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Basta poco

Basta poco per cambiare il mondo, passo dopo passo. E basta poco a chi vuole vivere bene, felice e senza sprechi. Dopo Non sprecare, Antonio Galdo ritorna sul necessario (e possibile) cambiamento del nostro modello di consumo e di sviluppo, raccontando le grandi idee che potrebbero salvare il pianeta, ma anche i comportamenti quotidiani che migliorano il mondo intorno a noi. Se la crisi globale rischia di rendere tutti più poveri, forse vale la pena di riscoprire la sobrietà; se l’inquinamento e lo sfruttamento delle risorse naturali sta minacciando il nostro futuro, forse bisogna capire che si può vivere meglio con meno; se le nostre giornate sono assediate dal lavoro, dal traffico, dallo stress, forse si può tornare a un rapporto più equilibrato con il tempo e lo spazio che ci circonda. Come possiamo liberarci dalla dipendenza del petrolio? Come possiamo utilizzare meglio gli strumenti tecnologici che abbiamo, senza farcene dominare? Come tornare al piacere della normalità, senza finire nell’ossessione della decrescita? Un libro di storie da tutto il mondo, alla frontiera dell’innovazione, ma anche della dimensione individuale delle nostre scelte quotidiane.

Basta chiedere

Una delle autrici più vendute in Spagna Nonostante le continue litigate per via dei caratteri così diversi, Eric Zimmerman e Judith Flores sono ancora innamorati come il giorno in cui i loro sguardi si sono incrociati per la prima volta. Insieme hanno formato una bella famiglia che amano follemente e per la quale sarebbero in grado di fare qualsiasi cosa. L’avvocato Björn e l’ex tenente Mel continuano la loro bella storia d’amore e indubbiamente convivere è stata la scelta giusta, ma c’è qualcosa che coronerebbe il loro sogno d’amore e che Björn non riesce a ottenere dalla sua amata: il definitivo sì. Le relazioni delle due giovani coppie stanno procedendo alla grande: si amano, si rispettano e tutto sembra illuminato dalle stelle più luminose, fino a quando, improvvisamente, il passato li raggiunge e rimette tutto in discussione. Saranno in grado di superare anche questa svolta inaspettata o, al contrario, le loro vite cambieranno per sempre? Basta chiedere, l’attesissimo nuovo romanzo di Megan Maxwell, è anche il più sensuale, erotico e romantico della serie. Dall’autrice di Chiedimi quello che vuoi, il libro più sexy, erotico e sensuale del 2017 Ai primi posti delle classifiche in Spagna Le lettrici dicono dei suoi libri: «Una storia d’amore e passione, dalla quale non potrete che restare incantati.» «Megan Maxwell non delude, mai.» «Intrigante e travolgente ai massimi livelli!» Megan Maxwell È una scrittrice prolifica di successo. Di madre spagnola e padre americano, vive in un paesino vicino Madrid con marito e figli. Ha vinto il Premio Seseña per il romanzo d’amore e ha ricevuto il Premio Dama. Prima di Basta chiedere, la Newton Compton ha già pubblicato i primi tre capitoli della serie erotica Chiedimi quello che vuoi, Ora e per sempre e Lasciami andare via – vero caso editoriale in Spagna, venduta anche in Portogallo, Brasile, Ucraina, Polonia – i due titoli di una seconda serie, Chiedimi chi sono e Solo per questa notte, e il romanzo Sorprendimi.

