al successo internazionale, dalle collaborazioni con Marracash, Vegas Jones e i grandi nomi del pop alle sue imprese soliste, Don Joe rivela i retroscena, le soddisfazioni e le difficoltà che si nascondono dietro la sua trentennale carriera. Una storia che appassionerà sia i fan della prima ora sia i neofiti, ricca di aneddoti mai svelati e consigli utili a chi si trova a intraprendere la stessa strada oggi. Perché il tocco di Mida è il presupposto per trasformare ogni disco in oro, ma è necessario acquisire l’abilità e la saggezza per utilizzarlo al meglio.

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Il libro fornisce un puntuale aggiornamento dei progressi scientifici conseguiti negli ultimi anni nel campo dell’assessment di personalità “Rorschach-based”, passando in rassegna i vari ambiti in cui il test di Rorschach viene attualmente impiegato e quelli in cui potrebbe esserlo nel prossimo futuro. In particolare sono esaminati vantaggi e criticità dell’utilizzo di questo celebre test in contesti come quello forense, ospedaliero-sanitario, di comunità e psicopatologico. Frutto della collaborazione dei maggiori esperti della materia, il testo sarà di grande utilità per tutti coloro che a vario titolo (psicoterapeuti, psicologi clinici, psicologi forensi, psichiatri) utilizzano il Rorschach nella loro professione.

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Elena Varani è una donna giovane, bella, fatale. Ama sedurre e farsi sedurre, un gioco pericoloso che la lascia sola con un figlio, il piccolo Giovanni, detto Anni. Giulio, il padre del bambino, fa perdere le proprie tracce, così Elena trova la protezione del signor Margoni, il titolare della pellicceria in cui lavora. L’uomo si prende cura di lei e le procura un lavoro come attrice, ma Elena preferisce alle sue attenzioni cortesi quelle meno nobili di un giovane ricco, bello e sfrontato. La loro vita eccitante, tra circoli esclusivi e corse in automobile nelle notti di Milano, si rivela un’illusione che si dissolve alle prime luci dell’alba, quando Elena dovrà scegliere tra il suo terzo amore e una nuova, inaspettata, possibilità. Nel suo primo romanzo in volume, Scerbanenco racconta con l’istinto del detective un’implacabile dark lady, sospesa tra peccato e innocenza. Un esordio che ha la firma inconfondibile del maestro del noir italiano. “Quando avrò cinquant’anni, forse, scriverò a freddo, senza passione, delle caldissime vicende d’amore e, allora sì, non sarò più romantico. Ma fino a quell’epoca, lo sarò e avrò tutto il diritto di chiudermi in un albergo sul lago per scrivere trecento cartelle sulla storia di una donna incontrata alle due di notte in una strada di Milano.” Dall’introduzione di Giorgio Scerbanenco

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Il tango, è stato scritto, è «un pensiero triste che si balla». Ma la malinconia del tango, la sua natura di scena drammatica, di lamento amoroso, di ballo lento, languido e voluttuoso, sono legate al periodo in cui si afferma nelle capitali europee (a Parigi, anzitutto) e viene universalmente accettato. Un periodo che a Borges poco interessa, perché nulla ha a che vedere con le sue origini di ballo audace e indecente, di «rettile da lupanare», come lo definiva Lugones. Per salvaguardare quelle origini lontane, nell’ottobre del 1965 Borges ha tenuto un ciclo di quattro conferenze che, fortunosamente registrate, solo di recente sono tornate alla luce e sono diventate un libro, inatteso e sorprendente. Perché nelle parole di Borges rivivono la Buenos Aires della sua infanzia – una piccola città di case basse con il patio, senza alberi, circondata da campi aperti –, le milonghe e le habanera che sono all’origine del tango, i locali infami dove lo si danzava, frequentati da guappi maestri di coltello e di ardimento, da rissosi «niños bien», da magnaccia e donne di malaffare. Ma soprattutto rivive l’anima di quei tempi: la provocazione disinteressata, l’allegra spavalderia, il gusto di sfidare il più forte solo per mettere alla prova il proprio coraggio – la felicità del coraggio. Esattamente ciò che vibra nel tango originario, simbolo di felicità. **
### Sinossi
Il tango, è stato scritto, è «un pensiero triste che si balla». Ma la malinconia del tango, la sua natura di scena drammatica, di lamento amoroso, di ballo lento, languido e voluttuoso, sono legate al periodo in cui si afferma nelle capitali europee (a Parigi, anzitutto) e viene universalmente accettato. Un periodo che a Borges poco interessa, perché nulla ha a che vedere con le sue origini di ballo audace e indecente, di «rettile da lupanare», come lo definiva Lugones. Per salvaguardare quelle origini lontane, nell’ottobre del 1965 Borges ha tenuto un ciclo di quattro conferenze che, fortunosamente registrate, solo di recente sono tornate alla luce e sono diventate un libro, inatteso e sorprendente. Perché nelle parole di Borges rivivono la Buenos Aires della sua infanzia – una piccola città di case basse con il patio, senza alberi, circondata da campi aperti –, le milonghe e le habanera che sono all’origine del tango, i locali infami dove lo si danzava, frequentati da guappi maestri di coltello e di ardimento, da rissosi «niños bien», da magnaccia e donne di malaffare. Ma soprattutto rivive l’anima di quei tempi: la provocazione disinteressata, l’allegra spavalderia, il gusto di sfidare il più forte solo per mettere alla prova il proprio coraggio – la felicità del coraggio. Esattamente ciò che vibra nel tango originario, simbolo di felicità.

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Alessandro Pavolini incarnò due anime opposte, ma non contraddittorie del fascismo: il culto dello «stile» e quello dell’azione. Scrittore raffinato, con due lauree, fu l’intellettuale del regime. Al tempo stesso, però, ne rappresentò anche lo spirito più cupamente violento, distinguendosi come squadrista a diciassette anni, sanguinario leader del Partito fascista repubblicano durante l’avventura di Salò e vero responsabile della guerra civile in Italia. In una narrazione documentata e avvincente, Arrigo Petacco coglie perfettamente quella che definisce la «doppia personalità» di Pavolini, mostrando come l’ideatore dei Littoriali, del Maggio fiorentino e di molte altre iniziative culturali, fu anche l’occhiuto ministro della Cultura popolare e nel contempo il più strenuo difensore dell’ortodossia fascista. Ne emerge la figura di un uomo dominato da un rigore ideologico e da un disprezzo per i compromessi. Nel *Superfascista* , pubblicato per la prima volta nel 1982 con il titolo *Pavolini, L’ultima raffica di Salò* , rivive una tragedia realmente avvenuta che ha del romanzesco, arricchita, del resto, dalla storia di un appassionato e tumultuoso amore, quello tra Doris Durante, l’attrice più sexy dell’epoca, e coronata da una «bella morte», il gran finale con il quale Pavolini ha voluto chiudere, eroicamente, la sua vita, unico fra i gerarchi della Repubblica di Salò a essere catturato con le armi in pugno.