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Il fratellino

”Quella donna aveva fra trent’anni e un giorno e quarant’anni e una notte. Soprattutto la notte, la notte che le pesava nelle occhiaie di lutto lento, come la sua andatura di corpo che si presumeva poderoso, si presumeva, perché quasi lo occultava sotto un impermeabile da protagonista di un film francese degli anni trenta, un porto, nebbie, Jean Gabin con la tesa del cappello abbassata sugli occhi. Poteva trattarsi anche dell’impermeabile della triste eroina di Milord, supponendo che la protagonista della canzone della Piaf fosse una battona conil soprabito. Carvalho l’aveva sempre immaginata così e si lasciò conquistare da quella donna appena arrivata, le consegnò la sua stanchezza di giornata inutile, sommata ad altre giornate inutili destinate a pedinare mariti infedeli.”

(source: Bol.com)

Fratelli d’Italia

*Fratelli d’Italia* nacque come uno sfrenato «viaggio in Italia» degli anni Sessanta, uno smisurato Grand Tour di ventenni on the road. Quando fu pubblicato nel 1963, era un romanzo di avventure intellettuali e picaresche attraverso le follie del boom economico e le metamorfosi della società e del paesaggio, delle illusioni e dei caratteri. Oggi, reinventato, ci viene incontro come l’opera «totale» di una vita. Così rinasce tutto nuovo questo libro irriverente e imponente, che racconta l’Italia di allora e di oggi più di qualsiasi summa, con l’estro insolente di un autore che ha saputo infondere nella lingua e nella letteratura italiana una leggerezza e una mobilità senza precedenti. Comico ed enciclopedico, spettacolare, efferato, divertentissimo, questo romanzo di formazione, di conversazione e di idee si presenta anche come una ricapitolazione allucinatoria del Novecento europeo: pieno di figure storiche e personaggi reali, di scoperte e polemiche, di peripezie mondane e aneddoti autentici e battute pazzesche. Notti senza fine di giovani che discutono dei loro autori e dei loro amori fino all’alba, progettando grandi opere-sogno letterarie e teatrali e musicali vere o immaginarie o fantastiche. Affetti e utopie e irrisioni e rivolte contro un oppressivo establishment culturale e politico. Ma anche la verve della café society, quando Roma era una capitale cosmopolita e «passavano tutti di qui», e le donne erano «molto più belle e più intelligenti e spiritose e anche più alte degli uomini corrispondenti». E che cosa significa aver vent’anni e molti desideri, nell’Italia di Petronio, di D’Annunzio e di sempre… Sul fondo, mercuriale e struggente, ironicamente nascosto nel proliferare delle trame, un timbro che non si lascia dimenticare, quello di «un gelido orgoglioso disperato romanticismo intellettuale».

I fratelli Ashkenazi

Israel Joshua Singer, fratello di Isaac Singer, affronta il tema dell’ascesa e della decadenza borghese, attraverso le vicende di una famiglia immerse nella storia dell’ebraismo polacco, lungo l’arco di quasi un secolo. Un romanzo di impianto pienamente ottocentesco in cui lo sviluppo borghese si accompagna alla miseria del proletariato, le prime e contraddittorie lotte sociali e la progressiva presa di coscienza da parte dei lavoratori ai dissidi nazionali dell’impero zarista e al suo sfacelo, per arrivare alla rivoluzione e alla costituzione dell’inquieta e caotica repubblica polacca. Singer ricrea in una folla di personaggi, di eventi e di vicende private tutta la fenomenologia culturale, storica e politica di una pagina importante della storia polacca.

I fratelli Ashkenazi

Israel Joshua Singer, fratello di Isaac Singer, affronta il tema dell’ascesa e della decadenza borghese, attraverso le vicende di una famiglia immerse nella storia dell’ebraismo polacco, lungo l’arco di quasi un secolo. Un romanzo di impianto pienamente ottocentesco in cui lo sviluppo borghese si accompagna alla miseria del proletariato, le prime e contraddittorie lotte sociali e la progressiva presa di coscienza da parte dei lavoratori ai dissidi nazionali dell’impero zarista e al suo sfacelo, per arrivare alla rivoluzione e alla costituzione dell’inquieta e caotica repubblica polacca. Singer ricrea in una folla di personaggi, di eventi e di vicende private tutta la fenomenologia culturale, storica e politica di una pagina importante della storia polacca.

