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Il caso Versace

DA QUESTO LIBRO, LA SERIE TV AMERICAN CRIME STORY: THE ASSASSINATION OF GIANNI VERSACE

L’AVVINCENTE RICOSTRUZIONE DI UNO DEI CASI DI CRONACA NERA PIÙ FAMOSI DEGLI ULTIMI ANNI

‘I fatti sono ricostruiti con una precisione sorprendente.’
The New York Times

‘Un libro magnifico che racconta nei dettagli una vicenda torbida e sconvolgente. ‘
Entertainment Weekly

New York, maggio 1997. La giornalista Maureen Orth sta scrivendo un reportage su un serial killer appena entrato nella lista dei 10 criminali più ricercati d’America: Andrew Cunanan. Abilissimo nel mimetizzarsi, a suo agio in ogni situazione sociale, Cunanan sa perfettamente come coprire le sue tracce e sembra imprendibile. E tutto spinge a pensare che ucciderà ancora…
Miami, 15 luglio 1997 Gianni Versace sta rientrando da una passeggiata quando, sulla scala della sua villa, viene freddato a colpi di pistola. La polizia non ha dubbi: il colpevole è Andrew Cunanan. Ma anche questa volta il serial killer si sottrae alla giustizia; qualche giorno dopo, infatti, Cunanan viene ritrovato morto a bordo di una barca: si è suicidato con la stessa pistola con cui ha ucciso Versace.
Un delitto la cui eco ha fatto il giro del mondo, uno stilista adorato da milioni di persone e un assassino in cui si mescolano intelligenza e squilibrio: cosa c’è davvero dietro la tragica morte di Gianni Versace?
In questo libro, frutto di un imponente lavoro di ricerca, Maureen Orth ricostruisce un mistero che ha mille sfaccettature, da quelle dorate di un mondo avvolto nel lusso a quelle oscure della mente umana.

(source: Bol.com)

Il caso Tulaev

Mosca, 1938. Il giovane Kostja uccide Tulaev, membro del comitato centrale del Partito Comunista. In seguito all’attentato, la polizia segreta organizza la ricerca non tanto dell’esecutore materiale, quanto dei responsabili morali che, con il loro atteggiamento critico verso lo stalinismo, avrebbero contribuito a creare il clima in cui è maturato il delitto. Cinque sono i colpevoli designati: l’intellettuale Rublev, l’alto commissario di polizia Erchov, il contadino-soldato Makeev, il vecchio bolscevico Kondriatiev e il trockista irriducibile Ryjik. A tutti costoro, rivoluzionari di provata fede, sono rivolte le accuse più fantasiose e infamanti e si chiede il sacrificio supremo per una causa per la quale hanno già sacrificato tutto. Nel clima di terrore e menzogna che Serge riesce così mirabilmente a ricostruire, uomini irreprensibili, noti per la loro devozione e apprezzati per la loro competenza, arrivano al punto di riconoscersi colpevoli dei peggiori crimini e, per una rivoluzione che è pur sempre la loro, preferiscono morire disonorandosi piuttosto che denunciare gli orrori del regime alla borghesia internazionale. Il caso Tulaev è una lucida analisi dell’universo staliniano, unita a una rigorosa interpretazione storica della Rivoluzione russa, dove il dolore e la consapevolezza di un fallimento non sono però mai per lo scrittore, che pure ne ha sofferto sulla propria pelle le conseguenze, un motivo per venire meno ai propri principi e alla propria coerenza.
In occasione del centenario della Rivoluzione d’Ottobre torna lo splendido romanzo di Victor Serge, una delle figure più affascinanti del movimento rivoluzionario e un autore alla cui grandezza si sono inchinati scrittori come Gide e Orwell.
«Il caso Tulaev è il racconto epico dell’uccisione, operata negli anni Trenta dallo Stato stalinista, di milioni di militanti fedeli al partito come di gran parte dei dissidenti: Serge descrive una sorte cui egli stesso era scampato nel modo più improbabile e quasi per caso». 
Dall’introduzione di Susan Sontag
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### Sinossi
Mosca, 1938. Il giovane Kostja uccide Tulaev, membro del comitato centrale del Partito Comunista. In seguito all’attentato, la polizia segreta organizza la ricerca non tanto dell’esecutore materiale, quanto dei responsabili morali che, con il loro atteggiamento critico verso lo stalinismo, avrebbero contribuito a creare il clima in cui è maturato il delitto. Cinque sono i colpevoli designati: l’intellettuale Rublev, l’alto commissario di polizia Erchov, il contadino-soldato Makeev, il vecchio bolscevico Kondriatiev e il trockista irriducibile Ryjik. A tutti costoro, rivoluzionari di provata fede, sono rivolte le accuse più fantasiose e infamanti e si chiede il sacrificio supremo per una causa per la quale hanno già sacrificato tutto. Nel clima di terrore e menzogna che Serge riesce così mirabilmente a ricostruire, uomini irreprensibili, noti per la loro devozione e apprezzati per la loro competenza, arrivano al punto di riconoscersi colpevoli dei peggiori crimini e, per una rivoluzione che è pur sempre la loro, preferiscono morire disonorandosi piuttosto che denunciare gli orrori del regime alla borghesia internazionale. Il caso Tulaev è una lucida analisi dell’universo staliniano, unita a una rigorosa interpretazione storica della Rivoluzione russa, dove il dolore e la consapevolezza di un fallimento non sono però mai per lo scrittore, che pure ne ha sofferto sulla propria pelle le conseguenze, un motivo per venire meno ai propri principi e alla propria coerenza.
In occasione del centenario della Rivoluzione d’Ottobre torna lo splendido romanzo di Victor Serge, una delle figure più affascinanti del movimento rivoluzionario e un autore alla cui grandezza si sono inchinati scrittori come Gide e Orwell.
«Il caso Tulaev è il racconto epico dell’uccisione, operata negli anni Trenta dallo Stato stalinista, di milioni di militanti fedeli al partito come di gran parte dei dissidenti: Serge descrive una sorte cui egli stesso era scampato nel modo più improbabile e quasi per caso». 
Dall’introduzione di Susan Sontag

