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Le ateniesi

Atene, 411 a.C. Siamo in campagna, appena fuori dalle porte della città, dove, in due casette adiacenti, abitano due vecchi reduci di guerra, Trasillo e Polemone. Anni prima hanno combattuto insieme nella ingloriosa battaglia di Mantinea, che ha visto gli Ateniesi sbaragliati dagli Spartani, sono sopravvissuti e ora vivono lavorando la terra e senza mai decidersi a trovare un marito per le loro due figlie, Glicera e Charis, che però iniziano a mordere un po’ il freno.
Per i due vecchi l’unica cosa che conta è la politica. Atene ha inventato la democrazia ma deve difenderla, i ricchi complottano per instaurare la tirannide: anche il vicino Eubulo, grande proprietario che si ritira in una villa poco distante quando le fatiche della vita nella polis richiedono un po’ di riposo, è guardato con sospetto. Ma Charis e Glicera pensano che i padri vivano fuori dal mondo: per loro il giovane Cimone, figlio di Eubulo, ricco, disinvolto e arrogante, è un oggetto di sogni segreti.
È così che, quando tutti gli uomini si radunano in città per la prima rappresentazione di una commedia di Aristofane, le ragazze violano tutte le regole di una società patriarcale e accettano di entrare in casa di Cimone, lontane dagli occhi severi dei padri. Ma mentre in teatro l’ateniese Lisistrata e la spartana Lampitò decretano il primo, incredibile sciopero delle donne contro gli uomini per invocare la fine di tutte le guerre, la notte nella villa di Eubulo prende una piega drammatica.
Con la sua straordinaria capacità di far rivivere per noi la storia tra le pagine, Alessandro Barbero compie un’operazione affascinante e spregiudicata: mette in scena nell’Atene classica un dramma sinistramente attuale e al tempo stesso porta sul palcoscenico una commedia antica facendoci divertire e appassionare come se fossimo i suoi primi spettatori.
*Le Ateniesi* è un romanzo sorprendente, a tratti durissimo, che narra con potenza visionaria la lotta di classe, l’eterna deriva di sopraffazione degli uomini sulle donne, l’innocenza e la testardaggine di queste ultime, la necessità per gli uni e le altre di molto coraggio per cambiare il corso della storia.
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### Sinossi
Atene, 411 a.C. Siamo in campagna, appena fuori dalle porte della città, dove, in due casette adiacenti, abitano due vecchi reduci di guerra, Trasillo e Polemone. Anni prima hanno combattuto insieme nella ingloriosa battaglia di Mantinea, che ha visto gli Ateniesi sbaragliati dagli Spartani, sono sopravvissuti e ora vivono lavorando la terra e senza mai decidersi a trovare un marito per le loro due figlie, Glicera e Charis, che però iniziano a mordere un po’ il freno.
Per i due vecchi l’unica cosa che conta è la politica. Atene ha inventato la democrazia ma deve difenderla, i ricchi complottano per instaurare la tirannide: anche il vicino Eubulo, grande proprietario che si ritira in una villa poco distante quando le fatiche della vita nella polis richiedono un po’ di riposo, è guardato con sospetto. Ma Charis e Glicera pensano che i padri vivano fuori dal mondo: per loro il giovane Cimone, figlio di Eubulo, ricco, disinvolto e arrogante, è un oggetto di sogni segreti.
È così che, quando tutti gli uomini si radunano in città per la prima rappresentazione di una commedia di Aristofane, le ragazze violano tutte le regole di una società patriarcale e accettano di entrare in casa di Cimone, lontane dagli occhi severi dei padri. Ma mentre in teatro l’ateniese Lisistrata e la spartana Lampitò decretano il primo, incredibile sciopero delle donne contro gli uomini per invocare la fine di tutte le guerre, la notte nella villa di Eubulo prende una piega drammatica.
Con la sua straordinaria capacità di far rivivere per noi la storia tra le pagine, Alessandro Barbero compie un’operazione affascinante e spregiudicata: mette in scena nell’Atene classica un dramma sinistramente attuale e al tempo stesso porta sul palcoscenico una commedia antica facendoci divertire e appassionare come se fossimo i suoi primi spettatori.
*Le Ateniesi* è un romanzo sorprendente, a tratti durissimo, che narra con potenza visionaria la lotta di classe, l’eterna deriva di sopraffazione degli uomini sulle donne, l’innocenza e la testardaggine di queste ultime, la necessità per gli uni e le altre di molto coraggio per cambiare il corso della storia.
### Dalla seconda/terza di copertina
Con la sua straordinaria capacità di far rivivere per noi la storia tra le pagine, Alessandro Barbero compie un’operazione affascinante e spregiudicata: mette in scena nell’Atene classica un dramma sinistramente attuale e al tempo stesso porta sul palcoscenico una commedia antica facendoci divertire e appassionare come se fossimo i suoi primi spettatori.

