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Le lacrime di mio padre

Hanno nomi e professioni diversi gli uomini che popolano questi racconti di John Updike, ma condividono una storia comune: l’infanzia da figli unici in una cittadina di campagna della Pennsylvania, al centro degli affetti e delle tensioni di una famiglia travolta dalla Grande depressione, la fuga verso un’università della costa orientale, il matrimonio, i figli, la vita nei quartieri borghesi, tra feste e tradimenti, il divorzio, un nuovo matrimonio, una vecchiaia fatta di viaggi all’estero e goffi tentativi di mantenere i rapporti con figli di mezza età molto indaffarati e nipoti che oppongono loro una cortese indifferenza. Tormentati dal crescente isolamento, persi nei luoghi stessi in cui sono nati e cresciuti, ossessionati dal pensiero della morte imminente ma ancora percorsi dal desiderio e divisi tra voglia di libertà e doveri familiari, i protagonisti di questo libro bramano un ultimo contatto con la vita, come Fairchild in “L’espansione accelerata dell’universo”, stranamente rivitalizzato da uno scippo subito durante un viaggio in Spagna, o inseguono occasioni perdute, come Les in “Mogli delicate”, ossessionato da un amore ormai finito. Dal loro punto di vista distante e straniato, accumulando i racconti come strati di una meticolosa indagine archeologica, Updike disegna un’ultima mappa di quella fetta di mondo che ha saputo descrivere e raccontare come nessun altro, affidando alle proprie parole il compito di preservare ciò che ormai è cancellato.
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Le lacrime di Eros

Negli intenti dell’autore, questo suo ultimo lavoro doveva essere superiore a tutti quelli da lui pubblicati, una sorta di ricapitolazione dei temi sui quali si erano esercitati il suo pensiero e la sua arte: l’amore, la morte, il sacro, il lavoro, l’utile, il gioco, la guerra. È una lettura della storia universale attraverso le rappresentazioni dell’erotismo tragico. Una prima parte è dedicata alla nascita di Eros nella preistoria, associata alla coscienza della morte. Una seconda parte tratta delle rappresentazioni dell’erotismo dall’antichità ai nostri giorni. I due capitoli conclusivi sul sacrificio vaudou e sul supplizio cinese dei “cento pezzi” dimostrano la tesi dell’identità dei contrari che regge l’intera esposizione.
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Le lacrime del lago Tai

L’ispettore capo Chen Cao è finalmente in vacanza, ospitato in una residenza di lusso sulle rive dell’idilliaco lago Tai. Spento il cellulare, per una settimana vuole solo godersi la natura, passeggiare e dedicarsi al buon cibo. Ma l’incanto che avvolge il paesaggio è un’illusione: le acque del lago, da sempre rinomate per la loro purezza, sono devastate da alghe tossiche e fetide. L’economia intorno fiorisce, e le fabbriche scaricano da decenni veleni senza curarsi delle conseguenze. Quando il direttore di una delle più importanti industrie chimiche della zona viene assassinato, i sospetti convergono su Shanshan, giovane donna attiva in un movimento ambientalista, pronta a denunciare lo scempio che si nasconde dietro a quel miracolo economico. Affascinato dalla determinazione e dalla bellezza di Shanshan, e spinto dal suo caparbio senso del dovere, a Chen non resta che prendere in mano le indagini e avventurarsi nella giungla di un vero e proprio scandalo ecologico. In una realtà dove il denaro sembra essere l’unico parametro per misurare il successo, ognuno cerca di sopravvivere come può: adattandosi, oppure inseguendo sogni di un mondo migliore, a proprio rischio e pericolo. Ripercorrendo mutamenti e traumi di un paese in cui molti credono che la cupidigia sia un male necessario per lo sviluppo, il poliziesco di Qiu è una critica implacabile al malfunzionamento della nuova Cina, e un omaggio a chi è ancora capace di opporvisi con fermezza, in nome della giustizia.
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Le lacrime del drago

Connie Gulliver e Harry Lyon sono una coppia ben assortita di poliziotti californiani. Dopo una sparatoria in un ristorante si ritrovano alle prese con un serial killer dagli sconfinati poteri paranormali: può fermare il tempo e riesce a creare dalla sabbia golem assassini. A peggiorare la situazione da incubo, uno stranissimo, mostruoso essere chiamato Ticktock ha predetto che Harry ha solo sedici ore di vita.

