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Berlin. I lupi del Brandeburgo

Sono passati tre anni da quando un virus ha sterminato gli adulti di Berlino, lasciando ragazzi e bambini allo sbando, divisi in bande rivali. Tre anni di amicizie fraterne e tradimenti, di amori sbocciati e sfioriti, e soprattutto tre anni di lotte e scontri. Tra le spire di ghiaccio e neve del dicembre 1978, alcune figure misteriose, con indosso inquietanti tute bianche, hanno rapito Nina. Per ritrovarla Jakob, Christa e i loro amici devono spingersi oltre i confini della città, verso il gelido Brandeburgo infestato dai lupi: come i predatori della foresta, qualcuno sta attaccando i ragazzi per tenerli lontani da un’isola dove sta succedendo l’impensabile. Gli ululati venivano ora da destra, ora da sinistra, e ogni volta che loro cambiavano direzione nel tentativo di seminarli quelli esplodevano ancora più forti lì dove un secondo prima c’erano solo il buio e il respiro del bosco. Sembrava che i lupi stessero giocando con loro; che li stessero seguendo, ma che non avessero davvero intenzione di attaccarli. Forse erano in attesa del momento giusto per sbranarli.

Berlin. I fuochi di Tegel

È l’aprile 1978: sono passati tre anni da quando un misterioso virus ha decimato uno dopo l’altro tutti gli adulti di Berlino. In una città spettrale e decadente, gli unici superstiti sono i ragazzi e le ragazze divisi in gruppi rivali, che ogni giorno lottano per sopravvivere con un’unica certezza: dopo i sedici anni, quando meno se lo aspettano, il virus ucciderà anche loro. Tutto cambia quando qualcuno rapisce il piccolo Theo e lo porta via dall’isola dove viveva con Christa e le ragazze dell’Havel. Per salvare il bambino, Christa ha bisogno dell’aiuto di Jakob e dei suoi compagni di Gropiusstadt: insieme dovranno attraversare una Berlino fantasma fino all’aeroporto di Tegel, covo del più violento gruppo della città. Là, i fuochi che salgono nella notte confondono le luci con le ombre, il bene con il male, la vita con la morte.
E quando sorgerà l’alba del nuovo giorno, Jakob e Christa non saranno più gli stessi.

Berlin – 5. Il richiamo dell’Havel

Gli adulti non esistono più. Nel 1975 il virus li ha uccisi e da tre anni uccide chiunque abbia più di sedici anni. Questa è l’unica certezza per i bambini e ragazzi allo sbando tra le spettrali vie di Berlino.

E invece no. Gli adulti esistono ancora. Uno di loro, Andreas Beck, sta cercando una cura al virus, mentre gli altri sono armati e pronti a tutto. Anche a sparare a Bernd. Intanto Jakob è ancora sconvolto da quando, nel mezzo di una tormenta di neve, ha dovuto salvare la sua peggior nemica, Wolfrun, caduta in un lago gelido con il cavallo Ziggy. Sembra che per entrambi da quel momento il mondo si sia capovolto e ora, in fuga dai loro nuovi nemici, si stanno per incontrare di nuovo

‘Non è vendicandosi che si aggiustano le cose. Dobbiamo cercare una soluzione. Non possiamo più accontentarci di sopravvivere.’ ‘E cos’altro possiamo fare?’ ‘Possiamo sconfiggere il virus, ad esempio.

O morire provandoci.’
(source: Bol.com)

