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L’altra Eszter

‘In questa opera giovanile, Magda Szabo rivela il suo straordinario talento di narratrice delle passioni più intime’. Le Nouvel Observateur *** È un lungo sfogo, crudele e pieno di astio, quello con cui Eszter, fra le più affermate attrici teatrali nell’Ungheria del secondo dopoguerra, si rivolge a Lorinc, il grande amore della sua vita. Astio che ha motivazioni antiche perché Eszter è figlia di due persone legate da una passione profonda, ma proprio per questo esclusiva ed escludente; perché pur di origini aristocratiche e di vecchia cultura mitteleuropea la famiglia è poverissima e lei subisce tutte le frustrazioni legate a questa condizione; perché, infine, la sua compagna di scuola e di giochi è Angéla Graff, incarnazione di tutto ciò che lei non è – bella, amabile e soave – e di tutto ciò che non può avere: una famiglia ricca e armoniosa, un fratello eroe, vestiti decenti, scarpe comode (non quelle tagliate in punta ereditate dalla zia Irma). È su Angéla che si concentrano l’odio e la gelosia di Eszter: sentimenti tanto radicati da indurla a compiere azioni moralmente inaccettabili, come quando dal giardino della compagna porta via un giovane capriolo da lei teneramente amato e ne provoca – chi sa quanto inavvertitamente – la morte. Sarà così per tutta la vita: perché quando Eszter, ormai famosa, si innamora, lo farà proprio del marito della candida Angéla che non comprende niente, non vede niente, non si accorge neanche per un istante come la sua ‘amica’ provi l’incessante bisogno di vederla soffrire e non riesca a reprimere il desiderio di ucciderla. Straordinario quadro clinico di un gelosia incurabile, L’altra Eszter – che è del 1959 – anticipa tutti i temi che faranno di Magda Szabo una delle grandi scrittrici europee contemporanee.
(source: Bol.com)

L’altra Eszter

‘In questa opera giovanile, Magda Szabo rivela il suo straordinario talento di narratrice delle passioni più intime’. Le Nouvel Observateur *** È un lungo sfogo, crudele e pieno di astio, quello con cui Eszter, fra le più affermate attrici teatrali nell’Ungheria del secondo dopoguerra, si rivolge a Lorinc, il grande amore della sua vita. Astio che ha motivazioni antiche perché Eszter è figlia di due persone legate da una passione profonda, ma proprio per questo esclusiva ed escludente; perché pur di origini aristocratiche e di vecchia cultura mitteleuropea la famiglia è poverissima e lei subisce tutte le frustrazioni legate a questa condizione; perché, infine, la sua compagna di scuola e di giochi è Angéla Graff, incarnazione di tutto ciò che lei non è – bella, amabile e soave – e di tutto ciò che non può avere: una famiglia ricca e armoniosa, un fratello eroe, vestiti decenti, scarpe comode (non quelle tagliate in punta ereditate dalla zia Irma). È su Angéla che si concentrano l’odio e la gelosia di Eszter: sentimenti tanto radicati da indurla a compiere azioni moralmente inaccettabili, come quando dal giardino della compagna porta via un giovane capriolo da lei teneramente amato e ne provoca – chi sa quanto inavvertitamente – la morte. Sarà così per tutta la vita: perché quando Eszter, ormai famosa, si innamora, lo farà proprio del marito della candida Angéla che non comprende niente, non vede niente, non si accorge neanche per un istante come la sua ‘amica’ provi l’incessante bisogno di vederla soffrire e non riesca a reprimere il desiderio di ucciderla. Straordinario quadro clinico di un gelosia incurabile, L’altra Eszter – che è del 1959 – anticipa tutti i temi che faranno di Magda Szabo una delle grandi scrittrici europee contemporanee.
(source: Bol.com)

L’altra donna

Chi è Ed McBain? Molti se lo sono chiesto per anni, e ormai è ufficiale: è Evan Hunter, romanziere, autore di famosi best-seller, come «Il seme della violenza». Hunter ha un altro pseudonimo, ma questo è un segreto che non siamo autorizzati a rivelare. Possiamo dire soltanto che il primo romanzo pubblicato con la nuova «firma» ha avuto un’accoglienza trionfale; insomma, Hunter-McBain non sbaglia un colpo. Qui McBain ha concesso una vacanza al suo 87° Distretto e ha scritto un forte suspense psicologico che conferma, ammesso che ce ne sia bisogno, le sue doti di grande romanziere. Che cosa accade in un ménage apparentemente felice quando il sereno tran-tran è sconvolto da un assassinio? Questa è la storia dell’«altra donna» che s’insinua come un ladro, nottetempo, usurpando il suo posto a tavola, in poltrona, a letto… È anche il dramma di un uomo preso in un groviglio di sentimenti, che s’imbatte nella violenza, nella sua più cruda espressione, quando un suo intimo amico trova la propria moglie assassinata insieme con le figlie. E anche la donna uccisa è stata, per qualcuno, 1’«altra»… Una vicenda indimenticabile che trova, nella nostra esistenza, un’eco eguagliata da ben pochi romanzi contemporanei.

