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L’inferno peggiore

Per il giudice Alessandro Maniero quella nuova indagine è una vera scocciatura. Alla sua età, ormai, restare a Cagliari nel mese di agosto è inaccettabile e quei due morti nella villa del tedesco proprio non ci volevano. La scena del crimine, composta da due uomini, Paulus Saint Paul de L’Aire, il padrone di casa, e Gino, il suo autista, seduti compostamente di fronte a uno splendido quadro, morti probabilmente per avvelenamento, fa pensare a un suicidio, cosa che velocizzerebbe sicuramente la soluzione delle indagini e l’inizio delle tanto agognate vacanze. Purtroppo, però, ci sono quell’armadio distrutto a colpi d’ascia, quel quadro che non è inventariato negli archivi di Saint Paul, noto mercante d’arte, e quella donna, la Zina, governante della villa, che pare troppo sconvolta per essere estranea ai fatti. Sarà una lunga estate quella che porterà Maniero a scoprire il morboso legame che univa i due uomini alla Zina, il motivo degli strani viaggi dell’autista sul continente e un segreto nel passato apparentemente cristallino di Saint Paul, risalente alla Berlino di Hitler. E il filo rosso sarà sempre quel maledetto quadro.
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Per il giudice Alessandro Maniero quella nuova indagine è una vera scocciatura. Alla sua età, ormai, restare a Cagliari nel mese di agosto è inaccettabile e quei due morti nella villa del tedesco proprio non ci volevano. La scena del crimine, composta da due uomini, Paulus Saint Paul de L’Aire, il padrone di casa, e Gino, il suo autista, seduti compostamente di fronte a uno splendido quadro, morti probabilmente per avvelenamento, fa pensare a un suicidio, cosa che velocizzerebbe sicuramente la soluzione delle indagini e l’inizio delle tanto agognate vacanze. Purtroppo, però, ci sono quell’armadio distrutto a colpi d’ascia, quel quadro che non è inventariato negli archivi di Saint Paul, noto mercante d’arte, e quella donna, la Zina, governante della villa, che pare troppo sconvolta per essere estranea ai fatti. Sarà una lunga estate quella che porterà Maniero a scoprire il morboso legame che univa i due uomini alla Zina, il motivo degli strani viaggi dell’autista sul continente e un segreto nel passato apparentemente cristallino di Saint Paul, risalente alla Berlino di Hitler. E il filo rosso sarà sempre quel maledetto quadro.
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L’inferno del giudice

Sotto il regno di Ramses il Grande, l’onesto giudice Pazair viene chiamato nella grande Memphis. Ma fin dal primo, banale incarico è coinvolto in una complicata vicenda. Le circostanze poco chiare del licenziamento di un guardiano della Sfinge, la scomparsa dell’uomo e poi le morti di altri quattro guardiani insospettiscono il giudice: con l’aiuto di Souti, suo fratello di sangue, e di Branir, medico e maestro spirituale, Pazair comincia quindi a indagare…

Sotto il regno di Ramses il Grande, l’onesto giudice Pazair viene chiamato nella grande Memphis. Ma fin dal primo, banale incarico è coinvolto in una complicata vicenda. Le circostanze poco chiare del licenziamento di un guardiano della Sfinge, la scomparsa dell’uomo e poi le morti di altri quattro guardiani insospettiscono il giudice: con l’aiuto di Souti, suo fratello di sangue, e di Branir, medico e maestro spirituale, Pazair comincia quindi a indagare…

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Inferno (Versione italiana)

