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Pietra è il mio nome

Genova, 1601. La chiamano la Tunisina. La disprezzano. La temono. Ma è a lei che i genovesi si rivolgono se hanno bisogno d’aiuto. Perché quella donna sfuggente è una rabdomante: sa ritrovare gioielli rubati, persone scomparse; riesce a smascherare ladri, truffatori e assassini. Tutti credono sia la custode di un potere arcano; in realtà, il potere di Pietra sta nella sua mente acuta e nella dolorosa consapevolezza che il mondo degli uomini non ammetterebbe mai di essere inferiore a una semplice donna. Questa volta, però, l’incarico che attende Pietra è diverso da qualsiasi altro. Mentre Genova è in preda alla frenesia del carnevale, viene ritrovato il cadavere di una giovane, massacrata a morte e, lì accanto, c’è una bacchetta da rabdomante che sembra indicare Pietra come autrice del delitto. Per dimostrare la propria innocenza, Pietra inizia quindi a indagare e, ben presto, si rende conto che quell’omicidio sta riportando in superficie antichi e terribili rancori. Adesso per Pietra è giunto il tempo di affrontarli, di risalire alla sorgente nascosta del male. Prima che l’assassino torni a colpire. Prima che l’assassino torni per lei… Con una prosa elegante ed evocativa, Lorenzo Beccati ci trasporta tra i carruggi di una Genova inedita e sorprendente, tratteggiata attraverso gli occhi di Pietra, una donna fragile come la speranza e salda come una roccia, contro cui s’infrangono superstizioni e pregiudizi, intrighi e vendette.
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### Sinossi
Genova, 1601. La chiamano la Tunisina. La disprezzano. La temono. Ma è a lei che i genovesi si rivolgono se hanno bisogno d’aiuto. Perché quella donna sfuggente è una rabdomante: sa ritrovare gioielli rubati, persone scomparse; riesce a smascherare ladri, truffatori e assassini. Tutti credono sia la custode di un potere arcano; in realtà, il potere di Pietra sta nella sua mente acuta e nella dolorosa consapevolezza che il mondo degli uomini non ammetterebbe mai di essere inferiore a una semplice donna. Questa volta, però, l’incarico che attende Pietra è diverso da qualsiasi altro. Mentre Genova è in preda alla frenesia del carnevale, viene ritrovato il cadavere di una giovane, massacrata a morte e, lì accanto, c’è una bacchetta da rabdomante che sembra indicare Pietra come autrice del delitto. Per dimostrare la propria innocenza, Pietra inizia quindi a indagare e, ben presto, si rende conto che quell’omicidio sta riportando in superficie antichi e terribili rancori. Adesso per Pietra è giunto il tempo di affrontarli, di risalire alla sorgente nascosta del male. Prima che l’assassino torni a colpire. Prima che l’assassino torni per lei… Con una prosa elegante ed evocativa, Lorenzo Beccati ci trasporta tra i carruggi di una Genova inedita e sorprendente, tratteggiata attraverso gli occhi di Pietra, una donna fragile come la speranza e salda come una roccia, contro cui s’infrangono superstizioni e pregiudizi, intrighi e vendette.

La pietra delle lacrime. La spada della verità: 2

Le forze delle tenebre sono ormai all’opera. L’apertura della scatola dell’Orden ha creato una lacerazione nel velo magico che separa il regno dei morti da quello dei vivi, portando alla luce la Pietra delle Lacrime, un gioiello di incredibile potere in grado di distruggere del tutto il velo e di liberare l’efferato Guardiano delle Tenebre. Richard Rahl è l’unico in grado di ricucire lo strappo, ma dopo aver scatenato in maniera incontrollata i propri poteri magici ha bisogno dell’aiuto delle Sorelle della Luce, una misteriosa confraternita di incantatrici da tutti ritenute una leggenda, che da secoli si dedica all’addestramento dei maghi…
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La pietra dell’addio

