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La vita sessuale delle gemelle siamesi

«*Sviscera con lucidità le ossessioni più grandi e potenzialmente più pericolose della società occidentale: cibo, salute, sesso e perfezione emotiva.*»
**The Independent**
«*Un provocatorio romanzo a sfondo sessuale che affonda nel ridicolo la cultura dei media.*»< **The Observer** «*Welsh non ha mai scritto con tanta verve. Un romanzo traboccante di energia.*» **The Scotsman** Nell’America di oggi, ossessionata dal successo, dalla celebrità mediatica, dalla perfezione del corpo, può accadere che una personal trainer di Miami Beach finisca sotto i riflettori della televisione per aver disarmato e immobilizzato un uomo, grazie a una testimone che ha avuto la prontezza di riprendere tutto con il telefonino. Le due donne sono Lucy Brennan, l’eroina sportivissima e salutista, e Lena Sorenson, artista bulimica in crisi d’ispirazione. Dopo quell’incontro fortuito, l’obesa Lena si affida a Lucy per tornare in forma, non perché lo desideri ma solo perché non ­riesce a togliersela dalla testa. Sviluppano così un attaccamento morboso, una dipendenza psicologica tinta di sadomasochismo non dissimile dal legame tra le gemelle siamesi quindicenni dell’Arkansas che impazzano su tutti i canali tv: una rivendica il diritto di avere una vita sessuale e l’altra si rifiuta di assecondarla, mentre il grande pubblico, mascherandosi dietro il dibattito morale, segue la vicenda con interesse voyeuristico. Ma in questo nostro mondo così volubile ci vuol poco perché le vittime diventino carnefici, i magri ingrassino e le star improvvisate vengano affossate dalle malelingue... Tra violenze, ritorsioni, depravazione e manipolazione, tra sesso e cibo a volontà, Irvine Welsh affronta le grandi contraddizioni della società attuale e ci racconta una storia tanto tempestosa da oscurare perfino il sole della Florida. «*Una performance di classe.*» **The Independent** «*Nessuno sa scrivere di psicopatici innamorati con tanto sentimento... brillantemente concepito, autenticamente trasgressivo.*» **The Guardian** ** ### Sinossi «*Sviscera con lucidità le ossessioni più grandi e potenzialmente più pericolose della società occidentale: cibo, salute, sesso e perfezione emotiva.*» **The Independent** «*Un provocatorio romanzo a sfondo sessuale che affonda nel ridicolo la cultura dei media.*»< **The Observer** «*Welsh non ha mai scritto con tanta verve. Un romanzo traboccante di energia.*» **The Scotsman** Nell’America di oggi, ossessionata dal successo, dalla celebrità mediatica, dalla perfezione del corpo, può accadere che una personal trainer di Miami Beach finisca sotto i riflettori della televisione per aver disarmato e immobilizzato un uomo, grazie a una testimone che ha avuto la prontezza di riprendere tutto con il telefonino. Le due donne sono Lucy Brennan, l’eroina sportivissima e salutista, e Lena Sorenson, artista bulimica in crisi d’ispirazione. Dopo quell’incontro fortuito, l’obesa Lena si affida a Lucy per tornare in forma, non perché lo desideri ma solo perché non ­riesce a togliersela dalla testa. Sviluppano così un attaccamento morboso, una dipendenza psicologica tinta di sadomasochismo non dissimile dal legame tra le gemelle siamesi quindicenni dell’Arkansas che impazzano su tutti i canali tv: una rivendica il diritto di avere una vita sessuale e l’altra si rifiuta di assecondarla, mentre il grande pubblico, mascherandosi dietro il dibattito morale, segue la vicenda con interesse voyeuristico. Ma in questo nostro mondo così volubile ci vuol poco perché le vittime diventino carnefici, i magri ingrassino e le star improvvisate vengano affossate dalle malelingue... Tra violenze, ritorsioni, depravazione e manipolazione, tra sesso e cibo a volontà, Irvine Welsh affronta le grandi contraddizioni della società attuale e ci racconta una storia tanto tempestosa da oscurare perfino il sole della Florida. «*Una performance di classe.*» **The Independent** «*Nessuno sa scrivere di psicopatici innamorati con tanto sentimento... brillantemente concepito, autenticamente trasgressivo.*» **The Guardian**

Vita sentimentale di un camionista

‘Questo è un romanzo che parla di solitudine e di sentimenti, di passato e di futuro. All’interno della mia produzione è fra quelli a cui guardo con maggiore affetto’ Alicia Giménez Bartlett.

