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Le grandi storie della fantascienza: 19

I quindici migliori racconti di fantascienza del 1957. Il 1957 fu un anno esplosivo. La Gran Bretagna si unì al club delle potenze termonucleari, gli Stati Uniti misero alla prova il loro primo missile cabalistico intercontinentale. Ma l’evento più stupefacente fu il successo del lancio degli Sputnik I e II. Camus vinceva il Nobel per la letteratura e Kubrick faceva uscire nelle sale “Momenti di gloria”. Anche per la fantascienza fu una grande annata, come mostrano i quindici racconti di questa antologia scritti da Isaac Asimov, H. Beam Piper, Kate Wilhelm, Poul Anderson, Theodore R. Cogswell, Carol Emshwiler, Robert Silverberg, Brian Aldiss, A. Bertram Chandler, C.M. Kornbluth, Llyd Biggle jr., Rog Phillips, Harlan Ellison.
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Le grandi storie della fantascienza: 18

Ancora due volumi della serie “Le grandi storie della fantascienza”, che ripercorrono stavolta il biennio 1955-1956, anni che videro l’istallazione della prima centrale nucleare, dei primi lanci di satelliti nello spazio, quando in tutto il mondo si festeggiò il matrimonio di Marilyn Monroe con Arthur Miller. I due volumi antologici comprendono come di regola racconti di autori “di prima categoria”, veri giganti del genere tra cui: Theodore Sturgeon, Philip K. Dick, Eric Frank Russell, Arthur C. Clarke, e ovviamente lo stesso Isaac Asimov.
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Le grandi storie della fantascienza: 16

“Siamo, con “Le grandi storie della fantascienza” scelte da Isaac Asimov, al 1954. Non è un anno cruciale per il genere, ma la continuazione di un successo, non ancora di critica ma sicuramente di pubblico. Nata in Europa, sbarcata negli Stati Uniti, lì divenuta letteratura di massa, la science fiction ha preso a dilagare, con l’inizio degli anni cinquanta, nel continente d’origine e nel mondo intero. Non è il cinema a farle da sostegno. Le espressioni cinematografiche della fantascienza scritta sono spesso trite e semplicistiche, salvo rare eccezioni. No, è proprio la narrativa a sedurre lettori di ogni paese. Contano l’ingegnosità delle storie, il fascino e assieme un certo senso d’orrore legati all’idea di futuro (la minaccia atomica è sempre più attuale), il timore oscuro di evoluzioni incontrollabili del presente. La fantascienza è un genere “di evasione” da cui non si evade. Ti proietta lontano, ma dove approdi ritrovi i problemi che avevi sperato di lasciarti alle spalle. Il lieto fine non è affatto garantito, l’inquietudine è presente in ogni pagina. Alcuni degli autori scelti da Asimov, da Matheson a Dick, sapranno farsi interpreti delle apprensioni che ancora avvertiamo ai giorni nostri.” (Valerio Evangelisti)
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Le grandi storie della fantascienza: 14

Nel 1952 i Sovietici sono il nemico per eccellenza dell’Occidente, si sa. Ma il capitalismo è tanto meglio? Quasi controvoglia, perché non è nelle sue corde “dumasiane”, Asimov apre, da liberal convinto quale è, la propria antologia a voci critiche nei riguardi del sistema. Entra così, tra i classici, un racconto del trotzkista americano Mack Reynolds, che quel sistema detesta. Fanno una clamorosa apparizione le favole crudeli e corrosive di Robert Sheckley, poco propenso ad accettare l’esistente quale male minore. Sono i primi vagiti della “fantascienza sociologica” tenuta a battesimo pochi anni prima da William Tenn. Asimov riserva per sé una delle sue opere meglio riuscite. “La via marziana”, e lascia spazio a grandi autori ormai consacrati come Bradbury, Leiber e Bester. Ma sono gli alfieri della sf “sociologica”, specchio distorto e critico del presente, a pungere di più. Non è difficile intuire che l’avvenire sarà loro. Asimov lo comprende e si inchina alla loro felicità inventiva e alla loro “cattiveria”. (Valerio Evangelisti)
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Le grandi storie della fantascienza: 12