Basso Impero

Cosimo de’ Medici, grande banchiere e grande uomo di potere, firmava le sue lettere “per Dio e per guadagno”: con le dovute differenze, potrebbe essere questo lo slogan anche dell’America di Bush, in cui la religione serve a coprire la violenza e il profitto.
**Il libro**
Grazie a un’inedita mistura di fondamentalismo religioso e fondamentalismo economico, la superpotenza globale di Bush procede, tra lo stupore dell’Europa e del mondo, ad attuare il suo disegno di conquista economica e controllo militare. Ma lo stupore, argomenta Bocca, non ha ragion d’essere: il modello democratico americano è sempre stato fin dai suoi inizi legato alla ricchezza – vista come premio divino – e alla conquista, assai poco sensibile invece alle tematiche sociali e all’egualitarismo, a differenza dell’Europa, nella quale non solo la sinistra ma anche la destra ha sviluppato nel tempo una sensibilità sociale. Fino alla Seconda guerra mondiale il modello americano è stato una merce per il consumo interno, ma con la Guerra fredda, poi con il liberismo reaganiano e infine con il crollo dell’Urss il capitalismo aggressivo di marca Usa è diventato merce d’esportazione.
Il fatto nuovo, semmai, è la progressiva caduta delle giustificazioni, dei pretesti di cui si ammantava: anche Napoleone nelle sue guerre aveva i banchieri al seguito, ma oggi la divisione delle spoglie belliche è addirittura pianificata a tavolino da un consesso di petrolieri e affaristi alla corte del presidente.
Questa evoluzione non è rimasta senza conseguenze gravi anche nel paese da cui si è generata: l’informazione da indipendente si fa sempre più subalterna al potere politico e militare e i diritti degli individui vengono intaccati sia negli Usa sia nei territori da loro controllati.
Mentre tutti, persino coloro che non ne condividono il progetto globalistico, si affannano a negare l’esistenza dell’Impero – per paura di essere accusati di antiamericanismo o peggio di connivenza con il terrorismo islamico – l’Impero, ci dice Bocca in questo suo durissimo nuovo j’accuse, esiste, colpisce e colpirà ancora.

Il basilisco

Ottobre 2001: in una Firenze che assume all’improvviso i tratti di una Beirut devastata scoppia una bomba che colpisce l’auto con cui il commissario Michele Ferrara si sta recando in ufficio. Le indagini vengono immediatamente indirizzate al terrorismo internazionale; l’allarme è infatti alto in tutto il mondo e lo è anche nella città d’arte italiana. Il commissario è costretto all’immobilità in ospedale, ma intanto più di un inquirente solleva dubbi sulla matrice dell’attentato: perché escludere che invece non si sia trattato di una vendetta contro di lui, artefice dell’arresto dell’importante capomafia, Salvatore Laprua? A crederlo è soprattutto il procuratore aggiunto Anna Giulietti che con Ferrara ha stretto un solido rapporto di collaborazione professionale e di amicizia. A una settimana esatta dal primo attentato, una seconda bomba fa esplodere l’auto di Anna Giulietti e quella stessa mattina Salvatore Laprua viene trovato morto nella sua cella. L’abile regia di un astuto e crudele burattinaio sembra lavorare perché la verità resti sepolta, ma Ferrara, sconvolto dalla morte di Anna, riprende con decisione le redini dell’indagine. La sua attività entrerà in collisione con quella di altri organi inquirenti, e non solo per la sua famigerata scarsa diplomazia. Ma più si va avanti con l’inchiesta e più sembra che nessuna pista sia sbagliata, nessuno ha ragione e nessuno torto, doppi e tripli giochi disegnano un quadro dove mafia e criminalità internazionale sono indissolubilmente legate. Ferrara, tentato dall’idea di arrendersi, e diviso tra l’amore per la moglie Petra e il dolore per la perdita di una donna che forse è stata più di un’amica, ritrova alla fine la determinazione necessaria a incalzare il colpevole, lo spietato basilisco, incarnazione di un male che non ha simili. Un’inchiesta avvincente, un romanzo che si legge tutto d’un fiato. Michele Giuttari non si smentisce, il thriller è nelle sue corde di scrittore, l’istinto dell’indagine gli appartiene sulla pagina come nella sua vita di investigatore.

