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Mi ricordo

Adela e Sonja: due figure di donna e due destini che non si potrebbero immaginare più diversi. La prima, negli anni trenta, conduce un’agiata esistenza accanto ai genitori nella loro villa in riva al fiume, intrecciando con un insigne poeta un ingenuo e appassionato carteggio sull’arte, la musica, la bellezza; la seconda, ai giorni nostri, lavora nella stessa casa come badante al servizio di un vecchio signore dispotico. Ma non è stato un caso a condurla lì, perché, come scopriremo a poco a poco, un vincolo profondo lega queste due vicende che scorrono parallele nelle pagine del libro. Mentre si prende cura del padrone accompagnandone la regressione verso l’infanzia, Sonja compie un lungo, tormentoso “scavo archeologico” alla ricerca del proprio passato familiare; intanto, le lettere di Adela al poeta ci svelano il lento precipitare della sua vita dalla normalità all’incubo: le persecuzioni razziali, la deportazione in un campo di sterminio, la “salvezza” pagata con i servigi prestati in un’altra casa, dalle imposte perennemente chiuse, che gli aguzzini definiscono con atroce ironia “la casa della gioia”, l’impossibile ritorno, dopo quella degradazione estrema, alla normalità di una vita borghese. Se esiste una speranza di riscatto, è affidata alla memoria e alla compassione di chi viene dopo; o forse a quella misteriosa frase di Dostoevskij, “La bellezza salverà il mondo”, di cui Sonja intuirà solo alla fine un significato possibile. **
### Recensione
**In cerca della bellezza che spegnerà il lager**
*Lorenzo Mondo* , Tuttolibri – La Stampa
**Paola Capriolo** ha scritto con *Mi ricordo* uno dei suoi romanzi più avvincenti, la prova più alta della sua maturità. Colpisce a prima vista l’originalità della struttura, che tuttavia non ha nulla di esibizionistica bravura, aderisce al cuore stesso del racconto. E’ la storia di due donne, che si svolge a capitoli alterni. Vivono in anni diversi e sono distanziate anche dai tempi verbali, dalla prima e dalla terza persona che le racconta. Adela vive nella villa di una agiata famiglia borghese in riva al fiume, in quella che per vari indizi si può identificare come l’Austria degli anni Trenta. Appassionata di musica e letteratura, intrattiene un ingenuo, innamorato carteggio con un rinomato poeta. E le sue lettere compongono, senza soluzione di continuità, la parte del romanzo che la riguarda. Adela intravede in quei versi, improntati ad una aristocratica separatezza, la quintessenza della bellezza.
Le missive invaghite dell’adolescente lasciano trapelare però l’inquietudine per ciò che accade nella sua città. Designata come Ninfa dal suo Maestro, è in realtà un’«ebreuccia» che assiste via via, con sgomento e raccapriccio, alle persecuzioni razziali da cui sarà travolta anche la sua famiglia. E il poeta che, davanti all’Annessione del paese al Terzo Reich e alla successiva entrata in guerra della Germania, non nasconde l’ammirazione per la conquista di una «Patria più vasta», finisce per diradare le sue lettere e chiudersi nel silenzio. Paola Capriolo registra con grande finezza la caduta progressiva e inesorabile di Adela verso l’abisso. Quello del lager, dove troverà una ignominiosa salvezza nel bordello definito dagli aguzzini come «la casa della gioia».
L’altra protagonista del romanzo bipartito è Sonja, una donna di mezza età. Rispondendo a una inserzione, è finita inopinatamente nella casa azzurra in cui è vissuta bambina, per fare da badante a un vecchio signore. E’ un uomo accigliato e malevolo che soltanto la malattia e la smemorata regressione all’infanzia riescono ad addolcire. Sonja non tarderà a scoprire nella villa oggetti e fantasmi familiari, fino a un fascio di lettere conservate in uno stipo. Sono le minute che documentano la storia di Adela, l’infatuazione per il Grande Poeta e il dramma di colei che è stata sua madre. Il colpo di scena, che intreccia i destini delle due donne, non esaurisce il senso più profondo del romanzo. L’inferno dei campi di sterminio ci viene restituito con rinnovato e agghiacciante stupore. Ma si tratta, come rammenterà la diretta testimone, di «cose risapute». Il tema più forte e pervasivo è dettato dall’asserzione che Dostoevskij, nell’Idiota, mette in bocca al principe Myskin: «La bellezza salverà il mondo». Ma quale bellezza? Certo non quella che Adela credeva di trovare nei versi smaltati del suo Maestro, la purezza esornativa che occulta e mentisce, che distoglie lo sguardo dalle peggiori infamie. «Nei rari momenti in cui ancora posso concedermi di pensare – argomenta Adela – penso a una bellezza diversa: qualcosa che, se il mondo è un frutto, non sarebbe la buccia, ma il nocciolo sepolto; qualcosa che ha volte mormora, ma a volte anche grida, e siede, accanto al trono di Dio, fra gli angeli travagliati della misericordia».
Il tema, rintracciato nella lettura delle carte materne, coinvolge anche Sonja. Lei non ha confidenza con la letteratura, non può appellarsi alla responsabilità di artisti e scrittori, quelli veri che hanno dato qualche conforto a sua madre. Ma è pronta a raccoglierne la più dimessa, quotidiana lezione. Di una bellezza che, in tutte le sue accezioni, non può prescindere da connotazioni di ordine morale. E Sonja sembra individuarla nella dedizione al vecchio che assiste. Di lui intuisce, attraverso brandelli di memoria, la vita travagliata e, nella sua pietas, finisce quasi per sovrapporre a quell’estraneo la perduta immagine paterna.
### Sinossi
Adela e Sonja: due figure di donna e due destini che non si potrebbero immaginare più diversi. La prima, negli anni trenta, conduce un’agiata esistenza accanto ai genitori nella loro villa in riva al fiume, intrecciando con un insigne poeta un ingenuo e appassionato carteggio sull’arte, la musica, la bellezza; la seconda, ai giorni nostri, lavora nella stessa casa come badante al servizio di un vecchio signore dispotico. Ma non è stato un caso a condurla lì, perché, come scopriremo a poco a poco, un vincolo profondo lega queste due vicende che scorrono parallele nelle pagine del libro. Mentre si prende cura del padrone accompagnandone la regressione verso l’infanzia, Sonja compie un lungo, tormentoso “scavo archeologico” alla ricerca del proprio passato familiare; intanto, le lettere di Adela al poeta ci svelano il lento precipitare della sua vita dalla normalità all’incubo: le persecuzioni razziali, la deportazione in un campo di sterminio, la “salvezza” pagata con i servigi prestati in un’altra casa, dalle imposte perennemente chiuse, che gli aguzzini definiscono con atroce ironia “la casa della gioia”, l’impossibile ritorno, dopo quella degradazione estrema, alla normalità di una vita borghese. Se esiste una speranza di riscatto, è affidata alla memoria e alla compassione di chi viene dopo; o forse a quella misteriosa frase di Dostoevskij, “La bellezza salverà il mondo”, di cui Sonja intuirà solo alla fine un significato possibile.

