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Il papa definitivo

Su Vatican-17, il pianeta alle frontiere della Galassia chiamato appropriatamente “la fine di tutto”, una società di robot e umani ha lavorato per mille anni per perfezionare una religione intesa ad abbracciare tutte le fedi esistenti. Non è certo una novità in una Galassia affollata di religioni. Ma un progetto è tenuto nascosto alle orde di pellegrini che vengono accolti a Vatican-17: sensitivi umani addestrati a mandare le loro menti nello spazio e nel tempo vanno raccogliendo tutte le informazioni esistenti nel cosmo. E questi dati vengono poi immessi in un computer di infinita saggezza, conoscenza, infallibilità: il Papa definitivo. Ma ora il progetto è minacciato da una giovane giornalista sulle tracce di una storia sensazionale e, cosa ancora più sconcertante, da uno dei sensitivi che proclama di aver incontrato nelle sue fluttuazioni in dimensioni insospettate il Paradiso stesso!

Le pantere di Algeri

Siamo nel Seicento: il castello della bella contessa Ida di Santafiora viene assaltato dai pirati saraceni provenienti da Alaeri e che per la loro ferocia vengono chiamati “pantere di Algeri”. Aiutati da Zuleik Ben-Abad, un moro che la contessa tiene prigioniero e di cui è innamorata perdutamente, i pirati riescono a fare breccia e rapiscono la giovane contessa nonostante l’arrivo del barone suo promesso sposo. Aiutato da Testa di Ferro, il suo fedele servo, il barone va ad Algeri per vendicarsi di Zuleik e salvare la contessa. Per farlo dovrà affrontare mille avventure pericolose e combattere con i saraceni, spietati nei confronti degli infedeli. Età di lettura: da 10 anni.

Una pantera in cantina

Gerusalemme 1947: mentre gli eventi storici incalzano, un ragazzino ebreo di dodici anni vive un momento estremamente significativo della sua vita. Ora che è adulto lo racconta. Dopo l’Olocausto, quando si rafforza il movimento clandestino per la nascita dello stato di Israele, anche lui ha fondato con un paio di coetanei una società segreta con l’obiettivo di combattere gli inglesi, che ancora occupano la Palestina, rivendicando il diritto a una propria patria dopo tanta sofferenza. Lui è soprannominato Profi, abbreviazione di professore, perché è molto intelligente, ha una cultura enciclopedica, ama studiare le parole e leggere. Di carattere è comunque socievole e vivace, ama pensarsi coraggioso come una pantera e i suoi amici sono i due compagni di gioco e cospirazione. Almeno fino al giorno in cui non fa amicizia con il nemico, un sergente inglese che gli insegna la sua lingua in cambio di lezioni di ebraico. Da quel momento agli occhi degli altri diventa un vile traditore, e in quanto tale va punito nonostante la sua pretesa di innocenza.La pantera in cantina racconta una piccola grande storia di emozioni e sentimenti, un’avventura di amicizia e di crescita, che pone serie domande sulla colpa e sulla fiducia, in un contesto storico di epocali stravolgimenti. Profi è infatti testimone, con il suo sguardo ancora candido, la sua sensibilità intatta, di fatti più grandi di lui i cui effetti si ripercuotono inesorabilmente sulle relazioni umane..

(source: Bol.com)

Paneb. Il segreto della pietra di luce

Alla morte del faraone Merenptah due pretendenti si contendono il trono e lo spettro di una guerra fratricida incombe minaccioso sull’Egitto. Per la confraternita del Luogo della Verità si apre un nuovo periodo di inquietudine. Tra gli artigiani si cela un traditore, al servizio del diabolico nemico che brama il tesoro custodito nel tempio della dea Maat. Inoltre va diffondendosi il malcontento, perché i viveri scarseggiano e perfino l’acqua nasconde un’insidia micidiale… Mentre il cerchio si stringe sul villaggio, Paneb l’Ardente è chiamato da Nefer, responsabile degli artigiani e suo padre adottivo, a una prova cruciale: ha lavorato con energia e dedizione e ora è giunto per lui il momento di creare il capolavoro.

