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Pazzo di te

Chase Sexy Aubrey suona la chitarra blues come nessuno ha mai fatto. A Brian Barclay, tastierista ventenne, è bastato assistere alle sue esibizioni nei nightclub di New York per rimanerne affascinato.

Brian, però, è fedele al suo ragazzo Kit… almeno finché lui non lo tradisce e non gli ruba tutte le canzoni che hanno scritto insieme. Senza un posto dove andare, Brian corre da suo padre, divorziato, che vive con il partner, Cameron, ma la tensione tra padre e figlio è evidente.

Brian ha bisogno di un amico e Chase è perfetto per il ruolo, così come per aiutarlo a scaldare le lenzuola. La passione tra i due è rovente, finché Brian non scopre il passato che Chase tiene nascosto e da cui scappa da anni.

E quando il passato minaccia il presente, Brian non può fare a meno di chiedersi se l’amore della sua vita si sia preso gioco di lui.
(source: Bol.com)

Il pazzo di Bergerac: Le inchieste di Maigret (7 di 75)

Lo sconosciuto, giunto in fondo al corridoio, ha aperto lo sportello. Non è un caso! In quel preciso momento il treno rallenta. Ai lati della strada ferrata si intravede una foresta. Una luna invisibile rischiara le rare nuvole. «Stridore di freni. Da ottanta all’ora la velocità dev’essere scesa a trenta, forse meno. «E l’uomo salta giù, scomparendo al di là della scarpata dove probabilmente atterra rotoloni. Un attimo di riflessione, poi anche Maigret si lancia. Non rischia niente, il treno ha rallentato ancora. «Si getta nel vuoto. Cade su un fianco, ruzzola, fa tre giri su se stesso e si ferma davanti a uno sbarramento di filo spinato. «Un fanale rosso si allontana nello sferragliare del convoglio». (Le inchieste di Maigret 7 di 75)

Pazze di me

“Se c’è una cosa che detesto sono i proverbi. Quello che odio più di tutti in particolare è: “C’è sempre una prima volta”. Sì, è vero, una prima volta c’è sempre, ma di solito non è un granché. Sono molto più importanti le ultime volte. In realtà, la vita è solo un’incredibile collezione di “ultime volte”.
L’ultima volta che ti cantano una ninna nanna, l’ultima volta che esci dal cancello della tua scuola, l’ultima volta che baci la persona che ami, l’ultima volta che ti addormenti senza bisogno del Valium.
Ma non c’è mai nessuno ad avvertirti che quella che stai vivendo è l’ultima volta, anzi, di solito non te ne accorgi nemmeno. Il fatto è che quando sei piccolo credi che tutto ti sia dovuto e che tutto rimanga esattamente come quando hai tre anni: i parenti che ti fanno le foto, i regali e sono ossessionati dal fatto che tu dorma, mangi e caghi, ed è tutto un sorridere, battere le mani e fare facce stupide. Poi, però, arriva un giorno in cui puoi essere morto soffocato nel tuo vomito e a nessuno importa più un fico secco, così ti trovi da solo a gridare: “Hei! C’è nessuno?” e allora capisci che, o ti fai andare bene tutto quello che arriva dopo, o puoi spararti un colpo in testa. Cinico? No, realista. Ma forse è il caso che io cominci dall’inizio.”
Andrea aveva cinque anni quando il padre se n’è andato come un ladro lasciandolo ostaggio di sette femmine: la madre iperprotettiva, tre sorelle fuori controllo, la nonna genio della fisica, la cinica badante Stanka e la cagnolina di casa. Tutte sembrano non riuscire a fare a meno di lui. Sono talmente “pazze di lui” da fare di tutto per non permettere a nessun’altra donna di entrare nella sua vita. Finchè un giorno arriva Giulia…
Con il suo inconfondibile stile, sospeso tra romanticismo e ironia, Federica Bosco ci regala una storia d’amore toccante e divertente ma anche il racconto del percorso di un trentenne che vuole diventare un uomo. Perché solo se sei te stesso, puoi amare fino in fondo.
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### Sinossi
“Se c’è una cosa che detesto sono i proverbi. Quello che odio più di tutti in particolare è: “C’è sempre una prima volta”. Sì, è vero, una prima volta c’è sempre, ma di solito non è un granché. Sono molto più importanti le ultime volte. In realtà, la vita è solo un’incredibile collezione di “ultime volte”.
L’ultima volta che ti cantano una ninna nanna, l’ultima volta che esci dal cancello della tua scuola, l’ultima volta che baci la persona che ami, l’ultima volta che ti addormenti senza bisogno del Valium.
Ma non c’è mai nessuno ad avvertirti che quella che stai vivendo è l’ultima volta, anzi, di solito non te ne accorgi nemmeno. Il fatto è che quando sei piccolo credi che tutto ti sia dovuto e che tutto rimanga esattamente come quando hai tre anni: i parenti che ti fanno le foto, i regali e sono ossessionati dal fatto che tu dorma, mangi e caghi, ed è tutto un sorridere, battere le mani e fare facce stupide. Poi, però, arriva un giorno in cui puoi essere morto soffocato nel tuo vomito e a nessuno importa più un fico secco, così ti trovi da solo a gridare: “Hei! C’è nessuno?” e allora capisci che, o ti fai andare bene tutto quello che arriva dopo, o puoi spararti un colpo in testa. Cinico? No, realista. Ma forse è il caso che io cominci dall’inizio.”
Andrea aveva cinque anni quando il padre se n’è andato come un ladro lasciandolo ostaggio di sette femmine: la madre iperprotettiva, tre sorelle fuori controllo, la nonna genio della fisica, la cinica badante Stanka e la cagnolina di casa. Tutte sembrano non riuscire a fare a meno di lui. Sono talmente “pazze di lui” da fare di tutto per non permettere a nessun’altra donna di entrare nella sua vita. Finchè un giorno arriva Giulia…
Con il suo inconfondibile stile, sospeso tra romanticismo e ironia, Federica Bosco ci regala una storia d’amore toccante e divertente ma anche il racconto del percorso di un trentenne che vuole diventare un uomo. Perché solo se sei te stesso, puoi amare fino in fondo.

