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Gli anni della Luna (I blu)

Gli anni della Luna ripercorre la storia dell’astronautica durante il periodo più esaltante della conquista dello spazio, quello compreso tra il lancio dello Sputnik, nel 1957, e l’ultima missione lunare portata a termine dall’Apollo 17 nel 1972.
Lo spazio, immaginato, raccontato e disegnato da artisti e sognatori durante gli anni Cinquanta, viene finalmente raggiunto con il “compagno di viaggio” russo nell’ottobre del ’57. E’ l’inizio di una nuova era, che si guadagna presto le copertine e le prime pagine delle riviste più famose. Leggendo quello che si raccontava un tempo emerge lo spaccato della nostra società, e del mondo che la circondava con le sue inquietudini e le sue speranze.
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### Recensione
“**Gli anni d’oro dell’avventura spaziale**
Il quarantesimo anniversario dello sbarco sulla Luna è stato celebrato in Italia con molte iniziative, a dimostrazione di un interesse per le imprese spaziali insolito nel nostro paese, dove l’atteggiamento culturale più diffuso verso astronauti e astronavi è di indifferenza, quando non di diffidenza. Ma gli appassionati non mancano neanche da noi, e uno di loro è certamente Paolo Magionami, storico della scienza e divulgatore, la cui preziosa raccolta di riviste e quotidiani d’epoca a tema spaziale è stata al centro di numerose esposizioni. E gli è servita come ispirazione per questo **Gli anni della Luna** (Springer, pp. 240, euro 19,00), appassionata e puntuale ricostruzione della corsa allo spazio, dal 1957 al 1972, e di come la raccontarono stampa e tv. Una ricostruzione che è anche un po’ una storia del giornalismo di allora, dove le vere protagoniste non sono le foto dell’Apollo e della Luna ma le copertine e le prime pagine su cui apparvero.”
*Cdg – Le Scienze, agosto 2009* 
“**Attrazione lunare**
Quarant’anni fa il primo “piccolo passo” di Armstrong sulla Luna Per noi tutti era la destinataria romantica dell’attenzione di poeti e scrittori. Per i tecnici della Nasa, che la vedevano sorgere dietro le rampe di lancio di Cape Kennedy, era un obiettivo politico-militare della guerra fredda. In entrambi i casi l’interesse per la Luna è stato enorme. E ora? A quarant’anni dalle prime clownesche (parola di Dario Fo) giravolte sulla sua superficie, davvero ha perso ogni appeal? Forse no. La Nasa ha appena annunciato la partenza di un ambizioso programma per la ricerca di ghiaccio lunare (v. articolo in basso). E dell’impresa di quarant’anni fa si scrive ancora. Un giovane esperto di comunicazione scientifica, Paolo Magionami, che il fatidico 20 luglio 1969 ancora non c’era, ripercorre appassionatamente ne Gli anni della Luna (Springer ed.) i vent’anni della corsa allo spazio fino alla chiusura del progetto Apollo nel 1972. Che ruolo ha avuto la comunicazione nel creare e far crescere la fascinazione dell’opinione pubblica planetaria per la conquista della luna? Magionami usa soprattutto la stampa, estera e nazionale, per restituire il sapore di quegli anni in cui le questioni spaziali (e lunari) conquistarono progressivamente titoli a nove colonne. L’impresa titanica di portare 12 uomini sulla luna, in 6 allunaggi tra il 1969 e il 1972, coinvolse 400.000 uomini, tra centri spaziali e industrie, in uno sforzo paragonabile a quello del Progetto Manhattan. Il motore fu il celeberrimo discorso di Kennedy al Congresso nel maggio 1961. Dovevano trascorrere altri 8 anni prima di «portare un uomo sulla Luna e riportarlo indietro», ma la corsa tra superpotenze era già in atto. Con l’Urss in vantaggio. Da quando aveva agguantato per prima lo spazio con lo Sputnik non aveva mollato più. Al primo satellite artificiale erano seguiti altri obiettivi, tutti centrati: si può arrivare sulla Luna? E il Lunik II si era sacrificato sulla sua superficie il 12 settembre 1959. Gli esseri viventi possono volare nello spazio? E – come scrive Magionami – un intero zoo iniziò a popolare razzi e capsule. E l’uomo? Ed ecco Yuri Gagarin, faccia pulita e giuste origini contadine, strappato alle amate partite di biliardo, primo