45153–45168 di 74503 risultati

Terra di mutazioni

Nella Pista dell’orrore – il romanzo che lo rese celebre nel 1968 – Roger Zelazny ci terrorizzò con una fauna mostruosa nata da mutazioni biologiche in seguito a catastrofe atomica. Più tardi la sua Strada senza fine ci ripropose il tema della pista nella forma di un’allucinante autostrada senza caselli d’entrata. Oggi il motivo della mutazione ritorna, ma le mostruosità che ne risultano non hanno più nulla a che vedere con le radiazioni e con la genetica: Zelazny, il terrorizzante Zelazny, ha scoperto gli orrori della magia nera.
Copertina di Karel Thole

La terra della mia anima

Beniamino Rossini, partner e amico dell’Alligatore in cinque romanzi, si è lasciato convincere a sedersi davanti a un registratore e a parlare della sua “malavita”, quella vera. La terra della mia anima è la storia di un uomo straordinario, che trova la propria patria nella frontiera, nel confine: luogo di avventure per eccellenza ma anche di amicizie, amori, tradimenti, passioni politiche. Ripercorrendo la vita di quest’uomo, il romanzo attraversa mezzo secolo di storia italiana, mezzo secolo di malavita: con il passaggio a dimensioni sempre più spietate, industriali e internazionali ci si muove dalla Milano liberata dai partigiani al confine con la Svizzera, dal Libano a Malta, da Venezia alla Croazia della recente guerra civile. Rossini vive questa storia dal di dentro, raccontando personaggi ed episodi feroci, straordinari e inediti. Storie di contrabbando. Storie di rapine. Storie di donne e uomini. Massimo Carlotto, che tante volte nei suoi romanzi si è dedicato a sottolineare la crudeltà e la spietatezza dei criminali, fa qui un’eccezione per Beniamino Rossini, carissimo amico conosciuto negli anni difficili del carcere: un delinquente “dal cuore d’oro”, figura eccentrica e originale di malavitoso “di sinistra” che segue una sua personale etica pur nella violenza e nell’illegalità. Da *La terra della mia anima* Massimo Carlotto ha tratto uno spettacolo teatrale che lo vede protagonista insieme a Ricky Gianco (chitarra e voce), Maurizio Camardi (sassofoni) e Patrizio Fariselli (pianoforte), per la regia di Velia Mantegazza.

Terra del Fuoco

Feriti e sconfitti, tre uomini in fuga cavalcano attraverso le sterminate distese della Patagonia. Hanno osato ribellarsi a Julio Popper, il padrone-sovrano di una miniera d’oro sulle coste dello Stretto di Magellano, e da allora sono braccati. Avventurieri disperati, alla mercé del caso, vagheranno senza meta fino a quando, accanto allo scheletro di una balena, il luccichio della polvere aurifera ridarà uno scopo alle loro esistenze… È “Terra del Fuoco”, il racconto lungo che dà il titolo a questa raccolta di Francisco Coloane. Avidi cercatori d’oro, rivoluzionari in fuga, mandriani inseguiti dal vento, coloni che impazziscono nel tentativo di domare una terra selvaggia, marinai vittime di maledizioni, capitani coraggiosi e sfortunati: questi sono i personaggi che popolano le storie dello scrittore cileno, cantore del “mondo alla fine del mondo”. Ma è personaggio, è protagonista, accanto a loro, la natura stessa in tutta la sua inquietante grandezza, il paesaggio aspro delle estreme regioni meridionali del continente americano, quella Terra del Fuoco che diviene simbolo ideale e totale della elementare e incessante drammaticità delle passioni umane. Con una prefazione di Luis Sepulveda.
**