Il profilo inconfondibile di Dante che ci guarda dalla copertina è il motore mobile di un thriller che di “infernale” ha molto. Il ritmo, prima di tutto, e poi il simbolismo acceso, e infine la complessità dei personaggi che conducono a un esito raro per i romanzi d’azione: instillare nel lettore il fascino del male, addirittura la sua salvifica necessità. Non è affatto sorprendente che lo studioso di simbologia Robert Langdon sia un esperto di Dante, anzi. È naturale che al poeta fiorentino e alla visionarietà con cui tradusse in forme solenni e oscure la temperie della sua epoca tormentata il professore americano abbia dedicato studi e corsi universitari ad Harvard. E quindi è normale che a Firenze Robert Langdon sia di casa, che il David e piazza della Signoria, il giardino di Boboli e Palazzo Vecchio siano per lui uno sfondo familiare, una costellazione culturale e affettiva ben diversa dal palcoscenico turistico percorso in tutti i sensi di marcia da legioni di visitatori. Ma ora è tutto diverso, non c’è niente di normale, nulla che possa rievocare una dolce abitudine. Questa volta è un incubo e la sua conoscenza della città fin nei labirinti delle stradine, dei corridoi dei palazzi, dei passaggi segreti può aiutarlo a salvarsi la vita. Il Robert Langdon che si sveglia in una stanza d’ospedale, stordito, sedato, ferito alla testa, gli abiti insanguinati su una sedia, ricorda infatti a stento il proprio nome, non capisce come sia arrivato a Firenze, chi abbia tentato di ucciderlo e perché i suoi inseguitori non sembrino affatto intenzionati a mollare il colpo. Barcollante, la mente invasa da apparizioni mostruose che ricordano la Morte Nera che flagellò l’Europa medievale e simboli criptici connessi alla prima cantica del Divino poema, le labbra capaci di articolare, nel delirio dell’anestetico, soltanto un incongruo “very sorry”, il professore deve scappare. E, aiutato solo dalla giovane dottoressa Sienna Brooks, soccorrevole ma misteriosa come troppe persone e cose intorno a lui, deve scappare da tutti. Comincia una caccia all’uomo in cui schieramenti avversi si potrebbero ritrovare dalla stessa parte, in cui niente è quel che sembra: un’organizzazione chiamata Consortium è ambigua tanto quanto un movimento detto Transumanesimo e uno scienziato come Bertrand Zobrist può elaborare teorie che oscillano tra utopia e aberrazione. Alla fine di un’avventura che raggiunge momenti di insostenibile tensione, Dan Brown ci rivela come nel nostro mondo la distanza tra il bene e il male sia breve in maniera davvero inquietante, catastrofe e salvezza possano essere questione di punti di vista e anche da una laguna a cielo coperto si possa uscire a riveder le stelle.

Il profilo inconfondibile di Dante che ci guarda dalla copertina è il motore mobile di un thriller che di “infernale” ha molto. Il ritmo, prima di tutto, e poi il simbolismo acceso, e infine la complessità dei personaggi che conducono a un esito raro per i romanzi d’azione: instillare nel lettore il fascino del male, addirittura la sua salvifica necessità. Non è affatto sorprendente che lo studioso di simbologia Robert Langdon sia un esperto di Dante, anzi. È naturale che al poeta fiorentino e alla visionarietà con cui tradusse in forme solenni e oscure la temperie della sua epoca tormentata il professore americano abbia dedicato studi e corsi universitari ad Harvard. E quindi è normale che a Firenze Robert Langdon sia di casa, che il David e piazza della Signoria, il giardino di Boboli e Palazzo Vecchio siano per lui uno sfondo familiare, una costellazione culturale e affettiva ben diversa dal palcoscenico turistico percorso in tutti i sensi di marcia da legioni di visitatori. Ma ora è tutto diverso, non c’è niente di normale, nulla che possa rievocare una dolce abitudine. Questa volta è un incubo e la sua conoscenza della città fin nei labirinti delle stradine, dei corridoi dei palazzi, dei passaggi segreti può aiutarlo a salvarsi la vita. Il Robert Langdon che si sveglia in una stanza d’ospedale, stordito, sedato, ferito alla testa, gli abiti insanguinati su una sedia, ricorda infatti a stento il proprio nome, non capisce come sia arrivato a Firenze, chi abbia tentato di ucciderlo e perché i suoi inseguitori non sembrino affatto intenzionati a mollare il colpo. Barcollante, la mente invasa da apparizioni mostruose che ricordano la Morte Nera che flagellò l’Europa medievale e simboli criptici connessi alla prima cantica del Divino poema, le labbra capaci di articolare, nel delirio dell’anestetico, soltanto un incongruo “very sorry”, il professore deve scappare. E, aiutato solo dalla giovane dottoressa Sienna Brooks, soccorrevole ma misteriosa come troppe persone e cose intorno a lui, deve scappare da tutti. Comincia una caccia all’uomo in cui schieramenti avversi si potrebbero ritrovare dalla stessa parte, in cui niente è quel che sembra: un’organizzazione chiamata Consortium è ambigua tanto quanto un movimento detto Transumanesimo e uno scienziato come Bertrand Zobrist può elaborare teorie che oscillano tra utopia e aberrazione. Alla fine di un’avventura che raggiunge momenti di insostenibile tensione, Dan Brown ci rivela come nel nostro mondo la distanza tra il bene e il male sia breve in maniera davvero inquietante, catastrofe e salvezza possano essere questione di punti di vista e anche da una laguna a cielo coperto si possa uscire a riveder le stelle.