Pane e tempesta

Quali sono le ventisette azioni dell’uomo civile? Lo scoprirete a Montelfo, il paese più magico e fantastico del mondo. In un romanzo
di sfrenata comicità. Stefano Benni monta un grande circo di creature indimenticabili: il Nonno Stregone, Ispido Manidoro, Trincone Carogna, Sofronia e Rasputin, Archimede detto Archivio, Frida Fon, lo gnomo Kinotto, il beato Inclinato, Simona Bellosguardo, il gargaleone e il cinfalepro, Fen il Fenomeno, Piombino, Raffaele Raffica, Alice,
don Pinpon e don Mela, Zito Zeppa, la Jole, Gino Saltasù, il sindaco Velluti, Ottavio Talpa, Bubba Bonazzi, Bum Bum Fattanza, Nestorino e Gandolino, Sibilio Settecanal, Tramutone, la Mannara, Giango,
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### Recensione
**Nel Bar Sport resiste la favola Benni. Un remoto borgo del Bel Paese Che Fu dove sopravvivono «sparaballe e fancazzisti»**
*Sergio Pent*, Tuttolibri – La Stampa
Il mondo della fantasia è il rifugio delle sconfitte quotidiane. Ma in un mondo in cui anche la politica è diventata fantasia, il Gran Maestro **Stefano Benni** dovrebbe trovarsi disarmato, soppiantato, usurpato da una comicità tutta corna, sorrisi, pacche e soliloqui cabarettistici che destabilizzano i ruoli e lasciano il pubblico in mutande.
In una società letteraria in cui gli scrittori comici non hanno mai contato proseliti – Campanile e Guareschi appartengono a una nostalgica preistoria – il Grande Comico **Stefano Benni** dovrebbe essere relegato nell’angolo dei reietti, alla pari con i comici televisivi che ufficializzano su carta le loro fragorose carriere da una battuta e via. Invece no. Invece, in un mondo in cui i ruoli dei buoni e dei cattivi si sono invertiti, in una società in cui i politici si fanno scrittori invece di salvare il villaggio dall’assalto finale, **Stefano Benni** continua imperterrito la sua marcia e in *Pane e tempesta*, pur con una certa ripetitività, continua a sedurci e a divertirci con la stessa leggerezza con cui – secoli fa – ci scompisciavamo sulle prime scorribande goliardiche per la rivista a fumetti *Il Mago*.
Occorre sottolineare che Benni sembra meno rancoroso, nei suoi ultimi lavori, più consapevole di non poter scardinare la realtà con il sarcasmo e la satira: tutto quanto, intorno, ha raggiunto il livello di guardia di una follia sociale e politica che non ha eguali in occidente. Si cementifica invece di arricchirsi con l’arte e il turismo, presto avremo le primarie tra partiti di condominio, si devasta e si straparla e si perde tutto, compresi la dignità e il futuro.
Ma in un remoto borgo di un Bel Paese Che Fu, si lotta ancora, e si lotta per far vincere la nostalgia. Il Bar Sport di Montelfo è vivo, ricco di tutti quei personaggi che hanno fatto l’Italia più vera, prima che ogni sputo di provincia affogasse il popolo nel delirio degli ipermercati. A Montelfo Nonno Stregone lotta con la sua artrosi, la piccola Alice parla con gli animali del bosco mentre il cupo Piombino non sa come dichiararle il suo amore. A Montelfo la dinastia dei Trinconi porta avanti da generazioni il Bar Sport, «punto d’incontro di filosofi, ubriaconi, tecnici sportivi, sparaballe, fancazzisti, narratrici e comari». E si ritrovano tutti qui, questi personaggi, a rivangare memorie prodigiose – chi rammenta la Luisona, regina di tutte le brioches mummificate? – a cercare di sopravvivere ai tempi, a difendere – soprattutto – la loro vallata dalle ruspe che incalzano per spianare il bosco, per aprire nuove inutili strade, per inaugurare centri commerciali e per distruggere ciò che da sempre tiene in vita un Paese: la memoria.
E proprio qui la magia di **Benni** torna in prima fila, nel riassunto ideale di tutte le sue tematiche: comicità e fantasia si sposano a ecologia e politica, in un tessuto variegato che dal fiume principale lascia defluire ruscelli d’allegria e di ricordo, mentre le ruspe del viscido Sibilio Settecanal avanzano e sbranano il futuro. Episodi che si riallacciano e s’incrociano, in un felice delirio di creature ormai di proprietà collettiva, perché al Bar Sport di **Stefano Benni **non esistono inviti personalizzati, ma si può entrare e slumare Simona Bellosguardo o seguire i giocatori di carte senza carte o ascoltare le storie di Archimede Archivio o la leggenda del Beato Inclinato.
Il tutto mentre anche gli gnomi cercano un modo per salvare il loro angolo di mondo, la loro storia. Gli gnomi? Beh, in un Paese – il nostro – in cui la verità è diventata un’opinione a senso unico, è lecito affidarsi all’irreale per ritrovare concretezza, per resistere, mangiando pane e tempesta. E in questa sua apparente svagatezza fantastica, **Stefano Benni **continua a dimostrarsi il nostro scrittore più concreto, quello comicamente più tragico.
### Sinossi
Quali sono le ventisette azioni dell’uomo civile? Lo scoprirete a Montelfo, il paese più magico e fantastico del mondo. In un romanzo
di sfrenata comicità. Stefano Benni monta un grande circo di creature indimenticabili: il Nonno Stregone, Ispido Manidoro, Trincone Carogna, Sofronia e Rasputin, Archimede detto Archivio, Frida Fon, lo gnomo Kinotto, il beato Inclinato, Simona Bellosguardo, il gargaleone e il cinfalepro, Fen il Fenomeno, Piombino, Raffaele Raffica, Alice,
don Pinpon e don Mela, Zito Zeppa, la Jole, Gino Saltasù, il sindaco Velluti, Ottavio Talpa, Bubba Bonazzi, Bum Bum Fattanza, Nestorino e Gandolino, Sibilio Settecanal, Tramutone, la Mannara, Giango,