Il caso Rembrandt

‘*’Meglio di un romanzo per chi voglia capire un artista come Rembrandt.’*’
‘Internazionale’ – Goffredo Fofi

Trovandoci davanti all’opera di un grande maestro, oltre ad ammirare la perfezione delle forme o interrogarci sul significato di ogni immagine, speriamo di scorgervi qualche indizio che getti luce su uno dei più affascinanti segreti delle attività umane: il processo creativo. Quali sono le condizioni perché scaturisca un’opera destinata a imporsi a livello universale? Qual è la relazione fra vivere e creare? Nel sollevare con discrezione il velo che avvolge questo mistero, Tzvetan Todorov sceglie come punto di partenza la storia del più famoso pittore del XVII secolo, Rembrandt: descrive la lezione umana che traspare dai suoi quadri e dalle sue incisioni correlandola con quanto conosciamo dei suoi rapporti con le donne, i figli, la famiglia, la vita. E ripercorre il secolare dialogo dell’arte con la morale e la realtà, per affermare idealmente, nelle parole della filosofa e scrittrice Iris Murdoch, che ‘la relazione dell’arte con la verità e con il bene dev’essere lo scopo fondamentale di ogni seria critica’.
(source: Bol.com)

Il caso della donna sepolta nel bosco

Un grande thriller di Unni Lindell Un’autrice da 3 milioni di copie Vivian Glenne – una donna di quasi quarant’anni, madre di tre figli – viene ritrovata uccisa brutalmente in un bosco vicino casa. Il figlio maggiore Dan, di quindici anni, e un suo amico, Jonas, decidono di portare avanti un’indagine privata, convinti di sapere chi sia l’assassino. Nel frattempo, Marian Dahle e Cato Isaksen iniziano a lavorare sul caso. Scoprono che la vita della donna aveva molti aspetti oscuri, che coinvolgevano parecchie persone, come una strana coppia di vicini, Birgit e Frank Willmann, o lo stesso padre di Jonas. All’improvviso Colin – il compagno di Vivian Glenne, padre di uno dei suoi figli – scompare nei gelidi boschi circostanti la diga. La detective Dahle ha la sensazione di trovarsi di fronte a una storia malata, intricata, dove ogni personaggio gioca un ruolo di cui è all’oscuro, e cerca di districarsi in un groviglio di piste confuse come quelle delle foreste fradice di pioggia. Turbata lei stessa, cerca aiuto nel suo infallibile intuito e nel pragmatismo del collega-amico Cato. Poco a poco, i due ricostruiscono l’infernale puzzle che ha portato all’omicidio di Vivian Glenne, fino a trovare la risposta più sconvolgente alla domanda: per quale ragione la donna è stata uccisa? Un’autrice da 3 milioni di copie Tradotta in 12 paesi Emozionante come Jo Nesbø, avvincente come Stieg Larsson Hanno detto dei suoi romanzi: ‘Unni Lindell è una delle voci più intense e raffinate del parterre scandinavo.’ il Sole 24 ore ‘Una straordinaria capacità di rappresentare la paura e l’angoscia, al punto da trascinare il lettore nella stanza degli orrori.’ ‘Il punto di forza della Lindell è la capacità di creare una trama complessa, che si avvolge nelle sue spirali senza farti intravedere la fine.’ Unni LindellNata nel 1957, è tra le più celebri scrittrici norvegesi. Ha riscosso un grande successo internazionale soprattutto con i suoi thriller, da cui è stata tratta anche una serie televisiva. La Newton Compton ha pubblicato La trappola, il primo libro che vede protagonisti l’ispettore Cato Isaksen e la sua giovane collega Marian Dahle, e L’ultima casa a sinistra, il secondo romanzo della serie, che prosegue con Dolce come la morte e Il caso della donna sepolta nel bosco.
(source: Bol.com)