La terra dai molti colori

Nell’anno 2034 Theo Guderian, un fisico francese, fa una scoperta divertente ma poco pratica: inventa un congegno che permette il trasferimento istantaneo nel passato tramite una distorsione temporale. Il viaggio è però di sola andata e le coordinate spazio-temporali del punto di arrivo sono immutabili: si tratta di una zona della valle del fiume Rodano nell’idillica epoca del Pliocene, sei milioni di anni fa. Tuttavia a poco a poco questa scoperta cosi sottovalutata, si rivela utile: anche nell’utopistica società del ventiduesimo secolo, in un mondo che sembra aver raggiunto la completa felicità e la perfezione tecnologica, esistono degli «spostati», degli individui scomodi che vogliono fuggire attraverso questa porta in un misterioso passato. Tra questi c’è un gruppo di personaggi particolarmente strano e interessante che vuole affrontare questo viaggio a senso unico. Il mondo che li attende nella remota epoca del Pliocene è tuttavia molto diverso dall’idillica desolazione che essi si aspettavano: ben due razze aliene venute dalle stelle risiedono infatti nella nostra Europa del lontano passato. Da una parte i Tanu, belli, arroganti, dotati di vasti poteri telepatici e telecinetici e con una cultura di tipo cavalleresco; dall’altra i rinnegati Firvulag, malevoli nanerottoli dotati anch’essi di abilità supernormali. sarà proprio con queste due potenti forme di vita extraterrestre che dovranno vedersela i nostri eroi in questo avventuroso romanzo che ha già raggiunto la statura di un classico negli Stati Uniti e in Inghilterra, soprattutto per la magnifica mescolanza di mito e speculazione scientifica, di fantastica immaginazione e di eccezionali estrapolazioni tecnologiche.

Terra bruciata

Pochi scrittori di fantascienza hanno la forza di suggestione di J. G. Ballard, la sua capacità di far apparire reali, palpabili, le situazioni più deliranti, le visioni più allucinanti e angosciose. Questa volta l’autore immagina una lunga e terribile siccità che sconvolge la vita degli uomini, e seguendolo in un mondo condannato inesorabilmente alla disgregazione fra sterminate dune di sale, cimiteri d’auto e di navi in secca, il lettore finisce per lasciarsi prendere dallo sconvolgente incubo di Ballard, e accettare i suoi ladri d’acqua, i suoi cannibali, i suoi degenerati, i suoi folli, miserabili superstiti che ancora si dibattono nella polvere che ricopre il pianeta.
**Ristampa del n. 417*

Terapia totale

Un feroce killer si aggira indisturbato tra i reparti del Manhattan Medical Center. Tra le sue vittime c’è anche Evie, la moglie del dottor Harry Corbett, il quale all’improvviso si ritrova a essere il principale indiziato della polizia. Oltre che medico dell’ospedale, ha visto per ultimo la moglie, ricoverata lì per un intervento, e per di più avrebbe anche il movente: la doppia vita, piena di segreti, della povera Evie. Harry proclama con forza la propria innocenza, ma nessuno vuole ascoltarlo.

Terapia d’amore

Si dice che innamorarsi sia un po’ come andare sott’acqua, in una bolla sospesa fuori dal tempo e dallo spazio, all’interno della quale all’inizio esistiamo solo noi e la persona amata. È così che Joana e Valentin si sono conosciuti: a un corso di sub, in vacanza, dove fin da subito sono stati la coppia perfetta. Il colpo di fulmine, poi il matrimonio, i figli, una bella casa. Una storia da favola. E poi? Cosa succede quando, dentro a quella bolla, inizia a mancare l’aria? Diciassette anni dopo, Joana e Valentin sono seduti nello studio di uno psicologo, agli estremi opposti di un divano. Lei gli rinfaccia di essere freddo, insensibile e assente. Lui non sopporta che la moglie sappia sempre tutto, che lo interrompa continuamente e non lo ascolti mai. Sembra la solita, triste dinamica di una coppia che ha sostituito l’amore con il disincanto e la rabbia. Ma cosa accadrebbe se d’un tratto i ruoli si ribaltassero e se anche il terapeuta che li osserva con apparente distacco avesse problemi di cuore? Dopo aver descritto la nascita di un amore via email nel suo straordinario romanzo d’esordio Le ho mai raccontato del vento del Nord, Daniel Glattauer ricorre ora alla forma della commedia teatrale, fatta di botta-e-risposta serrati tra moglie e marito e tra dottore e pazienti, di stoccate e colpi di scena, per raccontarci cosa succede dopo, quando l’amore vacilla. Giocando in modo irriverente ed esilarante con i cliché di un matrimonio in crisi e dosando ironia e un pizzico di sano cinismo, si chiede: ai tempi di In Treatment e della terapia di coppia, che cosa avrebbero fatto il Principe azzurro e la Bella principessa dopo anni di matrimonio?

