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Palude

Sinossi

Nel South Carolina, un giovane nero, Atys Jones, è accusato di aver stuprato e ucciso la fidanzata bianca Marianne Larousse, figlia di uno degli uomini più ricchi e importanti dello Stato. Per Atys si profila un’inevitabile condanna a morte, e nessuno ha voglia di occuparsi del suo caso. Nessuno tranne il detective Charlie “Bird” Parker, che ben presto sarà inghiottito da un incubo infestato dallo spettro di una donna incappucciata, da killer deformi e spietati, dalla sete di vendetta del perverso predicatore Faulkner. Nella palude in cui si incarna un Male antico convergono i percorsi dei vivi e dei morti, dei fantasmi delle vittime e dei carnefici, e si intrecciano i destini di Parker e dei crudeli assassini che insegue e dai quali è braccato.

Palude

Le paludi pontine sono terra di città nuove, «trionfali» e desolate, che nessun turista visitava fino a ieri. Sono un alveare di contadini, gente che parla in romanesco e ricorda in veneto, spediti lì dal Duce – quello «buono», quello che mieteva il grano – a bonificare stagni e pantani. Che poi, mica la voleva, lui, Littoria. Lui si accontentava di qualche borgo rurale, perché gli italiani sono un popolo di agricoltori. Ma alla fine ci si è affezionato, e anche ora che si chiama Latina il suo fantasma ci si aggira sempre, di notte, a bordo d’un rumorosissimo Guzzi 500-Falcone Sport. Controlla che tutto vada bene e che la gente del posto non combini troppi casini. Perché «di là» vogliono caricarlo pure dei peccati loro. In fondo è a causa sua che abitano quel brandello di Lazio. Perfino il sindaco è un uomo suo. Ai tempi lo avevano nominato federale, «federale facente funzioni» a essere precisi, e adesso che una classifica del Sole 24-ore ha piazzato Latina fra le peggiori città del Paese, per migliorarne l’immagine ha partorito un’idea folgorante: i trapianti di cuore. I trapianti sono una cosa ultramoderna e si fa una grandissima figura, sostiene. E c’è infine Palude che ne ha bisogno, Palude che quando era ancora in forze ti alzava con una mano sola, se non stavi zitto. Adesso ha il cuore stanco. Peccato solo che sia un operaio rosso e comunista. Ma non importa, è deciso: il trapianto si farà. Per procurarsi un donatore basta in fin dei conti spargere una latta d’olio sopra la Pontina. Anche se a volte, insieme al cuore, al trapiantato cambia pure l’anima…

Una pallottola per Mike

Joan Allison aveva lasciato una lettera allo zio, in cui diceva: «Non ho mai potuto soffrire Mike Ludlow. Questa volta gli impedirò a qualunque costo di attuare il suo piano».
Mike Ludlow, di professione bel giovane, ha escogitato un sistema per truffare lo zio di Joan, ma non riuscirà ad attuare il suo piano, perché sarà assassinato nel suo «bungalow» sull’isola di Barbados.
Tutte le persone coinvolte nella vicenda avevano validi motivi per desiderare la morte di Mike: la sua bella moglie, che porta ancora i segni della sua brutalità; la sua facoltosa amante, cui ha estorto un mucchio di quattrini; il marito di lei, naturalmente geloso. E infine un tale rifugiatosi a Barbados per «seppellire» un passato burrascoso, noto soltanto a Ludlow.
Con questi ingredienti, George Harmon Coxe è riuscito ancora una volta a sfornare una ciambella col buco. L’autore di tanti «gialli» d’eccezione non tradirà l’aspettativa dei suoi affezionati: ha scritto per loro un altro romanzo di quelli da leggere «tutto d’un fiato».