uomo nello spazio il 12 Aprile 1961. Gli Usa sempre a rincorrere. Finché in quella primavera del 1961 Kennedy promette all’America la fine delle umiliazioni. Si pagherà un prezzo di sangue: il 27 gennaio 1967 sono in programma simulazioni sull’Apollo 1. L’equipaggio è comandato da Virgil Grissom, uno degli Original 7, come sono chiamati i primi astronauti selezionati dalla Nasa per il progetto Mercury (quello che doveva dimostrare la possibilità di sopravvivenza dell’uomo nello spazio). Ma stavolta la capsula arde come una torcia sulla rampa, uccidendo un simbolo dell’astronautica americana proprio mentre gli Usa per la prima volta sono in vantaggio. L’America reagisce e spinge sull’acceleratore. Il segreto dell’Apollo 11 è un cocktail di idee spregiudicate (e vincenti) e di trucchi da bricoleur della domenica. Il Lem, modulo lunare leggero per portare gli astronauti sul suolo lunare (in cui nessuno credeva), è presentato la prima volta a Von Braun da un oscuro ingegnere della Nasa con un modellino così descritto da Magionami «un tappo di spumante con una base cilindrica che si reggeva in piedi grazie a cinque graffette metalliche». E che dire della provvidenziale penna usata da Armstrong al posto della levetta rotta, grazie alla quale i motori del Lem si riaccendono riportando a casa lui ed Aldrin? Il “piccolo passo” di Armstrong era stato preceduto da molti altri milioni di passi.”
Lucia Orlando, *Europa*, luglio 2009
“Questo di Paolo Magionami è un libro interessante che ben si inserisce tra le varie altre opere pubblicate negli ultimi tempi, a cavallo tra anniversari molto importanti per la storia dell’umanità, prima ancora che per quella della tecnologia e dell’astronautica (i cinquant’anni dal primo Sputnik, i quaranta dal primo sbarco umano sulla Luna). Una delle particolarità del volume sta nel fatto che l’autore, fisico di formazione e storico della scienza, come egli stesso sottolinea nella bella prefazione del volume, non ha un ricordo diretto dei fatti di cui narra, perché all’epoca del loro svolgimento ancora non c’era, “se non nei pensieri di mia madre e di mio padre”. Lo spunto per mettere mano a quest’opera gli venne fornito un paio di anni fa, in occasione di una mostra di riviste d’epoca a tema spaziale, durante la quale gli capitò di scambiare qualche parola con una coppia matura che, nell’ammirare un fascicolo di Epoca del gennaio 1969, recante in copertina la famosa fotografia della Terra che sorge dietro la Luna scattata dall’equipaggio dell’Apollo 8, aveva iniziato a scambiarsi ricordi su quell’immagine già vista negli anni indimenticabili della corsa alla Luna. L’autore, proprietario della collezione di giornali in esposizione, non aveva potuto esimersi dal farsi avanti e mettersi a chiacchierare con quelle persone, condividendone l’emozione nel sentirsi rievocare quei fatti ormai lontani nel tempo, ma ancora così indelebilmente scolpiti nella loro memoria: e fu proprio in quel momento che decise di scrivere questo libro, basandolo sulla rilettura di quanto pubblicato dalle riviste del “ventennio d’oro dell’astronautica”, come giustamente egli definisce quel periodo magico tra gli anni Cinquanta e gli anni Settanta del secolo scorso che racchiude il lancio del primo Sputnik sovietico e gli sbarchi lunari statunitensi del programma Apollo. È quindi un libro sulla storia dell’astronautica nel suo periodo migliore, ma è anche e soprattutto un’immersione totale nei fatti e nel costume di un’intera epoca ormai scomparsa, in cui sulle pagine delle riviste del tempo apparivano – spesso in bilico tra scienza, fantasia e ingenua anticipazione – ampi servizi sulle prodigiose imprese spaziali col contorno della pubblicità (già allora onnipresente) e di altri articoli dedicati alle celebrità, alle mode e alla cronaca, con molti punti in comune con quanto – come rilevato dall’Autore – avviene ancora oggi. Con queste premesse e il substrato culturale su cui va a innestarsi, in aggiunta all’evidente competenza di chi scrive nel padroneggiare le metodologie della storiografia della scienza, l’opera raggiunge l’obiettivo di narrare la corsa allo spazio, inquadrandola