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Lettera aperta

“Goliarda Sapienza certamente assomigliava al suo nome che sposa una ardita temerarietà con una dolce saggezza. Così era Goliarda: guerresca e pacifica, aggressiva e mite. Sapeva battersi generosamente per una idea, ma sapeva anche sorridere di sé e degli altri con distaccata ironia. Sapeva difendere con le unghie e coi denti una idea persa o una persona perseguitata ingiustamente ma sapeva anche ritirarsi dietro una finestra per osservare con attenzione silenziosa le persone che passavano per la strada, rimanendo al di là di uno spesso vetro. Quando l’ho conosciuta, forse più di trent’anni fa, era una ragazza snella, con i capelli lunghi sulle spalle, gli occhi grandi, la bocca pronta al sorriso. Aveva conservato, nonostante abitasse a Roma da molti anni, un leggero accento siciliano. Sempre senza soldi, aveva un rapporto col mondo da zingara girovaga e festosa. Continuava a dividersi fra la disperazione e l’entusiasmo. I suoi libri portano l’impronta di una straziata e tenera sicilianità: il suo linguaggio ricco, fastoso, tende ad un lirismo barocco tutto sensualità e dolore”. (Dacia Maraini) Contiene il “Ricordo di Goliarda Sapienza” di Dacia Maraini.
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Lettera a una professoressa

Manifesto che ha reso celebre in tutto il mondo don Milani e la scuola di Barbiana, Lettera a una professoressa ha lasciato segni profondi nella cultura e nella società, nonostante travisamenti e strumentalizzazioni. Frutto di una scrittura collettiva sostenuta da un imponente lavoro preparatorio e di cesello linguistico, questo libro-icona rivendica il diritto allo studio di fronte a una realtà scolastica che riproduceva ferocemente le diseguaglianze sociali. E ancora oggi rivolge alla classe docente il suo appassionato appello morale e civile, il rivoluzionario messaggio di un sacerdote convinto che un maestro amante del vero e del giusto può cambiare il mondo.
(source: Bol.com)

Il leopardo

Oslo. Due donne vengono trovate morte: i polmoni pieni di sangue e ventiquattro ferite in bocca. Nessun indizio. Un caso perfetto per Harry Hole, commissario specializzato in omicidi seriali, alcolista, uomo rude e solitario. Peccato si sia rifugiato a Hong Kong per sfuggire al proprio passato. Soltanto quando lo informano che il padre sta morendo in un ospedale, Hole decide di tornare in città. E subito scopre un dettaglio che sconvolge le indagini: le vittime hanno dormito nello stesso rifugio di montagna. Un killer, scaltro e selvaggio come un leopardo, sta braccando tutti gli ospiti di quella notte, uno a uno: Hole è l’unico che può fermarlo.

Il Leone, La Strega e L’Armadio

Peter, Susan, Edmund e Lucy sono sfollati in campagna: c’è la guerra, e là saranno più al sicuro che a Londra. E quante sorprese li aspettano, nella grande casa che li ospita! La più straordinaria è senz’altro un immenso armadio che sembra fatto apposta per nascondercisi dentro, e che in realtà è una “porta” per entrare in un altro mondo, dove gli animali parlano e nessun incantesimo è impossibile. Così i quattro ragazzi si ritrovano all’improvviso in un luogo tutto bianco di neve, dominato dalla malvagia volontà di una strega che ha cancellato le stagioni e trasformato in statue i suoi nemici, mutando il felice regno di Narnia in una landa desolata. Ma per fortuna c’è qualcuno che può rimettere le cose a posto…
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Il leone di Roma