Adela e Sonja: due figure di donna e due destini che non si potrebbero immaginare più diversi. La prima, negli anni trenta, conduce un’agiata esistenza accanto ai genitori nella loro villa in riva al fiume, intrecciando con un insigne poeta un ingenuo e appassionato carteggio sull’arte, la musica, la bellezza; la seconda, ai giorni nostri, lavora nella stessa casa come badante al servizio di un vecchio signore dispotico. Ma non è stato un caso a condurla lì, perché, come scopriremo a poco a poco, un vincolo profondo lega queste due vicende che scorrono parallele nelle pagine del libro. Mentre si prende cura del padrone accompagnandone la regressione verso l’infanzia, Sonja compie un lungo, tormentoso “scavo archeologico” alla ricerca del proprio passato familiare; intanto, le lettere di Adela al poeta ci svelano il lento precipitare della sua vita dalla normalità all’incubo: le persecuzioni razziali, la deportazione in un campo di sterminio, la “salvezza” pagata con i servigi prestati in un’altra casa, dalle imposte perennemente chiuse, che gli aguzzini definiscono con atroce ironia “la casa della gioia”, l’impossibile ritorno, dopo quella degradazione estrema, alla normalità di una vita borghese. Se esiste una speranza di riscatto, è affidata alla memoria e alla compassione di chi viene dopo; o forse a quella misteriosa frase di Dostoevskij, “La bellezza salverà il mondo”, di cui Sonja intuirà solo alla fine un significato possibile. **
### Recensione
**In cerca della bellezza che spegnerà il lager**
*Lorenzo Mondo* , Tuttolibri – La Stampa
**Paola Capriolo** ha scritto con *Mi ricordo* uno dei suoi romanzi più avvincenti, la prova più alta della sua maturità. Colpisce a prima vista l’originalità della struttura, che tuttavia non ha nulla di esibizionistica bravura, aderisce al cuore stesso del racconto. E’ la storia di due donne, che si svolge a capitoli alterni. Vivono in anni diversi e sono distanziate anche dai tempi verbali, dalla prima e dalla terza persona che le racconta. Adela vive nella villa di una agiata famiglia borghese in riva al fiume, in quella che per vari indizi si può identificare come l’Austria degli anni Trenta. Appassionata di musica e letteratura, intrattiene un ingenuo, innamorato carteggio con un rinomato poeta. E le sue lettere compongono, senza soluzione di continuità, la parte del romanzo che la riguarda. Adela intravede in quei versi, improntati ad una aristocratica separatezza, la quintessenza della bellezza.
Le missive invaghite dell’adolescente lasciano trapelare però l’inquietudine per ciò che accade nella sua città. Designata come Ninfa dal suo Maestro, è in realtà un’«ebreuccia» che assiste via via, con sgomento e raccapriccio, alle persecuzioni razziali da cui sarà travolta anche la sua famiglia. E il poeta che, davanti all’Annessione del paese al Terzo Reich e alla successiva entrata in guerra della Germania, non nasconde l’ammirazione per la conquista di una «Patria più vasta», finisce per diradare le sue lettere e chiudersi nel silenzio. Paola Capriolo registra con grande finezza la caduta progressiva e inesorabile di Adela verso l’abisso. Quello del lager, dove troverà una ignominiosa salvezza nel bordello definito dagli aguzzini come «la casa della gioia».
L’altra protagonista del romanzo bipartito è Sonja, una donna di mezza età. Rispondendo a una inserzione, è finita inopinatamente nella casa azzurra in cui è vissuta bambina, per fare da badante a un vecchio signore. E’ un uomo accigliato e malevolo che soltanto la malattia e la smemorata regressione all’infanzia riescono ad addolcire. Sonja non tarderà a scoprire nella villa oggetti e fantasmi familiari, fino a un fascio di lettere conservate in uno stipo. Sono le minute che documentano la storia di Adela, l’infatuazione per il Grande Poeta e il dramma di colei che è stata sua madre. Il colpo di scena, che intreccia i destini delle due donne, non esaurisce il senso più profondo del romanzo. L’inferno dei campi di sterminio ci viene restituito con rinnovato e agghiacciante stupore. Ma si tratta, come rammenterà la diretta testimone, di «cose risapute». Il tema più forte e pervasivo è dettato dall’asserzione che Dostoevskij, nell’Idiota, mette in bocca al principe Myskin: «La bellezza salverà il mondo». Ma quale bellezza? Certo non quella che Adela credeva di trovare nei versi smaltati del suo Maestro, la purezza esornativa che occulta e mentisce, che distoglie lo sguardo dalle peggiori infamie. «Nei rari momenti in cui ancora posso concedermi di pensare – argomenta Adela – penso a una bellezza diversa: qualcosa che, se il mondo è un frutto, non sarebbe la buccia, ma il nocciolo sepolto; qualcosa che ha volte mormora, ma a volte anche grida, e siede, accanto al trono di Dio, fra gli angeli travagliati della misericordia».
Il tema, rintracciato nella lettura delle carte materne, coinvolge anche Sonja. Lei non ha confidenza con la letteratura, non può appellarsi alla responsabilità di artisti e scrittori, quelli veri che hanno dato qualche conforto a sua madre. Ma è pronta a raccoglierne la più dimessa, quotidiana lezione. Di una bellezza che, in tutte le sue accezioni, non può prescindere da connotazioni di ordine morale. E Sonja sembra individuarla nella dedizione al vecchio che assiste. Di lui intuisce, attraverso brandelli di memoria, la vita travagliata e, nella sua pietas, finisce quasi per sovrapporre a quell’estraneo la perduta immagine paterna.
### Sinossi
Adela e Sonja: due figure di donna e due destini che non si potrebbero immaginare più diversi. La prima, negli anni trenta, conduce un’agiata esistenza accanto ai genitori nella loro villa in riva al fiume, intrecciando con un insigne poeta un ingenuo e appassionato carteggio sull’arte, la musica, la bellezza; la seconda, ai giorni nostri, lavora nella stessa casa come badante al servizio di un vecchio signore dispotico. Ma non è stato un caso a condurla lì, perché, come scopriremo a poco a poco, un vincolo profondo lega queste due vicende che scorrono parallele nelle pagine del libro. Mentre si prende cura del padrone accompagnandone la regressione verso l’infanzia, Sonja compie un lungo, tormentoso “scavo archeologico” alla ricerca del proprio passato familiare; intanto, le lettere di Adela al poeta ci svelano il lento precipitare della sua vita dalla normalità all’incubo: le persecuzioni razziali, la deportazione in un campo di sterminio, la “salvezza” pagata con i servigi prestati in un’altra casa, dalle imposte perennemente chiuse, che gli aguzzini definiscono con atroce ironia “la casa della gioia”, l’impossibile ritorno, dopo quella degradazione estrema, alla normalità di una vita borghese. Se esiste una speranza di riscatto, è affidata alla memoria e alla compassione di chi viene dopo; o forse a quella misteriosa frase di Dostoevskij, “La bellezza salverà il mondo”, di cui Sonja intuirà solo alla fine un significato possibile.

