46449–46464 di 62912 risultati

Il gemello malefico

**QUANDO RIAPRII LE PALPEBRE, VIDI TRE VOLTI IDENTICI CHE MI FISSAVANO.**
Il clone dello zio Leo torreggiava sopra di loro.
— Ci hai mentito, Monty — disse a voce bassa uno dei miei cloni. — Questo non ci è piaciuto per niente.
— Come non ci piaci più, Monty — aggiunse un altro. — Non ci piaci affatto.
Avvertii un nodo alla gola per la paura.
— Co… co… cosa volete farmi? — balbettai.

Un gelido inverno

Ree Dolly è una ragazzina delle campagne del Missouri, esile e pallida, e passa le sue giornate prendendosi cura della madre malata e dei fratelli minori. Suo padre, Jessup, è uscito di prigione impegnando la fattoria per pagare la cauzione, e poi ha fatto perdere le proprie tracce. La data del processo si avvicina, e se l’uomo non si presenterà in tribunale, la casa verrà confiscata. È così che Ree, spinta dalla forza della disperazione, indossa un vestitino giallo, il vecchio cappotto nero di sua madre e un paio di anfibi, e parte alla ricerca del padre. Per salvare la vita della sua famiglia e la casa in cui abitano, dovrà sopportare il freddo, la fame, affrontare la violenza e la superstizione di una comunità che si mantiene raffinando cocaina.
**

Le gazze ladre

###
Reims, maggio 1944: un gruppo di partigiani francesi tenta l’assalto al castello di Sainte-Cécile, centro nevralgico dell’occupazione tedesca, ma lo spietato maggiore Dieter Frank riesce a respingere l’attacco. Tra gli assalitori vi è una donna dal fisico minuto e sensuale, dotata di incredibile determinazione e audacia: il suo nome è Flick Cairet, agente segreto britannico, ma tutti la conoscono come “la Pantera”. Sarà proprio lei, al comando di una squadra tutta al femminile, a portare a termine la missione fallita in precedenza. Inizia così tra Flick e Dieter un duello a distanza senza esclusione di colpi, fino allo scontro definitivo. Ispirandosi a un fatto realmente accaduto, Follett costruisce un romanzo ricco di azione, suspense e romanticismo, sullo sfondo storico, mirabilmente evocato, della Francia occupata.

Il gatto in noi

Sarà probabilmente una sorpresa per molti scoprire che William Burroughs, l’efferato cantore di saghe che si svolgono in terre di mutanti e in cui l’umanità è una sopravvivenza arcaica, ha anche scritto uno dei più delicati e percettivi libretti che conosciamo sui gatti – anzi, più precisamente, sul gatto come «compagno psichico». Gatti bianchi, gatti arancioni, gatti persiani; gatti amati, gatti di strada; gatti soprannaturali come piccoli dèi del focolare; creature con un che di felino, un che di umano e un che di «ancora inimmaginabile», frutto di unioni arcane e lontanissime che l’autore si sente chiamato a rievocare e a proteggere come un benefico Guardiano: sono questi i protagonisti a cui Burroughs dà la parola. La sua voce diventa piana, pur mantenendo una vibrazione inquietante. E l’affinità immediata fra l’autore e questi esseri appare palese, ancor più di quella con altri suoi personaggi. Le storie, le osservazioni, hanno una naturalezza carica di intensità, forse perché in queste pagine Burroughs ha nascosto «un’allegoria», visitando il suo passato come una «sciarada gattesca». *Il gatto in noi* è uscito per la prima volta a New York nel 1986 in un’edizione a tiratura limitata e poi, sempre a New York, nel 1992.