(source: Bol.com)

La vita segreta: Tre storie vere dell’èra digitale

Sempre più spesso usiamo con disinvoltura parole e nomi di cui pochissimo sappiamo. Bitcoin, ad esempio. Che cosa sono? Chi è Satoshi Nakamoto, l’individuo – o l’oscura entità collettiva – che li ha inven­tati? E perché li ha inventati? Che cos’è il dark web, e cosa significa «viverci» dentro? Che co­s’ha veramente fatto, Julian As­sange? E chi è? Per trovare le prime risposte serviva uno scrittore puro, qualcuno cioè disposto a partire per un viaggio senza mappa, provvisto di un’arma ancora effica­ce: una qualche confidenza con il roman­ze­sco. Qualcuno come An­drew O’Hagan, insom­ma. O’Hagan è sceso davvero negli a­bissi largamente sconosciuti della rete. E al suo ritorno, co­me un e­sploratore vittoriano, ha steso tre relazio­ni estremamente accurate, che anche quan­do sembrano sul punto di sconfinare nella farsa – come nel caso del­l’a­bortita collaborazione con Assan­ge – sono in realtà altrettanti racconti del terrore. Di cui si ha da subito la sensazione, però, di non potere fare a meno.
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### Sinossi
Sempre più spesso usiamo con disinvoltura parole e nomi di cui pochissimo sappiamo. Bitcoin, ad esempio. Che cosa sono? Chi è Satoshi Nakamoto, l’individuo – o l’oscura entità collettiva – che li ha inven­tati? E perché li ha inventati? Che cos’è il dark web, e cosa significa «viverci» dentro? Che co­s’ha veramente fatto, Julian As­sange? E chi è? Per trovare le prime risposte serviva uno scrittore puro, qualcuno cioè disposto a partire per un viaggio senza mappa, provvisto di un’arma ancora effica­ce: una qualche confidenza con il roman­ze­sco. Qualcuno come An­drew O’Hagan, insom­ma. O’Hagan è sceso davvero negli a­bissi largamente sconosciuti della rete. E al suo ritorno, co­me un e­sploratore vittoriano, ha steso tre relazio­ni estremamente accurate, che anche quan­do sembrano sul punto di sconfinare nella farsa – come nel caso del­l’a­bortita collaborazione con Assan­ge – sono in realtà altrettanti racconti del terrore. Di cui si ha da subito la sensazione, però, di non potere fare a meno.

La vita segreta di Walter Mitty

Chi è Walter Mitty? Impavido comandante di idrovolanti. Gelido chirurgo dal sangue più freddo della neve. Micidiale tiratore scelto. O piuttosto sognatore impenitente, che di straordinaria ha soprattutto la capacità di fuggire a comando in un mondo di iperboliche fantasie. È intitolata a lui, la più celebre creatura di James Thurber, questa raccolta di racconti e vignette a firma del grande fumettista e umorista americano. A tenergli buona compagnia in queste pagine sfilano alcune tra le più belle short stories dell’autore: dalle delicate parabole favolistiche sugli animali, ai ritratti degli eccentrici membri della famiglia Thurber – compresi un cane mordace, un padre terrorizzato dalle vetture a motore e un nonno ex eroe di guerra nonché vittima frequente di mirabolanti deliri da Alzheimer -, fino ai quadri di vita quotidiana che fotografano con garbo e ironia un’America anni Venti capace di trasudare fascino e nostalgia.
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La vita segreta del Medioevo