Roma, 50 d.C. Massimo Valerio Messalla è nobile di nascita, colto per educazione e guerriero per scelta, ma la sua libertà sta per finire: il padre gli impone di sposarsi, per garantire una discendenza alla stirpe dei Valeri.
Ottavia Lenate è una giovane inquieta e curiosa, appassionata di scienza e astronomia, che desidera la conoscenza, non un marito, specie non uno ruvido e affascinante come Messalla, l’uomo a cui scopre di essere destinata.
Massimo e Ottavia si trovano così forzati in un’unione decisa da altri, finché il Fato non li porterà ad Alessandria d’Egitto. In quella terra arida, sterile come l’anima di Messalla e ricca di tesori nascosti come lo spirito di Ottavia, una terribile minaccia in arrivo dal passato metterà a rischio tutto ciò che Massimo, il leone di Roma, ama e vuole proteggere…
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### Sinossi
Roma, 50 d.C. Massimo Valerio Messalla è nobile di nascita, colto per educazione e guerriero per scelta, ma la sua libertà sta per finire: il padre gli impone di sposarsi, per garantire una discendenza alla stirpe dei Valeri.
Ottavia Lenate è una giovane inquieta e curiosa, appassionata di scienza e astronomia, che desidera la conoscenza, non un marito, specie non uno ruvido e affascinante come Messalla, l’uomo a cui scopre di essere destinata.
Massimo e Ottavia si trovano così forzati in un’unione decisa da altri, finché il Fato non li porterà ad Alessandria d’Egitto. In quella terra arida, sterile come l’anima di Messalla e ricca di tesori nascosti come lo spirito di Ottavia, una terribile minaccia in arrivo dal passato metterà a rischio tutto ciò che Massimo, il leone di Roma, ama e vuole proteggere…
### L’autore
Adele Vieri Castellano è nata a metà degli anni Sessanta e, dopo un lungo periodo in Francia, è tornata a Milano, dove ora vive con tre gatti e un computer portatile. È sempre molto impegnata tra editing, traduzioni e romanzi, ma riesce a trovare il tempo per le amiche, perché senza di loro il suo sogno non si sarebbe mai realizzato. Per Leggereditore ha pubblicato *Roma 40 d.C. Destino d’amore*, *Roma 39 d.C. Marco Quinto Rufo*, *Roma 42 d.C. Cuore Nemico*, *Il gioco dell’inganno* e *Il canto del deserto*. Sono seguiti *Roma 46 d.C Vendetta*, *La tormenta*, *La legge del lupo e altre storie*, *La musica del cuore* (AVC Historiae) e *Implacabile* e *NutriMenti* (Emma Books).

Le lenti del potere

Tutto il potere è femminile, gli uomini (che non possono neppure entrare in un bar se non sono accompagnati da una donna) hanno perso ogni aggressività, ogni baldanza, e perfino gran parte dei loro stimoli sessuali. E tutti questi spenti maschi devono portare per legge certi occhiali dalle lenti leggermente rosate. Poi un giorno, a uno di loro, uno scienziato, accade una cosa strana: le sue lenti s’incrinano quasi nello stesso istante… ping… ping… Un caso davvero insolito, un incidente fuori da ogni norma statistica, che apre due sottilissime e fatali fessure nella sua vita, nei suoi rapporti con gli altri, nella sua visione del mondo, nel capovolto sistema che è stato instaurato sulla Terra.
Copertina di Karel Thole

La lentezza della luce

Cos’hanno in comune Zola Budd che correva a piedi nudi e perse la gara più importante del mondo per una crisi di pianto, Richard Norris Williams, il più grande tennista dei suoi tempi, sopravvissuto al Titanic, che tirava solo all’incrocio delle righe, e la gloriosa Aurora Desio, la squadra di basket che terminò una stagione senza vincere nemmeno una volta?A modo loro sono tutti sconfitti, meravigliosi sconfitti. Poco importa che lo siano diventati per un eccesso di bravura o per l’assoluta mancanza di questa, che il loro dramma, sportivo e a volte anche umano, sia avvenuto durante la finale delle Olimpiadi o nel più marginale dei palazzetti dello sport.In La lentezza della luce le loro vicende si intrecciano a quelle del narratore, Michele Dalai, che, come centinaia di migliaia di bambini e adolescenti degli ultimi cinquant’anni, è rimbalzato da uno sport all’altro, da un campo di calcio a una palestra di boxe, con tanta abnegazione e poco talento. E questi grandi sportivi perdenti sono, al tempo stesso, monito e allegoria ma anche fratelli e sorelle dello sportivo amatoriale, uniti nel dolore e nella rabbia della sconfitta eppure consapevoli che proprio lì, e non nella vittoria, sta la possibilità di riscatto e di apprendere una lezione determinante per la vita.Con un libro originalissimo, Michele Dalai salda due delle linee letterarie più interessanti degli anni che stiamo vivendo, la grande narrazione sportiva e la scrittura autobiografica fondata su onestà e autenticità radicali. Con straordinarie capacità stilistiche, riesce ad alternare i registri e le ambientazioni, portando il lettore, nell’arco di poche pagine, dal riso alla commozione, da un grande stadio dove si sta compiendo la Storia con la maiuscola dello sport, alle storie minime dei campi sterrati frequentati da bambino.Partendo da un assunto morale necessario e vero: ci vuole talento anche nel non avere talento.

