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Catene

Inghilterra, 1292 – Dillon Campbell accetta di recarsi in missione diplomatica al castello di Lord Waltham, un fedele vassallo di Re Edoardo I, pur avendo giurato vendetta contro gli Inglesi. Qui il clima è tutt’altro che sereno, perché qualcuno trama nell’ombra per far fallire le trattative di pace. E giusto per complicare le cose, la bellissima figlia di Lord Waltham, Leonora, turba profondamente il coraggioso guerriero e fa vacillare le sue più radicate convinzioni. Ma come può sperare, un selvaggio e indisponente abitante delle Highlands, di conquistare l’attenzione di quell’elegante e raffinata dama di corte?
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### Sinossi
Inghilterra, 1292 – Dillon Campbell accetta di recarsi in missione diplomatica al castello di Lord Waltham, un fedele vassallo di Re Edoardo I, pur avendo giurato vendetta contro gli Inglesi. Qui il clima è tutt’altro che sereno, perché qualcuno trama nell’ombra per far fallire le trattative di pace. E giusto per complicare le cose, la bellissima figlia di Lord Waltham, Leonora, turba profondamente il coraggioso guerriero e fa vacillare le sue più radicate convinzioni. Ma come può sperare, un selvaggio e indisponente abitante delle Highlands, di conquistare l’attenzione di quell’elegante e raffinata dama di corte?

Una catastrofe patriottica

28 dicembre 1908, un terremoto di immani proporzioni colpisce Reggio Calabria, Messina e i paesi del circondario. È la più grave catastrofe che il neonato Stato italiano si trovi ad affrontare e il suo impatto sulla pubblica opinione è straordinario quanto inatteso. ‘Non furono soltanto le brutali dimensioni della calamità a colpire gli italiani, ma anche il fatto che essa portò alla luce alcune delle inquietudini più profonde della società. Il luogo del disastro subì un sovraccarico semiotico: sotto lo sguardo inorridito di un pubblico nazionale ogni scena diventò un simbolo, ogni aneddoto l’involucro di una verità più ampia. Si innescò un movimento di compassione e solidarietà patriottiche di proporzioni mai viste in un paese dove la debolezza del sentimento di identità nazionale è un luogo comune. Gli italiani, come si diceva e si dice ancora spesso, non si sentivano molto italiani: la loro identità era basata sulla località geografica di appartenenza, sulla famiglia, sulla politica o sulla religione, più che sulla nazione. Eppure volontari da tutto il paese si misero in viaggio per dare una mano. Quotidiani e riviste parlarono del disastro fino alla saturazione. Comitati civici spuntarono come funghi per raccogliere fondi. A Roma si tennero i “plebisciti del dolore’: i cittadini deponevano le donazioni in “urne elettorali’ avvolte nel tricolore, che rievocavano i plebisciti che avevano ratificato l’unità. Sarà stato anche un fenomeno eccezionale ma a mio parere qualsiasi analisi del ruolo del patriottismo nella storia d’Italia che non sia in grado di darne conto va necessariamente rivista o scartata.’

(source: Bol.com)

La catastròfa: Marcinelle 8 agosto 1956

«Ma alla fine abbiamo mandato giù papà al cimitero, mentre noi abbiamo rimasto qui in Belgio e non ce l’ho mai domandato alla mamma, che ora ha novantasei anni, perché ha voluto prendere questa decisione di non muoversi più dal Belgio». Il messaggio più scomodo che viene, in queste pagine, dalle parole dei superstiti è che essi furono e si sentirono orfani non solo della miniera ma, una seconda volta, orfani della patria. Marcinelle, Belgio, 8 agosto 1956, la Catastròfa (nell’espressione metà dialetto metà francese) è l’incendio scoppiato a 975 metri sottoterra in una miniera del distretto carbonifero di Charleroi. 262 morti, 136 immigrati italiani, caduti per un banale accidente ma uccisi soprattutto dall’imprevidenza premeditata, dalla mancanza di misure protettive e dalla disorganizzazione. Al di fuori delle celebrazioni rituali, la tragedia di Marcinelle è caduta in un colpevole oblio: questo libro la racconta come non è stata mai raccontata, riportando alla memoria l’epica spesso dolorosa della nostra emigrazione. È un romanzo-verità, a mezzo secolo di distanza, che non usa altre parole se non quelle ricche di fervore delle vittime – vecchi minatori superstiti, amici, familiari, soprattutto i bambini di allora – e quelle avare dei documenti ufficiali di raggelante insensibilità. Le loro voci portano il lettore nei cunicoli arroventati della miniera incendiata, negli anfratti dov’era cercato disperato rifugio, e su in superficie tra i pianti delle famiglie, il frastuono dei soccorsi e le frasi sgomente delle prime dichiarazioni; lo conducono lì intorno, nelle baracche e le botteghe dove si svolgeva la vita interrotta. E scorrono poi avanti e indietro nel tempo rispetto al presente della tragedia: ai paesi d’origine, tra poesia del ricordo e miserie primitive, all’incredibile assenza dello Stato italiano (non fu visto un presidente, non un ministro), alla parzialità dell’inchiesta successiva, all’inerzia della giustizia, e infine al solitario, silenzioso e fiero riadattamento alla vita straniera di chi rimase. Questo libro induce a riflettere su diverse parole-chiave, quali: lavoro, dignità, sicurezza, emigrazione, patria, giusta remunerazione. Parole incerte e bisognose, oggi come allora, di chiarezza.