ASUTRA

Il pianeta Durdane giace fuori vista, dietro un grande ammasso stellare, ai margini dello spazio conosciuto: così l’hanno scelto i suoi primi colonizzatori, per allontanarsi il più possibile dalla Terra e per potersi dedicare con tutta calma alle proprie eccentricità.
Nei romanzi Il mondo di Durdane e Il popolo di Durdane abbiamo visto come il protagonista, Castel Etzwane, abbia estromesso il tradizionale governatore del pianeta, l’Anome, e si sia poi dovuto sostituire a lui per respingere un’invasione di esseri semiumani, i Roguskhoi, che da anni saccheggiavano e distruggevano la sua terra e che erano giunti a minacciare l’esistenza stessa degli uomini del pianeta. Tuttavia, il mistero dei Roguskhoi non è mai stato risolto completamente ed Etzwane, accompagnato da Ifness, il terrestre in incognito, si reca a investigare al di là del mare, nel continente di Caraz, dove si dice siano apparse astronavi che non provengono da alcun pianeta conosciuto.
Inizia così il romanzo finale della serie di Gastel Etzwane e del suo pianeta: una nuova avventura che lo porterà come era da tempo suo desiderio a conoscere gli altri mondi dello spazio, ma in veste non proprio di turista…

L’astuzia del serpente. Le inchieste di sorella Fidelma

Irlanda, regno di Muman, anno del Signore 666. In una remota abbazia della costa sud-occidentale il cadavere di una sconosciuta viene ripescato dalle profondità di un pozzo. La vittima, brutalmente uccisa, stringe in una mano un crocifisso e nell’altra un simbolo pagano. Nello stesso momento poco lontano lungo la costa, un vascello mercantile sparisce nel nulla con tutto il suo equipaggio, come per magia… Chi è la donna assassinata? Dove sono finiti i marinai? È possibile che esista un collegamento tra i due eventi? L’indagine che sorella Fidelma, difensore della legge dei Cinque Regni d’Irlanda, si trova ad affrontare la condurrà in un meandro di antichi segreti, paure, sospetti, feroci ambizioni e presenze sinistre.

Astronave ammiraglia

La Repubblica è una vasta federazione interstellare di cui fa parte anche la razza umana, pur non essendo in posizione dominante. Il pianeta-chiave della Repubblica è Deluros VIII, sede della più complessa macchina politica e militare mai vista nella storia della galassia. Il comandante Wilson Cole, ingiustamente accusato di ammutinamento e ribelle di fatto, dirige la prua della sua ammiraglia su Deluros VIII per motivi che è facile capire. Se la Repubblica si sta trasformando in un’opprimente dittatura, Deluros è il mondo da raggiungere per rovesciare la situazione. Ma a questi tipici elementi da space opera Mike Resnick ne aggiunge altri da par suo: personaggi come la Valchiria, David Copperfield, Sharon Blacksmith e tutto l’equipaggio dell’astronave Teddy R. formano un gruppo di eroi che i lettori non dimenticheranno neppure fra tremila anni, quando la minaccia dei Teroni e altre insidie si addenseranno sui mondi dell’uomo, puntualmente descritte in questa cronaca immaginifica del 1970 E.G.
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L’astore