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Mi Appartieni (I Romanzi Introvabili)

Pur di vedere accasata la terzogenita Alexandra, bellissima e impetuosa, il barone Constantin Rubliov ha combinato con l’inganno il suo matrimonio con il figlio del vecchio amico Simeon Petroff, morto da anni. Il barone è ben cosciente che per la figlia il matrimonio rappresenta una forma di costrizione inadatta al suo temperamento ribelle e volitivo, ma pensa che un uomo capace di tenerle testa potrebbe indurla a cambiare idea, facendo breccia nel suo cuore. Non immagina, però, che a tener testa ad Alexandra giunga dalla Cardinia il giovane e riluttante conte Vasili, intenzionato a comportarsi da perfetto mascalzone pur di rompere l’antica promessa. E così…

Pur di vedere accasata la terzogenita Alexandra, bellissima e impetuosa, il barone Constantin Rubliov ha combinato con l’inganno il suo matrimonio con il figlio del vecchio amico Simeon Petroff, morto da anni. Il barone è ben cosciente che per la figlia il matrimonio rappresenta una forma di costrizione inadatta al suo temperamento ribelle e volitivo, ma pensa che un uomo capace di tenerle testa potrebbe indurla a cambiare idea, facendo breccia nel suo cuore. Non immagina, però, che a tener testa ad Alexandra giunga dalla Cardinia il giovane e riluttante conte Vasili, intenzionato a comportarsi da perfetto mascalzone pur di rompere l’antica promessa. E così…

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Memoria della memoria

La morte di una zia, un viaggio nel paese d’origine al limitare della steppa russa, miriadi di oggetti, fotografie e cartoline che si trasformano in grimaldelli per aprire lo scrigno della memoria famigliare e personale: storie d’amore, diari di viaggio, riflessioni sulla fotografia e sul dolore si fondono in una voce unica e ammaliante che ripercorre vicende umanissime ai margini della grande Storia.Al centro di tutto c’è una famiglia di medici, architetti, bibliotecari, commercialisti e ingegneri che hanno cercato di condurre un’esistenza tranquilla, per nulla spettacolare, e che pur vittime di violenze e persecuzioni sono riusciti a sopravvivere agli orrori del XX secolo.Com’è stato possibile?Per rispondere a questa domanda MarijaStepanova ha attinto a una biblioteca perduta e ritrovata di ricordi e li ha messi in dialogo con Barthes, Sebald, Sontag, Blok, Proust, con un linguaggio lirico e lieve che segna un passo avanti nell’evoluzione della forma narrativa contemporanea. **
### Sinossi
La morte di una zia, un viaggio nel paese d’origine al limitare della steppa russa, miriadi di oggetti, fotografie e cartoline che si trasformano in grimaldelli per aprire lo scrigno della memoria famigliare e personale: storie d’amore, diari di viaggio, riflessioni sulla fotografia e sul dolore si fondono in una voce unica e ammaliante che ripercorre vicende umanissime ai margini della grande Storia.Al centro di tutto c’è una famiglia di medici, architetti, bibliotecari, commercialisti e ingegneri che hanno cercato di condurre un’esistenza tranquilla, per nulla spettacolare, e che pur vittime di violenze e persecuzioni sono riusciti a sopravvivere agli orrori del XX secolo.Com’è stato possibile?Per rispondere a questa domanda MarijaStepanova ha attinto a una biblioteca perduta e ritrovata di ricordi e li ha messi in dialogo con Barthes, Sebald, Sontag, Blok, Proust, con un linguaggio lirico e lieve che segna un passo avanti nell’evoluzione della forma narrativa contemporanea.

La morte di una zia, un viaggio nel paese d’origine al limitare della steppa russa, miriadi di oggetti, fotografie e cartoline che si trasformano in grimaldelli per aprire lo scrigno della memoria famigliare e personale: storie d’amore, diari di viaggio, riflessioni sulla fotografia e sul dolore si fondono in una voce unica e ammaliante che ripercorre vicende umanissime ai margini della grande Storia.Al centro di tutto c’è una famiglia di medici, architetti, bibliotecari, commercialisti e ingegneri che hanno cercato di condurre un’esistenza tranquilla, per nulla spettacolare, e che pur vittime di violenze e persecuzioni sono riusciti a sopravvivere agli orrori del XX secolo.Com’è stato possibile?Per rispondere a questa domanda MarijaStepanova ha attinto a una biblioteca perduta e ritrovata di ricordi e li ha messi in dialogo con Barthes, Sebald, Sontag, Blok, Proust, con un linguaggio lirico e lieve che segna un passo avanti nell’evoluzione della forma narrativa contemporanea. **
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La morte di una zia, un viaggio nel paese d’origine al limitare della steppa russa, miriadi di oggetti, fotografie e cartoline che si trasformano in grimaldelli per aprire lo scrigno della memoria famigliare e personale: storie d’amore, diari di viaggio, riflessioni sulla fotografia e sul dolore si fondono in una voce unica e ammaliante che ripercorre vicende umanissime ai margini della grande Storia.Al centro di tutto c’è una famiglia di medici, architetti, bibliotecari, commercialisti e ingegneri che hanno cercato di condurre un’esistenza tranquilla, per nulla spettacolare, e che pur vittime di violenze e persecuzioni sono riusciti a sopravvivere agli orrori del XX secolo.Com’è stato possibile?Per rispondere a questa domanda MarijaStepanova ha attinto a una biblioteca perduta e ritrovata di ricordi e li ha messi in dialogo con Barthes, Sebald, Sontag, Blok, Proust, con un linguaggio lirico e lieve che segna un passo avanti nell’evoluzione della forma narrativa contemporanea.

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Mein Kampf (La mia battaglia)

Mein Kampf (La mia battaglia) è il saggio pubblicato nel 1925 attraverso il quale Adolf Hitler espose il suo pensiero politico e delineò il programma del partito nazista anticipando il tutto con un’autobiografia.Una prima parte del testo venne dettata da Hitler all’amico di prigionia Rudolf Hess, ritenuto da molti il più fedele fra i suoi seguaci, durante il periodo di reclusione nel carcere di Landsberg am Lech seguìto al tentativo fallito del colpo di Stato di Monaco del 9 novembre 1923.Mein Kampf è stato studiato come un’opera di filosofia politica. Per esempio, Hitler rivela il suo odio per ciò che riteneva fossero i due mali gemelli del mondo: comunismo ed ebraismo. Il nuovo territorio di cui la Germania aveva bisogno avrebbe realizzato nella giusta maniera il “destino storico” del popolo tedesco; tale obiettivo, a cui Hitler si riferiva parlando del Lebensraum (spazio vitale), spiega perché Hitler, con modi aggressivi, volle estendere la Germania ad est e, in particolar modo, invadere la Cecoslovacchia e la Polonia, prima ancora di lanciare il suo attacco contro la Russia. Nel libro Hitler sostiene apertamente che in futuro la Germania “dovrà dipendere dalla conquista dei territori ad est a spese della Russia”.Nel corso dell’opera, Hitler evidenzia le sofferenze politiche del cancelliere tedesco nel parlamento della Repubblica di Weimar e inveisce contro gli ebrei e i socialdemocratici, così come i marxisti. Annuncia di voler distruggere completamente il sistema parlamentare ritenendolo per lo più corrotto, sulla base del principio secondo cui i detentori del potere sono opportunisti per natura.