Il dodicesimo volume de “Le grandi storie della fantascienza” è semplicemente spettacolare. Asimov può attingere, per l’anno 1950, a una messe di racconti indimenticabili. È il caso di “Servire l’uomo” di Damon Knight, un autentico classico; o di “Nato di uomo e di donna”, di Richard Matheson, brillante riscrittura di un racconto di H.P. Lovecraft, “L’estraneo”. Proprio Matheson inaugura un filone della sciente fiction molto diverso da quello fino a quel momento prevalente, l’avventuroso, e dall’altro, che iniziava ad affermarsi, detto “sociologico”. Inizia cioè a scavare entro paure inconsce senza appigliarsi a pretesti scientifici, mettendo in scena un mondo dominato da logiche fragili e dalle pareti capaci di incrinarsi al minimo incidente. Una quotidianità precaria che non ha bisogno di volgersi al futuro per risultare inquietante. Naturalmente non è l’unica tendenza. Ci si può invece abbandonare alle invenzioni pirotecniche di A.E. Van Vogt, di Cordwainer Smith, di C.M. Kornbluth, di Charles L. Harness, qui tutti al loro meglio.
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Le grandi storie della fantascienza: 11

È il 1949 e l’espressione “guerra fredda” è ormai divenuta di uso comune. Ce lo ricorda Henry Kuttner, in un racconto così intitolato, e che peraltro si allontana di parecchio dal tema noto alle cronache. Proprio Kuttner domina questo undicesimo volume de “Le grandi storie della fantascienza”, con altri due racconti firmati con lo pseudonimo di Lewis Padgett. Una scelta che dimostra la predilezione di Asimov per la science fiction più classica e avventurosa, per quanto non priva di solleciti alla riflessione e di spunti critici. Ben rappresentata anche da James H. Schmitz, Arthur C. Clarke, Katherine MacLean, Edmond Hamilton – mentre il versante poetico è affidato a Clifford D. Simak, Bay Bradbury, Theodore Sturgeon. Proprio Asimov però ci avverte, nell’introduzione, che nel 1949 fu pubblicato anche “1984” di George Orwell. Un intellettuale di primo piano, polemista e grande scrittore, aveva adottato il linguaggio della fantascienza per divulgare un assunto politico. Non era la prima volta (si pensi a H.G. Wells, a C.S. Lewis, a Olaf Stapledon) e certamente non sarebbe stata l’ultima. Si trattava comunque di un riconoscimento implicito della validità di una forma narrativa che qualcuno aveva scambiato per puerile.
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Le grandi storie della fantascienza: 10

Nel 1948 la fantascienza americana è in piena forma, anche perché gli Stati Uniti sono emersi dalla guerra come la maggiore potenza mondiale, grazie a una tecnologia rimasta intatta e incentivata dal conflitto. Pare aprirsi una fase di espansione senza limiti, si respira ottimismo. Nessuno dubita che l’esplorazione degli spazi, cui stanno già lavorando scienziati nazisti passati al nemico, possa tardare. Naturalmente il progresso ha come sempre un lato oscuro. L’Unione Sovietica, da alleata che era, si è trasformata in rivale (per fortuna non ha ancora la bomba atomica), il comunismo si espande e lambisce l’Europa occidentale, il maccartismo fa la sua apparizione, limitata per il momento al mondo del cinema. L’uccisione, all’inizio dell’anno, del mahatma Gandhi, che Asimov ricorda nella prefazione, sembra preannunciare la fine di un periodo di pace durato solo due anni. La fantascienza, narrativa intrinsecamente ambigua, da un lato vive di ottimismo, dall’altro si alimenta di tensioni. Prevale il gusto dolceamaro, nel decimo volume de Le grandi storie della fantascienza. Gli autori antologizzati da Asimov, dal Ray Bradbury di Marre è il paradiso!, che colpirà profondamente un giovane Stephen King, al caustico Fredric Brown, all’epico Van Vogt, a molti altri, tra esordienti e veterani, non adottano l’uno o l’altro registro, ma spesso li fondono tra loro. Perché dolceamara è la società occidentale che, fuori delle camere in affitto in cui lavorano, sta prendendo forma.
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Le grandi storie della fantascienza: 1

