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Partita col destino

Scozia, 1810 – Quando il padre perde la tenuta di famiglia giocando contro il tenebroso Dougal MacLean, Sophia decide di riprendersela nello stesso modo, puntando l’unica cosa che le resta: se stessa. Dougal è incapace di resistere al fascino della sfida e alla straordinaria bellezza di Sophia, e quando lei gli propone di giocare a carte con quella posta a dir poco inconsueta, accetta di buon grado pur sapendo che lei nasconde un asso nella manica. Senza immaginare che quella partita avrà sulla vita di entrambi un esito decisamente dirompente.
(source: Bol.com)

Partita a quattro

Inghilterra, 1816. Fare da chaperon alla cugina Milly, affinché la ragazza abbia modo di conoscere meglio il futuro sposo, è per Tilda un’impresa più ardua del previsto. Quando infatti arriva alla lussuosa residenza del Duca di St Ormond, scopre che lui è Crispin Malvern, l’uomo di cui si era follemente innamorata sette anni prima e che l’aveva fatta soffrire. Rimasta vedova di recente, Tilda apprezza molto l’indipendenza che il suo nuovo status le concede e così, quando tra lei e Cris torna a vibrare una certa attrazione, cerca in ogni modo di favorire la relazione tra il gentiluomo e la cugina. I suoi sforzi tuttavia non sortiscono alcun effetto, perché Milly nel frattempo si è innamorata…
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### Sinossi
Inghilterra, 1816. Fare da chaperon alla cugina Milly, affinché la ragazza abbia modo di conoscere meglio il futuro sposo, è per Tilda un’impresa più ardua del previsto. Quando infatti arriva alla lussuosa residenza del Duca di St Ormond, scopre che lui è Crispin Malvern, l’uomo di cui si era follemente innamorata sette anni prima e che l’aveva fatta soffrire. Rimasta vedova di recente, Tilda apprezza molto l’indipendenza che il suo nuovo status le concede e così, quando tra lei e Cris torna a vibrare una certa attrazione, cerca in ogni modo di favorire la relazione tra il gentiluomo e la cugina. I suoi sforzi tuttavia non sortiscono alcun effetto, perché Milly nel frattempo si è innamorata…

Partigiani della montagna

Sessant’anni fa, a guerra appena finita, Giorgio Bocca ha scritto questo saggio sui partigiani delle montagne, in senso più lato sulla Resistenza. Un saggio che semplicemente vuol dire ai revisionisti dell’ultima ora: le cose sono andate esattamente così. Una minoranza di italiani, i soliti mille delle imprese disperate, ha raccolto dal fango in cui erano state gettate le stellette del popolo in armi e, senza eroismi e senza retorica, ha messo in piedi in venti mesi la Resistenza più forte in Europa dopo quella iugoslava. Quarantacinquemila partigiani caduti, ventimila feriti o mutilati, gli operai e i contadini per la prima volta partecipi di una guerra popolare senza cartolina precetto, una formazione partigiana in ogni valle alpina o appenninica, un comitato di liberazione in ogni città e villaggio, l’appoggio della popolazione, la cruenta, sofferta gestazione di una Italia diversa, la fatica paziente per armare e far vivere un esercito senza generali. E alla fine tutti a casa senza ricompense e privilegi.

Partigia

I ‘partigia’ erano – secondo un modo di dire piemontese – i combattenti della Resistenza spregiudicati nell’uso nelle armi: decisi, e svelti di mano. A loro Primo Levi ha intitolato una poesia del 1981.
Narratore formidabile, Levi ha steso però un velo di silenzio sulle settimane da lui trascorse come ribelle nella valle d’Aosta dell’autunno 1943, prima della cattura e della deportazione ad Auschwitz. Non ha alluso che di sfuggita a un ‘segreto brutto’.
Scavando in questo segreto, e allargando lo sguardo dalla valle d’Aosta all’Italia del Nord-Ovest, Sergio Luzzatto racconta – attraverso una storia della Resistenza – la storia della Resistenza. Il dilemma della scelta, quale si pose dopo l’8 settembre ai giovani di una nazione allo sbando. L’amalgama di passioni e di ragioni dei refrattari all’ordine nazifascista. Il problema della legittimità e della moralità della violenza.
Luzzatto restituisce figure vere, non santini della Resistenza o mostri di Salò. Eppure i protagonisti di Partigia si rivelano essi stessi, a loro modo, figure esemplari. E personaggi memorabili. Così un partigiano come Mario Pelizzari, l”Alimiro ‘ che da Ivrea combatté una personalissima sua guerra contro il male nazifascista. Così un collaborazionista come Edilio Cagni, la spia che tradì la banda di Levi prima di diventare, dopo la Liberazione, informatore degli americani.
Anche Primo Levi è qui figura vera, e diversa dal santino. Un Levi dolente, prima ancora che come testimone della Soluzione finale del problema ebraico, come testimone degli aspetti più scabrosi di una guerra civile.
(source: Bol.com)