Il paziente

La dottoressa Jessie Copeland è una ricercatrice che sta mettendo a punto la costruzione di un robot destinato a rivoluzionare la neurochirurgia. Intanto qualcuno, per ragioni misteriose, sta uccidendo uno dopo l’altro i più celebri neurochirurghi del mondo. Alex Bishop, un agente espluso dalla CIA, è quasi certo che l’assassino sia Claude Malloche, un sicario. Ma proprio mentre Alex sta per arrivare al movente, Malloche viene ricoverato per un tumore al cervello nel reparto della dottoressa Copeland.

Il paziente inglese

Sul finire del secondo conflitto mondiale, tre uomini e una donna si rifugiano in una villa semidevastata sulle colline di Firenze. In una stanza del piano superiore giace, gravemente ustionato in un incidente d’aereo, premurosamente accudito dall’infermiera Hana, il misterioso «paziente inglese». Dai suoi racconti allucinati dalla morfina riemergono l’amore travolgente per Katharine e le avventurose peregrinazioni nel deserto. Intorno alla sua convalescenza s’intrecciano le vicende degli altri abitatori della villa: Hanam Caravaggio, un ladro che lavora per i servizi segreti, e Kip, un sikh, abile artificiere. La memoria, i miti e le leggende personali dei quattro protagonisti, lacerati e turbati dall’esperienza della guerra, ripercorrono la storia di un’epoca, e ci permettono di giudicarla. Ma Il paziente inglese è soprattutto una grande storia d’amore, un sogno emozionante, animato da una trascinante tensione lirica, ambientato in un fragile Eden, troppo vicino all’Apocalisse.

Le paure segrete dei bambini: Come capire e aiutare i bambini ansiosi e agitati

Le rassicurazioni razionali spesso falliscono di fronte alla logica della paura: il risultato sono genitori frustrati – perché si sentono incapaci di aiutare i loro figli – e preoccupati – perché non fanno che interrogarsi sul futuro dei loro bambini.
Attraverso la connessione, il gioco e l’empatia, Lawrence J. Cohen guida i genitori a insegnare ai loro figli a gestire adeguatamente il “sistema di sicurezza” di cui sono dotati, a far crescere la loro soglia di tolleranza delle situazioni che generano incertezza o disagio, ad allentare la tensione e favorire la calma nei momenti difficili.