(source: Bol.com)

Le baruffe chiozzotte

Le baruffe chiozzotte sono l’ultimo capolavoro rappresentato a Venezia prima della partenza di Goldoni per Parigi. È qui che il popolo minuto dei pescatori entra vittoriosamente come protagonista, reso nella sua genuina vitalità, ma anche nella sua durezza, nell’asprezza di rapporti umani insidiati dall’interesse e dai pregiudizi. Pettegolezzi e zuffe si susseguono in una sinfonia di gesti e di parole, intessuti nell’agile trama che fin dall’inizio si dipana con dinamica naturalezza. In chiave comica naturalmente, come voleva la convenzione drammaturgica, ma soprattutto con l’affettuosa partecipazione e il distacco sottilmente ironico che connotano la produzione goldoniana. L’ampia introduzione di Luigi Lunari che precede il testo offre, oltre a un’interessante chiave di lettura, notizie sulla genesi dell’allestimento scenico curato da Giorgio Strehler nel 1964.
(source: Bol.com)

Bartleby, lo scrivano-Benito Cereno

La varietà delle esperienze e l’acuta percezione delle realtà storiche, la profondità del dramma morale che egli visse e la grandiosità fantastica, la complessità psicologica, la ricchezza epica con cui lo mise in scena, fanno di Melville uno dei protagonisti della letteratura moderna. Potenti raffigurazioni dei dilemmi dinanzi a cui dovrebbe fermarsi ogni umano giudizio, “Bartleby” e “Benito Cereno” sono racconti incentrati su figure quotidiane, antieroiche, che rivelano un disinteresse sempre più profondo per l’avventura: per questi esseri frustrati, inerti dinanzi al “muro” della realtà, la maturità è silenzio.

La barriera di Santaroga

La tranquilla cittadina di Santaroga in California sembra vivere in un curioso isolamento, separata dal resto del mondo da una forza intangibile e misteriosa. I suoi abitanti non l’abbandonano che per brevi periodi, ma poi immancabilmente vi fanno ritorno, sfuggendo al contatto con gli estranei e mostrando un’aperta ostilità per qualunque cosa provenga dall’esterno. Semplici stranezze, se prese isolatamente, mentre qui invece si trovano concentrate tutte in un unico luogo. Che cosa succede dunque realmente a Santaroga? Gilbert Dasein, un giovane psicologo, viene inviato ad investigare nella cittadina e si addentra in un inquietante mistero: la popolazione di Santaroga è apparentemente sotto l’effetto di uno strano allucinogeno che altera lo stato di coscienza. Ma è solo il primo di una serie di interrogativi a cui Dasein non sa dare una risposta. Si tratta di una scelta deliberata dei cittadini o essi sono vittime di una suprema forma di controllo? Santaroga è forse ad un passo dalla realizzazione dell’utopia o si tratta invece del più demoniaco e terribile degli esperimenti? Che cos’è, insomma, la barriera di Santaroga?

Il barone rampante

‘Un ragazzo sale su di un albero, si arrampica tra i rami, passa da una pianta all’altra, decide che non scenderà più. L’autore del libro non ha fatto che sviluppare questa immagine e portarla alle estreme conseguenze: il protagonista trascorre l’intera vita sugli alberi, una vita tutt’altro che monotona, anzi: piena d’avventure, e tutt’altro che da eremita, però sempre mantenendo tra sé e i suoi simili questa minima ma invalicabile distanza.’

Dalla prefazione di Calvino all’edizione scolastica del 1965
(source: Bol.com)

