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I morti di Jericho

Nel mistero della morte di Anne Scott si nasconde tutto l’orrore di uno dei più tenebrosi drammi dell’umanità. L’ispettore Morse la conosceva bene. Anne Scott non aveva alcuna ragione per suicidarsi eppure le prove sono evidenti: la donna ha scelto di togliersi la vita. C’è un elemento che sfugge, un tassello che manca per chiarire il mistero, ma per trovarlo Morse dovrà affrontare tutta la perversità e il dolore di un tragico antichissimo mito destinato a ripetersi.

I morti del Carso

Dopo la Marsiglia di Jean-Claude Izzo, la Barcellona di Andreu Martin e Manuel Vázquez Montalbán, è la volta di un altro affascinante porto del Mediterraneo, di diventare scena di intrighi e avventure poliziesche di un nuovo maestro del noir: Trieste. Trieste si presta per la sua ricca storia e per il suo presente di luogo di traffici e migrazioni a diventare oggetto dell’immaginazione di uno scrittore di gialli. Da una parte la trama di questo noir affonda le radici nella tragica esperienza della seconda guerra mondiale, con la drammatica vicenda delle foibe che ancora oggi non ha placato ferite e polemiche. D’altra parte, l’intreccio del romanzo si estende per le numerose vie dei tanti traffici odierni, legali e illegali, che si sviluppano attorno a Trieste. La città giuliana è infatti crocevia tra Est e Ovest, alle porte di quel mondo dell’Europa orientale disintegratosi con la caduta del muro e in particolare di quel paese, l’ex Jugoslavia, da poco uscita da una feroce guerra interetnica. Ma oltre l’Europa dell’est è l’Oriente che preme alle porte di Trieste con i suoi uomini, le sue merci proibite, le sue organizzazioni criminali. In questo pericoloso e affascinante contesto, di cui giugne in superficie solo ogni tanto qualche punta dell’iceberg attraverso la cronaca nera, si svolgono le indagini del personaggio inventato da Veit Heinichen: il commisario Proteo Laurenti, salernitano trapiantato a Trieste e perennemente diviso tra pericolose inchieste e problemi di una invadente famiglia meridionale.

La Morte Viola

Apologhi zen, vicende fantastiche e grottesche, deliri onirici e rivelatori, storie di puro orrore prendono vita nell’Impero Austro-Ungarico sulla via della decadenza, tra fine ‘800 e inizio ‘900.1 racconti dello scrittore e occultista praghese Gustav Meyrink (1868-1932) prefigurano l’assedio e il crollo della fortezza Europa, minata di volta in volta da presenze inquietanti, americani in cerca d’oro, bramini portatori di millenarie sapienze, alchimisti, anatomisti folli, principi persiani crudeli e dottori dalle mostruose coltivazioni: forze nuove o antiche quanto il mondo, profonde quanto il nostro inconscio più nero, capaci di scardinare le sicurezze del vecchio continente. Meyrink, attuale oggi come allora, si diverte a mettere a nudo le tare di un positivismo ormai sterile, in un paradossale ribaltamento di prospettiva, dove medici, avvocati e burocrati, messi di fronte alla trama oscura dei simboli, si muovono come marionette kafkiane di un teatrino in disfacimento. Una strana contaminazione alchemica di gotico, satira, fantasy ed esoterismo, che è anche la messa a punto di uno stile e di un immaginario per il futuro autore del Golem, uno dei classici della letteratura mitteleuropea. Con una nota autobiografica dell’autore e un saggio critico di Gianfranco de Turris.
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Una morte semplice

«Un thriller straordinario, con un ingranaggio complesso e perfetto, che ti tiene incollato alle pagine.»The Times«Peter James riesce a entrare nell’intimità più vera dei suoi personaggi, per trasformare la loro quotidianità in un incubo.The IndipendentMichael Harrison è noto per i suoi scherzi. Li ha fatti a tutti i suoi amici, specialmente i suoi quattro più cari. Spesso divertenti, sì, ma altrettanto spesso crudeli. Forse troppo. Ma mai quanto quello che tocca a lui. Dopo la sua festa di addio al celibato, e dopo una colossale sbronza, Michael si risveglia nel buio più completo in un luogo sconosciuto. Un luogo sconosciuto e… stretto. Michael si risveglia sepolto vivo, chiuso in una bara con soltanto una bottiglia di whisky e una cannuccia per respirare, e una radiolina ricetrasmittente. Lo scherzo è la vendetta dei suoi quattro amici, e dovrebbe durare poco, giusto il tempo di spaventare Michael a dovere. Ma quando i suoi amici fanno un incidente d’auto, Michael esce dal gioco e precipita nell’incubo. Perché nessuno sa dove sia sepolto e nessuno può salvarlo. Oppure, forse, qualcuno sa. Altrimenti, chi è che gli sta sfilando dalla bara la cannuccia da cui respira?