Alto, moro e affamato

Bastien, il fratello dedito al benessere e agli affari di famiglia, da tempo ha smesso di provare interesse per qualcosa che non sia il suo lavoro. Ma tutto questo cambia con l’arrivo di Terri, venuta dall’Inghilterra per dare una mano a organizzare il matrimonio della cugina Kate. Tutto d’un tratto è come se questa donna riportasse il sole nell’oscurità, risvegliando in lui il gusto, la voglia, il piacere di provare ogni cosa nuova. Ne scaturisce una commedia piena di situazioni divertenti, a tratti assurde, che coinvolgono Bastien, Terri, il collega di Kate, Chris, che sembra essere stato preso di mira da una buona dose di sfortuna, il cugino Vincent, tutti impegnati a far sì che la cerimonia di matrimonio di Kate e Lucern non si traduca in un immane disastro.

L’altalena della morte

Per Càlvin Jander, la felice giornata dedicata alla pesca si risolve in un naufragio. Le cose si stanno mettendo male, quando un’imbarcazione avanza a meno di cinquanta metri da lui. Jander, allora, solleva il braccio dall’acqua e lo agita debolmente, sfinito. La barca si avvicina fino a una decina di metri, poi si ferma. A bordo ci sono due uomini che lo guardano senza aprire bocca. Ma che cosa stanno aspettando? Perché lo fissano senza porgergli aiuto? Eppure si vede che Jander è senza fiato, senza forze e che da un momento all’altro rischia di affogare. La barca gli gira attorno lentamente, e i due uomini continuano a parlare fra loro, come se niente fosse. Un incubo? Uno scherzo di pessimo gusto che la stanchezza si diverte a fare al povero Jander? Niente affatto: non si tratta di uno scherzo. L’imbarcazione si allontana, lasciando solo il naufrago al suo destino. E’ finita per Jander? No, il destino ha scelto diversamenete: una vita piena di emozioni, fra gente disperata, di emozioni interrotte dall’amore per una affascinante e “sperduta” ragazza, una vita che, alla fine, non gli sembrerà più degna di essere vissuta.

Alta cucina

Nero Wolfe è in Virginia per assistere al convegno dei quindici migliori chef del mondo dove spera di ottenere gli ingredienti delle squisite “salsicce Mezzanotte”. Ma quando il più antipatico dei cuochi viene assassinato, l’investigatore-gourmet e il suo fedele Archie Goodwin si mettono in azione per scoprire la ricetta del delitto perfetto.
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Alonso e i visionari

Alonso è un piccolo puma dell’Arizona. I «visionari» sono gli esseri che, via via, hanno la ventura di incontrarlo: un illustre professore italiano, ispiratore di terroristi e di altri «uomini del lutto»; i suoi figli, uno dei quali votato a una leggendaria clandestinità; un professore americano, che ha la terribile debolezza di voler capire e compatire. Tutti accomunati, nella loro funesta lucidità, da una sorta di pazzia che è come un «buco nella intelligenza, nell’azzurro, dal quale entrano il freddo e la cecità degli spazi stellari». La storia che li lega è un groviglio sconcertante – una «vera storia italiana», osserva sobriamente la narratrice e testimone. Ma il suo fondo è fatto «di silenzio e prodigio»: là dove vediamo apparire e scomparire le tracce del puma, oggetto di un odio irragionevole e di una persecuzione «da una petraia all’altra» o di un amore inerme. La vicenda procede scandita da rivelazioni che ogni volta sembrano elidere le precedenti e introdurre nuove spiegazioni, fra poliziesche e metafisiche, finché sempre più appare chiaro che in questa «tremenda storia di assassini, di visionari e di complici» il delitto da chiarire non è quello di una certa notte in una casa vicino a Prato, ma quell’incessante e incombente «sgarbo agli dèi» da cui ogni altro delitto discende, quel «peccato molto comune agli uomini, ma il più grave di tutti i peccati: il disconoscimento dello Spirito del mondo».