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Inferno

Il profilo inconfondibile di Dante che ci guarda dalla copertina è il motore mobile di un thriller che di “infernale” ha molto. Il ritmo, prima di tutto, e poi il simbolismo acceso, e infine la complessità dei personaggi che conducono a un esito raro per i romanzi d’azione: instillare nel lettore il fascino del male, addirittura la sua salvifica necessità. Non è affatto sorprendente che lo studioso di simbologia Robert Langdon sia un esperto di Dante, anzi. È naturale che al poeta fiorentino e alla visionarietà con cui tradusse in forme solenni e oscure la temperie della sua epoca tormentata il professore americano abbia dedicato studi e corsi universitari ad Harvard. E quindi è normale che a Firenze Robert Langdon sia di casa, che il David e piazza della Signoria, il giardino di Boboli e Palazzo Vecchio siano per lui uno sfondo familiare, una costellazione culturale e affettiva ben diversa dal palcoscenico turistico percorso in tutti i sensi di marcia da legioni di visitatori. Ma ora è tutto diverso, non c’è niente di normale, nulla che possa rievocare una dolce abitudine. Questa volta è un incubo e la sua conoscenza della città fin nei labirinti delle stradine, dei corridoi dei palazzi, dei passaggi segreti può aiutarlo a salvarsi la vita. Il Robert Langdon che si sveglia in una stanza d’ospedale, stordito, sedato, ferito alla testa, gli abiti insanguinati su una sedia, ricorda infatti a stento il proprio nome, non capisce come sia arrivato a Firenze, chi abbia tentato di ucciderlo e perché i suoi inseguitori non sembrino affatto intenzionati a mollare il colpo. Barcollante, la mente invasa da apparizioni mostruose che ricordano la Morte Nera che flagellò l’Europa medievale e simboli criptici connessi alla prima cantica del Divino poema, le labbra capaci di articolare, nel delirio dell’anestetico, soltanto un incongruo “very sorry”, il professore deve scappare. E, aiutato solo dalla giovane dottoressa Sienna Brooks, soccorrevole ma misteriosa come troppe persone e cose intorno a lui, deve scappare da tutti. Comincia una caccia all’uomo in cui schieramenti avversi si potrebbero ritrovare dalla stessa parte, in cui niente è quel che sembra: un’organizzazione chiamata Consortium è ambigua tanto quanto un movimento detto Transumanesimo e uno scienziato come Bertrand Zobrist può elaborare teorie che oscillano tra utopia e aberrazione. Alla fine di un’avventura che raggiunge momenti di insostenibile tensione, Dan Brown ci rivela come nel nostro mondo la distanza tra il bene e il male sia breve in maniera davvero inquietante, catastrofe e salvezza possano essere questione di punti di vista e anche da una laguna a cielo coperto si possa uscire a riveder le stelle.

Il profilo inconfondibile di Dante che ci guarda dalla copertina è il motore mobile di un thriller che di “infernale” ha molto. Il ritmo, prima di tutto, e poi il simbolismo acceso, e infine la complessità dei personaggi che conducono a un esito raro per i romanzi d’azione: instillare nel lettore il fascino del male, addirittura la sua salvifica necessità. Non è affatto sorprendente che lo studioso di simbologia Robert Langdon sia un esperto di Dante, anzi. È naturale che al poeta fiorentino e alla visionarietà con cui tradusse in forme solenni e oscure la temperie della sua epoca tormentata il professore americano abbia dedicato studi e corsi universitari ad Harvard. E quindi è normale che a Firenze Robert Langdon sia di casa, che il David e piazza della Signoria, il giardino di Boboli e Palazzo Vecchio siano per lui uno sfondo familiare, una costellazione culturale e affettiva ben diversa dal palcoscenico turistico percorso in tutti i sensi di marcia da legioni di visitatori. Ma ora è tutto diverso, non c’è niente di normale, nulla che possa rievocare una dolce abitudine. Questa volta è un incubo e la sua conoscenza della città fin nei labirinti delle stradine, dei corridoi dei palazzi, dei passaggi segreti può aiutarlo a salvarsi la vita. Il Robert Langdon che si sveglia in una stanza d’ospedale, stordito, sedato, ferito alla testa, gli abiti insanguinati su una sedia, ricorda infatti a stento il proprio nome, non capisce come sia arrivato a Firenze, chi abbia tentato di ucciderlo e perché i suoi inseguitori non sembrino affatto intenzionati a mollare il colpo. Barcollante, la mente invasa da apparizioni mostruose che ricordano la Morte Nera che flagellò l’Europa medievale e simboli criptici connessi alla prima cantica del Divino poema, le labbra capaci di articolare, nel delirio dell’anestetico, soltanto un incongruo “very sorry”, il professore deve scappare. E, aiutato solo dalla giovane dottoressa Sienna Brooks, soccorrevole ma misteriosa come troppe persone e cose intorno a lui, deve scappare da tutti. Comincia una caccia all’uomo in cui schieramenti avversi si potrebbero ritrovare dalla stessa parte, in cui niente è quel che sembra: un’organizzazione chiamata Consortium è ambigua tanto quanto un movimento detto Transumanesimo e uno scienziato come Bertrand Zobrist può elaborare teorie che oscillano tra utopia e aberrazione. Alla fine di un’avventura che raggiunge momenti di insostenibile tensione, Dan Brown ci rivela come nel nostro mondo la distanza tra il bene e il male sia breve in maniera davvero inquietante, catastrofe e salvezza possano essere questione di punti di vista e anche da una laguna a cielo coperto si possa uscire a riveder le stelle.