Berlin – 1. I fuochi di Tegel

È l’aprile 1978: sono passati tre anni da quando un misterioso virus ha decimato uno dopo l’altro tutti gli adulti di Berlino. In una città spettrale e decadente, gli unici superstiti sono i ragazzi e le ragazze divisi in gruppi rivali, che ogni giorno lottano per sopravvivere con un’unica certezza: dopo i sedici anni, quando meno se lo aspettano, il virus ucciderà anche loro.
Tutto cambia quando qualcuno rapisce il piccolo Theo e lo porta via dall’isola dove viveva con Christa e le ragazze dell’Havel.
Per salvare il bambino, Christa ha bisogno dell’aiuto di Jakob e dei suoi compagni di Gropiusstadt: insieme dovranno attraversare una Berlino fantasma fino all’aeroporto di Tegel, covo del più violento gruppo della città. Là, i fuochi che salgono nella notte confondono le luci con le ombre, il bene con il male, la vita con la morte.
E quando sorgerà l’alba del nuovo giorno, Jakob e Christa non saranno più gli stessi.
«Tutto l’amore che vorremmo lasciare sulla terra, dietro di noi, prima di morire, è difficile chiuderlo dentro delle parole.»
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### Sinossi
È l’aprile 1978: sono passati tre anni da quando un misterioso virus ha decimato uno dopo l’altro tutti gli adulti di Berlino. In una città spettrale e decadente, gli unici superstiti sono i ragazzi e le ragazze divisi in gruppi rivali, che ogni giorno lottano per sopravvivere con un’unica certezza: dopo i sedici anni, quando meno se lo aspettano, il virus ucciderà anche loro.
Tutto cambia quando qualcuno rapisce il piccolo Theo e lo porta via dall’isola dove viveva con Christa e le ragazze dell’Havel.
Per salvare il bambino, Christa ha bisogno dell’aiuto di Jakob e dei suoi compagni di Gropiusstadt: insieme dovranno attraversare una Berlino fantasma fino all’aeroporto di Tegel, covo del più violento gruppo della città. Là, i fuochi che salgono nella notte confondono le luci con le ombre, il bene con il male, la vita con la morte.
E quando sorgerà l’alba del nuovo giorno, Jakob e Christa non saranno più gli stessi.
«Tutto l’amore che vorremmo lasciare sulla terra, dietro di noi, prima di morire, è difficile chiuderlo dentro delle parole.»
### Dalla seconda/terza di copertina
È l’aprile 1978: sono passati tre anni da quando un misterioso virus ha decimato uno dopo l’altro tutti gli adulti di Berlino. In una città spettrale e decadente, gli unici superstiti sono i ragazzi e le ragazze divisi in gruppi rivali, che ogni giorno lottano per sopravvivere con un’unica certezza: dopo i sedici anni, quando meno se lo aspettano, il virus ucciderà anche loro. Tutto cambia quando qualcuno rapisce il piccolo Theo e lo porta via dall’isola dove viveva con Christa e le ragazze dell’Havel. Per salvare il bambino, Christa ha bisogno dell’aiuto di Jakob e dei suoi compagni di Gropiusstadt: insieme dovranno attraversare una Berlino fantasma fino all’aeroporto di Tegel, covo del più violento gruppo della città. Là, i fuochi che salgono nella notte confondono le luci con le ombre, il bene con il male, la vita con la morte. E quando sorgerà l’alba del nuovo giorno, Jakob e Christa non saranno più gli stessi.

Benito contro Mussolini

Benito Mussolini: cinquant’anni fa una generazione di italiani era stata educata al suo culto. «Credere obbedire combattere» si doveva, senza mai discutere, senza chiedersi il perché, tanto lui, il Duce, «aveva sempre ragione». Non c’è che dire: quell’arruffapopoli romagnolo, quel maestro squattrinato, quel socialista arrabbiato, quel giornalista geniale ne aveva fatta di carriera. Dl quell’Italia che era ai suoi piedi, giocando su mille equivoci, fece una nazione moderna, le regalò un impero e la coinvolse in un tragico conflitto mondiale. Tutto quanto, nel bene e nel male, era opera di LUI nuovo Cesare apparso sui colli fatali di Roma. Ma chi era veramente Benito Mussolini? Un granitico supereroe, senza debolezze o tentennamenti, o un uomo intelligente quanto si vuole, ma sempre un uomo, che era riuscito a fare carriera grazie a quella che era la sua dote migliore: ll fiuto? In questo libro Luca Goldoni con Enzo Sermasi ci racconta Benito Mussolini in una veste Insolta, rivelandoci come dietro la maschia mascella del Condotdero delle quadrate legioni si celava, in realtà, un individuo come tanti, con i suoi dubbi, le sue perplessità, le sue debolezze, le sue miserie. Un libro che spesso si risolve in un piacevolissimo dialogo a due voci, dove l’uomo Benito cerca dl fare cagionare il Duce Mussolini, dove una persona dai
gusti semplici e caserecci è il contraltare del Capo invitto, dove uno Sconfitto è costretto a combattere un’ultima disperata battaglia in ossequio al punto d’onore di chi aveva proclamato: «Se avanzo seguitemi…», Un modo vivace, originale e coinvolgente per ripercorrere l’esistenza dell’italiano più famoso di questo secolo dalla sua infanzia e dal suo matrimonio chiacchierato ai suoi amori, al tragico epilogo di piazzale Loreto; un libro in cui una generazione confessa come partecipò all’avventura di Benito Mussolini, l’uomo che volle farsi Duce.