Una pallottola per Errol Flynn

La carriera dell’attore Errol Flynn è in pericolo: qualcuno lo sta ricattando con una fotografia compromettente. L’uomo giusto per risolvere la faccenda senza troppo clamore sembra il private-eye Toby Peters, specializzato in crimini che coinvolgono la gente del cinema. Toby è sicuramente bravo, ma anche molto sfortunato, e il primo risultato che ottiene è una botta in testa. Poi, gli capiterà anche di peggio…

Paesi tuoi

Prima prova narrativa di Pavese, Paesi tuoi venne pubblicato nel 1941 e suscitò immediatamente scandali in chi osteggiava ed entusiasmi in chi sosteneva quel neorealismo di cui Pavese era considerato un campione. E se oggi Paesi tuoi viene ritenuto soprattutto il primo libro che sviluppa temi squisitamente pavesiani – la solitudine, il forte legame con le proprie radici, il rapporto tra città e campagna – non si può ignorare l’influenza che esso ebbe su un’intera generazione di scrittori, affascinati dalla sua carica innovativa, a partire da Italo Calvino che scrisse: ‘ci eravamo fatta una linea, ossia una specie di triangolo: I Malavoglia, Conversazione in Sicilia, Paesi tuoi, da cui partire’.

Nota introduttiva di Laura Nay e Giuseppe Zaccaria.
Con la cronologia della vita e delle opere, l’antologia critica e la bibliografia essenziale a cura di Silvia Savioli.

(source: Bol.com)

Il paese delle pazze risate

Thomas Abbey, figlio pieno di insicurezze di una stella del mondo cinematografico e insegnante di letteratura, non sa bene chi è né cosa vuole dalla vita e dalla sua relazione con la strana Saxony Gardner. Quello che sa perfettamente è che niente della sua esistenza lo ha mai toccato a fondo quanto i magici romanzi di Marshall France, un autore di fiabe per bambini che ha sempre vissuto isolato e che è morto a soli quarantaquattro anni. Spinti da questa passione comune Thomas e Saxony partono per la cittadina del Midwest dove Marshall ha trascorso gran parte della sua vita, decisi a scrivere la sua biografia. A poco a poco cominciano a scoprire che sta accadendo qualcosa di inquietante e orribile. La magia di France va be oltre la pagina scritta…

Il paese delle amanti giocose

Le abitanti del Paese delle amanti giocose sono donne indimenticabili: la loro giovinezza sembra vincere il tempo, regalano sensualità e godono l’amore. Ma soprattutto, sanno pensare con la propria testa e vogliono essere protagoniste e padrone della loro vita, a ogni costo.
C’è la generosa Marta, alla quale un intero paese vuole ricostruire la reputazione perduta. C’è Dianella, seduttiva e indipendente: per goderla gli spasimanti fondano addirittura una cooperativa. C’è Luciana, la giovanissima amante di un gerarca fascista, che dalla campagna ferrarese approderà in Africa. Poi c’è Nena, la traghettatrice innamorata del grande fi ume. E la contessina Greppi, che s’incapriccia di un giovane bracciante che suona il violino e balla come un demonio. E Verbena, la sposa che tradisce senza peccato…
A raccontarci le loro storie tra passato e presente è un personaggio che sembra uscito dall’Osteria della Fola, gran conoscitore delle donne e della Bassa, la terra che si stende tra la Via Emilia e il Po, il paese di Cesare Zavattini, Giovannino Guareschi e Antonio Delfi ni…
Con una scrittura fresca e corposa, ricca di colori e umori intensi, Giuseppe Pederiali intreccia con la consueta sapienza vicende curiose e affascinanti, ricche di caratteri sempre riconoscibili. Applicando in letteratura i modi migliori della «commedia all’italiana», usa con intelligenza un umorismo che accentua i colpi di frusta contro le ipocrisie e i vizi di una società imperfetta – nonostante la presenza delle donne.

Il paese del maleficio

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Ellery Queen si trasferisce nella tranquilla cittadina di Wrightsville per scrivere il suo nuovo romanzo. Intanto si appassiona ai pettegolezzi della comunità locale, incentrati sul matrimonio improvviso tra la ricca Nora Wright e Jim, il giovane che anni prima l’aveva abbandonata. Ma quando la donna comincia a soffrire di un male misterioso, tutta Wrightsville è pronta a puntare il dito contro il marito. Ma è davvero possibile che Jim abbia sposato Nora solo per avvelenarla?.