Il castigo della spia (eNewton Zeroquarantanove)

Chi è Gola Profonda? Un ricettatore su grande scala. Un ricettatore pericoloso, perché quando i ladri non portano il bottino a lui, parte una soffiata e i ladri vengono immancabilmente colti con le mani nel sacco. L’ispettore capo Barrabal di Scotland Yard è deciso a mettere le mani su questo criminale, ma l’impresa non è facile, perché chi sa tace. Molte sono le figure misteriose; ma l’ispettore Barrabal è deciso ad andare fino in fondo.
Edgar Wallace
nacque nel 1875 a Greenwich (Londra). Cominciò a lavorare giovanissimo, a diciott’anni si arruolò nell’esercito ma nel 1899 riuscì a farsi congedare. Fu corrispondente di guerra per diversi giornali. Ottenne il suo primo successo come scrittore con I quattro giusti, nel 1905. Da allora scrisse, in ventisette anni, circa 150 opere narrative e teatrali di successo. Tradotto in moltissime lingue, ha influenzato la letteratura gialla mondiale ed è considerato il maestro del romanzo poliziesco. È morto nel 1932.
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### Sinossi
Chi è Gola Profonda? Un ricettatore su grande scala. Un ricettatore pericoloso, perché quando i ladri non portano il bottino a lui, parte una soffiata e i ladri vengono immancabilmente colti con le mani nel sacco. L’ispettore capo Barrabal di Scotland Yard è deciso a mettere le mani su questo criminale, ma l’impresa non è facile, perché chi sa tace. Molte sono le figure misteriose; ma l’ispettore Barrabal è deciso ad andare fino in fondo.
Edgar Wallace
nacque nel 1875 a Greenwich (Londra). Cominciò a lavorare giovanissimo, a diciott’anni si arruolò nell’esercito ma nel 1899 riuscì a farsi congedare. Fu corrispondente di guerra per diversi giornali. Ottenne il suo primo successo come scrittore con I quattro giusti, nel 1905. Da allora scrisse, in ventisette anni, circa 150 opere narrative e teatrali di successo. Tradotto in moltissime lingue, ha influenzato la letteratura gialla mondiale ed è considerato il maestro del romanzo poliziesco. È morto nel 1932.