Il caso del micio sbadato

California, 1942. Dieci anni fa il banchiere Franklin Sbore è scomparso nel nulla. Tutti lo pensavano morto, ma adesso Franklin è tornato, più vivo che mai. La prima ad accorgersene è sua nipote Helen cui lo zio chiede di contattare Perry Mason per incontrarsi, insieme al celebre avvocato, con il suo amico Henry Leech. Ma quando i due arrivano all’appuntamento, trovano ad aspettarli solo un cadavere, e dello zio Frank si sono nuovamente perse le tracce. È il primo di una serie di omicidi, tentati omicidi, sospetti omicidi che Perry Mason deve risolvere. L’unico aiuto gli viene da uno strano gattino passato di mano in mano attraverso tanti, forse troppi, padroni. Il tutto proprio mentre anche la fidata segretaria di Mason, Della Street, si trova in grossi guai giudiziari, incriminata per favoreggiamento dal procuratore Burger, che spera così di indurre il più noto penalista d’America a collaborare con la polizia. Mason accetta la sfida…
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Il caso Bluelady

Alex Cross è stanco: dopo aver dato per anni la caccia a feroci serial killer e aver scoperto l’identità del suo più diabolico avversario, il terribile Mastermind ormai assicurato alla giustizia, vorrebbe ora ritirarsi a vita privata. Infatti Nana Mama – l’instancabile e amatissima nonna che ha sempre vegliato su Alex e la sua famiglia – è ormai anziana, i ragazzi crescono e hanno bisogno di sempre più attenzioni, e nella vita di Cross è entrata anche una nuova donna, la detective Jamilla, che lo ha quasi convinto a riaprirsi all’amore e a sperare in un’esistenza normale. Ma quando John Sampson, amico d’infanzia e compagno di numerose indagini, ha bisogno di aiuto, Cross non sa dire di no. Tre giovani donne, mogli di militari, sono state barbaramente massacrate e del triplice omicidio è accusato un ex commilitone di Sampson, che si proclama innocente. Cross intuisce subito, nonostante le prove schiaccianti contro l’amico di Sampson, che c’è qualcosa di poco chiaro in quel delitto e, proseguendo nelle indagini, scopre un filo rosso che sembra legare altri casi in cui sono stati incriminati dei militari dalla vita apparentemente irreprensibile. Ma l’esercito fa muro e i documenti ufficiali nascondono qualcosa… In cerca della verità, Cross e Sampson finiscono per trovarsi nel mirino di tre killer psicopatici, assetati di sangue, per i quali uccidere sembra essere prima di tutto un divertimento. Ma chi è il loro mandante? Quale terribile segreto nascosto nel passato può giustificare tutto questo orrore? Alex Cross ritorna alla grande con un mistero mozzafiato, ricco di colpi di scena e dal finale assolutamente imprevedibile.

