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Le grandi storie della fantascienza: 7

È il 1945 e il secondo conflitto mondiale volge al termine. Scrittori di fantascienza tornano dal fronte; altri, esentati dall’ecatombe, continuano a scrivere come se nulla fosse; altri ancora si preparano a una fase ulteriore, la “guerra fredda”, che scoppierà di lì a poco. Nessuno di loro forse immagina che la catastrofe più grande nella storia dell’umanità – stermini basati sull’appartenenza a una presunta “razza”, mezzi terrificanti di massacro, armate in lotta su ogni quadrante del mondo – rilancerà la fantascienza. Genere trascurato, e tuttavia capace di descrivere, sia pure in via metaforica, grandi sistemi in lotta. Cosa che la letteratura mainstream non riesce a fare se non di rado. Il settimo volume de Le grandi storie della fantascienza, a cura di Isaac Asimov, riflette bene la transizione in corso. C’è il recupero insistito di un caposcuola della sf degli anni Venti, Murray Leinster. Generazioni hanno sognato sulle sue forse ingenue fantasie, zeppe di scienziati brillanti, di astronavi misteriose, di messaggi enigmatici provenienti dallo spazio, di energia positivista. Ma ci sono anche, molto più problematici, Fredric Brown, Lewis Padgett, Fritz Leiber e molti altri. Quasi un’antitesi a Leinster. Quale futuro luminoso, dopo una guerra che aveva imbruttito e fatto sanguinare il mondo intero?
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Le grandi storie della fantascienza: 5

Il 1943 segnò una svolta nella Seconda guerra mondiale. I “Tre Grandi”, Roosevelt, Stalin, Churchill, si riunirono a Teheran per mettere a punto i piani che avrebbero definitivamente sconfitto la Germania. Nel Pacifico le forze giapponesi ricevettero la sconfitta decisiva a Guadalcanal, Frank Sinatra diventò una stella dello spettacolo, Dylan Thomas pubblicò i NewPoems, e l’uso della penicillina fu applicato con successo nella terapia di molte malattie. Il 1943 fu una buona annata per la science fiction, nonostante la maggioranza degli scrittori fosse sotto le armi. Tra le migliori storie scritte in quell’anno quelle di Leigh Brackett, Anthony Boucher, Edmond Hamilton, Eric Frank Russel.
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Le grandi storie della fantascienza: 4

Nel 1942 gli echi della guerra si facevano sentire dolorosamente in tutto il mondo. Ma contemporaneamente, nei sotterranei dell’Università di Chicago, Enrico Fermi otteneva la prima reazione a catena controllata nel primo reattore nucleare del mondo: era cominciata l’era atomica. Sempre negli Stati Uniti veniva montato il primo vero computer del mondo (ENIAC). E proprio nel 1942, epoca d’oro per la fantascienza, sono stati scritti i racconti pubblicati in questa antologia: racconti di Fredric Brown, A.E. van Vogt, Alfred Bester, Hai Clement, George 0. Smith e lo stesso Asimov.
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Le grandi storie della fantascienza: 21

I quattordici migliori racconti di fantascienza del 1959. Alle soglie degli anni Sessanta grandi scoperte portarono i primi uomini sulla luna, ma nel contempo le battute iniziali della guerra fredda tra le due superpotenze insinuarono in molti animi un senso di profonda inquietudine. Nel 1959 le migliori penne della fantascienza riversarono ansie, paure e speranze di quell’epoca: Marion Zimmer Bradley, Lawrence Block, Jack Sharkey, Cordwainer Smith, Chandler Davis, Philip José Farmer, Theodore Sturgeon, Alfred Bester, William Tenn, Robert Sheckley, Clifford D. Simak, Mark Clifton, Damon Knight, Carol Emshwiller conducono il lettore ai confini della realtà alterando le sue cognizioni di spazio e tempo.
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Le grandi storie della fantascienza: 19

I quindici migliori racconti di fantascienza del 1957. Il 1957 fu un anno esplosivo. La Gran Bretagna si unì al club delle potenze termonucleari, gli Stati Uniti misero alla prova il loro primo missile cabalistico intercontinentale. Ma l’evento più stupefacente fu il successo del lancio degli Sputnik I e II. Camus vinceva il Nobel per la letteratura e Kubrick faceva uscire nelle sale “Momenti di gloria”. Anche per la fantascienza fu una grande annata, come mostrano i quindici racconti di questa antologia scritti da Isaac Asimov, H. Beam Piper, Kate Wilhelm, Poul Anderson, Theodore R. Cogswell, Carol Emshwiler, Robert Silverberg, Brian Aldiss, A. Bertram Chandler, C.M. Kornbluth, Llyd Biggle jr., Rog Phillips, Harlan Ellison.
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Le grandi storie della fantascienza: 18