Il laccio rosso (eNewton Zeroquarantanove)

Chi può essere il misterioso assassino dal laccio rosso? E quale il suo scopo? L’unica cosa che pare certa è che tra le mura di Marks Priory si nasconde un atroce segreto. Le indagini si presentano molto difficili, e il sergente Ferraby di Scotland Yard, appena giunto sul luogo dei delitti, rischia d’essere strangolato. E poi, quando la verità sembra raggiunta, il maggiore sospettato viene trovato ucciso, e tutta l’indagine deve ricominciare da zero. È questo uno dei più famosi romanzi di Wallace, e non a caso: osservando tutte le regole classiche del giallo, l’autore costruisce un intreccio affascinante e mozzafiato.
Edgar Wallace
nacque nel 1875 a Greenwich (Londra). Cominciò a lavorare giovanissimo, a diciott’anni si arruolò nell’esercito ma nel 1899 riuscì a farsi congedare. Fu corrispondente di guerra per diversi giornali. Ottenne il suo primo successo come scrittore con I quattro giusti, nel 1905. Da allora scrisse, in ventisette anni, circa 150 opere narrative e teatrali di successo. Tradotto in moltissime lingue, ha influenzato la letteratura gialla mondiale ed è considerato il maestro del romanzo poliziesco. È morto nel 1932.
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### Sinossi
Chi può essere il misterioso assassino dal laccio rosso? E quale il suo scopo? L’unica cosa che pare certa è che tra le mura di Marks Priory si nasconde un atroce segreto. Le indagini si presentano molto difficili, e il sergente Ferraby di Scotland Yard, appena giunto sul luogo dei delitti, rischia d’essere strangolato. E poi, quando la verità sembra raggiunta, il maggiore sospettato viene trovato ucciso, e tutta l’indagine deve ricominciare da zero. È questo uno dei più famosi romanzi di Wallace, e non a caso: osservando tutte le regole classiche del giallo, l’autore costruisce un intreccio affascinante e mozzafiato.
Edgar Wallace
nacque nel 1875 a Greenwich (Londra). Cominciò a lavorare giovanissimo, a diciott’anni si arruolò nell’esercito ma nel 1899 riuscì a farsi congedare. Fu corrispondente di guerra per diversi giornali. Ottenne il suo primo successo come scrittore con I quattro giusti, nel 1905. Da allora scrisse, in ventisette anni, circa 150 opere narrative e teatrali di successo. Tradotto in moltissime lingue, ha influenzato la letteratura gialla mondiale ed è considerato il maestro del romanzo poliziesco. È morto nel 1932.

Labyrinth

Sarah ha solo tredici ore di tempo per recuperare suo fratello dal Labirinto, dove è stato portato dal perfido Jareth con l’intento di trasformarlo in un goblin e tenerlo con sé per sempre. Ma per raggiungere il castello al centro della Città dei Goblin è necessario affrontare innumerevoli trabocchetti, pericoli e inganni, e correre incontro all’ignoto in un luogo dove nulla è ciò che sembra, e in cui tutto è possibile.Questo volume è impreziosito dalle illustrazioni inedite del grande Brian Frolid e dalle note di produzione dell’indimenticabile Jim Henson. Labyrinth è scritto da A.C.H. Smith, ideato e diretto per il cinema da Jim Henson (Muppet Show, Dark Crystal), prodotto da George Lucas (Star Wars, Indiana Jones e i predatori dell’arca perduta), sceneggiato da Térry Jones (Monty Python – Il senso della vita, Brian di Nazareth) con la visionaria progettazione artistica di Brian Froud (Fate).

Labirinto filosofico

All’origine dei diversi discorsi, molti dei quali ‘alla moda’, sulla ‘fine della filoso­fia’ che, almeno da Nietzsche, caratterizzano tanto pensiero dell’Occidente, sta la ‘sentenza’ hegeliana: che la *philo-sophía* cessi di chiamarsi ‘amante’ e si affermi fi­nalmente come *puro sapere*, Sophia ovvero Scienza. Amore e Sapere debbono dirsi addio. Che il *sophós* dismetta il suo abito di eterno pellegrino e fissi la sua dimora. È questo il destino della nostra epoca? O ancora vi è ‘ciò’ che non possiamo esprimere, rappresentare, indicare se non *amandolo*? Il discorso filosofico-metafisico porta in sé la traccia di questa tensione, e proprio là dove affronta il suo problema, la sua a­poria costitutiva: che l’ente è, che nella sua singolare identità mai coincide con le determinazioni che il *lógos* ne predica, che la sua sostanza non può disvelarsi nella fini­tezza del suo apparire. Ogni ontologia deve basarsi su questa differenza – non differenza tra essere ed essente, ma differenza immanente alla realtà dello stesso essente, e in particolare proprio di quello stra-ordinario essente che *ha* corpo e mente. Oltre l’esercizio sempre più vacuo delle de-costruzioni, oltre gli astratti specialismi, oltre le accademie e le scuole, sarà a tale problema, eterno *aporoúmenon*, e al ‘timore e tremore’ che suscita, che questo libro intende fare ritorno, ascoltando alcuni grandi classici della tradizione metafisica, per svilupparlo ancora una volta. A partire da esso, o riattingendolo sempre, magari inconsciamente, la filoso­fia ha condotto la propria ricerca per diversi sentieri, in qualche modo contemporanei tutti, che si contraddicono e intrecciano ad un tempo, in una sorta di *inimicizia fraterna*. Col loro stesso procedere tali sentieri finiscono per creare il ‘luogo’ di un paradossale labirinto, che obbliga a far esodo dal suo centro verso imprevedibili esiti – o col formare un grande albero, di cui essi sono rami, radici e rizomi.