La fratellanza del Graal

**Un grande thriller
Un’indagine di Lorenzo Aragona
Persia, anno 0. **Tre magi, sacerdoti e astrologi, scoprono un allineamento planetario che annuncia la nascita di un profeta. Un segno che stavano aspettando. Si metteranno in viaggio per rendere omaggio al bimbo e portare un dono prezioso.
**Ercolano, 40 d.C.** Il ricco patrizio Lucio Calpurnio Pisone ospita nella sua sontuosa villa dei fuggiaschi giudei. Sarà lui ad aiutarli a raggiungere un luogo sicuro.
**Napoli, 1992. **Due giovani ricercatori scoprono, tra i rotoli carbonizzati della Villa dei Papiri di Ercolano, uno straordinario testo che getta una nuova luce sulle origini del Cristianesimo. Un testo pericoloso che innesca una catena di eventi drammatici.
**Isola d’Elba – Francia, 1994. **Un giovane Lorenzo Aragona, in compagnia del marinaio e avventuriero maltese Sante Spiteri, parte da Portoferraio, dove è in vacanza, per una suggestiva e pericolosa caccia al tesoro nel sud della Francia. L’obiettivo è seguire le tracce della più sfuggente reliquia della cristianità: il Santo Graal.
**Martin Rua**
È nato a Napoli dove si è laureato in Scienze Politiche con una tesi in Storia delle Religioni. I suoi studi si sono concentrati particolarmente su Massoneria e alchimia. Dopo un viaggio a Praga e poi a Chartres ha dato vita a Lorenzo Aragona, il personaggio dei suoi romanzi, in bilico tra avventura ed esoterismo. Ha iniziato come scrittore auto pubblicato arrivando a vendere migliaia di copie del suo ebook in poche settimane. *Le nove chiavi dell’antiquario* e *La cattedrale dei nove specchi *sono i primi romanzi della *Parthenope Trilogy*.

La frantumaglia

Questo libro ci porta nel laboratorio di Elena Ferrante, ci permette di lanciare uno sguardo dentro i cassetti da cui sono usciti i suoi due romanzi, *L’amore molesto* e *I giorni dell’abbandono*, offre un esempio di passione assoluta per la scrittura. La scrittrice risponde a non poche delle domande che le hanno fatto i suoi lettori negli ultimi dieci anni. Dice, per esempio, perché chi scrive un libro farebbe bene a tenersi in disparte e lasciare che il testo faccia il suo corso. Dice i pensieri e le ansie di quando un romanzo diventa film. Dice com’è complicato trovare risposte in pillole alle domande di un’intervista. Dice delle gioie, delle fatiche, delle angosce di chi narra una storia e poi la scopre insufficiente. Dice dei suoi rapporti con la psicoanalisi, con le città in cui è vissuta, con l’infanzia come magazzino di mille suggestioni e fantasie, con il femminismo. Le pagine sono densissime. Ci sono le memorie della città natale, Napoli. Ci sono brani narrativi brevi e lunghi che non hanno trovato posto nei romanzi. C’è un modo sorprendente di interrogare la memoria, i libri amati, la vita di tutti i giorni. C’è soprattutto – al centro – lo scrivere, l’affollarsi intono alla pagina di esperienze e letture. *La frantumaglia* è nato in buona parte da alcuni dei materiali che negli anni Elena Ferrante ha inviato alla sua casa editrice: lettere, scritti, risposte a domande di lettori e intervistatori. Il risultato è l’autoritratto narrativamente vivacissimo di una scrittrice al lavoro.

Franny e Zooey

“Tanto per cominciare, Zooey era un giovanotto piccolo, dal corpo estremamente esile. Da dietro (soprattutto dove gli si vedevano le vertebre) sarebbe quasi potuto passare per uno di quegli sparuti bambini di città che ogni estate vengono spediti alle colonie a ingrassarsi e prendere il sole. Visto in primo piano, di faccia o di profilo, era straordinariamente, spettacolosamente bello. La sorella maggiore mi ha pregato di dire che assomigliava all'”esploratore mohicano ebreo-irlandese dagli occhi azzurri che morì tra le vostre braccia al tavolo della roulette di Montecarlo”. A salvare in extremis quel volto dall’eccessiva bellezza, se non addirittura dallo splendore, era un orecchio che sporgeva leggermente più dell’altro.”