Questo primo volume della collana abbraccia un anno particolarmente difficile per il mondo intero, il 1939, e raccoglie 20 storie i cui autori hanno saputo trasformare la fantascienza da facile romanzetto d’azione in un genere di letteratura che merita rispetto e ha ottenuto un proprio spazio stabile nel tempo. Questi primi venti racconti condurranno il lettore attraverso lo specchio della fantasia dove mondi rovesciati paiono reali, altrettanto credibili e, talvolta, più desiderabili di quello che, nel nostro banale pragmatismo, riteniamo l’unico vero. Una dimostrazione inequivocabile che fantascienza non è tanto esplorazione di altri pianeti, viaggi interstellari, microminiaturizzazione, energia nucleare, robot più o meno umanizzati, quanto la facoltà di trasportare questi elementi, e ogni altro concepibile da una mente umana, in contesti che consentano a chi legge una partecipazione diretta ai fatti, siano essi angosciosi come incubi o puramente fantastici.
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I grandi generali di Roma antica. Gli uomini che impressero il loro marchio sulle conquiste, sulle battaglie e sulle guerre della repubblica e dell’impero

La ricchezza di Roma antica è costituita dai grandi uomini che la sua storia ha saputo produrre. Questo volume racconta la carriera e le campagne, le imprese e i fallimenti, descrive le tattiche e le strategie, riporta le dichiarazioni e le arringhe, di ventidue tra consoli, dittatori, magistrati in genere e imperatori che più seppero imprimere il loro marchio sulle conquiste e sugli episodi bellici salienti della storia romana. **

Le grandi donne di Roma antica

Le diciannove donne che hanno avuto un ruolo al centro del potere nell’antica città eternaStorie di donne di Roma antica in diciannove ritratti, da Rea Silvia a Galla Placidia. Storie di passioni e di letti, non di rado determinanti nella lotta per il potere, al pari di battaglie e congiure o colpi di Stato. O di madri e mogli che hanno determinato la gloria dei loro figli e mariti. Come nei casi, diversissimi, di Cornelia, madre dei Gracchi, e di Messalina, giovane sposa dell’imperatore Claudio. Esempio luminoso per le donne della sua epoca, l’una; paradigma di lussuria, l’altra, specchio deformante di una società che toccava il limite della depravazione. Fra le due corrono duecento anni, e il periodo prodigioso e irripetibile di Roma: dalla città dei sette colli alla magnificenza dell’epoca imperiale, fino all’avvento del Cristianesimo, con la moralizzazione della vita pubblica, e il conseguente dilagare di una certa ipocrisia nei costumi. Elena, madre di Costantino, era una stabularia, ragazza di taverna. E Fausta, la moglie di Costantino, fu soffocata nei bagni di palazzo quando si scoprì che “si concedeva a ogni persona”.Furio Sampoliè un autore specializzato nella storia della Roma antica. Ha scritto Lo specchio nero; Il daimon; Ventitré pugnalate; Il demone di Silla e Nerone. Con la Newton Compton ha pubblicato Agrippina, la donna dei Cesari; Marco Antonio, l’antagonista di Ottaviano; Costantino il grande e la sua dinastia e Le grandi donne di Roma antica. (source: Bol.com)