Tre sono le Grandi Spade il cui magico potere è indispensabile per sottrarre le terre dell’Osten Ard alla minaccia portata dal Re delle Tempeste. Infatti, un inverno anomalo, di inusitata lunghezza e rigore, sta serrando tutto il paese in una morsa di ghiaccio. Una delle tre Spade, denominata Thorn, è già stata ritrovata da Simon e dai suoi compagni, il troll Banabik e il rimmero Sludig. Adesso, su consiglio della maga Geloe, occorre che i tre amici si rechino alla Pietra dell’Addio, ove dovranno riformare un esercito col quale opporsi al Gran Monarca Elias, fratello della maga, che si avvale dell’empio aiuto fornitogli, non certo disinteressatamente, dal malvagio prete alchimista Pryrates.

Pietà per la sposa

Le nozze del noto finanziere newyorkese Horace Fescu con la bella Judith cominciano sotto cattivi auspici: prima degli anonimi messaggi di morte, poi una sfortunata luna di miele in Florida dove i vicini di casa sono Madge e Charles Darlington, i rispettivi ex degli sposi (ma sarà proprio una coincidenza?), e, come se non bastasse, qualcuno attenta davvero alla vita di Horace. Mentre imisteri si infittiscono Judith scopre di non conoscere realmente i suoi cari e di non poter credere a nessuno. Finchè l’ennesimo “incidente” richiama sul posto il sagace ispettore McKee, che per risolvere un caso così scarso di indizi indagherà nella sola maniera possibile: osservare tutti molto, molto attentamente.

Un piede in due scarpe

Genova, inverno 1992. Mentre le celebrazioni per i cinquecento anni dalla scoperta dell’America ridisegnano il fronte del porto, l’omicidio del giovane Luca sconvolge le vite di un gruppo d’inseparabili amici, svelando passioni e segreti custoditi da anni. Quando i sospetti ricadono su Teresa, la sognatrice dai capelli rossi che ama i romanzi, il caso sembra ormai chiuso, ma a rovesciare la verità di comodo ci penserà una coppia d’eccezione: Diego Ingravallo, un commissario di polizia dall’ingombrante cognome letterario, e lo psicologo Paolo Luzi, a cui un tragico passato ha conferito il dono – o la maledizione – di riconoscere le bugie di chi mente sapendo di mentire. Dagli studi di potenti avvocati ai salotti della Genova bene fino ai malinconici quartieri della città operaia, i due investigatori sprofonderanno in un abisso di paure e ossessioni. Tra i caruggi assediati dalla buriana, il grande freddo è quello che invade i cuori fino a incrinare ogni certezza, salvo una: mai sottovalutare le conseguenze dell’amore.

Il piccolo popolo dei grandi magazzini: Trilogia del Piccolo Popolo

«Il grande Terry Pratchett, dall’umorismo metafisico, creatore di mondi paralleli vivaci e pieni di energia, dal satirico genio multiforme, che scrive frasi straordinarie».New York Times«Sono giunto alla conclusione che leggere Terry Pratchett sia la cosa più divertente che si può fare vestiti».Starburst«Per l’indescrivibile follia dei suoi romanzi lo hanno paragonato ai Monty Python: ‘Ma il loro humour’ afferma, ‘è troppo demenziale per somigliare al mio. La mia comicità deriva dal prendere il fantasy assolutamente sul serio, ed è proprio così che diventa buffo, perché si è sempre stabilito che non debba essere preso seriamente’». la Repubblica«I mondi alternativi di Terry Pratchett sono lo specchio distorto del nostro mondo… Incredibilmente divertente, impossibile non leggerlo». The TimesDa un autore leggendario, il primo capitolo delle avventure della Trilogia del Piccolo Popolo, la saga di culto che nasconde una satira feroce contro il consumismo, la ristrettezza mentale, i privilegi e l’autoritarismo. Per le migliaia di piccoli Niomi che vivono sotto i pavimenti dei Grandi Magazzini F.lli Arnold, il mondo esterno non esiste. Non esistono il giorno né la notte, il sole né la pioggia: sono tutte vecchie superstizioni. A scandire il loro tempo sono gli orari di apertura e di chiusura, i saldi di fine stagione, le occasioni estive e il Natale… Ma ecco che una notizia sconvolgente si diffonde all’improvviso: i Grandi Magazzini stanno per essere demoliti. Sta forse arrivando la fine del mondo?

