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Filosofie del populismo

Il termine “populismo’, nella sua accezione moderna, nasce poco più di un secolo fa con l’americano People’s Party, il “Partito del Popolo’. Ma la “tesi’ populista è di gran lunga più antica e la si ritrova, in coda alla Rivoluzione francese, nelle ricette reazionarie della destra portavoce della nobiltà e del clero. Da allora se ne sono registrate numerose varianti, accomunate da un elemento ricorrente: il tribalismo implicito dei contenuti. Nicolao Merker va alla ricerca degli “antenati’ del populismo moderno, ne ripercorre i momenti salienti in Occidente e lo incontra nelle idee di insospettabili pensatori, filosofi e intellettuali, da Hegel a Heidegger, da Mazzini a Gioberti. Sarà una ricognizione non priva di sorprese.
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Filosofia perenne e mente naturale

Questo libro accoglie in un volume unico due opere contigue di Zolla che videro la luce negli anni Novanta del secolo scorso: La nube del telaio. Ragione e irrazionalità tra Oriente e Occidente (1996) e La filosofia perenne. L’incontro fra le tradizioni d’Oriente e Occidente (1999). I due testi accostati nella loro sequenza originale gettano piena luce sulla visione filosofica maturata da Zolla nell’ultima fase della vita, dopo aver esplorato ne La nube del telaio il vario peso che la dicotomia ‘ragione’ e ‘irrazionalità’ ha avuto nella storia delle idee filosofiche e religiose fino al XX secolo. Il salto da una ragione calcolante ostaggio del cozzo fra gli opposti, a una mente capace di riconoscersi nell’unità profonda di ‘io’ e ‘universo’, è l’approdo ?cui Zolla giungeva ne La filosofia perenne, additando una visione della realtà in cui fisica e metafisica sono congiunte. Nella Parte III, un formidabile cambio di registro ci fa partecipi degli incontri ‘fatali’ di Zolla con un terzetto irresistibile di personaggi dell’altro ieri e di ieri: il Marchese di Sade, di cui da giovane curò le Opere, la scrittrice statunitense Djuna Barnes che incontrò al Greenwich Village nel 1968, e il geniale storico delle religioni rumeno I.P. Culianu assassinato a Chicago nel 1991. Zolla che gli fu amico, ne traccia un ritratto memorabile. “Occorre rammentare che lo stato di liberazione può essere accostato in vasta o minima misura, finché vita perduri; un’esistenza volta ad essa sarà sempre sul punto di attingere lo scopo, anche se può darsi che fino all’ultimo respiro l’accesso sia in parte inibito” Elémire Zolla
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Filosofia della musica

“Filosofia della musica” intende sperimentare nuove vie nella delimitazione delle nozioni elementari che rappresentano le strutture portanti dell’universo dei suoni. Il libro indaga così la materia di questo universo, il suo tempo e il suo spazio, e si conclude con una discussione che mostra come solo attraverso l’operare dell’immaginazione simbolica la musica possa mantenere la presa sulla realtà. Che questo discorso si muova spesso ai margini del musicale, regredendo di continuo su un terreno che sta prima dei linguaggi della musica, ha le sue ragioni all’interno del punto di vista adottato, ma anche ripete e riprende sul piano della riflessione filosofica quel ritorno alle origini che fa parte del senso profondo della straordinaria avventura della musica novecentesca. Con una chiarezza di scrittura che rende anche concetti tecnicamente diffìcili universalmente intellegibili.
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I filosofi di Hitler