“Uomo demoniaco e brillantissimo” diceva il necrologio di Terence Hanbury White, noto come Tim agli amici e come T.H. al resto del mondo. Erudito e letterato finissimo, inveterato misantropo, nonché calligrafo, artigiano squisito e naturalista affascinato dal ferino, nel 1937 restò avvinto da un trattato secentesco di falconeria e ordinò dalla Germania un astore, il più coriaceo fra i rapaci, per dedicarsi, ignaro, al suo addestramento. Questo libro è la cronaca di quell’impresa temeraria: non un manuale, ma il racconto di un’esperienza profonda e lacerante, il tentativo di sottomettere all’uomo “una persona che non era un umano”. Il novizio non sapeva di avere a che fare con “un assassino” dai folli occhi di “un forsennato arciduca bavarese”: eppure fra White, lo schiavo, e il suo tiranno, “l’orribile rospo aericolo” che per sei settimane lo impegnerà in un duello quotidiano, corre un vero “rapporto d’amore” perché il primo falco tocca sempre il falconiere nel profondo, e la sua perdita gli causa “uno smottamento del cuore” che lascia senza respiro.
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Un assistente personale

L’assistente personale di Miranda Austin, Patrick Dove, sa bene come procurarle piacere, professionalmente e personalmente. Dopo un incontro particolarmente stressante, Patrick le propone un break erotico per alleviare la tensione e perdere il controllo. Lei è il capo nel mondo degli affari, ma in camera da letto è lui a dettare legge.

L’assassino. Il ritorno

Tom lo Striato vive in pace con la famiglia nella tenuta che ha avuto in dono dalla Corona per gli anni di leale servizio. Ma dietro quella facciata di tranquillo e rispettabile signore di campagna si nasconde un passato turbolento. Perché Tom non è altri che FitzChevalier: discendente bastardo della dinastia dei Lungavista ed ex assassino di corte, che tutti credono morto e sepolto. Per il re si è sporcato le mani di sangue e ha perso ciò che aveva di più caro. Nelle sue stanze conserva ancora una pietra scolpita che ritrae un uomo, un lupo e un giullare. Un tempo, i tre erano amici inseparabili: Fitz, Occhi-dinotte e il Matto. Ma il secondo è morto da un pezzo e il terzo ha fatto perdere le sue tracce. Fino alla notte in cui una messaggera dalle dita bianche come il ghiaccio bussa alla porta del maniero, per poi sparire nel nulla senza lasciare alcun messaggio – solo una costellazione di stelle di sangue sul pavimento. Chi l’ha mandata, e che ne è stato di lei? È una notte strana, fatta di oscuri presagi e volti sconosciuti che arrivano a turbare una festa d’inverno. È il passato violento che fa irruzione all’improvviso nella pace del presente. E, da allora, niente sarà più come prima. Perché Fitz, per proteggere il suo nuovo mondo e le persone che ama, dovrà decidere se tornare a vestire ancora una volta i vecchi panni dell’assassino.

L’assassino, il prete, il portiere

Johan Andersson, conosciuto da tutti come Anders l’Assassino, è appena uscito di prigione e sbarca il lunario facendo piccoli lavori per i gangster della zona, e li farebbe anche bene se non fosse per il vizio di bere, che inizia a minacciare la sua professionalità. La sua vita subisce una svolta quando Anders incontra Johanna Kjellander, pastore della Chiesa protestante, e un portiere d’albergo (o meglio, di un bordello, appena diventato hotel con una stella). I tre decidono di formare una società basata sulle doti (e la reputazione) di Anders, mentre gli altri si occupano di trovare clienti, gestire le relazioni pubbliche e portare avanti nuove strategie di business. L’impresa funzionerebbe, se non fosse che la curiosità porta l’assassino a chiedersi il perché di ogni cosa e dopo qualche discussione con il pastore, decide di rivolgere le sue domande direttamente a Gesù che, del tutto inaspettatamente, gli risponde! Con la svolta religiosa di Anders, Johanna e Per capiscono che la società è in pericolo e devono elaborare un nuovo piano. In fretta. Con il suo stile ironico e del tutto personale, Jonas Jonasson ci mostra come persone all’apparenza normali possano trovarsi in situazioni del tutto assurde, così ci troviamo a seguire le vicende di tre divertenti quanto improbabili personaggi che vogliono fondare una Nuova Chiesa, con tutti i criminali della Svezia alle calcagna!