Mein Kampf (La mia battaglia) è il saggio pubblicato nel 1925 attraverso il quale Adolf Hitler espose il suo pensiero politico e delineò il programma del partito nazista anticipando il tutto con un’autobiografia.Una prima parte del testo venne dettata da Hitler all’amico di prigionia Rudolf Hess, ritenuto da molti il più fedele fra i suoi seguaci, durante il periodo di reclusione nel carcere di Landsberg am Lech seguìto al tentativo fallito del colpo di Stato di Monaco del 9 novembre 1923.Mein Kampf è stato studiato come un’opera di filosofia politica. Per esempio, Hitler rivela il suo odio per ciò che riteneva fossero i due mali gemelli del mondo: comunismo ed ebraismo. Il nuovo territorio di cui la Germania aveva bisogno avrebbe realizzato nella giusta maniera il “destino storico” del popolo tedesco; tale obiettivo, a cui Hitler si riferiva parlando del Lebensraum (spazio vitale), spiega perché Hitler, con modi aggressivi, volle estendere la Germania ad est e, in particolar modo, invadere la Cecoslovacchia e la Polonia, prima ancora di lanciare il suo attacco contro la Russia. Nel libro Hitler sostiene apertamente che in futuro la Germania “dovrà dipendere dalla conquista dei territori ad est a spese della Russia”.Nel corso dell’opera, Hitler evidenzia le sofferenze politiche del cancelliere tedesco nel parlamento della Repubblica di Weimar e inveisce contro gli ebrei e i socialdemocratici, così come i marxisti. Annuncia di voler distruggere completamente il sistema parlamentare ritenendolo per lo più corrotto, sulla base del principio secondo cui i detentori del potere sono opportunisti per natura.

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Matrimonio Imposto

**Un marchese inflessibile e una contessina indomabile. Un bacio rubato che cambierà tutto.** «Non otterrete niente con la forza.»Enrico sfoderò un sorriso diabolico.«Conosco metodi migliori della forza per far parlare una donna, e sicuramente più piacevoli.» **Milano, 1858.** Il gioco ha inizio solo quando cala la maschera. Il marchese Enrico Prever è noto come il più sfaccendato dei libertini piemontesi, una copertura costruita ad arte per celare il suo ruolo di spia al servizio di re Vittorio Emanuele II. Giunto a Milano per scoprire il traditore che sta mettendo a rischio il progetto di unificare l’Italia, si scontra con l’intrigante Cati. Non sa che la donna travestita da zingara ha il suo stesso obiettivo. E quando le ruba un bacio nei giardini, durante un ballo in maschera, non sa neppure che si tratta della sua promessa sposa, la contessina Caterina Belgioioso. Il Falco crede di poter controllare l’impulsiva fidanzata, ma lei non ha alcuna intenzione di rimanere in disparte. Solo quando attentano alla sua vita, Caterina capisce di essersi spinta troppo oltre. Ed Enrico realizza di essere pronto a tutto pur di proteggerla, compreso sedurla… **Daniela, dopo il successo di critica e di pubblico del suo primo “Iovoglio solo te”, ritorna con un’altra storia carica di passione ambientata a metà ‘800 sempre in Italia. A nostro parere questo secondo è riuscito ancora meglio del primo. A voi il giudizio. Buona lettura! ***** ROMANZO AUTOCONCLUSIVO ******* **

**Un marchese inflessibile e una contessina indomabile. Un bacio rubato che cambierà tutto.** «Non otterrete niente con la forza.»Enrico sfoderò un sorriso diabolico.«Conosco metodi migliori della forza per far parlare una donna, e sicuramente più piacevoli.» **Milano, 1858.** Il gioco ha inizio solo quando cala la maschera. Il marchese Enrico Prever è noto come il più sfaccendato dei libertini piemontesi, una copertura costruita ad arte per celare il suo ruolo di spia al servizio di re Vittorio Emanuele II. Giunto a Milano per scoprire il traditore che sta mettendo a rischio il progetto di unificare l’Italia, si scontra con l’intrigante Cati. Non sa che la donna travestita da zingara ha il suo stesso obiettivo. E quando le ruba un bacio nei giardini, durante un ballo in maschera, non sa neppure che si tratta della sua promessa sposa, la contessina Caterina Belgioioso. Il Falco crede di poter controllare l’impulsiva fidanzata, ma lei non ha alcuna intenzione di rimanere in disparte. Solo quando attentano alla sua vita, Caterina capisce di essersi spinta troppo oltre. Ed Enrico realizza di essere pronto a tutto pur di proteggerla, compreso sedurla… **Daniela, dopo il successo di critica e di pubblico del suo primo “Iovoglio solo te”, ritorna con un’altra storia carica di passione ambientata a metà ‘800 sempre in Italia. A nostro parere questo secondo è riuscito ancora meglio del primo. A voi il giudizio. Buona lettura! ***** ROMANZO AUTOCONCLUSIVO ******* **

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Matrimonio d’Interesse

«Posso sapere cosa ci fate qui?» si decise a chiedergli, esasperata.
«Davvero non lo indovinate?» Mio dio! Quando le rivolgeva quell’espressione da canaglia, non sapeva dire se avrebbe voluto cancellare il suo sorriso sornione a forza di sberle o a furia di baci.
**Londra. 1813.**
Miss Charlotte Ashcroft non ha mai avuto alcuna intenzione di sposarsi.
Tuttavia la strada della giovane s’incrocia con quella di Thomas Francis Stuart, Duca d’Arcy, irriverente libertino sull’orlo della bancarotta a causa del gioco e delle donne, vizi ai quali è notoriamente dedito.
Quale migliore occasione per quest’ultimo, per risanare le proprie finanze e garantire un erede alla casata, se non quella di sposare l’esuberante e attraente fanciulla?
L’antipatia di Charlotte verso Thomas è intensa e istintiva, quasi quanto l’attrazione che suo malgrado prova nei confronti del Duca.
Un corteggiamento serrato, sfrontato, appassionato… ma Charlotte non è certo il tipo da lasciarsi intrappolare anche se, si sa, l’amore può nascondersi ovunque. A volte anche sotto le apparenze di un mero matrimonio d’interesse…
**Dopo averci deliziato con le splendide atmosfere, fortemente Austeniane, del suo primo regency Matrimonio d’Onore, un successo incredibile di critica e di pubblico, in questo spin-off Marilena cambia leggermente registro. Lo fa con maestria e ci regala un nuovo storico sempre ricalcante l’ambientazione e il mood del precedente, questa volta con una vena piccante e ironica in più. Nemmeno troppo velata. Stiamo a vedere se vi piacerà anche questo!
***** ROMANZO AUTOCONCLUSIVO *******