Paesaggio con bambina

Tsili Kraus vive in un paesino dell’Europa orientale, ultimogenita di una famiglia di bottegai ebrei. Al contrario dei fratelli, a scuola non brilla, e gli eventi quotidiani la lasciano sempre un po’ stranita. Ma questa è la sua fortuna: il candore diventa un’ancora di salvezza quando l’odio per la sua gente allunga i tentacoli fino agli angoli più sperduti del Vecchio continente. La sua famiglia, in fuga dalle persecuzioni, la lascia a guardia della casa, e lei, fragile nel corpo e nella mente, passa inosservata agli aguzzini. Da quel momento Tsili comincia a errare senza meta, da una capanna a una fattoria, ovunque qualcuno sia disposto, in cambio di due braccia in grado di lavorare, a offrirle un tetto. Nessuno, però, è molto generoso con lei: c’è chi la batte e chi cerca di possederla, chi la caccia e chi la sbeffeggia. Un giorno incontra Marek, che è scappato da un campo di concentramento e ha negli occhi la disperazione di chi ha visto l’inferno. Le loro due esistenze diventano una sola: insieme trovano conforto e forse una nuova ragione di vita.
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Il padrone

Nell’autunno del 1964, dopo cinque anni di silenzio, Parise pone fine a un nuovo romanzo, *Il padrone*, che gli appare simile a una favola «minuziosa e crudele». Da una favola, in effetti, sembra uscita la ditta commerciale (ma non sarà difficile riconoscervi la casa editrice dove Parise lavorò a lungo) in cui il giovane protagonista, appena sbarcato dalla provincia in una grande città, trova lavoro: un palazzo di vetro che, con la sua cuspide aguzza, esercita una irresistibile forza di attrazione. E da una favola parodistica o da un cartoon sembrano usciti i personaggi che lo popolano: il malinconico, nevrotico dottor Max, il padrone, diviso fra la passione per la filosofia e l’ansia di scalzare il potere del padre, il vecchio Saturno; Uraza, sua madre e principale alleata, che nell’enorme massa di capelli soffici e fiammeggianti ha un potentissimo strumento sensorio; la fidanzata Minnie, che accompagna ogni gesto con un’onomatopea da fumetto; il fedele autista-infermiere-spia Lotar, incarnazione della forza bruta e della più ottusa fedeltà; e la folla di collaboratori e dipendenti, dall’immenso e infido dottor Bombolo agli inermi Pluto e Pippo. Ma, soprattutto, rinvia a una favola filosofica il gelido incantesimo che imprigiona la ditta trasformandola in una immane trappola mortuaria: far parte del suo organismo significa infatti essere proprietà del dottor Max, e dunque – prigionieri delle involuzioni e delle allegorie del suo pensiero – rimuginare senza tregua su cambiamenti di umore e repentine simpatie e antipatie, sopravvivere a misteriose e inestirpabili malattie, diventare insomma una cosa. Segnata dalla poesia della «crudeltà espressiva» e del «taglio chirurgico» (Montale), questa favola ferocemente sarcastica suscita un’angoscia antica e profonda: se infatti non c’è realtà senza padroni e senza gerarchia, la sola libertà, come ha dichiarato Parise in un’intervista, «coincide con la morte».