Pane e roba dolce: Un classico della tradizione italiana

Conosciute in tutto il mondo per la loro scuola di cucina, le gemelle Margherita e Valeria Simili – universalmente note come le Sorelle Simili tengono corsi in Europa, America e Giappone, sempre con enorme successo. “Pane e roba dolce” è un ricettario sul più semplice degli alimenti: insegna a fare il pane in casa nelle diverse varietà della tradizione italiana, nonché molti dei dolci più usuali, come ciambelle, panettoni, torte, cornetti, colombe e così via.

Il pane di Abele

«Vrades pro sempere!», fratelli per sempre: questo si giurano Zosimo e Nemesio il giorno in cui quest’ultimo lascia il paesino di Crapiles per andare a iscriversi all’università. Zosimo, che a Crapiles ci è nato, rimarrà a fare il pastore: come suo padre, come il padre di suo padre. Sebbene così diversi, i due ragazzi sono stati amici dal giorno in cui la famiglia di Nemesio è arrivata in paese dal «continente». Ed è stato proprio il piccolo forestiero, coi riccioli che sfuggivano da sotto il cappello foderato di pelliccia e «due occhi color prugna acerba», a staccare da una grondaia una lunga «spada di ghiaccio», a spezzarla e a regalarne una metà a Zosimo, che lo guardava stupefatto: «Questa è la spada del generale inverno,» ha dichiarato con la serietà di cui sono capaci i bambini «che si divide solo con un nuovo amico!». Da quel momento sono stati inseparabili: Zosimo ha portato Nemesio a casa sua, dove lo hanno accolto come un figlio, gli ha insegnato a mangiare formaggio di pecora con il pane crasau, e a cercare nei boschi i nidi dei colombacci. Nessun dubbio, nessun sospetto, nessun cattivo pensiero può scalfire nell’animo puro di Zosimo l’amore per l’amico. Così come nessuna malalingua potrebbe gettare un’ombra su quello per la bella Columba, di cui fin da piccolo è innamorato e che sta per diventare sua moglie. Dopo la partenza di Nemesio le loro strade si divideranno, ma solo per tornare a incrociarsi molti anni dopo: e allora, cadute le maschere, scoppierà il dramma.

Pane cose e cappuccino

Dena Nordstrom è alta, bionda e bellissima, lavora come giornalista televisiva a Manhattan e la sua carriera è al massimo dello splendore. La sua vita sembra perfetta, ma in realtà Dena è sfinita dai ritmi frenetici della metropoli, ed è infelice, anche se non se ne è ancora resa conto. Ci vorrà un tracollo fisico per costringerla a una vacanza e riportarla a Elmwood Springs, la piccola e sonnolenta cittadina in cui è cresciuta. Comincia qui per Dena il viaggio in un passato che la riguarda e che sembra nascondere qualcosa che potrebbe condizionare il suo futuro. Uno per volta, i segreti sulla sua famiglia sfuggono dallo scrigno in cui erano gelosamente custoditi rivelando un’insospettabile verità. I personaggi di Fannie Flagg sono pieni di vita, irresistibili, leali, ciarlieri e un po’ matti. E soprattutto possiedono una saggezza unica. — The Independent