Nel corso della storia l’infamia ha assunto molte forme, nessuna più spregevole, probabilmente, di quella incarnata dalla rispettabilità. È tutttavia con questa maschera che l’ideologia razzista e antisemita del nazismo poté imporsi, senza quasi trovare ostacoli, nelle università e nei centri di ricerca di tutta la Germania. Fu così che, mentre figure di spicco come Theodor Adorno, Max Horkheimer, Walter Benjamin, Ernst Cassirer, Hannah Arendt, Karl Löwith, Edmund Husserl, Kurt Huber e altri furono ridotti al silenzio o costretti all’esilio, filosofi eminenti come Martin Heidegger, Carl Schmitt, Alfred Rosenberg, Wilhelm Grau e Max Boehm contribuirono nel dare al nazismo quella facciata di rispettabilità di cui aveva assoluta e radicale esigenza. Filosofi, scrittori, scienziati, storici, rafforzarono ideologicamente e politicamente il regime hitleriano, ne ispirarono e giustificarono le azioni. Fu anche grazie al loro zelante e talora incondizionato appoggio che il nazismo potè attuare il suo programma criminale quasi per intero. Ma solo i documenti venuti alla luce nel corso degli anni, e alcune recenti e decisive scoperte, hanno rivelato l’enormità della loro infamia. Frutto di anni di scrupolose ricerche negli archivi internazionali, “I filosofi di Hitler” è una ricostruzione del complesso rapporto tra quegli uomini e il nazismo, descrive il loro profilo etico e intellettuale, scandaglia le loro vicende umane fin negli aspetti meno noti e più torbidi.
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Figurine

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“Tritoli di racconti, paesi e bozzetti smozzicati, fantasie rinfratite, figurine da ridere”: così lo stesso autore definisce il contenuto di questo stravagante volume, uno dei capolavori della Scapigliatura, fondamentale nella costruzione della poetica rustica di Giovanni Faldella. il filo rosso è la vita del “popolo campagnolo” dell’Italia da poco unita, vista come pedagogico e civile serbatoio di forze vergini contro “i berretti flaccidi dei borsaiuoli cittadini”. Faldella, vercellese di Saluggia, studiò legge ma si diede al giornalismo e alla politica, con una lunga carriera parlamentare. Vasta è la sua produzione di scrittore. lì meglio delle sue prose, di genere bozzettistico, è nell’uso di una lingua estrosa e antimanzoniana, in un gioco tra idillio e ironia, tanto da essere considerato il maestro della Scapigliatura piemontese. La presente edizione, riproducendo in anastatica la stampa originale, offre ai bibliofili e agli estimatori di Faldella la possibilità di accostarsi a un documento raro e prezioso.
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Il figlio delle ombre

Dopo anni di relativa tranquillità, nuove ombre si addensano su Sevenwaters. I capi si affannano a stringere nuove alleanze strategiche per riconquistare le Sacre Isole. Fra i tre eredi della casata di Sevenwaters, sembra che sarà proprio la giovane Liadam – figlia di Sorha, che ha ereditato dalla madre il dono della preveggenza e il talento di guaritrice – a tenere il bandolo della matassa. Ma la via che l’attende è irta di insidie e di dilemmi. Un amore proibito su cui aleggia una terribile profezia sembra lanciare una sinistra maledizione su Sevenwaters.

Il figlio del fuoco

Babel ha scoperto presto quanto dura possa essere la vita. Troppo presto. Unico sopravvissuto in un incidente stradale che gli ha portato via i genitori, la sola casa che ha conosciuto fino alla sua adolescenza è l’orfanotrofio di Corinto, dove è cresciuto insieme a tanti altri figli di nessuno fra cui Markus, il suo migliore amico, e Narses, un ex ospite dell’orfanotrofio rimasto nella struttura con il ruolo istruttore e tutor dei ragazzi.
Babel, però, è diverso dagli altri orfani: in lui c’è un qualcosa, un antico potere che gli arde dentro e che fa di lui un essere speciale e pericoloso allo stesso tempo e che si risveglierà in tutta la sua brutale furia durante una lite con i suoi compagni. La tragica esperienza assopirà ancora una volta le capacità di Babel che, divenuto un uomo adulto, ha cercato, invano, di dimenticare il suo passato. Ma il destino del giovane era segnato e il desiderio di un’esistenza normale diverrà una lontana speranza: ogni frammento della sua vita si ricomporrà in un mosaico dai colori tetri e, attraversando un dantesco inferno, Babel entrerà in contatto con una realtà inaspettata, dilaniata da un’antichissima lotta tra la luce e le tenebre e nella quale dovrà scegliere da che parte schierarsi per decidere il destino dell’umanità.
Il Figlio del Fuoco è un’avvincente storia di sfide, lotte, amore e amicizia che cattura il lettore e non lo lascia andare più, tenendolo con il fiato sospeso dall’inizio alla fine.