Paure fuori luogo

Di che cosa abbiamo paura, quando parliamo di catastrofi? Quali sono le nostre paure ataviche rispetto alla Terra? E perché abbiamo paura quando non dovremmo e non ne abbiamo quando dovremmo? Questo libro va al fondo delle nostre paure collettive, dalle alluvioni agli asteroidi, dalle eruzioni vulcaniche alle epidemie, con speciale attenzione ai terremoti, drammaticamente attuali. Il problema è che le catastrofi naturali non esistono, esistono gli eventi naturali che trasformiamo in tragedia, spesso grazie al linguaggio iperbolico dei media. Inoltre siamo spesso ignoranti in campo scientifico e la scienza diffonde dubbi e non certezze: ricadiamo cosí nel fatalismo magico-religioso. Per salvarci dalle paure immotivate dobbiamo informarci meglio, prestando attenzione ai veri problemi di oggi: cambiamento climatico, fine delle risorse, consumo del suolo e cosí via. Scopriremo che le catastrofi non ci fanno solo paura, ma ci attraggono, perché l’umanità nasce dalle catastrofi e la sua storia ne è indelebilmente segnata.
(source: Bol.com)

La paura (Einaudi. Stile libero big)

Il primo a essere ritrovato è il cadavere di un giovane rifugiato, ormai irriconoscibile, che galleggia nelle acque gelide della baia. Nessuno si era preso la briga di denunciarne la scomparsa, nessuno si presenta a reclamarne il corpo. Una settimana piú tardi, Eva Karin Lysgaard, vescovo di Bergen, viene accoltellata a morte per strada. Eva era una figura pubblica, molto stimata, strano che fosse in giro da sola la vigilia di Natale. Infine un tossicodipendente, trovato morto di overdose in uno scantinato. Una serie di avvenimenti in apparenza scollegati tra loro, ma che pazientemente Johanne e Vik cominciano a mettere in relazione.
**Da questo romanzo, la fortunata serie tv *Modus***.
«Holt scrive con la padronanza che abbiamo imparato ad aspettarci dai migliori scrittori scandinavi».
**The Times**
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### Sinossi
Il primo a essere ritrovato è il cadavere di un giovane rifugiato, ormai irriconoscibile, che galleggia nelle acque gelide della baia. Nessuno si era preso la briga di denunciarne la scomparsa, nessuno si presenta a reclamarne il corpo. Una settimana piú tardi, Eva Karin Lysgaard, vescovo di Bergen, viene accoltellata a morte per strada. Eva era una figura pubblica, molto stimata, strano che fosse in giro da sola la vigilia di Natale. Infine un tossicodipendente, trovato morto di overdose in uno scantinato. Una serie di avvenimenti in apparenza scollegati tra loro, ma che pazientemente Johanne e Vik cominciano a mettere in relazione.
**Da questo romanzo, la fortunata serie tv *Modus***.
«Holt scrive con la padronanza che abbiamo imparato ad aspettarci dai migliori scrittori scandinavi».
**The Times**

Il patto dei Labrador

«Ai cani piace parlare. Parliamo tutto il tempo, senza smettere mai. Tra di noi, con gli umani, a noi stessi… Quindi se volete conoscere la verità, chiedete a un cane». Parola di Prince, il labrador di casa. Gli Hunter sono una famiglia come tante, alle prese con i problemi quotidiani di tutte le famiglie: il lavoro, i figli adolescenti, un matrimonio all’apparenza solido, i soldi che non bastano mai. Gli Hunter però non sono soli: possono contare sull’affetto e la protezione del loro cane, un labrador molto saggio che veglia su di loro e cerca di salvaguardarli in tutti i modi dalle minacce del mondo esterno. E Prince userà tutte le sue armi «da cane», ma soprattutto il suo cuore, la sua saggezza e la sua devozione assoluta, che lo condurranno anche a tradire il Patto dei Labrador, pur di proteggere i suoi padroni. Decisione che gli costerà molto cara. *** Hanno scritto su Il Club dei Padri Estinti: «Bravissimo Haig che riesce a narrare in modo struggente comico fantasioso». Antonio D’Orrico «Per noi è difficile, quasi impossibile non affezionarci all’undicenne Philip Noble». Paolo Giordano