Lenin sul treno

*** LIBRO DELL’ANNO PER “THE TIMES”, “THE FINANCIAL TIMES” E “THE ECONOMIST” *** Il 3 aprile 1917, dopo anni di esilio, Vladimir Il’ič Ul’janov, noto tra i rivoluzionari come Lenin, parte da Zurigo per far ritorno in Russia. Ad accoglierlo alla stazione Finlandia di Pietrogrado un’enorme folla festante. Dopo un lungo ed estenuante viaggio attraverso la Germania, la Svezia e la Lapponia, Lenin non appare affatto stanco. Attende questo momento da anni e a giudicare dal tripudio di bandiere rosse e manifesti che ricoprono le vie intorno alla stazione il suo arrivo è celebrato come quello di un messia. Nell’Europa sfiancata dalla Grande guerra, la Triplice alleanza e la Triplice intesa si fronteggiano ormai da anni e il conflitto sembra trascinarsi senza una fine. Gli uomini al fronte sono esausti e i governi ossessionati dalla ricerca di nuovi armamenti, nuove strategie, nuove alleanze. Spezzare le coalizioni è diventato un obiettivo primario e la contropropaganda nei paesi nemici l’arma principale. Nella Germania del Kaiser Guglielmo II, un gruppo di funzionari ha un’idea brillante: perché non alimentare il caos che domina in Russia favorendo il ritorno di Lenin e dei suoi compagni? Mentre il treno piombato messo a disposizione dai tedeschi taglia da sud a nord l’Europa dilaniata dalla guerra, le grandi potenze occidentali danno il via alle loro macchinazioni: agenti segreti, loschi affaristi, militari ribelli e idealisti appassionati cominciano a vorticare intorno all’impassibile leader bolscevico. Cento anni dopo, Catherine Merridale ha scritto un libro di storia che si legge come un’avvincente spy story. La grande epopea della rivoluzione e il racconto di un viaggio si intersecano, restituendoci il ritratto di un uomo che si apprestava a rivedere il suo paese dopo molti anni. Un semplice ritorno a casa destinato a cambiare il mondo intero. ‘Con la scrittura e l’immaginazione di un romanziere Catherine Merridale ripercorre il lungo viaggio di Lenin e allo stesso tempo intreccia con abilità questa storia con quella della rivoluzione’ – The Guardian ‘La grandiosa, divertente, affascinante storia del viaggio di Lenin verso il potere’. – Simon Sebag Montefiore ‘Per due volte ho perso la fermata in metro mentre leggevo questo libro. Un gioiello tra i libri di Storia, partendo da un singolo episodio Catherine Merridale con humour, precisione e gusto per i dettagli, getta nuova luce sulle sorti di un intero continente in un momento catastrofico’. – The Times

(source: Bol.com)

