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Io Sono Febbraio. La Storia Dell’inverno Che Non Voleva Finire Mai

In un luogo e in un tempo imprecisato, una piccola cittadina vive un incubo infinito: da mesi gli abitanti sono immersi in un inverno che sembra non voler finire mai, la luce del sole è solo un lontano ricordo, ovunque solo freddo e neve. Mentre gli adulti, progressivamente, cadono in una profonda depressione, uno spirito misterioso – di nome Febbraio – si accanisce contro la popolazione, vietando il volo degli aquiloni e delle mongolfiere dei bambini. Ed è proprio quando questi ultimi iniziano a scomparire che Thaddeus Lowe decide di reagire, dichiarando guerra a Febbraio. Una storia allegorica e struggente, un piccolo scrigno di invenzioni letterarie e immagini poetiche. Shane Jones racconta una surreale fiaba invernale, in cui un’umanità oppressa, che non ha perso la speranza, ha ancora la forza di lottare.

Io sono Dot (Einaudi. Stile libero big)

Niente è stato facile per Dorothy «Dot» Sherman. Ma se mai c’è stata una ragazzina capace di prendere la vita e rivoltarla, be’, è lei. A diciassette anni, quando hai un padre uscito a comprare le sigarette e mai tornato, una madre buona a nulla, un fratellino re delle caccole e una sorella regolarmente gonfiata di botte dal marito, non sono molte le persone su cui puoi contare. Cosí Dot fa la cameriera sui pattini e si difende come può, anche menando le mani. Finché, un giorno, un tizio di nome Elbert, che dichiara di essere uno zio, si installa nella roulotte di famiglia. Per quel che ne sa Dot, Elbert potrebbe essere un serial killer – del resto qualche piccolo trascorso criminale ce l’ha – ma alla fine l’uomo si rivelerà il piú sensato della famiglia. E, dopo anni di frustrazioni e delusioni, forse anche per Dot la ruota potrebbe girare.
«Potreste pensare che questa non sia una storia vera, perché una parte di essa contiene cose a cui è difficile credere, ma vi assicuro che non c’è niente di inventato, dall’inizio alla fine. Vi dirò la pura verità, dal principio alla fine. Vi dirò che i miei amici mi chiamano Dot, e che preferisco che i miei nemici non mi chiamino affatto. Si tratta di una grande avventura? Be’, nessuno andrà sulla luna o scalerà una montagna altissima. Ma per me è un’avventura. È la mia vita quotidiana».
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### Sinossi
Niente è stato facile per Dorothy «Dot» Sherman. Ma se mai c’è stata una ragazzina capace di prendere la vita e rivoltarla, be’, è lei. A diciassette anni, quando hai un padre uscito a comprare le sigarette e mai tornato, una madre buona a nulla, un fratellino re delle caccole e una sorella regolarmente gonfiata di botte dal marito, non sono molte le persone su cui puoi contare. Cosí Dot fa la cameriera sui pattini e si difende come può, anche menando le mani. Finché, un giorno, un tizio di nome Elbert, che dichiara di essere uno zio, si installa nella roulotte di famiglia. Per quel che ne sa Dot, Elbert potrebbe essere un serial killer – del resto qualche piccolo trascorso criminale ce l’ha – ma alla fine l’uomo si rivelerà il piú sensato della famiglia. E, dopo anni di frustrazioni e delusioni, forse anche per Dot la ruota potrebbe girare.
«Potreste pensare che questa non sia una storia vera, perché una parte di essa contiene cose a cui è difficile credere, ma vi assicuro che non c’è niente di inventato, dall’inizio alla fine. Vi dirò la pura verità, dal principio alla fine. Vi dirò che i miei amici mi chiamano Dot, e che preferisco che i miei nemici non mi chiamino affatto. Si tratta di una grande avventura? Be’, nessuno andrà sulla luna o scalerà una montagna altissima. Ma per me è un’avventura. È la mia vita quotidiana».

