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Miss Precisetta

Miss Precisetta era la persona più precisa e ordinata che si possa immaginare. Viveva a Villa Linda, la casa più pulita del mondo perché passava le giornate a lustrarla e a mettere le cose al loro posto. Ma un giorno a Villa Linda arrivò Mister Sottosopra… Età di lettura: da 4 anni.
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Miss Pasticciona

Miss Pasticciona combina sempre un sacco di guai. Se deve fare una frittata… sono più le uova che cadono per terra di quelle che finiscono in padella. Se pittura la stanza, ecco che inciampa nel barattolo della vernice e dipinge anche il letto. Un giorno Miss Pasticciona decide di andare a trovare suo fratello Mister Tra le Nuvole… Età di lettura: da 4 anni.
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Miss Ci Penso Io

Miss Ci Penso Io era una di quelle persone a cui piace aiutare la gente… ma che finiscono per non aiutare proprio nessuno. Un giorno Miss Sorriso si ammalò e Miss Ci Penso Io decise di andarlo ad aiutare… Età di lettura: da 4 anni.
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Miss Chiacchiera

Miss Chiacchiera parlava moltissimo, sempre. Tutti i giorni di tutti i mesi di tutti gli anni lei parlava, senza mai fermarsi. Palava anche dormendo. E aveva un fratello che le somigliava moltissimo… Età di lettura: da 4 anni.
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Misha corre

Lo hanno chiamato ebreo, zingaro, ladro e nanerottolo. Misha è un ragazzo che vive nelle strade di Varsavia. Un ragazzo che ruba cibo per se stesso e per gli orfani. Un ragazzo che crede nel pane, nelle madri, negli angeli. Un ragazzo che sogna di diventare uno Stivalone, con alti stivali lucidi e un’aquila scintillante sulla visiera. Finché un giorno succede qualcosa che gli fa cambiare idea. E quando davanti al cancello del ghetto si fermano i carri merci che porteranno via gli ebrei, è un ragazzo che scopre come, sopra ogni altra cosa, sia più sicuro non essere nessuno.
(source: Bol.com)

Misbehaving

Richard Thaler, vincitore del premio Nobel per l’economia 2017, ha dedicato l’intera carriera a studiare l’idea radicale per cui gli agenti economici sono individui prevedibili e inclini a commettere errori. Misbehaving è il resoconto affascinante e divertente della sua lotta per riportare una disciplina accademica con i piedi per terra e per cambiare il modo in cui pensiamo l’economia, noi stessi e il mondo. La teoria economica tradizionale assume che gli individui siano razionali. Fin dall’inizio della sua ricerca, Thaler ha compreso che questi automi non somigliavano affatto alle persone vere. Quando acquistiamo una radiosveglia o chiediamo un mutuo, siamo tutti vittime di distorsioni cognitive che ci allontanano dai criteri di razionalità postulati dagli economisti. In altre parole ci comportiamo in modo anomalo e, ciò che piú conta, con serie conseguenze. Inizialmente sottovalutato dagli economisti come un campo divertente ma irrilevante, lo studio degli errori degli esseri umani e dei loro effetti sul mercato ora guida gli sforzi per migliorare le decisioni nelle nostre vite, nelle imprese e nelle politiche pubbliche.

(source: Bol.com)

Mirtilli a colazione

Burlington, Vermont. Il tavolo della colazione sembra un campo di battaglia. Uova strapazzate sbocconcellate, macchie di marmellata mista a yogurt, briciole di pane sulla tovaglia. In salotto giocattoli sparsi a terra e il pianto di un neonato. Ginny e William pensavano di non doversi più occupare di queste cose. Tutti i loro figli sono ormai grandi e se ne sono andati finalmente a vivere per conto loro. Il loro programma era quello di godersi in pace gli anni della loro vecchiaia, curare il giardino, scaldarsi alle chiacchiere serene dell’ultimo sole. Ma è bastato un solo, breve weekend perché la casa fosse improvvisamente invasa da tutta la loro progenie. La prima a presentarsi è Lillian, in fuga da un marito fedifrago, con al seguito la sua bambina di tre anni e il neonato Philip. Poi Stephen, accompagnato dalla moglie che scopre proprio in quel momento che la sua gravidanza è a rischio ed è costretta all’immobilità immediata. E infine Rachel, la figlia minore, che ha perso il lavoro e non può più permettersi le scarpe costose e l’affitto nel pieno centro di Manhattan. Dovevano fermarsi solo pochi giorni, ma sono diventati ospiti a tempo indeterminato. William e Ginny hanno di fronte a loro una lunga, lunghissima estate in cui, fra piatti rotti, urla selvagge, ma anche le carezze tenere delle dita paffute di un nipotino, devono imparare a conoscere di nuovo i figli e i loro problemi, ormai molto più complessi di una caduta dalla bicicletta e un ginocchio sbucciato. Perché non si smette mai di essere genitori. Mirtilli a colazione ha incantato critica e pubblico. A poche settimane dall’uscita i librai, che l’hanno adorato, l’hanno eletto esordio dell’anno. Meg Mitchell Moore dipinge con maestria, leggerezza e straordinario acume le difficoltà e le piccole gioie quotidiane di una famiglia in cui tutti possiamo trovare una parte di noi.
(source: Bol.com)