Frankenstein o il moderno Prometeo

Frankenstein o il moderno Prometeo di Mary Shelley, traduzione a cura di Claudia Mazzagatti. Dall’autorevole penna di, uno dei più famosi bestseller di ogni tempo, la straordinaria creatura Frankenstein. Egli è frutto di esperimenti scientifici ma anche espressione del grottesco e del caricaturale di una scienza che nel raffigurare il mostro per eccellenza entra nell’immaginario di ogni lettore penetrando nel collettivo timore per tutto ciò che è ignoto e oscuro. Fin dalla prima pubblicazione (1818) suscita grande impressione e scandalo. Oggi Frankenstein fa ormai parte (grazie anche alle numerosissime trasposizioni cinematografiche, fra cui ultimamente quella di Kenneth Branagh, con Robert De Niro, prodotta da Francis Ford Coppola) dei classici della letteratura mondiale.
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### Sinossi
Frankenstein o il moderno Prometeo di Mary Shelley, traduzione a cura di Claudia Mazzagatti. Dall’autorevole penna di, uno dei più famosi bestseller di ogni tempo, la straordinaria creatura Frankenstein. Egli è frutto di esperimenti scientifici ma anche espressione del grottesco e del caricaturale di una scienza che nel raffigurare il mostro per eccellenza entra nell’immaginario di ogni lettore penetrando nel collettivo timore per tutto ciò che è ignoto e oscuro. Fin dalla prima pubblicazione (1818) suscita grande impressione e scandalo. Oggi Frankenstein fa ormai parte (grazie anche alle numerosissime trasposizioni cinematografiche, fra cui ultimamente quella di Kenneth Branagh, con Robert De Niro, prodotta da Francis Ford Coppola) dei classici della letteratura mondiale.
### Descrizione
La fama e l’influsso del “Frankenstein or the Modern Prometheus” di Mary Shelley sono stati enormi nella storia della letteratura e forse non c’è altra opera della tradizione gotica che sia penetrata più profondamente nell’immaginario collettivo. Romanzo gotico, racconto di science-fiction, il Frankenstein è tutto questo e soprattutto un vero e proprio “conte philosophique”, drammatica rappresentazione dell’alienità e della crudeltà della tecnologia.

Frammenti e Distillazioni

Testo tedesco a fronte
Scritte rispettivamente nel 1951 e nel 1953, *Frammenti* e *Distillazioni* sono le uniche raccolte ancora inedite in Italia di Gottfried Benn, il poeta che con Brecht e Celan forma la grande triade tedesca di metà ‘900. A parlare da questi versi è un uomo ormai anziano, stanco, che teme la luce, la primavera e i contatti sociali e sta sprofondando, ora stoicamente, ora con dolore, nella propria fine. Il seguace di Nietzsche, che odiava la società di massa e il rammollito utilitarismo della democrazia, qui recupera una «lirica morbida», trova il sollievo di riconoscersi, con muto affetto, nella gente comune e ignota, e al tempo stesso sogna (come disse in una conferenza del 1954) d’«ingannarsi eppure di continuare a prestar fede al proprio intimo; questo è l’uomo, e al di là di vittoria e sconfitta comincia la sua gloria».

Frammenti della notte

‘*Quando incontro questi giovani scrittori mi viene voglia di mettermi a piangere. Ignoro il futuro che li attende. Non so se una notte verranno travolti da un automobilista ubriaco o se all’improvviso smetteranno di scrivere. Se nulla di tutto questo accadrà, la letteratura del XXI secolo apparterrà a Neuman e ad alcuni suoi fratelli di sangue.*’
Roberto Bolaño

‘*Un autore dal talento prodigioso. Libri così stimolanti, colti, umani non appaiono che raramente.*’
Independent