Benedette guerre. Crociate e jihad

“Le Crociate: e cioè l’avventura di quei cristiani che hanno accettato l’appello del papa, sentendone il fascino, e si sono messi in gioco, facendo cose che oggi ci sembrano assai discutibili e che invece a loro sembravano sacrosante. Il fatto è che i musulmani non sono rimasti inerti quando un’orda di barbari sanguinari venuti da chissà dove, per di più miscredenti, è entrata in terra islamica seminando distruzione.” Le Crociate, raccontate in modo diretto e brillante da Barbero, sono tremende esplosioni di violenza, forma sui generis di pellegrinaggio, valvola di sfogo per un’Europa sovraffollata; ma sono anche il momento in cui due mondi rivali, che non sanno di avere profonde radici comuni, si incontrano e si descrivono a vicenda.
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Benedette guerre: Crociate e jihad

“Le Crociate: e cioè l’avventura di quei cristiani che hanno accettato l’appello del papa, sentendone il fascino, e si sono messi in gioco, facendo cose che oggi ci sembrano assai discutibili e che invece a loro sembravano sacrosante. Il fatto è che i musulmani non sono rimasti inerti quando un’orda di barbari sanguinari venuti da chissà dove, per di più miscredenti, è entrata in terra islamica seminando distruzione.” Le Crociate, raccontate in modo diretto e brillante da Barbero, sono tremende esplosioni di violenza, forma sui generis di pellegrinaggio, valvola di sfogo per un’Europa sovraffollata; ma sono anche il momento in cui due mondi rivali, che non sanno di avere profonde radici comuni, si incontrano e si descrivono a vicenda.

Il bene ostinato

I “Medici con l’Africa” del Cuamm (Collegio Universitario Aspiranti e Medici Missionari) si spendono dal 1950 per il diritto fondamentale alla salute e l’accesso ai servizi sanitari. Il Cuamm oggi è presente in sette paesi: Angola, Etiopia, Kenya, Mozambico, Sudan, Tanzania e Uganda. L’incontro tra il Cuamm e Paolo Rumiz è la scintilla da cui nasce questo libro. C’è uno scrittore-viaggiatore che si innamora del progetto, parte per l’Africa e osserva un’altra Italia in azione. Si sofferma sulle donne e sugli uomini non solo medici – che con le famiglie decidono di vivere e lavorare nei villaggi e nelle città dove opera il Cuamm. Quali sono le loro storie? Come è cambiata la loro vita? Qual è la radice del loro impegno? È l’occasione per indagare e raccontare un mondo poco conosciuto, composto da singolari emigranti, professionisti che si sradicano dall’Italia con le proprie famiglie per trapiantarsi in contesti disagiati, spesso pericolosi, sempre impegnativi. Sono storie particolari, a volte uniche, che connettono il Nord e il Sud del mondo. E forse aprono una strada al futuro.
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Il bello, il buono e il cattivo

In questo appassionante tour de force, Demetrio Paparoni, fra i più attenti osservatori dell’arte contemporanea, ricostruisce i profondi e spesso gravi condizionamenti che la politica ha esercitato sulle arti visive dell’ultimo secolo. Critica d’arte, analisi sociale, cronaca e storia vi convivono felicemente, e il risultato è uno studio documentatissimo e di piacevole lettura. Leni Riefenstahl è stata realmente una grande artista? In che modo l’arte di Picasso è stata funzionale ai disegni del Partito comunista? Perché la CIA era interessata all’affermarsi dell’espressionismo astratto sulla scena mondiale e di New York come nuova capitale dell’arte? Cosa differenzia la politica culturale di Peggy Guggenheim da quella di François Pinault? Come funziona la censura sull’arte oggi in Cina? Questi sono solo alcuni degli interrogativi ai quali l’autore fornisce convincenti risposte.Muovendosi con leggerezza in oltre un secolo della nostra storia recente, e raccogliendo testimonianze spesso inedite dei protagonisti dell’arte contemporanea, Il bello, il buono e il cattivo giunge all’Italia dei nostri giorni e riserva al lettore ben più di una sorpresa. Un documento imperdibile per comprendere i rapporti fra potere e cultura.
(source: Bol.com)