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Infernalia. Libro di sangue

Il giovane medium Simon McNeal è sospettato di evocare i morti, raccogliere le loro confessioni e trascriverle sui muri di una “casa stregata”. Ma si tratta di un imbroglione e i morti, per vendicarsi, tornano nel mondo dei vivi per raccontare la loro storia… questa volta sul corpo dello stesso McNeal. Comincia così un diabolico viaggio nel regno della paura, una terrificante sequenza di immagini che vanno al di là di qualsiasi aspettativa.

Il giovane medium Simon McNeal è sospettato di evocare i morti, raccogliere le loro confessioni e trascriverle sui muri di una “casa stregata”. Ma si tratta di un imbroglione e i morti, per vendicarsi, tornano nel mondo dei vivi per raccontare la loro storia… questa volta sul corpo dello stesso McNeal. Comincia così un diabolico viaggio nel regno della paura, una terrificante sequenza di immagini che vanno al di là di qualsiasi aspettativa.

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L’inferiore

Stopmouth e la sua famiglia vivono alla giornata, ogni giorno una nuova lotta per la sopravvivenza. Per trovare il cibo devono dare la caccia a specie rivali o commerciare in carne (anche quella della propria tribù), perché la carne umana è la più pregiata. Sembra Medioevo, e invece è il futuro. Il fratello di Stopmouth è un eroe, un campione della specie. Lui è un ragazzino fragile e balbuziente, destinato a finire i suoi giorni (molto presto) come preda di guerra. Ma quando da un’astronave arriva Indrani, donna di un’altra specie, le cose cambiano per sempre. Indrani, considerata inferiore, in realtà porta dalla Terra i lumi di una vera civiltà. E al confronto la vita delle tribù si rivela per quello che è, un’esistenza barbarica. A volte pensare, conoscere, sapere può far male…
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Stopmouth e la sua famiglia vivono alla giornata, ogni giorno una nuova lotta per la sopravvivenza. Per trovare il cibo devono dare la caccia a specie rivali o commerciare in carne (anche quella della propria tribù), perché la carne umana è la più pregiata. Sembra Medioevo, e invece è il futuro. Il fratello di Stopmouth è un eroe, un campione della specie. Lui è un ragazzino fragile e balbuziente, destinato a finire i suoi giorni (molto presto) come preda di guerra. Ma quando da un’astronave arriva Indrani, donna di un’altra specie, le cose cambiano per sempre. Indrani, considerata inferiore, in realtà porta dalla Terra i lumi di una vera civiltà. E al confronto la vita delle tribù si rivela per quello che è, un’esistenza barbarica. A volte pensare, conoscere, sapere può far male…
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L’infanzia di Gesù