Teranesia

Prabir Suresh ha nove anni e vive a Teranesia, un’isola delle Mollucche, con i genitori biologici e la sorella Madhusree, che ha poco più di un anno. Su Teranesia vive una forma di farfalle mutanti che sembrano sfidare ogni legge evolutiva, e i suoi genitori sono arrivati fin lì inseguendo alcuni esemplari nel tentativo di scioglierne il mistero. Tutto prosegue normale nella vita di Prabir, fin quando la guerra non lo costringe a fuggire con la sorellina. Torneranno insieme sull’isola anni dopo, cercando di completare il lavoro dei genitori, per trovarsi di fronte a una flora e a una fauna sempre più strane, tracce di un’evoluzione rapidissima senza una causa comprensibile.

Teoria generale della politica

Negli scritti di Bobbio degli ultimi trent’anni si trovano numerosi accenni al progetto di redigere una “Teoria generale della politica”, concepita come un’opera di ampio respiro. Il progetto, mai condotto a termine, viene ora realizzato a cura di Michelangelo Bovero, suo allievo e successore nell’insegnamento della Filosofia politica, ricomponendo in un ordine sistematico una quarantina di saggi di Bobbio, scelti in base a due criteri principali: da un lato, la portata generale del contenuto teorico di ciascuno di essi e la sua rispondenza a un aspetto essenziale del pensiero di Bobbio; dall’altro la scarsa o nulla notorietà di questi saggi rispetto ad altre opere bobbiane.
**

Teorema del primo bacio

Un romanzo sulla scuola, gli insegnanti e i ragazzi, i primi amori e le prime prove dolorose della vita. Ci sono momenti nella vita in cui, pur sapendo che l’acqua è gelida, ci tuffiamo lo stesso per gustarci la momentanea ebbrezza del volo. È quello che fece Andrea quel pomeriggio di aprile, il più bello della sua breve vita. Ne era valsa la pena. Il primo bacio d’amore vale sempre la pena? Sì, no? …Sì. Alberto Solei è un professore. Insegnare è la sua vita, gli alunni sono la sua famiglia, dopo una lunga malattia e una guarigione inaspettata, ha imparato ad amare ogni singolo istante. Forse per questo è un po’ meno cieco di un tempo, e con lui i ragazzi si confidano. Tutti tranne uno, Andrea. Andrea è un ragazzo gentile, riservato, e nasconde un segreto. Ha sedici anni e ha trovato una via d’uscita alla vita solitaria che gli è capitata in sorte. L’ha scoperta da bambino quando usciva di casa per non udire le urla e si nascondeva sull’ultimo gradino della scala del palazzo. Da lì, una porta chiusa sul corridoio spoglio, provenivano note che sembravano parlare proprio a lui. Quando ha trovato il coraggio di entrare in quella casa, un mondo inatteso e stupendo si è spalancato davanti ai suoi giovani occhi. All’inizio pensava alla musica come all’evasione di qualche ora dal nero del presente, poi ha capito di potersi costruire una nuova vita, partendo proprio da quella passione. Alberto e Andrea hanno età e modi di concepire il mondo completamente opposti, ma in un certo senso si salveranno a vicenda.