Mirate al cuore

Al comando di Iroquois, tocca proprio a Ted Saxon intercettare la comunicazione radio con la quale si annunzia che suo padre, il capo della polizia locale, è stato ucciso. Così, quando viene nominato d’autorità capo provvisorio della polizia, Ted non può fare a meno di accettare. Ma sembra che a qualcuno non garbi l’idea di avere un Saxon come capo della polizia e quel qualcuno s’ingegna a mettere nei guai il figlio, dopo aver eliminato il padre. Ben presto Ted, sospeso dalle sue funzioni, si trova sul banco degli imputati a dover rispondere di un gravissimo reato. L’accusa è chiara, inequivocabile: violenza carnale ai danni di una donna sottoposta a fermo di polizia. Ted Saxon è convinto che il nemico nell’ombra sia Larry Cutter, biscazziere e organizzatore di corse di cavalli, il quale pare deciso a piantare le tende… e le scuderie a Iroquois. Forse ha ragione, ma dove sono le prove? Il Procuratore Distrettuale, combattuto fra giustizia, amicizia e convenienze politiche non sa davvero a che santo votarsi, e la sua somiglianza con Pilato potrebbe sembrare comica se la situazione non fosse tanto drammatica. In un crescendo di suspense la vicenda si snoda sotto i nostri occhi e il fatto di sapere che Ted Saxon non è colpevole non fa altro che acuire la nostra ansia di conoscerne la conclusione. Un buon romanzo? Che domanda! È un Ellery Queen.

Miramar

“Alessandria alla fine. Alessandria pioggia di rugiada, eruzione di nuvole bianche. Culla di raggi lavati in acqua di cielo, cuore di ricordi bagnati di miele e di lacrime.” Inizia così la storia del Miramar, la pensione di un’eleganza un po’ decaduta che conserva le tracce di un passato grandioso sotto le macchie d’umidità. Ma la vera protagonista è Alessandria, che offre un ritratto complesso e profondo dell’Egitto, della sua anima contraddittoria e problematica, con un senso di nostalgia che sa tuttavia mescolarsi al sorriso. Siamo nel 1966. Al Miramar i clienti sfilano, incarnando le diverse anime della società egiziana. In un continuo altalenare tra passato e presente, di voce narrante in voce narrante, scorrono le storie dei diversi ospiti: Amor Wagdi, vecchio giornalista in pensione che ha militato nel partito nazionalista liberale e ora fa ritorno dopo vent’anni al Miramar per stabilirvisi e non ripartire più, l’anziano esponente dell’aristocrazia Tolba Marzuq, il giovane conquistatore Sarhan al-Buheiri, il proprietario terriero Hosni Allam, l’annunciatore di Radio Alessandria Mansur Bahi, oltre alla padrona della pensione, Mariana, e alla sua domestica, Zahra, una bella giovane contadina le cui relazioni con gli altri rispecchiano simbolicamente le principali realtà politiche e sociali del paese.
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Il miraggio

È la storia dell’affascinante Kamel e delle vicende che accompagnano la sua tormentata esistenza. Cresciuto all’ombra di una madre infelice, vittima della sua stessa timidezza, Kamel riesce ad essere davvero se stesso e a vincere le sue angosce solo se in preda ai fumi dell’alcool. A cambiare totalmente la sua vita saranno l’incontro con una donna grassa e brutta e, successivamente, la misteriosa morte di Rabab, la sua prima moglie. Evento, questo, raccontato con il ritmo di un avvincente thriller.
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Miraggi Di Silicio

Il romanzo di fantascienza vincitore del PREMIO URANIA 1994.
Il professor Aaron Porath vive in una Terra in cui, dopo il conflitto tra Virtualisti e Sostanzialisti, la realtà virtuale è vissuta come esperienza totale, come immersione in scenari artificiali perfettamente ricostruiti dal cervello, seguendo i dati forniti da un proiettore cerebrale attraverso impulsi visivi.
In questo imprecisato futuro il telelavoro e l’informatizzazione capillare hanno trasformato la società umana in una grande rete, i cui nodi sono costituiti dai Borghi: piccole unità abitative autosufficienti, collegate alle altre attraverso l’Occhio sul Mondo, la locale sede del governo globale. Il nome (Occhio sul Mondo) non è casuale, in quanto è sede del controllo del governo universale, impersonato dall’oscuro bibliotecario Goldbach.
Un giorno, però, il professor Porath si rende conto che niente è come sembra…
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### Sinossi
Il romanzo di fantascienza vincitore del PREMIO URANIA 1994.
Il professor Aaron Porath vive in una Terra in cui, dopo il conflitto tra Virtualisti e Sostanzialisti, la realtà virtuale è vissuta come esperienza totale, come immersione in scenari artificiali perfettamente ricostruiti dal cervello, seguendo i dati forniti da un proiettore cerebrale attraverso impulsi visivi.
In questo imprecisato futuro il telelavoro e l’informatizzazione capillare hanno trasformato la società umana in una grande rete, i cui nodi sono costituiti dai Borghi: piccole unità abitative autosufficienti, collegate alle altre attraverso l’Occhio sul Mondo, la locale sede del governo globale. Il nome (Occhio sul Mondo) non è casuale, in quanto è sede del controllo del governo universale, impersonato dall’oscuro bibliotecario Goldbach.
Un giorno, però, il professor Porath si rende conto che niente è come sembra…