pienamente nel contesto del suo tempo, delineando così uno spaccato molto interessante ed intenso di tutta un’epoca e creando i pieni presupposti perché chi c’era possa vedersi tornare alla mente fatti e personaggi, magari accantonati in un angolo della memoria, ma pronti a riaffiorare appena lo stimolo giusto viene a richiamarli. Nello stesso modo è rilevante anche per chi non c’era, che potrà ora appassionarsi ed emozionarsi di fronte alla rievocazione di quei fatti apparentemente così lontani e superati dall’evolversi del tempo. I1 libro – suddiviso in nove capitoli più bibliografia e due appendici dedicate rispettivamente alla conquista di Marte (il periodo preso in considerazione è lo stesso del resto del volume, andando dalle prime sonde al 1972 col Mariner 9) e all’Italia nello spazio (con la descrizione del Progetto San Marco di Luigi Broglio) – è ben scritto ed approfondito e la trattazione della materia mai pedante o noiosa, pur nella meticolosa e puntigliosa rievocazione dei fatti storici, a dimostrazione che l’autore si è ben documentato, consultando le fonti d’epoca, e di questo gli va reso pieno merito perché il risultato del suo lavoro è piacevole e certamente consigliabile. La nostra pignoleria, forse esagerata, ci ha portato a riscontrare imprecisioni in alcuni dettagli, molto probabilmente addebitabili ad errori contenuti nelle variegate e non sempre precisissime fonti giornalistiche consultate: per esempio, a pag. 142 è riportato che l’astronauta Frank Borman era colonnello dell’Esercito, mentre in realtà apparteneva all’Aviazione; a pag. 147 si narra dell’incidente occorso a Neil Armstrong mentre effettuava un test su quello che, dal contesto, appare essere il Modulo Lunare, mentre in realtà si trattava di un simulatore costruito per permettere ai piloti di prepararsi alla guida del vero veicolo lunare; ancora, a pag. 196 troviamo scritto che Alan Shepard effettuò un esperimento di telepatia durante la missione Apollo 14, mentre a fare ciò fu il collega Edgar Mitchell. Niente di grave, comunque, né tale da inficiare minimamente, a nostro parere, la qualità di questo libro, che rimane notevole. Un ulteriore tocco di distinzione in più viene dall’apparato iconografico a corredo del testo: le immagini, tutte in bianco e nero, rivestono un particolare interesse storico perché sono quasi esclusivamente costituite da pagine di quotidiani e copertine di riviste d’epoca, con appropriate didascalie che illustrano i dettagli della pubblicazione e i contenuti degli articoli. Concludendo la prefazione, Magionami scrive: “Che abbiate udito il vagito dello Sputnik, visto Modugno e la Lollobrigida salutare Gagarin, Tito Stagno e Ruggero Orlando acclamare i tre dell’Apollo, se c’eravate o meno durante gli anni della Luna, comunque sia, spero che questo libro possa regalarvi qualcuna di quelle emozioni, o solo un semplice: «Mi ricordom»”. Per noi che c’eravamo, e passammo davvero la “notte della Luna” ascoltando Tito Stagno e Ruggero Orlando, la lettura di questo testo ha suscitato ben più di un semplice ricordo, facendoci tornare col pensiero a quei giorni gloriosi e irripetibili, oltretutto vissuti con l’entusiasmo dell’adolescente che apre la propria mente ad un futuro dalle prospettive apparentemente illimitate. Da parte nostra, quindi, non possiamo non ritenere la missione dell’autore perfettamente riuscita.”
MARCO ORLANDI, *Giornale di Astronomia*, 2009, 4
### Sinossi
Gli anni della Luna ripercorre la storia dell’astronautica durante il periodo più esaltante della conquista dello spazio, quello compreso tra il lancio dello Sputnik, nel 1957, e l’ultima missione lunare portata a termine dall’Apollo 17 nel 1972.
Lo spazio, immaginato, raccontato e disegnato da artisti e sognatori durante gli anni Cinquanta, viene finalmente raggiunto con il “compagno di viaggio” russo nell’ottobre del ’57. E’ l’inizio di una nuova era, che si guadagna presto le copertine e le prime pagine delle riviste più famose. Leggendo quello che si raccontava un tempo emerge lo spaccato della nostra società, e del mondo che la circondava con le sue inquietudini e le sue speranze.