Labirinto

Ci sono due tipi di passato: quello che dimentichiamo, e quello che ritorna
Atlanta, aprile 2008.
Non ci sono giorni, non ci sono orari per gli omicidi.
Lo sa bene Mike Summers, tenente della Homicide Unit di Atlanta, è il suo lavoro. Scandagliare la scena del delitto e la vita della vittima per trovare il filo che può condurre a ritroso alla verità. Come il famoso filo che guidò l’eroe attraverso i meandri del labirinto.
Questa volta il Labirinto esiste davvero. È un mondo virtuale, una città piena di luci come Atlanta di notte, altrettanto eccitante e pericolosa.
Con l’aiuto di Julia Dunhill, abile programmatrice e presenza importante nella sua vita, Summers è determinato a svelare i misteri del Labirinto.
Qualcuno, però, lo sta osservando. Qualcuno che appartiene al passato, al suo passato.
E quello che parte come un normale caso di omicidio diventa l’inizio di un incubo, come gli strani sogni che agitano le sue notti, spalancando l’antro buio in cui aveva rinchiuso dolori e ricordi.
Il passato torna a tormentarlo, ma è dal presente che arriva la minaccia che potrebbe cancellare la sua nuova vita con una devastante, crudele pennellata nera.
Come dieci anni prima, Mike rischia di perdere tutto. Questa volta, però, è pronto a lottare con tutte le sue forze per difendere ciò gli appartiene.
Il romanzo in cui i lettori hanno scoperto Mike Summers l’uomo dietro al brillante, caparbio poliziotto.

Labirinti nel Vaticano

Il commissario di polizia Alberti, insieme ad un fidato ispettore e ad una bella agente dell’FBI arrivata a Roma, cercheranno di porre fine ad una lunga catena di omicidi che insanguina la città Eterna. I casi si collegano ad un gruppo di monache ribelli legate al Terzo Segreto di Fatima e ad i membri di un’antica setta religiosa, alla ricerca di importanti documenti che, se rivelati, potrebbero mettere in grave pericolo la Chiesa.
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### Sinossi
Il commissario di polizia Alberti, insieme ad un fidato ispettore e ad una bella agente dell’FBI arrivata a Roma, cercheranno di porre fine ad una lunga catena di omicidi che insanguina la città Eterna. I casi si collegano ad un gruppo di monache ribelli legate al Terzo Segreto di Fatima e ad i membri di un’antica setta religiosa, alla ricerca di importanti documenti che, se rivelati, potrebbero mettere in grave pericolo la Chiesa.

Là fuori, nel buio

Slim ha solo diciassette anni ma non è un adolescente qualunque. Con i suoi “Occhi di Crepuscolo” sa vedere i dèmoni che si nascondono tra la gente comune, macchiandosi di orrendi delitti. Dopo aver ucciso a colpi di scure suo zio Denton, sotto le cui bonarie sembianze si nascondeva il Male, Slim trova rifugio nel luna-park dei Sombra Brothers. Qui incontra i suoi preziosi alleati nella lotta contro i dèmoni: Rya, la donna che saprà ricambiare il suo amore, Joel Tuck, il “mostro” con tre occhi, e Horton Bluett, arzillo vecchietto capace di fiutare i dèmoni, che come lui sanno – o intuiscono – cosa si cela là fuori nel buio…

L’ultimo eroe

Web London, la superstar dell’Hostage Rescue Team dell’FBI, crolla privo di sensi all’inizio di un’operazione delicatissima che vede, nel giro di pochi secondi, tutti i suoi compagni di gruppo uccisi da alcune mitragliette militari predisposte per l’agguato. L’investigazione di Web sul massacro coinvolge diverse bande criminali, ma in particolare un’associazione segreta di trafficanti di un nuovo tipo di droga. D’altro canto Web indaga sul perché del suo improvviso collasso, affrontando il problema da un punto di vista psicoanalitico con l’ipnosi, rischiando la pelle anche lì per la compromissione di uno dei dottori con la banda dei trafficanti.