Il gatto di Montaigne

Nel 1570, a soli trentasette anni, Michel de Montaigne dà le dimissioni dalla carica di magistrato e si ritira nel castello di famiglia in Dordogna, a meditare sui lutti che l’hanno colpito di recente. È convinto che neppure a lui resti molto da vivere, né gli dispiace, perché come Lucrezio non crede che di per sé il prolungamento dell’esistenza rappresenti un piacere. Scopre però di sbagliarsi: l’ozio, invece di assicurargli la tranquillità sperata, finisce per stimolare la mente e la sensibilità unica del nobiluomo, che si dedica alle dissertazioni divenute universalmente note come i Saggi. Montaigne scopre il potere del quotidiano, il valore del particolare, l’importanza dell’hic et nunc; scopre in se stesso una vitalità che lo porta a superare il proprio pessimismo e a elaborare una nuova filosofia esistenziale. A cercare (e trovare?) un antidoto alla paura della morte. Con perspicacia e ironia, in un libro straordinariamente godibile, Saul Frampton ci racconta uno dei pensatori più originali e divertenti del Rinascimento, uno scrittore che ha influenzato i grandi della letteratura mondiale, ma che trascende la sua epoca per parlare ancora al lettore di oggi della vita nella sua essenza e di come assaporarla appieno.
(source: Bol.com)

Il gatto che venne dal freddo

Billi è un gatto leopardo asiatico che vive in libertà tra le foreste e le lagune del Kerala, nell’India meridionale. Orgoglioso della propria indipendenza, prova però un’irrefrenabile attrazione per le attività degli esseri umani, soprattutto dei bambini, e ne invidia un po’ gli affetti e la vita sociale. Appollaiato sul ramo di un albero di mango assiste alle lezioni di un vecchio saggio e apprende il sanscrito e i principi fondamentali delle tre principali religioni indiane: buddhismo, induismo e giainismo. Quindi decide di conoscere il mondo e di scoprire qualcosa di più sugli uomini, e se osservano davvero i precetti della non violenza. Per farlo intraprende un lungo e rischioso viaggio, nel corso del quale incontra e interroga animali che vivono in simbiosi con gli esseri umani: un ghepardo sfruttato per la caccia, un bufalo, una mucca, un’elefantessa, una mangusta e un pappagallo. I loro racconti non sono per nulla incoraggianti eppure, una volta tornato nei suoi luoghi natii, un bel mattino decide di fare il grande passo e si lascia avvicinare da due bambini.

Il gatto che vedeva rosso

Something is amiss at Maus Haus. Not just the mystery of an unsolved “suicide” which hangs over the old mansion, but something ominous in the present-day residence. When Qwilleran moves in to work on his new gastronomical assignment, strange things begin to happen. First it’s a scream in the night, then a vanishing houseboy. But when his old girlfriend disappears, something has to be done. Qwilleran, Koko and Yum Yum set out to solve the mystery–and find a murderer!

Il gatto che se ne va da solo e tutti i luoghi sono uguali per lui

Questo bel tomo è il gatto che cammina da solo dimenando la coda selvaggia. Qui è raffigurato su uno scoglio perché, come ci spiega Kipling, un luogo vale l’altro per lui: e allora lo abbiamo messo in riva al mare perché il mare ci piace molto, specialmente se è pulito e non ci sono pericoli perché stiamo vicini al papà e alla mamma e indossiamo i braccioli. Il gatto, tutti voi credete di sapere che cos’è, ma solo dopo avere letto questo racconto lo avrete veramente capito; e sarete anche voi, come noi, grati a Kipling che con la sua arte ha saputo farcelo conoscere così a fondo; e anche a Sabrina, che lo ha raffigurato proprio come dev’essere raffigurato: diffidente, curioso, furbissimo, pigrissimo e sveltissimo, con grandi occhi cangianti ed espressivi. Età di lettura: da 6 anni.
**

Il gatto che giocava a domino

Sulla tranquilla isola della Pera, nota anche come isola di Breakfast, è sorto un complsso turistico che sta sconvolgendo la vita e le abitudinid ella gente del posto. Il susseguirsi di incidenti anche mortali, induce Jim Qwilleran, ex giornalista ora miliardario, a recarvisi per svolgere qualche indagine. Naturalmente ils uo gatto siamese Koko, che ha doti quasi telepatiche, collabora attivamente con lui alla ricerca della soluzione del mistero…