(source: Bol.com)

Pancreas

Pancreas by Giobbe Covatta
Chi non ricorda l’emozione del primo giorno di scuola, la campanella, il banco, i compagni, il maestro, le lezioni? Proprio come ai tempi del libro *Cuore*… Certo, la classe protagonista di queste pagine non è proprio quella descritta da De Amicis, con la compagna ninfomane, il pluriripetente di ottantanove anni, lo psicolabile che per non farsi interrogare si cosparge di benzina e si dà fuoco già il primo giorno… per non parlare di quegli strani maestri con il vizio di raccontare delle favole un po’ alternative… Ma sarà tutto frutto della fantasia dell’autore, o non sarà che la scuola di oggi è talora più assurda di quanto si possa immaginare?
Tra piccole vendette lombarde e tamburini sordi, Giobbe Covatta ci offre una rilettura esilarante del capolavoro di De Amicis, dando libero sfogo alla sua irresistibile vena comica, al gusto innato per il nonsense, ma anche alla sua capacità non comune di osservare la società in cui viviamo.

Pan

Nelle notti romane ci sono bambini che sognano, e che nel sogno, ogni volta, ripetono il viaggio verso una grande isola che non c’è. Nelle notti romane ci sono ville borghesi illuminate dalla luna piena, e dai loro giardini spesso s’innalzano, non visti, mastodontici galeoni pirata. Nelle notti più fredde di una Roma moderna, pulsante, segreta, qualcuno ormai comincia ad avvertirlo: uno spirito folle sta bussando alla porta, uno spirito anarchico e sensuale, passionale e libertino, pronto a tornare per rapirci. Qualcuno lo vuol chiamare Peter; un tempo era noto come Pan. A cento anni di distanza dalla sua prima comparsa, il Peter Pan di Barrie rivela oggi più che mai la propria carica eversiva, la propria primordialità vitale, erotica, libera, il proprio rifiuto verso ogni forma di dogmatismo. Nei cieli di Roma lo scontro si sta preparando: bambini e pirati, vecchie e nuove divinità, in un’inquietante favola nera che finirà per insegnarci come, talvolta, per vedere il mondo del sogno dal mondo reale, non serva altro che alzare la testa.
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Pamuk Orhan – 2008 – Il museo dell’innocenza

Entrato in un negozio per comprare una borsa alla fidanzata, Kemal Basmaci, trentenne rampollo di una famiglia altolocata di Istanbul, si imbatte in una commessa di straordinaria bellezza: la diciottenne Füsun, sua lontana cugina. Fra i due ha ben presto inizio un rapporto anche eroticamente molto intenso, che travalica le leggi morali della Turchia degli anni Settanta. Kemal tuttavia non si decide a lasciare Sibel, la fidanzata: per quanto di mentalità aperta e moderna, in lui sono comunque molto radicati i valori tradizionali (e anche un certo opportunismo); vuole la moglie ricca e la bella amante povera, il matrimonio e l’ amour fou , i party a base di champagne (importato clandestinamente) della Istanbul bene e la seducente atmosfera di una stanza in un appartamento disabitato. Così si fidanza, con un sontuoso ricevimento all’Hilton. E perde tutto: sconvolta dal suo comportamento, Füsun scompare, mentre Kemal, preda di una passione che non gli dà tregua e mosso da una struggente nostalgia, trascura gli affari, si ritrae sempre più dal suo ambiente e alla fine scioglie il fidanzamento. Quando, dopo atroci patimenti, i due amanti si ritrovano, nella vita di Füsun tutto è cambiato. Kemal però non si dà per vinto. In assoluta castità, continua a frequentarla per otto lunghi anni, durante i quali via via raccoglie un’infinità di oggetti che la riguardano: cagnolini di porcellana, apriscatole, righelli, orecchini, mozziconi di sigarette, ditali, saliere, mutandine, grattugie per mele cotogne… Poterli guardare, assaggiare, toccare, annusare, è spesso la sua unica fonte di conforto. E quando la sua esistenza subisce una nuova dolorosa svolta, quegli stessi oggetti confluiranno nel Museo dell’innocenza, destinato a rendere testimonianza del suo amore per Füsun nei secoli futuri. La storia di una incontenibile passione, ma allo stesso tempo uno sguardo ora severo, ora ironico, ma certamente non privo di profondo affetto sulla Istanbul di quegli anni e sulla sua contraddittoria borghesia, sempre scissa, allora come oggi, fra tradizione e modernità, fra Oriente e Occidente. *** «Un romanzo splendido e malinconico». «Süddeutsche Zeitung»