Partenza Domenica e altri racconti

La fantascienza – specialmente quella più recente – pullula di romanzi e racconti fondati sulle facoltà “extra-sensoriali” sia terrestri che extraterrestri. Troppo spesso, però, non si tratta che d’un facile pretesto per far succedere qualsiasi cosa, in qualsiasi momento, senza la minima giustificazione logica. Galouye è uno dei pochissimi che sul tema di questa facoltà sconosciuta sappia costruire delle vere storie: lo ha dimostrato col suo prestigioso romanzo Psychon (Urania 327) e lo conferma ora con questi cinque sensazionali racconti. In “Partenza domenica”, lasciamo al lettore di vedere con quanta originalità si combinino il tema classico dell’invasione, quello della telepatia, e quello della telecinesi. Nel secondo racconto non ci sono extraterrestri, ma c’è, ignorata fino all’ultimo, qualcosa che non è la Terra…; gli aliens ricompaiono nel terzo, sotto forma di pseudo-scimmie, e nel quarto sotto forma del figlio di un diplomatico interplanetario; in entrambi i casi, comunque, la molla dell’azione resta quella dei “poteri della mente”. “Gli occhi del cane”, quinto e ultimo racconto, conclude con una trovata straordinaria questa antologia del “super-normale”.
Contiene:
PARTENZA DOMENICA – Deadline Sunday
L’ULTIMO SALTO – The last leap
SPIRITO COMBATTIVO – Fighting spirit
JEBABURBA – Jebaburba
GLI OCCHI DEL CANE – Seeing-eye dog
Copertina di Karel Thole

Le parole d’amor che non ti dissi

Domenico e Marianna sono poveri, eppure la loro più grande povertà è quella di non poter avere figli. Adottano quindi una bimba che chiamano Miriana. Quando la piccola si ammala gravemente ottengono in adozione un’altra bambina cui danno lo stesso nome. Il miracolo però avviene: la prima Miriana si salva e resteranno così due fanciulle dallo stesso nome, ma d’animo e di sentimenti ben diversi. E la seconda Miriana rischierà quasi di perdere la sua occasione di felicità, pur di non tradire il segreto dell’amata sorella.
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Le parole che non ti ho detto

Theresa Osborne è un’affascinante giornalista in carriera, divorziata e madre di un bambino dodicenne. Durante una vacanza raccoglie sulla spiaggia una bottiglia contenente una lettera. Garrett, l’uomo che la firma, ha perso la donna amata e le strazianti parole del suo messaggio insinuano in Theresa una sottile curiosità. Chi è questa figura maschile misteriosa e romantica, che sembra attrarla inspiegabilmente? Seguendo il sentiero tracciato da fortunate coincidenze si avventura in una località turistica della costa, alla ricerca del protagonista di quest’amore infelice. Rintraccia Garrett, titolare di una scuola di immersioni, rimane colpita dal suo fascino e dalla sua straordinaria sensibilità. Tra i due sboccia una grande, travolgente passione ma l’uomo è ancora troppo legato alla moglie scomparsa…
Un romanzo struggente, che ha ispirato l’omonimo, grande film con Kevin Kostner.
(source: Bol.com)

Parmenide

È noto come per la cronologia dei dialoghi platonici si sia abbastanza d’accordo su una divisione in gruppi ordinati in base alle cesure dei viaggi in Sicilia, mentre all’interno di queste partizioni sussistono ancora difficoltà e oscillazioni sulla successione dei singoli dialoghi. Avremmo così la sequenza Parmenide – Teeteto a concludere la serie fra il primo e il secondo viaggio, e il Sofista che sarebbe il primo della serie scritta tra il secondo e il terzo. Il Diès conserva questo ordine basandosi sui dati della cornice narrativa: a) nel Teeteto Socrate accenna ad un incontro avuto da giovane, con Parmenide, dunque il Teeteto presupporrebbe il Parmenide; b) il Sofista è la continuazione del Teeteto, dunque il Teeteto è seguito dal Sofista: in conclusione il Teeteto presuppone il Parmenide e annuncia il Sofista. È probabile però che, se si considerano i contenuti, sia preferibile la sequenza Teeteto – Parmenide – Sofista in cui appare con sufficiente chiarezza il significato strategico del nostro dialogo. Platone è qui infatti ad una svolta importante del suo pensiero: si tratta di porre ordine nel logos, come a dire di fondare la logica sulla quale si baserà tutta la speculazione successiva; ed è quello che farà nel Sofista. Ma per arrivarci, deve prima fare i conti, da una parte, col mobilismo eracliteo e col relativismo-sensismo di Protagora [Teeteto], dall’altra, con la logica eristica degli Eleati e dei Megarici [Parmenide].
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Parla, ricordo