Tutto quello che volevate sapere sul millennio più buio della storiaCome si viveva davvero mille anni fa?”Età oscura” e “millennio della superstizione” sono solo due delle tante definizioni date, nel tempo, al Medioevo.Ma questo periodo storico fu davvero “buio” come si è ormai cristallizzato nell’immaginario collettivo? In realtà, la maggior parte degli studiosi del Nuovo Millennio afferma che quel periodo della storia dell’umanità contenga già, in embrione, molti degli aspetti determinanti dell’Europa moderna. Questo libro, lasciando sullo sfondo le grandi vicende militari, gli scontri epocali tra Impero e Papato, i nomi e le date che hanno fatto la Storia e che si trovano sui manuali, cerca di cogliere gli aspetti più insoliti e curiosi dell’epoca: cosa si mangiava, come ci si vestiva, come si impiegava il tempo libero, come si faceva l’amore… Mille anni di storia, dalla caduta dell’impero romano d’occidente (476) alla scoperta dell’America (1492), che hanno plasmato una delle civiltà più ricche, affascinanti e contraddittorie di tutti i tempi.Come hanno vissuto realmente i nostri antenati?Frutto di lunghe ricerche, finalmente questo libro ci fa sentire realmente come se ci trovassimo catapultati nel Medioevo.Sapere cosa mangiavano, come si vestivano, quali erano le passioni degli uomini e delle donne che ci hanno preceduto, per comprendere meglio uno dei passaggi più importanti della storia della nostra civiltà.Tra gli argomenti:• la donna, l’uomo, il bimbo e l’anziano• in camera da letto• vestirsi e abbigliarsi• il viaggio• la scrittura• in cucina e a tavola• paure e terrori• le malattie• usanze particolari• feste e folklore, angeli e santi• tabù e pogrom• i reietti• in chiesa• contro la Chiesa (l’eresia)• la morteElena Percivaldinata nel 1973, è medievista e scrittrice. Ha scritto I Celti. Un popolo e una civiltà d’Europa; I Lombardi che fecero l’impresa. La lega e il Barbarossa tra storia e leggenda. Ha curato e tradotto La Navigazione di S. Brandano, vincitore del Premio Italia Medievale 2009. Collabora con alcune tra le principali riviste di settore come ‘Medioevo’ e ha scritto per la rivista ‘Civiltà’.

(source: Bol.com)

La vita quotidiana alla fine del mondo antico

Fra il IV e il VI secolo la società antica subisce grandi cambiamenti, legati all’affermazione del cristianesimo, alla divisione definitiva dell’impero in due parti, con l’emergere della nuova città di Costantinopoli nella metà orientale, e infine alla caduta dell’impero romano d’Occidente, travolto dalle invasioni barbariche. Com’era la vita quotidiana in quella turbolenta epoca di transizione? Il libro ce la restituisce in tutta la sua ricchezza e in rapporto ai diversi strati sociali.
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La vita non è in rima (per quello che ne so)

Il pop fornisce il più grande repertorio di lingua contemporanea che sia mai esistito. È a questa impresa di antropologia linguistica che si dedica Giuseppe Antonelli nell’intervista a Luciano Ligabue sui testi delle sue canzoni. Maurizio Ferraris, la Repubblica
Luciano Ligabue per la prima volta ha lasciato da parte il fioretto e impugnato una sciabola: le canzoni dell’ultimo album «sono più dirette di altre con cui in passato ho provato a raccontare un po’ del nostro Paese». Senza mezze misure, dunque, sconti zero. Pasquale Elia, Corriere della Sera
Luciano Ligabue svela il misterioso connubio tra testi e musica e rivela davanti alle domande sulle proprie tecniche di scrittura una serenità limpida e chiara. Marinella Venegoni, La Stampa
Regalare all’intervistatore le strofe che si scrivevano quando non si era ancora capaci di scrivere canzoni, accettare di spiegare i propri versi, canzone per canzone: tutte prove di generosità, di fiducia nel mondo quelle contenute nel libro intervista a Luciano Ligabue. Annalena Benini, il Venerdì di Repubblica
(source: Bol.com)