Il castigo degli innocenti

Sei pronto a giocare? Ad Ackerman piace sfidare persone ordinarie. Persone innocenti. Persone come te.La più terrificante mente criminale dai tempi di Hannibal LecterFrancis Ackerman è fuggito da un ospedale psichiatrico di massima sicurezza. Il suo unico obiettivo è uccidere, e i più deboli sono le sue prede preferite.Adora giocare con le sue vittime e, prima di concedere loro la morte, gli piace vederle agonizzare. Poi fugge nella notte, lasciando dietro di sé una scia di sangue e terrore. Marcus Williams, invece, è un ex poliziotto tormentato da un passato difficile. È sempre dalla parte degli indifesi ma è spietato con i nemici. Ha appena ereditato una tenuta nel Texas meridionale e finalmente conta di lasciarsi alle spalle i suoi incubi e iniziare una nuova vita. Ma il destino gli farà incontrare Ackerman. Perché solo un uomo come Marcus può fermare il folle assassino prima che colpisca ancora. E così, suo malgrado, Marcus si ritroverà al centro di un gioco sanguinoso e spietato, in cui per stanare il nemico dovrà sottostare alle sue regole. Ma presto scoprirà che Ackerman non è l’unico a volerlo morto…Esistono diversi modi per morire, e Ackerman li conosce tutti. Se decidi di stare al gioco, non avrai più scampo.Ethan Crossè lo pseudonimo di uno scrittore che vive nell’Illinois con la moglie e due figlie. A differenza dei sui compagni di classe, da piccolo Ethan Cross dichiarava di non voler diventare un poliziotto o un pompiere, desiderava solo scrivere le storie di poliziotti e pompieri. E il suo sogno si è realizzato: Il castigo degli innocenti, primo romanzo di una fortunata serie, è diventato un bestseller negli Stati Uniti.
(source: Bol.com)

Il castello scarlatto

Nel cuore deIl’Argoat, una terra leggendaria in cui aleggia un profumo d’altri tempi, qualcuno si diverte a usare come bersaglio gli scrittori riuniti in congresso al castello di Trévarez. Chi è il tiratore scelto che colpisce le sue vittime con tre proiettili dritti al cuore? Uno spirito? Un inafferrabile fantasma? Quale legame c’è con la misteriosa maledizione di questo strano castello di pietre rosse, che una leggenda narra essere stato costruito grazie a un patto con il diavolo? A dover far luce su questa vicenda è la giovane investigatrice Mary Lester coinvolta, questa volta, direttamente dal Ministro degli Interni in persona.

Il castello di tenebra

A Camelot, nel leggendario regno di Avalon, il potente Re Artù tiene la sua corte. Le terre più lontane sono costantemente minacciate da draghi assetati di sangue e da crudeli stregoni dotati di malefici poteri. Perciò i cavalieri della Tavola Rotonda, Lancillotto, Galahad, Percival e tanti altri, sono sempre impegnati in difficili imprese per proteggere i deboli e riparare alle ingiustizie. A te è toccato il compito di penetrare nella fortezza del mago Ansalom, devi liberare la regina Ginevra che è stata rapita e langue in qualche oscura segreta.

Il castello di Otranto

Il romanzo gotico è per certi versi un calco creativo dello schema imposto da Walpole: ambientazione arcaicizzante, castello, labirinto, sotterranei, scene notturne, damigelle in pericolo, fughe, minacce sessuali, elementi di soprannaturale, presenza pervasiva del doppio, il sogno infilato all’interno della trama. Quella del romanzo gotico è una stagione che può essere compresa tutta nel periodo 1778-1820, ma il sentimento gotico esonderà da quel quarantennio, per diventare un filone letterario inesauribile che si tramanderà ciclicamente fino ai giorni nostri, diramandosi in vari sottogeneri, dalla fantascienza al romanzo storico, attraverso Poe, Le Fanu, Stoker, Machen, Bierce, Lovecraft, fino a Joyce Carol Oates, Anne Rice, persino Burroughs e Ballard, fino al cinema splatter che tuttora rispetta religiosamente le convenzioni walpoliane: la casa nel bosco, i sotterranei, la componente sessuale, gli antri bui, le evocazioni soprannaturali. Non sembrano passati due secoli e mezzo da “Il castello di Otranto” al film horror Quella casa nel bosco. Walpole detta ancora la trama.
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Il castello delle rane

Una notte di luna piena il piccolo Kristoffer si ritrova a camminare solo nel bosco, a piedi nudi nella neve. All’improvviso sbuca dal nulla uno gnomo che lo invita a mangiare una crêpe a casa sua, nel paese dall’altra parte dell’aria. Kristoffer si inoltra con lui in un’avventura in cui dovrà baciare una rana per trasformarla in un principe, affrontare viscide salamandre-soldato e liberare un re, una regina e il loro castello da un misterioso incantesimo. È un sogno o è la realtà?