“Finalmente posso consegnare nelle mani del lettore il piccolo libro da lungo tempo promesso sui racconti dell’infanzia di Gesù. Non si tratta di un terzo volume, ma di una specie di piccola “sala d’ingresso” ai due precedenti volumi sulla figura e sul messaggio di Gesù di Nazaret. Qui ho ora cercato di interpretare, in dialogo con esegeti del passato e del presente, ciò che Matteo e Luca raccontano, all’inizio dei loro Vangeli, sull’infanzia di Gesù. Un’interpretazione giusta, secondo la mia convinzione, richiede due passi. Da una parte, bisogna domandarsi che cosa intendevano dire con il loro testo i rispettivi autori, nel loro momento storico – è la componente storica dell’esegesi. Ma non basta lasciare il testo nel passato, archiviandolo così tra le cose accadute tempo fa. La seconda domanda del giusto esegeta deve essere: è vero ciò che è stato detto? Riguarda me? E se mi riguarda, in che modo? Di fronte a un testo come quello biblico, il cui ultimo e più profondo autore, secondo la nostra fede, è Dio stesso, la domanda circa il rapporto del passato con il presente fa immancabilmente parte della stessa interpretazione. Con ciò la serietà della ricerca storica non viene diminuita, ma aumentata. Mi sono dato premura di entrare in questo senso in dialogo con i testi. Con ciò sono ben consapevole che questo colloquio nell’intreccio tra passato, presente e futuro non potrà mai essere compiuto e che ogni interpretazione resta indietro rispetto alla grandezza del testo biblico.” (Benedetto XVI)

“Finalmente posso consegnare nelle mani del lettore il piccolo libro da lungo tempo promesso sui racconti dell’infanzia di Gesù. Non si tratta di un terzo volume, ma di una specie di piccola “sala d’ingresso” ai due precedenti volumi sulla figura e sul messaggio di Gesù di Nazaret. Qui ho ora cercato di interpretare, in dialogo con esegeti del passato e del presente, ciò che Matteo e Luca raccontano, all’inizio dei loro Vangeli, sull’infanzia di Gesù. Un’interpretazione giusta, secondo la mia convinzione, richiede due passi. Da una parte, bisogna domandarsi che cosa intendevano dire con il loro testo i rispettivi autori, nel loro momento storico – è la componente storica dell’esegesi. Ma non basta lasciare il testo nel passato, archiviandolo così tra le cose accadute tempo fa. La seconda domanda del giusto esegeta deve essere: è vero ciò che è stato detto? Riguarda me? E se mi riguarda, in che modo? Di fronte a un testo come quello biblico, il cui ultimo e più profondo autore, secondo la nostra fede, è Dio stesso, la domanda circa il rapporto del passato con il presente fa immancabilmente parte della stessa interpretazione. Con ciò la serietà della ricerca storica non viene diminuita, ma aumentata. Mi sono dato premura di entrare in questo senso in dialogo con i testi. Con ciò sono ben consapevole che questo colloquio nell’intreccio tra passato, presente e futuro non potrà mai essere compiuto e che ogni interpretazione resta indietro rispetto alla grandezza del testo biblico.” (Benedetto XVI)

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L’indizio fra le braci

Non capita a tutti di ricevere in eredità, grazie ad uno zio buonanima, un’eterogenea collezione di oggetti di ogni tempo e di ogni paese. Questa volta il fortunato è un amico di Frank e Joe. che alla fine dell’inventario si ritrova tra le braccia addirittura… uno scheletro. Di plastica, per fortuna. L’opinione dei tre giovani è che si tratti di roba di scarso valore, tranne qualche pezzo di relativo interesse archeologico. Ma c’è quancuno che assolutamente non è d’accordo; anzi, è tanto interessato ad entrare in possesso di certi misteriosi medaglioni, che non si fa scrupolo di ricorrere prima all’inganno e poi alla forza. Questo qualcuno ha l’inconsueta abitudine di bruciare frammenti di esotico legno qua e là. dove gli capita: magari anche all’interno di un prezioso sarcofago egizio. Inizia così un’intricata avventura che alla fine vedrà Frank e Joe attraversare le secolari foreste peruviane, nel tentativo di scoprirel’affascinante mistero di un’antica città sepolta.

Non capita a tutti di ricevere in eredità, grazie ad uno zio buonanima, un’eterogenea collezione di oggetti di ogni tempo e di ogni paese. Questa volta il fortunato è un amico di Frank e Joe. che alla fine dell’inventario si ritrova tra le braccia addirittura… uno scheletro. Di plastica, per fortuna. L’opinione dei tre giovani è che si tratti di roba di scarso valore, tranne qualche pezzo di relativo interesse archeologico. Ma c’è quancuno che assolutamente non è d’accordo; anzi, è tanto interessato ad entrare in possesso di certi misteriosi medaglioni, che non si fa scrupolo di ricorrere prima all’inganno e poi alla forza. Questo qualcuno ha l’inconsueta abitudine di bruciare frammenti di esotico legno qua e là. dove gli capita: magari anche all’interno di un prezioso sarcofago egizio. Inizia così un’intricata avventura che alla fine vedrà Frank e Joe attraversare le secolari foreste peruviane, nel tentativo di scoprirel’affascinante mistero di un’antica città sepolta.