Un piccolo negozio di fiori a Parigi

C’è un negozio di fiori, nel cuore di Parigi, che raccoglie una magia impossibile da spiegare a parole. Il suo nome è L’Étoile Manquante. L’anziano proprietario, Dominique Brulé, sa che ogni fiore può nascondere un vero e proprio balsamo per l’anima. Lui stesso, quando è venuta a mancare la stella della sua vita, ha scoperto tra i colori e i profumi di quella bottega un conforto inaspettato e ora si adopera per regalare agli altri la felicità. Un po’ filosofo, un po’ prestigiatore, sa intuire gli stati d’animo, consigliare il fiore giusto per ogni ferita del cuore, trovare le parole adatte ad accompagnare una gioia, un dolore, un’illusione necessaria. Ospiti fisse del negozio sono Mercedes e Tilde, partite dalla Spagna tanti anni prima per inseguire un sogno o la fortuna. Le loro giornate ruotano intorno a quella bottega, ancorate all’amicizia che le lega, scandite dalle irrinunciabili perle di saggezza di Brulé, il «traduttore di fiori». Un giorno, come un improvviso vento fresco, irrompe in quella lenta routine Violeta: vent’anni, incinta e con il cuore spezzato. Assunta come assistente fiorista, porterà lo scompiglio in quelle tre vite silenziose, risvegliando il profumo di emozioni che vogliono tornare a sbocciare. Mentre lei, accolta con affetto da quell’insolita famiglia, imparerà ad apprezzare i doni che ogni stagione può riservare, perché anche il buio dell’inverno che sta attraversando è destinato a rivestirsi dei colori di una nuova primavera.
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Piccolo mondo antico

Pubblicato a Milano nel 1895 anche se l’autore aveva cominciato a scriverlo dieci anni prima, Piccolo mondo antico divenne in breve tempo un grande successo internazionale. Sullo sfondo dell’Italia risorgimentale, si svolge il dissidio amoroso e ideale tra Franco Maironi, un giovane di idee liberali, e Luisa Rigey, una ragazza di modeste condizioni economiche. Franco vive con la nonna, una marchesa che parteggia per il governo austriaco, la quale si oppone al suo matrimonio con Luisa e minaccia di diseredarlo. Franco non le dà ascolto e sposa Luisa. Il romanzo è di chiara impronta realista, dove è evidente la discendenza manzoniana. I protagonisti trovano serenità nel loro conflitto ideale grazie al contatto con la quotidianità delle persone semplici, portatrici di un modello autentico di valori spirituali. Il romanzo è esemplare per lo stile piano e l’osservazione psicologica dei personaggi. Queste qualità ne fanno un romanzo di narrazione, ricco anche di aspetti stilistici innovativi, come l’uso sapiente di lingua e dialetto.
(source: Bol.com)