Una barca nel bosco

**PREMIO CAMPIELLO 2004** «*Una parabola lucida e graffiante sulla nostra società. Ferma nella denuncia, stemperata in un’ironia dolce-amara.*» **Roberto Carnero, l’Unità su Una barca nel bosco** «*Divertente maestra del sospetto, Paola Mastrocola mette in guardia contro le idee sbagliate che pretendono di essere le più giuste, contro i sempre nuovi convenzionalismi.*» **Lorenzo Mondo, La Stampa** «*L’unica nostra scrittrice capace di una comicità deliziosamente coinvolgente.*» **Giulia Borgese, Corriere della Sera** Gaspare Torrente, figlio di un pescatore e aspirante latinista, approda a Torino da una piccola isola del Sud Italia. Un ragazzo come lui, che a tredici anni traduce Orazio e legge Verlaine, deve volare alto, fare il liceo e scordarsi il piccolo mondo senza tempo della propria infanzia. Ma la scuola superiore tradisce le sue aspettative: si trova alle prese con programmi flessibili, insegnanti incapaci e compagni «alla moda». Si sente sempre fuori tempo, fuori posto, come una barca nel bosco. E anche l’università, qualche anno dopo, non è da meno. Ma proprio quando tutto sembrerebbe perduto, la vita gli regala una svolta sbalorditiva, un riscatto etico ed estetico nei confronti di una società che riconosce solo i gregari e di un sistema scolastico che si rivela inadeguato a coltivare un talento; un sistema che Paola Mastrocola coglie nelle sue pieghe più divertenti e insieme drammatiche, calandosi nella voce di un ragazzo che tra lo stupore e l’amarezza racconta il proprio percorso di «sformazione». «*Paola Mastrocola racconta con brio e spigliatezza, ama la poesia e gioca con le parole, onora la virgola e l’ipotassi, cesella i dialoghi.*» **Luciano Genta, La Stampa** «*Ci si lascia sorprendere dallo snodarsi agile della storia, dalle sue allegre ’impennate’ e allo stesso tempo si ammira la leggerezza della scrittura, la sua apparente facilità, il suo rifarsi con sorridente e voluta soavità agli stilemi della narrativa favolistica.*» **Margherita Oggero, La Stampa** ** ### Sinossi **PREMIO CAMPIELLO 2004** «*Una parabola lucida e graffiante sulla nostra società. Ferma nella denuncia, stemperata in un’ironia dolce-amara.*» **Roberto Carnero, l’Unità su Una barca nel bosco** «*Divertente maestra del sospetto, Paola Mastrocola mette in guardia contro le idee sbagliate che pretendono di essere le più giuste, contro i sempre nuovi convenzionalismi.*» **Lorenzo Mondo, La Stampa** «*L’unica nostra scrittrice capace di una comicità deliziosamente coinvolgente.*» **Giulia Borgese, Corriere della Sera** Gaspare Torrente, figlio di un pescatore e aspirante latinista, approda a Torino da una piccola isola del Sud Italia. Un ragazzo come lui, che a tredici anni traduce Orazio e legge Verlaine, deve volare alto, fare il liceo e scordarsi il piccolo mondo senza tempo della propria infanzia. Ma la scuola superiore tradisce le sue aspettative: si trova alle prese con programmi flessibili, insegnanti incapaci e compagni «alla moda». Si sente sempre fuori tempo, fuori posto, come una barca nel bosco. E anche l’università, qualche anno dopo, non è da meno. Ma proprio quando tutto sembrerebbe perduto, la vita gli regala una svolta sbalorditiva, un riscatto etico ed estetico nei confronti di una società che riconosce solo i gregari e di un sistema scolastico che si rivela inadeguato a coltivare un talento; un sistema che Paola Mastrocola coglie nelle sue pieghe più divertenti e insieme drammatiche, calandosi nella voce di un ragazzo che tra lo stupore e l’amarezza racconta il proprio percorso di «sformazione». «*Paola Mastrocola racconta con brio e spigliatezza, ama la poesia e gioca con le parole, onora la virgola e l’ipotassi, cesella i dialoghi.*» **Luciano Genta, La Stampa** «*Ci si lascia sorprendere dallo snodarsi agile della storia, dalle sue allegre ’impennate’ e allo stesso tempo si ammira la leggerezza della scrittura, la sua apparente facilità, il suo rifarsi con sorridente e voluta soavità agli stilemi della narrativa favolistica.*» **Margherita Oggero, La Stampa**