Io sono con te

L’ha scelta fra mille possibili, come si apre una porta o si imbocca un sentiero. Perché è solo dentro gli occhi di ogni singola persona che si può vedere il mondo.
Brigitte arriva alla stazione Termini un giorno di fine gennaio. Addosso ha dei vestiti leggeri, ha freddo, fame, non sa nemmeno bene in che Paese si trova. È fuggita precipitosamente dal Congo, scaricata poi come un pacco ingombrante. La stazione di Roma diventa il suo dormitorio, la spazzatura la sua cena. Eppure era un’infermiera, madre di quattro figli che ora non sa nemmeno se sono ancora vivi. Quando è ormai totalmente alla deriva l’avvicina un uomo, le rivolge la parola, le scarabocchia sul tovagliolo un indirizzo: è quello del Centro Astalli, lí troverà un pasto, calore umano e tutto l’aiuto che le serve. Di fatto è un nuovo inizio, ma è anche l’inizio di una nuova odissea. Io sono con te è un libro raro e necessario per molte ragioni: è la storia di un incontro e di un riconoscimento, di un calvario e una rinascita, la descrizione di un’Italia insieme inospitale e accoglientissima, politicamente inadeguata e piena di realtà e persone miracolose. Melania Mazzucco si è messa in gioco a ogni pagina come essere umano e come scrittrice, scegliendo una forma flessibile e nuova, esatta, personale, carica di un’emozione trattenuta e dirompente. Se in Vita aveva narrato l’epopea dell’emigrazione italiana, ora ribalta la prospettiva: guardando negli occhi questi uomini e queste donne, specchiandoci nelle loro storie, non potremo non riconoscere l’energia disperata che ci accomuna tutti, quando la vita ci ha travolti e tentiamo di rimetterci in piedi.
(source: Bol.com)

Io sono Achille

Una scena di guerra impressa nella nostra memoria, il duello tra due giovani principi invincibili e possenti che Omero ci ha narrato con l’epica potenza ispirata dagli dèi, diventa con Malouf il racconto umanissimo e moderno dei sentimenti che muovono le loro anime. E tocca le nostre. Questa versione dell’Iliade si apre con Achille, fuori di sé dal dolore per la morte dell’amico Patroclo. Dalle mura di Troia Priamo lo osserva perpetrare lo strazio estremo del cadavere del figlio Ettore, trascinato inerme dietro il cocchio, nella polvere. Ma, pensa il padre affranto, deve esistere un modo per farsi restituire il suo corpo. Un modo grazie al quale le parole di un dialogo possano prevalere sulla furia sorda dell’eroe guerriero, per superare le regole ferree e immutabili della tradizione e per forzare la mano del fato. E allora Priamo, spogliatosi delle insegne regali e indossata una semplice tunica, sale su un carro tirato da muli e guidato da un vecchio come lui, e si avvia umile, ma fermamente deciso, verso l’accampamento greco. Non per incontrare il feroce nemico, l’assassino del suo stesso sangue, ma un altro giovane uomo. Che potrebbe essere suo figlio. Un guerriero che è anche padre e al cui senso paterno Priamo si appella. Ricordandogli che siamo tutti esseri umani e quindi mortali, una condizione che ci accomuna non solo nel dolore, ma soprattutto nella compassione.
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Io so… come hanno ucciso Pasolini

Finalmente dopo 35 lunghissimi anni, Pino Pelosi, ha deciso di parlare. Di raccontare tutta la verità sull’omicidio Pasolini, una delle pagine più buie e controverse della nostra storia. Dopo aver scontato interamente la pena per un delitto mai commesso, e quindi senza poter trarre alcun vantaggio legale da questa coraggiosa testimonianza, Pino la Rana torna a far luce, senza omissioni o reticenze, sull’accaduto, svelando verità mai pronunciate, per chiudere un contenzioso con gli italiani e scaricarsi la coscienza da un fardello troppo grande per un uomo comune.