Morte nel pomeriggio

La vita del torero, l’istante in cui uomo e toro diventano una cosa sola di fronte alla morte che può colpire l’uno o l’altro dei contendenti. Il mondo della corrida e dei suoi protagonisti in un libro che in un crescendo lento e sottile fa rivivere tutte le emozioni dei momenti frenetici e delle tensioni concitate della tauromachia.
(source: Bol.com)

La morte è un affare solitario

Venice, California: su un tram, a mezzanotte un giovane scrittore incontra colui che sconvolgerà la sua esistenza. Una serie di morti apparentemente accidentali turberanno ben presto l’atmosfera cupa e decadente di Venice. Ma il giovane scrittore sente che non si tratta di morti naturali e insieme al tenete Crumley, prima riluttante ma poi convinto dell’esistenza del misterioso personaggio che semina la morte tra le persone “sole” di Venice, si mette sulle tracce dell’assassino. O è l’assassino che si mette sulle loro tracce?

Morte di una befana. Le indagini di Mary Lester, ispettore di polizia in Bretagna

L’ile-Tudy è un piccolo villaggio di pescatori alla foce del fiume di Pont-l’Abbé, sulla punta meridionale della Bretagna. Un posto tranquillo. Il porto ospita ormai più navi da diporto che quelle per la pesca delle sardine e la maggior parte delle case dei pescatori sono state ricomprate dai villeggianti. A interrompere la routine spensierata di questa regione è la morte di un’anziana, Annette Bonnetis, vittima di un brutale assassinio. La polizia arresta quasi immediatamente il colpevole perfetto, quello che tutti accusano. A non rassegnarsi alla versione più comoda è la solita Mary Lester, che analizzando la straordinaria personalità della vittima arriva a fare scoperte davvero sorprendenti.
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Morte di lunedì

Durante un gelido dicembre canadese, Tempe Brennan è a Montreal per una perizia durante un processo, quando nella cantina di una pizzeria vengono scoperti tre scheletri umani, sepolti sotto il pavimento. L’investigatore della polizia canadese, Luc Claudel, pensa che si tratti di antiche tombe, ma grazie alla tecnologia più sofisticata Tempe riesce a stabilire che le tre persone sono state assassinate recentemente. A chi appartengono quelle ossa? E cosa è accaduto davvero? Mentre l’indagine procede a ritmi serrati, e Tempe si accorge che il fidanzato di sempre, il detective Andrew Ryan, si comporta in maniera inspiegabile, appare sempre più chiaro che questi recenti delitti riportano alla luce una vicenda passata ancora più orribile.
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Morte del piccolo giudice. Le indagini di Mary Lester, ispettore di polizia in Bretagna

In una piazza deserta alla periferia di Saint- Nazaire due bambini scoprono un cadavere. Si tratta del giudice Ménaudoux, morto d’infarto in seguito a una brutale aggressione. Se non si trattasse di un uomo in vista, il delitto verrebbe archiviato come la tragica conseguenza di un atto criminoso compiuto da un piccolo delinquente. Ma il morto è proprio colui che i mass-media avevano soprannominato “il piccolo giudice”. La personalità della vittima e le circostanze della sua morte rendono il caso scottante. Ménaudoux è stato assassinato intenzionalmente? E se sì, per quale motivo? Mary Lester viene spedita al locale commissariato per occuparsi della vicenda. Aggirandosi per i sobborghi della città scopre indizi che nessuno aveva considerato e poco alla volta, vincendo anche la ritrosia dei colleghi a volerla spalleggiare, incastra le tessere di un puzzle torbido nel quale alla fine la verità è, forse, banale e sicuramente molto amara.