‘*Neuman ha il passo di un classico.*’
la Repubblica – Daria Galateria

Chi è Demetrio Rota? Un sonnambulo? Un poeta? Uno spostato? Sappiamo che per vivere fa il netturbino di notte, in una Buenos Aires onirica, avvolgente, quasi viva. Che ha una relazione illecita, furtiva e sensuale e senza futuro. E che di giorno, quando non lavora, compone puzzle –forse un tentativo di dare un senso a un travolgente amore di gioventù, soltanto sfiorato sotto i cieli di una Patagonia mitica e di una bellezza lancinante. Con un linguaggio lirico e allo stesso tempo concretissimo, la narrazione oscilla tra le promesse degli inizi e il disincanto del presente, tra l’idealizzazione della campagna e l’asfissia della città, tra le origini e lo sradicamento, dandoci un’immagine unica della vita, di quello che è di quello che potrebbe essere. Con questa nuova edizione di Frammenti della notte, in gran parte riscritta a distanza di quindici anni, presentiamo al lettore italiano il primo romanzo di Andrés Neuman che, dopo aver ottenuto l’unanime consenso della critica, è diventato un libro di culto e ha fatto annoverare il suo autore tra i più importanti scrittori in lingua spagnola. Come ha scritto Roberto Bolaño: ‘Nessun buon lettore mancherà di avvertire nelle sue pagine qualcosa che è possibile trovare solo nell’alta letteratura, quella che scrivono i veri poeti, quella che osa affrontare il buio a occhi aperti’
(source: Bol.com)

La fragilità che è in noi

Qual è il senso di un discorso sulla fragilità? Quello di riflettere sugli aspetti luminosi e oscuri di una condizione umana che ha molti volti e, in particolare, il volto della malattia fisica e psichica, della condizione adolescenziale – con le sue vertiginose ascese nei cieli stellati della gioia e della speranza, e con le sue discese negli abissi dell’insicurezza e della disperazione -, ma anche il volto della condizione anziana, lacerata dalla solitudine e dalla noncuranza, dallo straniamento e dall’angoscia della morte. La fragilità, negli slogan mondani dominanti, è l’immagine della debolezza inutile e antiquata, immatura e malata, inconsistente e destituita di senso; e invece nella fragilità si nascondono valori di sensibilità e di delicatezza, di gentilezza estenuata e di dignità, di intuizione dell’indicibile e dell’invisibile che sono nella vita, e che consentono di immedesimarci con piú facilità e con piú passione negli stati d’animo e nelle emozioni, nei modi di essere esistenziali, degli altri da noi.
(source: Bol.com)

Fragili e preziose

Fragili e preziose, le rose hanno bisogno di cura e attenzione per crescere. Nel giardino di Gilly, le rose non fioriscono mai, lei non ha tempo per loro né per se stessa, sovrastata dalle esigenze della propria famiglia, dai pianti ininterrotti dei figli, dalle aspettative degli altri che la soffocano lentamente, togliendole un po’ d’aria ogni giorno. Ma proprio nel momento in cui crede di non farcela più, si ritrova con un coltello alla gola. Il suo primo pensiero è che finalmente potrà avere un po’ di tregua. Ora qualcuno dovrà salvare lei. Segregata in una casupola circondata solo da neve, con un rapitore sempre meno folle e sempre più umano, le ci vorranno forza e coraggio per non dimenticare che quest’uomo è sull’orlo di un baratro, e che se non starà attenta potrebbe cadere insieme a lui, come una rosa nella neve.

Fragile e’ la notte

A Posillipo non succede mai niente. Da quando Denis Carbone è stato sbattuto nel commissariato di quel quartiere di signori per un brutto affare di scommesse, il suo fiuto da segugio si è dovuto misurare al massimo con qualche topo d’appartamento. Ma una mattina d’agosto il corpo di Ester Fornario, ricca, disinibita e bellissima, viene trovato ai piedi della torre che domina la sua villa da copertina: dopo dieci anni d’inattività forzata, è per Denis l’occasione perfetta per placare la sete di giustizia che insieme al Macallan gli sta bruciando il fegato. Per la squadra Mobile, che minaccia di scippargli l’inchiesta, sarebbe fin troppo facile chiudere il caso incastrando uno degli amanti dell’ereditiera, ma la caccia privata dell’ispettore Carbone, tallonato nell’ombra da ambigui figuri, rischia di portare alla luce una verità molto diversa. Una verità che ai piani alti della questura di via Medina non piace neanche un po’, e che a Denis potrebbe costare non solo il posto, come dieci anni prima, ma la vita stessa. Per chi come lui le regole non le ha mai seguite non sarà un problema mettere la soluzione delle indagini davanti a tutto il resto, ma stavolta scoprirà suo malgrado che il nemico non ha un solo volto e che la cosa più saggia da fare sarà tenere il dito ben fermo sul grilletto. Dal giallista più spregiudicato e originale della sua generazione, una nuova serie noir in cui il bene e il male si scambiano di posto in modo frenetico, sullo sfondo di una Napoli vibrante di rabbia e rimpianto, d’amore e malinconia.
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Frà Diego La Matina