Gli anni della leggerezza

È l’estate del 1937 e la famiglia Cazalet si appresta a riunirsi nella dimora di campagna per trascorrervi le vacanze. È un mondo dalle atmosfere d’altri tempi, quello dei Cazalet, dove tutto avviene secondo rituali precisi e codici che il tempo ha reso immutabili, dove i domestici servono il tè a letto al mattino, e a cena si va in abito da sera. Ma sotto la rigida morale vittoriana, incarnata appieno dai due capostipiti affettuosamente soprannominati il Generale e la Duchessa, si avverte che qualcosa sta cominciando a cambiare. Ed ecco svelata, come attraverso un microscopio, la verità sulle dinamiche di coppia fra i figli e le relative consorti. L’affascinante Edward si concede svariate amanti mentre la moglie Villy si lacera nel sospetto e nella noia; Hugh, che porta ancora i segni della grande guerra, forma con la moglie Sybil una coppia perfetta, salvo il fatto che non abbiano idea l’uno dei desideri dell’altra; Rupert, pittore mancato e vedovo, si è risposato con Zoë, un’attrice bellissima e frivola che fatica a calarsi nei panni della madre di famiglia; infine Rachel, devota alla cura dei genitori, che non si è mai sposata per un motivo ben preciso. E poi ci sono i nipoti, descritti mirabilmente nei loro giochi, nelle loro gelosie e nei loro sogni, in modo sottile e mai condiscendente, dalle ingenuità infantili alle inquietudini adolescenziali. Ma c’è anche il mondo fuori, e la vita domestica dei Cazalet s’intreccia inevitabilmente con la vita di un paese sull’orlo di una crisi epocale. Mentre le vicissitudini private dei personaggi vengono messe a nudo e vicende grandi e piccole intervengono a ingarbugliare le loro esistenze, si comincia a mormorare di una minaccia che viene dal continente, e che assume sempre più spessore nelle consapevolezze dei protagonisti, fino a diventare tangibile: la seconda guerra mondiale è alle porte. La prosa sapiente di Elizabeth Jane Howard, il suo sguardo acuto e la sua ironia affilata ci accompagnano in queste pagine mano nella mano, fino alla fine del primo libro della saga dei Cazalet, lasciandoci con la voglia di andare avanti.

(source: Bol.com)

Gli anni dell’Observer

George Orwell scrisse il suo primo articolo per l'”Observer” nel febbraio del 1942. L’allora proprietario e direttore, David Astor, ne apprezzava la “profonda rettitudine, l’onestà e la modestia”. La loro salda amicizia durò per tutti gli anni Quaranta, fino alla prematura scomparsa dello scrittore. Questo libro raccoglie tutti gli articoli e le recensioni scritti da Orwell per l'”Observer” dal 1942 al 1949. I cento pezzi esatti che compongono questa raccolta offrono il ritratto di un Orwell di grande rigore morale, ma anche di un mondo non così lontano in cui la storia era ancora cronaca e la letteratura non era ancora storia. Tristi, arrabbiati, a volte severi, spesso divertenti, questi articoli testimoniano l’associazione di alti ideali e dolorosa consapevolezza che veniva a incarnarsi nella figura di Orwell. “Se ti guardi dentro, chi sei, don Chisciotte o Sancho Panza?”, una volta aveva domandato. “Quasi sicuramente entrambi.” Era proprio la contraddizione tra questi due aspetti, la dialettica tra idealismo e cinismo, a conferire a Orwell quella peculiare energia che lo ha reso uno dei più grandi scrittori del Novecento.
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Un annetto buono

2009: un anno difficile, un anno impegnativo, un anno di crisi… un po’ come gli ultimi dieci quindici, a pensarci bene. Questo è il diario di un anno indimenticabile (o da dimenticare, dipende dai risultati elettorali) secondo Dario Vergassola, cronista impavido che con sommo sprezzo del ridicolo appunta e commenta deliri quotidiani di politici, capi di Stato, presidenti del consiglio, ministri, portaborse, papi e anche re; uno speciale reportage dal fronte della politica parlamentare e della cronaca quotidiana, dove gli eventi si susseguono vertiginosi e inverosimili più che in una fiction, lasciandoci a bocca aperta e con una gran voglia di cambiare canale. Peccato che ancora non esista un telecomando così potente da fare zapping tra le realtà, oltre che tra i reality. Posologia e modalità d’uso. Mentre legge questo resoconto, il lettore è caldamente invitato a meditare, ragionare e decidere in tutta coscienza se rivedere gli stessi avvenimenti in una prossima legislatura o se preferire, per una volta, che la Storia non si ripeta.
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Anna vestita di sangue