Io no: ricordi d’infanzia e gioventù

Nessun altro come Joachim Fest ha dato un contributo altrettanto importante per la comprensione della storia del Terzo Reich. La sua fondamentale biografia di Hitler, quella di Albert Speer e la descrizione degli ultimi giorni del Führer nel bunker di Berlino nella Disfatta, hanno raggiunto milioni di lettori in tutto il mondo. Ma come ha vissuto lui stesso quegli anni terribili dominati dal nazismo e dalla guerra? Con questa autobiografia della propria giovinezza Fest offre per la prima volta un quadro personale della sua vita durante quel periodo oscuro. Descrive la casa paterna nei sobborghi di Berlino; racconta l’ostracismo nei confronti di suo padre, importante uomo politico e oppositore del nazismo; narra l’incontro con l’ambiente operistico della capitale tedesca; illustra le proprie letture durante il servizio militare; ricorda il tentativo di fuga da un campo di prigionia americano dentro una cassa di legno. In “Io no”, che già nel titolo segnala inequivocabilmente la propria posizione e quella della sua famiglia nei confronti del nazismo, Fest racconta sé stesso e mostra così l’ambiente di quella borghesia liberale della Germania degli anni Trenta e Quaranta che ha saputo coraggiosamente offrire resistenza alla barbarie dilagante.

Io no

Flavio e Francesco sono fratelli. Il primo dirige con successo l’azienda di famiglia e ha saputo far sua una vita che ha trovato già pronta. Il secondo, musicista e viaggiatore, è di quelli che fin da piccoli vanno a sbattere contro il mondo, e da grandi si ritrovano disillusi pur senza perdere l’ironia. Difficile immaginare due orbite più distanti, eppure la corrispondenza tra le certezze di Flavio e le inquietudini vagabonde di Francesco è troppo precisa per non far pensare a due opposti che, inesorabilmente, tornano ogni volta ad attrarsi. E poi ci sono le donne, ad aggrovigliare i destini: c’è Laura, moglie di Flavio, da sempre innamorata di un altro, ed Elisa, l’incontro travolgente che Francesco non sapeva neppure di stare aspettando. Io no è la storia di questi amori: sovrapposti, sfasati, ricambiati, nascosti; è, soprattutto, il racconto esilarante e drammatico di un grande viaggio, quello che ognuno intraprende alla ricerca di se stesso.

Io nascerò

Una ”fragile donna forte”. Così si definisce Loretta Goggi all’inizio del viaggio dentro se stessa affrontato in questo libro. E nel prologo chiarisce il motivo per cui ha deciso di lanciarsi nell’avventura della scrittura: ”Dopo aver attraversato amore e dolore, sono in uno stato d’animo in cui mi sta a cuore raccontare quello che ho capito fin qui. Non sarà gran che, ma c’è voluta una vita per arrivarci. Imparare a vivere intensamente la normalità credo sia una conquista, un punto d’arrivo. Perché è nella normalità, nella semplicità, che ho trovato la bellezza”.

In questo libro c’è una donna, che nell’esplorazione di se stessa parla soprattutto alle donne, e nella filigrana di una vita traspare la storia di una grande artista dello spettacolo, che ha difeso caparbiamente la vita privata mettendo al primo posto l’amore, gli affetti, le amicizie.

In questo libro c’è una professionista di grande disciplina e rigore, che tuttavia ha sempre scelto con il cuore, d’istinto, per non smettere mai di divertirsi.

In questo libro c’è una moglie che ha sofferto per la morte del compagno di una vita, e che dopo un periodo di profondo abbattimento spirituale ha trovato la forza di ricominciare: ”Sono riemersa dall’abisso perché non ho nascosto a nessuno il mio strazio”.

Loretta Goggi ci regala la sua parabola esistenziale intrecciandola a tante riflessioni sull’oggi e sul futuro, sul valore della sconfitta e sulla necessità di essere tenaci, oggi più di ieri, per non smettere mai di dire ”Io nascerò”.

(source: Bol.com)

Io muoio, ma il ricordo vive. Un’altra battaglia contro l’Aids

Il racconto di Aida, che esorcizza la morte intorno a sé prendendosi cura di una pianta di mango, nasce da un viaggio in Uganda, dove Mankell è stato per parlare con madri e padri colpiti dall’Aids. Malati senza speranza di guarigione, questi genitori scrivono piccoli quaderni cui affidano ricordi di sé e auspici per il futuro dei loro figli, consapevoli che non vivranno abbastanza a lungo per vederli crescere. Così nascono i Libri della memoria, per Mankell, forse “i più importanti documenti del nostro tempo”. Il suo intenso racconto, unito al quaderno scritto da Christine Aguga per la figlia Everlyn, testimonia l’urgenza di un intervento: milioni di bambini come Everlyn e Aida sono destinati a rimanere orfani prematuramente.
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Io lo so chi sei