Il castello del terrore (eNewton Zeroquarantanove)

John Flack è un genio del delitto. Nove sono gli omicidi che pesano sulla sua coscienza. Eppure, a vederlo, mentre vecchio e curvo si trascina nel manicomio criminale di Broadmore, nessuno direbbe che si tratta di un individuo pericoloso. Flack ha anche velleità letterarie e ha scritto una vera e propria enciclopedia del delitto, che tiene nascosta in un luogo sicuro. Poi un giorno il guardiano adibito alla cella di Flack viene trovato con la gola tagliata; Flack è evaso. Per recuperare la sua preziosa enciclopedia e… per mettere in pratica quanto ha scritto.
Edgar Wallace
nacque nel 1875 a Greenwich (Londra). Cominciò a lavorare giovanissimo; a diciott’anni si arruolò nell’esercito ma nel 1899 riuscì a farsi congedare. Fu corrispondente di guerra per diversi giornali. Ottenne il suo primo successo come scrittore con I quattro giusti, nel 1905. Da allora scrisse, in ventisette anni, circa 150 opere narrative e teatrali di successo, nonché la sceneggiatura del celeberrimo King Kong. Definito “il re del giallo”, è morto nel 1932.
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### Sinossi
John Flack è un genio del delitto. Nove sono gli omicidi che pesano sulla sua coscienza. Eppure, a vederlo, mentre vecchio e curvo si trascina nel manicomio criminale di Broadmore, nessuno direbbe che si tratta di un individuo pericoloso. Flack ha anche velleità letterarie e ha scritto una vera e propria enciclopedia del delitto, che tiene nascosta in un luogo sicuro. Poi un giorno il guardiano adibito alla cella di Flack viene trovato con la gola tagliata; Flack è evaso. Per recuperare la sua preziosa enciclopedia e… per mettere in pratica quanto ha scritto.
Edgar Wallace
nacque nel 1875 a Greenwich (Londra). Cominciò a lavorare giovanissimo; a diciott’anni si arruolò nell’esercito ma nel 1899 riuscì a farsi congedare. Fu corrispondente di guerra per diversi giornali. Ottenne il suo primo successo come scrittore con I quattro giusti, nel 1905. Da allora scrisse, in ventisette anni, circa 150 opere narrative e teatrali di successo, nonché la sceneggiatura del celeberrimo King Kong. Definito “il re del giallo”, è morto nel 1932.

Il castello dei Pirenei

Il caso, una coincidenza, il destino, la telepatia: difficile spiegare l’incontro fra un uomo e una donna che si rivedono, dopo trent’anni, nello stesso albergo affacciato sul fiordo dove si erano detti addio. Sempre che dare una spiegazione abbia un senso. Solrun e Steinn sono entrambi cinquantenni. Nonostante il passare degli anni e il fatto che oggi siano entrambi sposati e con figli, non hanno mai smesso di pensare l’uno all’altra. Dopo la sorpresa dell’incontro, danno vita a un fitto scambio di e-mail nel quale si raccontano, ripercorrendo l’episodio, inspiegabilmente velato di mistero, che aveva messo la parola fine al loro amore. Per ritrovarsi, come spesso accade, a scrivere due storie diverse della stessa passione condivisa.
Chissà però se le due versioni sono davvero così differenti. Nel dialogo a distanza prendono corpo due visioni della vita inconciliabili: lui è un professore di Fisica, ateo e materialista, lei è un’umanista convinta che a governare i nostri destini siano forze superiori. Forse solo il finale del romanzo saprà dare finalmente un senso agli eventi. Un finale sconvolgente, capace di riscrivere tutto.

La casta della monnezza. Dall’emergenza rifiuti alla crisi finanziaria, il ritratto di un Paese e di una classe politica sotto inchiesta

Mentre la Campania cade nel baratro dell’emergenza spazzatura, soffoca per la disoccupazione ed è messa in scacco dalla violenza della camorra, la sua classe dirigente rimane nel mirino della magistratura per i reati più disparati. Si va dal Governatore della Regione, l’afragolese “rosso” Antonio Bassolino, alla sbarra per lo scempio dei rifiuti, al suo rivale di partito, Vincenzo De Luca, sindaco di Salerno, rinviato a giudizio dopo tre richieste di arresto andate a vuoto. Si passa poi all’ex ministro Alfonso Pecoraro Scanio, accusato di aver accettato viaggi e soggiorni di lusso in cambio di favori, e a Clemente Mastella, indagato con l’accusa di aver estorto nomine e assessorati. E ancora: il sottosegretario all’Economia Nicola Cosentino (PDL), chiamato in causa da pentiti di camorra; il vice capogruppo alla Camera dei berlusconiani Italo Bocchino, nei guai per l’inchiesta “Magnanapoli” sugli appalti truccati per favorire Alfredo Romeo; l’ex assessore al Bilancio del Comune di Napoli Enrico Cardillo (PD), arrestato per l’affare Romeo; il consigliere regionale Nicola Ferrara (UDEUR), sottoposto a diverse misure cautelari… Nel libro di De Stefano e Iurillo sfilano quaranta uomini politici nei guai con la legge: senz’altro troppi per una terra che chiede a gran voce il riscatto dalle condizioni in cui è precipitata.
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La cassaforte degli evasori: La verità dell’uomo che ha svelato i segreti dei paradisi fiscali