L’assassino di Shandar

Dichiarata fuorilegge dall’Imperatore, la Gilda degli Assassini non ha esitato a rispondere ferocemente, imprimendo il suo marchio di sangue sulla città. L’imperatore ha bisogno di un infiltrato: qualcuno che si insinui tra secoli di misteri, precauzioni e giuramenti, disposto ad affrontare terribili prove di iniziazione. Ma questa volta l’imperatore di Shandar non può contare sulla sua spia migliore: la bella e abile Femke ha troppi conti in sospeso con gli Assassini. A lei non rimane che insegnare al giovane soldato Reynik i segreti delle spie più scaltre e fare di lui un sicario credibile. Ma ci sono pericoli ai quali nemmeno il miglior addestramento poteva prepararlo, e quando il doppio gioco sarà scoperto, Femke non esiterà a scendere al suo fianco, combattendo con un passato che riemerge dolorosamente e con un sentimento che pensava non avrebbe mai più riprovato. Età di lettura: da 12 anni.

L’assassino della Torre di Londra

Un tempo, nella Torre di Londra, venivano rinchiusi i prigionieri d’alto lignaggio, prima di essere decapitati sull’erba verde del prato della Casa della Regina. Su quello stesso prato, immerso nella più tipica bruma londinese, dove ora si sta svolgendo la cerimonia che insedierà Lord Henry Fallowfield quale nuovo Governatore della Torre, uno dei più ambiti e invidiati incarichi del regno. L’atmosfera austera e solenne è brutalmente sconvolta quando, da una merlatura della Torre Insanguinata, un vecchio guardiano mostra la testa mozzata di Lady Fallowfield, la moglie del nuovo governatore: per un momento i compassati astanti hanno l’impressione raggelante che i fantasmi del passato si siano risvegliati…

L’assassino che è in me

Lou Ford è il vicesceriffo di una piccola città del Texas. La cosa peggiore che si può dire di lui è che è un po’ noioso, un po’ troppo lento, a volte saccente. Ma nessuno immagina il suo male nascosto, la malattia che lo ha quasi rovinato quando era giovane. E quel male è di nuovo sul punto di tornare in superficie, irrefrenabile e violento. Perché la vita non ha niente da dare agli uomini come Lou, se non brevi momenti di feroce energia sempre raggelati dall’oceano nero del destino.
Pubblicato originariamente nel 1952, L’assassino che è in me, romanzo che ha sancito il culto noir dello scrittore americano, è stato incluso dalla prestigiosa Library of America nel volume dedicato al noir americano degli anni Cinquanta, insieme a opere di Patricia Highsmith e di David Goodis, ed è considerato uno dei piú travolgenti e coraggiosi romanzi noir mai scritti. Narrato dal punto di vista di un personaggio in apparenza normale ma intimamente violento e sanguinario, esplora l’inferno privato di uno psicopatico attraverso una narrazione audace e innovativa. Dopo averlo letto nel 1955, Stanley Kubrick assunse Thompson come sceneggiatore, e negli anni seguenti scrisse con lui due film: Rapina a mano armata e Orizzonti di gloria.

L’assassinio di un immortale. Dalle rotte dei migranti alle indagini del commissario Charitos

Dalle indagini del commissario Charitos in Grecia, a quelle del suo collega Murat sulle infiltrazioni mafiose in Germania, dalle rotte dei migranti a un prete ortodosso che mette a rischio la sua vita per aiutarli, dal fallito attentato a Hitler alle persecuzioni contro i greci nella Turchia degli anni ’50, Petros Markaris raccoglie in questo libro tutte le sfumature del suo Mediterraneo: il giallo, la critica sociale, il racconto autobiografico. Con una scrittura al contempo polifonica e dalla forza immediatamente riconoscibile, le storie di “L’assassinio di un immortale” ci regalano eroi epici ma fino in fondo umani, ognuno alle prese con la propria ricerca – della verità, della salvezza, della giustizia – per cui battersi ostinatamente come nuovi Ulisse dei nostri giorni.
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Assassinio di marzo