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L’indiziata

San Francisco si prepara ad accogliere tra banchetti e contestazioni il primo ministro israeliano, in procinto di concludere un trattato di pace con i palestinesi. L’avvocato David Wolfe, ebreo americano, in corsa per l’elezione al Congresso, ha organizzato una cena in suo onore. Hana, la donna palestinese con la quale ha avuto una relazione segreta ai tempi dell’università, sarà tra i contestatori insieme al marito Saeb, dal quale ha avuto una figlia. Ma quando il primo ministro viene ucciso in un attentato e il nome di Hana emerge tra i sospettati, Hana chiede l’aiuto di David che si troverà di fronte a una scelta difficile tra la sua carriera e la difesa di una donna che non riesce a dimenticare, ma la cui innocenza non è provata. Per arrivare in fondo al caso più intricato che gli sia mai capitato, David si reca in Israele e in Cisgiordania, dove si convince dell’innocenza di Hana e scopre il coinvolgimento nell’attentato dell’Iran e dei circoli dell’ebraismo ultra-ortodosso. Le accuse contro Hana hanno un solo responsabile, suo marito Saeb, che ha scoperto di non essere il vero padre della loro bambina e vuole vendicarsi. In un serrato interrogatorio David lo costringerà a fare intuire la verità a giudici e giuria, anche se solo l’intervento del dipartimento di Stato scagionerà definitivamente Hana.

San Francisco si prepara ad accogliere tra banchetti e contestazioni il primo ministro israeliano, in procinto di concludere un trattato di pace con i palestinesi. L’avvocato David Wolfe, ebreo americano, in corsa per l’elezione al Congresso, ha organizzato una cena in suo onore. Hana, la donna palestinese con la quale ha avuto una relazione segreta ai tempi dell’università, sarà tra i contestatori insieme al marito Saeb, dal quale ha avuto una figlia. Ma quando il primo ministro viene ucciso in un attentato e il nome di Hana emerge tra i sospettati, Hana chiede l’aiuto di David che si troverà di fronte a una scelta difficile tra la sua carriera e la difesa di una donna che non riesce a dimenticare, ma la cui innocenza non è provata. Per arrivare in fondo al caso più intricato che gli sia mai capitato, David si reca in Israele e in Cisgiordania, dove si convince dell’innocenza di Hana e scopre il coinvolgimento nell’attentato dell’Iran e dei circoli dell’ebraismo ultra-ortodosso. Le accuse contro Hana hanno un solo responsabile, suo marito Saeb, che ha scoperto di non essere il vero padre della loro bambina e vuole vendicarsi. In un serrato interrogatorio David lo costringerà a fare intuire la verità a giudici e giuria, anche se solo l’intervento del dipartimento di Stato scagionerà definitivamente Hana.

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L’indipendenza della signorina Bennet

Elizabeth la saggia, Lydia la mondana, Jane la bella, Mary la timida. Generazioni di lettrici hanno pianto, sperato, sognato insieme alle sorelle Bennet, indimenticabili protagoniste di “Orgoglio e pregiudizio”. Vent’anni dopo l’epilogo del romanzo della Austen, le ritroviamo qui al fianco di mariti devoti, distratti o crudeli; assediate dalla malinconia o dai pettegolezzi: impegnate a crescere i figli o a frequentare circoli alla moda; alle prese con le gioie, i dubbi e le debolezze del tempo che passa. Tutte tranne Mary, la più docile, la più riservata… Non si può dire che, fino a qui, la vita sia stata troppo generosa con lei: bruttina, ignorata dai pretendenti e inchiodata alle convenzioni, ha trascorso più di un decennio al capezzale di una madre capricciosa e malata. Ora, alla morte di questa, si ritrova improvvisamente sola e libera, con un futuro tutto da inventare. Sfidando le convenzioni e le proprie più profonde paure, Mary si getta in un’avventura imprevedibile, complicata e appassionante quanto la vita stessa.
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Elizabeth la saggia, Lydia la mondana, Jane la bella, Mary la timida. Generazioni di lettrici hanno pianto, sperato, sognato insieme alle sorelle Bennet, indimenticabili protagoniste di “Orgoglio e pregiudizio”. Vent’anni dopo l’epilogo del romanzo della Austen, le ritroviamo qui al fianco di mariti devoti, distratti o crudeli; assediate dalla malinconia o dai pettegolezzi: impegnate a crescere i figli o a frequentare circoli alla moda; alle prese con le gioie, i dubbi e le debolezze del tempo che passa. Tutte tranne Mary, la più docile, la più riservata… Non si può dire che, fino a qui, la vita sia stata troppo generosa con lei: bruttina, ignorata dai pretendenti e inchiodata alle convenzioni, ha trascorso più di un decennio al capezzale di una madre capricciosa e malata. Ora, alla morte di questa, si ritrova improvvisamente sola e libera, con un futuro tutto da inventare. Sfidando le convenzioni e le proprie più profonde paure, Mary si getta in un’avventura imprevedibile, complicata e appassionante quanto la vita stessa.
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Indietro Savoia!

