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Free

È una notte come tante, a Portland, Oregon, nella Vecchia Era. Tra le ombre dei parchi e le strade poco trafficate si muovono una bambina che cerca l’impossibile, un poliziotto che rischia la vita e un uomo che non sa che cosa fare della sua. Tre persone che non si conoscono, il cui destino si intreccia per non sciogliersi più.
È notte anche a New London, nella Nuova Era. Allistar si trova in un luogo che non gli interessa, circondato da persone da cui si sente sempre più distante. Eppure è in una serata insignificante come quella che fa la scoperta che cambia il corso della sua vita. Un gioco che non è un gioco, una razza che sta cominciando a prepararsi alla guerra.
Free è un uomo, un amico, un ideale. È ciò che spinge un gruppo di Phys e Mepow a lottare per riscattare un pianeta spaccato in due razze diverse ma complementari. È la speranza di un futuro di pace.
Il primo libro di una serie imperdibile che vi trasporterà in un mondo nuovo eppure sempre uguale, che vi farà viaggiare nel tempo sulla scia dello ‪#‎Stardust‬, la polvere di stelle, a fianco di uomini e donne che non si danno per vinti, determinati a lottare oggi per vincere domani.

Fondazione Paradiso

Al porto di Stoccolma, tra le macerie rimaste sulle banchine dopo che un violento uragano si è abbattuto sulla Svezia, vengono ritrovati i corpi di due uomini assassinati con un colpo di pistola alla testa. Sembra trattarsi di una vera e propria esecuzione, e Annika Bengtzon fiuta lo scoop che potrebbe finalmente dare slancio alla sua carriera; è da tempo che alla redazione della Stampa della sera è relegata a correggere bozze durante il turno di notte, e il posto le va stretto. Le indagini parlano di contrabbando, in particolare sigarette, un traffico che punta all’Europa dell’Est e incrocia la strada di Aida Begovic, una giovane disperata e in fuga. Alla sua richiesta di aiuto, Annika le consiglia di rivolgersi alla Fondazione Paradiso, un’istituzione – su cui medita di scrivere un articolo – che promette di cancellare il passato delle persone minacciate offrendo loro una nuova identità. Quello che ci vuole per una donna che ha visto troppo ed è braccata da una brutale organizzazione criminale. Mentre una nuova serie di omicidi scuote un’inchiesta che si fa sempre più intricata, Annika, divisa tra l’amore per la sua professione e una vita privata che è ordinata e tranquilla solo nei suoi desideri, segue il suo istinto di giovane reporter e si avvicina alla verità, rendendosi conto che né Aida né la misteriosa Fondazione Paradiso sono davvero ciò che sembrano.

Il flagello di Horus

Egitto, 1911. Ormai Amelia Peabody si è rassegnata: ancora una volta, per colpa del marito Radcliffe Emerson – del suo temperamento focoso e della sua scarsa inclinazione alla diplomazia – dovrà condurre una campagna di scavi in una zona nient’affatto promettente. Ciò che Amelia non può tollerare, però, è l’uragano di calunnie che rischia di abbattersi sulla sua famiglia. Così, quando David – migliore amico del figlio Ramses e novello sposo della nipote Lia – viene sospettato di contrabbandare preziosi reperti archeologici, lei non indugia neppure un istante a lanciarsi in un’indagine per fugare quelle basse insinuazioni. Ma ben presto la situazione precipita: il cadavere di una donna americana viene infatti ritrovato proprio nella zona di scavi assegnata agli Emerson e gli altri archeologi, già convinti che David sia un malfattore, non esitano ad accusare di omicidio l’intera famiglia. E, proprio quando sembra che le cose non possano andare peggio, un misterioso ragazzino si presenta alla porta di Amelia, riappare suo nipote Percy – malvagio, razzista e codardo come non mai – e qualcuno si prepara a mettere a segno un colpo mortale…

Fiori nella pioggia

Negli angoli più tipici della vecchia Inghilterra, nei villaggi dove la vita scorre tranquilla, nei cottage circondati dai giardini dalle mille fioriture Rosamunde Pilcher trova i protagonisti di queste sue romantiche storie. Storie brevi ma intense, perché intensi sono i sentimenti che le attraversano. Amori giovanili, amori consolidati dal tempo, amori che, forse, nasceranno.