«Posso sapere cosa ci fate qui?» si decise a chiedergli, esasperata.
«Davvero non lo indovinate?» Mio dio! Quando le rivolgeva quell’espressione da canaglia, non sapeva dire se avrebbe voluto cancellare il suo sorriso sornione a forza di sberle o a furia di baci.
**Londra. 1813.**
Miss Charlotte Ashcroft non ha mai avuto alcuna intenzione di sposarsi.
Tuttavia la strada della giovane s’incrocia con quella di Thomas Francis Stuart, Duca d’Arcy, irriverente libertino sull’orlo della bancarotta a causa del gioco e delle donne, vizi ai quali è notoriamente dedito.
Quale migliore occasione per quest’ultimo, per risanare le proprie finanze e garantire un erede alla casata, se non quella di sposare l’esuberante e attraente fanciulla?
L’antipatia di Charlotte verso Thomas è intensa e istintiva, quasi quanto l’attrazione che suo malgrado prova nei confronti del Duca.
Un corteggiamento serrato, sfrontato, appassionato… ma Charlotte non è certo il tipo da lasciarsi intrappolare anche se, si sa, l’amore può nascondersi ovunque. A volte anche sotto le apparenze di un mero matrimonio d’interesse…
**Dopo averci deliziato con le splendide atmosfere, fortemente Austeniane, del suo primo regency Matrimonio d’Onore, un successo incredibile di critica e di pubblico, in questo spin-off Marilena cambia leggermente registro. Lo fa con maestria e ci regala un nuovo storico sempre ricalcante l’ambientazione e il mood del precedente, questa volta con una vena piccante e ironica in più. Nemmeno troppo velata. Stiamo a vedere se vi piacerà anche questo!
***** ROMANZO AUTOCONCLUSIVO *******

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Marte all’attacco

Questo romanzo è il seguito del racconto di B. R. Bruss “Attenzione, dischi volanti!”, pubblicato recentemente in questa collezione. Il lettore vi ritroverà quindi i personaggi che gli sono cari; i marziani che assomigliano a vegetali, e nello stesso tempo hanno qualcosa di umano; e un popolo terrestre finalmente unito contro il nemico comune, per sventare la paurosa minaccia di un’invasione marziana in atto. Ad ogni pagina del romanzo v’è una trovata; la fertile fantasia dell’autore immagina armi nuove, descrive la civiltà marziana e la bizzarra psicologia di questi esseri semi vegetali, facendo parlare le azioni e i fatti, ossia con una vivacità che affascina il lettore e lo avvince sino all’ultima pagina.
Copertina di: Curt Caesar

Questo romanzo è il seguito del racconto di B. R. Bruss “Attenzione, dischi volanti!”, pubblicato recentemente in questa collezione. Il lettore vi ritroverà quindi i personaggi che gli sono cari; i marziani che assomigliano a vegetali, e nello stesso tempo hanno qualcosa di umano; e un popolo terrestre finalmente unito contro il nemico comune, per sventare la paurosa minaccia di un’invasione marziana in atto. Ad ogni pagina del romanzo v’è una trovata; la fertile fantasia dell’autore immagina armi nuove, descrive la civiltà marziana e la bizzarra psicologia di questi esseri semi vegetali, facendo parlare le azioni e i fatti, ossia con una vivacità che affascina il lettore e lo avvince sino all’ultima pagina.
Copertina di: Curt Caesar

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Marina

Barcellona, fine anni Settanta. Óscar Drai è un giovane studente che trascorre gli anni della sua adolescenza in un cupo collegio della città catalana. Colmo di quella dolorosa energia così tipica dell’età, fatta in parti uguali di sogno e insofferenza, Óscar ama allontanarsi non visto dalle soffocanti mura del convitto, per perdersi nel dedalo di vie, ville e palazzi di quartieri che trasudano a ogni angolo storia e mistero. In occasione di una di queste fughe il giovane si lascia rapire da una musica che lo porta fino alle finestre di una casa. All’interno, un antico grammofono suona un’ammaliante canzone per voce e pianoforte. Nel momento in cui sottrae l’oggetto e scappa, è sopraffatto da un gesto che risulta inspiegabile a lui per primo. Qualche giorno dopo tutto gli apparirà tanto chiaro quanto splendidamente misterioso. Tornando sui suoi passi per restituire il maltolto, infatti, Óscar incontra la giovane Marina e il suo enigmatico padre, il pittore Germàn. E niente per lui sarà più come prima. Il suo innato amore per il mistero si intreccerà da quel momento ai segreti inconfessabili del passato di una famiglia e di una Barcellona sempre più amata: segreti che lo spingeranno non solo alla più lunga fuga mai tentata dal detestato collegio, ma anche verso l’irrevocabile fine della sua adolescenza. Scritto prima de “L’ombra del vento” e “Il gioco dell’angelo” questo romanzo ne anticipa i grandi temi: gli enigmi del passato, l’amore per la conoscenza, la bellezza gotica e senza tempo di Barcellona.

Barcellona, fine anni Settanta. Óscar Drai è un giovane studente che trascorre gli anni della sua adolescenza in un cupo collegio della città catalana. Colmo di quella dolorosa energia così tipica dell’età, fatta in parti uguali di sogno e insofferenza, Óscar ama allontanarsi non visto dalle soffocanti mura del convitto, per perdersi nel dedalo di vie, ville e palazzi di quartieri che trasudano a ogni angolo storia e mistero. In occasione di una di queste fughe il giovane si lascia rapire da una musica che lo porta fino alle finestre di una casa. All’interno, un antico grammofono suona un’ammaliante canzone per voce e pianoforte. Nel momento in cui sottrae l’oggetto e scappa, è sopraffatto da un gesto che risulta inspiegabile a lui per primo. Qualche giorno dopo tutto gli apparirà tanto chiaro quanto splendidamente misterioso. Tornando sui suoi passi per restituire il maltolto, infatti, Óscar incontra la giovane Marina e il suo enigmatico padre, il pittore Germàn. E niente per lui sarà più come prima. Il suo innato amore per il mistero si intreccerà da quel momento ai segreti inconfessabili del passato di una famiglia e di una Barcellona sempre più amata: segreti che lo spingeranno non solo alla più lunga fuga mai tentata dal detestato collegio, ma anche verso l’irrevocabile fine della sua adolescenza. Scritto prima de “L’ombra del vento” e “Il gioco dell’angelo” questo romanzo ne anticipa i grandi temi: gli enigmi del passato, l’amore per la conoscenza, la bellezza gotica e senza tempo di Barcellona.