Il padrone del mondo

In occasione del centenario della morte del grande scrittore inglese, un impressionante romanzo distopico che immagina con profetica magia il mondo del Novecento, in cui la Chiesa cattolica viene distrutta dal potere della massoneria. Un’apocalisse moderna.
Scritto nel 1907 – e da allora il più venduto bestseller di christian-fiction della storia – questo romanzo racconta l’ascesa del grande filantropo Julian Felsemburgh, democratico e rassicurante, fautore della pace mondiale, che realizza un mondo ideale con l’avvento di un nuovo umanitarismo che stempera le differenze fra le religiorni e predica la tolleranza. Tutto viene accettato fuorché la Chiesa Cattolica, che viene straziata fin quasi alla sua completa eliminazione.
Dopo una prima fase in cui intraprese il cammino religioso anglicano, Robert Hugh Benson iniziò progressivamente a mettere in discussione il dogmatismo della chiesa anglicana, fino a convertirsi al cattolicesimo.
All’inizio del ventunesimo secolo l’Europa è dominata da governi di stampo massonico e comunista. Il secolarismo ha trionfato definitivamente e le religioni sono decatdute: la sparuta minoranza cattolica superstite ha trionfato definitivamente e le religioni sono decadute: la sparuta minoranza cattolica superstite ha come uniche roccaforti l’Irlanda e Roma, che ha ottenuto l’indipendenza ed è retta dal Papa.
Il dissenso è inesistente, l’eutanasia è pratica diffusa, l’edilizia si sviluppa sottoterra e la lingua internazionale è l’esperanto. Londra è una città silenziosa in cui ogni rumore è attutito dallo strato di gomma che sembra rivestire ogni superficie calpestabile, e a Trafalgar Square troneggia la statua di un massone.
Su questo sfondo s’intrecciano le vite dei due antitetici protagonisti: da una parte Percy Franklin, ambizioso prete cattolico che aspira a una rifondazione della Chiesa, e dall’altra parte Oliver Brand, deputato comunista e convinto anticattolico, figlio della società moderna.
Entrambi assistono con trepidazione alla grande partita sullo scacchiere mondiale che si gioca tra Occidente e Oriente. Quando l’eterno attrito fra i due blocchi sembra sul punto di scoppiare in una guerra di proporzioni inedite, entra in scena Julian Felsemburgh, misterioso poliglotta dal carisma eccezionale che s’impone come mediatore, stabilendo un nuovo ordine mondiale e diventando il dio delle masse: è l’ascesa dell’Anticristo. Nel momento in cui tutte le forze mondiali convergono nell’ultimo scontro con la Chiesa, il mondo sembra prossimo all’Apocalisse.
Ambientato ai nostri giorni ma scritto nel 1907, Il padrone del mondo è al tempo stesso una delle prime distopie moderne e un bestseller assoluto nell’ambito della christian fiction, lodato da Papa Francesco per le sue qualità profetiche.
«Una delle mie letture preferite». Papa Francesco
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### Sinossi
In occasione del centenario della morte del grande scrittore inglese, un impressionante romanzo distopico che immagina con profetica magia il mondo del Novecento, in cui la Chiesa cattolica viene distrutta dal potere della massoneria. Un’apocalisse moderna.
Scritto nel 1907 – e da allora il più venduto bestseller di christian-fiction della storia – questo romanzo racconta l’ascesa del grande filantropo Julian Felsemburgh, democratico e rassicurante, fautore della pace mondiale, che realizza un mondo ideale con l’avvento di un nuovo umanitarismo che stempera le differenze fra le religiorni e predica la tolleranza. Tutto viene accettato fuorché la Chiesa Cattolica, che viene straziata fin quasi alla sua completa eliminazione.
Dopo una prima fase in cui intraprese il cammino religioso anglicano, Robert Hugh Benson iniziò progressivamente a mettere in discussione il dogmatismo della chiesa anglicana, fino a convertirsi al cattolicesimo.
All’inizio del ventunesimo secolo l’Europa è dominata da governi di stampo massonico e comunista. Il secolarismo ha trionfato definitivamente e le religioni sono decatdute: la sparuta minoranza cattolica superstite ha trionfato definitivamente e le religioni sono decadute: la sparuta minoranza cattolica superstite ha come uniche roccaforti l’Irlanda e Roma, che ha ottenuto l’indipendenza ed è retta dal Papa.
Il dissenso è inesistente, l’eutanasia è pratica diffusa, l’edilizia si sviluppa sottoterra e la lingua internazionale è l’esperanto. Londra è una città silenziosa in cui ogni rumore è attutito dallo strato di gomma che sembra rivestire ogni superficie calpestabile, e a Trafalgar Square troneggia la statua di un massone.
Su questo sfondo s’intrecciano le vite dei due antitetici protagonisti: da una parte Percy Franklin, ambizioso prete cattolico che aspira a una rifondazione della Chiesa, e dall’altra parte Oliver Brand, deputato comunista e convinto anticattolico, figlio della società moderna.
Entrambi assistono con trepidazione alla grande partita sullo scacchiere mondiale che si gioca tra Occidente e Oriente. Quando l’eterno attrito fra i due blocchi sembra sul punto di scoppiare in una guerra di proporzioni inedite, entra in scena Julian Felsemburgh, misterioso poliglotta dal carisma eccezionale che s’impone come mediatore, stabilendo un nuovo ordine mondiale e diventando il dio delle masse: è l’ascesa dell’Anticristo. Nel momento in cui tutte le forze mondiali convergono nell’ultimo scontro con la Chiesa, il mondo sembra prossimo all’Apocalisse.
Ambientato ai nostri giorni ma scritto nel 1907, Il padrone del mondo è al tempo stesso una delle prime distopie moderne e un bestseller assoluto nell’ambito della christian fiction, lodato da Papa Francesco per le sue qualità profetiche.
«Una delle mie letture preferite». Papa Francesco
### Dalla seconda/terza di copertina
La nuova traduzione del capolavoro distopico di Robert Hugh Benson nel centenario della morte del suo autore.