James Patterson è autore della serie “***Alex Cross***”

1 – Ricorda Maggie Rose
2 – Il collezionista
3 – Jack & Jill
4 – Gatto & topo
5 – Il gioco della Donnola
6 – Mastermind
7 – Ultima mossa
8 – Il caso Bluelady
9 – La tana del lupo
10 – Ultimo avvertimento
11 – Sulle tracce di Mary
12 – La memoria del killer
13 – Il regista degli inganni
14 – L’istinto del predatore
15 – Il segno del male
16 – Il ritorno del killer
17 – Uccidete Alex Cross
18 – Buone feste, Alex Cross
(source: Bol.com)

Il caso Ayrton Senna. Tutta la verità sul processo

Ayrton Senna Da Silva non è stato solo un grande pilota automobilistico, forse il più grande, ma un personaggio ideale, irripetibile, il portabandiera di un paese disagiato, divenuto mito contemporaneo. Serio, educato, attento nei modi, con quell’aria normale, “per bene”, riusciva immediatamente simpatico. Una volta in macchina, poi, si trasformava in un fenomeno che incantava tutti. Con tre mondiali vinti e sessantacinque pole position all’attivo, nulla sembrava poterlo fermare. La sua morte, apparentemente inspiegabile, inaspettata, improvvisa, alla guida della migliore monoposto di quegli anni, ha cristallizzato il mito, che resiste a vent’anni di distanza. Senna, Senna, Senna, i social media ne sono invasi: infiniti sono i video che lo ritraggono nelle sue gesta più note; ormai appartiene all’immaginario collettivo, sta nell’Olimpo dei grandi. 

Questo ebook tratta del processo seguito alla sua morte, che ha catalizzato l’attenzione dell’opinione pubblica a causa dei molti misteri rimasti insoluti. Riporta i fatti giudiziari, romanzando un evento tenico-giuridico memorabile. Si tratta del processo di primo grado tenutosi tra il 1996 e il 1999, anno della prima pubblicazione. La presente versione, aggiornata dall’autore, contiene un’appendice sui successivi processi di Appello e Cassazione.
Un ebook imperdibile per i lettori che vogliono scoprire un personaggio immenso e addentrarsi nel giallo della sua scomparsa. Un bellissimo regalo per tutti gli appassionati della Formula 1.

Un caso archiviato

‘UNO DEI DIECI MIGLIORI ROMANZI GIALLI MAI SCRITTI’
PUBLISHER WEEKLY

‘Indriðason è il miglior scrittore di gialli dei paesi nordici.’
The Times

‘Indriðason riempie il vuoto lasciato da Stieg Larsson.’
Usa Today

‘Se amate i gialli di classe, allora questo autore fa per voi.’
The Irish Time

In una fredda sera d’autunno una donna viene trovata impiccata nella sua villetta estiva a Þingvellir. Tutto sembra confermare l’unica ipotesi plausibile: suicidio. Ma quando Erlendur Sveinsson, detective della polizia di Reykjavík, viene in possesso della registrazione di una seduta spiritica alla quale la donna aveva partecipato poco prima di morire, prova il bisogno irrefrenabile di conoscere la sua storia. Emergono così i retroscena del suo gesto: l’annegamento del padre, avvenuto molti anni prima in circostanze poco chiare, fa da sfondo a oscuri presagi di morte e all’ossessione della donna per l’aldilà. Nel frattempo, Erlendur riprende in mano alcuni vecchi casi di persone scomparse. Un pensiero fisso percorre infatti le sue indagini: la nostalgia straziante per qualcuno che si è perso chissà dove e non è più tornato a casa. Vero e proprio lupo della steppa, antieroe scettico e ombroso, il detective islandese riflette sul filo sottilissimo che divide la vita dalla morte, sulla tensione fra il destino e le scelte che possono modificare per sempre la nostra esistenza. I laghi islandesi, placidi e funesti, sono gli enigmatici protagonisti di questo autunno nordico: quando si trova il coraggio di guardare oltre la superficie, nodi invisibili si riallacciano, e i fantasmi trovano finalmente pace.

‘Una nuova voce del vitalissimo neo-noir scandinavo.’
Il Venerdì di Repubblica

‘Erlendur… poliziotto disilluso che fa luce laddove l’Islanda pare immersa in una notte infinita. Insomma, un grande.’
Anna

‘Un autore da seguire e da amare. Uno scrittore di noir costruiti con intelligenza e capacità letterarie non comuni.’
Il Giornale

(source: Bol.com)