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Margini Di Errore

«Questo libro parte dalla memoria di casi clinici, di storie e di persone che ho incrociato nel corso della mia carriera per essere stato il responsabile diretto degli errori di cui si narra o per averli visti commettere e averli discussi con i colleghi o ancora per aver dovuto esprimere un parere sulla loro inevitabilità in qualità di perito del tribunale.» Daniele Coen, dopo esser stato per molti anni direttore del Pronto Soccorso di Niguarda a Milano, ha deciso di raccontare in un libro i tanti fattori che possono portare a una diagnosi o a una decisione sbagliata e, di conseguenza, al deterioramento del rapporto di fiducia tra medici e pazienti. E lo fa partendo dall’analisi di casi clinici particolarmente significativi, da cui emerge quanto l’agire del personale medico, inevitabilmente soggetto come tutti alle debolezze umane, sia influenzato dalla disattenzione, dalla fretta, dalla collera, dal desiderio di fare bella figura o dalla paura di sbagliare.
Ogni storia racconta momenti diversi del percorso che conduce all’errore, facendo risaltare, al di là degli aspetti tecnici, il modo in cui un deficit di formazione, un problema di comunicazione, un’insufficienza organizzativa possono interagire con la personalità, le insicurezze e le emozioni di medici e malati, spingendoli a imboccare una strada sbagliata.
Di fronte al prossimo «inevitabile» errore che verrà compiuto, l’autore esorta se stesso e i colleghi a essere capaci «di riconoscerlo, di scusarci per averlo commesso, di provare e di sopportare un giusto senso di colpa senza consentire al rimorso di schiacciarci, anche nell’interesse dei nostri pazienti», e a trarne insegnamento per sé e per la classe medica. Ma chiede anche alla vittima di un errore un grande sforzo: «dovrà essere capace di separare le proprie emozioni dalla comprensione razionale di quanto è successo. Dovrà saper accettare l’imperfezione della medicina, dei medici, delle organizzazioni e in ultima analisi i tanti limiti dell’agire umano. Soprattutto però vorrei che non rinunciasse a far sentire la propria voce e a parlare in nome di tutti i pazienti (passati, presenti e futuri) per pretendere rispetto, coinvolgimento, attenzione da parte di ogni medico a cui si rivolgerà per tutelare il proprio diritto alla salute».

«Questo libro parte dalla memoria di casi clinici, di storie e di persone che ho incrociato nel corso della mia carriera per essere stato il responsabile diretto degli errori di cui si narra o per averli visti commettere e averli discussi con i colleghi o ancora per aver dovuto esprimere un parere sulla loro inevitabilità in qualità di perito del tribunale.» Daniele Coen, dopo esser stato per molti anni direttore del Pronto Soccorso di Niguarda a Milano, ha deciso di raccontare in un libro i tanti fattori che possono portare a una diagnosi o a una decisione sbagliata e, di conseguenza, al deterioramento del rapporto di fiducia tra medici e pazienti. E lo fa partendo dall’analisi di casi clinici particolarmente significativi, da cui emerge quanto l’agire del personale medico, inevitabilmente soggetto come tutti alle debolezze umane, sia influenzato dalla disattenzione, dalla fretta, dalla collera, dal desiderio di fare bella figura o dalla paura di sbagliare.
Ogni storia racconta momenti diversi del percorso che conduce all’errore, facendo risaltare, al di là degli aspetti tecnici, il modo in cui un deficit di formazione, un problema di comunicazione, un’insufficienza organizzativa possono interagire con la personalità, le insicurezze e le emozioni di medici e malati, spingendoli a imboccare una strada sbagliata.
Di fronte al prossimo «inevitabile» errore che verrà compiuto, l’autore esorta se stesso e i colleghi a essere capaci «di riconoscerlo, di scusarci per averlo commesso, di provare e di sopportare un giusto senso di colpa senza consentire al rimorso di schiacciarci, anche nell’interesse dei nostri pazienti», e a trarne insegnamento per sé e per la classe medica. Ma chiede anche alla vittima di un errore un grande sforzo: «dovrà essere capace di separare le proprie emozioni dalla comprensione razionale di quanto è successo. Dovrà saper accettare l’imperfezione della medicina, dei medici, delle organizzazioni e in ultima analisi i tanti limiti dell’agire umano. Soprattutto però vorrei che non rinunciasse a far sentire la propria voce e a parlare in nome di tutti i pazienti (passati, presenti e futuri) per pretendere rispetto, coinvolgimento, attenzione da parte di ogni medico a cui si rivolgerà per tutelare il proprio diritto alla salute».

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Manuale D’Imbrocco

Cacciare sottane è una delle più belle attività che esistano al mondo. Studieremo la storia di questa importante arte, esaminando anche come sfruttare ogni occasione favorevole, valutando a fondo l’oggetto dei nostri desideri fino al “come si fa la prima volta”.Chi preferisce fare da solo, tuttavia, è libero di non leggerlo. **
### Sinossi
Cacciare sottane è una delle più belle attività che esistano al mondo. Studieremo la storia di questa importante arte, esaminando anche come sfruttare ogni occasione favorevole, valutando a fondo l’oggetto dei nostri desideri fino al “come si fa la prima volta”.Chi preferisce fare da solo, tuttavia, è libero di non leggerlo.

Cacciare sottane è una delle più belle attività che esistano al mondo. Studieremo la storia di questa importante arte, esaminando anche come sfruttare ogni occasione favorevole, valutando a fondo l’oggetto dei nostri desideri fino al “come si fa la prima volta”.Chi preferisce fare da solo, tuttavia, è libero di non leggerlo. **
### Sinossi
Cacciare sottane è una delle più belle attività che esistano al mondo. Studieremo la storia di questa importante arte, esaminando anche come sfruttare ogni occasione favorevole, valutando a fondo l’oggetto dei nostri desideri fino al “come si fa la prima volta”.Chi preferisce fare da solo, tuttavia, è libero di non leggerlo.

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Manoscritto trovato a Saragozza. Ediz. integrale

Opera costruita sullo schema de “Le mille e una notte”, il “Manoscritto trovato a Saragozza” viene presentato come un antico testo spagnolo trovato da un giovane ufficiale francese, Alfonso van Worden, durante la cattura e il saccheggio di Saragozza da parte delle truppe francesi e polacche (1809). Incurante degli avvertimenti, Alfonso viaggia verso Madrid e trova rifugio in un diroccato castello arabo nella valle dei monti di Alpuhara. Viene trattenuto lì per sessantasei giorni da forze misteriose, incarnate da due splendide ragazze vestite alla moresca, che gli rivelano essere sue cugine per parte di madre. Le avventure del protagonista e degli altri personaggi vengono narrate come in una fiaba, raccontata peregrinando per la Spagna settecentesca: ognuno di essi illustra la propria storia, mentre Alfonso vive esperienze al limite tra sogno e realtà. Opera affascinante e picaresca, in essa convivono il romanzo di formazione, di avventura, l’erotico e il fantastico e restituisce atmosfere e personaggi che resteranno indelebili nella memoria del lettore contemporaneo.