Il morso della reclusa

Nebbioso, beccheggiante, indolente. Sempre perso nelle sue vaghezze. È il commissario Adamsberg, capo dell’Anticrimine al tredicesimo arrondissement parigino. – Non ci posso credere, – disse Danglard, – non ci voglio credere. Torni fra noi, commissario. Ma in quali nebbie ha perso la vista, porca miseria? – Nella nebbia ci vedo benissimo, – replicò Adamsberg in tono un po’ secco, appoggiando i palmi sul tavolo. – Anzi, meglio che altrove. Quindi sarò chiaro, Danglard. Non credo a una moltiplicazione delle recluse. Non credo a una mutazione del loro veleno, cosí grave e cosí improvvisa. Credo che quei tre uomini siano stati assassinati. Il commissario Jean-Baptiste Adamsberg è costretto a rientrare prima del tempo dalle vacanze in Islanda per seguire le indagini su un omicidio. Il caso è ben presto risolto, ma la sua attenzione viene subito attirata da quella che sembra una serie di sfortunati incidenti: tre anziani che, nel Sud della Francia, sono stati uccisi da una particolare specie di ragno velenoso, comunemente detto reclusa. Opinione pubblica, studiosi e polizia sono persuasi che si tratti di semplice fatalità, tanto che la regione è ormai in preda alla nevrosi. Adamsberg, però, non è d’accordo. E, contro tutto e tutti, seguendo il proprio istinto comincia a scandagliare il passato delle vittime.

Il morso della reclusa (Einaudi. Stile libero big)

Nebbioso, beccheggiante, indolente. Sempre perso nelle sue vaghezze. È il commissario Adamsberg, capo dell’Anticrimine al tredicesimo *arrondissement* parigino.
* Non ci posso credere, – disse Danglard, – non ci voglio credere. Torni fra noi, commissario. Ma in quali nebbie ha perso la vista, porca miseria?
* Nella nebbia ci vedo benissimo, – replicò Adamsberg in tono un po’ secco, appoggiando i palmi sul tavolo. – Anzi, meglio che altrove. Quindi sarò chiaro, Danglard. Non credo a una moltiplicazione delle recluse. Non credo a una mutazione del loro veleno, cosí grave e cosí improvvisa. Credo che quei tre uomini siano stati assassinati.
Il commissario Jean-Baptiste Adamsberg è costretto a rientrare prima del tempo dalle vacanze in Islanda per seguire le indagini su un omicidio. Il caso è ben presto risolto, ma la sua attenzione viene subito attirata da quella che sembra una serie di sfortunati incidenti: tre anziani che, nel Sud della Francia, sono stati uccisi da una particolare specie di ragno velenoso, comunemente detto reclusa. Opinione pubblica, studiosi e polizia sono persuasi che si tratti di semplice fatalità, tanto che la regione è ormai in preda alla nevrosi. Adamsberg, però, non è d’accordo. E, contro tutto e tutti, seguendo il proprio istinto comincia a scandagliare il passato delle vittime.
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### Sinossi
Nebbioso, beccheggiante, indolente. Sempre perso nelle sue vaghezze. È il commissario Adamsberg, capo dell’Anticrimine al tredicesimo *arrondissement* parigino.
* Non ci posso credere, – disse Danglard, – non ci voglio credere. Torni fra noi, commissario. Ma in quali nebbie ha perso la vista, porca miseria?
* Nella nebbia ci vedo benissimo, – replicò Adamsberg in tono un po’ secco, appoggiando i palmi sul tavolo. – Anzi, meglio che altrove. Quindi sarò chiaro, Danglard. Non credo a una moltiplicazione delle recluse. Non credo a una mutazione del loro veleno, cosí grave e cosí improvvisa. Credo che quei tre uomini siano stati assassinati.
Il commissario Jean-Baptiste Adamsberg è costretto a rientrare prima del tempo dalle vacanze in Islanda per seguire le indagini su un omicidio. Il caso è ben presto risolto, ma la sua attenzione viene subito attirata da quella che sembra una serie di sfortunati incidenti: tre anziani che, nel Sud della Francia, sono stati uccisi da una particolare specie di ragno velenoso, comunemente detto reclusa. Opinione pubblica, studiosi e polizia sono persuasi che si tratti di semplice fatalità, tanto che la regione è ormai in preda alla nevrosi. Adamsberg, però, non è d’accordo. E, contro tutto e tutti, seguendo il proprio istinto comincia a scandagliare il passato delle vittime.