Casimiro Roléx

Che cosa divide il Bene dal Male? A volte questa linea di demarcazione è un filo, talmente sottile che molte persone non riescono a vederlo. Come succede a Casimiro Loconte, per esempio, chiamato dagli amici dei vicoli Casimiro Roléx, per la sua passione, trasformata negli anni in un vero e proprio lavoro, per gli orologi di marca. In una Napoli dove il confine tra crimine e sopravvivenza è sempre più labile, Casimiro vive la sua vita agra. Certo, guardando le sue giornate, è facile giudicare, ma lui, in fondo, è solo un povero disgraziato. Uno che ama la moglie, e per non darle pensieri si è inventato un mestiere duro, difficile, e pure pericoloso. E sì che l’ha avuta la sua occasione di fare il salto di qualità, per diventare come Tonino ‘o Zar, uno che se ne va in giro sulla Mercedes con una russa dalla scollatura vertiginosa e il Rolex Explorer al polso, fuori dal finestrino, tanto a lui non glielo scippano, perché è uno che spara, uno cattivo. Il problema è che Casimiro non ha mai avuto il fegato per certe cose… E così si è ritrovato ad arrangiarsi, giorno dopo giorno, cercando di ignorare che, a giocare col fuoco, alla fine ci si brucia.
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Casi di evasi

Una nuova avventura di Eddie Dickens, l’eroe di “Villa Sventura”, che precipita da una sciagura all’altra, mentre i genitori vivono su un albero e Matta Zia Maud ha preso dimora in un’immensa mucca di legno. Stavolta Eddie dovrà vedersela con il Grande Zucchini, un “evadologo” specializzato in evasioni, che lo lega nell’Albergo del Gatto Rancido e lo sfida a liberarsi. Eddie ci riesce, ma capita tra veri evasi, con tanto di palla al piede. Età di lettura: da 8 anni.
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I casi dell’avvocato Guerrieri

Nel primo titolo, “Testimone inconsapevole”, Guido Guerrieri, avvocato quarantenne, ricco di qualità ma nevrotico e da poco piantato dalla moglie, assume la difesa di un giovane senegalese accusato di violenza carnale e dell’omicidio di un bambino. Un processo difficile e ricco di colpi di scena. Nel secondo romanzo, “Ad occhi chiusi”, una donna trova il coraggio di denunziare il suo ex convivente per maltrattamenti. L’uomo, forte delle sue potenti parentele, la minaccia ma Guerrieri le trova un rifugio sicuro in attesa del processo. Nell’ultima opera, “Ragionevoli dubbi”, un traffico di droga, un arresto, un passato di lotte politiche.
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La casa rossa

Due fratelli divisi da anni di distanza e silenzi si ritrovano a condividere con le rispettive famiglie una settimana di vacanza in un vecchio cottage della campagna inglese, al confine con il Galles. Dopo la morte della madre, Richard, medico di riconosciuto acume scientifico di Edimburgo, invita la sorella Angela, suo marito Dominic e i figli Alex, Daisy e Benjy a godere di quella che spera diventi una salutare occasione di riposo e riappacificazione. Una parentesi in cui il desiderio di armonia estiva e domestica possa finalmente diventare realtà. Richard è in compagnia della sua nuova moglie Louisa e della figliastra Melissa, due donne che Angela fa fatica ad associare al fratello forse proprio perché del fratello lei non sa più nulla, non conosce alcuna intima inflessione emotiva, non distingue quel bambino che, durante i primissimi anni di vita, ha contribuito a fortificare la sua solitudine. Al contrario, Angela è immersa in un’altra visione, quella di se stessa madre di una bambina nata morta diciotto anni prima e ora madre di tre ragazzini con cui sorride troppo poco spesso. Tra loro c’è Benjy, la voce della sensibilità e della fantasia che sospinge i membri di entrambe le famiglie a specchiarsi in tutto quello che loro sembrano aver compromesso: la pietà nell’uccidere un animale, la libertà nell’immaginarsi esseri umani ma anche eroi, la meraviglia di pensare alla propria casa come a un castello.
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La casa nel bosco

“È tutto accaduto, più o meno”. È l’incipit di un grande romanzo e peccato sia stato già scritto da Kurt Vonnegut, perché sarebbe l’attacco ideale per questa storia. Anzi, per queste storie. I due protagonisti – e autori – sono fratelli ma non si frequentano molto, forse nemmeno si sopportano molto. Vite diverse, caratteri diversi e forse anche qualche lontano rancore, lasciati covare sotto la cenere per troppo tempo. Adesso però gli tocca stare insieme, almeno per qualche ora: devono dare un’ultima occhiata alla casa di villeggiatura della loro infanzia – la casa nel bosco – prima di consegnare le chiavi al nuovo proprietario. Sembra solo un adempimento banale anche se un po’ triste e invece diventa l’occasione, inattesa e sorprendente, per un viaggio nella memoria, per una riconciliazione, per un inventario buffo e struggente di oggetti, luoghi, odori, storie e soprattutto sapori. In una sequenza di dialoghi fulminanti, comici e commoventi, Gianrico e Francesco Carofiglio (rigorosamente disposti in ordine di anzianità) percorrono il crinale sottile che divide affetto e rivalità, divertimento e malinconia, nostalgia e disincanto. Un memoir a quattro mani che racconta di amicizie perdute, di amori rubati, di vecchi fumetti e di torte di ricotta. Un ricettario, non solo metaforico, dell’infanzia, dell’adolescenza e di un’età adulta ancora capace di riservare sorprese.