“IN BANCA ESISTEVA UNA STRUTTURA PER AIUTARE I CLIENTI A EVADERE LE TASSE E IO VOLEVO IMPADRONIRMI DELLE PROVE.” HERVÉ FALCIANI
PER LA PRIMA VOLTA RESI PUBBLICI ALCUNI DOCUMENTI (VISITING REPORTS), TRA LE MIGLIAIA CONTENUTI NEI FILE DI FALCIANI, RELATIVI A EVASORI ITALIANI. ORA A DISPOSIZIONE DEI MAGISTRATI.
HERVÉ FALCIANI ha messo ko il segreto bancario svizzero. Non era mai successo che l’intero archivio di una banca fosse copiato e rivelato alla pubblica opinione. La famosa LISTA FALCIANI ha fatto tremare i salotti buoni di tutta Europa e continua ad agitare il sonno di politici, banchieri, imprenditori, campioni sportivi e riciclatori di enormi somme di denaro (sarebbero più di diecimila i clienti italiani, per un totale di 8 miliardi di euro).
Ecco in PRIMA EDIZIONE MONDIALE la versione dell’UOMO PIÙ TEMUTO d’Europa, inseguito da servizi segreti, magistrati, poliziotti, una primula rossa versione 2.0, ex dipendente di una delle più grandi banche del mondo, la Hsbc, attraverso la quale transitano immensi patrimoni illegali
legati anche al narcotraffico e alle mafie.
LA SUA STORIA non l’aveva ancora raccontata: dai primi passi al casinò di Montecarlo alla banca di Ginevra, la fuga dalla Svizzera, le minacce di morte, il finto rapimento, il viaggio in libano, il carcere a Madrid, la collaborazione con i magistrati spagnoli, francesi e americani (mentre l’Italia sta alla finestra per timore che salti fuori qualche nome importante) che ha fruttato il recupero di centinaia di milioni di euro.
UN’AVVENTURA dopo l’altra che culmina con il progetto di una rete internazionale per aiutare le GOLE PROFONDE che denunciano casi di corruzione e di frode fiscale: lui le chiavi per far saltare il sistema le ha e lo dice, rischiando grosso. In gioco ci sono la sua reputazione, la sua famiglia e L’AVVENIRE POLITICO DELL’EUROPA.
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### Sinossi
“IN BANCA ESISTEVA UNA STRUTTURA PER AIUTARE I CLIENTI A EVADERE LE TASSE E IO VOLEVO IMPADRONIRMI DELLE PROVE.” HERVÉ FALCIANI
PER LA PRIMA VOLTA RESI PUBBLICI ALCUNI DOCUMENTI (VISITING REPORTS), TRA LE MIGLIAIA CONTENUTI NEI FILE DI FALCIANI, RELATIVI A EVASORI ITALIANI. ORA A DISPOSIZIONE DEI MAGISTRATI.
HERVÉ FALCIANI ha messo ko il segreto bancario svizzero. Non era mai successo che l’intero archivio di una banca fosse copiato e rivelato alla pubblica opinione. La famosa LISTA FALCIANI ha fatto tremare i salotti buoni di tutta Europa e continua ad agitare il sonno di politici, banchieri, imprenditori, campioni sportivi e riciclatori di enormi somme di denaro (sarebbero più di diecimila i clienti italiani, per un totale di 8 miliardi di euro).
Ecco in PRIMA EDIZIONE MONDIALE la versione dell’UOMO PIÙ TEMUTO d’Europa, inseguito da servizi segreti, magistrati, poliziotti, una primula rossa versione 2.0, ex dipendente di una delle più grandi banche del mondo, la Hsbc, attraverso la quale transitano immensi patrimoni illegali
legati anche al narcotraffico e alle mafie.
LA SUA STORIA non l’aveva ancora raccontata: dai primi passi al casinò di Montecarlo alla banca di Ginevra, la fuga dalla Svizzera, le minacce di morte, il finto rapimento, il viaggio in libano, il carcere a Madrid, la collaborazione con i magistrati spagnoli, francesi e americani (mentre l’Italia sta alla finestra per timore che salti fuori qualche nome importante) che ha fruttato il recupero di centinaia di milioni di euro.
UN’AVVENTURA dopo l’altra che culmina con il progetto di una rete internazionale per aiutare le GOLE PROFONDE che denunciano casi di corruzione e di frode fiscale: lui le chiavi per far saltare il sistema le ha e lo dice, rischiando grosso. In gioco ci sono la sua reputazione, la sua famiglia e L’AVVENIRE POLITICO DELL’EUROPA.