Il miracolo della presenza mentale: Un manuale di meditazione

Questo libro, già tradotto in 35 lingue, è forse l’opera più nota e apprezzata del monaco e poeta vietnamita Thich Nhat Hanh. Con un linguaggio facilmente accessibile al lettore occidentale, l’autore propone una serie di esercizi che introducono gradualmente alla pratica dell’attenzione meditativa e insegnano a fare delle attività più comuni della vita quotidiana, come lavare i piatti o ascoltare musica, altrettante occasioni di crescita spirituale. I temi e gli oggetti di contemplazione sono quelli ‘classici’ del Satipatthana Sutta, il testo base sulla presenza mentale della tradizione theravada (primo fra tutti il respiro) e cari al Buddhismo mahayana (l’interdipendenza di tutti gli esseri, la compassione): lo spirito e le modalità con cui vengono presentati sono particolarmente vicini alla sensibilità e alle esigenze del praticante laico.

Il mio nome è Legione

Nella fantascienza americana Roger Zelazny occupa da quasi trent’anni un posto da maestro: oggi, è vero, non sembra più prolifico come una volta, ma proprio per questo l’apparizione di un suo volume di racconti dov’essere salutata come un ” evento ” da non perdere. La sua caratteristica, come sempre, è quella di fondere mirabilmente fantasy e sf non per creare prodotti ibridi, naturalmente, ma anzi per liberare le sue invenzioni da ogni strettoia, da ogni convenzionalismo, e farne qualcosa di estremamente personale. Anche Il mio nome è legione conferma questa tendenza, e a metà degli anni Novanta dimostra ancora una volta le capacità inventive di uno scrittore caro a tutti gli appassionati. Uno scrittore, ricordiamolo appena di sfuggita, tenuto a battesimo proprio sulle pagine di URANIA con il memorabile La pista dell’orrore.
Copertina: Oscar CHICONI

Il mio nome è Jamaica

Tel Aviv, autunno 2006. A un congresso di storici dell’ebraismo Dana incontra l’amico e collega Santiago, che non vedeva da un paio d’anni. L’uomo è trasandato e particolarmente inquieto: del resto è comprensibile, considerata la sua tragica situazione familiare. Dopo la morte della moglie, infatti, Tiago ha perso anche il figlio ventenne in un incidente d’auto. Qualche giorno dopo il loro incontro, Santiago annuncia la decisione di partire per la città santa di Safed e la sera tardi Dana riceve una telefonata da un posto di frontiera israeliano. L’uomo ha superato senza autorizzazione i controlli, è nei guai e dà di matto. Le sue condizioni sono davvero preoccupanti: è convinto di essere un ebreo, esige di essere chiamato Jamaica, inveisce contro tutto e tutti. Dana riesce a portarlo via e i due vanno insieme a Parigi, dove si ritrovano coinvolti nella rivolta delle banlieues, con Tiago che non accenna a smettere di farneticare. Ma le frasi che lui ripete ricordano qualcosa a Dana, una vecchia cronaca del Seicento nella quale il figlio di uno spagnolo e di una inca racconta la propria vita, lui che si finge cristiano vejo ma in realtà è ebreo. E allora alla donna viene da chiedersi quanta follia ci sia davvero in Tiago…
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Il mio Iran

È il 2000 quando Shirin Ebadi viene a sapere di essere sulla lista dei condannati a morte dal regime di Teheran. L’avvocato iraniano, premio Nobel per la pace nel 2003, prende le mosse dal racconto di questa amara scoperta per ripercorrere le tappe principali della propria vita professionale e privata e, insieme, dipingere un vivido ritratto della sua patria negli ultimi trent’ anni. Animata dalla profonda convinzione che l’Islam possa essere interpretato in modo positivo per trasformare il futuro dell’Iran, Shirin Ebadi racconta come sia riuscita a dare voce a chi è sempre stato costretto a tacere e ha visto i propri diritti usurpati dall’ostile teocrazia che governa il Paese.
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