Bello come un angelo

Lo chiamano “l’arcangelo” perchè è bello come un cherubino. E perchè è il pastore anglicano di un villaggio della campagna inglese.
Ma anche gli angeli hanno le loro tentazioni, e la sua è l’amore per Anne, la giovane moglie del suo migliore amico. Non può fare a meno di lei, ma questa attrazione rischia di rovinare la vita di entrambi…

La bellezza nonostante

1. Un uomo sceglie di fare il maestro, il maestro elementare, ma come primo impiego gli propongono di andare a insegnare in un carcere minorile. Ci resta per trent’anni e vede il carcere trasformarsi attorno a lui: prima i figli degli immigrati del sud Italia, venuti a Torino a lavorare alla Fiat, poi i figli del sud del mondo. E in quel carcere, tra quei ragazzi, tenta giorno dopo giorno di portare pensiero, consapevolezza, cultura. E naturalmente speranza. Contenuti extra: Per voce sola, audio documentario scaricabile dal sito di Inaudita con il codice contenuto nel libro. L’audio documentario, prodotto da Doc In Progress nell’ambito del progetto “Docusound” in collaborazione con Fabio Geda, è stato registrato all’interno del carcere minorile Ferrante Aporti di Torino da Matteo Bellizzi. Le storie dei ragazzi e il lavoro quotidiano del maestro si intrecciano in un audio-racconto “in presa diretta” crudo e coinvolgente realizzato in esclusiva per la collana Inaudita.
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La bellezza nonostante

”Che c’entravo io con sbarre e manette?” Quello che il futuro srotola davanti al giovane maestro elementare è una possibilità alternativa, una strada in salita irta di tornanti e rare, rarissime discese. Immaginato come un monologo teatrale, questo breve testo di Geda s’immedesima nella storia di un educatore ispirandosi alle figure di Mario e Chiara, marito e moglie insegnanti conosciuti durante una visita al carcere minorile Ferrante Aporti di Torino. ”Volevo insegnare lingua e quant’altro ai bambini dai sei agli undici anni”. Invece finirà per appassionarsi – e appassionare decine di ragazzi – all’unica forma di insegnamento possibile fra le mura scrostate: una didattica breve, ”fulminea”, com’è nella natura di un luogo e di un tempo provvisori per definizione. “A metà fra racconto, romanzo breve, saggio, monologo teatrale, La bellezza nonostante rivolta il lenzuolo della coscienza senza giudizi né tentazioni di redenzione. I suoi tipi umani, le storie di vita all’apparenza marginali, insegnano però che bello e brutto, speranza e disperazione, forza e debolezza, sono categorie essenzialmente mutevoli, provvisorie, inafferrabili.” Panorama “Un libro delicato che non osserva, entra nella complessa realtà di un carcere minorile torinese e Fabio Geda (lo stesso di ‘Nel mare ci sono i coccodrilli’) ci apre quelle porte usando le parole come essenza: poche e misurate” la Repubblica
(source: Bol.com)

La bellezza d’Ippolita.

Ad uno dei bivi del Friuli, là dove le strade si aprono verso Vienna o verso Lubiana, sorge il distributore d’Ippolita. Ed è qui, nell’andirivieni del traffico, nel fracasso dei motori, tra l’odore familiare della nafta e le facili galanterie dei camionisti che Ippolita ritrova la consapevolezza e come il gusto della sua bellezza mentre, al minuto commercio della piccola stazione di servizio, si aggiunge tutto un groviglio di casi e di sentimenti. Vivendo come ai margini della vita, avvertendola appena nel segno fuggevole sopra la targa degli autotreni, Ippolita acquista una più saggia visione delle cose, una cauta furberia e una malizia sufficiente a non lasciarsi tentare da passeggere seduzioni. Barricata dietro la sua avvenenza, ella parrebbe rappresentare, qualche attimo prima che la corsa dell’autostrada si concluda nello sfavillio notturno della città, il simbolo di una inattaccabile fortezza. Basta poco invece, l’imprevisto di una festa o un incontro, perché si compia la fatalità che da sempre covava nel corpo d’Ippolita. Questo romanzo che, sin dal suo apparire, ottenne il consenso del pubblico più vasto e insieme della critica più esigente, non sembra aver perso nulla della sua vitalità, della sua energia, del suo rigore stilistico. « Esempio non comune d’equilibrio tra istinto e grazia letteraria » venne allora definito. Ed è giudizio che si può legittimamente riprendere anche a tanta distanza di anni. Da La bellezza d’Ippolita è stato tratto un film con Gina Lollobrigida, Milva ed Enrico Maria Salerno.