La vita non è grave

Sette lunghe notti al Pronto Soccorso raccontate dal punto di vista spesso divertito, sempre partecipe e appassionato, di un giovane specializzando in medicina in un ospedale francese. Di giorno Baptiste dorme nel polveroso pensionato della facoltà e di notte si dedica con entusiasmo al suo nuovo lavoro, dividendosi tra le emergenze e il reparto cure palliative. Ama ”collezionare” le storie dei pazienti, che non sono mai solo corpi da curare, ma uomini e donne da accogliere, conoscere, consolare. Esseri umani da cui imparare, nel bene e nel male. Baptiste osserva con curiosità il lavoro dei colleghi, quelli che operano amanti maldestri traditi da improbabili sex toys e quelli che tengono la mano ai piccoli malati di leucemia; si traveste da clown e conforta i moribondi, si affeziona a loro, e in particolare alla paziente terminale della stanza numero 7. Alla quale, in attesa che il figlio bloccato in aeroporto dall’eruzione di un vulcano arrivi a darle l’ultimo saluto, somministra aneddoti e storie dell’ospedale come se fossero medicine, le più preziose a sua disposizione. Perché nel luogo sacro, caotico e per nulla asettico dove tutto comincia e tutto finisce, la vita si rivela in tutto il suo incommensurabile valore.
(source: Bol.com)

Una vita intera

Andreas Egger non ha mai gridato né esultato da bambino. Fino al suo primo anno di scuola non ha mai neppure davvero parlato. Quando nell’estate del 1902, ancora bimbo, lo tirano giú dal carro con cui giunge tra le montagne diventate poi sue, resta semplicemente muto a guardare in alto con grandi occhi stupiti le cime splendenti di bianco. Ha quattro anni all’epoca, e non interessa a nessuno. Men che meno a Hubert Kranzstocker, il contadino che lo accoglie controvoglia. Il bimbo è l’unico figlio di una cognata che ha condotto una vita leggera ed è stata perciò punita dal buon Dio con una tisi che se l’è portata via. Kranzstocker non lo manda al diavolo unicamente perché reca al collo un sacchetto di cuoio con delle banconote. In compenso non esita a picchiarlo per un pane lasciato ammuffire, una vacca persa o un balbettio durante la preghiera della sera. Un giorno lo bastona a tal punto che nella gamba destra di Andreas ogni cosa va fuori posto. L’aggiustaossa di un paese vicino gliela sistema alla bell’e meglio, ma la gamba da allora spunta sbieca dall’anca, irrimediabilmente storta. Andreas Egger non grida né esulta nemmeno quando, trent’anni dopo, fa la sua comparsa nella valle, tra le urla di gioia del paese, la squadra del cantiere della ditta Bittermann & Figli: duecentosessanta operai, dodici macchinisti, quattro ingegneri, sette cuoche e un drappello di aiutanti, l’avanguardia di una colonna incaricata di costruire una funivia e mutare per sempre il volto della valle. Andreas Egger ubbidisce semplicemente in silenzio al suo destino: vivere tra la quiete e la bellezza dei monti e la crudeltà degli uomini. Impara cosí dapprima il mestiere di bracciante e poi di contadino, e alla fine entra a far partedella Bittermann & Figli. È ‘la gigantesca macchina chiamata Progresso’, gli dicono. Ma a lui queste cose non interessano. Soltanto una cosa gli sta a cuore: mettere piede nell’osteria del paese e incrociare lo sguardo di Marie Reisenbacher, la ragazza dai capelli biondi e la pelle rosea che lavora lí ai tavoli, e che un giorno gli ha procurato ‘un dolore sottile vicino al cuore’ sfiorandogli appena il braccio. Perciò quando, un pomeriggio di fine agosto, riesce a strappare un bacio a Marie e a stringerla a sé e lei gli dice ‘Ohi. Quanta forza, che hai!’, gli sembra di capire che, oltre alla crudeltà, esiste anche la possibilità del bene e della felicità tra gli esseri umani. Nominato ‘libro dell’anno’ dai librai tedeschi, selezionato da Der Spiegel come uno dei romanzi piú importanti del 2014, accolto con entusiasmo dalla critica e dal pubblico in Germania, Una vita intera si segnala, nella narrativa contemporanea, per la bellezza della sua scrittura e l’originalità della sua narrazione: l’unicità di un’esistenza qualunque. ‘Leggendo Stoner forse si piange. Quando si legge Seethaler ci si ritrova ad annuire commossi: la vita sfugge in un momento’. Peter Pisa, Der Kurier ‘Sottile, delicato, tenero e poetico. Che autore meraviglioso! Riesce a commuoverci profondamente con questo indimenticabile romanzo’. Elke Heidenreich, Frankfurter Allgemeine Zeitung ‘Per me Seethaler è un maestro che si inserisce nella tradizione di Joseph Roth’. Gerhard Polt, scrittore e regista ‘Le parole di Seethaler sono leggere come il battito d’ali di una farfalla, ma sanno colpire al cuore con una forza incredibile’. Christine Westermann, WDR