La finestra sul male

In un tranquillo pomeriggio di primavera, una ragazzina scompare dal giardino di casa. La polizia pensa che si tratti di una ripicca perché Samantha detesta l’uomo che la madre, Zoe Duncan, sta per risposare. Ma se i sospetti fossero sbagliati? Se dietro questa sparizione ci fossero ragioni ben più oscure? Solo un uomo può risolvere il caso: l’investigatore privato Jonathan Stivers. Anche lui, però, si trova in difficoltà: troppo scarsi gli indizi e troppo intenso il coinvolgimento per la sua cliente. Di una cosa è certo: il responsabile è qualcuno molto vicino alla famiglia. Qualcuno che non è quel che sembra.

La figlia del boia

Baviera, 1659. Sulla riva di un fiume nei pressi della cittadina di Schongau viene trovato agonizzante il figlio undicenne del barconiere Grimmer. Il tempo di adagiarlo con cura a terra, di esaminargli il profondo taglio che gli squarcia la gola, di scoprire sotto la sua scapola destra uno strano segno impresso con inchiostro viola – un cerchio sbiadito dalla cui estremità inferiore parte una croce – che il bambino muore. Qualche tempo dopo i bottegai Kratz si imbattono, davanti alla porta di casa, nella macabra scoperta del loro piccolo Anton, il figlio adottivo, immerso in un lago di sangue, la gola recisa con un taglio netto. Sotto una scapola del bambino viene trovato il medesimo segno del figlio del barconiere: il cerchio di Venere che simboleggia la donna come controparte dell’uomo, la vita, ma anche la continuazione della vita dopo la morte… il simbolo delle streghe. Peter Grimmer e Anton Kratz si conoscevano. Insieme con la piccola Maria Schreevogl e altri due bambini costituivano uno sparuto gruppo di orfani che era solito frequentare Martha Stechlin, la levatrice di Schongau che vive proprio accanto ai Grimmer. Sicché quando la piccola Maria, la mattina dopo che la madre adottiva scorge, lavandola nella tinozza, il fatidico cerchio sbiadito sulla sua spalla destra, scompare al seguito di una diabolica figura con una mano di ossa, gli abitanti di Schongau non hanno dubbi: la strega assassina è la levatrice, Martha Stechlin. È lei che ha tagliato la gola ai due bambini, è lei che, con un incantesimo, ha chiamato il demonio che ha rapito Maria. Il destino di Martha Stechlin sembra così segnato. Messa nelle mani del boia di Schongau perché le sia estorta formale confessione, attende di essere spedita al rogo. Jakob Kuisl, il boia di Schongau, un gigante alto quasi due metri, la barba nera e spinosa, le lunghe dita ricurve simili ad artigli, non crede però alla colpevolezza della levatrice. E con lui non credono che la dolce Martha sia una strega anche sua figlia Magdalena, un’attraente ragazza dalle labbra carnose, le fossette sulle guance e gli occhi ridenti, e Simon Fronwieser, il figlio del medico cittadino, un giovane con la chioma fino alle spalle e il pizzetto spuntato sul mento così ben visto tra il gentil sesso di Schongau. I tre indagano per cercare di ribaltare una sentenza che sospettano sia stata scritta solo per convenienza politica e, soprattutto, per nascondere una verità inconfessabile. Una verità che, per Jakob, Simon e Magdalena, può emergere solo nel giro di una settimana, il tempo che resta prima che il rogo venga approntato. Attraverso un’impeccabile e suggestiva ricostruzione storica della società tedesca del Seicento, La figlia del boia conduce il lettore in un’epoca di superstizioni e follie collettive e delinea una stupefacente figura propria di quel mondo: il boia, un uomo temuto, emarginato e, ad un tempo, un esperto erborista e un illuminato.