Patrie smarrite

Nel ricordo e nella fatica del ritorno alle origini familiari si scoprono frammenti di storia collettiva, bagliori di un passato irrisolto che affiorano nel presente. In Patrie smarrite Corrado Stajano scrive una memoria, una narrazione civile sul grande enigma che è il carattere italiano. A Noto, dove tenta di vendere gli antichi terreni della famiglia – ‘stoppie, ulivi, mandorli e grotte dell’età del bronzo’ –, e poi nei luoghi della giovinezza, fra le brume e le anse placide del Po, a Cremona, dove si reca per svuotare la vecchia casa materna, Stajano racconta architetture, paesaggi, vicende storiche, mentalità e personaggi eterogenei, tutti fatalmente italiani. E indagando la propria doppia radice – siciliana e lombarda – indaga il nostro tragico Novecento, il divario e l’incomunicabilità tra Nord e Sud, un’Italia troppo spesso incline al compromesso, smemorata e autoassolutoria. Tra le spiagge rossastre, gli odori di gelsomino e ricotta, il tufo, i profili cadenti delle architetture barocche, nel Val di Noto Stajano ritrova ricordi personali, carte d’archivio, testimonianze dirette, memoriali inediti, che ricostruiscono lo sbarco anglo-americano sulle coste siciliane, nel luglio 1943: un episodio cruciale e per molti aspetti relegato all’oblio, che rivela eroismi e viltà grandi e piccole, collusioni e silenzi. A Cremona lo sguardo curioso e severo di Stajano si sofferma sulla resistibile ascesa e caduta del ras Farinacci: com’è possibile che una popolazione di antica cultura e tradizioni democratiche abbia favorito con divisioni, omertà e malizie l’imporsi del fascismo più nero? Oggi la città, sonnolenta, rifiuta ogni domanda, sembra infastidita dalla memoria, si rifugia nel particulare, emblema di un paese in cui ancora prevalgono gli egoismi, mai del tutto immunizzato dal germe fascista. In quella che Paolo Di Stefano, nella postfazione al volume, ha definito ‘l’autobiografia di una nazione’, la fantasia esasperata e irrazionale di una Sicilia ‘amata e ripudiata’, la pacatezza, l’ordine e la concretezza della Bassa Padana divengono le due facce, apparentemente inconciliabili, della stessa medaglia: patrie smarrite come smarrito appare l’ideale di un’Italia civile, a lungo vagheggiata e mai raggiunta.

(source: Bol.com)

Il patriarcato della luna

Questo romanzo esuberante e severo racconta la storia di Regina, Ida, Ermanno, Noemi, Jack il Nero, Johannes. E soprattutto la storia di Morvan, che da bambino esplora i segreti di un vecchio mulino e da adulto usa la scienza per trasformare i sogni in realtà. Intrecciando fatti veramente accaduti ad altri che, forse, nascono solo dall’immaginazione, attraverso la vita di Morvan Carlo Sgorlon racconta il suo Friuli, svela il cuore della sua gente concreta e, in egual misura, fantasiosa. Dagli anni Venti ai giorni nostri, da Lawrence d’Arabia a Gorbaciov, la storia del mondo si riverbera nei piccoli paesi che costeggiano la strada Pontebbana. Una parabola di universale saggezza.