Lemmy Caution. Pericolo pubblico

Lemmy Caution è un autentico duro. Si muove con disinvoltura nell’ambiente malavitoso degli Stati Uniti, dove è noto per la sua fama di gangster pronto a tutto per un valido tornaconto. Condannato a vent’anni di reclusione per aver ucciso un poliziotto, due mesi dopo è evaso dal carcere di Oklahoma City e ha fatto perdere le sue tracce. Ora Lemmy, dopo essersi imbarcato da Marsiglia con un passaporto falso, si trova a Londra a caccia di una sua vecchia conoscenza, la bella e spregiudicata Miranda van Zelden, l’unica figlia di uno degli uomini più ricchi degli Stati Uniti. Ma non è il solo ad avere delle mire sulla ragazza. Il famigerato Ferdie Siegella, una vera istituzione nel racket dei sequestri di persona, è giunto in Inghilterra allo scopo di rapire Miranda per poi trasportarla fuori dal paese. Così ha assoldato proprio Lemmy perché avvicini la ragazza e la porti tra le braccia dei suoi aguzzini. Ma la cosa non è per niente facile perché Miranda, il cui arrivo in territorio britannico non è certo passato inosservato, fa gola a molte bande rivali… Scritto dal più americano degli autori inglesi, un classico del 1936 con la prima apparizione di quel Lemmy Caution, «un po’ eroe e un po’ anti-eroe», che è uno dei personaggi più memorabili e popolari della storia del giallo hardboiled.
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Lei così amata

Annemarie Schwarzenbach (1908-1942) fu scrittrice, archeologa, fotografa, giornalista, una donna colta, raffinata e bellissima, che «sembrava incarnare tutta la storia d’Europa». Figlia di un ricco industriale zurighese, avrebbe potuto godere di un’esistenza agiata e comoda; per essere fedele a se stessa, invece, scelse una vita irregolare e scandalosa, sempre in fuga, sempre in viaggio, dalla Persia agli Stati Uniti fino in Congo, alla ricerca di «nient’altro che se stessa». Muovendosi sapientemente tra verità documentaria e invenzione, Melania Mazzucco sottrae all’oblio un personaggio femminile straordinario, figlio del Novecento come pochi altri, e lo trasfigura in una grande prova narrativa. *** «Nessuna battaglia è persa finché ci sono ancora libri come quelli che scrive Melania Mazzucco». «El País» *** «Melania Mazzucco racconta con forza epica e grande leggerezza, disegnando eventi e personaggi con precisione, ironia e partecipazione emotiva». «Süddeutsche Zeitung»

Lei

Una scrittrice d’eccezione dà voce a un personaggio unico, Maria di Nàzaret, restituendola alla sua piena essenza umana «Il racconto di Maria è un frammento dell’immenso che lei ha vissuto. Somiglia a quello che tutte le madri vivono. L’esemplarità che la tradizione ha così tanto enfatizzato è l’essere lei come tutte le madri, travolta e felice per questo figlio donato, spaventata di non comprenderlo, capace infine di lasciarlo andare rimanendo accanto, sempre accanto anche quando non capisce. […] Mi sono chiesta cosa pensasse, quali fossero le sue azioni durante i 30 anni di convivenza con Gesù. I pensieri, che cosa avrà sentito quando lui è nato, avere Dio fra le braccia e scoprire a poco a poco che niente era diverso dalla vita delle altre mamme e degli altri bambini. Si è interrogata, ha ascoltato, ha lottato, ha sperato di trattenerlo. Chi vuole un figlio così speciale che si espone a tutti i venti del giudizio, del pregiudizio, dell’invidia, della violenza? È un romanzo. Un piccolo raccontare. Non un trattato. Non ci sono verità da affermare. Tesi da sostenere o da confutare. Un piccolo atto d’amore e di libertà. »Mariapia VeladianoCosa c’è di divino nell’essere giovane madre di un figlio arrivato per grazia o per caso, e poi sperare per lui una vita buona, abbastanza buona e insieme temere per lui con tutte le paure di tutte le madri, che non incontri il male, che non sia troppo speciale, che il mondo lo accolga o almeno lo lasci in pace. Vivere in pace.È la storia umanissima di ogni madre ed è la storia di Maria raccontata in poesia, in pittura, in musica, nel vetro, nel ghiaccio immacolato, a punto croce, sulle volte delle cattedrali e sui selciati delle piazze, a chiacchierino e col tombolo. Qui parla Maria, Madre di Dio bambino, ma per ogni madre il suo bambino è Dio, vita che si consegna fragilissima e si promette eterna. Intorno a Maria uomini e donne che pensano di capire e poi gli angeli che fanno corona ma le loro ali non riescono a tenere lontano il gran male del mondo che si addensa in questo punto della terra in tutto simile a tanti altri punti della terra in cui in ogni tempo si è gridato “Uccidilo”. Quel che resta è un corpo rotto senza grazia, consegnato a una madre ancora giovane, anche lei simile a tante. Ma la fine non è scritta e i bambini nascono ogni giorno.