Il piccolo libro per cambiare vita

Il metodo rivoluzionario per abbandonare le vecchie abitudini e ricominciare da capo Un cammino di molti chilometri inizia con un solo passo. Leggere questo libro è il primo passo verso il cambiamento! Sei schiavo delle abitudini? Le tue dipendenze (non solo il fumo e l’alcol, ma anche le relazioni affettive) ti fanno sentire in gabbia? Vorresti lasciarti tutto alle spalle e sentirti completamente nuovo, ma pensi di non avere la forza di volontà sufficiente? La psicologa Amy Johnson spiega come superare definitivamente le cattive abitudini e ricominciare da capo. Basandosi sui più recenti risultati delle neuroscienze e mettendo a frutto insegnamenti spirituali senza tempo, questo libro ti aiuterà a capire che non devi identificarti con le tue abitudini e dipendenze: le connessioni cerebrali che ti trattengono in circoli viziosi possono essere facilmente deviate attraverso piccoli cambiamenti da operare nella vita di tutti i giorni, senza eccessivi scombussolamenti. Intervenendo a monte di questo processo, potrai senza difficoltà spezzare le cattive abitudini. E cambiare vita. ‘Questo libro vi aiuterà a liberarvi non solo delle azioni ma anche dei pensieri che creano dipendenza. Perché sono loro i veri colpevoli! Un libro chiaro, profondo, ben scritto e rivoluzionario!’ Ami Chen Mills-Naim ‘Parole chiare e di grande saggezza e suggerimenti di immediata attuabilità rendono questo libro in assoluto la lettura numero uno per chi voglia combattere e sconfiggere le proprie cattive abitudini. Una luce potente che porta sollievo istantaneo, speranza e pace.’ Erika Bugbe Amy Johnsondottore di ricerca, dedica gran parte della sua attività ad aiutare persone che assumono abitudini indesiderate. Ha clienti sparsi in tutto il mondo e lavora attraverso programmi di coaching, workshop e ritiri. Autrice di libri e manuali di successo, scrive per il ‘Wall Street Journal’, collabora con la trasmissione televisiva The Steve Harvey Show e con il sito oprah.com.
(source: Bol.com)

Un piccolo anello d’oro: Il primo caso di Gunnarstranda e Frølich

Il primo caso di Gunnarstranda e Frølich Una folle corsa in macchina in una tiepida notte di inizio estate, dall’autoradio le note di Leonard Cohen, capelli al vento e la voglia di spazzare via la buona educazione per essere finalmente se stessa. Alle spalle della cabriolet che sfreccia per le strade silenziose dei dintorni di Oslo, la città risplende delle sue luci notturne. Per Katrine Bratterud potrebbe cominciare una nuova vita. È arrivato il momento di confidare all’amico-amante il suo grande segreto, di dividere con lui la gioia di una clamorosa scoperta che le permetterà di rinascere. Ma quella stessa notte qualcuno spezza per sempre i suoi sogni. Katrine viene strangolata con freddezza, il suo magnifico corpo nudo gettato in un fossato. Una morte inspiegabile: all’ispettore capo Gunnarstranda e al suo collega Frølich, cui viene affidato il caso, non resta che scavare nel passato della vittima, un passato di droga, prostituzione, violenza e menzogne. Cercando di mettere insieme i pezzi della sua sfortunata vita, scoprono che anche Katrine, da anni, stava svolgendo una sua indagine privata. Esponente della più raffinata tradizione del giallo scandinavo, Kjell Ola Dahl dimostra di essere un acuto investigatore del genere umano: capace di studiare con occhio attento e disilluso classi sociali e individui di cui rivela segreti e misfatti, dà vita a una storia intensa dal finale sorprendente.

Il piccolo amico

Harriet Cleve ha dodici anni e una vita vissuta sotto il segno di una tragedia di cui non ha memoria: quando era solo una neonata, suo fratello Robin è stato impiccato a un albero del giardino, ma il delitto che ha sconvolto l’esistenza della sua famiglia è rimasto insoluto. Giunta alla soglia dell’adolescenza, la ragazzina decide di sciogliere il mistero che avvolge la morte del fratello, scoprire l’assassino e ottenere finalmente vendetta. Un romanzo ricco di suspense in cui è difficile distinguere il vero dal falso, il colpevole dalla vittima, e che trascina il lettore negli abissi della fragilità umana.