Opera costruita sullo schema de “Le mille e una notte”, il “Manoscritto trovato a Saragozza” viene presentato come un antico testo spagnolo trovato da un giovane ufficiale francese, Alfonso van Worden, durante la cattura e il saccheggio di Saragozza da parte delle truppe francesi e polacche (1809). Incurante degli avvertimenti, Alfonso viaggia verso Madrid e trova rifugio in un diroccato castello arabo nella valle dei monti di Alpuhara. Viene trattenuto lì per sessantasei giorni da forze misteriose, incarnate da due splendide ragazze vestite alla moresca, che gli rivelano essere sue cugine per parte di madre. Le avventure del protagonista e degli altri personaggi vengono narrate come in una fiaba, raccontata peregrinando per la Spagna settecentesca: ognuno di essi illustra la propria storia, mentre Alfonso vive esperienze al limite tra sogno e realtà. Opera affascinante e picaresca, in essa convivono il romanzo di formazione, di avventura, l’erotico e il fantastico e restituisce atmosfere e personaggi che resteranno indelebili nella memoria del lettore contemporaneo.

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Mangiaterra

«L’hanno picchiata. Vedo le botte, anche se non le sento. La furia dei pugni che sprofondano come pozzi nella carne. Vedo papà, le sue mani uguali alle mie, braccia forti per quel pugno che si è agganciato al tuo cuore e alla tua carne con la forza di un amo. E qualcosa, come un fiume, che inizia ad andarsene.» È una ragazzina, Mangiaterra, quando scopre il suo potere misterioso: le basta inghiottire un pugno di terra perché la verità sulle persone disperse e su quelle che, ormai, popolano l’aldilà le si dipinga nella mente e le sconvolga l’anima. Il suo corpo si contrae, nel disgusto e nella repulsione per se stessa, ma il suo sguardo penetra la notte che circonda gli scomparsi, legge i segni nascosti nelle visioni, vibra delle storie terribili che la terra nasconde. Le sue apparizioni la condannano al sospetto dei vicini, al disagio con i coetanei, ma la notizia del suo dono si spande per i sobborghi di una Buenos Aires dove le vie non hanno nome e le case muoiono ingoiate dalla passiflora. Qui donne e bambini spariscono ogni giorno, in un silenzio disperato e inviolabile, mentre il giardino della piccola veggente si popola di bottiglie piene di terra: messaggi di un altro mondo cui solo lei ha accesso. Lei può nutrire un’attesa, lei può annunciare una morte. La abita una voce viscerale che nasce dal suolo e dai suoi segreti, dal sangue e dalla violenza, ma ha in sé la determinazione e la selvaggia fierezza di un’eroina tragica: trovare la strada, misteriosa e allucinata, verso una possibile giustizia.

«L’hanno picchiata. Vedo le botte, anche se non le sento. La furia dei pugni che sprofondano come pozzi nella carne. Vedo papà, le sue mani uguali alle mie, braccia forti per quel pugno che si è agganciato al tuo cuore e alla tua carne con la forza di un amo. E qualcosa, come un fiume, che inizia ad andarsene.» È una ragazzina, Mangiaterra, quando scopre il suo potere misterioso: le basta inghiottire un pugno di terra perché la verità sulle persone disperse e su quelle che, ormai, popolano l’aldilà le si dipinga nella mente e le sconvolga l’anima. Il suo corpo si contrae, nel disgusto e nella repulsione per se stessa, ma il suo sguardo penetra la notte che circonda gli scomparsi, legge i segni nascosti nelle visioni, vibra delle storie terribili che la terra nasconde. Le sue apparizioni la condannano al sospetto dei vicini, al disagio con i coetanei, ma la notizia del suo dono si spande per i sobborghi di una Buenos Aires dove le vie non hanno nome e le case muoiono ingoiate dalla passiflora. Qui donne e bambini spariscono ogni giorno, in un silenzio disperato e inviolabile, mentre il giardino della piccola veggente si popola di bottiglie piene di terra: messaggi di un altro mondo cui solo lei ha accesso. Lei può nutrire un’attesa, lei può annunciare una morte. La abita una voce viscerale che nasce dal suolo e dai suoi segreti, dal sangue e dalla violenza, ma ha in sé la determinazione e la selvaggia fierezza di un’eroina tragica: trovare la strada, misteriosa e allucinata, verso una possibile giustizia.

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Mancherai all’infinito

*Dietro certi finali si nascondono magnifici inizi.*
Il tempo non basta per superare il dolore, si deve essere pronti a farlo. E per esserlo, per tornare a vivere, bisogna prima trattenere ilrespiro, immergersi e toccare il fondo. Lo sa bene Mattia, ventenne silenzioso, timido e pigro. È passato ormai un anno da quandotra lui e Anita, il suo primo grande amore, è finita e da allora non riesce a ritrovare le forze per affrontare la vita di ogni giorno, l’università e le responsabilità degli adulti. Mentre i suoi genitori sono via per il weekend,a loro insaputa torna a Valencia, dove era stato con lei per la loro unica, indimenticabile vacanza insieme. Non sa cosa sta cercando, né cosa troverà lì, ma spera che quel piccolo viaggio guarisca una volta per tutte le ferite del suo cuore. Di fronte a quel mare che insieme avevano ammirato, mano nella mano, Mattia riceverà una misteriosa lettera che forse potrà dargli le risposte che cerca. Perché a volte perdersi è l’unica strada per ritrovarsi.
**Mattia Ollerongis** , che ha conquistato su Instagram migliaia di lettori, torna a raccontare le gioie e i dolori del primo amore con **un nuovo romanzo romantico e poetico, una storia che ci insegna a ripartire dopo un grande dolore.** **
### Sinossi
*Dietro certi finali si nascondono magnifici inizi.*
Il tempo non basta per superare il dolore, si deve essere pronti a farlo. E per esserlo, per tornare a vivere, bisogna prima trattenere ilrespiro, immergersi e toccare il fondo. Lo sa bene Mattia, ventenne silenzioso, timido e pigro. È passato ormai un anno da quandotra lui e Anita, il suo primo grande amore, è finita e da allora non riesce a ritrovare le forze per affrontare la vita di ogni giorno, l’università e le responsabilità degli adulti. Mentre i suoi genitori sono via per il weekend,a loro insaputa torna a Valencia, dove era stato con lei per la loro unica, indimenticabile vacanza insieme. Non sa cosa sta cercando, né cosa troverà lì, ma spera che quel piccolo viaggio guarisca una volta per tutte le ferite del suo cuore. Di fronte a quel mare che insieme avevano ammirato, mano nella mano, Mattia riceverà una misteriosa lettera che forse potrà dargli le risposte che cerca. Perché a volte perdersi è l’unica strada per ritrovarsi.
**Mattia Ollerongis** , che ha conquistato su Instagram migliaia di lettori, torna a raccontare le gioie e i dolori del primo amore con **un nuovo romanzo romantico e poetico, una storia che ci insegna a ripartire dopo un grande dolore.**