Morituri

Il mestiere di poliziotto è pericoloso a qualsiasi latitudine, ma ad Algeri diventa sfida con la morte perché anche i cadaveri sono imbottiti di esplosivo. Lo sa bene il commissario Llob, protagonista di una serie di noir ambientati nella capitale nordafricana: «Algeri è un malessere, vi si estirpano i sogni come ascessi. Algeri è un’anticamera della morte. Dio vi fa da sedativo, e più nessuno vuole credere che la gioia sia un problema di mentalità. Il suo avvenire non avrà riguardi per un’alba spettrale e incerta più di quanto ne abbiano gli sciacalli per un loro simile che soccombe». «È un giallo eccellente, rapido ed efficace. Costruito attorno alla sparizione della figlia di un grosso papavero del regime, Morituri è uno sconvolgente ritratto dell’orrore quotidiano della guerra civile algerina. Raccontata in prima persona da un commissario di polizia che è ovviamente un bersaglio privilegiato dei terroristi. Ma ciò che più colpisce in questo libro duro e bruciante è il coraggio e la lucidità dello sguardo. Senza compromessi, né con la barbarie integralista né con i privilegi inauditi e i loschi traffici della mafia politico- finanziaria ai vertici del regime algerino. Morituri è un romanzo straordinariamente vivo». —Le Monde

Morire per vivere

Dopo anni passati a combattere per le Forze di Difesa Coloniale come soldato artificialmente potenziato, John Perry ha infine trovato un’oasi di pace in un universo violento. Un piccolo pianeta periferico dove vive con moglie e figlia servendo l’Unione Coloniale come semplice difensore civico. Un giorno però il passato bussa alla porta della sua fattoria: John e Jane, anche lei ex soldato delle FDC, sono stati scelti per guidare la colonizzazione di un nuovo pianeta in un’operazione che si prospetta da subito di grande importanza strategica per il futuro dell’Unione. I due non ci impiegheranno molto a capire che nulla è come sembra e che la nuova colonia è solo una pedina in un gioco di potere interstellare fra la razza umana e gli alieni, in bilico fra diplomazia e azioni di rappresaglia militare. John Perry dovrà districare una fitta rete di menzogne per salvare se stesso e la gente di cui è responsabile, impedendo che la loro finisca per essere l’ultima colonia del genere umano.

Morire il 25 aprile

Julien non aveva quella paura che avevano in tanti: non aveva paura di morire, nemmeno adesso, nemmeno quando aveva la vittoria tra le mani. Lo disse anche in seguito, tante volte, quando tutto fu diverso e l’Italia non diventò quel Paese migliore che avevano sognato: disse che lui era rimasto lassù: che lui doveva rimanere lassù. Perché non c’era un dopo, non c’era un futuro, e in quel momento capì che tutto era finito. Avevano vinto. «In che rapporto stanno il passato e l’avvenire? A prima vista, questo romanzo sembra rispondere che chi non ha memoria, non ha futuro. Il protagonista indaga su un episodio della Resistenza che coinvolge la sua famiglia e un amico appena defunto, molto più anziano di lui. Nel frattempo, mentre ricerca quell’antica verità, s’interroga sui tempi che gli si schiudono dinnanzi, i primi anni Zero del nuovo millennio. Lo smarrimento della memoria sembra andare di pari passo con l’incapacità di comprendere il da farsi. Mettere ordine nella vita di un altro, un padre putativo, sembra il requisito per orientarsi nella propria. In realtà, via via che procede, la vicenda rovescia l’assunto iniziale, ed è chiarendosi cosa chiedere al domani, che il protagonista ottiene una risposta dal passato. Trovando il modo di tenere insieme, in un gesto simbolico e grottesco, entrambe le dimensioni del tempo. In quel momento, giunti all’ultima pagina, ci accorgiamo che ormai tutti gli episodi narrati sono alle nostre spalle, e che si pone anche per noi lettori il problema di metterli in prospettiva, guardando in avanti. Chi non ha futuro, non ha memoria.» Wu Ming 2

Il morbo scarlatto

Nell’estate del 2013 si cominciò a diffondere il morbo che avrebbe annientato l’umanità, un contagio che si manifesta tingendo di rosso scarlatto la faccia e il corpo delle vittime. All’inizio si registrarono casi sporadici, ma le morti erano comunque rapidissime. Infatti, la nuova peste che colpisce l’umanità è sbrigativa e non lascia scampo. Dai primi sintomi alla morte il passo è brevissimo: convulsioni, un torpore che sale e afferra il cuore in una morsa fatale. E la carne va in poltiglia in un batter d’occhio…
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