I grandi condottieri di Roma antica

Gli uomini che impressero il loro marchio sulle conquiste, sulle battaglie e sulle guerre dagli albori di Roma alla caduta dell’impero romano d’OccidenteIn ogni periodo dell’epopea di Roma antica, dagli albori al crollo finale, grandi generali hanno scritto pagine memorabili e avvincenti, pur con intenti e motivazioni diverse. Così, nella prima fase della repubblica troviamo personaggi disinteressati, consacrati alla maggior gloria della loro patria, come Furio Camillo, Fabio Massimo, Scipione l’Africano. Nell’epoca delle guerre civili, figure come Mario, Silla, Pompeo e Cesare, pur contribuendo in ampia misura all’espansione del mondo romano, agiscono principalmente sulla spinta dell’ambizione personale. Con l’impero, i grandi generali, spesso gli stessi imperatori, sono sì mossi dalla brama di potere, ma si considerano anche gli individui della provvidenza, i più adatti dapprima a espandere, come Germanico o Traiano, poi a difendere i confini di Roma, come Settimio Severo e Costantino. Dopo il primo imperatore cristiano inizia una nuova fase, con imperatori sempre più inetti e un esercito sempre più barbarizzato. I nuovi condottieri sono i magistri militum, romani di scuola barbarica, come Ezio e Oreste, mezzosangue, come Stilicone, o addirittura barbari, come Ricimero e Odoacre. Costoro instaurano delle vere e proprie dittature militari, dando luogo al più straordinario dei paradossi che contraddistinguono l’epoca della caduta dell’impero romano d’Occidente: un barbaro a capo e a difesa di un impero assediato da barbari.Andrea Fredianiè nato a Roma nel 1963. Laureato in Storia medievale, ha collaborato con numerose riviste specializzate, tra cui ‘Storia e Dossier’, ‘Medioevo’ e ‘Focus Storia’. Attualmente è consulente scientifico della rivista ‘Focus Wars’. Con la Newton Compton ha pubblicato, tra gli altri, i saggi Gli assedi di Roma, vincitore nel 1998 del premio Orient Express quale miglior opera di Romanistica; Le grandi battaglie di Roma antica; I grandi generali di Roma antica; Le grandi battaglie di Giulio Cesare; Le grandi battaglie del Medioevo; I grandi condottieri che hanno cambiato la storia; Guerre, battaglie e rivolte nel mondo arabo e L’ultima battaglia dell’impero romano. Ha scritto i libri 101 segreti che hanno fatto grande l’impero romano e 101 battaglie che hanno fatto l’Italia unita, e i romanzi storici 300 guerrieri; Jerusalem (tradotti in varie lingue); Un eroe per l’impero romano; la trilogia Dictator (L’ombra di Cesare, Il nemico di Cesare e Il trionfo di Cesare – quest’ultimo vincitore del Premio Selezione Bancarella 2011) e Marathon. (source: Bol.com)

I grandi casi di Miss Marple

Miss Jane Marple è nata dalla fantasia di Agatha Christie nel 1930: un’epoca nella quale le signorine non sposate di una certa età si chiamavano ancora “zitelle”. E proprio un’attempata ma decisamente arzilla zitella è Miss Marple: tra un lavoro a crochet e una tazza di tè, infatti, finisce sempre per essere casualmente implicata in una serie di delitti che riesce a risolvere facendo appello alle proprie doti di “osservatrice della natura umana” (qualche maligno direbbe più banalmente di “pettegola”). Nella biblioteca di villa Bantry viene trovato il corpo di una sconosciuta in abito da sera. Chi è? Com’è finita lì? Chi l’ha uccisa? “C’è un cadavere in biblioteca” (1942) mostra una Miss Marple in piena forma, capace di far luce sui più tortuosi meandri dell’animo umano. Un quotidiano locale pubblica un curioso annuncio a pagamento nel quale si prevede un delitto. Tutti pensano a una burla, ma l’incredibile programma viene puntualmente rispettato: anche in “Un delitto avrà luogo” (1950) l’angelica Miss Marple capiterà nel posto giusto al momento giusto e riuscirà a chiarire l’enigma. In “Polvere negli occhi”(1953) Miss Marple saprà risolvere un’intricata vicenda: un facoltoso uomo d’affari, Rex Fortescue, muore subito dopo aver bevuto del tè. E poco dopo in casa sua avviene un secondo omicidio: la vittima è una conoscenza di Miss Marple.