L’allievo

Savigny-sur-Orge, periferia meridionale di Parigi. Patrick, è un bambino sporco, disadattato e zimbello dei compagni di classe. Ritenuto da tutti un po’ ritardato, nonché vittima di violenze familiari, viene preso in consegna dal grande meccanismo dell’assistenza scolastica – classi specializzate, insegnanti di sostegno e via dicendo.
Una realtà a tratti pietistica e scoraggiante, ma anche capace di produrre sforzi entusiastici come quelli del maestro David, che si prende a cuore il caso umano Patrick. David sperimenta nella sua classe di alunni disabili nuove tecniche pedagogiche, ottenendo brillanti risultati. E sarà proprio Patrick a dimostrare una sorprendente capacità di reintegrarsi fra i suoi coetanei.
Ma ecco che questo quadro, in fondo rassicurante, inizia a sconvolgersi: Patrick è ben lungi da essere il ritardato che tutti pensavano. E anche la sua situazione familiare non coincide con gli stereotipi teorizzati dai suoi insegnanti. Patrick è una creatura scaltra, con una complessa relazione di dipendenza e gelosia reciproche con la madre – donna rozza e capace di esprimersi quasi solamente attraverso slogan orecchiati alla televisione, figura emblematica della miseria e del degrado delle banlieue. E il padre non è che una presenza esile, di cui Patrick mira edipicamente a sbarazzarsi, per andare incontro a un destino insospettato.
Mentre sferza inesorabilmente le perversità della burocrazia scolastica e soprattutto gli eccessi e le approssimazioni di un discorso psicologico che etichetta gli alunni fin dalla più tenera età, Zimmermann smonta e rimonta pezzo per pezzo il mito di Edipo in un ribaltamento ubriacante delle prospettive.
L’allievo è un romanzo lucido e senza moralismi, a tratti crudo, a tratti naif, al quale potrebbe adattarsi perfettamente ciò che Dürrenmatt scrisse a conclusione della Morte della Pizia: “La verità resiste in quanto tale soltanto se non la si tormenta”.

Alla tua scoperta 8: Redenzione

Mi sono fatta strada nel cuore di Jeremy, proprio come mi ero ripromessa.
Ma mentre prima volevo arrivarci per colpirlo… ora, non ne sono più così sicura.
La mia vita è ancora condizionata dai segreti. Segreti che non posso rivelare a nessun altro essere vivente.
Fey e Robin vogliono sapere. Vogliono sapere cosa mi sta succedendo.
Devo dir loro di no. Devo allontanarli perché solo Jeremy può unirsi a me in questo viaggio.
Lui c’è sempre. Lui è la mia unica costante. Le nostre vite sono irrevocabilmente intrecciate.
Non mi lascerà andare.
Desidero la pace. Ma voglio che sia reale, non la semplice quiete prima della tempesta.
Posso raggiungerla con Jeremy Stonehart?
È una strada impervia, ma in questo momento… sono disposta a provare.
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### Sinossi
Mi sono fatta strada nel cuore di Jeremy, proprio come mi ero ripromessa.
Ma mentre prima volevo arrivarci per colpirlo… ora, non ne sono più così sicura.
La mia vita è ancora condizionata dai segreti. Segreti che non posso rivelare a nessun altro essere vivente.
Fey e Robin vogliono sapere. Vogliono sapere cosa mi sta succedendo.
Devo dir loro di no. Devo allontanarli perché solo Jeremy può unirsi a me in questo viaggio.
Lui c’è sempre. Lui è la mia unica costante. Le nostre vite sono irrevocabilmente intrecciate.
Non mi lascerà andare.
Desidero la pace. Ma voglio che sia reale, non la semplice quiete prima della tempesta.
Posso raggiungerla con Jeremy Stonehart?
È una strada impervia, ma in questo momento… sono disposta a provare.

Alla fine di un giorno noioso

In una tranquilla città del Veneto Giorgio Pellegrini gestisce un vivace locale alla moda: giocattolo perfetto con cui siglare accordi sottobanco con politici corrotti, giri clandestini di prostituzione d’alto bordo, traffici illegali e appalti truccati. Ed è a causa di un investimento immobiliare mal gestito che si ritrova con due milioni di euro in meno. Il suo avvocato Sante Brianese, ora onorevole, lo convince che si è trattato di sfortuna. Eppure qualcosa non torna. Nonostante abbia annegato in un pozzo di soldi il suo istinto criminale, Giorgio è e rimane un predatore: l’odore di truffa lo sente da lontano. E infatti, non appena batte la pista del tradimento, le ricerche lo catapultano all’inferno. Fra pestaggi, ricatti, triangoli erotici, omicidi, Pellegrini scatena una guerra. E mentre gli equilibri criminali si rompono, precipitandolo in una girandola impazzita di doppi e tripli giochi, sarà costretto a ricorrere al suo genio criminale per tentare di arrivare vivo alla fine della corsa. Un romanzo adrenalinico e crudele, dalle sequenze narrative sghembe e inquietanti, con lampi di puro fascino che imprimono alla storia una luce velenosa. Ritmi sincopati e atmosfere dark completano una danza macabra destinata a colpire il cuore dei lettori.