L’oro nascosto – Serie Hardy Boys

Frank, Joe e i loro amici hanno deciso di fare un campeggio nei folti boschi a nord della città. Tutto è tranquillo, tutto fila liscio ma come al solito non manca l’imprevisto costituito da una irriverente e inattesa ospite mortale: una pallottola di carabina che per poco non combina guai. E’ solo il primo di molti altri incidenti che porteranno i nostri due fratelli alla ricerca lunga e disperata di un sacco colmo di pepite d’oro, nascosto tanti e tanti anni prima in una vecchia miniera abbandonata da un cercatore d’oro poi scomparso. Con la tormenta che aiuta i malfattori, la situazione si fa disperata…

L’intelligencija e la rivoluzione

Quando Blok pubblicò il saggio “Intelligencija e rivoluzione”, nel gennaio 1918, nei giorni decisivi della rivoluzione russa, grande fu l’eco delle sue parole. Perché con esse uno dei più prestigiosi poeti e portavoce dell’intelligencija – questa categoria peculiarmente russa, che è venuta a inglobare in sé tutta la nostra concezione degli «intellettuali» – si schierava dalla parte dei bolscevichi, all’insegna del motto: «Rifare tutto». Ci fu chi gridò al tradimento, altri seguirono Blok con entusiasmo. Ma, se si percorrono i suoi saggi qui per la prima volta raccolti, in parte scritti in quei vent’anni prodigiosi per la Russia che precedettero lo scoppio della Rivoluzione, in parte reazione diretta a quell’evento incommensurabile, vediamo che la posizione di Blok non è tanto il frutto di un convincimento politico («politicamente sono un analfabeta» scrisse una volta), quanto l’annuncio di un rinnovamento globale, dove le ambizioni cosmiche del simbolismo si mescolano con la furia elementare di Bakunin e l’antica spinta messianico-visionaria della cultura russa. Queste potenze diverse, che poi sarebbero diventate nemiche o comunque separate, convivevano in Blok in un precario e stupefacente equilibrio. Ed è anche per questo che leggere oggi i saggi di Blok è così emozionante – e dà una nostalgia che si rivolge al futuro. Come egli scriveva: «La vita ha valore soltanto se le si pone una esigenza infinita: tutto o nulla; attendere l’inaspettato; credere non già “in ciò che non esiste sulla terra” ma in ciò che deve esistere sulla terra, anche se non esiste ancora e non esisterà per lungo tempo».
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### Sinossi
Quando Blok pubblicò il saggio “Intelligencija e rivoluzione”, nel gennaio 1918, nei giorni decisivi della rivoluzione russa, grande fu l’eco delle sue parole. Perché con esse uno dei più prestigiosi poeti e portavoce dell’intelligencija – questa categoria peculiarmente russa, che è venuta a inglobare in sé tutta la nostra concezione degli «intellettuali» – si schierava dalla parte dei bolscevichi, all’insegna del motto: «Rifare tutto». Ci fu chi gridò al tradimento, altri seguirono Blok con entusiasmo. Ma, se si percorrono i suoi saggi qui per la prima volta raccolti, in parte scritti in quei vent’anni prodigiosi per la Russia che precedettero lo scoppio della Rivoluzione, in parte reazione diretta a quell’evento incommensurabile, vediamo che la posizione di Blok non è tanto il frutto di un convincimento politico («politicamente sono un analfabeta» scrisse una volta), quanto l’annuncio di un rinnovamento globale, dove le ambizioni cosmiche del simbolismo si mescolano con la furia elementare di Bakunin e l’antica spinta messianico-visionaria della cultura russa. Queste potenze diverse, che poi sarebbero diventate nemiche o comunque separate, convivevano in Blok in un precario e stupefacente equilibrio. Ed è anche per questo che leggere oggi i saggi di Blok è così emozionante – e dà una nostalgia che si rivolge al futuro. Come egli scriveva: «La vita ha valore soltanto se le si pone una esigenza infinita: tutto o nulla; attendere l’inaspettato; credere non già “in ciò che non esiste sulla terra” ma in ciò che deve esistere sulla terra, anche se non esiste ancora e non esisterà per lungo tempo».