La figlia del boia e il re dei mendicanti

Un giorno del 1662 Jacob Kuisl, boia di Schongau, svuota la farmacia di casa, mette nella sacca oppio, arnica e iperico, e sale sulla prima zattera diretta a Ratisbona. La navigazione sul Danubio si rivela un autentico tormento per Kuisl, abituato ad avere la terraferma sotto i piedi. Il fiume, ingrossato dai temporali, inonda i banchi di ghiaia lungo le rive. Rami e alberi sradicati vorticano nella schiuma bianca, e gorghi e strettoie, tra gole cinte da rocce imponenti, ricordano che i tronchi della zattera possono essere stritolati in un niente. Il boia di Schongau, però, non demorde. Raggiungere Ratisbona è una questione di vita e di morte. Sua sorella minore Lisbeth, che da anni vive nella lontana città imperiale dopo avere sposato un balneatore – Andreas Hofmann, proprietario, appunto, di un bagno pubblico –, è gravemente malata. Stando al marito la protuberanza sull’addome, i dolori atroci e la secrezione nera di cui soffre non concedono di stabilire con certezza quanto tempo le resta. Dopo mille traversie Kuisl giunge a Ratisbona e, con la netta sensazione di essere osservato, si avventura per le strade della città imperiale fino ad arrivare nella dimora del balneatore, dove ha sede anche il suo bagno pubblico. Ciò in cui si imbatte è agghiacciante anche per il cuore duro di un boia. Nell’ultimo cubicolo del bagno, Elisabeth Hofmann e consorte giacciono in una tinozza. Hanno entrambi la testa reclinata all’indietro e gli occhi sgranati; il braccio destro di Lisbeth penzola oltre il bordo della tinozza e qualcosa di denso gocciola come cera sul pavimento dal suo dito indice. Sembrano immersi nel loro stesso sangue, Lisbeth con un taglio alla gola che gli sorride come una seconda bocca, Andreas Hofmann con una ferita al collo così profonda chela testa è quasi staccata dal busto. Kuisl non ha nemmeno il tempo di piangere, che si ritrova circondato da un drappello di cinque guardie comandate da un uomo che gli sguaina la spada contro, si arriccia i baffi e, indicando i due cadaveri, gli dice: «A quanto pare sei proprio nei guai, bavarese». Alla figlia del boia, Magdalena, e a Simon Fronwieser, il suo impavido compagno, spetterà naturalmente il compito di tirare Kuisl fuori dai guai, con l’aiuto di Nathan il Saggio, il re dei mendicanti di Ratisbona, il signore del regno della notte dai denti d’oro. Terzo capitolo di una delle saghe moderne più amate e lette nel mondo, La figlia del boia e il re dei mendicanti è un thriller «ricco di dettagli sul tessuto sociale e sulla struttura del potere politico nella Baviera del XVII secolo» (Publishers Weekly) che parla d’amore, tradimento e vendetta. E che consegna ai lettori un’altra, esaltante avventura dell’impavido boia Jakob Kuisl. «Della Figlia del boia ho amato ogni pagina e ogni colpo di scena. Un romanzo storico di magnifica inventiva e con un protagonista sorprendente: un boia fornito di anima che lotta contro i pregiudizi e i tornaconti politici». Scott Turow «Un romanzo storico magnifico che conduce il lettore in un’altra dimensione, tra superstizioni e follie collettive». Vogue

La figlia del boia e il monaco nero

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1660, Baviera. Avvolto in uno spesso mantello di lana, Simon Fronwieser, medico di Schongau, cammina a testa bassa, maledicendo la sua professione. La bufera di neve che ha ricoperto i boschi, i campi e le strade della cittadina bavarese, non ha dissuaso la perpetua della chiesa di San Lorenzo dal chiamarlo per una visita a domicilio. Si tratterà della solita indigestione del sacerdote, pensa Simon battendo i denti. Invece, quando scopre che il curato è morto, a pochi passi dall’abside della chiesa, dopo essersi rimpinzato di frittelle, non ci pensa su due volte a chiamare l’unico in grado di aiutarlo: il boia Kuisl. Alto quasi due metri, la barba nera e spinosa, le lunghe dita ricurve simili ad artigli, il boia di Schongau è ritenuto da tutti un’autorità: non soltanto «come scorticatore» e maestro di spada, ma anche nella scienza delle erbe medicinali e delle piante velenose. E Kuisl, difatti, non ci mette molto a capire come è morto il parroco. Ma chi può aver ucciso quel placido e umile servitore di Dio? Compiute le prime indagini – aiutato dalla figlia Magdalena, dall’amico medico Simon e dalla sorella del sacerdote defunto, Benedikta – Kuisl scopre che la vittima era sulle tracce di un tesoro che superava «ogni più sfrenata immaginazione», nascosto in Baviera dal Maestro dei templari Friedrich Wildgraf, dopo lo scioglimento dell’ordine. A dargli la caccia, però, il parroco non era il solo: una confraternita di frati domenicani «astuti ed eruditi, disposti a sporcarsi le mani al posto del Papa» gli stava alle calcagna e, adesso che il parroco è morto, insegue Kuisl. E mentre Simon e Benedikta risolvono enigmi su enigmi, scoprendo il luogo dove pare sia seppellito il tesoro, il boia è costretto ad abbandonare le indagini per salvare la figlia. Tra bande di briganti violenti, incendi dolosi e l’inaspettato ritrovamento di un oggetto sacro, nella loro indagine, Kuisl, Simon e Magdalena dovranno soprattutto fare i conti con l’avidità e le menzogne che albergano nella cittadella della vicina Augusta, sede del vescovado, del palazzo dei vescovi e delle dimore dei commercianti più ricchi della città. Dopo l’enorme successo internazionale de La figlia del boia – tradotto in oltre venti paesi –, Oliver Pötzsch mette in scena un thriller storico «ricco di dettagli sul tessuto sociale e sulla struttura del potere politico nella Baviera del XVII secolo» (Publishers Weekly), impreziosito da uno stile avvincente e una trama perfetta, e con un protagonista memorabile: l’impavido e generoso boia Kuisl.