Ancora due volumi della serie “Le grandi storie della fantascienza”, che ripercorrono stavolta il biennio 1955-1956, anni che videro l’istallazione della prima centrale nucleare, dei primi lanci di satelliti nello spazio, quando in tutto il mondo si festeggiò il matrimonio di Marilyn Monroe con Arthur Miller. I due volumi antologici comprendono come di regola racconti di autori “di prima categoria”, veri giganti del genere tra cui: Theodore Sturgeon, Philip K. Dick, Eric Frank Russell, Arthur C. Clarke, e ovviamente lo stesso Isaac Asimov.
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Le grandi storie della fantascienza: 16

“Siamo, con “Le grandi storie della fantascienza” scelte da Isaac Asimov, al 1954. Non è un anno cruciale per il genere, ma la continuazione di un successo, non ancora di critica ma sicuramente di pubblico. Nata in Europa, sbarcata negli Stati Uniti, lì divenuta letteratura di massa, la science fiction ha preso a dilagare, con l’inizio degli anni cinquanta, nel continente d’origine e nel mondo intero. Non è il cinema a farle da sostegno. Le espressioni cinematografiche della fantascienza scritta sono spesso trite e semplicistiche, salvo rare eccezioni. No, è proprio la narrativa a sedurre lettori di ogni paese. Contano l’ingegnosità delle storie, il fascino e assieme un certo senso d’orrore legati all’idea di futuro (la minaccia atomica è sempre più attuale), il timore oscuro di evoluzioni incontrollabili del presente. La fantascienza è un genere “di evasione” da cui non si evade. Ti proietta lontano, ma dove approdi ritrovi i problemi che avevi sperato di lasciarti alle spalle. Il lieto fine non è affatto garantito, l’inquietudine è presente in ogni pagina. Alcuni degli autori scelti da Asimov, da Matheson a Dick, sapranno farsi interpreti delle apprensioni che ancora avvertiamo ai giorni nostri.” (Valerio Evangelisti)
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Le grandi storie della fantascienza: 14

Nel 1952 i Sovietici sono il nemico per eccellenza dell’Occidente, si sa. Ma il capitalismo è tanto meglio? Quasi controvoglia, perché non è nelle sue corde “dumasiane”, Asimov apre, da liberal convinto quale è, la propria antologia a voci critiche nei riguardi del sistema. Entra così, tra i classici, un racconto del trotzkista americano Mack Reynolds, che quel sistema detesta. Fanno una clamorosa apparizione le favole crudeli e corrosive di Robert Sheckley, poco propenso ad accettare l’esistente quale male minore. Sono i primi vagiti della “fantascienza sociologica” tenuta a battesimo pochi anni prima da William Tenn. Asimov riserva per sé una delle sue opere meglio riuscite. “La via marziana”, e lascia spazio a grandi autori ormai consacrati come Bradbury, Leiber e Bester. Ma sono gli alfieri della sf “sociologica”, specchio distorto e critico del presente, a pungere di più. Non è difficile intuire che l’avvenire sarà loro. Asimov lo comprende e si inchina alla loro felicità inventiva e alla loro “cattiveria”. (Valerio Evangelisti)
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Le grandi storie della fantascienza: 12

Il dodicesimo volume de “Le grandi storie della fantascienza” è semplicemente spettacolare. Asimov può attingere, per l’anno 1950, a una messe di racconti indimenticabili. È il caso di “Servire l’uomo” di Damon Knight, un autentico classico; o di “Nato di uomo e di donna”, di Richard Matheson, brillante riscrittura di un racconto di H.P. Lovecraft, “L’estraneo”. Proprio Matheson inaugura un filone della sciente fiction molto diverso da quello fino a quel momento prevalente, l’avventuroso, e dall’altro, che iniziava ad affermarsi, detto “sociologico”. Inizia cioè a scavare entro paure inconsce senza appigliarsi a pretesti scientifici, mettendo in scena un mondo dominato da logiche fragili e dalle pareti capaci di incrinarsi al minimo incidente. Una quotidianità precaria che non ha bisogno di volgersi al futuro per risultare inquietante. Naturalmente non è l’unica tendenza. Ci si può invece abbandonare alle invenzioni pirotecniche di A.E. Van Vogt, di Cordwainer Smith, di C.M. Kornbluth, di Charles L. Harness, qui tutti al loro meglio.
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Le grandi storie della fantascienza: 11