Bella tutta! I miei grassi giorni felici

“Bella tutta!” è una storia vera, la mia. Mia, della mia adolescenza e dei miei amori sfigati… È la storia mia e dei miei chili. Mia e della mia Pancia, con la P maiuscola. Mia e della mia gara con le diete. Solo dopo aver provato sessantotto diete diverse, contato per anni le calorie di ogni cibo ingerito, letto settanta manuali su come dimagrire per essere felici, ho deciso di essere felice lo stesso, senza dimagrire! Ho smesso di fare diete, non ho più comprato creme miracolose e pillole magiche, non ho più fatto digiuni estenuanti seguiti da abbuffate svuotafrigo! E ho buttato quell’infido attrezzo sadomaso che è la bilancia. Un giorno mi sono guardata e ho deciso che potevo impiegare quei soldi e quel tempo per me. Non soltanto per la mia linea o per combattere la cellulite, ma per me, per la mia persona tutta intera. Non è cambiato il peso, è cambiato lo sguardo.
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La bella ingannatrice (I Romanzi Oro)

Raine Merrick, avventuriero appena evaso di prigione, rischia di essere riacciuffato a causa della bellissima e misteriosa Favor, la donna che gli ha rubato il cuore. Salpato per l’isola scozzese del padre con il proposito di impadronirsi delle ricchezze di famiglia, Raine intende proseguire la propria esistenza al di fuori della legge. Sull’isola, però, lo attende la più sconvolgente delle sorprese: proprio la donna che lui ama disperatamente, sta per diventare… la sua nuova matrigna.
(source: Bol.com)

Bella era bella, morta era morta

Una donna è morta, probabilmente è stata assassinata, il corpo abbandonato sul greto del fiume di una grande città del Nord. La prima a scoprirlo è una giovane donna a passeggio con il suo cane, seguita a ruota da altri personaggi che abitualmente frequentano quel tratto di fiume. Chi era quella donna, così bella ed elegante, che uno di loro è convinto di aver conosciuto in passato? Chi e perché l’ha uccisa? Nessuno però si affretta a denunciare l’accaduto, tutti intrappolati nel proprio meschino personale… Mentre l’inquietudine in chi si è sottratto al proprio dovere aumenta, si dilata, esplode, cresce il mistero attorno alla donna morta. Sino all’imprevedibile finale.Questo libro è per chi ama I soliti ignoti, per chi cerca la verità in una risata, per chi cammina lungo i fiumi al mattino e si ferma ad ammirare il volo geometricamente perfetto che gli uccelli disegnano nel cielo.
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### Sinossi
Una donna è morta, probabilmente è stata assassinata, il corpo abbandonato sul greto del fiume di una grande città del Nord. La prima a scoprirlo è una giovane donna a passeggio con il suo cane, seguita a ruota da altri personaggi che abitualmente frequentano quel tratto di fiume. Chi era quella donna, così bella ed elegante, che uno di loro è convinto di aver conosciuto in passato? Chi e perché l’ha uccisa? Nessuno però si affretta a denunciare l’accaduto, tutti intrappolati nel proprio meschino personale… Mentre l’inquietudine in chi si è sottratto al proprio dovere aumenta, si dilata, esplode, cresce il mistero attorno alla donna morta. Sino all’imprevedibile finale.Questo libro è per chi ama I soliti ignoti, per chi cerca la verità in una risata, per chi cammina lungo i fiumi al mattino e si ferma ad ammirare il volo geometricamente perfetto che gli uccelli disegnano nel cielo.