Il piccolo acrobata

Raymond ha imparato a stare in equilibrio prima ancora che a camminare. I suoi genitori, gitani francesi, erano circensi, e il pubblico impazziva per il numero del piccolo acrobata. Negli anni Trenta, quando la maggior parte dei loro connazionali non sapevano né leggere né scrivere, vivevano in case spoglie e non uscivano mai dai loro villaggi, Raymond aveva una carovana con l’acqua calda che usciva dai rubinetti, conosceva tutte le regioni e sapeva leggere. Suo padre aveva combattuto per la Francia durante la Grande Guerra, ed era grazie a lui che nelle località più sperdute erano arrivati i film di Charlot. Il mondo di Raymond finisce il 4 ottobre 1940, quando all’alba si presentano delle guardie e trascinano via tutta la famiglia. Senza una spiegazione, come fossero delinquenti. Vengono portati in un autodromo, trasformato in centro di detenzione. Lì, insieme a centinaia di altri gitani, vengono privati dei loro averi e lasciati a patire fame, freddo, angherie e umiliazioni di ogni genere. Costretti, pur denutriti e senza forze, a ripulire dalle erbacce la pista perché i tedeschi possano divertirsi a gareggiare. Ma il calvario è solo all’inizio. Raymond sarà deportato ai lavori forzati in Germania e vedrà da vicino l’Olocausto degli zingari, non meno feroce di quello riservato agli ebrei. Separato dai suoi, di cui non sa più nulla, a soli quindici anni dovrà ricorrere alle doti di equilibrismo imparate da bambino per sopravvivere. E attingere al carattere indomito e libero ereditato dalla sua gente, che lo spinge a inseguire la libertà. Sempre. A qualunque costo.

Piccoli limoni gialli

Agnes ha tutto ciò che si può desiderare: un lavoro che adora, un fidanzato bello e innamorato, una famiglia amorevole e sempre pronta a sostenerla. Il capo tenta goffamente di molestarla e, vistosi respinto, la licenzia. Rientrando a casa frustrata e amareggiata viene accolta, anziché dall’abbraccio consolatorio del fidanzato, dalla notizia che lui ha deciso di lasciarla. E un’altra brutta sorpresa è in arrivo dai genitori¿ Ce n’è di che chiudersi in casa a compiangersi. E invece Agnes non vuole darsi per vinta e, superato l’iniziale sconforto, cerca di riprendere in mano la propria vita accettando la proposta di un amico: aprire insieme un piccolo ristorante che diffonda nell’inverno svedese profumi e sapori del Mediterraneo e di quei Piccoli limoni gialli che diventeranno la loro insegna. I due investono tutte le loro energie e i risparmi nella nuova avventura… Ma sarà la scelta giusta? Riuscirà Agnes a riscattarsi e magari a ritrovare l’amore? Acclamato bestseller in Svezia e nelle decine di Paesi in cui è stato tradotto, Piccoli limoni gialli è una tenera e frizzante commedia degli equivoci degli anni Duemila.