La cassa oblunga e altri racconti

L’audiolibro contiene tre famosi racconti dello scrittore che più di ogni altro ha saputo indagare il mistero e l’incubo. Tutti e tre indagano il rapporto ambivalente, di attrazione e repulsione, di curiosità e terrore, che lega gli uomini alla Morte e a tutto ciò che di ignoto e incomprensibile ruota attorno ad essa. “Le vicende relative al caso del signor Valdemar” è una storia terrificante in cui un uomo, il signor Valdemar appunto, viene “mesmerizzato” in articulo mortis e per mesi resterà in un raggelante limbo tra la vita e la morte, prima di giungere alla vera, e altrettanto agghiacciante, fine. “La cassa oblunga” narra del mistero di una traversata in mare, di una cabina prenotata e rimasta vuota, di una cassa dal contenuto sconosciuto e dello squilibrato artista che mette a repentaglio la sua vita e quella di tutti i passeggeri. “Il ritratto ovale” è una storia dentro la storia: un uomo ferito trova rifugio in un castello; incuriosito da un ritratto di donna appeso alle pareti della stanza in cui si trova, inizia a leggere avidamente in un libro la spiegazione del misterioso quadro. L’attrazione che sente verso la bellissima fanciulla in esso ritratta sarà pari solo all’angoscia nel conoscerne la storia e nello scoprire il confine, qui davvero labilissimo, tra vita e morte e tra arte e vita. La voce abile di Massimo D’Onofrio restituisce il senso di mistero e di paura con i quali Poe ha costruito queste storie da brivido.
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Il caso Versace

DA QUESTO LIBRO, LA SERIE TV AMERICAN CRIME STORY: THE ASSASSINATION OF GIANNI VERSACE

L’AVVINCENTE RICOSTRUZIONE DI UNO DEI CASI DI CRONACA NERA PIÙ FAMOSI DEGLI ULTIMI ANNI

‘I fatti sono ricostruiti con una precisione sorprendente.’
The New York Times

‘Un libro magnifico che racconta nei dettagli una vicenda torbida e sconvolgente. ‘
Entertainment Weekly

New York, maggio 1997. La giornalista Maureen Orth sta scrivendo un reportage su un serial killer appena entrato nella lista dei 10 criminali più ricercati d’America: Andrew Cunanan. Abilissimo nel mimetizzarsi, a suo agio in ogni situazione sociale, Cunanan sa perfettamente come coprire le sue tracce e sembra imprendibile. E tutto spinge a pensare che ucciderà ancora…
Miami, 15 luglio 1997 Gianni Versace sta rientrando da una passeggiata quando, sulla scala della sua villa, viene freddato a colpi di pistola. La polizia non ha dubbi: il colpevole è Andrew Cunanan. Ma anche questa volta il serial killer si sottrae alla giustizia; qualche giorno dopo, infatti, Cunanan viene ritrovato morto a bordo di una barca: si è suicidato con la stessa pistola con cui ha ucciso Versace.
Un delitto la cui eco ha fatto il giro del mondo, uno stilista adorato da milioni di persone e un assassino in cui si mescolano intelligenza e squilibrio: cosa c’è davvero dietro la tragica morte di Gianni Versace?
In questo libro, frutto di un imponente lavoro di ricerca, Maureen Orth ricostruisce un mistero che ha mille sfaccettature, da quelle dorate di un mondo avvolto nel lusso a quelle oscure della mente umana.