(source: Bol.com)

La vita in un istante

Dopo il bestseller internazionale *La misura della felicità *
il nuovo romanzo dell’autrice che ha conquistato milioni di lettori 
«*In un mondo abituato allo scandalo e alla colpa, ci voleva un romanzo come questo.*»
**Library Journal**
«*L’eccezionale protagonista di questo libro ci ricorda che è sempre possibile prendere in mano la propria vita e cambiarne il corso.*»
**The Washington Post**
«*Schietto e divertente, è il nuovo romanzo di una scrittrice in stato di grazia, che racconta lo spirito di questi anni con una storia che parla di e a ognuno di noi.*»
**Booklist**
«*Una lettura intelligente e brillante.*»
**Publishers Weekly**
«*È uno di quei romanzi che ci spinge a riflettere sui preconcetti che a volte non sappiamo neanche di avere, e lo fa con una leggerezza e una delicatezza rare. È esattamente il genere di storia di cui avevamo bisogno. *»
**Chicago Tribune**
**Quattro donne. Un segreto. Cento modi per nasconderlo.**
**Ma fino a quando?**
Aviva Grossman ha ventun anni e un’unica colpa: essersi innamorata di un importante uomo politico. Ma, quando quella relazione diventa di dominio pubblico, i media non hanno pietà: travolta da una valanga di accuse, illazioni e (falsi) moralismi, Aviva non trova comprensione neppure nella famiglia ed è costretta ad allontanarsi dalla Florida e a cambiare nome, nella speranza che il tempo cancelli le tracce del suo errore. Se non il perdono, almeno l’oblio…

Tredici anni dopo, Jane Young abita in un paesino del Maine con la figlia Ruby. Ha una bella casa, un buon lavoro, una vita tranquilla. Ma tutto cambia quando Ruby inizia a fare ricerche sul padre, che lei non ha mai conosciuto. Nell’era di Internet, nulla si cancella e, ben presto, Ruby si trova di fronte a una verità sconcertante. Possibile che sua madre abbia mentito a tutti sulla propria identità e sul proprio passato? Ruby deve sapere. Perciò scappa a Miami, alla scoperta delle sue origini. E così anche Jane sarà costretta ad affrontare il fantasma di Aviva…