La legione invincibile

276 d. C. Dopo aver arginato una devastante invasione di barbari lungo il Reno, il legato Valerio Metronio, comandante della XXII legione, ritorna da vincitore a Mogontiacum, estremo baluardo romano.Ma la situazione che deve affrontare è disastrosa. Le recenti vittorie sui nemici di Roma non bastano a placare il malcontento di una popolazione ridotta allo stremo dal freddo e dalla mancanza di approvvigionamenti. E mentre Mogontiacum diventa scenario di una sanguinosa rivolta, una coalizione di genti barbare, unite dall’odio verso i conquistatori romani, continua a minacciare i confini dell’Impero.Spetta a Valerio riportare l’ordine e organizzare la resistenza, in attesa di ricevere i rinforzi dell’imperatore Probo, apprestandosi ad affrontare una nuova e determinante battaglia. In un grande affresco storico, guerre, intrighi e passioni si intrecciano segnando il destino di indimenticabili personaggi e di un’intera civiltà.

Il legionario

Roma ha bisogno del suo coraggioDove finisce la storia, inizia la leggendaUn grande romanzo storico376 d.C. L’impero romano d’Oriente è solo contro le orde di barbari che premono dai confini. L’imperatore Valente cerca di coordinare le poche difese a sua disposizione per fronteggiare l’invasione dei Goti a nord del Danubio. Nel frattempo, a Costantinopoli, un’alleanza tra fede e politica dà origine a un complotto letale che porterà le massicce schiere provenienti da est ad abbattersi su quei territori turbolenti. Proprio qui, Numerio Vitellio Pavone, un ragazzo ridotto in schiavitù dopo la morte del padre soldato, riesce a raggiungere le legioni di confine, poco prima che siano inviate a riconquistare il regno del Bosforo, da tanto tempo nelle mani dei barbari. Si troverà nel bel mezzo di una cospirazione che potrebbe mettere a rischio la sopravvivenza del mondo romano.L’impero romano si sta sgretolando, un’ombra incombe minacciosa da Oriente. Un complotto letale, un’orda di barbari in arrivoRoma ha bisogno di luiGordon DohertyScozzese, è autore di diversi romanzi storici. Il suo amore per la storia è nato dalla magia legata al vivere e lavorare vicino al Vallo di Adriano e a quello di Antonino, siti che riportano indietro di millenni. Gli autori che più lo hanno influenzato sono Simon Scarrow, David Gemmell, Sam Barone, Conn Iggulden, Simon Turney, Bernard Cornwell, Ben Kane e Valerio Massimo Manfredi.
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### Sinossi
Roma ha bisogno del suo coraggioDove finisce la storia, inizia la leggendaUn grande romanzo storico376 d.C. L’impero romano d’Oriente è solo contro le orde di barbari che premono dai confini. L’imperatore Valente cerca di coordinare le poche difese a sua disposizione per fronteggiare l’invasione dei Goti a nord del Danubio. Nel frattempo, a Costantinopoli, un’alleanza tra fede e politica dà origine a un complotto letale che porterà le massicce schiere provenienti da est ad abbattersi su quei territori turbolenti. Proprio qui, Numerio Vitellio Pavone, un ragazzo ridotto in schiavitù dopo la morte del padre soldato, riesce a raggiungere le legioni di confine, poco prima che siano inviate a riconquistare il regno del Bosforo, da tanto tempo nelle mani dei barbari. Si troverà nel bel mezzo di una cospirazione che potrebbe mettere a rischio la sopravvivenza del mondo romano.L’impero romano si sta sgretolando, un’ombra incombe minacciosa da Oriente. Un complotto letale, un’orda di barbari in arrivoRoma ha bisogno di luiGordon DohertyScozzese, è autore di diversi romanzi storici. Il suo amore per la storia è nato dalla magia legata al vivere e lavorare vicino al Vallo di Adriano e a quello di Antonino, siti che riportano indietro di millenni. Gli autori che più lo hanno influenzato sono Simon Scarrow, David Gemmell, Sam Barone, Conn Iggulden, Simon Turney, Bernard Cornwell, Ben Kane e Valerio Massimo Manfredi.