*Dietro certi finali si nascondono magnifici inizi.*
Il tempo non basta per superare il dolore, si deve essere pronti a farlo. E per esserlo, per tornare a vivere, bisogna prima trattenere ilrespiro, immergersi e toccare il fondo. Lo sa bene Mattia, ventenne silenzioso, timido e pigro. È passato ormai un anno da quandotra lui e Anita, il suo primo grande amore, è finita e da allora non riesce a ritrovare le forze per affrontare la vita di ogni giorno, l’università e le responsabilità degli adulti. Mentre i suoi genitori sono via per il weekend,a loro insaputa torna a Valencia, dove era stato con lei per la loro unica, indimenticabile vacanza insieme. Non sa cosa sta cercando, né cosa troverà lì, ma spera che quel piccolo viaggio guarisca una volta per tutte le ferite del suo cuore. Di fronte a quel mare che insieme avevano ammirato, mano nella mano, Mattia riceverà una misteriosa lettera che forse potrà dargli le risposte che cerca. Perché a volte perdersi è l’unica strada per ritrovarsi.
**Mattia Ollerongis** , che ha conquistato su Instagram migliaia di lettori, torna a raccontare le gioie e i dolori del primo amore con **un nuovo romanzo romantico e poetico, una storia che ci insegna a ripartire dopo un grande dolore.** **
### Sinossi
*Dietro certi finali si nascondono magnifici inizi.*
Il tempo non basta per superare il dolore, si deve essere pronti a farlo. E per esserlo, per tornare a vivere, bisogna prima trattenere ilrespiro, immergersi e toccare il fondo. Lo sa bene Mattia, ventenne silenzioso, timido e pigro. È passato ormai un anno da quandotra lui e Anita, il suo primo grande amore, è finita e da allora non riesce a ritrovare le forze per affrontare la vita di ogni giorno, l’università e le responsabilità degli adulti. Mentre i suoi genitori sono via per il weekend,a loro insaputa torna a Valencia, dove era stato con lei per la loro unica, indimenticabile vacanza insieme. Non sa cosa sta cercando, né cosa troverà lì, ma spera che quel piccolo viaggio guarisca una volta per tutte le ferite del suo cuore. Di fronte a quel mare che insieme avevano ammirato, mano nella mano, Mattia riceverà una misteriosa lettera che forse potrà dargli le risposte che cerca. Perché a volte perdersi è l’unica strada per ritrovarsi.
**Mattia Ollerongis** , che ha conquistato su Instagram migliaia di lettori, torna a raccontare le gioie e i dolori del primo amore con **un nuovo romanzo romantico e poetico, una storia che ci insegna a ripartire dopo un grande dolore.**

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Mai piu’ senza te

Sulle orme del passato. Non è facile per Sylvie Bennet dover incontrare Ran Carrington, proprietario di Haverton Hall, che l’azienda per cui lei lavora ha appena acquistato. Lo conosce molto bene, e lo ha sempre amato. Però non ricorda certo volentieri il modo in cui lui l’ha respinta anni addietro. Forse, però, questa spiacevole situazione potrà offrirle una piacevole vendetta. Lezioni d’amore. Georgia Evans, veterinaria, ha accettato l’inusuale compito di addestrare un Setter troppo esuberante per la sua anziana padrona. Non sa però che la simpatica signora Latham ha omesso di avvertirla che non vive sola… Essenza d’amore. Sarà una battaglia spietata, ma Sadie non si tirerà indietro. Suo cugino vuole vendere la fabbrica di profumi di famiglia insieme alla ricetta segreta del famoso Myrrh. Decisa a liberarsi dell’acquirente, Sadie decide di affrontarlo. Ma perché nessuno le ha detto che Leon è bello come un dio greco?

Sulle orme del passato. Non è facile per Sylvie Bennet dover incontrare Ran Carrington, proprietario di Haverton Hall, che l’azienda per cui lei lavora ha appena acquistato. Lo conosce molto bene, e lo ha sempre amato. Però non ricorda certo volentieri il modo in cui lui l’ha respinta anni addietro. Forse, però, questa spiacevole situazione potrà offrirle una piacevole vendetta. Lezioni d’amore. Georgia Evans, veterinaria, ha accettato l’inusuale compito di addestrare un Setter troppo esuberante per la sua anziana padrona. Non sa però che la simpatica signora Latham ha omesso di avvertirla che non vive sola… Essenza d’amore. Sarà una battaglia spietata, ma Sadie non si tirerà indietro. Suo cugino vuole vendere la fabbrica di profumi di famiglia insieme alla ricetta segreta del famoso Myrrh. Decisa a liberarsi dell’acquirente, Sadie decide di affrontarlo. Ma perché nessuno le ha detto che Leon è bello come un dio greco?

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Mai come ieri

Mai come ieri è un romanzo ambientato a Corvegna, un piccolo paese immaginario della provincia di Torino. La vicenda viene narrata attraverso il racconto in prima persona di Michele Revelli, giornalista e scrittore cresciuto a Corvegna, di ritorno al paese natale dopo alcune vicissitudini personali che hanno portato alla separazione dalla moglie e a difficoltà professionali. Attraverso il suo punto di vista veniamo a conoscenza della sparizione di 4 persone di Corvegna: 3 adolescenti e il parroco del paese. Michele si troverà coinvolto nel difficile compito di fare chiarezza circa la dinamica degli eventi che hanno portato alla scomparsa, nonché alla ricerca di informazioni utili al ritrovamento delle persone sparite. Il suo racconto al presente viene intervallato dalla prospettiva in terza persona di altre persone le cui vicende si intersecano nel racconto: la figlia Marta, coetanea dei ragazzi spariti; l’ispettore Achille Lopresti, amico di infanzia di Michele; Junior Ahmendi, fratello di uno dei ragazzi scomparsi. Tra intrecci a cambi di prospettiva, le vicende volgono rapidamente al termine nell’arco di tre giorni, in un finale carico di tragicità e redenzione.

Mai come ieri è un romanzo ambientato a Corvegna, un piccolo paese immaginario della provincia di Torino. La vicenda viene narrata attraverso il racconto in prima persona di Michele Revelli, giornalista e scrittore cresciuto a Corvegna, di ritorno al paese natale dopo alcune vicissitudini personali che hanno portato alla separazione dalla moglie e a difficoltà professionali. Attraverso il suo punto di vista veniamo a conoscenza della sparizione di 4 persone di Corvegna: 3 adolescenti e il parroco del paese. Michele si troverà coinvolto nel difficile compito di fare chiarezza circa la dinamica degli eventi che hanno portato alla scomparsa, nonché alla ricerca di informazioni utili al ritrovamento delle persone sparite. Il suo racconto al presente viene intervallato dalla prospettiva in terza persona di altre persone le cui vicende si intersecano nel racconto: la figlia Marta, coetanea dei ragazzi spariti; l’ispettore Achille Lopresti, amico di infanzia di Michele; Junior Ahmendi, fratello di uno dei ragazzi scomparsi. Tra intrecci a cambi di prospettiva, le vicende volgono rapidamente al termine nell’arco di tre giorni, in un finale carico di tragicità e redenzione.

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