Col suo stile delicato, ironico e sorprendente, Gabrielle Zevin ci racconta cosa significa essere donna nel mondo di oggi, un mondo in cui agli uomini è concesso tutto, mentre le donne sono ancora giudicate a ogni passo. Un mondo in cui basta un istante per stravolgere una vita. Ma anche un mondo che si può – che si *deve – *affrontare* *a testa alta, con coraggio e determinazione, per affermare il proprio diritto alla felicità.
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### Sinossi
Dopo il bestseller internazionale *La misura della felicità *
il nuovo romanzo dell’autrice che ha conquistato milioni di lettori 
«*In un mondo abituato allo scandalo e alla colpa, ci voleva un romanzo come questo.*»
**Library Journal**
«*L’eccezionale protagonista di questo libro ci ricorda che è sempre possibile prendere in mano la propria vita e cambiarne il corso.*»
**The Washington Post**
«*Schietto e divertente, è il nuovo romanzo di una scrittrice in stato di grazia, che racconta lo spirito di questi anni con una storia che parla di e a ognuno di noi.*»
**Booklist**
«*Una lettura intelligente e brillante.*»
**Publishers Weekly**
«*È uno di quei romanzi che ci spinge a riflettere sui preconcetti che a volte non sappiamo neanche di avere, e lo fa con una leggerezza e una delicatezza rare. È esattamente il genere di storia di cui avevamo bisogno. *»
**Chicago Tribune**
**Quattro donne. Un segreto. Cento modi per nasconderlo.**
**Ma fino a quando?**
Aviva Grossman ha ventun anni e un’unica colpa: essersi innamorata di un importante uomo politico. Ma, quando quella relazione diventa di dominio pubblico, i media non hanno pietà: travolta da una valanga di accuse, illazioni e (falsi) moralismi, Aviva non trova comprensione neppure nella famiglia ed è costretta ad allontanarsi dalla Florida e a cambiare nome, nella speranza che il tempo cancelli le tracce del suo errore. Se non il perdono, almeno l’oblio…

Tredici anni dopo, Jane Young abita in un paesino del Maine con la figlia Ruby. Ha una bella casa, un buon lavoro, una vita tranquilla. Ma tutto cambia quando Ruby inizia a fare ricerche sul padre, che lei non ha mai conosciuto. Nell’era di Internet, nulla si cancella e, ben presto, Ruby si trova di fronte a una verità sconcertante. Possibile che sua madre abbia mentito a tutti sulla propria identità e sul proprio passato? Ruby deve sapere. Perciò scappa a Miami, alla scoperta delle sue origini. E così anche Jane sarà costretta ad affrontare il fantasma di Aviva…

Col suo stile delicato, ironico e sorprendente, Gabrielle Zevin ci racconta cosa significa essere donna nel mondo di oggi, un mondo in cui agli uomini è concesso tutto, mentre le donne sono ancora giudicate a ogni passo. Un mondo in cui basta un istante per stravolgere una vita. Ma anche un mondo che si può – che si *deve – *affrontare* *a testa alta, con coraggio e determinazione, per affermare il proprio diritto alla felicità.
### Dalla quarta di copertina
QUATTRO DONNE. UN SEGRETO. CENto MODI per NASCONDERLO. MA FINO a QUANDO?

La vita in tempo di pace

VINCITORE DEL PREMIO MONDELLO E DEL PREMIO VOLPONI FINALISTA PREMIO STREGA 2014 ‘IL VERO GRANDE ROMANZO ITALIANO’. IL SOLE 24 ORE ‘UN CAPOLAVORO’. CORRIERE DELLA SERA L’ingegner Ivo Brandani è sempre vissuto in tempo di pace. Quando il libro comincia, il 29 maggio 2015, Ivo ha sessantanove anni, è disilluso, arrabbiato, morbosamente attaccato alla vita. Lavora per conto di una multinazionale a un progetto segreto e sconcertante, la ricostruzione in materiali sintetici della barriera corallina del Mar Rosso: quella vera sta morendo per l’inquinamento atmosferico. Nel limbo sognante di un viaggio di ritorno dall’Egitto, si ricompongono a ritroso le varie fasi della sua esistenza di piccolo borghese: la decadenza profonda degli anni Duemila, i soprusi e le ipocrisie di un Paese travolto dal servilismo e dalla burocrazia, il sogno illusorio di un luogo incontaminato e incorruttibile, l’Egeo. E poi, ancora indietro nel tempo, le lotte studentesche degli anni Sessanta, la scoperta dell’amore e del sesso, fino ad arrivare al mondo barbarico del dopoguerra, in cui Brandani ha vissuto gli incubi e le sfide della prima infanzia. Chirurgico e torrenziale, divagante e avvincente, La vita in tempo di pace racconta, dal punto di vista di un antieroe lucidissimo, la storia del nostro Paese e le contraddizioni della nostra borghesia: le debolezze, le aspirazioni, gli slanci e le sporcizie, quel che ci illudevamo di essere e quel che alla fine, nostro malgrado, siamo diventati.