Padrone del mio cuore

Inghilterra 1152, XII secolo
È un ben triste benvenuto quello che attende l’aitante conte Guy de Marche al suo ritorno dalla crociata. Sua moglie, la bellissima Elaine, è stata barbaramente massacrata con l’intero suo seguito, a tradimento e senza alcuna pietà. All’orrida carneficina sono sfuggiti miracolosamente il bimbo in fasce del conte e una giovane testimone, che non ha esitazioni ad addebitare a un signorotto vicino, l’infido Richard, la responsabilità della strage. Da questo momento, nella mente e nel cuore di Guy non c’è posto che per un sentimento: una smisurata, feroce sete di vendetta. Ma de Marche non è il solo a odiare il perfido Richard. Posta sotto la sua tutela alla morte dei genitori, la bellissima e ribelle Kathryn si è vista portar via dall’avidità dello spregevole individuo ogni diritto di castellana e ogni suo avere, comprese le terre dotale e, soprattutto, il maniero di Ashbury, sua adorata dimora. Conscia di poter contare unicamente sulle proprie forze per affrncare se stessa e la dolce sorella dall’odiosa tirannia del tutore, l’impulsiva giovane, al pari di Guy, escogita un piano d’azione che le consenta di liberarsi definitivamente dell’oppressore. L’ora del riscatto pare finalmente giunta… quando un’incredibile beffa del caso cambia tutte le carte in tavola. Nella fatale notte destinata da entrambi – al’uno all’insaputa dell’altra – alla resa dei conti, Guy e Kathryn si scontrano, facendo fallire le reciproche cospirazioni. E, ironia della sorte, il cavaliere e la fanciulla, per una serie di incomprensioni, si trovano schierati su fronti opposti nonostante il nemico comune. È l’inizio di uno scontro di volontà e di un conflitto di sentimenti che, snodandosi tra situazioni perigliose e cavalleresche avventure, spingono i nostri eroi nei gorghi di una rovente e immensa passione intensamente vissuta sullo sfondo di un mondo favoloso e ormai lontano: l’Inghilterra del XII secolo.

Padrona del gioco

“Una lettura che non concede tregua”, scrive il The New York Times di questo romanzo in cui Sidney Sheldon, l’autore noto in tutto il mondo come “Mister Bestseller”, ha creato la sua più straordinaria eroina: Kate Blackwell, donna altera e volitiva, maestra nel gioco pericoloso ed eccitante del potere.
La fortuna della dinastia che porta il suo nome ha risvolti oscuri e inconfessabili: ma lei, la grande matriarca, conosce gli intrighi, le passioni, le ambizioni di ogni membro della famiglia, che sa manovrare con eccezionale destrezza.