Luciano insegna all’università di Milano. Compiuti i quarant’anni si ritrova ad affrontare le paure e i fantasmi di una vita. Quando riceve l’invito a una cena con i compagni delle elementari riaffiorano i ricordi di un amore giovanile a lungo rimosso, e scoprirà che ricordare è qualcosa di prezioso, essenziale per la vita stessa. Monica di giorno lavora al mercato rionale di Benedetto Marcello a Milano, di sera si esibisce in un night per puro divertimento. Si fa chiamare Pere , ha un aspetto volgare, ama i piaceri della vita ed è sboccata. Recita per essere se stessa e affronta tutto con gioia e apparente leggerezza. Due mondi opposti, raccontati in prima persona, destinati a scontrarsi quando il caso o il destino porteranno le due esistenze a incrociarsi o a ritrovarsi.
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### Sinossi
Luciano insegna all’università di Milano. Compiuti i quarant’anni si ritrova ad affrontare le paure e i fantasmi di una vita. Quando riceve l’invito a una cena con i compagni delle elementari riaffiorano i ricordi di un amore giovanile a lungo rimosso, e scoprirà che ricordare è qualcosa di prezioso, essenziale per la vita stessa. Monica di giorno lavora al mercato rionale di Benedetto Marcello a Milano, di sera si esibisce in un night per puro divertimento. Si fa chiamare Pere , ha un aspetto volgare, ama i piaceri della vita ed è sboccata. Recita per essere se stessa e affronta tutto con gioia e apparente leggerezza. Due mondi opposti, raccontati in prima persona, destinati a scontrarsi quando il caso o il destino porteranno le due esistenze a incrociarsi o a ritrovarsi.

Io E Te Senza Paura

Quando tutto va in pezzi, quando sei tu l’unica sopravvissuta, quando ricominciare è la sola scelta che hai, riuscirai a riprenderti la tua vita?
Viola si porta dietro un grande dolore, Mathias un passato oscuro che tiene tenacemente nascosto. Quando i due giovani, per volere del loro principale, iniziano a lavorare insieme, trovano l’uno nell’altra la “seconda possibilità” che tanto desiderano.
Basterà una sola notte per trasformare quel sogno appena nato in un terribile incubo, una manciata di minuti per far sprofondare di nuovo tutto nel buio.
Viola non ha più voglia di reagire, non vede una via di fuga e si arrende, senza accorgersi che al suo fianco c’è chi è disposto a lottare insieme a lei, a lottare per lei, affinché le tenebre si dissolvano e il bene trionfi sul male, com’è giusto che sia.

Io e lei. Confessioni della sclerosi multipla

Due personaggi femminili legati da una singolare relazione che somiglia a una seduta psicoanalitica bruciante e senza filtri, che dà slancio alla costruzione dell’identità e diventa una spietata cartina di tornasole per la coscienza. A dire “Io” è una voce narrante del tutto inedita, la Sclerosi Multipla, capace di terrorizzare soltanto col suono del proprio nome, un “gorgoglio di consonanti scivolose”. Egocentrica come una primadonna, dotata di un’ironia corrosiva, politicamente scorretta, determinata, ingombrante, irriverente, sguaiata, irascibile, maltratta tutto e tutti, a cominciare dai lettori, “uditorio miserrimo” al quale si confida. La sua vittima prediletta, però, è la “lei” del titolo, quella Miagentileospite, amatissima e disprezzata in ugual misura dall’inquietante narratrice: “Sono dentro di lei. Capite? Sono dentro di lei più di qualsiasi altro. E lei non dovrebbe dimenticarlo mai”. Tutto in loro è simbiotico e opposto: gusti, passioni, inclinazioni, tendenze, idiosincrasie, consapevolezze, visioni del mondo e dell’amore, in particolare quello per Occhiazzurrogrigionebbia, altro personaggio del romanzo. Le due linee narrative, la malefica progressione della malattia e la storia d’amore, corrono parallele fino a incontrarsi nel sorprendente coup de théâtre finale. Cos’è, dunque, questo libro unico e potentissimo? Un memoir graffiante ed emozionante? Una feroce invettiva? Un implacabile flusso di emozioni? O piuttosto uno sconvolgente romanzo d’amore? Sarà il lettore stesso a deciderlo scoprendo, a ogni modo, che questa eccentrica autobiografia profuma assai più di vita che di malattia, nonostante tutto. Fiamma Satta sceglie un punto di vista spiazzante e anticonformista che le consente di raccontare vicende emotive con autenticità ed energia rare. L’adesione vitale agli accadimenti e la capacità di afferrarli e far loro dire la verità in questo libro procedono insieme, in pagine che turbano, divertono, commuovono e fanno riflettere sulla vita e sul suo significato.