Le figlie perdute della Cina

‘Hai mai sistemato una bambina?’ Siamo in un villaggio di contadini nel cuore di una regione poverissima lungo il Fiume Giallo, in Cina. Siamo ai giorni nostri, ma in quella zona remota il tempo sembra essere immobile da secoli. ‘Hai mai sistemato una bambina?’ chiede insistente una contadina del villaggio alla giornalista Xinran, durante un’intervista. La giovane sposa di campagna sa bene che è suo dovere dare alla luce un maschio, ed è convinta che ogni donna, come lei, quando mette al mondo una femmina sappia altrettanto bene cosa fare: deve trovare il modo di ‘sistemare’ la bambina, di sbarazzarsi di lei. Deve, suo malgrado, abbandonarla. L’abbandono delle bambine appena nate era, ed è tuttora, una pratica tristemente diffusa in Cina, e non solo nelle zone rurali – dove da sempre il lavoro agricolo e un antico sistema di attribuzione delle terre favorisce le famiglie con figli maschi -, ma anche nel resto del paese, complici le ristrettezze economiche e una legge sulla pianificazione delle nascite che per anni ha imposto a ogni famiglia un figlio solo. Alle bambine più fortunate il destino ha riservato l’amorevole accoglienza di una famiglia adottiva in un paese occidentale. Per molte altre nascere femmina ha significato essere brutalmente uccise appena venute al mondo. Grazie a un lavoro di ricerca e di inchiesta durato anni, Xinran dà finalmente voce al silenzioso dolore delle donne cinesi – contadine, studentesse, impiegate – che hanno abbandonato le proprie neonate sulla strada di una città, fuori da un ospedale o da un orfanotrofio o sulla banchina di una stazione, offrendoci uno spaccato della Cina odierna per molti aspetti inedito, e al tempo stesso narrandoci una storia fatta di drammi e di speranze ritrovate, una storia capace di lasciare il segno.

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Le Figlie Dei Faraoni

Le figlie dei faraoni, del 1905, nato insieme a Cartagine in fiamme, altro romanzo di Salgari del 1906, seguendo un interesse per l’Africa mediterranea molto in voga alla fine dell’Ottocento.
Lo scrittore ambienta la storia nell’antico Egitto, sulle sponde del Nilo, con minuzia di dettagli nelle ricostruzione storica del tempo. Il protagonista è il giovane Mirinri, legittimo erede al trono d’Egitto, che è stato spodestato da piccolo e allevato dal sacerdote Ounis.
Mirinri divenuto ragazzo s’innamora di una fanciulla bellissima, di sangue reale. Per conquistarla egli dovrà anche dimostrare a tutti le sue origini nobiliari.
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### Sinossi
Le figlie dei faraoni, del 1905, nato insieme a Cartagine in fiamme, altro romanzo di Salgari del 1906, seguendo un interesse per l’Africa mediterranea molto in voga alla fine dell’Ottocento.
Lo scrittore ambienta la storia nell’antico Egitto, sulle sponde del Nilo, con minuzia di dettagli nelle ricostruzione storica del tempo. Il protagonista è il giovane Mirinri, legittimo erede al trono d’Egitto, che è stato spodestato da piccolo e allevato dal sacerdote Ounis.
Mirinri divenuto ragazzo s’innamora di una fanciulla bellissima, di sangue reale. Per conquistarla egli dovrà anche dimostrare a tutti le sue origini nobiliari.