Eretico, avventuriero, giustiziere: Fra Diego La Matina fu tutto questo ed il contrario di tutto. Vissuto nella metà del XVII secolo tra Racalmuto e Palermo, incarna le contraddizioni e le lacerazioni religiose, politiche e sociali della sua epoca. Spirito libero e ribelle alle convenzioni, paladino dei più deboli e delle vittime inermi di nobili ed ecclesiastici avidi e corrotti, divenne ben presto vittima a sua volta di quella macchina impietosa e tentacolare che era il Tribunale del Sant’Uffizio.
Imprigionato, fuggito in maniera rocambolesca ed infine catturato e giustiziato sul rogo, la sua vicenda umana è emblematica di una prassi, allora tristemente diffusa, con la quale il Tribunale dell’Inquisizione eliminava personaggi scomodi al potere servendosi di esecuzioni capitali macabre e sanguinose. Veri e propri spettacoli di morte qui descritti da Natoli con agghiacciante realismo. Non a caso la figura di Fra Diego La Matina ha affascinato un intellettuale raffinato e controverso quale Leonardo Sciascia, autore dell’introduzione al romanzo che ne rivela la “simpatia” per quel suo antico conterraneo che pagò con la vita il coraggio di lottare per la verità e la giustizia fino all’estremo sacrificio.