Le leggi fondamentali della stupidità umana

Scritto originariamente in lingua inglese, “The Basic Laws of Human Stupidity” fu stampato per la prima volta nel 1976 in edizione numerata e fuori commercio sotto l’improbabile sigla editoriale dei “Mad Millers”, i mugnai pazzi. L’autore riteneva che il suo testo potesse essere pienamente apprezzato soltanto nella lingua in cui lo aveva scritto, e per molto tempo declinò la proposta di tradurlo. Solo nel 1988 accettò l’idea di pubblicarlo in versione italiana nel volume “Allegro ma non troppo”, insieme al saggio “Il ruolo delle spezie (e del pepe in particolare) nello sviluppo economico del Medioevo”, esso pure scritto in inglese e stampato fuori commercio dai Mad Millers per il Natale del 1973. Come volume a sé la versione inglese delle “Leggi fondamentali della stupidità umana” è poi stata pubblicata, sempre dal Mulino, nel 2011. Sia in quell’edizione, sia in questa prima italiana viene riproposta in apertura la nota al lettore scritta da Cipolla per l’edizione originale del 1976.
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Leggere è una faccenda da gatti

«Ironico e divertente. Non potrete fare a meno di sorridere e ritrovarvi tra le pagine di questo romanzo che, con sorprendente leggerezza, ci consiglia irrinunciabili capolavori della letteratura. Davvero imperdibile.»Herald Scotland«Ironico e divertente. Non potrete fare a meno di sorridere e ritrovarvi tra le pagine di questo romanzo che, con sorprendente leggerezza, ci consiglia irrinunciabili capolavori della letteratura. Davvero imperdibile.»Herald ScotlandUn gatto fuori dal comuneUna biblioteca nel cuore di Edimburgo Un libro per ogni occasioneA suo parere non c’era niente di meglio dell’annusare un libro, accoccolarsi con un libro e, soprattutto, leggere un libro standosene comodamente a letto. Con la luce del lampione che baluginava attraverso la finestra, il Gatto della Biblioteca, acciambellato alla sua postazione da sonno e lettura calda di calorifero, poteva divorare più libri in una sola serata, fuseggiando sulle pagine nella semioscurità, in preda a un sublime piacere.Con una zampa bianca e una nera e baffi eleganti, il Gatto della Biblioteca non è un gatto come gli altri. Alla calda casa di un essere umano preferisce la biblioteca dell’università di Edimburgo. I libri sono la sua vera passione, oltre al bacon e ai grattini dietro l’orecchio sinistro. È nei libri che trova le risposte ai rompicapo più stravaganti e scopre universali verità filosofiche. Sono le pagine di Nietzsche, Joyce, Orwell e Heaney a farlo riflettere sulle cose del mondo.  Ma soprattutto i libri gli insegnano l’arte di leggere le profondità dell’animo umano e coglierne i segreti più nascosti. Gli umani, infatti, sono esseri complicati, a volte fragili e ingenui. Eppure sono anche piuttosto prevedibili e, in fondo, desiderano tutti le stesse cose: trovare l’amore, scoprire passioni nascoste, vivere emozioni forti. Da lettore esperto, il Gatto della Biblioteca sa bene che per ognuno di questi desideri c’è il libro giusto: 1984 ci offre una nuova prospettiva sul mondo, Shakespeare ha sempre una risposta per tutto, Harper Lee ci aiuta a prendere le decisioni giuste e ad ascoltare il cuore, mentre Trainspotting è la lettura perfetta per sentirsi su di giri. A volte basta la pagina di un libro a farci capire che la felicità sta nelle piccole cose. Perché i libri sono compagni fidati e ci indicano la via. E se sapremo seguire i consigli di lettura del Gatto della Biblioteca, troveremo quello che stiamo cercando.  Ispirato alla storia del gatto Jordan, assiduo frequentatore nonché vero residente dell’Università di Edimburgo, questo romanzo tenero e irriverente è subito diventato un caso editoriale in Inghilterra, appassionando migliaia di lettori. È nata persino una pagina Facebook, che conta migliaia di fan e su cui tutti sono invitati a condividere i propri pensieri. Un libro sul potere e il fascino della letteratura. Un libro che ci insegna a conoscere noi stessi e a vedere il mondo con occhi diversi. Crediamo di saperla lunga, ma ci sbagliamo di grosso…