La Patria, bene o male

”Non sembra il caso di suggerire ai nostri lettori di non aspettarsi i grandiosi affreschi di Tucidide o Tacito, di Machiavelli o Gibbon. Tutti sanno che non siamo storici e non avremmo comunque il mestiere e il genio per guardare a tali altezze. Ma da quei maestri una lezione l’abbiamo pur appresa: la Storia obiettiva, la Storia imparziale, la Storia definitivamente veritiera non esiste, può essere soltanto un’aspirazione, una meta intravista e irraggiungibile. Ogni pagina di questo libro è arbitraria e contestabile. Abbiamo scelto 150 giornate a nostro avviso significative, distribuendole equamente fra i quindici decenni dell’Italia Unita. Ma cosa vuol dire significative? Alcune erano obbligatorie, la breccia di Porta Pia, Caporetto, la marcia su Roma, il rapimento Moro, Mani Pulite, eccetera. Ma molte altre, non senza lunghe discussioni tra di noi, sono state incluse o escluse, con intendimenti ragionevoli e tuttavia opinabili. C’è cronaca rosa e c’è cronaca nera, sinistri figuri stanno accanto a purissimi eroi, non manca Pavarotti, ma è assente la Callas. C’è il Vajont, ma non il Polesine. L’assassinio di Casalegno e non quello di Tobagi. Primo Carnera, Enrico Cuccia e Alberto Sordi non sono chiamati sul palco, solo citati di sfuggita. Abbiamo letto un numero impressionante, ma sempre insufficiente, di testi relativi a ogni episodio, a ogni personaggio, ciascuno dei quali meriterebbe e in certi casi ha meritato, un intero volume, se non interi scaffali. Ma a ogni capitoletto di questa ormai lunga vicenda abbiamo cercato di dare un taglio narrativo, di partire da un particolare più vivido (il rivoluzionario Bakunin che fugge da Bologna travestito da prete, Roberto Saviano sulla sua Vespa scassata in un’esplosiva piazza di Napoli) per evitare ai nostri lettori la triste impressione del grigiore scolastico. Sono 150 racconti contratti, ridotti all’essenziale e dolorosamente privi di infiniti risvolti, sacrifici dettati dalle necessità grafiche del quotidiano torinese La Stampa che ha avuto l’idea e che ha pubblicato nei mesi scorsi queste pagine. Il nostro intento era di offrire un’infarinatura di storia d’Italia a tutti coloro che ne hanno perso memoria o non l’hanno mai avuta. Si tratta di una categoria di persone che conosciamo bene, avendone fatto parte anche noi prima di metterci all’opera. Non che avessimo dimenticato proprio tutto. Ma certo si trattava di ricordi confusi. Ci è venuto il sospetto che non fossimo i soli a trovarci in questa condizione. E, da buoni italiani, abbiamo cercato di metterci una pezza. L’impressione finale è che questa Patria sia una difficile Patria, più volte sull’orlo del baratro, più volte nel baratro precipitata, con continue riprese anche stupefacenti, anche ammirevoli. C’è di che inorgoglirsi, ma purtroppo anche di che vergognarsi. Un Paese irritante, fastidioso, quasi sempre dilaniato da emotività contrapposte e che potrebbe fare molto di più, come dicevano gli insegnanti alle nostre mamme. E ovviamente molto di più avremmo potuto fare anche noi, narrando questa Patria nel bene e nel male.” (source: Bol.com)

Patria

«*Da molto tempo non leggevo un romanzo così persuasivo, commovente, e così brillantemente concepito.*»
**Mario Vargas Llosa, premio Nobel per la letteratura**
«*Un libro che ha spinto i critici a parlare, nientemeno, di un Guerra e pace iberico.*»
**Il Sole 24 Ore – Guido de Franceschi**
«*Patria ha la grandiosità dei Buddenbrook e la passione per la verità di Orwell.*»
**GQ Life**
«*Non importa avere la lacrima facile. È in ogni caso difficile restare con gli occhi asciutti leggendo Patria.*»
**Il Corriere della Sera – Paolo Lepri**
«*Pelle d’oca: una delle sensazioni che ho provato leggendo Patria. Importante davvero perché ci vaccina da quelle malattie che sono le piccole patrie (e relative rivendicazioni). Un grande romanzo davvero.*»
**Pietro Cheli**
«*Patria non racconta solo la guerra con le sue crudeltà. Rievoca gli usi e i costumi di quegli anni e di quei luoghi, in un grande romanzo corale.*»
**Vanity fair – Irene Bignardi **
«*Il fenomeno letterario degli ultimi mesi.*»
**La Stampa – Francesco Olivio**
«*In Spagna è già diventato un caso: 20 ristampe, 400.000 copie vendute, undici traduzioni.*»
**Il Venerdì di Repubblica – Marco Cicala**
**UN ECCEZIONALE SUCCESSO CRITICO**
*** ***