La figlia prediletta

Ellie Cavanaugh ha sette anni quando sua sorella Andrea viene brutalmente uccisa. La polizia ferma tre sospettati: Rob Westerfield, rampollo di ottima famiglia, di cui la vittima era segretamente innamorata; Paul Stroebel, un suo compagno di scuola, e Will Nebels, un quarantenne le cui attenzioni non sono gradite alle ragazze. La testimonianza di Ellie fa condannare la persona da lei ritenuta responsabile. Ventidue anni dopo il detenuto viene rilasciato sulla parola, ed è deciso a provare la propria estraneità al delitto. Ellie, ora affermata giornalista investigativa, torna a ripensare alla tragedia che ha distrutto i genitori, annientati dalla morte della figlia prediletta, e inaridito la sua stessa vita, schiacciata dalla colpa di non aver rivelato tutto ciò che sapeva sugli strani appuntamenti di Andrea. Vorrebbe provare in modo definitivo la colpevolezza del condannato, ma nel corso delle ricerche nuovi fatti vengono alla luce, facendola dubitare di aver puntato il dito sull’uomo giusto, e soprattutto avvicinandola pericolosamente a un assassino ormai disperato. **

La figlia di Iorio

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Ambientata in un remoto Abruzzo campestre, si ispira al celebre quadro omonimo di Michetti. Il complesso intreccio di vicende e conflitti, che vede protagonisti la meretrice Mila, il pastore Aligi e suo padre Lazaro, si conclude tragicamente con il parricidio e la morte drammatica di Mila, che per salvare la vita di Aligi si accusa del suo delitto e viene condannata al rogo. Denominatore comune dell’opera è il dilatarsi della tragedia nel mito, con una profondità e universalità di sentimenti che superano i confini strettamente abruzzesi.
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Figlia Della Tempesta

Sconvolto dalla morte della moglie e del figlio, uccisi in un attentato, Tim Blackburn vende la sua casa, acquista il Stormchild e salpa alla ricerca della figlia Nicole, della quale ha perso ogni traccia. Con l’aiuto di Jackie, giovane giornalista, Tim scopre che Nicole si trova nell’Isla Tormentos, in Patagonia, dove l’ecologista Caspar von Rellsteb ha fondato una comunità per difendere quel lembo di terra incontaminata dal brutale assalto del mondo civile. Ma una brutta sorpresa attende Jackie e Tim, una sorpresa che si rivelerà in tutta la sua drammatica violenza nelle turbinose acque di Capo Horn, dove non contano più i legami di sangue, dove sopravvivere è l’unica legge, dove anche la propria figlia può diventare una “figlia della tempesta”.
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La figlia del Capitano

Il maggiore e più celebre testo narrativo di Puskin che racconta la vicenda di un giovane ufficiale e della figlia del capitano, sullo sfondo storico della rivolta dei cosacchi, contro la zarina Caterina.

I figli non crescono più

Molti adolescenti di oggi non si sentono spinti a camminare da soli. A rischiare. Provare emozioni, ribellioni, responsabilità. In questo libro, rivolto ai giovani ma anche ai loro genitori e insegnanti, Paolo Crepet affronta una delle più forti ipoteche sul futuro della società. E cerca di suggerire i possibili rimedi, che coinvolgono prima di tutto l’educazione e la scuola.
«Non dare retta a chi ti indica le scorciatoie, prova a osare strade difficili, evita tutto ciò che è comodo e diffida di chi te lo propone. Fa’ crescere dentro di te rabbia e sete per l’inquietudine. Non buttarti via, impara a dannarti senza perderti. Impara che hai diritto a pensare che nella vita si possa e si debba tentare e sbagliare, e che nessuno ti deve poter giudicare per gli errori che commetterai, ma semmai per le omissioni che ammetterai a te stesso».