(source: Bol.com)

La vita in Palermo cento e più anni fa (La vita in Palermo cento e più anni fa, vol. 1)

Se si vuole veramente sapere cosa è la vita alcune centinaia di anni fa a Palermo e poi leggere questo. Questo libro raccontano la vita reale di allora
I costumi, i costumi e delle istituzioni durante il periodo coperto in questo libro sono di una importanza che ha pochi paralleli nella storia generale della Sicilia. Perché, se, per esempio, ha 400 grande somiglianza o analogia con i cinquecento e seicento, rimasto invariato da allora l’ordine civile e politico, e con esso fisico, morale e religioso, il Settecento, ma non ha nulla che approssima XIX secolo.
Poi libro ho fatto e parte del ricavato sarà devoluto in beneficenza.
Happry acquisto buona lettura.
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### Sinossi
Se si vuole veramente sapere cosa è la vita alcune centinaia di anni fa a Palermo e poi leggere questo. Questo libro raccontano la vita reale di allora
I costumi, i costumi e delle istituzioni durante il periodo coperto in questo libro sono di una importanza che ha pochi paralleli nella storia generale della Sicilia. Perché, se, per esempio, ha 400 grande somiglianza o analogia con i cinquecento e seicento, rimasto invariato da allora l’ordine civile e politico, e con esso fisico, morale e religioso, il Settecento, ma non ha nulla che approssima XIX secolo.
Poi libro ho fatto e parte del ricavato sarà devoluto in beneficenza.
Happry acquisto buona lettura.

La vita finora

È l’autunno del 2016. Marco Laurenti, trentacinquenne professore delle medie con un passato di sofferenze famigliari e un presente di precariato sconfortante, parte da Milano per un incarico in un piccolo paese, in cima a una valle isolata dove la natura è prepotente e gli uomini ancora di più. Marco sospetta di essere un cattivo insegnante e un’anima piena di ombre. Ma quando arriva il momento sa battersi come un eroe contro il Male nella sua incarnazione più spaventosa: un allievo, figlio dei nostri tempi devastati dall’idiozia tecnologica, che manipola compagni e adulti, plagia due ragazzine fino a ridurle a schiave sessuali, bullizza e cyberbullizza, usa i social per realizzare una supremazia fredda, terribile, disumana. Di fronte a lui perfino il Male tradizionale, che nella storia ha il volto di un ex criminale di guerra, sembra un retaggio del passato, più doloroso che minaccioso. Questo drammatico scontro fra generazioni, combattuto sull’orlo di una frattura che percorre tutta la realtà in cui viviamo oggi, non potrà non contare le sue vittime e molti nodi rimarranno irrisolti. Per ricordarci che, in battaglie come quella raccontata in queste pagine, perfino la vittoria non sempre lascia in bocca il sapore rassicurante dell’happy end.