L’io e l’inconscio

Pubblicato nel 1928, “L’Io e l’inconscio” è il primo tentativo compiuto da C. G. Jung di esporre in modo sistematico l’insieme di ipotesi sulla natura, struttura e dinamica della vita cui aveva dato il nome di “psicologia analitica”. Tappa fondamentale nel suo percorso di avanzamento teorico, è qui che Jung articola definitivamente i concetti di inconscio “personale” e “collettivo”, in queste pagine sono introdotti i concetti chiave di Animus e Anima, prendono forma le definizioni di archetipo e Ombra. Con questo libro Jung avvia il lungo dibattimento speculativo sull’individuazione che avrà come approdo finale la rivelazione dell’inconscio.
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Io e Glenda

Solitario tredicenne sovrappeso, Shuggie Akins possiede un acuto senso di osservazione e una profonda intelligenza. Tuttavia non si rende pienamente conto dell’effetto che le lusinghe di sua madre, donna provocante e perennemente alticcia, hanno su di lui. Suo padre Red, uomo brutale e irascibile, non fa che umiliarlo, costringendolo a compiere ogni sorta di furto per poi goderne i frutti assieme al socio Basil. Il terzetto coabita come può in una casupola fatiscente al centro di un tipico cimitero americano. A rompere gli equilibri di questo tempestoso ménage arriva Jimmy Vin Pearce con la sua verde e lucente Thunderbird e i suoi abiti eleganti da città. Glenda si sente attratta
dal fascino del nuovo arrivato, provocando l’ira di Red e la gelosia di Shuggie, mentre tutti i protagonisti sono costretti a fronteggiare miserie e bassezze quotidiane. Woodrell utilizza i canoni del noir per descrivere un mondo di perdenti, a cui il destino riserva una vita piena di difficoltà. E proprio come Holden Caulfield e Huck Finn, il protagonista di questo romanzo racconta il suo percorso di crescita e la scoperta del mondo degli adulti.

Io e Dio

«Ma che cos’è vero, alla fine, di questa vita che se ne va, nessuno sa dove? Rispondere a questa domanda significa parlare di Dio.» Io e Dio di Vito Mancuso ruota intorno a questa domanda: una domanda intima, personale, che però coinvolge l’intera umanità, e dunque ciascuno di noi. In questo senso, per ogni uomo che viene sulla terra, cristiano o no, la partita della vita è sempre tra io e Dio. Tuttavia oggi tenere insieme un retto pensiero di Dio e un retto pensiero del mondo è molto difficile: così qualcuno sceglie Dio per disprezzo del mondo, qualcun altro sceglie il mondo per noia di Dio, mentre molti non scelgono né l’uno né l’altro, forse perché non avvertono più quell’esigenza radicale dell’anima che qualcuno chiamava «fame e sete di giustizia». In pagine ricche di dottrina e di passione per la verità, Vito Mancuso spiega e condivide le ragioni della sua fede in Dio. È un percorso in cui non mancano puntate polemiche, basato su un’ampia riflessione, che supera di slancio la strettoia tra due posizioni in apparenza contrapposte, che negano entrambe la nostra libertà individuale: da un lato l’autoritarismo delle gerarchie religiose, dall’altro uno scientismo ateo e semplicistico. Ma una civiltà senza religione, o con una religione senza cultura, argomenta Vito Mancuso, perde inevitabilmente la propria coesione interna, schiacciata su una sola dimensione, in balia di un egoismo molto prossimo al cinismo o alla disperazione. Io e Dio apre invece la strada verso una fede basata sull’amore e sul dialogo, sulla libertà e sulla giustizia.