La tentazione di esistere

Chi vuole avvicinarsi a Cioran apra questo libro: è forse il suo più perfetto, ma soprattutto è quello che lo rivela nei suoi gesti peculiari, nella fisiologia, nel «ritmo suo proprio, pressante e irriducibile». Maestro attuale di quell’arte del «pensare contro se stessi» che si era già dispiegata in Nietzsche, Baudelaire e Dostoevskij, questo scrittore rumeno, al quale dobbiamo la più bella prosa francese che oggi si scriva, appartiene per vocazione alla schiera dei condannati alla lucidità. Che la lucidità sia una condanna, oltre che un dono, nessuno sa mostrarcelo, con altrettanta precisione, con altrettanta inventiva, quasi da camuffato romanziere. E si tratta di una lucidità macerata dal tempo, dall’eredità di tutta la nostra cultura. Se «c’è un “odore” del tempo», e così anche «della storia», Cioran è, fra gli animali metafisici, il più addestrato nel riconoscerlo, nell’inseguirlo, anche là dove spesso chi fa professione di storico non avverte le tracce di questa «*aggressione dell’uomo contro se stesso*». Non c’è osservatore più perspicace di quel «lato notturno» della storia che oggi avvolge il mondo in un manto oscuro. Che cosa sia, che cosa sia stata l’Europa si respira in ciascuna di queste pagine. E mai corriamo in esse il pericolo di cadere in una maiuscola Serietà, «peccato che nulla può riscattare». Trovandosi a vivere in un’epoca dove essere «epigoni è di rigore», Cioran ha voluto spingere l’ironia delle sue buone maniere sino a comporre, in una pagina memorabile di questo libro, un elogio della futilità, di quella «futilità cosciente, acquisita, volontaria» che è la «cosa più difficile al mondo». Per noi che «abbiamo il *fenomeno* nel sangue», che nasciamo già «in preda alla febbre del visibile», ogni strategia per approssimarsi alla «liberazione da sé e da tutto» implicherà le virtù della leggerezza, dello stile e della mistificazione. Così, «per diventare futili, dobbiamo tagliare le nostre radici, diventare metafisicamente *stranieri*». Sul destino degli Ebrei o sulla fine dell’antichità, su Pascal o su Saint-Simon, su Gogol’ o su Epicuro, sulla smania analitica o sulla noia, sulla «superstizione dell’atto» o sui nostri «dèi alla deriva», questo metafisico straniero ha qualcosa di essenziale da dirci, ma non si sofferma mai troppo, come se ogni verità fosse tollerabile soltanto se si mostra nei barbagli di una imprevedibile conversazione. Sarebbe un’inutile lode sottolineare la chiaroveggenza di questo libro, che è del 1956, là dove parla di tendenze storiche, psicologiche, letterarie. Cioran non va letto per trovare conferme. Per lui, la «tentazione di esistere» (a cui dedica un’ultima ironia: «*Esistere* è una inclinazione che non dispero di far mia») presuppone una «iniziazione alla vertigine», e la sua pagina comunica al lettore una scossa allarmante per ogni certezza verbale. Eppure, alla fine, la sua prosa amara, corrosiva, diventa una compagnia salutare per tutti coloro che si trovano di fronte «un mondo unificato nel grossolano e nel terribile».

Tenera è la tempesta

Determinato a sottrarsi al gioco di matrimoni combinati dell’alta società newyorkese, l’ereditiera Sharisse Hammond parte per il selvaggio West come sposa per corrispondenza di Lucas Holt, allevatore dell’Arizona. Sharisse, che però non intende mantenere l’accordo, scopre che anche Lucas nasconde qualcosa: ha bisogno di una moglie qualsiasi per vendicare la morte del padre. Ma i piani di servirsi uno dell’altra si complicano quando la passione, imprevista e infuocata, li travolge.

Il tenente

Il tenente, pubblicato per la prima volta nel 1939, parla della prossima (per allora) guerra mondiale. Ma chi di noi, nell’esplosivo mondo di oggi, si sente di escludere che il classico romanzo di Hubbard guardasse più in là, e che le sue previsioni si riferissero alla Terza guerra mondiale? Tutto allora è di nuovo verosimile, per non dire probabile: l’inquinamento atomico, le carestie, la scomparsa di ogni coerente struttura sociale e politica. In questo paesaggio brullo e terribile si svolge l’odissea di un piccolo reparto di veterani al comando del tenente: sono uomini sopravvissuti a tutte le battaglie, ai folli massacri ordinati dai generali di stato maggiore, sono guerrieri spietati e invincibili. Tuttavia le ultime speranze di pace sono nelle loro mani.
Copertina di Franco Brambilla

Tenebre nella baia (eLit)

L’omicidio del padre ha mandato in frantumi il sogno di Zoe West di diventare agente dell’FBI. Dopo indagini che non hanno portato a niente, infatti, Zoe ha abbandonato Goose Harbor prima e la polizia poi, per lasciarsi le domande alle spalle. Ha però scoperto che non c’è modo di trovare la pace se non tornando al paese d’origine, dove si stanno verificando strane coincidenze. Qualcuno è entrato in casa di sua sorella e un sospetto agente dell’FBI è arrivato nella tranquilla cittadina del Maine per trascorrervi le vacanze. È ora di far luce. Anche J.B. McGrath vorrebbe chiarire i motivi che hanno spinto Zoe West a curiosare nella stanza della pensione dove alloggia. E vorrebbe anche sapere chi non è felice di vedere Zoe tornare a casa, soprattutto dopo che tra la ex poliziotta e l’agente federale nasce una sorta di alleanza.