Cas Lowood ha ereditato una strana vocazione: uccidere i morti… Suo padre lo faceva prima di essere ucciso dal fantasma che stava cercando di annientare. E ora Cas, armato del misterioso pugnale athame, continua la missione: viaggia di città in città insieme alla madre, una strega, e al suo gatto fiuta-fantasmi, alla ricerca di spiriti malvagi. Quando arrivano a Thunder Bay per eliminare quella che la gente del posto chiama “Anna vestita di sangue”, Cas non si aspetta nulla di diverso dal solito. Si trova invece di fronte a una ragazzina posseduta dalla rabbia e vittima di maledizioni, uno spirito diverso da quelli che è abituato a distruggere. Indossa ancora il vestito che aveva quando fu assassinata, nel 1958. Dal giorno della sua morte, Anna uccide chiunque osi entrare nella dimora vittoriana vecchia e cadente in cui un tempo viveva. Gli spiriti delle sue vittime penetrano il legno marcio delle pareti, strisciano sul pavimento ammuffito e viscido delle cantine, senza trovare pace… Per qualche strano motivo però, Anna non uccide Cas. Anzi, si rivela l’unica in grado di aiutarlo a trovare il fantasma maligno che lo ha privato del padre. Così, insieme agli altri strani amici del giovane, streghe e stregoni in erba, formeranno una squadra disposta ad affrontare ogni pericolo. Ma Cas dovrà risolvere un problema ancora più difficile di questo: quale sarà infatti il destino di Anna?
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Anna dagli occhi verdi

È una fredda mattina di gennaio, a Milano: ai funerali del ricco e potente Cesare Boldrani gli sguardi dei presenti sono puntati su Anna, l’unica figlia ed erede universale. Da questo momento, alla guida di un grande impero economico, la donna è costretta a confrontarsi con il proprio passato ma soprattutto con quello del padre: un viaggio a ritroso nel tempo, in cui appassionanti storie d’amore si alternano a eventi misteriosi e drammatici.
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Anna che sorride alla pioggia

Un’ora dopo aver letto l’esito del test di gravidanza, avevo già montato un canestro in giardino. «È un maschio, me lo sento!». Perché dopo due meravigliose figlie femmine era giusto, se non pareggiare i conti, almeno bilanciare un po’ le parti. A Daniela l’ultima cosa che interessava era il sesso della creatura che portava in grembo. Bastava che fosse sana, diceva. Che poi è il pensiero di ogni genitore, solo che, quando la vita ti ha già messo alla prova, quel pensiero non lascia spazio a nessun altro. Poi ci fu il succo alla pera. Qualche sorso per svegliare a suon di zuccheri il piccoletto, in modo che si posizionasse a favore di ecografo. Fu quello il giorno in cui capii che mi dovevo preparare, perché qualcosa stava davvero per cambiare. Quando la dottoressa ci convocò e senza tanti preamboli ci disse: «Si tratta della trisomia 21», invece, capii un’altra cosa: che Daniela era già pronta. «È maschio o femmina?», chiese, lasciandomi a bocca aperta ancora una volta. Perché adesso sì, l’unica cosa che contava era sapere chi sarebbe arrivato nella nostra famiglia. Era Anna la buona notizia che stavamo aspettando.
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### Sinossi
Un’ora dopo aver letto l’esito del test di gravidanza, avevo già montato un canestro in giardino. «È un maschio, me lo sento!». Perché dopo due meravigliose figlie femmine era giusto, se non pareggiare i conti, almeno bilanciare un po’ le parti. A Daniela l’ultima cosa che interessava era il sesso della creatura che portava in grembo. Bastava che fosse sana, diceva. Che poi è il pensiero di ogni genitore, solo che, quando la vita ti ha già messo alla prova, quel pensiero non lascia spazio a nessun altro. Poi ci fu il succo alla pera. Qualche sorso per svegliare a suon di zuccheri il piccoletto, in modo che si posizionasse a favore di ecografo. Fu quello il giorno in cui capii che mi dovevo preparare, perché qualcosa stava davvero per cambiare. Quando la dottoressa ci convocò e senza tanti preamboli ci disse: «Si tratta della trisomia 21», invece, capii un’altra cosa: che Daniela era già pronta. «È maschio o femmina?», chiese, lasciandomi a bocca aperta ancora una volta. Perché adesso sì, l’unica cosa che contava era sapere chi sarebbe arrivato nella nostra famiglia. Era Anna la buona notizia che stavamo aspettando.