Palude

Sinossi

Nel South Carolina, un giovane nero, Atys Jones, è accusato di aver stuprato e ucciso la fidanzata bianca Marianne Larousse, figlia di uno degli uomini più ricchi e importanti dello Stato. Per Atys si profila un’inevitabile condanna a morte, e nessuno ha voglia di occuparsi del suo caso. Nessuno tranne il detective Charlie “Bird” Parker, che ben presto sarà inghiottito da un incubo infestato dallo spettro di una donna incappucciata, da killer deformi e spietati, dalla sete di vendetta del perverso predicatore Faulkner. Nella palude in cui si incarna un Male antico convergono i percorsi dei vivi e dei morti, dei fantasmi delle vittime e dei carnefici, e si intrecciano i destini di Parker e dei crudeli assassini che insegue e dai quali è braccato.

Palude

Le paludi pontine sono terra di città nuove, «trionfali» e desolate, che nessun turista visitava fino a ieri. Sono un alveare di contadini, gente che parla in romanesco e ricorda in veneto, spediti lì dal Duce – quello «buono», quello che mieteva il grano – a bonificare stagni e pantani. Che poi, mica la voleva, lui, Littoria. Lui si accontentava di qualche borgo rurale, perché gli italiani sono un popolo di agricoltori. Ma alla fine ci si è affezionato, e anche ora che si chiama Latina il suo fantasma ci si aggira sempre, di notte, a bordo d’un rumorosissimo Guzzi 500-Falcone Sport. Controlla che tutto vada bene e che la gente del posto non combini troppi casini. Perché «di là» vogliono caricarlo pure dei peccati loro. In fondo è a causa sua che abitano quel brandello di Lazio. Perfino il sindaco è un uomo suo. Ai tempi lo avevano nominato federale, «federale facente funzioni» a essere precisi, e adesso che una classifica del Sole 24-ore ha piazzato Latina fra le peggiori città del Paese, per migliorarne l’immagine ha partorito un’idea folgorante: i trapianti di cuore. I trapianti sono una cosa ultramoderna e si fa una grandissima figura, sostiene. E c’è infine Palude che ne ha bisogno, Palude che quando era ancora in forze ti alzava con una mano sola, se non stavi zitto. Adesso ha il cuore stanco. Peccato solo che sia un operaio rosso e comunista. Ma non importa, è deciso: il trapianto si farà. Per procurarsi un donatore basta in fin dei conti spargere una latta d’olio sopra la Pontina. Anche se a volte, insieme al cuore, al trapiantato cambia pure l’anima…

Una pallottola per Mike

Joan Allison aveva lasciato una lettera allo zio, in cui diceva: «Non ho mai potuto soffrire Mike Ludlow. Questa volta gli impedirò a qualunque costo di attuare il suo piano».
Mike Ludlow, di professione bel giovane, ha escogitato un sistema per truffare lo zio di Joan, ma non riuscirà ad attuare il suo piano, perché sarà assassinato nel suo «bungalow» sull’isola di Barbados.
Tutte le persone coinvolte nella vicenda avevano validi motivi per desiderare la morte di Mike: la sua bella moglie, che porta ancora i segni della sua brutalità; la sua facoltosa amante, cui ha estorto un mucchio di quattrini; il marito di lei, naturalmente geloso. E infine un tale rifugiatosi a Barbados per «seppellire» un passato burrascoso, noto soltanto a Ludlow.
Con questi ingredienti, George Harmon Coxe è riuscito ancora una volta a sfornare una ciambella col buco. L’autore di tanti «gialli» d’eccezione non tradirà l’aspettativa dei suoi affezionati: ha scritto per loro un altro romanzo di quelli da leggere «tutto d’un fiato».

Una pallottola per Errol Flynn

La carriera dell’attore Errol Flynn è in pericolo: qualcuno lo sta ricattando con una fotografia compromettente. L’uomo giusto per risolvere la faccenda senza troppo clamore sembra il private-eye Toby Peters, specializzato in crimini che coinvolgono la gente del cinema. Toby è sicuramente bravo, ma anche molto sfortunato, e il primo risultato che ottiene è una botta in testa. Poi, gli capiterà anche di peggio…