Leggende sarde

Contos de fuchile – racconti da focolare -, con questo dolce nome che rievoca tutta la tiepida serenità delle lunghe serate famigliari passate accanto al paterno camino, da noi vengono chiamate le fiabe, le leggende e tutte le narrazioni favolose e meravigliose, smarrite nella nebbia di epoche diverse dalla nostra. Il popolo sardo, specialmente nelle montagne selvagge e negli altipiani desolati dove il paesaggio ha in se stesso qualcosa di misterioso e di leggendario, con le sue linee silenziose e deserte o con l’ombra intensa dei boschi dirupati, è seriamente immaginoso, pieno di superstizioni bizzarre e infinite. Nella stretta mancanza di denari in cui si trova ha bisogno di figurarsi tesori immensi, senza fine, nascosti sotto i suoi poveri piedi, sicché, dando retta alle dicerie vaghe, susurrate a mezza voce, con un tremito nell’accento e un lampo negli occhi, si crederebbe che il sotto-suolo di tutta l’isola è sparso di monete d’oro e di perle preziose. Ogni montagna, ogni chiesa di campagna, ogni rudere di castello, ogni bosco ed ogni grotta nasconde il suo tesoro. Posto da chi?… Se fate questa domanda vi si dànno delle spiegazioni plausibilissime. Si ha un vago ricordo delle guerre, delle escursioni, dei saccheggi sofferti in ogni tempo dalla Sardegna, e specialmente dai Saraceni, dai Goti e dai Vandali, e si dice che i nostri antichissimi avi nascondessero in siti impenetrabili i loro tesori – denaro, gioielli e pietre preziose -, per scamparli dall’espilazione degli invasori, e che la maggior parte di questi tesori, rimasti nei nascondigli per volontà o contro la volontà dei primi possessori, sussista ancora. Sin qui il naturale. Il sovrannaturale è la credenza radicalmente invalsa che a guardia dei tesori vigili il diavolo: il diavolo che, se alla fine di un certo tempo gli uomini non ritrovano il tesoro, se ne appropria lui stesso e se lo porta all’inferno, lasciando nelle anfore o negli scrigni contenenti l’oro e le perle, tanta bella quantità di carbone o di cenere. La leggenda dei tesori ha così profonde radici da noi che non appena un individuo è riuscito, col suo lavoro e con la sua intelligenza, o magari con l’inganno e la perversità, ad acquistarsi qualche fortuna, subito la voce del popolino afferma che egli ha trovato un aschisorgiu, cioè un tesoro. Mille ricordi mi si affollano su tal proposito al pensiero, e rammento tanti fatti accaduti nella mia infanzia. Anche la gente un po’ colta e spregiudicata crede, senza confessarlo, ai tesori, e più di un proprietario fa, all’insaputa, degli scavi nelle sue terre, in cerca di queste ricchezze meravigliose. Ogni fiaba ed ogni leggenda è a base di tesori nascosti: e tradizioni antichissime indicano con precisione dei siti misteriosi nelle nostre montagne ove indubbiamente esiste dell’oro coniato. Ma il più delle volte questi siti – rocce o grotte – sono guardati con un vago terrore anche dagli uomini più forti e coraggiosi il cui fucile ha già segnato più di una vendetta.