(source: Bol.com)

Il caso Tulaev

Mosca, 1938. Il giovane Kostja uccide Tulaev, membro del comitato centrale del Partito Comunista. In seguito all’attentato, la polizia segreta organizza la ricerca non tanto dell’esecutore materiale, quanto dei responsabili morali che, con il loro atteggiamento critico verso lo stalinismo, avrebbero contribuito a creare il clima in cui è maturato il delitto. Cinque sono i colpevoli designati: l’intellettuale Rublev, l’alto commissario di polizia Erchov, il contadino-soldato Makeev, il vecchio bolscevico Kondriatiev e il trockista irriducibile Ryjik. A tutti costoro, rivoluzionari di provata fede, sono rivolte le accuse più fantasiose e infamanti e si chiede il sacrificio supremo per una causa per la quale hanno già sacrificato tutto. Nel clima di terrore e menzogna che Serge riesce così mirabilmente a ricostruire, uomini irreprensibili, noti per la loro devozione e apprezzati per la loro competenza, arrivano al punto di riconoscersi colpevoli dei peggiori crimini e, per una rivoluzione che è pur sempre la loro, preferiscono morire disonorandosi piuttosto che denunciare gli orrori del regime alla borghesia internazionale. Il caso Tulaev è una lucida analisi dell’universo staliniano, unita a una rigorosa interpretazione storica della Rivoluzione russa, dove il dolore e la consapevolezza di un fallimento non sono però mai per lo scrittore, che pure ne ha sofferto sulla propria pelle le conseguenze, un motivo per venire meno ai propri principi e alla propria coerenza.
In occasione del centenario della Rivoluzione d’Ottobre torna lo splendido romanzo di Victor Serge, una delle figure più affascinanti del movimento rivoluzionario e un autore alla cui grandezza si sono inchinati scrittori come Gide e Orwell.
«Il caso Tulaev è il racconto epico dell’uccisione, operata negli anni Trenta dallo Stato stalinista, di milioni di militanti fedeli al partito come di gran parte dei dissidenti: Serge descrive una sorte cui egli stesso era scampato nel modo più improbabile e quasi per caso». 
Dall’introduzione di Susan Sontag
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Mosca, 1938. Il giovane Kostja uccide Tulaev, membro del comitato centrale del Partito Comunista. In seguito all’attentato, la polizia segreta organizza la ricerca non tanto dell’esecutore materiale, quanto dei responsabili morali che, con il loro atteggiamento critico verso lo stalinismo, avrebbero contribuito a creare il clima in cui è maturato il delitto. Cinque sono i colpevoli designati: l’intellettuale Rublev, l’alto commissario di polizia Erchov, il contadino-soldato Makeev, il vecchio bolscevico Kondriatiev e il trockista irriducibile Ryjik. A tutti costoro, rivoluzionari di provata fede, sono rivolte le accuse più fantasiose e infamanti e si chiede il sacrificio supremo per una causa per la quale hanno già sacrificato tutto. Nel clima di terrore e menzogna che Serge riesce così mirabilmente a ricostruire, uomini irreprensibili, noti per la loro devozione e apprezzati per la loro competenza, arrivano al punto di riconoscersi colpevoli dei peggiori crimini e, per una rivoluzione che è pur sempre la loro, preferiscono morire disonorandosi piuttosto che denunciare gli orrori del regime alla borghesia internazionale. Il caso Tulaev è una lucida analisi dell’universo staliniano, unita a una rigorosa interpretazione storica della Rivoluzione russa, dove il dolore e la consapevolezza di un fallimento non sono però mai per lo scrittore, che pure ne ha sofferto sulla propria pelle le conseguenze, un motivo per venire meno ai propri principi e alla propria coerenza.
In occasione del centenario della Rivoluzione d’Ottobre torna lo splendido romanzo di Victor Serge, una delle figure più affascinanti del movimento rivoluzionario e un autore alla cui grandezza si sono inchinati scrittori come Gide e Orwell.
«Il caso Tulaev è il racconto epico dell’uccisione, operata negli anni Trenta dallo Stato stalinista, di milioni di militanti fedeli al partito come di gran parte dei dissidenti: Serge descrive una sorte cui egli stesso era scampato nel modo più improbabile e quasi per caso». 
Dall’introduzione di Susan Sontag