Piccoli esperimenti di felicità

**BENVENUTI NEL CLUB DEI VECCHI MA MICA MORTI!**
«*Ho ottantatré anni e un quarto. Anche quest’anno i vecchi continueranno a non piacermi. Il ciabattare dietro i girelli, l’impazienza fuori luogo, le lagne interminabili, i biscottini con il tè, i sospiri…*»
Ottantatré anni e un quarto sono più di trentamila giorni. E sono proprio tanti. Ottantatré primavere senza la certezza di vedere la prossima, o che ne valga la pena. Hendrik è il tipo d’uomo che fa conti del genere ogni giorno. Anche perché nella sua casa di riposo c’è poco altro da fare. La vita trascorre placida, fin troppo: due chiacchiere con l’amico Evert; la curiosità per i nuovi arrivati e la sopportazione della severissima direttrice, probabilmente nipote di un ex gerarca nazista. Hendrik ha sempre fatto buon viso a cattivo gioco, ma ora si chiede se davvero ne sia sempre valsa la pena. E soprattutto se vale la pena di continuare così. E siccome nella vita bisogna avere dei progetti, o perlomeno fare degli esperimenti, Hendrik decide due cose. La prima: farsi dare dal suo medico la pillola della dolce morte. La seconda: prima di prenderla, concedersi un anno, e in quell’anno fondare un club. Nasce così il Club dei vecchi ma mica morti, con regole di ammissione rigidissime per partecipare alle varie attività, tra cui: l’ingresso a un casinò, un workshop di cucina, un corso di tai chi… In quest’anno di vita succederanno tante cose, ci saranno tante scoperte, tante perdite e molti piccoli esperimenti di felicità… E alla fine si vedrà chi l’avrà vinta: la pillola o una nuova primavera da attendere.
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### Sinossi
**BENVENUTI NEL CLUB DEI VECCHI MA MICA MORTI!**
«*Ho ottantatré anni e un quarto. Anche quest’anno i vecchi continueranno a non piacermi. Il ciabattare dietro i girelli, l’impazienza fuori luogo, le lagne interminabili, i biscottini con il tè, i sospiri…*»
Ottantatré anni e un quarto sono più di trentamila giorni. E sono proprio tanti. Ottantatré primavere senza la certezza di vedere la prossima, o che ne valga la pena. Hendrik è il tipo d’uomo che fa conti del genere ogni giorno. Anche perché nella sua casa di riposo c’è poco altro da fare. La vita trascorre placida, fin troppo: due chiacchiere con l’amico Evert; la curiosità per i nuovi arrivati e la sopportazione della severissima direttrice, probabilmente nipote di un ex gerarca nazista. Hendrik ha sempre fatto buon viso a cattivo gioco, ma ora si chiede se davvero ne sia sempre valsa la pena. E soprattutto se vale la pena di continuare così. E siccome nella vita bisogna avere dei progetti, o perlomeno fare degli esperimenti, Hendrik decide due cose. La prima: farsi dare dal suo medico la pillola della dolce morte. La seconda: prima di prenderla, concedersi un anno, e in quell’anno fondare un club. Nasce così il Club dei vecchi ma mica morti, con regole di ammissione rigidissime per partecipare alle varie attività, tra cui: l’ingresso a un casinò, un workshop di cucina, un corso di tai chi… In quest’anno di vita succederanno tante cose, ci saranno tante scoperte, tante perdite e molti piccoli esperimenti di felicità… E alla fine si vedrà chi l’avrà vinta: la pillola o una nuova primavera da attendere.
### Dalla seconda/terza di copertina
Hendrik Groen, olandese, ha pubblicato il suo romanzo sul sito di Torpedo Magazine ed è stato notato dalla casa editrice Meulenhoff che ne ha subito acquistato i diritti. Il romanzo d’esordio di Groen è salito in vetta alle classifiche in Olanda, è diventato un caso letterario internazionale ed è in uscita in 20 Paesi.

Piccoli delitti del cazzo

Quando Tommy Russo, attore trentaduenne con il vizio del gioco, incontra nel parcheggio di un ippodromo newyorkese il maleodorante Pete, comprende che la buona sorte non si può attendere, ma va in qualche modo provocata.
Pete gli offre di entrare in società per l’acquisto di un cavallo da corsa, e per Tommy si presenta l’occasionedi lasciarsi alle spalle le delusioni di un mondo che non riconosce il suo talento artistico.
D’altronde, dopo l’ennesimo provino fallito, questa volta per una pubblicità di mangime per cani, sa di aver superato quel limite che separa il giovane di belle speranze dalla promessa mancata.
Ma come procurarsi in pochi giorni i diecimila dollari necessari, lavorando come buttafuori in un bar dell’Upper East Side? Dipende da cosa siete disposti a fare, pur di abbandonare l’universo dei perdenti e fare il vostro ingresso nella high class di Manhattan.
Attratto in modo inesorabile da un’umanità che sogna i soldi e il successo, le feste e le corse di cavalli, Tommy decide di sfruttare il suo aspetto affascinante e le sue abilità di attore, e finisce risucchiato in una girandola di menzogne, colpi di fortuna e cattiverie inattese, che lo spingono a percorrere a grandi passi la scala delle abiezioni, fino a varcare con una leggerezza e superficialità disarmanti la soglia del delitto.
Nel suo nuovo romanzo, Jason Starr mette in scena una commedia della falsità, cinica e spiazzante, in cui gli scherzi del caso trascinano a ritmo vertiginoso il protagonista, una sorta di American Psycho versione pop, incontro a tentazioni capaci di prevalere su qualsiasi morale e istinto sociale.
E se la spregiudicatezza sembra la via più sicura per arrivare al successo, il libro finisce per insinuarci un dubbio sottile: siamo proprio certi, in fondo, che il delitto non paga?