Anna Bolena

La ”scalata” di Anna Bolena inizia, sotto l’abile regia del padre, con un periodo trascorso in Francia, come damigella d’onore della principessa Maria d’Inghilterra, moglie di Luigi XII. Al suo rientro in Inghilterra Anna si era trasformata in una splendida dama di corte, elegante, desiderabile e prezioso oggetto di scambio per le ambizioni del padre. Ma neppure lui poteva immaginare quale sarebbe stato il futuro della ragazza che, dopo aver infiammato il cuore del re Enrico VIII, lo sposò nel 1533 e gli diede una figlia, Elisabetta, destinata a diventare la più grande regina della Storia inglese.
Nonostante questo folgorante inizio, l’astro di Anna Bolena tramonta presto: invidie, intrighi, la mancanza del tanto sospirato erede maschio, la condurranno in breve tempo sul patibolo per volere dello stesso re che pur di poterla sposare aveva divorziato dalla prima moglie, Caterina d’Aragona, e si era separato dalla Chiesa di Roma.
Carolly Erikson ricostruisce le vicende che hanno segnato l’esistenza di questa sfortunata regina, sullo sfondo di una perfetta rievocazione dei rapporti familiari, del ruolo delle donne, degli scontri politici, dell’intreccio di ragioni personali e ragion di Stato, in una grande corte europea del Rinascimento.
(source: Bol.com)

Anime perdute

A sconvolgere la tranquilla esistenza di Aaron Greidinger, giornalista di successo, arriva un “fantasma” dal suo passato: Max Aberdam, un vecchio amico che aveva creduto morto nell’Olocausto. Max, seppur settantenne, non accetta di rinunciare alla vita e alla passione, passione che assume le forme della giovane Miriam. E fra i tre si innesca un perverso gioco di seduzione, in cui Max arriva a spingere Aaron tra le braccia di Miriam. Dal passato della donna affiora però un segreto terribile: ad Aaron la scelta se amarla o giudicarla.
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Anime legate

Il quinto episodio della serie L’Accademia dei Vampiri. Dopo un lungo e straziante viaggio nel luogo di nascita di Dimitri in Siberia, Rose Hathaway è finalmente tornata dalla sua migliore amica, Lissa. Il diploma è vicino, e le ragazze non vedono l’ora che inizi la loro vita reale al di là dei cancelli dell’Accademia. Rose soffre ancora per Dimitri: sa che lui è la fuori, da qualche parte. Non è riuscita a ucciderlo quando ne ha avuto l’occasione e ora le sue peggiori paure stanno per diventare realtà: Dimitri ha assaggiato il suo sangue e le sta dando la caccia. Non si darà pace fino a quando non saranno uniti per sempre.

(source: Bol.com)

Anime di vetro

C’è la morte nell’anima di Luigi Alfredo Ricciardi. Imprigionato nel guscio della solitudine piú completa, che non permette a nessuno di intaccare, è sulla soglia della disperazione. All’ottavo appuntamento con i lettori del commissario dagli occhi verdi, piú che mai protagonista in una indagine dove tutto è anomalo, Maurizio de Giovanni ci regala la meraviglia di un romanzo in cui le anime di ciascuno si rivelano fatte di vetro: facili a rompersi in mille pezzi, lasciano trasparire la fiamma che affascina e talvolta danna, e occorre allora il sacrificio della rinuncia, che può apparire incomprensibile ed esporre alla vendetta. Prende cosí forma un congegno narrativo misteriosamente delicato e struggente, vertiginoso e semplice, che spinge Ricciardi su strade rischiose. E lo costringe a fare i conti con sé stesso e i propri sentimenti. Mentre le pagine sembrano assumere la voce di una delle piú celebri canzoni partenopee, per carpirne il piú nascosto segreto. C’è la morte nell’anima di Luigi Alfredo Ricciardi. Imprigionato nel guscio della solitudine piú completa, che non permette a nessuno di intaccare, è sulla soglia della disperazione. All’ottavo appuntamento con i lettori del commissario dagli occhi verdi, piú che mai protagonista in una indagine dove tutto è anomalo, Maurizio de Giovanni ci regala la meraviglia di un romanzo in cui le anime di ciascuno si rivelano fatte di vetro: facili a rompersi in mille pezzi, lasciano trasparire la fiamma che affascina e talvolta danna, e occorre allora il sacrificio della rinuncia, che può apparire incomprensibile ed esporre alla vendetta. Prende cosí forma un congegno narrativo misteriosamente delicato e struggente, vertiginoso e semplice, che spinge Ricciardi su strade rischiose. E lo costringe a fare i conti con sé stesso e i propri sentimenti. Mentre le pagine sembrano assumere la voce di una delle piú celebri canzoni partenopee, per carpirne il piú nascosto segreto.
(source: Bol.com)