È il 1949 e l’espressione “guerra fredda” è ormai divenuta di uso comune. Ce lo ricorda Henry Kuttner, in un racconto così intitolato, e che peraltro si allontana di parecchio dal tema noto alle cronache. Proprio Kuttner domina questo undicesimo volume de “Le grandi storie della fantascienza”, con altri due racconti firmati con lo pseudonimo di Lewis Padgett. Una scelta che dimostra la predilezione di Asimov per la science fiction più classica e avventurosa, per quanto non priva di solleciti alla riflessione e di spunti critici. Ben rappresentata anche da James H. Schmitz, Arthur C. Clarke, Katherine MacLean, Edmond Hamilton – mentre il versante poetico è affidato a Clifford D. Simak, Bay Bradbury, Theodore Sturgeon. Proprio Asimov però ci avverte, nell’introduzione, che nel 1949 fu pubblicato anche “1984” di George Orwell. Un intellettuale di primo piano, polemista e grande scrittore, aveva adottato il linguaggio della fantascienza per divulgare un assunto politico. Non era la prima volta (si pensi a H.G. Wells, a C.S. Lewis, a Olaf Stapledon) e certamente non sarebbe stata l’ultima. Si trattava comunque di un riconoscimento implicito della validità di una forma narrativa che qualcuno aveva scambiato per puerile.
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Le grandi storie della fantascienza: 10

Nel 1948 la fantascienza americana è in piena forma, anche perché gli Stati Uniti sono emersi dalla guerra come la maggiore potenza mondiale, grazie a una tecnologia rimasta intatta e incentivata dal conflitto. Pare aprirsi una fase di espansione senza limiti, si respira ottimismo. Nessuno dubita che l’esplorazione degli spazi, cui stanno già lavorando scienziati nazisti passati al nemico, possa tardare. Naturalmente il progresso ha come sempre un lato oscuro. L’Unione Sovietica, da alleata che era, si è trasformata in rivale (per fortuna non ha ancora la bomba atomica), il comunismo si espande e lambisce l’Europa occidentale, il maccartismo fa la sua apparizione, limitata per il momento al mondo del cinema. L’uccisione, all’inizio dell’anno, del mahatma Gandhi, che Asimov ricorda nella prefazione, sembra preannunciare la fine di un periodo di pace durato solo due anni. La fantascienza, narrativa intrinsecamente ambigua, da un lato vive di ottimismo, dall’altro si alimenta di tensioni. Prevale il gusto dolceamaro, nel decimo volume de Le grandi storie della fantascienza. Gli autori antologizzati da Asimov, dal Ray Bradbury di Marre è il paradiso!, che colpirà profondamente un giovane Stephen King, al caustico Fredric Brown, all’epico Van Vogt, a molti altri, tra esordienti e veterani, non adottano l’uno o l’altro registro, ma spesso li fondono tra loro. Perché dolceamara è la società occidentale che, fuori delle camere in affitto in cui lavorano, sta prendendo forma.
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Le grandi storie della fantascienza: 1

Questo primo volume della collana abbraccia un anno particolarmente difficile per il mondo intero, il 1939, e raccoglie 20 storie i cui autori hanno saputo trasformare la fantascienza da facile romanzetto d’azione in un genere di letteratura che merita rispetto e ha ottenuto un proprio spazio stabile nel tempo. Questi primi venti racconti condurranno il lettore attraverso lo specchio della fantasia dove mondi rovesciati paiono reali, altrettanto credibili e, talvolta, più desiderabili di quello che, nel nostro banale pragmatismo, riteniamo l’unico vero. Una dimostrazione inequivocabile che fantascienza non è tanto esplorazione di altri pianeti, viaggi interstellari, microminiaturizzazione, energia nucleare, robot più o meno umanizzati, quanto la facoltà di trasportare questi elementi, e ogni altro concepibile da una mente umana, in contesti che consentano a chi legge una partecipazione diretta ai fatti, siano essi angosciosi come incubi o puramente fantastici.
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