Fotogrammi dell’anima

Dopo lo straordinario successo di Il quadro mai dipinto, ecco i Foto/grammi dell’anima, il primo libro di Massimo Bisotti, in una versione ampliata e riveduta dall’autore, impreziosita da dieci splendide illustrazioni di Stefano Morri realizzate per l’occasione. Un libro che ha l’apparenza di una raccolta di fiabe contemporanee: “Il giardino dell’anima”, “Il mare e la luna”, “L’ombrellaio del tempo”, “L’istrice solitario”… sospese tra le favole di Esopo e Il Piccolo Principe, capaci di evocare e incantare, come solo la letteratura più grande e vera sa fare. Attraverso queste storie, in cui non sempre l’uomo è protagonista, impariamo l’importanza dell’umiltà e la fatica che ognuno di noi fa per diventare se stesso. Raccontando l’amore fra due note su un pentagramma o i bisticci che agitano i colori sulla tavolozza di un pittore, Massimo Bisotti ci parla di noi, dei nostri entusiasmi e dei nostri errori di felicità, che tanto spesso ci conducono lontano dal cammino previsto. Questo libro nasconde dentro di sé un piccolo miracolo: la capacità dell’autore di scavare dentro il suo cuore e raggiungere contemporaneamente quello del lettore, creando un contatto di anime che si mettono a nudo. Ancora una volta Bisotti riesce a stupire e a commuovere, mostrandoci un cammino di vita in cui sono deposti i giudizi e i pregiudizi, diretto al riconoscimento di quello che è più vero, profondo e necessario, dentro di noi e dentro chi incontriamo nel nostro percorso. Un percorso che porta a conoscersi e riconoscersi. A vivere le emozioni fino in fondo, abbassando le difese, per quanto possa far male. Ad accettare le nostre imperfezioni piuttosto che farci uccidere dalla paura di fallire. Ricordandoci, di nuovo e sempre, la cosa più importante: “mai controcuore”.
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### Sinossi
Dopo lo straordinario successo di Il quadro mai dipinto, ecco i Foto/grammi dell’anima, il primo libro di Massimo Bisotti, in una versione ampliata e riveduta dall’autore, impreziosita da dieci splendide illustrazioni di Stefano Morri realizzate per l’occasione. Un libro che ha l’apparenza di una raccolta di fiabe contemporanee: “Il giardino dell’anima”, “Il mare e la luna”, “L’ombrellaio del tempo”, “L’istrice solitario”… sospese tra le favole di Esopo e Il Piccolo Principe, capaci di evocare e incantare, come solo la letteratura più grande e vera sa fare. Attraverso queste storie, in cui non sempre l’uomo è protagonista, impariamo l’importanza dell’umiltà e la fatica che ognuno di noi fa per diventare se stesso. Raccontando l’amore fra due note su un pentagramma o i bisticci che agitano i colori sulla tavolozza di un pittore, Massimo Bisotti ci parla di noi, dei nostri entusiasmi e dei nostri errori di felicità, che tanto spesso ci conducono lontano dal cammino previsto. Questo libro nasconde dentro di sé un piccolo miracolo: la capacità dell’autore di scavare dentro il suo cuore e raggiungere contemporaneamente quello del lettore, creando un contatto di anime che si mettono a nudo. Ancora una volta Bisotti riesce a stupire e a commuovere, mostrandoci un cammino di vita in cui sono deposti i giudizi e i pregiudizi, diretto al riconoscimento di quello che è più vero, profondo e necessario, dentro di noi e dentro chi incontriamo nel nostro percorso. Un percorso che porta a conoscersi e riconoscersi. A vivere le emozioni fino in fondo, abbassando le difese, per quanto possa far male. Ad accettare le nostre imperfezioni piuttosto che farci uccidere dalla paura di fallire. Ricordandoci, di nuovo e sempre, la cosa più importante: “mai controcuore”.
### Descrizione
Dopo “Il quadro mai dipinto”, ecco i “Foto/grammi dell’anima”, il primo libro di Massimo Bisotti, in una versione ampliata e riveduta dall’autore, impreziosita da dieci illustrazioni di Stefano Morri realizzate per l’occasione. Un libro che ha l’apparenza di una raccolta di fiabe contemporanee: “Il giardino dell’anima”, “Il mare e la luna”, “L’ombrellaio del tempo”, “L’istrice solitario”… sospese tra le favole di Esopo e “Il Piccolo Principe”, capaci di evocare e incantare, come solo la letteratura più grande e vera sa fare. Attraverso queste storie, in cui non sempre l’uomo è protagonista, impariamo l’importanza dell’umiltà e la fatica che ognuno di noi fa per diventare se stesso. Raccontando l’amore fra due note su un pentagramma o i bisticci che agitano i colori sulla tavolozza di un pittore, Massimo Bisotti ci parla di noi, dei nostri entusiasmi e dei nostri errori di felicità, che tanto spesso ci conducono lontano dal cammino previsto. Questo libro nasconde dentro di sé un piccolo miracolo: la capacità dell’autore di scavare dentro il suo cuore e raggiungere contemporaneamente quello del lettore, creando un contatto di anime che si mettono a nudo. Ancora una volta Bisotti riesce a stupire e a commuovere, mostrandoci un cammino di vita in cui sono deposti i giudizi e i pregiudizi, diretto al riconoscimento di quello che è più vero, profondo e necessario, dentro di noi e dentro chi incontriamo nel nostro percorso.

Il fotografo di Auschwitz

Nel 1939, dopo l’invasione tedesca della Polonia, le SS propongono al giovane austro-polacco Wilhelm Brasse di giurare fedeltà a Hitler e di arruolarsi nella Wehrmacht. Il giovane rifiuta: si sente polacco e non vuole tradire la sua patria. Un anno dopo Wilhelm viene internato ad Auschwitz, con il numero di matricola 3444. I suoi compagni vengono inviati presto alla morte; lui invece si salva perché è un abile fotografo. Nei cinque anni successivi vive nel campo e documenta, suo malgrado, l’orrore. Oltre cinquantamila scatti – prigionieri, esecuzioni, e terrificanti esperimenti su cavie umane del dottor Josef Mengele – che Brasse farà in parte pervenire alla resistenza con molto ingegno e a rischio della vita. Sono le immagini di Auschwitz che noi tutti conosciamo. Ricostruita sulla base di resoconti e documenti, un’eccezionale testimonianza per non dimenticare.
(source: Bol.com)