Animali spiaccicati ovvero Il Nuovissimo Metodo per entrare alla grande nel mondo dei grandi

Il piú scanzonato e irriverente libro di formazione alla rovescia. Per insegnare ai ragazzi a diventare grandi, ma nel modo giusto. O per insegnare ai grandi a diventare piccoli, nel modo giusto. Come in un diario scolastico, dodici mesi di racconti, poesie e consigli. Scritto da Elio e le Storie Tese, disegnato da una «maga» dell’illustrazione, Chiara Rapaccini.
«Il nostro sogno, con Animali spiaccicati, è di contribuire a un futuro di pace e di tolleranza universali in cui tutti i popoli, sconfitta la fame nel mondo, si baciano continuamente. La nostra speranza è di incontrare un giorno, da vecchi, un giovane uomo o una giovane donna che, stringendo la nostra antica mano tremula, dicano: “Elio e le Storie Tese, signora Rapaccini. Io sono cresciuto con Animali spiaccicati”. Ma anche se poi non succede non ci facciamo una malattia».

Animali

“Anche se posso ridire tranquillamente che avere un gatto in casa è veramente un grande piacere; e guardare i suoi continui grandi numeri da circo e ammirarne lo stile di vita, cercando anche di impararci qualcosa, è una cosa bellissima.”

(source: Bol.com)

L’animale morente

David Kepesh, professore universitario di critica letteraria, è malato di desiderio, e la sua malattia si chiama Consuela Castillo, una ragazza cubana, alta e bellissima, di ventiquattro anni, che sconvolge la sua vita nel modo piú tragico e inaspettato. Sotto la penna magistrale di Philip Roth, figure di uomini e donne ricche di cruda sensualità ridisegnano in modo nuovo l’immutata fragilità degli esseri umani.

(source: Bol.com)

Anima nera

Fredda e calcolatrice, la bellissima Naphré ha venduto la propria anima a un demone che si avvale dei suoi servigi come sicario. L’ultima cosa che si aspetta è che un mietitore d’anime le dia la caccia, eppure Alastor Krayl, figlio di uno dei più potenti signori degli Inferi, non le dà tregua. È convinto che lei sia in possesso di preziose informazioni sulla morte di suo fratello Lokhan, ma Naphré non può fidarsi di nessuno, meno che mai di un seducente mietitore d’anime che le fa ribollire il sangue. E, così, combattuta tra dovere e desiderio, lotta disperatamente per proteggere i propri segreti. Anche se vorrebbe soltanto arrendersi alla passione…

Anima Latina

Quanto sono durate effettivamente le sessions di registrazione di ANIMA LATINA? E davvero possibile che la sua lavorazione sia durata sei mesi? Qual e veramente il misterioso effetto per chitarra utilizzato da Lucio? Chi suona effettivamente la batteria nel disco? E vero che Ares Tavolazzi degli Area e Toni Esposito sono presenti nell’album, pur non accreditati? E chi e il misterioso Gneo Pompeo? Domande che da sempre dividono i fans e gli studiosi di Lucio Battisti. Questo saggio, con un approccio nuovo, mette la parola fine a ogni questione tramite nuove interviste ai protagonisti, documenti inoppugnabili e riscontri oggettivi, capaci di farsi strada attraverso la nebbia dei ricordi e di dissolverla. In piu, contiene la trascrizione di tre articoli e un’intervista usciti all’epoca e finora mai riportati in volume, oltre a un intervento del cantautore Alessandro Grazian che evidenzia il lascito di ANIMA LATINA sulle giovani generazioni. Un libro che ogni battistiano deve avere. Senza se e senza ma.”
(source: Bol.com)