Alla corte di mio padre

In quello che, forse, è il suo libro autobiografico più riuscito, Singer torna a una delle esperienze che maggiormente hanno segnato la sua vita e plasmato il suo destino di narratore. Trasferitosi a Varsavia con la famiglia nel 1908, Singer trascorse, infatti, gran parte della sua infanzia, assetata di conoscenze ed esperienze, assistendo all’instancabile attività del tribunale rabbinico (Beth Din) tenuto dal padre in via Krochmalna. Istituzione unica al mondo, a metà tra la sinagoga, la scuola e lo studio dello psicanalista, il Beth Din è un palcoscenico sul quale sfila l’umanità intera, con le sue passioni, i dolori, gli amori, i problemi grandi e piccoli, le particolarità più impensabili. E il rabbino, sorta di custode e detective dello spirito ebraico, ascolta, discute, consiglia e giudica. Se è esistita una scuola dove il giovane Singer ha potuto apprendere il piacere, la dedizione e la maestria del raccontare storie, questa è stata il Beth Din di suo padre, e questo libro, che restituisce miracolosamente alla vita un intero mondo, ne è la perfetta celebrazione.

Alla cieca

Di chi è la voce che risuona in *Alla cieca*? È certo il racconto di un recluso e di un fuggitivo. È Jorgen Jorgensen, il re d’Islanda poi condannato ai lavori forzati nell’inferno di un’altra isola, agli antipodi, Giù alla Baia. È il compagno Cippico, passato dai Lager nazisti a Goli Otok, la terribile Isola Calva dove Tito confinava i dissidenti. È Tore e Jan Jansen, Nevèra e Strijèla e i mille nomi dei partigiani e dei clandestini. È il rivoluzionario e il fondatore di città, il marinaio e il cybernauta… È anche l’argonauta nel suo viaggio infinito attraverso oceani dove s’incontrano solo l’avventura e la morte, il sangue e la violenza, in un esilio che solo a tratti s’illumina dell’amore di una donna che si chiama Maria, Marie, Mariza o Márja, e Norah e Mangawana…
In questo devastante e struggente memoriale a narrarsi è l’eterno ribelle, l’ammutinato, l’eretico in balia delle onde e del buio della storia, ma anche dei suoi sogni di giustizia e della disciplina di partito. In un mondo dove tutto appare così disgustoso e innocente, dove tradire è comprensibile e umano, a parlare è una memoria viva e pulsante, che ogni tanto si spacca, come la terra durante il terremoto, e lascia sfuggire via le cose attraverso le sue voragini.
Confessione e referto clinico, epopea e autobiografia, traccia continuamente cancellata e riscritta, *Alla cieca* intreccia storia e delirio, mito e ricordo. È un viaggio nel tempo che commuove e sgomenta, scava nelle pieghe più inquiete e dolorose dell’anima per trovare un senso, o almeno una estrema via di fuga.

All’ordine del giorno è il terrore

Gli attentati dell’11 settembre hanno messo all’ordine del giorno il Terrore. Ma più giusto sarebbe dire che ce l’hanno rimesso. Perché il Terrore costituisce fin dalle sue origini rivoluzionarie il compagno segreto della nostra modernità politica, il calco negativo delle sue speranze e delle sue promesse, l’alterità assoluta attraverso cui si legittima ogni ordine costituito. Una mitologia, più che una pratica, che il pensiero critico deve profanare – non esorcizzare come fanno i politici e i media – rifiutando la sua segregazione in una sfera separata, altra, sacra, e interrogandola invece nei suoi nessi con l’esperienza comune. È ciò che da secoli fa la letteratura di cui si occupa questo volume, da Sade a Don DeLillo, da Schiller ad Artaud, da Manzoni a Zola, da Dickens a Ballard, da Dostoevskij a Pamuk, da Conrad a Rushdie, da Turgenev a Ellroy, da Gidea Updike e a molti altri ancora: non per spiegare cosa sia o come funzioni il terrorismo, ma per mostrare quanto nel terrorismo siano in gioco l’identità e il destino di tutti noi.

(source: Bol.com)

All’ombra dell’uomo montagna

Il più famoso viaggiatore di tutti i tempi torna a raccontare la sua storia, più bizzarra, fantastica e incantevole che mai. Gulliver è un esploratore di mondi, è un avventuriero innamorato di ciò che è nuovo, e se il destino capriccioso lo scaraventa come gigante tra i piccolissimi e piccolissimo tra i giganti lui non si lamenta né litiga, ma parla, si confronta, trova soluzioni, e alla fine fa ritorno a casa, più intelligente e saggio di prima. Le avventure di Gulliver tornano ora in questo prezioso libro illustrato, rapido come una canzone, leggero come un cartone animato e capace di incantare ancora chi lo legge per la prima volta o per l’ennesima.