Barbari. Immigrati, profughi, deportati nell’impero romano

“Un mondo che si considera prospero e civile, segnato da disuguaglianze e squilibri al suo interno, ma forte di un’amministrazione stabile e di un’economia integrata; all’esterno, popoli costretti a sopravvivere con risorse insufficienti, minacciati dalla fame e dalla guerra, e che sempre più spesso chiedono di entrare; una frontiera militarizzata per filtrare profughi e immigrati; e autorità di governo che debbono decidere volta per volta il comportamento da tenere verso queste emergenze, con una gamma di opzioni che va dall’allontanamento forzato all’accoglienza in massa, dalla fissazione di quote d’ingresso all’offerta di aiuti umanitari e posti di lavoro. Potrebbe sembrare una descrizione del nostro mondo, e invece è la situazione in cui si trovò per secoli l’impero romano di fronte ai barbari.” Per molto tempo la gestione di questo flusso di popoli attraverso i confini dell’Impero produce un equilibrio instabile ma funzionale, che garantisce ai Romani l’approvvigionamento di nuove leve per l’esercito e per la coltivazione dei campi, in cambio dell’assimilazione nei più grande “Stato” del pianeta. **

La bara rossa

1939: il mondo è sull’orlo del baratro e l’Unione Sovietica è impreparata ad affrontare la futura offensiva del Terzo Reich. L’asso nella manica di Stalin è il nuovo carro armato T-34, soprannominato dai collaudatori “la bara rossa”. Ma il progetto di quest’arma rivoluzionaria è ancora incompleto. Quando il suo creatore, il colonnello Nagorski, muore in un misterioso incidente, Stalin si rivolge all’investigatore più fidato, Pekkala, detto L’occhio di smeraldo. Mentre i tecnici russi lottano contro il tempo per completare il T-34, L’occhio di smeraldo deve scoprire i piani degli assassini di Nagorski, prima che si scateni il conflitto con la Germania.
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Bara per due (Il Giallo Mondadori)

Per Chester Cain è tempo di cambiare aria. Giocatore d’azzardo che non disdegna all’occorrenza di usare la pistola, è venuto a Paradise Palms per godersi finalmente il frutto di tante fatiche. Il posto è fantastico: sabbia dorata, palme, oceano e belle ragazze. E poi sono tutti così gentili con lui… troppo gentili. A quanto pare la sua fama di gambler l’ha preceduto, e la cosa potrebbe creargli qualche fastidio. Ma nemmeno uno con il suo fiuto per i guai potrebbe resistere a Clair Wonderley, una di quelle bionde che con un’occhiata fanno accelerare i battiti del polso. Un’esca talmente perfetta da spingerlo a ingoiare amo e lenza in un colpo solo. Per ritrovarsi sospettato di un omicidio che non ha commesso. Incastrato come un principiante, Cain dovrà sfoggiare qualcosa di più dell’abilità al tavolo verde, perché qui non si tratta di perdere qualche dollaro. Qui la posta in gioco è la sua pelle. ALL’INTERNO, il racconto “Il quadrato semiotico” di Vanni J. Balestra, Mariangela Casulli, Anna Mongiardo e Elisa Pitta.

La bara di cristallo

Nella Parigi di Maria Antonietta, la bellissima vampira Viviane cerca un protettore che la lasci libera di vivere come preferisce, cosa che di certo non accadrebbe se accettasse la proposta di matrimonio del potente Constantin de Salignac. L’unico ad accenderle il sangue è Rhys Hawkes, il bellissimo, affascinante, enigmatico fratello di Constantin. Ma proprio quando la passione travolgente che li unisce sta per trasformarsi in qualcosa di più, l’odio secolare che divide i due uomini condanna Viviane a un destino terribile: trascorrere l’eternità nelle viscere di Parigi, sepolta viva in una bara di vetro. Due secoli dopo Rhys, che non l’ha mai dimenticata, sente raccontare la curiosa leggenda della Biancaneve dei vampiri, e la speranza si riaccende nel suo cuore. Che sia la sua splendida principessa svanita nel nulla, l’altra metà della sua anima immortale?