Una storia irriverente, controcorrente, ricca di rivelazioni scomode e perfino sconvolgenti, che non lasciano scampo ai membri della Casa Sabauda. A cominciare da Carlo Alberto, fiero reazionario che solo controvoglia giunse a concedere la Costituzione. Ma il suo è solo il primo nome di una lunga carrelata che, fra conflitti di interessi e intrallazzi, tradimenti e meschinerie, nefandezze e autentiche atrocità, non risparmia nessuno.
(source: Bol.com)

Una storia irriverente, controcorrente, ricca di rivelazioni scomode e perfino sconvolgenti, che non lasciano scampo ai membri della Casa Sabauda. A cominciare da Carlo Alberto, fiero reazionario che solo controvoglia giunse a concedere la Costituzione. Ma il suo è solo il primo nome di una lunga carrelata che, fra conflitti di interessi e intrallazzi, tradimenti e meschinerie, nefandezze e autentiche atrocità, non risparmia nessuno.
(source: Bol.com)

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L’indice della paura

È notte fonda quando il dottor Alex Hoffmann viene aggredito da uno sconosciuto che si introduce di nascosto nella sua residenza di Ginevra. A quarantadue anni Hoffmann è una leggenda: scienziato tra i più noti al mondo, è ora un ricco e potente uomo d’affari proprietario di una società che gestisce fondi d’investimento, e ha da poco creato un software sofisticatissimo e top secret, destinato a rivoluzionare i mercati finanziari di tutto il mondo. Nessuno dei suoi rivali sa come, ma il sistema che Hoffmann ha messo a punto e che ruota intorno al VIX – l’indice di volatilità, familiarmente chiamato dagli addetti ai lavori “indice della paura” – genera un incredibile ritorno in termini economici per i suoi clienti. Qualcosa, però, evidentemente non funziona: qualcuno vuole distruggerlo e l’aggressione del professore è solo il primo di una serie di accadimenti sconcertanti. Nel giro di ventiquattr’ore Hoffmann non è più lo stesso uomo e, mentre i mercati finanziari intorno a lui precipitano, ha inizio una lotta senza esclusione di colpi contro un avversario sconosciuto e per questo ancora più temibile. Ambientato nel competitivo mondo dell’alta finanza scosso dalla profonda crisi economica mondiale di questi ultimi anni, L’indice della paura è un thriller mozzafiato e di grande attualità che riconferma Robert Harris come uno straordinario narratore e un acuto osservatore della società contemporanea.

È notte fonda quando il dottor Alex Hoffmann viene aggredito da uno sconosciuto che si introduce di nascosto nella sua residenza di Ginevra. A quarantadue anni Hoffmann è una leggenda: scienziato tra i più noti al mondo, è ora un ricco e potente uomo d’affari proprietario di una società che gestisce fondi d’investimento, e ha da poco creato un software sofisticatissimo e top secret, destinato a rivoluzionare i mercati finanziari di tutto il mondo. Nessuno dei suoi rivali sa come, ma il sistema che Hoffmann ha messo a punto e che ruota intorno al VIX – l’indice di volatilità, familiarmente chiamato dagli addetti ai lavori “indice della paura” – genera un incredibile ritorno in termini economici per i suoi clienti. Qualcosa, però, evidentemente non funziona: qualcuno vuole distruggerlo e l’aggressione del professore è solo il primo di una serie di accadimenti sconcertanti. Nel giro di ventiquattr’ore Hoffmann non è più lo stesso uomo e, mentre i mercati finanziari intorno a lui precipitano, ha inizio una lotta senza esclusione di colpi contro un avversario sconosciuto e per questo ancora più temibile. Ambientato nel competitivo mondo dell’alta finanza scosso dalla profonda crisi economica mondiale di questi ultimi anni, L’indice della paura è un thriller mozzafiato e di grande attualità che riconferma Robert Harris come uno straordinario narratore e un acuto osservatore della società contemporanea.