Marzo a Copenaghen, un giornalista senza nome, flâneur dei bassifondi e detective per il vizio di trovarsi sempre nel posto sbagliato, sta per recuperare un po’ di fiducia nell’umanità quando si imbatte in un ricco collezionista d’arte con un coltello piantato nella schiena. Nessun indizio nel suo lussuoso appartamento, a parte due quadri spariti, un Pollock e un Léger, ma la polizia scopre ben presto i sentimenti più che paterni che legavano il mecenate a un giovane pittore, suo ultimo protetto. Quando il ragazzo sparisce senza riscuotere la sua immensa eredità e i cadaveri cominciano ad aumentare, tutte le tracce portano dai quartieri alti ai vecchi vicoli a luci rosse della città, dietro le porte sempre chiuse di un misterioso night club. Poeta metropolitano e virtuoso della penna, fonte inesauribile di immagini folgoranti che brillano di uno humour geniale e amaro, Dan Turèll è entrato nei classici del giallo nordico come il Chandler danese. Amico di sbirri e prostitute, con lo sguardo smaliziato di chi ha visto quelli che si sporcano le mani e quelli che muovono i fili dall’alto, il suo giornalista senza nome ci trasporta in una Copenaghen hard boiled anni Settanta, tra inquieti teppisti, trafficanti di droga e avventurieri della notte, nella fumosa penombra di un vecchio film noir, al ritmo incalzante di una calda suite jazz.
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Gli assassinii della Rue Morgue

Sinossi: Un mistero insolubile fa inorridire l’intera Parigi: due donne, madre e figlia, vengono ritrovate barbaramente uccise nella loro abitazione della Rue Morgue. La madre giace, la testa quasi staccata dal corpo, i capelli strappati con violenza inaudita, sul selciato sotto la finestra del suo appartamento, la figlia, strangolata, viene ritrovata infilata con forza nella canna del camino. Le porte sono chiuse dall’interno, così come le finestre, nulla è stato rubato, e, cosa ancor più misteriosa, i soccorritori odono due voci distinte: ma mentre una è chiaramente francese, l’altra viene attribuita a lingue diverse. Ma Auguste Dupin, primo investigatore della letteratura e amico del narratore straniero che gli fa da spalla, con un semplice sopralluogo e una catena ben costruita di deduzioni riesce a risolvere il mistero su cui la polizia parigina si arrovella inutilmente. Complice una finestra con chiusura a molla, un urang-utan scappato dal padrone si era introdotto nella casa delle due donne, uccidendole nel maldestro tentativo di rasarle; il marinaio che lo possedeva, assistito suo malgrado all’efferato duplice delitto, prova a riacciuffare l’animale che, terrorizzato, scappa. Così, nonostante lo smacco della polizia francese, il vero colpevole viene individuato e un innocente viene invece scagionato da tutte le accuse.

Assassini Seriali: I Più Spietati

Freddi, spietati, empatici con la sofferenza delle proprie vittime. Gli assassini seriali sono così e rappresentano un “mondo accanto” da sempre. I colombiani Luis Alfredo Garavito Cubillos, Pedro Alonso López e Daniel Camargo Barbosa sono in assoluto i tre serial killer del Novecento che si sono lasciati alle spalle la più lunga scia di sangue. Stupratori, pedofili, maniaci. Arrabbiati, asociali, a volte schizoidi. Sempre assetati di sangue e perciò abili cacciatori. Il nome del brasiliano Pedro Rodrigues Filho, nella cultura popolare, è ormai associato alla crudelta fatta a persona. E non da meno quello del satanista texano “Richard” Ramirez. Mentre Andrej Cikatilo, “Ted” Bundy, Gary Ridgway, Jaffrey Dahmer, Harold Shipman e John George Haigh rappresentano, ognuno per conto proprio, il prototipo ideale del perfetto serial killer moderno, le ombre che aleggiano sul “Mostro di Firenze” ci ricordano che spesso, tanta verità, forse la più crudele, rimane avvolta dietro uno spessissimo alone di mistero. Assassini Seriali è il “libro-inchiesta” che ricostruisce le storie dei peggiori venti assassini seriali del Ventesimo secolo del Novecento e di questo inizio di terzo millennio. Vite raccontate sin dall’infanzia, traumi e involuzioni delle rispettive personalità, fino agli omicidi. Ma anche “modus operandi”, nomi e cognomi delle vittime e tantissime altre informazioni aggiornate. I serial killer trattati nel libro: Luis Garavito, Pedro Alonso Lopez, Daniel Camargo Barbosa, Pedro Rodrigues Filho, Andrej Cikatilo, Gary Ridgway, “Ted” Bundy, John Wayne Gacy, Donald Gaskins, Jeffrey Dahmer, “Mostro di Firenze”, Harold Shipman, Arthur Shawcross, “Richard” Ramírez, Dennis Rader, Edmund Kemper III, Peter Manuel, John George Haigh, Dennis Nilsen e Tommy Lynn Sells.
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