La fidanzata inopportuna

È la primavera del 1938 quando Elise Landau arriva a Tyneford House, sulla costa del Dorset. È in fuga dall’Austria, e dal nazismo. Tra le stanze in penombra dell’antica dimora inglese, dove prende servizio come cameriera, solo un filo di perle della madre, indossato sotto la divisa, le ricorda la vita scintillante di Vienna, e l’ambiente vivace e mondano della ricca borghesia ebraica cui appartiene. Aggrappata al ricordo, e a un’immagine di se stessa che non c’è più, Elise vaga come uno spettro: a disagio con il resto della servitù, subalterna al padrone – l’affascinante vedovo Christopher Rivers – la giovane impara presto a dimenticare il passato, o a nasconderlo. Finché un giorno a Tyneford House giunge Kit, il figlio del padrone. Tra lui ed Elise sboccia un amore limpido e intenso, e la vita sembra tornare a riempirsi di gioia. Ma la guerra sta per raggiungere l’Inghilterra. Kit viene chiamato al fronte e i due giovani amanti sono costretti a separarsi, senza sapere cosa ne sarà del loro futuro. Perché il mondo come lo conoscevano è sul punto di cambiare irrimediabilmente: ed Elise sarà costretta, per sopravvivere, a cambiare a sua volta. A diventare un’altra. Imparando che, nel corso di una vita, si può essere più di una persona. E, forse, si può amare più di una volta. Dopo il successo di “Un perfetto gentiluomo” Natasha Solomons ci regala una luminosa storia d’amore e di guerra, sullo sfondo di un’Europa attraversata dalla violenza della passione e della Storia.

Il fascino del Diavolo

A New York un serial killer sta facendo una carneficina di preti e ha appena sfidato la polizia dichiarando di volerne uccidere 666, mentre una setta satanica dedita ai sacrifici umani vuole compiere un attentato terroristico. Su entrambi i casi, in collaborazione con l’FBI, indagano i detective Norton e Moose, due poliziotti che a volte sembrano più pericolosi dei criminali stessi e che devono guardarsi alle spalle da chi li vuole morti e fare i conti con le beffe del destino che non esiterà a complicar loro la vita. Nel frattempo, in un’afosa Los Angeles un altro spietato serial killer, chiamato il Vampiro, prende di mira i barboni. Sul caso indagano il detective Tyrrell, prossimo alla pensione, e la giovane detective Rise.
Ma esiste un legame tra le vicende di New York e Los Angeles?
Le due città precipitano in una spirale di violenza senza fine, tra gli abissi della perversione umana, in cui il sangue scorre a fiumi e i personaggi coinvolti non avranno un attimo di respiro e i colpi di scena si susseguiranno senza soluzione di continuità fino all’imprevedibile e sconvolgente finale.

Estate Assassina

Agosto 2003. Mentre i romani cercano una via di fuga dalla calura della Capitale, l’ispettore Mariella De Luca resta a Roma con la sua nuova fiamma, un giovane archeologo. Molto presto, però, l’idillio viene interrotto e Mariella si trova al centro di un’indagine a dir poco sorprendente: le teste di alcuni sessantenni vengono ritrovate in diversi luoghi della città. Tra loro anche quella di un famoso cineasta, che è stata abbandonata nelle catacombe che si celano nel sottosuolo di Roma. Il nuovo compagno di Mirella, Paolo, coglie un legame tra i delitti e il mito di Giuditta che, per vendicarsi del suo nemico, gli taglia la testa. Ed ecco insinuarsi il dubbio: che il colpevole possa essere una donna? E quando il commissario D’Innocenzo si ammala, Mariella prende in mano le redini del caso e cerca di trovare un legame tra le vittime. Il suo istinto le dice di scavare nel passato del cineasta e della sua giovane amante, ma anche su una singolare rappresentazione in cui erano state coinvolte le vittime negli anni Settanta.