La casa di ringhiera

Amedeo Consonni, tappezziere in pensione, vive in una casa di ringhiera, arredata, grazie alla sua arte, come prezioso boudoir. Si dedica, nel tempo libero, ad un ascetico collezionismo: archiviare notizie su delitti feroci e violenti, provenienti da qualsiasi fonte. E quando dalle cronache rimbomba dappertutto il caso dello strano omicidio “della Sfinge”, è immediato per lui occuparsene. Un egittologo dilettante è stato ucciso, il cadavere mutilato ridotto a mimare una statua egizia. Nel frattempo davanti alla sua finestra sul cortile, trascorre la giornata degli altri inquilini. Ci sono Erika e Antonio, nel monolocale vicino. C’è il vecchio De Angelis, che bada solo alla sua Opel. La professoressa Mattioli, cinquantenne affettuosa, attraente anche per l’alone di mistero che la circonda. Si arrabatta la famiglia dei bambini Gianmarco e Margherita: il padre è alcolizzato e la madre cerca di difendere eroicamente il decoro. Su questo mondo, misero ed egoista ma, a guardarlo senza rancore, commovente nelle sue inutili passioni, improvvisamente cala un’atmosfera delittuosa. Negli appartamenti di ringhiera scompare un uomo e appare un cadavere di donna. E questo muove tutto un vento di equivoci e di sospetti che sconvolge gli inquilini. E mentre i delitti del cortile marciano caoticamente verso una loro beffarda rivelazione, confuso, frastornato e travolto dagli eventi, Amedeo, senza volerlo, guida l’indagine alla verità.
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La casa di psiche

Nella casa di psiche ha preso dimora un ospite inquietante che chiede, con una radicalità finora sconosciuta, il senso dell’esistenza. Gli altri ospiti, che già abitavano la casa, obiettano che la domanda è vecchia quanto il mondo, perché, dal giorno in cui sono nati, gli uomini hanno conosciuto il dolore, la miseria, la malattia, il disgusto, l’infelicità e persino il “disagio della civiltà” a cui prima le pratiche religiose, poi quelle terapeutiche, con la psicoanalisi in prima fila, hanno tentato di porre rimedio. L’ospite inquietante però insiste nel dire che nell’età della tecnica la domanda di senso è radicalmente diversa, perché non è più provocata dal prevalere del dolore sulle gioie della vita, ma dal fatto che la tecnica rimuove ogni senso che non si risolva nella pura funzionalità ed efficienza dei suoi apparati. L’uomo soffre per l’“insensatezza” del suo lavoro, per il suo sentirsi “soltanto un mezzo” nell’“universo dei mezzi”, senza che all’orizzonte appaia una finalità prossima o una finalità ultima in grado di conferire senso. Sembra infatti che la tecnica non abbia altro scopo se non il proprio autopotenziamento. Di fronte a questa diagnosi, la psicoanalisi rivela tutta la sua impotenza, perché gli strumenti di cui dispone, se sono utilissimi per la comprensione delle dinamiche emotivo-relazionali, per i processi di simbolizzazione sono inefficaci. Qui occorre la pratica filosofica perché, fin dal suo sorgere, la filosofia si è applicata alla ricerca di senso. E mentre la psicoanalisi, nei suoi momenti più alti, si è limitata a curare le sofferenze dell’anima provocate dalle condizioni del mondo, ottenendo come risultato una presa di distanza individuale dal vuoto di senso, la filosofia non ha mai esitato a mettere in questione il mondo. Dall’insensatezza non si esce con una “cura”, perché il disagio non nasce dall’individuo, ma dal suo essere inserito in uno scenario, quello tecnico, di cui gli sfugge la comprensione. E se il problema è la comprensione, gli strumenti filosofici sono gli unici idonei per orientarsi in un mondo il cui senso, per l’uomo, si sta facendo sempre più recondito e nascosto..