Il gatto che conosceva gli astri

Il gatto che cantava agli uccelli
Una signora novantatreenne vive sola con i suoi cani in una piccola fattoria. Un soggetto perfetto per il giornale di Pickax. Ma quando la stessa vecchietta muore in un incendio inspiegabile e una giovane artista scompare, è il momento per Qwilleran di smettere gli abiti del giornalista per passare a quelli di investigatore. Ad aiutarlo i suoi straordinari gatti, Koko e Yum Yum.

Il gatto che guardava le stelle
Qwilleran, giornalista miliardario, è in vacanza insieme ai suoi gatti a Fishport, centro turistico molto apprezzato dai pescatori. Ma il riposo non dura a lungo: due persone scompaiono e la gente del posto ritiene che nella vicenda siano coinvolti gli alieni. Per fortuna Koko e Yum Yum sanno distinguere la fantascienza dalla realtà.

Le gallerie del tempo

La Guerra del Tempo fra Guardiani e Pionieri imperversava lungo tutto l’arco della storia, ignorata dagli uomini del ventesimo secolo, eccetto che da Malcom Lockridge. Coinvolto nell’immenso conflitto, Lockridge avrà nelle proprie mani il destino futuro degli antagonisti che si fronteggiano e combattono lungo seimila anni dello spazio-tempo: i Guardiani, condotti da Storm, regina nel suo mondo, dea dell’Età della Pietra, ispiratrice delle religioni a femminili », matriarcali, lunari e terrene dei costruttori di Megaliti e di Cnosso; i Pionieri, guidati da Brann, « direttore » nel suo mondo, dio della religione « maschile », patriarcale, solare e celeste degli Indoeuropei, guerrieri e conquistatori del Neolitico. E nel sottosuolo le immani Gallerie del Tempo che, andando dal passato più lontano sino ad un certo futuro inavvicinabile, attraverso i loro portali permettono di penetrare nelle epoche della storia più utili ai due contendenti. Ognuno dei quali cerca di far si che con il suo intervento nel passato, il futuro divenga più favorevole alla sua fazione. Al centro della guerra, sbalzato dal 1827 a.C. al 4000 d.C., Malcom Lockridge, un uomo del nostro tempo. In questo romanzo Poul Anderson ha saputo amalgamare la sempre avvincente avventura temporale con la sua grande cultura etnologica e di storia delle religioni.

Galilee

Ricchi come i Rockfeller, in vista quanto i Kennedy, i Geary dominano sin dalla Guerra Civile la vita degli americani, abilissimi nel celare le origini di tanta influenza e la vastità della corruzione che ne è alla base. Rachel Pallenberg non avrebbe mai immaginato di incontrare – e ancor men di sposare lo scapolo d’oro più ambito di tutta l’America, Mitchell Geary. Ma il suo romantico sogno d’amore si interrompe proprio il giorno del suo matrimonio: Rachel non è pronta ad affrontare l’incubo che ha inizio con la scoperta della vita segreta del clan. Perché i Geary sono una famiglia in guerra. I loro nemici sono i Barbarossa, una dinastia la cui influenza non si manifesta nei palazzi della politica, ma nell’universo sensuale dell’anima e della carne.

Galassia che Vai

E’ stato detto, scherzosamente ma non troppo, che se Voltaire o Swift vivessero oggi, scriverebbero forse le loro satire sotto forma di romanzi di fantascienza. Comunque sia, questa animatissima galoppata di una nave terrestre in visita presso lontane e stravaganti colonie, dimostra, se ce ne fosse ancora bisogno, che la F.S. può diventare, nelle mani di uno scrittore che sappia impugnarla con spirito e senza pietà, lo strumento ideale per deridere le contraddizioni, i pregiulizi, le ipocrisie e la malafede della nostra vanagloriosa civiltà.
Copertina di Franco Brambilla