La vita finora

È l’autunno del 2016. Marco Laurenti, trentacinquenne professore delle medie con un passato di sofferenze famigliari e un presente di precariato sconfortante, parte da Milano per un incarico in un piccolo paese, in cima a una valle isolata dove la natura è prepotente e gli uomini ancora di più. Marco sospetta di essere un cattivo insegnante e un’anima piena di ombre. Ma quando arriva il momento sa battersi come un eroe contro il Male nella sua incarnazione più spaventosa: un allievo, figlio dei nostri tempi devastati dall’idiozia tecnologica, che manipola compagni e adulti, plagia due ragazzine fino a ridurle a schiave sessuali, bullizza e cyberbullizza, usa i social per realizzare una supremazia fredda, terribile, disumana. Di fronte a lui perfino il Male tradizionale, che nella storia ha il volto di un ex criminale di guerra, sembra un retaggio del passato, più doloroso che minaccioso. Questo drammatico scontro fra generazioni, combattuto sull’orlo di una frattura che percorre tutta la realtà in cui viviamo oggi, non potrà non contare le sue vittime e molti nodi rimarranno irrisolti. Per ricordarci che, in battaglie come quella raccontata in queste pagine, perfino la vittoria non sempre lascia in bocca il sapore rassicurante dell’happy end.

La vita fa rima con la morte

È una calda sera d’estate a Tel Aviv. Seduto al tavolo degli oratori in veste d’ospite d’onore a un incontro letterario, lo scrittore ascolta e non ascolta i lunghi convenevoli, la barocca presentazione del critico di turno, la voce incerta della lettrice. Osserva il pubblico in sala e torna con la mente alle persone che ha visto poco prima in un bar – una cameriera dimessa ma con una provocante trasparenza di biancheria intima, due tizi dall’aria losca, una vecchia signora dalle gambe gonfie, un tipo malmostoso che non sembra affatto d’accordo con quel che sta dicendo l’oratore, un timido e occhialuto adolescente. Queste immagini captate, anzi rubate alla realtà diventano quasi simultaneamente delle storie. Finita la serata letteraria, lo scrittore prende a vagare per le strade quasi deserte della città e in questa specie di solitudine da vita ai suoi nuovi personaggi. Anzi, entra nelle loro vite, le invade e le trasforma. Accompagnato dai versi di un poeta ch’egli immagina al suo fianco, lo scrittore costruisce un affresco di vita e di morte pieno di sorprese.
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La vita è una guerra ripetuta ogni giorno

In guerra non «spari garofani. Spari pallottole, bombe, e uccidi innocenti». E anche in tempo di pace la guerra è sempre in agguato, in ogni sua forma. L’odio che Oriana Fallaci prova nei confronti della guerra è nato molto presto, quando era bambina e ha imparato a correre sotto i bombardamenti del secondo conflitto mondiale. Lei, che dalla prima linea ha raccontato carneficine ed eccidi, non si è mai arresa alla logica di «fracassare e uccidere per ritrovare dignità», a cominciare da quella che doveva essere una corrispondenza di pace e si è trasformata invece in una delle sue prime corrispondenze di guerra: Oriana voleva entrare a Budapest e descrivere la rivolta del 1956, ma i carri armati sovietici l’hanno fermata al confine. Era la fine di un sogno. Passano poco più di dieci anni e un altro sforzo fallisce, quello di «mettere insieme le razze, ricavarne un popolo unito». Questa volta è Detroit che brucia per le rivolte razziali, come bruciano molte altre città degli Stati Uniti. Oriana Fallaci vuole capire, la sua coscienza è tormentata dal dubbio. È per questo che parte per il Vietnam, che incontra i fedayn in lotta contro gli israeliani, che incide con la sua penna senza risparmiare nessuno, nemmeno gli ipocriti generali di un conflitto dimenticato, come quello tra India e Pakistan nel 1971. Vent’anni più tardi, alla prima guerra del Golfo, mentre i pozzi petroliferi sono in fiamme, riconosce il primo round di una crociata destinata a dividere due sistemi di vita, due civiltà. Con la sua nota veemenza rifiuta l’arrendevolezza dell’Occidente, e in una pagina inedita qui pubblicata per la prima volta tuona: «Io non voglio morire neanche da morta». Ogni giorno per lei è quello giusto per combattere, qualche volta arrendendosi, come nell’attimo in cui l’amore per Alekos Panagulis la colpisce come un proiettile che le si conficca nel cuore.
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