Due famiglie legate a doppio filo, quelle di Joxian e del Txato, cresciuti entrambi nello stesso paesino alle porte di San Sebastián, vicini di casa, inseparabili nelle serate all’osteria e nelle domeniche in bicicletta. E anche le loro mogli, Miren e Bittori, erano legate da una solida amicizia, così come i loro figli, compagni di giochi e di studi tra gli anni Settanta e Ottanta. Ma poi un evento tragico ha scavato un cratere nelle loro vite, spezzate per sempre in un prima e un dopo: il Txato, con la sua impresa di trasporti, è stato preso di mira dall’eta, e dopo una serie di messaggi intimidatori a cui ha testardamente rifiutato di piegarsi, è caduto vittima di un attentato… Bittori se n’è andata, non riuscendo più a vivere nel posto in cui le hanno ammazzato il marito, il posto in cui la sua presenza non è più gradita, perché le vittime danno fastidio. Anche a quelli che un tempo si proclamavano amici. Anche a quei vicini di casa che sono forse i genitori, il fratello, la sorella di un assassino. Passano gli anni, ma Bittori non rinuncia a pretendere la verità e a farsi chiedere perdono, a cercare la via verso una riconciliazione necessaria non solo per lei, ma per tutte le persone coinvolte.
Con la forza della letteratura, Fernando Aramburu ha saputo raccontare una comunità lacerata, e allo stesso tempo scrivere una storia di gente comune, di affetti, di amicizie, di sentimenti feriti: un romanzo da accostare ai grandi modelli narrativi che hanno fatto dell’universo famiglia il fulcro morale, il centro vitale della loro trama.
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### Sinossi
«*Da molto tempo non leggevo un romanzo così persuasivo, commovente, e così brillantemente concepito.*»
**Mario Vargas Llosa, premio Nobel per la letteratura**
«*Un libro che ha spinto i critici a parlare, nientemeno, di un Guerra e pace iberico.*»
**Il Sole 24 Ore – Guido de Franceschi**
«*Patria ha la grandiosità dei Buddenbrook e la passione per la verità di Orwell.*»
**GQ Life**
«*Non importa avere la lacrima facile. È in ogni caso difficile restare con gli occhi asciutti leggendo Patria.*»
**Il Corriere della Sera – Paolo Lepri**
«*Pelle d’oca: una delle sensazioni che ho provato leggendo Patria. Importante davvero perché ci vaccina da quelle malattie che sono le piccole patrie (e relative rivendicazioni). Un grande romanzo davvero.*»
**Pietro Cheli**
«*Patria non racconta solo la guerra con le sue crudeltà. Rievoca gli usi e i costumi di quegli anni e di quei luoghi, in un grande romanzo corale.*»
**Vanity fair – Irene Bignardi **
«*Il fenomeno letterario degli ultimi mesi.*»
**La Stampa – Francesco Olivio**
«*In Spagna è già diventato un caso: 20 ristampe, 400.000 copie vendute, undici traduzioni.*»
**Il Venerdì di Repubblica – Marco Cicala**
**UN ECCEZIONALE SUCCESSO CRITICO**
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Due famiglie legate a doppio filo, quelle di Joxian e del Txato, cresciuti entrambi nello stesso paesino alle porte di San Sebastián, vicini di casa, inseparabili nelle serate all’osteria e nelle domeniche in bicicletta. E anche le loro mogli, Miren e Bittori, erano legate da una solida amicizia, così come i loro figli, compagni di giochi e di studi tra gli anni Settanta e Ottanta. Ma poi un evento tragico ha scavato un cratere nelle loro vite, spezzate per sempre in un prima e un dopo: il Txato, con la sua impresa di trasporti, è stato preso di mira dall’eta, e dopo una serie di messaggi intimidatori a cui ha testardamente rifiutato di piegarsi, è caduto vittima di un attentato… Bittori se n’è andata, non riuscendo più a vivere nel posto in cui le hanno ammazzato il marito, il posto in cui la sua presenza non è più gradita, perché le vittime danno fastidio. Anche a quelli che un tempo si proclamavano amici. Anche a quei vicini di casa che sono forse i genitori, il fratello, la sorella di un assassino. Passano gli anni, ma Bittori non rinuncia a pretendere la verità e a farsi chiedere perdono, a cercare la via verso una riconciliazione necessaria non solo per lei, ma per tutte le persone coinvolte.
Con la forza della letteratura, Fernando Aramburu ha saputo raccontare una comunità lacerata, e allo stesso tempo scrivere una storia di gente comune, di affetti, di amicizie, di sentimenti feriti: un romanzo da accostare ai grandi modelli narrativi che hanno fatto dell’universo famiglia il fulcro morale, il centro vitale della loro trama.

Pasto nudo

Nel romanzo, scritto in anni in cui questi temi e queste realtà venivano generalmente schivati, Burroughs offre il racconto allucinato dell’inferno di un tossico. Lacerato tra la necessità impellente della “roba” e il richiamo molesto della carne, braccato da polizia e spacciatori, Lee, il suo Doppio, trascorre le giornate in sordidi luoghi pervasi dai miasmi del corpo e dalle fobie della mente. Scavando nelle proprie ferite con l’acume della paranoia e un’acrobatica inventiva stilistica, Burroughs tratteggia un ritratto dell’America all’acido fenico, un ritratto cui la vita quotidiana ha tentato con gli anni di adeguarsi.
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