Con la «singolare nitidezza» di qualcosa che si vede dall’altro capo di un telescopio, minuscolo ma provvisto dello smalto allucinatorio di una decalcomania, Nabokov ha lasciato affiorare dalle pagine di questo libro la sua fanciullezza nella «Russia leggendaria» precedente alla rivoluzione, troppo perfetta e troppo felice per non essere condannata a un dileguamento istantaneo e totale, sospingendo poi il ricordo fino all’apparizione dello «splendido fumaiolo» della nave che lo avrebbe condotto in America nel 1940. «Il dettaglio è sempre benvenuto»: questa regola aurea dell’arte di Nabokov forse mai fu applicata da lui stesso con altrettanta determinazione come in *Parla, ricordo*. Qui l’ebbrezza dei dettagli che scintillano in una prosa furiosamente cesellata diventa il mezzo più sicuro, se non l’unico, per salvare una moltitudine di istanti e di profili altrimenti destinati a essere inghiottiti nel silenzio, fissandoli in parole che si offrono come «miniature traslucide, tascabili paesi delle meraviglie, piccoli mondi perfetti di smorzate sfumature luminescenti». Compiuta l’operazione da stagionato prestigiatore itinerante, Nabokov riarrotola il suo «tappeto magico, così da sovrapporre l’una all’altra parti diverse del disegno». E aggiunge: «E che i visitatori inciampino pure». Cosa che ogni lettore farà, con «un fremito di gratitudine rivolto a chi di dovere – al genio contrappuntistico del destino umano o ai teneri spettri che assecondano un fortunato mortale».

Parigi è un lungo tramonto

Dici Parigi e pensi: la città dell’amore. Del resto, è qui che Édith Piaf cantava La vie en rose, è qui che Robert Doisneau ha scattato il Bacio davanti all’hotel De Ville.
E l’incanto, il romanticismo di questa città hanno contagiato anche un giramondo come Michele Monina che ci racconta i magnifici colori del lungo tramoto parigino, le passeggiate romantiche sugli Champs Elysées, le gite in battello sulla Senna.
Monina scrive un libro che è insieme una guida aggiornatissima e un racconto della sua esperienza di viaggio. Un libro che ci accompagna per i celebri musei della capitale francese – dove l’ingresso è gratuito per i giovani –, attraverso le trasgressioni di Pigalle, il fascino bohémien di Montmartre, non trascurando di osservare con attenzione le banlieue, avanguardie dei mutamenti sociali in corso.
Allora, siete pronti per un viaggio indimenticabile sotto il cielo di Parigi?

Parenti lontani

Venti grossi grassi matrimoni meridionali e altrettanti allegri funerali in cui si commemorano gli estinti con tanto di bevute, banchetti e abbracci passionali mentre il paese si riempie di emigranti che tornano a bordo di meravigliose fuoriserie americane con le loro ancora più meravigliose figlie – le fascinose ragazzine turist – capaci di farti innamorare con un solo sguardo. Questo lo scenario della giovinezza di Carlino di Lontrone che, dalla morte dei genitori, vive in una vecchia casa piena di ricordi, circondato da venti cugine sotto l’imperio della terribile nonna. Dispotica come una zarina, Nonnilde lo ha destinato alla guida dell’azienda di famiglia, ma Carlino ha altro per la testa. Il sesso, tanto per iniziare, che scoprirà spiando, in notti senza luna, i sogni erotici delle cugine; e l’America. Gliela farà conoscere Pit, l’amico più grande, nelle scorribande in macchina attraversando, al suono del jazz, paesi e campagne, avvicinando donne, fumando erba alla maniera beat. Carlino continuerà poi a seguirne le tracce insieme alla sgangherata banda di amici, tra cui primeggiano il dandy agreste Rino e l’indimenticabile Svizzero, inanellando tutta intera l’educazione sentimentale del giovane anni Settanta: dall’iniziazione al rock nel corso di un memorabile concerto dei New Trolls (anzi dei “Gnu Droll”) al viaggio hippy, per infine approdarvi raggiungendo i suoi parenti lontani, ricchissimi come tutti i parenti americani devono essere. Ed eccolo nella New York dei primi luminosi anni Ottanta, Carlino. Accolto dallo zio Richard, tycoon dal cuore durissimo, s’imbatterà in miliardarie bizzose, maghi e guru d’alto bordo, homeless e snob squattrinati, pittrici pazzoidi e gangster di bassa tacca e in una ragazza che sembra una favolosa nullità e che è invece destinata a divenire un’icona del nostro tempo – Madonna!

(source: Bol.com)