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Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo

Yucatan, 1957. Strisciò con cautela lungo il pavimento circolare su cui era intagliato un calendario maya: un’enorme ruota composta da anelli concentrici di glifi incisi nella roccia. Di fronte a lui, al centro, c’era una grande statua a testa di serpente, incorniciata da piume di pietra, con le fauci aperte, irte di zanne, pronte a ingoiare gli incauti. La bocca era ampia abbastanza da permettere, a un uomo di strisciarvi dentro. Ma dentro, cosa c’era? Doveva saperlo. Se solo fosse riuscito a raggiungerla. Cercò di muoversi più veloce, ma il soffitto gli premeva sulla schiena” non poteva neppure sollevarsi su un gomito. La stanza era costruita in modo che il supplice si muovesse sul pavimento strisciando come un serpente, forse a immagine del dio maya Quetzalcoatl, il serpente piumato. L’attuale adoratore tuttavia non indossava piume, solo un paio di vecchi pantaloni kaki, una giacca di pelle sdrucita e un malconcio cappello di feltro marrone. “Indiana!” L’urlo era arrivato dalle scale alle sue spalle…
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Yucatan, 1957. Strisciò con cautela lungo il pavimento circolare su cui era intagliato un calendario maya: un’enorme ruota composta da anelli concentrici di glifi incisi nella roccia. Di fronte a lui, al centro, c’era una grande statua a testa di serpente, incorniciata da piume di pietra, con le fauci aperte, irte di zanne, pronte a ingoiare gli incauti. La bocca era ampia abbastanza da permettere, a un uomo di strisciarvi dentro. Ma dentro, cosa c’era? Doveva saperlo. Se solo fosse riuscito a raggiungerla. Cercò di muoversi più veloce, ma il soffitto gli premeva sulla schiena” non poteva neppure sollevarsi su un gomito. La stanza era costruita in modo che il supplice si muovesse sul pavimento strisciando come un serpente, forse a immagine del dio maya Quetzalcoatl, il serpente piumato. L’attuale adoratore tuttavia non indossava piume, solo un paio di vecchi pantaloni kaki, una giacca di pelle sdrucita e un malconcio cappello di feltro marrone. “Indiana!” L’urlo era arrivato dalle scale alle sue spalle…
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È un lunedì mattina e una scolaresca è in visita alla stazione di polizia di Grant County, in Georgia. D’un tratto due uomini fanno irruzione armati, sparano in pieno volto a un agente e con una raffica di colpi gettano nel panico i presenti, prendendoli in ostaggio. Eppure qualcosa fa pensare che i sequestratori abbiano un bersaglio preciso: Jeffrey Tolliver, capo della polizia, che giace a terra con un proiettile nella spalla. Sara Linton, medico legale e sua ex moglie, gli è accanto nel tentativo di tenerlo in vita. Mentre la tensione cresce, nella mente di Sara si fa strada il sospetto che il sequestro sia collegato con quanto accaduto dodici anni prima, quando lei e Jeffrey erano rimasti coinvolti in una vicenda torbida e sconvolgente. Ora sembra che quel lontano passato riaffiori per chiedere il conto di colpe mai espiate e tornare a riscuotere il suo tributo di sangue.

È un lunedì mattina e una scolaresca è in visita alla stazione di polizia di Grant County, in Georgia. D’un tratto due uomini fanno irruzione armati, sparano in pieno volto a un agente e con una raffica di colpi gettano nel panico i presenti, prendendoli in ostaggio. Eppure qualcosa fa pensare che i sequestratori abbiano un bersaglio preciso: Jeffrey Tolliver, capo della polizia, che giace a terra con un proiettile nella spalla. Sara Linton, medico legale e sua ex moglie, gli è accanto nel tentativo di tenerlo in vita. Mentre la tensione cresce, nella mente di Sara si fa strada il sospetto che il sequestro sia collegato con quanto accaduto dodici anni prima, quando lei e Jeffrey erano rimasti coinvolti in una vicenda torbida e sconvolgente. Ora sembra che quel lontano passato riaffiori per chiedere il conto di colpe mai espiate e tornare a riscuotere il suo tributo di sangue.

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