Escluso il cane

La fede contro il dubbio. Le risposte contro le domande. Il dogma contro il relativismo. Cosa succede quando queste contrapposizioni, tipiche del nostro tempo, diventano romanzo?
Succede che abbiamo *Escluso il cane* , il nuovo, divertente e insieme “serissimo” libro di Carlo D’Amicis.
Un giovane avvocato romano, tormentato da un problema di incontinenza psicosomatica, si dibatte tra la sua omosessualità, una madre e un fidanzato tirannici, una condizione economica al limite dell’indigenza. Quando si trova a difendere il proprio medico curante, accusato di duplice omicidio (accusa che ha tutta l’aria di essere fondata), i suoi tormenti si incontrano (o si scontrano?) con l’assolutismo della scienza e soprattutto con quello della fede religiosa. Sì, perché, sullo sfondo del delitto, aleggia il Vaticano e l’agonia di un papa che non riesce a morire.
Una grande prova narrativa in cui una trama avvincente, una lingua potentemente comica, una capacità di evidenziare le mostruosità del nostro tempo (dai nuovi fondamentalismi ai vecchi mali del familismo italiano) si intrecciano tra loro dando al lettore un libro da cui sarà impossibile staccarsi prima della parola fine.

L’eredità ambita

Londra, 1821 – Al compimento dei ventun anni Frances entrerà in possesso dell’eredità materna e potrà lasciare la casa dello zio, nella quale è sempre stata trattata male. A pochi giorni dal suo compleanno, però, questi le impone il matrimonio con il cugino Charles, infrangendo i suoi sogni. Frances, nascosta nella carrozza dell’affascinante lord Lafford, riesce a fuggire, ma viene scoperta dal nobiluomo che, scambiandola per una sguattera, la bacia. Il mattino seguente, svelata la sua identità, alla fanciulla non resta che accettare il matrimonio di convenienza che Lafford le propone, ma proprio quando inizia a capire che ciò che prova per il marito è qualcosa di più che una semplice attrazione, strani incidenti mettono a rischio la loro felicità.

Enciclopedia dell’amore

Un autore che ha scritto perlopiù narrativa fantastica si confronta per anni, a cadenza settimanale, con il tema dell’amore. Grazie a una rubrica pubblicata su un giornale incontra una serie di coppie e le intervista facendosi raccontare la loro storia attraverso gli episodi che ritengono più importanti: a quel punto scrive un racconto. Dopo anni di lavoro gli restano alcune storie, e diverse convinzioni sugli esseri umani e sui loro amori. Nasce così l’Enciclopedia dell’amore, una raccolta ispirata a quell’esperienza, un insieme di storie inventate, o meglio reinventate, che costituiscono le tappe di un percorso nel mondo dell’amore. Storie originali e imprevedibili, a volte strambe, divertenti o un po’ spietate, molto semplici o addirittura estreme, vicine alle periferie dei sentimenti. È un percorso che racconta il miracolo degli incontri, l’intimità dei gesti d’amore, l’intensità di un’intesa inaspettata, i misteri sulle ragioni che ci sono dietro agli eventi, le occasioni mancate, gli appuntamenti al buio, l’ardire di un sentimento e le sue ombre, lo struggimento, l’attrazione magnetica che lega gli amanti e tanto altro.

E’ accaduto troppo in fretta

Polly ha soldi sufficienti per fare la bella vita, ma preferisce starsene ritirata in campagna insieme agli animali. Non ha seri rapporti sentimentali fino a che non incontra James, un attraente sconosciuto che rivoluziona la sua vita. L’amore che nutrono l’uno per l’altro è forte a sufficienza per resistere ai loro conflitti? O è tutto destinato a concludersi infelicemente?

E senza piangere

«Scompaio qualche giorno», dice il professor Brandi alla moglie. «Devo fare qualcosa.»
Comincia così il nuovo romanzo di Pier Luigi Celli, con il professor Brandi, docente universitario amato dagli studenti e odiato dai colleghi, che si allontana misteriosamente da casa. Impegni, un po’ di riposo, forse un progetto a lungo meditato, non si sa. Il senato accademico però si agita, vuole vederci chiaro, e mette sulle orme di Brandi due individui non proprio limpidi. Le cose si complicano quando uno di questi figuri scompare a sua volta. Quando, oltre agli scomparsi, si aggiunge anche un morto, l’arrivo del commissario Guglielmi è inevitabile… L’indagine che ne segue si abbatterà sull’università come una tempesta, destinata a mettere a nudo misteri, connivenze e complicità troppo a lungo celate.